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Diritti globali

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Perduto Yemen: Un film di Aldo Piroso

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Red Carpet Courts: le cause delle multinazionali contro gli Stati valgono 623 miliardi di dollari

di Alexander Damiano Ricci

Cause legali per un valore complessivo di 623 miliardi di dollari americani.

È il volume di denaro colossale “chiamato in causa” da multinazionali e investitori internazionali, a livello globale, nel quadro dei procedimenti presso i tribunali di Risoluzione delle controversie tra investitori e Stati (ISDS: Investor-state dispute settlement).

A rivelare i nuovi numeri del fenomeno ISDS dalla sua nascita ad oggi, è il rapporto Red Carpet Courts – 10 stories of how the rich and powerful hijacked justice, pubblicato lunedì 24 giugno e siglato da quattro organizzazioni non-governative interanzionali: Friends of the Earth Europe (FoEE), Friends of the Earth Europe International (FoEI), the Transnational Institute (TNI) e Corporate Europe Observatory (CEO).

Ciliegina sulla torta: i 623 miliardi fanno riferimento “soltanto” al 70 per cento delle cause per cui è possibile accedere agli atti. I procedimenti ISDS sono infatti – almeno durante il loro svolgimento – tutelati da segretezza assoluta. Continua a leggere

Tendenze e sviluppo del mercato del lavoro in Germania: mito e realtá.

di Edith Pichler (Berlino)

La flessibilizzazione e la precarizzazione del lavoro sono dinamiche che caratterizzano tutti i paesi dell’Europa. In questo articolo Edith Pichler approfondisce la situazione tedesca. Continua a leggere

L’eredità di Gandhi: Vita, visione, ecologia, della “grande anima”.

di Max Strata

Nell’aria bollente di una Delhi a 40°, dopo aver percorso a piedi l’arteria urbana che con il suo traffico incessante corre fino al Red Fort mostrando senza soluzione di continuità un desolato groviglio umano di indigenti distesi all’ombra degli alberi, ho varcato l’ingresso presidiato dai militari e sono entrato nel Rajghat, il luogo in cui Mohandas Karamchand Gandhi è stato cremato.

Il memoriale, costituito da una pietra nera e lucida ornata da fiori di tagete e protetta da un muretto bianco, si raggiunge dopo aver lasciato le scarpe ad un omino ossuto e senza denti che per una cifra simbolica ti permette l’ingresso. Continua a leggere

VIVA LE DONNE SVIZZERE!

di Rita Pantoni

ILLECITO

QUI LE DONNE SONO IL 50,4 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE, ma in parlamento sono solo il 32 per cento. D’altra parte possono votare dal 1971, e neppure in tutto il paese. L’uguaglianza tra uomini e donne è stata sancita dalla costituzione nel 1981.

L’ABORTO È STATO DEPENALIZZATO NEL 2002. Continua a leggere

In Danimarca trionfano (con il 25% !) i socialdemocratici con la linea dura sull’immigrazione.

PER VINCERE, LA SINISTRA NON HA BISOGNO DI UN SALVINI IN GONNELLA

In Danimarca trionfano (con il 25% !) i socialdemocratici con la linea dura sull’immigrazione.

di Agostino Spataro

1… Fa (farà) discutere la vittoria della socialdemocratica danese Mette Frederiksen che con il 25% dei voti si assicura la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. E la chiamano democrazia!

Infatti, questo voto se da un lato conferma l’esistenza, piuttosto diffusa anche nei civilissimi Paesi scandinavi, di preoccupazioni, paure derivate dai flussi d’immigrazione irregolare, dall’altro lato evidenzia una tentazione demagogica che potrebbe essere cavalcata da certa “sinistra” convinta che per vincere bisogna emulare l’operato delle forze conservatrici di destra e perfino xenofobe. Continua a leggere

Xenofobia e neoliberismo pari sono.

di Tonino D’Orazio

E’ il vero risultato delle elezioni europee. I partiti xenofobi etnici con principi anti-umanità e profondamente razzisti non hanno “sfondato”. I partiti al sostegno del neoliberismo, (dovrebbe esistere il termine xenofobi economici, o anti-lavoratori), cioè quasi tutti gli altri, hanno vinto, quindi abbiamo una continuità e una stabilità conservativa di destra ed estrema destra. Xenofobi etnici e neoliberisti (xenofobi economici) sono le interfacce di estrema destra. Hanno guerreggiato contro ma anche insieme, ognuno con il proprio capro espiatorio, uno l’immigrazione e la povertà, l’altro in nome di una loro democrazia. Innescando i due, tra l’altro, una vera guerra dei poveri contro i poveri. Un capolavoro di conservazione che ha schiacciato quel poco di vera sinistra rimasta. Continua a leggere

La sinistra ridotta a pensiero unico delle élites

Populismo. Sono stupefatto di vedere che il buonismo di sinistra si limita all’accoglienza ma non si pone mai il problema delle cause. Perché ci sono oggi tanti migranti? Perché siriani e libici che fino all’intervento dell’Occidente godevano di un tenore di vita elevato, sono oggi profughi in terra straniera?

di Carlo Freccero

La sinistra è oggi in crisi e si chiede come potrebbe parlare ai nuovi populismi per ricondurli nei binari di una democrazia elitaria che assomiglia più ad un’oligarchia che ad una democrazia in senso proprio.

Viceversa, anche quando dice di voler ascoltare il malessere di cui i populismi sono espressione, la sinistra si trincera nei luoghi comuni del politicamente corretto. Mentre, secondo me, basterebbe un’autoanalisi oggettiva per capire le cose da un’altra angolazione. La domanda è cos’è oggi la sinistra e cos’era una volta la sinistra? Perché c’è stato un così radicale cambiamento? So già la risposta. Ci sbagliavamo. E se ci sbagliassimo adesso? Continua a leggere

Il giornalista israeliano Gideon Levy sulla mozione che definisce “antisemita” il BDS. “La Germania ha appena criminalizzato la giustizia”

(da L’Antidiplomatico)

Il 17 maggio il Bundestag, il parlamento tedesco, ha adottato una mozione che condanna il BDS, definendolo “antisemita”. Questa risoluzione non vincolante, proposta dai cristiano-democratici e dai socialdemocratici di centro sinistra, che fanno parte della coalizione al potere, ha raccolto l’appoggio di diversi partiti tedeschi, tra cui il partito liberal-democratico e i Verdi. Il partito di estrema destra AfD (Alternativa per la Germania) ha presentato una propria mozione che chiedeva la messa al bando totale del movimento BDS, mentre il parDie Linke, non ha appoggiato la mozione del governo, ma ne ha presentato una propria che chiedeva una condanna di tutte le dichiarazioni antisemite del BDS.

Su questa mozione riportiamo l’articolo di Gideon Levy pubblicato sul giornale israeliano Haaretz e divulgato in Europa dal sito dell’Unione Juive Francais pour la Paix. Continua a leggere

LA NUOVA STAGIONE DEL COMUNISMO: RIPENSARE MARX, RISCOPRIRE LA LOTTA DI CLASSE, RILANCIARE I MOVIMENTI REALI

di Giovanni Bruno

Marx 201. Ripensare l’alternativa è il titolo del bel convegno, estremamente ricco e variegato, che si è svolto a Pisa da mercoledì 8 a venerdì 10 maggio. Si è trattato di una tre giorni, con nove sessioni di discussione, organizzata da Alfonso Maurizio Iacono, filosofo e professore ordinario dell’Università di Pisa, e da Marcello Musto, uno tra i più significativi studiosi attuali di Marx su scala internazionale: l’idea fondamentale è stata quella di ripercorrere e recuperare alcune definizioni del pensiero di Marx, a partire da categorie e tematiche fondamentali, “depurandolo” dalle incrostazioni derivanti dalle interpretazioni e dalle piegature storico-politiche novecentesche dei molteplici marxisti e marxismi, per tornare alle radici del suo pensiero. L’altro aspetto che ha caratterizzato il convegno è la volontà di coniugare la dimensione politica con quella teorico-scientifica, mettendo in relazione le analisi e la visione della storia di Marx con alcuni della variegata galassia dei movimenti e delle forme di resistenza al dominio del capitale che si sono manifestate in questo scorcio di inizio XXI secolo. Continua a leggere

Paul Baran, “Il ‘surplus’ economico”

di Alessandro Visalli

Il libro di Paul Alexander Baran è del 1957 ed è un classico del pensiero marxista americano dello sviluppo. Il sottotitolo in italiano dell’opera è “e la teoria marxista dello sviluppo” (in inglese “The political economy of growt”) ed è una delle matrici intellettuali della teoria dello sviluppo, ripresa da autori fondamentali come Andre Gunder Frank[1], Samir Amin[2], ed in parte Giovanni Arrighi[3]. Nel 1966, due anni dopo la morte, viene pubblicata l’opera per la quale è più famoso in Italia, ovvero “Il capitale monopolistico”, con Paul Sweezy”.

Baran è negli anni sessanta l’unico economista di ruolo negli Stati Uniti ad ispirarsi alla teoria marxista, è ordinario a Stanford dal 1951 fino alla morte. Dalla sua biografia si ricava il padre menscevico che lascia la Russia nel 1917, gli studi ed il dottorato a Berlino nel 1933 (quando lui, nato nel 1909 ha 24 anni), quando incontra e discute con Rudolf Hilferding, la fuga a Parigi e poi in Urss. Poco prima dell’invasione tedesca l’arrivo negli Stati Uniti e l’iscrizione ad Harvard, il lavoro con Galbraith e poi al Dipartimento del Commercio ed alla Fed di New York. Dal 1949 è a Stanford e collabora con Monthly Review di Sweezy e Leo Huberman. Nel 1960, dopo questo libro, visita Cuba, poi Mosca, l’Iran e la Jugoslavia. Mentre lavora al “Capitale Monopolistico” muore improvvisamente per un attacco di cuore. Continua a leggere

IL SUPERCANNONE DI ORBAN: A Budapest la “fabbrica” del populismo

di Agostino Spataro

(Budapest, 21 maggio 2019)

 

Sommario:

La sorprendente assenza del partito di Orban a Milano; A Budapest la fabbrica del populismo. Una sorda lotta per la leadership; L’equivoco sul “sovranismo”: la sovranità popolare è un valore non una colpa da emendare; La depressione dello spirito pubblico europeo; Voto del 26 maggio in Ungheria: Orban verso il 50% ?; La sinistra ungherese debole e divisa e carica di errori; Più Europa per assorbire i separatismi e le conflittualità territoriali; L’Europa che stiamo perdendo…      Continua a leggere

Gli uomini di Bannon contro il Papa. Si gira tra la Certosa di Trisulti e Caracas il sequel de “Il nome della rosa”

di Mario Castellano

In un nostro precedente articolo, abbiamo tracciato un parallelo tra i “borsisti” che Steve Bannon riunisce nella “sua” Abbazia di Trisulti, ormai assurta a tutti gli effetti al rango di un Vaticano tradizionalista alternativo ed i “contractors” spediti dal Governo degli Stati Uniti a destabilizzare il Venezuela.

E’ davvero un peccato che Umberto Eco non sia più tra noi: se fosse vivo, ambienterebbe nella Certosa della Ciociaria un “sequel” de “Il Nome della Rosa” ambientato ai nostri giorni: nei panni di Jorge, figurerebbe il “Piccolo Inquisitore” Padre Serafino Maria Lanzetta F. I.: il quale probabilmente troverà a Trisulti l’agognato “ubi consistam”. Continua a leggere

Venezuela e Iran. La preoccupazione dei 5 Stelle. Non è mai troppo tardi per difendere chi è sotto attacco per ragioni solo petrolifere

“Suscita estrema preoccupazione l’atteggiamento aggressivo e militarista che l’amministrazione Trump sta assumendo nei confronti dell’Iran e del Venezuela”. Lo dichiara il senatore M5s Vito Petrocelli, presidente della Commissione Affari Esteri di Palazzo Madama. “In Iran Washington, dopo aver mandato all’aria anni di successi diplomatici sul nucleare e aver qualificato come terrorista parte del suo esercito, sta ammassando forze armate e preparando piani per una guerra che difficilmente rimarrebbe regionale. Continua a leggere

Venezuela: quattro i tentativi golpisti Usa falliti dall’inizio dell’anno.

di Andrea Puccio (L’Avana)

Sono già quattro i principali tentativi da parte della destra estrema venezuelana con l’appoggio del governo Trump di compiere un colpo di stato in Venezuela dall’inizio del nuovo anno, da quando Nicolas Maduro ha assunto la presidenza del paese per aver vinto le elezioni del maggio 2018. Continua a leggere

Fmi e austerity, stavolta tocca all’Ecuador

Il Fondo monetario ripropone la stessa ricetta che ha messo in ginocchio la Grecia, l’Argentina e altri paesi in cambio di un prestito da 4,2 miliardi di dollari. Il sindacato mondiale avverte: l’obiettivo è tagliare il settore pubblico

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Venezuela. Il nunzio apostolico Aldo Giordano a favore del dialogo e della sovranità del Paese. “Questo popolo ha la capacità di risolvere da solo i suoi problemi”

La Santa Sede ritiene che vada rispettata la sovranità del Venezuela e l’auto determinazione del suo popolo. Lo ha affermato il nunzio apostolico a Caracas, arcivescovo Aldo Giordano. “Papa Francesco per quanto riguarda la situazione nel paese è a favore di negoziati e del dialogo”, ha spiegato ai giornalisti il rappresentante vaticano.

“Anche se alcuni non riescono a capirlo, non crediamo nella violenza, non crediamo in altri metodi. Crediamo che le persone, i popoli, abbiano questa saggezza per risolvere i loro problemi in pace “, ha affermato con evidente riferimento alle sanzioni economiche volute dagli Stati Uniti ed alle pressioni anche dell’Unione Europea. Continua a leggere

“La finanza depreda e uccide”. Una lettera del Papa per invitare i giovani al meeting di Assisi su “L’economia di San Francesco”

“Studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”. Questo Papa Francesco chiede ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo che invita a partecipare all’evento dal titolo “Economy of Francesco”, in riferimento al Santo di Assisi, che si terrà nella città umbra dal 26 al 28 marzo 2020.

“Cari amici vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani”. Continua a leggere

La Gran Bretagna ha dichiarato lo stato di “emergenza climatica”. Approvata la mozione di Corbyn.

La Camera dei Comuni anglosassone ha proclamato lo stato di “emergenza climatica”, accettando la mozione che era stata presentata dal leader laburista Jeremy Corbyn: un passo storico per la Gran Bretagna, che diventa così il primo paese al mondo ad aver dichiarato che sì, il problema climatico esiste e va preso di petto.

È chiaro che questa proclamazione non dovrà restare solo sulla carta se si vogliono dare risposte concrete ed efficaci alla sfida dei cambiamenti climatici, ma è un primo passo destinato – almeno in potenza – a cambiare le regole del gioco e a rimettere al centro dell’agenda politica il tema dell’ecologia. Continua a leggere

Gli orrori delle sanzioni Usa al Venezuela, arrivano in Italia e coinvolgono bambini italo-venezuelani

di Agata Iacono*

ATMO Onlus è un’associazione attiva nella lotta al cancro infantile in Venezuela ed è promotrice di un programma di cooperazione sanitaria internazionale che ad oggi ha permesso a 488 pazienti venezuelani e italo-venezuelani (80% in età pediatrica), di curarsi gratuitamente in Italia e di realizzare 397 trapianti di midollo osseo. Continua a leggere

Venezuela: Gli effetti criminali delle sanzioni USA e del sistema finanziario internazionale. (Relazione di Isaias Rodriguez, Ambasciatore del Venezuela in Italia). Anche gli emigrati italiani vittime delle sanzioni.

In occasione del lancio della Campagna Internazionale #TrumpDesbloqueaVenezuela, l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julian Isaias Rodriguez Diaz, ha offerto una conferenza stampa internazionale con l’obiettivo di approfondire l’impatto delle misure coercitive unilaterali contro il Venezuela. Continua a leggere

I sindacati e l’Unione europea.

di Tonino D’Orazio (1 maggio 2019)

E’ un documento. Mayday, mayday: i leader del movimento sindacale europeo mettono in guardia contro la minaccia dei populisti nelle prossime elezioni del Parlamento europeo. La Confederazione Europea dei Sindacati, (Ces), è un organismo non istituzionale perché la sua funzione non è contemplata nel Trattato di Lisbona (cioè non ha un tavolo di contrattazione). I politici del Partito Popolare e quelli del Partito Socialista Europeo non l’hanno voluta tra i piedi. E’ la controprova di quello che avrebbero combinato poi sul lavoro e il sociale. Sapevano già cosa fare. La CES rappresenta più di 60 milioni di lavoratori e si compone di 82 organizzazioni (di vario orientamento politico-sindacale), di 36 paesi europei, oltre che di 12 Federazioni sindacali industriali europee. Il cuore del mondo del lavoro in Europa, idealmente unitario. Sicuramente rappresenta il triplo di quelli iscritti ai partiti politici. Però può soltanto essere consultata in un non meno determinato “dialogo sociale” con alti e bassi. Continua a leggere

CARI COMPAGNI, SALVINI NON SI BATTE CON GLI INSULTI.

di Agostino Spataro

Il populismo di Matteo Salvini non si potrà sconfiggere con gli insulti e nemmeno con gli inciuci con i suoi degni compari M5S, ma con autentiche e convincenti PROPOSTE DI SINISTRA.
Scrivo queste poche righe da Budapest dove c’è ancora gente, lavoratori e lavoratrici che lottano contro la “democrazia illiberale” di Victor Orban e lo strapotere dei nuovi ricchi e della multinazionali straniere. Questa sensazione ho tratto ieri assistendo al corteo sindacale del 1° Maggio e ai comizi di alcuni candidati dell’opposizione. Continua a leggere

Gli USA non hanno il colpo del KO per mandare al tappeto il Venezuela

Che fara’ da grande l’UE?

di Tito Pulsinelli

Doveva essere un nuovo scoop spettacolare della macchina propagandistica del Pentagono: liberare il piu’ estremista dei capi dell’ultradestra dal carcere domiciliario in cui era ristretto, e caricarlo su un aereo che l’avrebbe espatriato. Si è trasformato in uno sconclusionato e imbarazzante tentativo fallito di conato golpista. Continua a leggere

PAOLO CINANNI. UN ALLEATO PREZIOSO DELLE NUOVE GENERAZIONI

di Peter Kammerer


Importante il suo impatto nel dibattito nazionale e internazionale sia sull’emigrazione, sia sulla questione contadina nel secolo passato. Peter Kammerer ricorda un dirigente politico, testimone, narratore e pittore nonché studioso di primissimo ordine.

Costretti all’emigrazione. Difficile immaginarsi la situazione reale nella quale vivevano allora i contadini del Sud.

 

Urbino/Roma – Paolo Cinanni (1916-1988) è una figura emblematica per capire il “secolo breve” in Italia, in particolare il rapporto Nord-Sud e l’emigrazione di massa che dal Sud d’Italia si indirizza non solo verso il Nord, ma raggiunge, si può dire, tutte le parti del mondo. Il volume Emigrazione e imperialismo (1968), l’opera principale di Cinanni, tradotto in varie lingue, porta la dedica: “A mio padre, emigrato per ben sei volte oltreoceano, che ho conosciuto all’età di nove anni e per pochi mesi soltanto, prima che morisse del male contratto nell’emigrazione” . È il riassunto telegrafico di una tragedia, ma anche di una epopea calabrese e italiana che coinvolgerà Paolo per tutta la sua vita come dirigente politico, testimone, narratore e pittore nonché studioso di primissimo ordine.

Paolo Cinanni (1916-1988)

Nato a Gerace il giorno della conversione di San Paolo, i genitori compiono tutti i riti richiesti perché il neonato acquisti la “virtù di sampaolaro”, cioè il potere di farsi ubbidire dalle serpi. Con il racconto di questo fatto e della “consacrazione” del fanciullo avvenuta anni dopo, Cinanni inizia i suoi saggi biografici Il passato presente (1986).

 

1. Emigrato a Torino

A 13 anni insieme alla madre e le tre sorelle Paolo lascia Gerace, centro della Magna Grecia e di un mondo contadino quasi pagano, per trasferirsi a Torino. Dopo il nonno e dopo il padre Paolo fa parte della terza generazione di migranti. L’impatto con la “civiltà industriale” fu crudele. Facendo il ragazzo-fattorino Cinanni vuole realizzare il suo sogno di frequentare l’Accademia navale per arruolarsi poi in marina. Il giorno stesso in cui fu accolta la sua domanda (il 24 giugno 1930) la ruota di un tram gli stritola la gamba sinistra che deve essere amputata. Riesce ancora a frequentare i tre corsi della scuola media-inferiore prima di cadere gravemente ammalato di tubercolosi. Sta per due anni in un sanatorio (1933/1934). Quando uscirà, due delle tre sorelle moriranno di tisi.

Tutta questa storia poteva finire in una delle tante tragedie migratorie anonime che non lasciano nemmeno traccia, se non ci fosse lo spirito ribelle di Paolo che resiste sia alla miseria, sia alla quotidiana aggressività xenofoba di Torino, e se non ci fosse il miracolo del suo incontro con Cesare Pavese appena tornato da un confino passato “in quella stessa costa ionica calabrese da cui ero emigrato”, racconta Cinanni . Paolo risponde alla curiosità del poeta impegnato nella rielaborazione della sua esperienza di un Sud sconosciuto, come anni dopo avverrà nell’amicizia che si svilupperà tra Cinanni e Carlo Levi. Pavese gli offre lezioni private (dopo poco tempo gratuite) per far recuperare al suo allievo la maturità classica. È l’aprile del 1936, Paolo ha 20 anni, Pavese 28. Abitano nella stessa Via Lamarmora, al numero 20 Cinanni, al numero 35 Pavese .

Dopo il 1935 nasce (politicamente) in Italia una “nuova generazione” antifascista che colpita dalla guerra d’Abissinia e soprattutto dalla guerra in Spagna cerca il contatto con il partito comunista. Cinanni è un antifascista “autodidatta” e viene arrestato nell’ ottobre 1936 per la diffusione di volantini molto ingenui sul suo luogo di lavoro negli uffici di una Assicurazione. Nell’interrogatorio la polizia gli fa tanti nomi a lui sconosciuti: Montagnana, Capriolo, Pajetta, Guaita e altri. Rilasciato, Paolo cerca a mettersi con le dovute cautele in contatto con questi e con il partito comunista della cui esistenza ha avuto conferma tanto autorevole, cosa che gli riesce grazie a Pavese e Ludovico Geymonat. Così conosce Elvira Pajetta (1887-1963), insegnante, madre di tre figli comunisti. Con uno di loro, Gaspare, che cadrà nel 1944, Cinanni stringe amicizia e con Elvira lavora a organizzare il “soccorso rosso”. Partecipa all’organizzazione degli scioperi del marzo 1943 e dopo l’8 settembre della partenza di chi va in montagna a formare le bande partigiane. Diventa commissario politico di una di queste nella provincia di Cuneo e entra in clandestinità. Poi il partito lo manda a Torino e Milano per collaborare con Eugenio Curiel nel Fronte della Gioventù. Si trova a Milano il 25 aprile per far uscire il primo giornale della liberazione mentre ancora sparano i cecchini fascisti.

Attraverso la lotta e la solidarietà il giovane calabrese ha scoperto “tutto un mondo e una umanità nuovi” . Si è pienamente “integrato” (si direbbe oggi). Dall’esperienza di una lotta comune vissuta intensamente e dalla lettura dei classici del marxismo Cinanni impara il valore di “unità operaia”, dell’integrazione dei lavoratori immigrati nella classe della quale fanno parte e della loro emancipazione in una lotta sociale e condivisa .

 

2. Ritorno in Calabria

Dopo la liberazione il partito comunista lo manda nel Sud, proprio perché figlio di contadini meridionali. Sarà un dirigente delle lotte per la terra dal 1946 al 1953 in Calabria, poi fino al 1956 in Piemonte e di nuovo al Sud dal 1956 al 1962 come segretario dell’Associazione dei Contadini del Mezzogiorno d’Italia (ACMI) e dal 1962 al 1965 come segretario di una federazione calabrese del PCI . In questo periodo e in queste funzioni ha dovuto rispondere in 38 processi “per occupazione di terre”, “istigazione all’odio fra le classi”, “sfilata non autorizzata di carri agricoli” e altre azioni considerate “delitti politici”.

„Strage di Stato a Melissa“ – dipinto di Paolo Cinanni 1979 (stampo in bianco/nero da M.C. Monteleone „La pittura di Paolo Cinanni“)

La repressione dello Stato e delle sue forze dell’ordine asservite al potere dei proprietari terrieri fu durissima. Il 29 ottobre 1949 a Melissa i carabinieri sparano sui contadini che hanno occupato le terre incolte del barone Berlingieri ammazzando Giovanni Zito di 15 anni, Francesco Nigro di 29 anni e una ragazza, Angelina Mauro di 23 anni. Ci sono 15 feriti. Il fatto, che costituisce solo il culmine di una lunga catena di azioni repressive, viene ricordato da Cinanni non solo nei suoi scritti, ma anche in un quadro bellissimo e di grande suggestione. Si trova oggi, se non sbaglio, esposto a Melissa.

Difficile immaginarsi la situazione reale nella quale vivevano allora i contadini del Sud. Quando Carlo Levi la racconta al suo rientro dal soggiorno obbligato in Lucania, incontra incredulità e ignoranza . Cristo si era veramente fermato a Eboli. Eppure già a partire dal 1943 il mondo contadino meridionale è in agitazione. Ci sono sommosse e ribellioni, masse di contadini affamati sono pronte ad occupare le terre e a “entrare nella storia”. La questione dell’emancipazione dei contadini investe tutta l’Italia. Le loro lotte per la terra e nuovi patti agrari e le loro migrazioni nelle città diventano uno dei grandi temi della letteratura italiana da Vittorini a Pasolini, da Pavese a Silone.

Il destino di questi uomini e la fine di una cultura millenaria lasciano una traccia indelebile in tutte le grandi opere artistiche dell’epoca. Politicamente la questione si presenta come necessità di grandi riforme riconosciuta da tutti i partiti democratici e perseguita con particolare impegno dal movimento operaio. Ma il progetto delle “riforme di struttura” viene travolto dal “miracolo economico” e il Sud uscito dalla miseria materiale del “sottosviluppo” non uscirà fino ad oggi dalla miseria di una economia marginale e dipendente.

Dopo i grandi “scioperi a rovescio” organizzati Comune per Comune nell’ estate 1949 e dopo i fatti di Melissa il governo non riesce più a eludere una riforma agraria. La promuove spezzettata in varie leggi (la legge Sila del 12 maggio 1950 e la legge stralcio del 21 ottobre 1950) e provvedimenti, senza che il sistema fondiario italiano subisse delle modifiche sostanziali. Infatti, “la celebrata riforma agraria si fermò ai primi espropri di circa 700.000 ettari (su una superficie di totale di 27 milioni), lasciando poi gli assegnatari privi di assistenza tecnica e di sostegno economico” .

Negli anni che seguono Cinanni, segretario dell’associazione dei Contadini del Mezzogiorno d’Italia (ACMI), arricchisce la propria visione di una grande riforma delle strutture agrarie rivolgendo la propria attenzione alla questione delle terre demaniali e degli usi civici. Con le leggi eversive della feudalità antichi diritti e forme di godimento collettivo vengono trasformate in proprietà privata moderna, ma questo processo durato tutto l’ottocento e non ancora concluso è stato caratterizzato in gran parte da usurpazioni, espropri, truffe e violazioni ai danni della popolazione contadina. Le frequenti occupazioni delle terre in anni di crisi, ritenute “spontanee” e perfino casuali, corrispondono in realtà a rivendicazioni antiche della popolazione su terre precise.

È la memoria dei contadini che guida le occupazioni diventando una leva della loro resistenza allo sviluppo capitalistico. La stessa strage di Melissa è avvenuta su un fondo assegnato dalla legislazione napoleonica del 1811 per metà al Comune, ma occupato abusivamente per intero dalla famiglia Berlingieri. La questione dei vari “residui feudali” interessa tutte le regioni d’Italia. Le “terre pubbliche” (a vario titolo) rappresentano “circa un terzo della superficie agraria e forestale del paese” . Un riordino generale del regime della proprietà fondiaria potrebbe fare di queste terre il volano di sviluppo di una moderna silvicoltura, della zootecnia, e di un nuovo rapporto tra aziende agricole e industria alimentare .

Un compito immenso mai affrontato in Italia organicamente, ma di grande attualità oggi se si tiene conto della svolta ecologica e della necessità di sistemare vasti territori abbandonati e al contempo di promuovere una agricoltura moderna e biologica. L’Italia e le sue classi dirigenti invece hanno scelto un modello di sviluppo basato sull’ emigrazione di massa, sulla devastazione chimica delle terre fertili e sul degrado di vasti territori ritenuti un “osso” da abbandonare.

Probabilmente la sconfitta di una politica delle “riforme di struttura” (riforma agraria, riforma urbanistica, riforma delle imprese pubbliche, riforma dello stato e ordinamento regionale ecc.) era inevitabile. Come anche l’esodo di milioni di contadini dalle campagne. Evitabile invece sarebbe stata la graduale rinuncia alla lotta per le riforme, in particolare la riforma agraria, in nome di un realismo politico che si sentiva appagato da successi elettorali e da compromessi siglati nel parlamento. Paolo Cinanni con la sua combattività, “testardo e cocciuto nelle discussioni” , pian piano viene emarginato (e la rimozione continua tutt’ora, se la sua attività e perfino i suoi libri vengono, cosa incredibile, sottaciuti nel recente volume di Franco Ambrogio Venti di speranza).

Dopo un periodo in Piemonte alla testa delle “passeggiate dimostrative”, cioè di blocchi stradali mobili per conquistare misure in favore dei piccoli coltivatori diretti, torna a Catanzaro per dirigere la federazione comunista. Si dimette da questo incarico nel 1965, non avendo potuto contrastare alcune candidature “trasformiste” appoggiate dai vertici del partito. Aveva lasciato già nel 1962 l’ACMI quando il PCI decise di unificare le due organizzazioni che finora rappresentavano distintamente i contadini del Nord e quelli del Sud. Trascurando la specificità della condizione contadina del Sud, l’organizzazione si è trasformata in un semplice ufficio assistenziale incapace di incidere sulla trasformazione delle campagne meridionali .

 

3. Dirigente FILEF

Su richiesta di Giancarlo Pajetta nel 1965 Cinanni lascia la Calabria e lavora per la diffusione di “Rinascita”. La sua speranza che la rivista teorica del PCI volesse anche avvalersi di “un compagno di origine proletaria e meridionale, che aveva accumulato una certa esperienza in grandi lotte di massa” viene vanificata . Rispetto ai tempi di Secchia il PCI ha cambiato (rinnovato, si dice) la sua politica di reclutamento e di formazione dei quadri. La componente operaia sopravvive solo nelle formule rituali ancora usate largamente, ma non nella realtà e non nella vita intellettuale e culturale del partito. Cambiano le forme e i contenuti della militanza e il partito non sa più che fare dell’esperienza dei vecchi compagni. Ma, ironia della storia, proprio così perderà anche il contatto con i giovani sia operai che studenti e le loro lotte di massa che esploderanno nel 1968.

Come è costume nel partito, Cinanni accetta disciplinatamente il ruolo assegnatogli. Sono “gli anni più brutti della mia vita di lavoro nel Partito” . Dopo venti anni non ha più incarichi direttivi, non fa più parte del comitato centrale del partito, ma continua ad occuparsi corpo e anima del grande tema della sua vita: l’emigrazione. Ne fa la chiave fondamentale per analizzare non solo la storia del capitalismo, ma anche la dinamica del suo sviluppo più recente e della stessa globalizzazione. In un momento in cui il partito comunista non parla più di “imperialismo” e i giovani si entusiasmano per il mito del “Che”, Cinanni pubblica il suo Emigrazione e imperialismo (1968). Una analisi di grande respiro che pochi anni dopo sarà integrata dal volume Emigrazione e unità operaia(1974).

Cinanni si rende conto che l’esodo biblico partito dalle campagne europee verso altri continenti, un esodo che ha interessato nel periodo 1851-1950 più di 50 milioni di emigranti, non è un fenomeno destinato ad esaurirsi ma che si ripeterà in dimensioni maggiori, in direzioni e in forme nuove, finché la dinamica capitalistica continua a trasformare la terra secondo le sue leggi. L’Italia per la dimensione assunta sia dalle dinamiche di espulsione, sia dalle forze di attrazione è oggettivamente un luogo privilegiato per studiare gli spostamenti di popolazione, sia l’esodo dalle campagne, sia l’afflusso nelle grandi città.

Cinanni descrive le forme storiche assunte da questi processi. Il suo rigore teorico è sempre accompagnato da esperienze concrete: l’esempio della Calabria, il suo confronto con la questione irlandese, il destino sociale dei contadini sradicati, lo sviluppo disuguale che favorisce le aree di sviluppo penalizzando le zone di esodo proprio attraverso il trasferimento di forza lavoro. Nel periodo in cui Cinanni scrive, il disegno di questi movimenti era chiaramente riconducibile ai processi di industrializzazione e all’evoluzione dei mercati nazionali di lavoro. Oggi sono cambiate profondamente sia le dimensioni quantitative, ma anche la complessità sociale dei fenomeni migratori. Una ragione in più per confrontarsi con l’opera di Cinanni. Anche con la sua particolare dimensione politica-umana.

Carlo Levi e Paolo Cinanni furono alla guida della “Federazione lavoratori emigranti e famiglie”. Fu Cinanni a pronunciare l’orazione funebre dell’autore di “Cristo s’è fermato ad Eboli”. Nella foto Levi in Lucania

Infatti, Cinanni non ha mai fatto ricerca per la ricerca. Il suo obiettivo di fondo è stato sempre l’emancipazione dei lavoratori, dare dignità a masse sradicate dalla loro terra (“quel volgo disperso e senza nome” scriveva Carlo Levi), far diventare gli stessi migranti ribelli ad una esistenza subalterna e protagonisti del proprio destino. Con questi obiettivi Cinanni si trova nel 1967, insieme a Carlo Levi, tra i fondatori della FILEF, la Federazione Italiana Emigranti e Famiglie. Compito della Federazione è tutelare i diritti dei migranti con particolare riferimento alla famiglia (si pensi ai problemi di scuola per i figli e in generale alla questione dei ricongiungimenti familiari) e contribuire alla formazione di una coscienza nella prospettiva di riscatto e unità di tutti i lavoratori.

Sono anni in cui l’emigrazione italiana va cambiando ma rimane uno dei problemi fondamentali delle società di arrivo e delle società di partenza. Si aprono nuovi spazi per l’organizzazione degli emigrati stessi appoggiata materialmente e idealmente dal mondo politico italiano e dalla chiesa. Negli anni ’60 e ’70 Cinanni diventa una figura di primo piano dell’associazionismo italiano intervenendo con grande impegno nelle campagne dei referendum “antistranieri” in Svizzera, nella promozione di una Conferenza Nazionale dell’Emigrazione che si terrà in ritardo e con pochi risultati nel 1975; nella politica sociale della Comunità europea e nelle politiche delle Regioni italiane tese a favorire il rientro degli emigrati. Insieme a Giorgio Baratta l’ho conosciuto quando i suoi libri furono tradotti in Germania; abbiamo collaborato per anni ai suoi seminari e alle sue lezioni all’Istituto di Filosofia dell’Università di Urbino; lo abbiamo visto lavorare sul testo di Pavese con Danièle Huillet e Jean Marie Straub nel film Dalla nube alla resistenza(1979). Difficile sopravalutare il suo impatto nel dibattito nazionale e internazionale sia sull’emigrazione, sia sulla questione contadina.

 

4. Questioni irrisolte

Paolo Cinanni non ha visto la fine poco gloriosa del Partito comunista e tutti i cambiamenti politici e sociali che ci costringono oggi a rivedere tutte le questioni irrisolte del ‘900. Che vengono rimosse, ma non superate. Che si presentano irriconoscibili ai nostri occhi perché vestiti in forme nuove e in dimensioni inconsuete. Basti pensare che l’Unione Europea rischia il collasso per l’impatto con flussi migratori non più classificabili secondo i vecchi criteri ma tutt’ora corrispondenti ai meccanismi creati dallo sviluppo disuguale, dalla distruzione delle campagne e dall’attrazione esercitata dalla concentrazione delle produzioni moderne. La stessa fragilità del territorio italiano che si scopre a sorpresa con ogni temporale o maltempo rimanda alla vecchia questione agraria e contadina, cioè alla mancata sistemazione delle terre demaniali e non.

La cancellazione del mondo contadino antico è solo il preludio di una distruzione generale del passato che oggi minaccia il futuro dell’umanità e lo stesso “senso umano” delle cose. Questo significa che alle nuove generazioni spetta un compito politico e culturale immenso al quale non le abbiamo preparate. Sono loro che devono scoprire le vecchie questioni per poter affrontare quelle nuove. Sono loro che possono trovare in figure come Paolo Cinanni, e nelle sue opere, un alleato prezioso.

(Il testo è stato pubblicato nella rivista ASEI 15/19 – Archivio Storico dell’Emigrazione Italiana/Edizioni Sette Città)

 

Opere di Paolo Cinanni:
Le terre degli Enti, gli usi civici e la programmazione economica, Roma, Alleanza nazionale dei contadini, 1962.
La funzione del comune rurale per il progresso dell’agricoltura, Roma, Alleanza nazionale dei contadini, 1962.
Emigrazione e imperialismo, Roma, Editori Riuniti, 1968, 1971, 1975 (trad. tedesca: Emigration und Imperialismus, München, Trikont, 1968).
Emigrazione e unità operaia, Milano, Feltrinelli, 1974, 1976 (trad. tedesca: Emigration und Arbeitereinheit, Frankfurt/M, Cooperative, 1979).
Lotte per la terra e comunisti in Calabria 1943/1953, Milano, Feltrinelli, 1977.
Lotte per la terra nel Mezzogiorno 1943/1953, Venezia, Marsilio Editori, 1979.
Il passato presente (una vita nel P.C.I.), Marina di Belvedere (CS), Grisolia Editore, 1986.
Il partito dei lavoratori, Milano, Jaca Book, 1989.
Abitavamo vicino alla stazione, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005.
Che cos’è l’emigrazione. Scritti di Paolo Cinanni, Roma, FILEF, 2016 (scaricabile in forma pdf)

 

(su Peter Kammerer, vedi qui ) Zur Person von Peter Kammerer siehe hier

Vedi anche il testo di Luigi Pandolfi e Romano Pitaro „Quando Paolo Cinanni, il nemico numero uno del latifondo, fu isolato dal PCI.“ nel sito Calabriaonweb.it

Per Cinanni pittore vedi il saggio di Maria Carmela Monteleone „La pittura di Paolo Cinanni

 

 

FONTEhttp://cluverius.com/paolo-cinanni-un-alleato-prezioso

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