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A vele spiegate verso la Grecia, verso l’estorsione sistematica di proprietà pubblica e privata

di Rodolfo Ricci
L’approvazione della riforma costituzionale relativa all’Art. 81, passata con una maggioranza superiore ai due terzi , il che rende impossibile il ricorso al referendum confermativo, cioè il pronunciamento popolare sulla misura più invasiva sulla vita concreta di 60 milioni di italiani che si registri dalla nascita della nostra Repubblica, ci dice che, a meno di eventi miracolosi, siamo giunti alla fine della forma repubblicana fondata sulla democrazia rappresentativa e sull’autonomia e sovranità dello Stato.

Sintetizzando in parole povere l’effetto di questa modifica costituzionale, si può dire che essa rende inattuabili, inesigibili e praticamente scaduti,  gran parte degli articoli fondanti della carta costituzionale, a partire dall’Art. 1, 2, 3, 4, 5, 9 e tutti i successivi nei quali viene espressa la titolarità e l’obbligo di intervento della Repubblica a sostegno e a salvaguardia di diritti che implichino, per la loro natura, l’erogazione di risorse finanziarie pubbliche. L’effettivo adempimento dei contenuti di questi articoli è ora vincolato alle compatibilità derivanti dall’equilibrio –pareggio  – di bilancio. Essi saranno dunque attuati solo nella misura in cui saranno finanziabili, ma non a deficit, secondo il principio che non ci si può indebitare per renderli fruibili. In realtà, vuol dire che essi potranno essere finanziati solo e se i mercati saranno d’accordo, cioè se saranno compatibili con i loro obiettivi di valorizzazione.

Lo Stato da ora in poi investirà quindi solo i suoi avanzi di gestione, che tuttavia, dovranno andare in primis a ridurre il debito attuale. Solo eventuali ed improbabili briciole riguarderanno il finanziamento dei diritti costituzionali.

Fine di ogni qualità progettuale della funzione pubblica fondata sulla corretta gestione della sua sovranità monetaria, la quale viene abolita per legge, così che da evitare ogni eventuale rigurgito neokeynesiano; lo Stato si trasforma in mero amministratore seguendo i principi contabili del neoliberismo, per il quale, ciò che è eterno e fisso, come la terra al centro del sistema copernicano, è solo la salvaguardia dell’interesse composto; tutto il resto è una mera variabile e gira attorno ad esso.

E’ evidente a chiunque abbia un minimo di conoscenza storica dei processi economici, che si tratta di un colpo di stato controriformistico, rispetto all’evidenza strumentale della moneta inaugurata dalla scoperta  di Keynes (ma prima di lui del santo pasoliniano dagli occhi azzurri di Treviri) e sancito dallo sviluppo economico del dopoguerra, ivi incluso il miracolo economico italiano, un dato empirico che non può essere messo in discussione e che dà conto dell’ignoranza abissale e sciatta in cui versa la classe dirigente del paese, a partire dal mondo accademico, in cui è stata effettuata una trentennale opera di sostituzione netta dei keynesiani con i monetaristi, secondo quanto ispirato dalle centrali mondiali del neoliberismo, per arrivare alle segreterie dei partiti e alla quasi totalità della rappresentanza parlamentare.

Su quest’ultima è bene soffermarci un attimo: i parlamentari che hanno votato sì per ben due volte alla modifica costituzionale, sono quelli usciti dal porcellum, soldatini operosi e subalterni, totalmente acritici e in buona parte interessati al proseguimento della legislatura per raggiungere gli anelati benefits, un complesso di ignoranza e di pavidità, di sottomissione al dettato dei vari capataz contraddistinti da altrettanta sciocca e insipiente dogmatica. Un mare nostrum di poltiglia che è in grado di inalberarsi e di starnazzare solo per qualche presunto interesse lobbistico o territoriale, la cui coscienza sociale e politica appare vicina allo zero.

Stupisce un po’, ma è uno stupore retorico, che anche coloro che sono stati eletti nella Circoscrizione Estero attraverso un sistema che prevedeva l’espressione delle preferenze, abbiano assunto la medesima decisione, salvo protestare, nella totale indifferenza delle segreterie dei rispettivi partiti e dei loro capigruppo (per loro stessa ammissione), rispetto alle loro umili rivendicazioni per gli italiani all’estero, settore che ha subito prima degli altri il più drastico e irrecuperabile ridimensionamento dagli anni ‘70.

Faccio queste considerazioni, non per cattiveria, ma perché, per le mere leggi di probabilità, è del tutto improbabile che, ove i parlamentari avessero assunto un voto fondato sulla loro coscienza e conoscenza, il risultato sarebbe stato quello ottenuto. Ergo, quelli che non erano d’accordo, suppongo una parte non così piccola, sono stati obbligati con varie modalità a votare sì alla modifica. Dunque a rappresentare non la volontà popolare, ma le loro segreterie, le quali a loro volta, come i sondaggi indicano, sono distanti anni luce dalla volontà popolare. Quando si dice l’Antipolitica !

Anche il mondo dei media, salvo rarissime eccezioni appare totalmente embedded e paralizzato, quando non è prezzolato. E’ penoso assistere alla lampante insussistenza e pochezza di giornalisti abituati da oltre un decennio a ripetere a pappagallo solo le litanie sui processi berlusconiani, passando per le guerre umanitarie e a fare da sostegno alla assente dimensione politica del paese. La caduta di share di tutto il palinsesto televisivo dei Talk Show politici conferma la imminente fine della comunicazione di regime e comincia a regnare il più totale disorientamento e spaesamento, ben impersonato dal buon Mannoni che si aggira come un disperso nello studio di Linea Notte, dove la direttrice Berlinguer, per molto tempo in prima fila, latita da diverso tempo: starà facendo un corso di recupero in macroeconomia ?

Il presunto sacerdote tecnico Mario Monti, con tutta la sua schiera di adepti allineati in seconda fila ripete quotidianamente le sue banalità parrocchiali e contraddittorie di cui avrebbero riso a crepapelle intere classi di liceali negli anni ’70 ed ‘80. Adesso si esercita a rimandare alla fine del 2013 (cioè dopo la fine del suo mandato) il risanamento del bilancio e al 2020 il recupero di qualche punto percentuale sul PIL grazie a sciocche misure di liberalizzazione e ai ben più onerosi salassi operati su lavoratori e pensionati, varate dal parlamento avicolo rimesso in carreggiata dai professori, mentre neanche i cosiddetti mercati o il FMI possono rischiare di fare la figura di quelli che ci credono. Infatti prevedono il pareggio al 2017 e intravvedono un pieno decennio di recessione. “Siamo solo agli inizi” ha affermato ieri il bocconiano trilaterale (a proposito, diceva di essersi dimesso dalla Trilaterale invece, al 29 marzo u.s., compare ancora negli elenchi ufficiali), ed è vero, perché dal prossimo anno scattano anche gli obiettivi del contenimento del totale del debito entro il 60% del PIL, come prescrivono gli accordi europei del marzo 2011 sottoscritti da un altro genio, ora pentito, della finanza, tale Tremonti. (Accordi ritenuti ovviamente vincolanti anche da Napolitano e opposizione). Dove saranno rinvenuti i 40 miliardi all’anno necessari per questo obiettivo, che si aggiungono agli 80 da pagare sugli interessi sul debito, e ai 120 miliardi che dovrà versare l’Italia per rimpolpare il Fondo Salva Stati, necessario, secondo BCE & C. a ridurre la speculazione internazionale sui debiti sovrani ?

Si tratta di un ammontare spaventoso, pari al 15% di un PIL in fase calante.

L’apparato di propaganda tiene nascosto tutto questo, ma è bene far sapere agli italiani, per quel che si può e a futura memoria, che adesso la scure oltre ai soliti noti, disoccupati, dipendenti e piccoli imprenditori, arriverà a tagliare necessariamente consistenti settori di classe media, perché c’è da recuperare somme che sono solo nella loro disponibilità: case, terreni, depositi, valori da trasferire al mondo della finanza (pubblica, ma solo di transito, perché alla fine devono arrivare a quella privata).

Sta cioè per partire, anzi è già partito, di soppiatto, il grande attacco alla proprietà privata di intere generazioni, che non servirà all’instaurazione dello stato bolscevico, ma allo Stato Globale della Finanza, assetato di valori fisici reali da sostituire ai suoi derivati inesistenti che non è più possibile piazzare da nessuna parte e di cui tutto il sistema bancario deve disfarsi al più presto per assicurare l’equilibrio sistemico (infatti uno dei problemi capitali è la sfiducia più ampia che regna tra banca e banca). Questo processo è iniziato con la riforma pensionistica per la quale l’immenso ammontare di contributi di chi lavorerà meno di 20 anni (siano essi italiani, emigrati o immigrati), sarà trattenuto dall’INPS e andrà a contribuire al pagamento degli interessi passivi e a sostenere l’equilibrio debitorio nazionale. Ogni attivo è benvenuto. Ciò accade tra l’altro in un contesto che si definisce “contributivo”, rispetto al quale, dovrebbe essere logico che ad ogni contributo versato, debba corrispondere un commisurato servizio pensionistico. E qui ci sono tutti gli elementi per ricorrere alla Corte dei Diritti dell’Uomo, tanto è grande e ingiustificabile la rapina ai danni dei lavoratori.

Ma l’operazione San Gennaro continuerà con l’attacco alle proprietà; un esempio: l’IMU, con la tariffa “da seconda casa”, dovranno pagarla anche gli anziani residenti in strutture di cura e di soggiorno assistito. Vuol dire che per pagarla, viste le altissime rette che gli anziani non autosufficienti già pagano nelle case di accoglienza, dovranno semplicemente svendere le proprie abitazioni, nella quali magari vivono figli o nipoti.

Altrettanto dicasi per le seconde case in generale, costruite nella fase di crescita fino a 30 anni fa. In mancanza di opportunità decenti di lavoro e in una disoccupazione generale e crescente, le famiglie saranno costrette a vendere per non risultare inadempienti rispetto al fisco.

Mentre i suicidi si susseguono ininterrottamente (350 lavoratori e 350 piccoli imprenditori  in meno di un anno), mentre i risparmi delle famiglie si sono dimezzati per garantire la loro sussistenza, solo negli ultimi 6 mesi del 2011, a fine 2012 si prevede un calo dei prezzi degli immobili tra il 20 e il 50% rispetto agli attuali. Siamo cioè alla vigilia di una svendita colossale del patrimonio privato degli italiani che sarà assunto d’un tratto da chi i contanti ce li ha: qualche fortunato grande evasore, o cittadini esteri (tedeschi, inglesi, americani, cinesi, ecc.), o banche e assicurazioni, le quali ultime compreranno per quattro soldi, grazie al megaprestito alle banche operato da quell’eccellente figura di banchiere che è Mario Draghi, al modico tasso dell’1 per cento e ad altre elargizioni che certamente arriveranno nei prossimi mesi.

Il trasferimento della proprietà privata dei cittadini alla grandi concentrazioni di capitale italiano ed estero sarà enorme.

Diceva un italiano a Buenos Aires durante uno dei cacerolazos che riempivano le strade della capitale argentina nelle ultime settimane del Governo De La Rua: “i lladri stanno rubando ‘a proprietà privata, i nostri soldi, i nostri risparmi e quando arrivano a toccare la proprietà privata nun è cosa! “

(Dal Film di Roberto Torelli: “Argentina Arde”, LINK: http://cambiailmondo.files.wordpress.com/2011/12/argentina-arde.jpg?w=750)

Una delle condizioni necessarie perché tutto ciò accada è proprio la modifica costituzionale dell’Art. 81, che praticamente vieta allo Stato italiano di intervenire in modo serio e concreto per ricreare condizioni di sviluppo e quindi di lavoro e di reddito per i cittadini, lasciando il pallino del gioco ai mercati.

Ora, nella più classica delle incongruenze del Bel Paese, passeremo alcuni anni a contraddire la riforma costituzionale appena varata, poiché a causa della recessione e della contrazione del PIL, il nostro deficit si allungherà per oltre un lustro nelle migliori previsioni. Un esempio della menzogna assurta a legge, ma anche della merda teorica in cui si trova questo governo, ben cosciente di elargire falsità e di posticipare ad un altro mondo possibile, gli effetti taumaturgici della propria azione. (Nel frattempo se ne saranno andati con il bottino).

Ma questo non importa; ciò che importa è che il compito affidato al grande ufficiale Mario Monti giunga a buon fine: e il suo compito è quello di estorcere in modo duraturo, sovranità e ricchezza all’Italia.

Cosa fare allora ?

Al popolo italiano, la sentenza. Non ardua, semplicemente conseguente.

Discussione

10 pensieri su “A vele spiegate verso la Grecia, verso l’estorsione sistematica di proprietà pubblica e privata

    • Anche se metto una pubblicazione, e nn la mettono in evidenza, inutile rispondere a quanto Commentato.
      Se tutti questi ministri che voi avete, andavano a zappare la terra la nazione si salvava il 100×100.
      (I)…. I Turisti nn vengono in a quelle parti, perche, vengono de rubati, nessuno se ne frega di mantenere l’ordine. (II). un Amico mio viene da voi , per Pasqua, in vece di scendere a Roma e si trova a Napoli. E Pasqua, se la fa in una Stazione, L’amico e’ un poliziotto chi sa che sacrificio ha fatto per andare a fare Pasqua col la sua zia, A Sora e si trovava a Napoli, Me l’ha mandato in Via E/Mail. Cordiali saluti. Il resto me lo Commenta Lui. Caro cambia mondo.

      Pubblicato da Frank Padula. | 20/04/2012, 19:59
      • Hai molta ragione Frank. I primi ad essere stanchi, arrabbiati, disperati siamo noi. Ma credimi, qui ci sono tante tantissime persone che non vedono l’ora di mandare questi “politici” a cavare pietre, e i “tecnici” a fare lavori socialmente utili. Il nostro torto è di sopportare troppo e in primis di essere un popolo ancora con un livello culturale non abbastanza alto da non farsi infinocchiare. Io sono una ex docente universitaria (non sono ricca! né benestante! tutt’altro!) e sono convinta che Keynes non è tramontato né qui né in altre parti del mondo. Credo anche che possiamo uscire “a riveder le stelle” (Dante!) se siamo disponibili a confrontarci superando da una parte e dall’altra gli stereotipi, i luoghi comuni, i pregiudizi reciproci, per cercare di costruire una convivenza basata sulla solidarietà, sull’onestà, sul rispetto per noi stessi e sulla consapevolezza che siamo “ospiti” tutti, uomini, animali, alberi, di questo splendido Corpo Celeste.

        Pubblicato da Lidia Beduschi | 21/04/2012, 11:50
  1. Di Mauro Beschi e Giordana Pallone (CGIL Nazionale)

    Nota sull’introduzione del principio del pareggio di bilancio in Costituzione (18/04/2012)

    Il Senato ieri ha approvato in via definitiva il disegno di legge costituzionale (allegato) “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale” che modifica gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione. La proposta è stata approvata, in quarta lettura, con la maggioranza dei 2/3, escludendo, quindi, la possibilità di richiedere un referendum popolare confermativo.
    L’approvazione di queste modifiche costituzionali è stata caratterizzata dall’assenza, pressoché totale, di dibattito politico. Il testo unificato, elaborato dalla I e dalla V commissione della Camera dei Deputati, è stato approvato in prima lettura il 30 novembre 2011, trasmesso al Senato, che lo ha approvato, senza apporre alcuna modifica, il 15 dicembre, è tornato in votazione a Montecitorio per la terza lettura effettuata, anch’essa senza alcuna variazione, il 6 marzo 2012.
    Il disegno di legge modifica:

    l’art. 81, stabilendo che lo Stato assicura l’equilibrio di bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico; che il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali; che il contenuto della legge di bilancio con le norme fondamentali ed i criteri necessari per assicurare l’equilibrio, vengono stabiliti con legge da approvarsi a maggioranza assoluta delle Camere.
    L’art. 97, premettendo al primo comma che le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
    L’art. 117, inserendo al secondo comma “l’armonizzazione dei bilanci” tra le materie di legislazione statale esclusiva (non più, dunque, materia di legislazione concorrente).
    L’art. 119 introducendo anche per Regioni, Comuni e Province il principio del rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci e la previsione, nel caso ricorrano all’indebitamento, della contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio.

    L’ultimo articolo della legge (l’art. 5) definisce i contenuti della legge prevista dall’ultimo comma del nuovo articolo 81 della Costituzione che dovrà individuare i criteri volti a stabilire un equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito, stabilire quando sussistono le condizioni (recessione economica, crisi finanziaria, calamità naturali) che consentono il ricorso all’indebitamento e come lo Stato, nelle fasi avverse del ciclo economico o al verificarsi degli eventi eccezionali individuati, “concorre ad assicurare il finanziamento, da parte degli altri livelli di governo, dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali inerenti ai diritti civili e sociali”.
    Infine, si prevede l’entrata in vigore delle disposizioni contenute nella legge costituzionale dall’esercizio finanziario 2014.

    La modifica costituzionale, come già evidenziato nelle note precedenti, nelle intenzioni dei proponenti vuole rispondere alla necessità di rassicurare istituzioni comunitarie e mercati finanziari sulle reali intenzioni del paese di risanare il debito pubblico e di impegnarsi, in futuro, a garantire l’equilibrio di bilancio, rispettando gli accordi europei. Una necessità, questa, rafforzata dalla recente stipula del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance, che impegna (qualora entrasse in vigore), i 25 paesi Ue firmatari (Gran Bretagna e Repubblica Ceca non l’hanno sottoscritto) ad inserire negli ordinamenti giuridici nazionali (ma non necessariamente a livello costituzionale) la regola dell’equilibrio di bilancio.
    Con questa modifica costituzionale si è posto un vincolo rafforzando un principio, quello del tendenziale equilibrio tra entrate e spese, già presente nell’articolo 81 della Costituzione che, al quarto comma, prevedeva che “Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.
    La modifica costituzionale, dunque, appare discutibile. L’aver esplicitato un principio già presente, inseguendo una necessità di credibilità dettata dalla contingente situazione economico-finanziaria, mal si concilia con i principi e le modalità con cui si dovrebbe modificare la Carta costituzionale.

    Da un punto di vista politico ed economico fa un passo avanti decisivo, quindi, la costruzione di quella “Europa tedesca” voluta dal nuovo patto fiscale, promosso dalla cancelliera Merkel, sulla base di una errata analisi della crisi europea, tutta concentrata sull’ipotesi che essa sia dovuta alla esplosione della spesa pubblica e sociale mentre l’aumento del debito sovrano è stato determinato dal salvataggio da parte degli Stati del sistema indebitato della finanza privata, come si ostinano a sottolineare molti economisti.

    Si introducono regole sulla finanza pubblica e sulla formazione del bilancio tenendo conto delle diverse fasi – avverse o favorevoli – del ciclo economico.
    Si prevede una deroga alla regola generale del pareggio, stabilendo che possa consentirsi il ricorso all’indebitamento solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e al verificarsi di eventi eccezionali, che possono consistere in gravi recessioni economiche; crisi finanziarie e gravi calamità naturali. Per circoscrivere e rendere effettivamente straordinario il ricorso a tale deroga, si dispone che il ricorso all’indebitamento connesso ad eventi eccezionali sia autorizzato con deliberazioni conformi delle due Camere sulla base di una procedura aggravata, che prevede un voto a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
    La procedura aggravata restringe la portata stessa della deroga, rendendola residuale e improbabile, almeno fino al conclamarsi di una situazione di gravità paragonabile ad una vera e conclamata depressione.
    Si preclude così la possibilità di un intervento nel ciclo economico attraverso la spesa pubblica che ha rappresentato e tutt’ora può rappresentare una necessità per rafforzare le dinamiche di sviluppo, tenendo soprattutto conto che l’Italia, in quanto membro dell’Eurozona, non ha più alcuna possibilità di intervento sulla politica monetaria, quindi sul tasso di interesse e sul controllo della base monetaria.
    La modifica va poi letta nel contesto europeo del “fiscal compact”, che obbligherà il nostro paese al rientro dal debito fino a raggiungere la ratio del 60% sul Pil e l’impossibilità di produrre deficit oltre lo 0,5%. Ciò che lo stesso premier britannico David Cameron, pur sostenitore dell’austerity, ha definito “proibire Keynes per legge”.
    E’, infine, un colpo durissimo alla possibilità di perseguire l’obiettivo, attraverso politiche macroeconomiche della piena occupazione.

    Una proposta simile è stata rigettata dalla stessa Amministrazione USA ed è stata oggetto di feroce critica da parte di economisti di prestigio (i premi Nobel Kenneth Arrow, Peter Diamond, Eric Maskin, Robert Solow), che hanno scritto un “Appello contro il pareggio di bilancio” nel quale si affermava:
    “Una modifica [costituzionale] che introduce il pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi di fronte alla recessione. In una recessione economica le entrate fiscali cadono mentre alcune uscite, come ad esempio l’indennità di disoccupazione, aumentano … Mantenere il bilancio in pareggio ogni anno aggraverebbe le recessioni. […]
    Induce inoltre a manovre contabili dubbie (come la vendita di terreni pubblici e altre attività, contando i proventi come entrate a riduzione del disavanzo), e altri trucchi di bilancio. Le controversie sul significato di pareggio di bilancio probabilmente finirebbero nei tribunali, con una politica economica che finirebbe sotto il controllo della magistratura. […]
    Anche durante le espansioni, un vincolo di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica, perché l’aumento dei rendimenti derivanti da investimenti, anche quelli interamente pagati con entrate aggiuntive, sarebbe considerati incostituzionali, se non compensati da altre riduzioni di spesa”.

    Una ulteriore dimostrazione, quella della approvazione della modifica Costituzionale, come è dimostrato anche dalla modesta e raffazzonata discussione tra le Forze politiche, della insufficiente capacità di analizzare le cause reali della crisi e del portato ideologico delle politiche europee determinate, come dice P. Krugman, dal “trionfo delle idee sbagliate”.

    Pubblicato da cambiailmondo | 19/04/2012, 19:14
  2. Riunione annuale FMI e BM: le richieste del sindacato internazionale, mentre si aggravano le previsioni per l’economia italiana, europea e globale
    18/04/2012 | Politiche globali CGIL – Leopoldo Tartaglia

    In occasione della prossima riunione annuale di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale (Washington 20 -22 aprile), le Global Unions hanno presentato ai governi e alle due istituizioni internazionali un documento (vedi traduzione allegata) con le loro considerazioni e proposte, dal titolo “Crescita centrata sull’occupazione e riduzione delle diseguaglianze devono diventare le priorità della Istituzioni Finanziarie Internazonali”.

    Il movimento sindacale internazionale è profondamente preoccupato per la nuova caduta dell’economia nella maggior parte delle regioni del mondo, anche come conseguenza di decisioni premature di consolidamento fiscale, in particolare con le dure politiche di austerità in Europa. Piuttosto che concentrarsi nell’assistenza ai Paesi che affrontano insostenibili livelli di debito, le Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI) e il G20 stanno sostenendo politiche governative che intensificano la perdita di posti di lavoro, il lavoro precario e la compressione dei salari. Questi fenomeni colpiscono particolarmente i giovani lavoratori.

    Il documento delle Global Unions fa appello alle IFI a rifocalizzare la loro politica sulla priorità di strategie che creino occupazione, e offre proposte concrete su come attuare questo obiettivo. Le Istituzioni Finanziarie Internazionali debbono svolgere un ruolo positivo nel sostegno alla creazione di posti di lavoro e alla ripresa economica globale, attraverso iniziative come il lavoro congiunto tra il FMI e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) per una crescita centrata sull’occupazione, le loro sollecitazioni nel processo preparatorio del G20 e di “Rio + 20”, e il prossimo Rapporto sullo Sviluppo Mondiale della Banca Mondiale sul tema del lavoro.

    La nuova strategia della Banca sulla protezione sociale e il lavoro presenta avanzamenti, rispetto al passato, in alcune aree per l’impegno della Banca nell’implementazione dello zoccolo di base di protezione sociale (social protection floor) e il miglioramento del rispetto dei diritti fondamentali del lavoro. La prossima revisione della sua politica di salvaguardie rappresenta per la Banca un’opportunità per assicurare il rispetto di questi diritti nelle attività proprie della Banca stessa.

    Il documento del sindacato internazionale contiene anche raccomandazioni per le azioni che il FMI deve prendere con il Financial Stability Board per promuovere l’adozione di un appropriato quadro regolatorio per le istituzioni finanziarie al fine di evitare il ricorrere di crisi finanziarie e di assicurare che il settore finanziario contribuisca allo sviluppo dell’economia reale, anche atttraverso tassazioni delle transazioni finanziarie.

    Infine, contiene proposte per il contributo che il FMI dovrebbe dare al sostegno di strutture di governace trasparenti e responsabili nei paesi membri, particolarmente nel Medio Oriente e nell’Africa del Nord.

    Il documento raccomanda che le IFI costituiscano un esempio, migliorando la trasparenza e la rappresentatività delle loro stesse strutture di governance, e contribuendo pienamente al Partneriato per una Efficace Cooperazione allo Sviluppo stabilito a Busan.

    Intanto, il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso l’aggiornamento trimestrale delle sue previsioni economiche globali. Sotto il titolo “La crescita riprende, ma i pericoli rimangono”, il Fondo segnala che la crescita dell’economia globale scende dal + 4% nella previsione di fine 2011 al + 3,5% nell’attuale previsione, con un leggero miglioramento rispetto alle previsioni, ancora più fosche, del gennaio scorso. In particolare, per l’euro zona si continua a prevedere una recessione per tutto il 2012, come risultato delle crisi del debito sovrano, di una perdita generale di fiducia, della caduta dei prestiti bancari all’economia reale e delle pesanti misure di austerità adottate in risposta alle pressioni dei mercati finanziari.

    La situazione europea segna negativamente l’insieme delle economie sviluppate, la cui crescita è prevista in un modesto 1,5% nel 2012 e 2% nel 2013.

    Questa situazione si riflette, a sua volta, nelle difficoltà alla creazione di posti di lavoro nelle economie sviluppate e nella crescita della disoccupazione in diversi paesi europei tra cui l’Italia.

    Le previsoni per il nostro paese sono, infatti, molto negative, con una previsone di calo del PIL nel 2012 dell’1,9%, che continuerebbe con un -0,3% nel 2013, ipotizzando una qualche ripresa solo alla fine del prossimo anno.

    Per l’Italia, ancora, recessione, tagli alla spesa pubblica, caduta dei redditi e dei consumi, nonostante l’aumento della pressione fiscale, renderebbero, secondo il FMI, irraggiungibile il programmato pareggio di bilancio per il 2013, posticipandolo in realtà al 2017.

    (il testo inglese dell’intero rapporto all’indirizzo web: http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/01/index.htm )

    La Banca Mondiale, infine, ha nei giorni scorsi scelto il nuovo presidente che inizierà il suo mandato quinquennale il 1° lulglio 2012.

    Non a sorpresa la scelta è andata sul candidato statunitense Jim Yong Kim, confermando la prassi che vuole questa carica attribuita agli USA, mentre la Direzione Generale del FMI rimane ad un europeo (adesso la francese Christine Lagarde).

    Tuttavia, il segno che gli equilibri stanno cambiando anche nelle Istituzioni Finanziarie Internazionali è dato dal fatto che, per la prima volta, sono state presentate candidature alternative. Il colombiano Josè Antonio Ocampo ha, all’ultimo momento, ritirato la sua candidatura, appoggiando quella della signora Ngozi Okonjo- Iweala, già ministro del bilancio della Nigeria, sostenuta dai paesi emergenti. In realtà sembra che si debba anche al cambio di posizione della Russia (del cosiddetto gruppo dei BRICS) e al voto del Messico il via libera al dottor Kim. Peraltro, l’amministrazione Obama aveva presentato la candidatura di un americano di origine coreana e con un background legato alle politiche sanitarie e ai temi dello sviluppo più che a quelli finanzairi anche per andare in qualche modo incontro alle aspettative degli “emergenti”.

    Pubblicato da cambiailmondo | 19/04/2012, 19:17
  3. 1789

    Pubblicato da Lidia Beduschi | 19/04/2012, 22:21
  4. 1789!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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    RIVOLUZIONE

    Pubblicato da Lidia Beduschi | 19/04/2012, 22:24
  5. L’anno scorso ero tra i pochi o forse l’unico in Italia a parlare di “losca manovra del governo” e di quello che si perparava. Bisogna anche aggiungere che se da un lato l’attacco al welfare state, o meglio lo smantellamento dello stato sociale e di una minor distribuzione di una parte delle ricchezze anche alle classi piu’ deboli da un lato determinerà una diffusa povertà, dall’altro aprirà la via alla rivoluzione. I ricchi di questo paese sperano in questo modo ovviamente di appropriarsi di tutte le ricchezze, senza dare piu’ niente ai meno fortunati e sicuramente sperano di fermare la reazione popolare con la forza, con una dittatura. Inizialmente potranno pure riuscirci ad imporrre le proprie idee con la forza, ma prima o poi il popolo perendera’ coscienza di essere maggioranza, per cui – come insegna la storia, sicuramente ignorata dai furbacchioni dell’oligarchia italiana – la miseria, i rimorsi della fame conducono sempre alla ribellione e per quanto la classe dominante possa cercare di contrastare con la repressione piu’ dura (vedasi per esempio in Italia la repressione di Milano ad opera di bava beccaris del 1898 o la repressione dell’esercito di occupazione piemontese nei territori meridionali durante il periodo della guerra civile italiana, dopo l’unificazione) alla fine e’ destinata a soccombere. Certo la ribellione o rivoluzione deve essere ben indirizzata, altrimenti puo’ andare in tutt’altra direzione. In ogni caso stiamo assistendo al tracollo dell’Italia e dell’occidente, di cui le classi dominanti occientali non sembrano rendersene conto. Non e’ da meravigliarsi se ad esempio presto, molto presto il popolo spagnolo assalti la Moncola o il palazzo reale cacciando il dittatoncello Rakoi e quel re di coppe che indegnamente occupa il ruolo che fu di suo nonno, cacciato dal popolo un 14 aprile … la rivolta popolare spagnola, che aprira’ la strada alla repubblica in Spagna determinera’ anche la fine dello stato unitario con la fuoriuscita dei paesi baschi e della catalugna e propabilmente di altri popoli oggi sottomessi con la forza della repressione. Anche i suidditi di sua maesta’ la regina, oberati da debiti superiori al 1000% esploderanno, determinando la fine del regno unito, che con la fuoriuscita della Scozia prima, nel 2014/15, e poi dell’ulster e’ destinato a sparire molto presto. Un po’ tutti i paesi dell’Europa Latina saranno sconvolti dalle inevitabili rivolte popolari. Le oligarchie dominanti hanno scelto lo scontro diretto e scontro di classe sarà. Inevitabilmente. La squallida classe dominate italiana non ha minimamente coscienza delle conseguenze delle proprie scellerate azioni. Gli egoismi di classe si pagano! La storia insegna.

    Pubblicato da Attilio Folliero | 20/04/2012, 07:01
    • Gentilissimo, concordo in “quasi” tutto il suo commento : purtroppo non credo granché alla “storia maestra di vita”.
      E condivido la preoccupazione per gli indirizzi di un’azione “rivoluzionaria”. E’ qui che sentirei l’urgenza, nel silenzio complice di tutta o quasi l’informazione (TV e stampa, anche quella di “opposizione” che è sempre troppo timida; ma anche Libertà e Giustizia, MicroMega; non penso ovviamente al cosiddetto centrosinistra, ma alla restante “sinistra”, e alla CGIL) di avviare da subito atraverso ad esempio comitati locali per l’audit, una riflessione approfondita e attiva con i “compagni cittadini”. Mi proverò ad avanzare la proposta al Soggetto Politico Nuovo che è in parte su queste posizioni, magari all’assemblea di Firenze del 28 aprile.

      Pubblicato da Lidia Beduschi | 20/04/2012, 11:08

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