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Diritti globali

Questo tag è associato a 1135 articoli.

Circa Ada Colau, “Agenda Urbana e neomunicipalismo”

di Alessandro Visalli

L’alcaldesa di Barcellona, Ada Colau, è certamente una star, ed è portatrice di una linea politica di successo nella grande e cosmopolita città metropolitana di Barcellona. Questa linea unisce creativamente assi portanti di lungo periodo nella politica del ayuntamiento catalano, come il conflitto con lo Stato centrale madrilista per l’attrazione -o la rivendicazione- di capitali pubblici, con temi consolidati della sinistra ‘radicale’ internazionale, come il carattere progressivo della modernizzazione e per essa dei centri “avanzati” nel capitalismo immateriale, in transizione verso la logica dei “commons”. Il secondo è un grande tema, con immenso portato di riflessioni, alcune di grande valore, verso il quale non intendo proporre una sommaria liquidazione, ma che appare in qualche modo confutato dagli eventi (la modernizzazione non ha portato avanzamento e le classi creative non hanno preso il comando del capitale, casomai è avvenuto il contrario). Continua a leggere

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Assange / Ecuador: Il tradimento di Lenin Moreno

di Andrea Puccio (da Cuba)

Il Presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha revocato il diritto di asilo politico al giornalista Julian Assange che dal 2012 risiedeva presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Questo gravissimo atto che viola tutte le regole del diritto internazionale perché non è stata fatta nessuna indagine ha permesso alla polizia, con il consenso del governo di Moreno, di entrare nell’ambasciata e arrestare Assange. Il fatto è grave perché anche revocando l’asilo politi ad un cittadino che gode della protezione di quel paese la polizia non può entrare in un’ambasciata per arrestare una persona, l’ambasciata è riconosciuta territorio della nazione e la polizia non ha giurisdizione. Per procedere all’arresto occorre il consenso del personale diplomatico, evidentemente ricevuto dal governo ecuadoriano visto che Assange è stato condotto fuori dall’ambasciata e montato sul furgone della polizia con la forza spingendolo e strattonandolo. Il governo ha invece cercato di far ingoiare la pillola dicendo che sarebbe uscito volontariamente. Continua a leggere

ESSERE GERMANIA É DIFFICILE, ma é tempo di scegliere

di Vittorio Stano (Hanover)

L´insegnamento della storia nella scuola pubblica tedesca, nonostante l´impegno dei docenti comandati, coglie scarsi risultati tra gli studenti. Quarantun´anni d´insegnamento nella scuola pubblica di questo Paese mi permettono di affermare che il disinteresse della nuova generazione per i temi che riguardano il passato remoto e recente é stucchevole, ma questo é solo una parte del contenzioso piú generale che investe anche ambiti accademici e istituzionali. Continua a leggere

Il Venezuela visto dalla base: Una testimonianza di Marinella Correggia (VIDEO)

IL VENEZUELA VISTO DALLA BASE (di Marinella Correggia)

Quarantacinque giorni in diverse zone del Venezuela, urbane e rurali, in una visita totalmente autofinanziata e autogestita, e potendo soggiornare in case di amici e non in hotel. Un modo per cogliere la realtà e i punti di vista di migliaia di venezuelani. Senza filtri, senza mediazioni. Camminare per quartieri e barrios, visitare esperienze produttive e sociali, parlare con le persone (molto aperte) in metrò, sui pullman, nelle case, perfino durante la raccolta dell’acqua nei periodi di black out: ecco come si coglie la resilienza – nelle difficoltà – di un popolo durante una guerra di nuova generazione che fa del paese un epicentro geopolitico. Continua a leggere

La PATRIMONIALE “non s’ha da fare”

di Giacinto Botti (Referente nazionale Lavoro Società – Cgil)

La patrimoniale nel “bel paese” non s’ha da fare. Il vento populista dice che le tasse possono solo diminuire.
Il paese è dentro la terza recessione in dieci anni, fermo per mancanza di investimenti pubblici e privati, arretra sui sistemi di istruzione, peggiora sul diritto alla salute.
Diminuisce la spesa sociale e crescono disoccupazione e precarietà. Continua a leggere

Un’Assemblea costituente per una democrazia costituzionale europea

di Claudio De Fiores – Franco Russo

Il Comitato esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC) ha ritenuto di dover offrire un contributo sui temi dell’Unione Europea (UE) in vista delle elezioni di maggio del Parlamento europeo. Al di là delle singole proposte – cittadinanza sociale, new deal ecc. ‒, alla base del documento ci sono due punti, tra loro strettamente connessi, meritevoli di approfondimento critico: la possibilità di riformare i Trattati e da qui la possibilità di avviare un processo di democratizzazione delle istituzioni dell’UE, per giungere a una vera democrazia parlamentare. Continua a leggere

Salvini è un pericolo per la nostra Costituzione. Occorre difenderla, a partire dalle origini antifasciste

di Alfiero Grandi

Guardare in faccia la realtà, comprenderla, reagire all’altezza delle sfide è una regola aurea, purtroppo ora largamente in disuso a sinistra. Dalla Basilicata, come dalle altre regioni in cui si è votato prima, emerge un dato evidente, si tratta della crescita della Lega. In alcuni casi neppure si era presentata, eppure ha raggiunto risultati importanti, molto più alti di quelli delle politiche del 4 marzo. La Lega è un pericolo evidente per le strizzate d’occhio al fascismo, per atteggiamenti di prepotenza evidenti, per i flirt spregiudicati con posizioni apertamente reazionarie sui diritti civili, sulla famiglia, sulla concezione del rapporto tra persona e società. La Lega ha orientamenti di vera e propria restaurazione ideologica, religiosa fino a dialogare con i settori della Chiesa che non sopportano il magistero di papa Francesco, fa appello alle paure profonde e in una certa misura le suscita sollecitando reazioni da far west, che in questo caso non sono film ma vita reale, oggi. Eppure i toni gridati e i contenuti reazionari non impediscono alla Lega di conquistare voti. Continua a leggere

LIBIA: COL SENNO DEL…PRIMA

di Agostino Spataro

Il generale Haftar é alle porte di Tripoli. Come pre-visto in questo libro, alcuni Paesi della Nato (tra cui l’Italia) hanno vinto una facile guerra contro Gheddafi, ma hanno perso il dopoguerra.
In caso di vittoria di Haftar (data per certa e anche per imminente), per tutelare gli interessi italiani in Libia (idrocarburi e altro) si dovrà andare a Tripoli con il cappello in mano o chiedere la benevola intercessione di Mosca, Parigi o Il Cairo. Insomma una disfatta su tutta la linea! Continua a leggere

Europa: Il popolo non deve contare

di Tonino D’Orazio

Oppure a che serve votare. Probabilmente i concetti si insinuano tra legalità e legittimità. L’esempio politico migliore è quello francese.  L’elezione di Macron è perfettamente legale, nulla da dire. Il problema, invece, è che non è legittimo, anche se tutti i mass media fanno finta di niente. La realtà vissuta dal popolo è che, in Francia il presidente eletto democraticamente e legalmente, non è percepito come legittimo poiché applica una politica non desiderata dalla maggioranza della popolazione. Continua a leggere

VENEZUELA: il paese delle contraddizioni

di Anika Persiani (da Caracas)

Tutti vi dicono che in Venezuela la vita è carissima, che la delinquenza massacra l’economia e la quotidianità, che la gente cerca il cibo nella spazzatura.
Ebbene sì: la vita è carissima, dal momento che un pacchetto di farina di mais può arrivare a costare anche tre euro, e uno di farina di tipo zero forse
di più. Mentre uno stipendio è di circa cinque euro, con le oscillazioni dovute ai tassi di cambio massacrati dall’iperinflazione. Continua a leggere

Greta Thunberg: la posta egemonica e lo scontro per il mondo.

di Alessandro Visalli

In fondo è una storia come tante altre, banale. Una ragazzina di quindici anni che prende una idea semplice, in bianco e nero, e la sposa con l’entusiasmo dei suoi anni. Nasce in una famiglia di professionisti dello spettacolo (una cantante ed un attore) e traduce questa idea in performance. Queste performance, nativamente preordinate nel codice della società dello spettacolo, sono utilizzate da un sistema dei media sempre alla ricerca di eventi-mondo per costruire un prodotto efficace. Questo efficace prodotto viene ripreso e rilanciato, per i più diversi scopi, dalle più diverse forze ed organizzazioni. Continua a leggere

SE NON ORA QUANDO? Restano solo 11 anni: la lezione di Greta e il limite da non oltrepassare.

di Max Strata

Iniziamo dai numeri. Secondo i recenti calcoli effettuati dagli scienziati delle Nazioni Unite, la quantità di gas serra che possiamo ancora immettere in atmosfera per rispettare l’obiettivo degli accordi internazionali di Parigi, ovvero restare entro i 2°c di riscaldamento globale rispetto all’inizio dell’era industriale, verrà superata tra 11 anni. Continua a leggere

Pino Arlacchi ex vice segretario dell’Onu: “Il blackout del Venezuela ha un nome: Nitro Zeus”

di Pino Arlacchi*

Il blackout elettrico che sta affliggendo il Venezuela da quattro giorni può essere una speranza per i nemici del governo in carica ed è di sicuro una calamità per l’intera sua popolazione. Continua a leggere

Venezuela: dagli aiuti umanitari USA al cyberattacco-blackout, è già guerra di nuova generazione e antica ipocrisia

di Gennaro Carotenuto

Le denunce del New York Times e di Forbes sui casi degli aiuti umanitari bruciati e sul blackout, che analizzo qui, attestano che in Venezuela la guerra sia già cominciata e le false notizie dominino incontrastate la costruzione dell’opinione pubblica. Continua a leggere

Presentazione del Manifesto di Patria e Costituzione

Gli interventi della presentazione del Manifesto di Patria e Costituzione, del 9 Marzo 2019

Il video della giornata di presentazione

 

 

 

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Andrè Gunder Frank, “Capitalismo e sottosviluppo in America latina”

di Alessandro Visalli

Questo libro del 1967, è stato scritto da un economista dalla lunga ed interessante storia, dottoratosi a Chicago con Milton Friedman e progressivamente spostato da posizioni liberal a radicali, e da queste a posizioni socialiste rivoluzionarie negli anni sessanta e settanta. Andre Frank, detto Gunder, si trasferisce in Cile all’inizio degli anni sessanta ed appoggia sin dall’inizio l’azione politica di Allende, con il quale resterà fino al golpe del ’73, quindi va in esilio e lavora nel quadro delle teorie sul “Sistema Mondo”, fornendone alla fine una radicale versione che lo porta alla rottura quasi totale con il suo ambiente. Sulla scorta di alcune posizioni di Baran, Frank, insieme ad altri, sviluppa negli anni del libro una posizione detta “teoria della dipendenza”, secondo la quale non è la carenza, o mancanza, di capitalismo a determinare il sottosviluppo del continente, ma proprio la sua presenza; è questa che determina dipendenza dalle ‘metropoli’ in una gerarchia di centri di sviluppo e connessioni che rendono il sottosviluppo altra faccia necessaria dello sviluppo (rispettivamente delle ‘colonie’ e delle ‘metropoli’). Continua a leggere

Piccole storie venezuelane che converrebbe ascoltare… prima che sia troppo tardi

di Marinella Correggia (Caracas)

Scacco matto sotto il cavalcavia

Ruggisce il traffico sul tratto del cavalcavia prossimo alla fermata Socorro del BusCaracas: solo la mancanza di pezzi di ricambio può fermare le auto, non certo il costo della benzina visto che, anche al tempo dell’iperinflazione, 30 litri costano 2 bolivares (un euro è 3.700 bolivares). Se insegna un po’ di parsimonia il razionamento dell’acqua, certo questo incentivo al consumo dell’oro nero, benché redistribuito gratuitamente (solo a vantaggio di chi ha l’auto, però), è qualcosa di fossile. Ma chi siamo noi consumatori occidentali per eccepire? Continua a leggere

Casa Bianca e Bruxelles uniti nella distruzione dell’economia del Venezuela

Pubblichiamo questa analisi di Tito Pulsinelli, di una decina di giorni fa, che riteniamo tuttavia molto interessante.

di Tito Pulsinelli

Hanno raggiunto livelli di alta pericolositá le minacce di invasione militare e il fomento pianificato di sforzi per innescare violenze tra la popolazione civile. Mentre subisco uno dei monocordi telegiornali italiani indulgere con vigore in scenari apocalittici, ricevo tre chiamate telefoniche da vari amici venezuelani. Tutti confermano che le piazze di Caracas, Valencia e Maracay sono tranquille e senza disordini: il polo delle opposizioni é piú frammentato di prima, ha perso la capacitá di mobilitazione. Continua a leggere

PINO ARLACCHI: “Vi spiego il grande imbroglio della crisi in Venezuela, tra Wall Street e petrolio”

di Pino Arlacchi (*)

Se c’è una lezione che si impara dirigendo una grande organizzazione internazionale come l’Onu è che, nelle cose del mondo, la verità dei fattiraramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi giorni si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione. Continua a leggere

Venezuela: Voci da Caracas – Reportage

di Marinella Correggia (23 febbraio 2019)

Davanti ai tamburi di guerra, a Caracas la vita si svolge normalmente, non si respira affatto aria di guerra, ma il popolo bolivariano è mobilitato in permanenza. Del resto due milioni di persone si sono “arruolate” nella milizia bolivariana, pronte a difendere il paese… Continua a leggere

Venezuela. Vasapollo: “La guerra di Trump attacca non solo quella democrazia ma tutti i processi di auto-determinazione dei popoli”. Izzo: “il voto del 4 maggio fu del tutto regolare”.

di Dario Caputo

Il clima in Venezuela è sempre più caldo e su quella che viene definita “crisi economica del Paese” si è interrogato – in una tavola rotonda promossa dall’Anpi presso la Comunità di base San Paolo a Roma – Luciano Vasapollo, Professore alla Sapienza Università di Roma e Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con l’America Latina, secondo il quale “dietro la crisi si nasconde solo ed esclusivamente una guerra di espansione e del petrolio delle multinazionali”. Ottimo conoscitore della situazione locale, Vasapollo ha sottolineato le condizioni in cui versava il Venezuela nell’era prima di Chavez, con “un Governo social-democratico in realtà di stampo fascista che affamava la popolazione perché preferiva dare l’85% delle risorse del petrolio alle multinazionali”, situazione che invece si è letteralmente capovolta con “l’avventura di Chavez e la presa del Governo nel 1998, grazie alla quale si è assistito ad una ridistribuzione della rendita del petrolio: l’85% dei ricavati sono rimasti all’interno del Paese e il 15% è stato versato alle multinazionali”. Continua a leggere

USA: Presidenziali 2020. Il senatore socialista del Vermont annuncia la sua candidatura. Ma alle primarie non sarà come nel 2016

di Marina Catucci (da Il Manifesto)

Se ne parlava dalla campagna elettorale del 2016 ma ora se ne ha la conferma: Bernie Sanders, il senatore del Vermont che ha portato il socialismo ai millennials americani, si candida anche per queste già affollatissime presidenziali del 2020, sfidando, oltre Trump, anche buona parte del suo partito.

APPENA LA NOTIZIA SI È DIFFUSA ha suscitato reazioni contrastanti tra chi, a sinistra, come la rivista The Jacobins, l’ha accolta con gioia e chi, tra i moderati, teme una spaccatura del partito che finirebbe per fare il gioco dei repubblicani. Continua a leggere

USA, il senatore Sanders rifiuta di riconoscere Guaidó come presidente del Venezuela

Il senatore degli Stati Uniti Bernie Sanders rifiuta di riconoscere il leader dell’opposizione presso l’Assemblea Nazionale (AN) del Venezuela come presidente incaricato del paese.

In un’intervista con la rete statunitense Univision, Sanders ha detto “no” in risposta al famoso giornalista messicano Jorge Ramos, alla domanda se egli riconosce Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. Continua a leggere

Sulle Foibe (2): Sergio Bologna, “Von Banditen erschossen” (su Mattarella e le foibe)

di Sergio Bologna

Come cittadino, come storico del nazismo e soprattutto come triestino sono rimasto sconcertato, amareggiato e disgustato dalle dichiarazioni del Presidente Mattarella sulla questione delle foibe.

Avevo otto anni quando i partigiani di Tito, il 1 maggio del 1945, proprio sotto casa mia fermarono la loro avanzata per non esporsi al tiro della guarnigione tedesca, asseragliata nel Castello di San Giusto. Erano scesi dall’altipiano del Carso in due colonne, una si era diretta all’edificio del Tribunale dove i tedeschi avevano installato il Comando e l’altra al Castello di San Giusto, dove il vescovo Santin svolgeva il ruolo di mediatore tirando le trattative per le lunghe in modo da dare il tempo ai neozelandesi, avanguardia dell’esercito alleato, di arrivare ed evitare in tal modo che la resa venisse consegnata nelle sole mani dell’esercito di liberazione yugoslavo. Così la guarnigione tedesca si arrese il 2 maggio, presenti anche gli anglo-americani, giunti a marce forzate dalla litoranea. Ma sul Carso, a vista d’occhio dalla città, si combatteva ancora. La cosiddetta “battaglia di Opicina” è costata molti morti, in gran maggioranza tedeschi, e si sarebbe conclusa solo il 3 maggio. Continua a leggere

Sulle Foibe (1): Lettera di Stojan Spetic al Presidente della Repubblica Mattarella

Egregio Signor Presidente
della Repubblica italiana
on. Sergio Mattarella
Quirinale
Roma

Passata la “giornata dell’odio” di orwelliana memoria verrebbe la voglia di chiudersi in casa e lasciar decantare i rancori e la rabbia per le strumentalizzazioni e le falsità dichiarate in quest’occasione.
Il 6 agosto del lontano 1989 accompagnai il giovane Gianni Cuperlo, segretario della FGCI, in un suo pellegrinaggio pacifista e contro la violenza delle guerre partito dall’isola quarnerina di Arbe, dove in un campo di concentramento italiano morirono a migliaia, anche neonati, per poi continuare al Pozzo della miniera di Basovizza, cenotafio in ricordo delle foibe, e finire nella Risiera di san Saba, unico campo di sterminio con forno crematorio in territorio italiano, ancorché ceduto dai fascisti al III Reich di Hitler. In quell’occasione venne ribadito il no alla violenza cieca che a volte colpì anche qualche innocente.

Ci furono polemiche ed iniziative discutibili. Ne seguì, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, la costituzione della commissione mista italo-slovena che preparò un rapporto storico sulle vicende del confine orientale ma che l’Italia inaspettatamente non volle pubblicare. Era nel frattempo iniziato il periodo del revisionismo storico e della parziale riabilitazione dei “ragazzi di Salò”. Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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