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politica italiana

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Maduro ha denunciato che la mafia dell’oro ha contatti con Américo De Grazia, da qualche giorno esule in Italia.

Foto Ansa

Lunedì scorso, l’ On.Ferdinando Casini è atterrato a Roma con un volo dal Venezuela, da dove ha riportato in Italia due parlamentari venezuelani (con doppio passaporto) che si erano rifugiati nell’Ambasciata italiana a Caracas circa 7 mesi fa, dopo che era stata loro sospesa l’immunità parlamentare. Continua a leggere

L’appello di 32 economisti: “No all’Esm se non cambia la logica europea”

I governi europei stanno discutendo due importanti riforme ed entrambe, per come al momento sono strutturate, possono avere per l’Italia conseguenze molto gravi.

Quella che è giunta alle ultime battute e dovrebbe essere approvata entro breve riguarda l’European Stability Mechanism (Esm), il cosiddetto Fondo salva Stati. Questo Fondo, istituito nel settembre del 2012, dovrebbe intervenire in soccorso degli Stati che si trovassero in grave difficoltà. L’aiuto agli Stati in linea con i parametri stabiliti dalle regole del Fondo non richiede particolari requisiti, mentre per quelli non in linea è previsto solo a patto di pesanti condizionalità, tra le quali giudizi sulla sostenibilità del debito e sulla capacità di rimborsarlo, in seguito ai quali può essere richiesta allo Stato in questione una ristrutturazione del debito. Continua a leggere

MES: Una riforma inutile e dannosa

Viste le origini e l’assetto del MES, occorre valutarne le prospettive in vista della imminente scadenza prevista per l’ipotesi di revisione.

Il testo che riforma il Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è stato approvato dall’Eurogruppo nel giugno del 2019 e dovrà ora essere adottato ufficialmente dai Capi di Stato e di Governo dell’Area Euro nel Dicembre di quest’anno. Ci troviamo quindi ad uno stadio molto avanzato del processo decisionale ed i margini per eventuali modifiche del testo sono molto risicati. L’Italia potrebbe quindi trovarsi di fronte ad uno scenario “prendere o lasciare”. Continua a leggere

Una domanda alle Sardine: il nemico è il populismo o l’ingiustizia sociale?

di Tomaso Montanari

Tutto ciò che va contro Salvini, tutto ciò che riporta in piazza la gente dalla parte giusta, va bene: giusto pensarlo e giusto dirselo. Ma lo strepitoso successo delle Sardine comporterà infine un’erosione elettorale della destra, o alla fine lascerà intatte le ragioni di quel consenso? Una domanda ineludibile: e che vale sia sul brevissimo termine delle elezioni emiliane, sia su quello più medio-lungo. Perché è evidente che un altro mandato di Bonaccini sarà probabilmente meno peggio di un’Emilia Romagna nera, ma, se poi Bonaccini governerà come finora ha governato, la Lega non potrà che crescere ancora, e infine vincere (e lo stesso discorso vale per la Toscana). Continua a leggere

Mes: spinge al default. Il Governo non ha mandato a firmare, riconosca la funzione del Parlamento

di Stefano Fassina

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) non è nel programma sul quale il Governo Conte ha avuto la fiducia di Camera e Senato. Il Pd eviti forzature. Sul Mes, il Parlamento italiano non “si è svegliato tardi”. Al contrario, il 19 Giugno scorso, ha impegnato in modo molto chiaro il governo a “render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato.” Come noto, il Parlamento non è stato chiamato a pronunciarsi nel merito. Non vi può essere stata, quindi, nessuna determinazione definitiva, né può esservi il 13 Dicembre. Senza ulteriori drammatizzazioni, il governo riconosca che non ha avuto e non ha il mandato per firmare il Trattato. Si impegni per riaprire il negoziato, in stretto rapporto con gli altri due capitoli del “pacchetto”: l’Unione bancaria e lo strumento di bilancio per l’euro-zona. Poi, si metta il Parlamento nelle condizioni di fare un’approfondita valutazione complessiva. Continua a leggere

Fondo salva stati, unione bancaria, Fiscal compact: non farsi impressionare dal fracasso leghista e chiedere le modifiche necessarie

di Alfiero Grandi

Fiscal Compact con le connesse direttive, sistema bancario europeo e fondo salvastati – Mes – sono aspetti tra loro legati. Valutarli divisi può portare solo guai. Le sceneggiate e i toni aggressivi della Lega e del resto della destra in parlamento, da scontro frontale, sono strumentali e servono a coprire i loro stessi errori. La rissa della destra non deve impressionare e tanto meno spingere ad una posizione arroccata, impedendo un’esame equilibrato di queste misure. Ci sono già state esperienze negative per avere affrontato con leggerezza e approssimazione le trattative per accordi a livello europeo su materie finanziarie ed economiche. Stracciarsi le vesti solo dopo è un atteggiamento che non ci possiamo permettere. Continua a leggere

L’incubo del Mes sul nostro prossimo futuro

di Francesco Piccioni

Ci scuserete se torniamo ancora sulla “incredibile” vicenda del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, che sta per essere approvato tra pochi giorni da tutti i membri dell’Unione Europea. In fondo, riguarda “soltanto” il brutto futuro che attende tutti noi (meno qualcuno). Però vi tranquillizziamo: questa volta non parleremo di “tecnica economica”, ma di politica. A un livello speriamo superiore rispetto alle sciocchezze che ci propina quotidianamente l’informazione mainstream. Continua a leggere

Il Meccanismo Europeo di Stabilità e i volti della lotta di classe

Ci stanno un economista della Lega, uno del PD ed il Governatore della Banca d’Italia, ma non è una barzelletta, è una storia vera. Lo si capisce perché, al di là delle sfumature, dicono tutti e tre la stessa cosa: il progetto di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) mette in pericolo la stabilità finanziaria dell’Italia, piuttosto che tutelarla. Tante sfumature, dicevamo. Il Governatore Visco, solitamente ingessato nel linguaggio istituzionale tipico di Bankitalia, parla fuori dai denti di un “enorme rischio” connesso alla riforma, evocando le “terribili conseguenze” dei primi accordi tra i Paesi europei in tema di ristrutturazione del debito pubblico. Secondo Giampaolo Galli (Confindustria e PD, scusate la ripetizione) “una ristrutturazione preventiva sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori … un evento di gran lunga peggiore di ciò che l’Italia ha vissuto negli ultimi anni a causa dei fallimenti di alcune banche … una calamità immensa, generebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra.” La descrizione dell’apocalisse, che ha destato tanto allarme perché uscita dalla bocca di un economista liberista e uomo delle istituzioni come Galli. In confronto, le urla dei variopinti leghisti assomigliano ai capricci di un bambino. E come un bambino, la più grande forza populista e “antisistema” del Paese scarica tutta la sua rabbia in un hashtag, #stopMES, tirando la volata al cinguettio infuriato del capitano contro “l’alto tradimento” delle autorità italiane che sottoscriveranno il patto di riforma del MES nelle sedi europee. Continua a leggere

Mes, il fondo salva-banche tedesche

di Claudio Conti

E’ il problema politico centrale, di dimensioni incommensurabilmente più grandi di quelli che la nostra “classe politica” è in grado di concepire (e stendiamo un velo pietoso sulla sedicente “sinistra radicale”…). Più passano i giorni, più la natura del Meccanismo europeo di stabilità si precisa come come “argine” a difesa di interessi nazionali e di classe molto precisi. Continua a leggere

La UE non val bene un MES

di Roberto Musacchio

Come un sol uomo, gli uomini del PD preposti alla guardia all’ortodossia scattano a difesa del MES.

Siano ministri che cantano Bella Ciao come Gualtieri.

Siano Commissari in attesa di timbro del PE come Gentiloni, dai trascorsi a sinistra.

Rivendicano la continuità con il buon lavoro fatto dal governo giallo verde e accusano Salvini, ma anche Di Maio, di non ricordarlo.

Zingaretti tace, ma per lui è un abitudine. È stato anche Parlamentare Europeo ma quando ci sono cose come il MES ma anche le risoluzioni che equiparano nazismo e comunismo, non parla.

E non parlano neanche quelli eletti a Strasburgo che pure qualche trascorso di lotta alla “Europa delle banche” e all’Fmi ce l’hanno. Continua a leggere

Il Fondo Monetario si mangia l’Europa

di Paola Boffo

Cerchiamo in questo articolo di ricostruire, con il necessario ed opportuno rimando ai documenti istituzionali menzionati, nonché ad alcuni commenti autorevoli, la vicenda del Meccanismo Europeo di Stabilità, balzata alle cronache in queste ore. Il tema è complesso e dunque suscettibile di ulteriori verifiche e aggiornamenti. Continua a leggere

Il funzionamento del Mes e le sue prospettive di riforma

di Vladimiro Giacché

“Con buona probabilità il combinato disposto delle modifiche in discussione sul Mes ingenererà una forte pressione al ribasso sui titoli di Stato italiani”. L’audizione parlamentare di Vladimiro Giacché, presidente del Cer (Centro Europa Ricerche).

Nel commentare la proposta di riforma del Mes, è utile premettere che l’Italia, secondo il noto studio di Reinhart e Rogoff, appartiene al novero dei Paesi che non sono mai incorsi in un default del debito pubblico in tempi di pace. Non altrettanto può dirsi di altre economie dell’Eurozona, quali in primis la Germania, ma anche l’Austria, il Portogallo, la Spagna e la Grecia. Il medesimo studio permette inoltre di constatare come il default del debito di Paesi economicamente avanzati sia un fenomeno estremamente raro e anzi mai verificatosi, con la sola eccezione della Grecia, negli ultimi 65 anni. Continua a leggere

Sardine. What else?

di Sergio Cararo

Le piazze riempite in varie città dalle “sardine” hanno come al solito innescato dibattiti e polarizzazioni di punti di vista che meritano di essere discussi e, in qualche modo, messi a valore.

Una volta gettate nelle pattumiera le contumelie e il trash con cui la destra replica alle manifestazioni, proviamo ad avanzare qualche osservazione in materia. Continua a leggere

Sardine

di Alessandro Visalli

E’ bello quando molte migliaia di persone escono di casa, spinte dall’urgenza di esprimere un sentimento ed esprimere se stesse. È in sé un gesto politico? Potrebbe esserlo, ma cosa designa come nemico? Questa mi pare una delle domande più importanti da porre al fenomeno in corso.

Provare a rispondere richiede, però, un piccolo percorso.

La prima domanda che ci dovremmo fare è: che cosa fondamentalmente sta succedendo? Ci sono molti modi di provare a rispondere, si sta ovunque disintegrando il consenso che dal dopoguerra reggeva un sistema sociale prima che politico, gerarchico, fondato su una promessa di crescita e protezione. La traccia più evidente di questa disgregazione è la perdita di legittimità verso tutte quelle élite che rendono leggibile e coerente l’ordine sociale liberale, e consentono il posizionamento in esso. Tra queste (insieme agli scienziati, i giornalisti, i professori tutti) le classi politiche sono in primo piano. La ragione probabilmente principale di questa enorme ondata di discredito, che il movimento nascente delle “sardine” conferma, più che contrastare, come lo confermava quello dei “gretini”, e, qualche anno fa “i girotondi”, è il tradimento della promessa di benessere, e con essa della promessa di eguaglianza di riconoscimento. Continua a leggere

Se l’aereo del governo entra in stallo è destinato a precipitare

di Alfiero Grandi

La destra è in difficoltà, a partire da Salvini che ora ammette di avere fatto errori e sottovalutato le conseguenze della crisi di governo. La tenuta dell’alleanza di centrodestra è precaria e l’estremismo di Salvini, che arriva ad aprire le porte della manifestazione del 19 a casa pound, ha suscitato reazioni che confermano che la svolta verso una destra estremista egemonizzata dalla Lega non è apprezzata da una parte dello schieramento. Anche i toni iperpropagandistici e approssimativi sono indice di una difficoltà politica e anzichè rassicurare generano ansia che si aggiunge a quella che già esiste nel paese, ed è tanta. Continua a leggere

ISTERIA ANTICOMUNISTA E MANIFESTAZIONI “ECOLOGISTE”

di Vincenzo Brandi

Negli ultimi giorni, oltre alle solite squallide vicende che coinvolgono il più che mediocre personale politico della Repubblica (l’incredibile scissione nel PD operata da Renzi è l’ultimo episodio), due avvenimenti, da valutare attentamente, hanno attirato l’attenzione di chi scrive. Continua a leggere

Il Tribunale di Milano manda il jobs act alla Corte di giustizia

Il jobs act di renziana memoria (ma purtroppo ancora di attuale vigenza) continua ad essere oggetto delle attenzioni
dei giudici: dopo la Corte Costituzionale, infatti, toccherà alla Corte di giustizia europea valutarne la legittimità. Merito dell’ordinanza del 5 agosto 2019 con cui il Tribunale di Milano, in una causa targata Cgil, ha investito la Corte di giustizia di Lussemburgo. Continua a leggere

Il “proporzionale puro” ci salverà? Intervista a Paolo Maddalena, costituzionalista, presidente emerito della Corte costituzionale

di Alba Vastano*

Viviamo tempi bui per la democrazia e non si intravede che una fioca luce in fondo al tunnel. I governi si avvicendano con capitomboli strumentali e rimpasti opportunisti che non producono di certo quella buona politica finalizzata a rappresentare i bisogni e la volontà popolare. Una politica che riconosca i diritti di tutti, mai decollata in questo nostro Paese tanto straordinario, quanto sofferente di diritti mancati e mai conforme ai principi fondamentali della Costituzione. Governi che si formano con accordicchi e governi che seguono di risulta alle tracotanze estive di un borioso, quanto sovversivo ministro. Intanto lo Stato sociale è sotto una mannaia. Continua a leggere

Crisi: l’autunno infinito dell’emisfero boreale

di Gabriele Giorgi

Le estati sono sempre più calde, iniziano a primavera e intaccano gli autunni. Anche le crisi anticipano l’andamento stagionale e si propongono ormai nel mezzo del solleone.

Ben prima di settembre, le piogge torrenziali e piangenti si scaricano sulla terra, non più nuda e triste, ma fremente, come alle soglie di un’eruzione.

Il rumore di fondo della crisi è permanente e ubiquo e gli epifenomeni locali, nazionali, continentali sono soltanto manifestazioni del crollo imperiale (o del paradigma?) e del riassestarsi provvisorio delle sue zolle in frizione, quelle più vicine e quelle più lontane, che interagiscono mutuamente e sollecitano altre crepe interne ed esterne. Il sommovimento è giunto ad uno stadio che si autoalimenta e che continuerà fino a che un nuovo equilibrio (o nuovo paradigma?) sarà raggiunto. Continua a leggere

Alessandro Visalli: Una rilettura de “Il capitale monopolistico” di Paul Baran e Paul Sweezy.

di Alessandro Visalli

Il libro del 1966, “Il capitale monopolistico” è il punto culminante della riflessione teorica di Paul Baran, che sfortunatamente muore improvvisamente a soli 55 anni nel 1964, e di Paul Sweezy, che gli sopravviverà quasi quaranta anni, continuandone il lavoro e portandolo avanti. Sweezy è stato fino al 2004, l’anno della morte, un grande punto di riferimento degli studi marxisti, soprattutto attraverso il suo lavoro con Leo Huberman nella rivista “Montly Review”. Si trovò ad esempio a dire, in una intervista a Chistopher Phelps in occasione dei suoi novanta anni, e quindi a metà 2000:

“Stiamo registrando un nuovo esercizio di tendenza del capitale a trasferirsi non tanto verso la produzione di beni e servizi utili, quanto verso la manipolazione del denaro, della speculazione, naturalmente per produrre altro denaro senza l’intermediazione del processo di produzione. Il che conduce direttamente ad una crescita incredibile del debito, allo sviluppo sfrenato dei mercati finanziari e delle bolle speculative. Stupefacenti i limiti raggiunti dal fenomeno, che appare destinato a provocare una sua propria forma di crollo, ma che sarà di tipo completamente nuovo rispetto alle crisi del passato”. Continua a leggere

SOTTO ZERO. Scenari controversi: quanto positivi possono essere i tassi negativi?

di Francesco Cappello

Pro e contro il tasso negativo. Un mondo capovolto

Accendere un mutuo a tasso negativo significa che sarai tenuto a rimborsare un pò meno del capitale preso in prestito! Vi sareste mai aspettati che una Banca privata potesse proporre alla propria clientela mutui a 10 anni a tasso fisso negativo come ha cominciato a fare Jyske Bank (- 0,5%) che peraltro non è sola in questa apparente follia. Nordea Bank, ad esempio, vi permette la stipulazione di mutui per acquisto casa a 20 anni, allo 0% e prestiti con tassi negativi fino a 30 anni! Continua a leggere

Tra Salvini e Open society: il futuro dell’anticapitalismo nell’inverno della sinistra

Unione europea, questione nazionale e migranti hanno scavato l’ennesimo solco nella sinistra radicale. Eppure questo decennio di contrapposizione (esclusivamente) intellettuale lascia dietro di sé macerie su cui costruire ben poco. Non saremo forse di fronte a false flags su cui ci accaniamo in assenza di lotte di classe dal basso? Favorito dalla chiacchiera social, ben presto il confronto è scaduto sul piano della scomunica: “rossobruni” contro “dirittoumanisti” è l’unico terreno di confronto, il punto di mediazione è l’anatema vicendevole. Siamo davvero sicuri che da ciò potrà nascere qualcosa di fecondo nella piccola ridotta dell’anticapitalismo italiano? È lecito dubitarne. Continua a leggere

Il responso della piattaforma Rousseau dà il via al governo M5S-PD. L’80% è per il SI’

Oltre 79mila iscritti al M5S si sono espressi oggi a favore della proposta di nuovo governo M5S-PD con a capo Giuseppe Conte. Gli iscritti M5S si sono espressi su un quesito che precisava i punti di accordo sulle linee di indirizzo del nuovo di governo. Di seguito il testo del documento.

I SI sono stati pari all’79,3% dei votanti. I NO pari al 20,7%. Continua a leggere

Anche gli ultrà europeisti vogliono “cambiare la Ue”. Per competere meglio…

di Dante Barontini (da Contropiano.org)

Tormento o delizia di ogni analista, l’Unione Europea resta l’ircocervo che si preferisce in genere affrontare solo dal punto di vista ideologico, come se questa strana creatura fosse davvero una “anticipazione” della fine dei nazionalismi e non invece – come è – una struttura di regolazione dei vari nazionalismi. Con effetti fortemente asimmetrici, quasi sempre voluti, che avvantaggiano sempre i paesi più forti a scapito di quelli più deboli. Continua a leggere

Emiliano Brancaccio: mettere Salvini e soci all’opposizione per portare avanti la solita politica economica di Padoan e Tria sarebbe un grave errore

Brancaccio: «Io ministro? Per carità, questo film non mi piace per niente»

Adriano Botta intervista Emiliano Brancaccio

«Mettere Salvini all’opposizione per portare avanti la solita politica economica di Padoan e Tria sarebbe un grave errore. E avrebbe il solo risultato di rinforzare le destre reazionarie». Il professore di sinistra, finito nel totonomi, si sfila e accusa: «Manca una svolta vera, nei contenuti»

«Se non si va al voto, c’è il serio pericolo che alla prossima tornata elettorale le destre reazionarie si presentino ancor più forti e agguerrite. Per evitare questa prospettiva ci vorrebbe un governo di radicale discontinuità, ma temo che non sussistano le condizioni politiche per farlo nascere». È questa la posizione di Emiliano Brancaccio, economista apprezzato a sinistra e abituato a duellare con i massimi esponenti dell’establishment economico internazionale, da Olivier Blanchard a Mario Monti. Negli scorsi giorni il nome di Brancaccio è stato evocato più volte: da Gianluigi Paragone (M5S) fino alla sinistra radicale, molti lo hanno indicato come possibile ministro dell’Economia di un governo di svolta. Continua a leggere

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