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Europa

Questa categoria contiene 1144 articoli

Tutti ne parlano, nessuno li vede: “Quelli che se ne vanno”

Per il giorno della Festa del Non Lavoro ci è sembrato utile dare spazio a “Quelli che se ne vanno” non solo per analizzare la portata del fenomeno, inedito in alcune sue sfaccettature, ma per dare uno sguardo più imparziale a quello che rimane. Dopo dieci anni di crisi economica e politica abbiamo dato tanto spazio alle conseguenze, i populismi, la crisi della sinistra, qui ci interessa anche analizzarne le cause. Se qualcuno può avere dei dubbi se dopo le elezioni del 4 marzo si sia prodotta o meno, ancora una volta, la frattura storica tra Nord e Sud Italia; è vero che il Nord ha paura di aver perso ormai quegli elementi che lo distinguevano, che lo facevano area industriale, “sviluppata”[1], all’avanguardia dando, a nostro avviso adito, a fenomeni di sclerosi collettiva. Il Nord che ha paura di farsi Mezzogiorno.

 


 

Il libro di Enrico Pugliese[2], “Quelli che se ne vanno” analizza l’emigrazione italiana. Quella di cui tutti parlano e nessuno presta attenzione veramente, forse sperando che sia un fenomeno transitario. In questi ultimi anni, i politici di ogni provenienza l’hanno salutata come un fenomeno positivo di integrazione europea apponendo firme su firme ai vari trattati europei dal processo di Lisbona a quello di Bologna. In effetti, per loro, meglio milioni di giovani sparsi tra Francia, Inghilterra e Germania che milioni di disoccupati concentrati nel paese di origine. Se qualcuno ne ha parlato si rimproverava la cosiddetta fuga dei cervelli. Le menti più geniali e brillanti d’Italia hanno preferito spendersi altrove perchè troppo poco valorizzate e salariate. Verissimo, ma dai dati statistici sembra che questi siano solo il 30% dei giovani che lasciano il paese. Il 70% hanno un livello di istruzione inferiore alla laurea. Il testo ci spiega perchè l’emigrazione italiana verso il Nord o all’estero è, invece, per la maggioranza proletaria.

Ma prima di andare a fondo sulla composizione, a proposito di statistiche, il testo ci suggerisce come nella migliore tradizione italiana che i dati forniti dall’Istat appaiono sottostimati perchè si basano sulle cancellazioni alle anagrafe degli emigrati. Ci sono delle differenze sostanziali, infatti, se si mettono a confronto i dati Istat e quelli dei paesi di arrivo. Come sootolinea Pugliese, dal confronto risultano valori superiori al 400%. Secondo i dati Istat tra il 2008 e il 2016 hanno lasciato l’Italia circa 700.000 persone che probabilmente superano il milione se il dato Istat non fosse sottostimato. Ogni anno partano sempre più persone e ne tornano sempre di meno. L’Italia è all’8°posto della classifica mondiale per numero di emigrati preceduto da paesi enormi come la Cina e l’India e da paesi colpiti dalla guerra come la Siria.

Ma chi sono questi emigranti? La maggior parte sono giovani che a differenza della grande emigrazione intereuropea del secolo scorso sono alla loro prima esperienza lavorativa. La regione capofila da dove provengono gli emigranti è settentrionale, la Lombardia, da poco raggiunta dal Lazio. Un fatto inedito che da un lato vuol dire che l’emigrazione proviene anche dalla forte crisi dei distretti industriali del Nord, dall’altra che si è prodotta, secondo il sociologo, una sorta di emigrazione di rimbalzo. I Meridionali vanno nelle regioni del Nord come tappa intermedia per poi r-emigrare in Europa. Il Mezzogiorno come in passato continua ad avere “il ruolo di area fornitrice di manodopera necessaria per lo sviluppo delle altre regioni e per paesi stranieri allo stesso modo di mezzo secolo addietro all’epoca delle grandi migrazioni intereuropee quando a trainare l’economia e ad attirare immigrati era lo sviluppo industriale nella sua fase fordista”.

Ci sono delle differenze importanti da sottolineare. La prima che se, all’epoca, il lavoro degli emigrati ha trascinato il Sud permettendo l’uscita di queste regioni dalla miseria contadina, oggi, questo non è assolutamente dato. Nei paesi europei i giovani lasciano precariato per trovare altro precariato. Gli emigrati italiani sono quella componente della classe sulla quale si scaricano le difficoltà del mercato del lavoro delle economie avanzate. Sono i primi ad essere espulsi nei momenti di crisi. Infatti, l’Europa domanda lavoro a basso livello di produttività, a basso costo di lavoro e con una maggiore flessibilità. La maggior parte degli emigrati raggiungono l’Inghilterra, la Germania e la Francia. Tutti e tre i paesi fanno largo uso di contratti flessibili. In Inghilterra gli stranieri vengono assunti con il cosiddetto contratto a zero ore, in Germania con i mini jobs mentre in Francia sono recenti le riforme che deregolarizzano il mercato del lavoro, oggetto di grossi conflitti negli ultimi anni. Inoltre, è appurato da alcuni recenti studi che nei paesi europei, compreso il nostro, si è consolidata una discriminazione dal punto di vista lavorativo dell’origine nazionale. I settori dove per lo più sono occupati gli Italiani sono quelli della ristorazione e della sanità.

Il testo argomenta senza chiarire fino in fondo le motivazioni dell’emigrazione. Da spunti di ricerca da questo punto di vista. I motivi che rintraccia il libro sono diversi tra gli emigrati altamente scolarizzati e quelli che non lo sono ma un fattore sicuramente li accomuna: l’elevato livello di disoccupazione che ha spinto alla partenza più di ogni altro driver.

Lo Svimez aveva già avvertito dello tsunami demografico che stava portando questa emigrazione di massa dal Meridione d’Italia composta da proletari tanto quanto da cervelli in fuga. A differenza delle emigrazioni del ‘900, nei prossimi anni il meridione supererà il Nord per il basso tasso di natalità. Da questa emigrazione non ci sarà un ritorno di ricchezza né dal punto di vista delle risorse monetarie, né dei cervelli, né dal punto di vista dello “sviluppo”.

Dal libro che consigliamo di leggere, ci sorgono alcune riflessioni che sicuramente hanno necessità di essere approfondite. Il Nord Italia ha subito negli ultimi dieci anni quello che da sempre è stato il destino del Meridione. In pratica i meridionali hanno contribuito non solo allo sviluppo delle regioni settentrionali lavorando nelle fabbriche del Nord e partecipando al movimento operaio con tutto quello che ha comportato in termini di emancipazione sociale ed economica ma hanno contribuito anche attraverso le rimesse al miglioramento delle condizioni delle aree di partenza. Siamo stati il motore dello “sviluppo” dell’Italia intera. Il fattore su cui è necessario fare una riflessione è il seguente. Noi abbiamo contribuito in maniera forzata ad una modernità che non abbiamo scelto.

Ma nel ’92, dopo lo smantellamento progressivo della classe operaia avvenuto già in precedenza, lo Stato, la classe padronale e i sindacati hanno deciso di fare un patto e di trasferire progressivamente le risorse dal lavoro al capitale. Questo vuol dire che in Italia, al Sud come al Nord, non si fanno investimenti pubblici e/o privati in innovazione e tecnologia da allora. Alcune tesi economiche sostengono che se il costo del lavoro è basso non c’è nessun motivo per cui si debba investire in tecnologia. Quindi al di là delle paventate tesi sulla digitalizzazione, industria 4.0 ecc ecc, l’Italia è il paese della terza Europa di recente sorpassato anche dalla Spagna. Questo mancato investimento ha portato da un lato alla deindustrializzazione, all’esternalizzazione, ad una struttura produttiva obsoleta e agli scalini più bassi della gerarchia produttiva europea, dall’altro a subire la crisi come non mai che ha prodotto alti livelli di disoccupazione e l’emigrazione forzata. Come i paesi “sottosviluppati” per il mondo noi siamo i “sottosviluppati” d’Europa.

E allora una provocazione sorge necessaria: nordici come ci si sente ad essere i meridionali d’Europa? Il bisogno di sovranità leghista, la paura degli immigrati che arrivano in Italia, il bisogno di rimarcare ancora una volta la differenza con il sud[3] da dove arriva? Dalla sensazione di essere gli ultimi data dall’impoverimento generale e da questo punto di vista l’emigrazione ne è una conseguenza. Oggi come allora il problema è rifiutarsi di essere subalterni nel sistema capitalistico e nei nuovi assetti che questo si è dato. La meridionalizzazione diffusa del paese ci dovrebbe costringere a guardare a Sud e alle sue pratiche di resistenza passate e si spera future con più interesse. Se c’è però una aspetto che non convince di alcune tesi che vogliono fare del meridione un caso isolato è la seguente. Gli Operai di fronte al Capitale chi erano se non i meridionali di fronte al Capitale? Se una lezione l’operaismo ci ha dato è quella del soggetto che muove e si scontra, mette a nudo il capitale e i rapporti di produzione che questo sia operaio o meno. Allora lo era. Pensare di non aver fatto parte di questa storia non è possibile. Il Sud nel suo “sottosviluppo” voluto e indotto ne faceva parte interamente. Siamo stati e continuiamo ad essere parte di quella classe disgregata che viene strappata ai propri territori di origine a seconda delle esigenze del capitale. Resistere nei territori a questa usurpazione, a questo colonialismo che crea queste premesse è sacrosanto capirne le modalità sta nel soggetto che pratica resistenze e sfida il capitale.

Il testo “Quelli che se ne vanno” che ha suscitato queste riflessioni aiuta a chiarire ancora di più la gerarchia che ha creato il capitale dopo la crisi del 2008. Quella stessa che temevamo quando nello stesso anno abbiamo occupato le università di tutta Italia. La crisi si è dispiegata, ha approfondito i processi che erano già in atto e ci ha collocato in un certa posizione subalterna. Il punto sta proprio qui cogliere questa subalternità oggi, la dove il capitale non investe ma depreda. La dove non “sviluppa” ma indebita, la dove inquina e devasta i territori, la dove crea le condizioni per l’emigrazione di massa. Il tutto nella gerarchia globale della divisione del lavoro all’interno della quale, non ci siamo dimenticati ma meritano diversa trattazione, vanno inclusi gli immigrati che arrivano nel nostro paese e il ruolo delle donne nella riproduzione sociale. Tutti spunti aperti su cui dissentire, approfondire, dibattere. Buona lettura e buona festa del non lavoro. Qualsiasi cosa essa significhi oggi.

 

1 I termini “sviluppato” e “sottosviluppato” li metteremo tra virgolette per sottolineare il punto di vista capitalista del loro significato non certo il nostro

2 Pugliese E. Quelli che se ne vanno, il Mulino, Bologna, 2018. Enrico Pugliese è professore emerito di Sociologia del lavoro della Sapienza ed è stato direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR

3 Ad esempio con tutta la retorica prodotta all’indomani del voto sul reddito che vederebbe ancora una volta i meridionali tacciati come scrocconi. Oppure la diffusione delle fake news sulle file per il reddito agli sportelli all’Inps ecc ecc

 

FONTEhttps://www.infoaut.org/approfondimenti/tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno

 


Leggi anche:

https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20180426/281565176370226

https://www.hoepli.it/libro/quelli-che-se-ne-vanno/9788815274847.html

https://www.laverita.info/emigrazione-le-cifre-maurizio-belpietro-2563308289.html

 

ASCOLTA:

http://www.radioarticolo1.it/audio/2018/05/21/36304/quelli-che-se-ne-vanno-la-nuova-emigrazione-italiana

 

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/04/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-ac89801a-fac8-46a8-979d-2aa6eed13882.html

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Pillole economiche dal mondo (7)

di Tonino D’Orazio.

Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

L’ideale europeo di mobilità del lavoro: una guerra tra poveri su scala europea

L’ultimo studio dell’Eurostat sulla mobilità del lavoro in Europa lancia l’allarme: nonostante la fame generata dalla crisi e le umiliazioni inflitte da disoccupazione e precarietà, i senza lavoro italiani sono restii ad abbandonare il loro Paese per trovare un’occupazione all’estero. Solo 7 disoccupati su 100 si dicono disponibili a lasciare l’Italia per cercare lavoro in un altro paese europeo. Il dato preoccupa le istituzioni comunitarie per un motivo preciso: l’Europa che hanno in mente è un enorme mercato, ed il lavoro deve comportarsi come tutte le altre merci, spostandosi lì dove ne emerge il bisogno. Continua a leggere

23-26 maggio 2019: ci sarà ancora la Ue?

di Roberto Musacchio

In Italia sarà domenica 26 maggio 2019. Ma si comincerà a votare per il nuovo Parlamento Europeo dal 23. Così ha proposto il Consiglio Europeo e così ha ratificato l’aula di Strasburgo.

Un’aula, quella che si riunisce tra Bruxelles e Strasburgo, che dopo potrebbe essere del tutto irriconoscibile rispetto a quella di oggi.

Le varie elezioni nazionali hanno messo in mostra una destrutturazione dei vecchi sistemi politici. E ora i pezzi del puzzle potrebbero ricomporsi a livello europeo in una forma del tutto nuova, mai vista.

Di sicuro non ci saranno gli Inglesi e questo peserà molto a danno dei socialisti e metterà in crisi il gruppo riformisti conservatori alimentato dai tories.

Il ciclone Macron proverà a fare come in Francia spazzando via ciò che c’era mettendo “en marche” anche l’Europa. In realtà in Francia Macron ha anche molto riciclato il vecchio e probabilmente si appresta a farlo anche in Europa con l’ambizione di scalare le posizioni della classifica dei gruppi. Altro colpo per i socialisti. Problemi anche per verdi e liberali. “Opportunità” e dover scegliere per Pd e cinquestelle.

I Paesi di Visegrad, l’alleanza di destra che viene dall’Est, proveranno anche loro a contare molto di più. Se si guarda a voti come quello della Repubblica Ceca con un miliardario comunicatore arrivato primo e capace di smontare i vecchi partiti si può pensare che anche quest’area mixera’ vecchio e nuovo.

Il Nord Europa è anch’esso scosso da venti come si è visto col voto olandese anche se mostra maggiore stabilità sia pure assai euro scettica.

La Germania arriverà, forse, con una grande coalizione diventata piccola. Con la destra dell’Afd che minaccia di superare l’Spd in crisi verticale. Con un dibattito sull’uscita dall’Euro alimentato da destra. Cercherà di rimanere il perno della “instabile stabilità” di questi anni ma ora il pendolo sta sulla instabilità.

Dal Sud arriva la Grecia di Tsipras che ancora tiene il timone nonostante le tempeste. Il Portogallo di un buon, e unico, governo socialista appoggiato dalle sinistre. E la Spagna del conflitto catalano che Rajoy “usa” per coprire gli scandali e la crisi del sistema politico mai veramente liberato dal franchismo.

La “governance” del pilota automatico ha “tirato a campare” che, come diceva Andreotti, è meglio di tirare le cuoia. Contando sulla “forza” di un impianto che appare arcigno.

È quello dell’Europa reale, della UE dei trattati liberisti, delle pratiche ademocratiche, della austerità. Che pendola tra Troika e intergovernativismo. In questi anni ha provato a proporre una autoriforma del tutto in continuita’, con i vari documenti dei vari Presidenti, e sempre intorno a logiche quali il ministro delle finanze europeo super gestore della austerità.

Ma il vero cambiamento sarà affidato ai rapporti di forza. Se le campagne elettorali saranno probabilmente impostate sullo “scontro” “europeisti” contro “sovranisti” si può ragionevolmente pensare che invece il nuovo asse di comando potrebbe essere realizzato tra le due destre.

Quella liberista e quella sovranista. Terreno di compromesso la geopolitica e la guerra ai migranti. La geopolitica che chiede alla UE di far fronte alla fase della “globalizzazione nazionalista” messa in scena da Trump, da Putin, da Erdogan e compagnia bella. La UE diventerebbe una super nazione tra le altre.

Certo questa strada ha molte contraddizioni interne a partire dalla Brexit e dall’odio amore Germania Francia. Ma Macron, se si guarda alla sostanza, persegue questa ipotesi.

Su cui si può ben incontrare, per stare all’Italia per come è uscita dal 4 marzo, con Di Maio ma in fondo anche con Salvini.

Appunto, l’Italia. Come ci arriverera’ a questo appuntamento? In realtà la questione Europa pesa già nella formazione del nuovo governo. Ma le elezioni saranno in una fase già nuova

Sarà bene cominciare a pensarci. Nelle ultime elezioni europee la sinistra ha proposto la novità di una lista che chiamava direttamente alla battaglia per liberare l’Europa. Purtroppo questa battaglia, fondativa di una nuova fase storica, non ha fatto passi in avanti. Ne’ come lotte. Ne’ come mobilitazione intellettuale.

Ma resta fondamentale. Le sinistre radicali europee nel crollo socialista sono un punto di tenuta. Ma l’aspirazione a liberare l’Europa deve avere un nuovo slancio. Centrali sono due temi. Il ricostruire la democrazia che questa UE nega. Il secondo è il rapporto con i migranti come questione chiave del capitalismo e della civiltà contemporanei.

Per muoversi in questa direzione è evidente che occorre una rottura dell’attuale costruzione. L’Europa che serve non è la UE ma una nuova comunità democratica tutta da conquistare.

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

DISINFORMAZIONE, STATI ELIMINATI, EMIGRAZIONI E STRUMENTALIZZAZIONI: Un rappresentante dell’Islam scita intervista Fulvio Grimaldi

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

 di Hamza Biondo

Raccontare la realtà è il suo mestiere, lo fa da quando aveva vent’anni, ha iniziato scrivendo sul taccuino con la biro, adesso usa la cinepresa e il computer, ma la passione è la stessa. Fulvio Grimaldi ha girato il mondo, presente nei luoghi e momenti cruciali, per documentare le crisi e raccontare storie di uomini, ingiustizie, speranze. Il mestiere di reporter imparato sul campo, lontano dai comodi alberghi per giornalisti embedded e senza dipendere troppo dai comodi escamotages offerti dalla tecnica. Una professione maledetta, in via di estinzione, Grimaldi ha difeso la necessità morale di “andare sul posto”. Continua a leggere

Pillole dal mondo (6)

di Tonino D’Orazio

Rinforzare le banche con i soldi dello stato non serve. (Agenzia Reuters 23/04/2018). “La Banca Centrale Europea (BCE) a preso in considerazione la proposta di rinunciare a imporre regole che avrebbero obbligato le banche a costituire riserve supplementari per coprire lo stock dei prestiti non rimborsati, visto le reazioni negative suscitate da questa iniziativa, ma che comunque nulla era ancora stato deciso”. Continua a leggere

Siria: Corbyn e Mélenchon contro l’attacco alla Siria. Cuba, Bolivia, Venezuela condannano l’azione

Esponenti di quella sinistra che non ha abbandonato il pacifismo

In un’Europa drammaticamente allineata alla linea guerrafondaia del trio Trump, May, Macron, emergono alcuni leader politici che continuano a portare avanti alcuni concetti fondamentali come il rispetto del diritto internazionale e la salvaguardia della pace. Una circostanza non scontata visto il clima neomaccartista che si è venuto a creare sulle due sponde dell’oceano Atlantico.

Tra questi vi è sicuramente il laburista inglese Jeremy Corbyn. Lo storico esponente della sinistra britannica già prima dell’attacco quando iniziava a risuonare l’eco dei primi tamburi di guerra aveva ammonito le potenze occidentali dal non compiere atti unilaterali e contrari al diritto internazionale, oltre che al buon senso. Continua a leggere

Guerra in Siria, ecco perché l’Italia non deve cascarci di nuovo (almeno stavolta)

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di Fulvio Scaglione

Il nuovo Governo nascerà, forse, a causa dell’urgenza bellica. Ma la nostra eventuale partecipazione alla guerra siriana è sintomo che non sappiamo stare nelle alleanze. Vedi i precedenti disastrosi di Iraq e Libia, e non solo

Adesso forse sì che avremo un Governo, visto che ci dobbiamo attrezzare alla guerra di Usa-Francia-Regno Unito alla Russia per interposta Siria. Un Governo del Presidente, magari, con tutti dentro, perché l’ora è solenne, il Paese non può restare senza guida, il funzionamento delle Camere e bla bla bla. Il che, naturalmente, equivale ad ammettere che l’Italia la governano altri e che l’agenda di Washington ci mette in riga anche quando siamo divisi su tutto. Ma pazienza. Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo, com’era scritto nelle pagine dei Promessi sposi che lo stesso Manzoni aveva definito “la notte degli imbrogli e dei sotterfugi”. Continua a leggere

La debàcle occidentale in Siria secondo i russi


Per un paese sovrano e neutrale


Gli straordinari tweets di Trump

di Tonino D’Orazio

Incredibile. Mai vista una strategia militare in cui uno dice:“sto arrivando con i missili nuovi e belli” affinché l’altro si possa preparare. Sembra una scenetta da teatro dell’arte con Capitan Fracassa. Trump non è completamente stupido e sembra quasi prevenire la Russia che per “la forma” deve colpire la Siria. Né strategicamente, conoscendo la determinazione e l’armamentario russo, può pensare di inviare una semplice fregata con quattro barchette d’appoggio. Ovviamente il dispiegamento hollywoodiano vero deve ancora avvenire. Stessa cosa per Macron, con una semplice fregata. Un po’ più insidiosa e nascosta la cugina May con un sommergibile visto che i loro aerei, non all’altezza, sarebbero in grave difficoltà. Pur di non toccare gli americani sono loro a rischiare i primi effetti collaterali come anelli deboli. Continua a leggere

In crisi l’impero americano d’Occidente

di Manlio Dinucci

La guerra dei dazi scatenata dagli Usa contro la Cina e le nuove sanzioni contro la Russia sono segnali di una tendenza che va oltre gli attuali eventi. Per comprendere quale sia, si deve risalire a una trentina di anni fa. Nel 1991 gli Stati uniti, usciti vincitori dalla guerra fredda e dalla prima guerra del dopo guerra fredda, quella del Golfo, dichiarano di essere rimasti «il solo Stato con una forza, una portata e un’influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali» e che nel mondo «non esiste alcun sostituto alla leadership americana». Fidando sull’egemonia del dollaro, sulla portata globale delle proprie multinazionali e dei propri gruppi finanziari, sul controllo delle organizzazioni internazionali (Fmi, Banca mondiale, Wto), gli Stati uniti promuovono il «libero commercio» e il «libero movimento di capitali» su scala globale, riducendo o eliminando dazi e regolamenti. Sulla loro scia si muovono le altre potenze dell’Occidente. La Federazione Russa, in profonda crisi dopo la disgregazione dell’Urss, viene considerata da Washington facile terra di conquista, da smembrare per meglio controllarne le grandi risorse. Continua a leggere

“Occidente / Oriente LA FRATTURA”

Nuovo libro di Agostino Spataro

Dedicato ad Aldo Moro e a Enrico Berlinguer

 

(In copertina: soldati Usa all’assalto della Ziqqurat di Ur durante l’aggressione all’Iraq. Il monumento, innalzato dai Sumeri intorno al 2000 a.C., era consacrato al Dio Luna e simboleggiava l’unione cosmica tra Terra e Cielo, tra uomini e dei. Foto da Google)

 

 

Introduzione

La frattura, le fratture

1…           Questo lavoro ha uno scopo prevalentemente archivistico, ma vuole essere anche una  testimonianza del travaglio che stiamo vivendo in questa lunga e confusa fase di transizione dal vecchio al nuovo ordine internazionale. Continua a leggere

Siria, la guerra non deve finire

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di Tommaso Di Francesco

Medio Oriente. Chi guadagna dall’accusare Damasco di un presunto attacco al gas nervino o al cloro? Per rispondere bisogna sottolineare tre elementi: i due cosiddetti attacchi precedenti; l’attuale crisi di legittimità di Trump, lo scatenatore di dazi sotto tiro ancora per il Russiagate; il ruolo di Israele mentre gioca con prepotenza criminale e altrettanta impunità al tiro al piccione con le vite dei civili palestinesi a Gaza. Continua a leggere

L’Unione Europea e le fake news

Tonino D’Orazio 9 aprile 2018.

Un vero pantano definire giuridicamente cosa sono esattamente le fake news. Già da gennaio un gruppo di 39 esperti provenienti dalla “società civile”, dalle piattaforme dei media sociali, da organi di stampa, giornalisti e universitari si riunisce perché deve consigliare l’Unione Europea sulle misure politiche da individuare per contrare le fake news e la disinformazione.   Continua a leggere

Appello della Lista No Nato per fermare la guerra imperialista in Siria

Gli Usa, il Regno Unito, la Francia, Israele, con la Nato al seguito, dopo averlo minacciato, preparano un attacco alla Siria, Stato arabo laico, democratico e socialista  ancora in piedi dopo 7 anni di aggressione e massacri, attacco che inevitabilmente coinvolgerà i suoi alleati, russi, iraniani e Hezbollah e non potrà non provocare reazioni e  culminare in una catastrofe planetaria, addirittura nucleare. Continua a leggere

Tre proposte per ridurre il rapporto debito pubblico/PIL

di Enrico Grazzini

Tutti gli economisti e i politici riconoscono che il più grave e urgente problema che soffoca l’economia italiana è l’eccesso di debito pubblico. Tutti sono concordi: se il debito pubblico continua a crescere con questa dinamica diventerà insostenibile. La crescita reale del PIL italiano è attualmente di 1,5%, l’aumento dell’inflazione è pari a 0,8%, quindi la crescita nominale è del 2,3%, mentre gli interessi che paghiamo ai mercati finanziari sono pari a oltre il 3% del PIL. L’Italia produce ogni anno più debito che reddito. Come risolvere il problema ed evitare una crisi verticale dell’economia italiana?

Questo articolo si propone di esporre e di suggerire alcune possibili soluzioni mirate a diminuire il debito pubblico italiano e, più precisamente, a ridurre il rapporto debito/PIL. Continua a leggere

I “dilettanti” battono gli esperti

di Carlo Clericetti

Il duo Di Maio – Salvini ha condotto la partita sulle presidenze delle Camere, battendo Berlusconi mentre il Pd restava fuori campo. Prova di una futura alleanza di governo? Poco probabile: chi accettasse di fare il “socio minore”, come posizione nella leadership o rinunciando e punti caratterizzanti del programma, al prossimo voto la pagherebbe cara. Quanto al Pd, forse Renzi aspetterà che le oggettive e serie difficoltà che attendono il governo, qualunque sia, gli permettano di presentarsi al prossimo giro dicendo “con me andava meglio”

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Le idi di Marzo della politica italiana

di Antonio Lettieri

Rivoluzionato il quadro dei partiti e bocciato la politica dell’eurozona: dopo la democratica rivolta elettorale del 4 marzo è tempo di rovesciare la strategia fallimentare adottata dai passati governi. Un compito tutt’altro che facile, ma anche un’occasione da non perdere. Continua a leggere

Non chiamatela soltanto «fuga dei cervelli». L’ultimo numero della Rivista delle Politiche Sociali dedicato alla nuova emigrazione italiana.

di Stefano Cecconi

Negli anni della crisi è tornata a crescere l’emigrazione italiana. Ma quella odierna ha tratti diversi e alcune peculiarità che la rendono ben diversa rispetto al passato. Se ne parla nel n. 4/2017 della Rivista delle Politiche Sociali

Il numero 4/2017 de La Rivista delle Politiche Sociali, a cura di Enrico Pugliese e Stefano Boffo, dedica la sezione Tema alla crescita dell’emigrazione degli italiani all’estero. Un fenomeno che credevano fosse relegato al nostro passato, ma che invece è ripreso da alcuni anni. Causato certamente dalla crisi, si connota tuttavia per le dimensioni e alcuni aspetti peculiari, come un vero e proprio nuovo ciclo dell’emigrazione italiana. Continua a leggere

La missione italiana in Niger si insabbia prima di partire

 

di Andrea Vento

Avevamo già denunciato a fine anno attraverso queste pagine (https://cambiailmondo.org/2017/12/28/la-mia-africa-la-missione-italiana-in-niger/) i rischi della missione militare italiana in Niger individuandone le non indifferenti criticità. Provammo ad entrare nel merito dell’intervento stesso, apparso sin dall’inizio agli analisti di questioni militari incongruente rispetto al fine di bloccare i flussi migratori a sud del confine libico ma, ne evidenziammo anche l’inadeguato iter legislativo, in quanto approvata dal governo il 27 dicembre a poche ore dal decreto presidenziale di scioglimento del parlamento e convertita in legge con ampia maggioranza bipartisan alla Camera (ormai sciolta) il 17 gennaio. Una missione che dovrebbe portare in Niger 140 soldati entro giugno per poi raggiungere a pieno regime le 470 unità con una spesa per le casse dello stato di 50 milioni di euro annui. Continua a leggere

“L’Italia espelle diplomatici russi in servile ossequio alla fedeltà atlantica e sulla base di fake news!”

Dal comunicato della Rete NoWar:

“L’Italia espelle diplomatici russi in servile ossequio alla fedeltà atlantica e sulla base di fake news!”

Con l’affare Skripal, la Gran Bretagna aizza la Guerra Fredda. Orchestra una grossolana montatura contro la Russia e poi, all’unisono, quasi tutti i paesi della NATO espellono “per solidarietà” oltre 100 diplomatici russi. Eppure la GB ha emesso un verdetto senza prove, senza inchiesta indipendente, senza far vedere i rilievi del laboratorio. Un linciaggio bell’e buono. Continua a leggere

Pillole economiche 3-4: dis-ordine mondiale in fibrillazione.

di Tonino D’Orazio

Pillole economiche dal mondo (3 – 15 marzo 2018)

Che bellezza la globalizzazione! A volte però sembra un boomerang. Possibile che solo quello “scemo” di Trump abbia capito qualcosa? Li Shufu, miliardario cinese e padrone dell’industria cinese di automobili Geely, dopo essere diventato proprietario della Volvo (al 100% dal 2010), ha acquistato in segreto, con 7,2 miliardi di euro, il 10% della Daimler-Mercedes, (diventandone il primo azionista), la quale, a sua volta è partner in una alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi Motors che viene, a questo punto, non poco scombussolata. La Daimler è numero uno mondiale per macchine di lusso, da competizione e per ricerca, e primo anche nei mezzi pesanti di trasporto. Una bella preda di alta tecnologia. Continua a leggere

Stephen Hawking e Hamas: come uno scienziato ha preso la parola a favore dei palestinesi

Nel 2006 il fisico, morto mercoledì, incontrò il primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma auspicò colloqui tra Israele ed Hamas dopo la guerra contro Gaza del 2008-09

Mercoledì si sono resi omaggi al famoso fisico inglese Stephen Hawking – ricordandolo non solo per la genialità della sua mente come scienziato, ma anche come appassionato attivista che ha prestato la propria impareggiabile voce a cause come il diritto dei palestinesi a resistere e per chiedere la fine della guerra in Siria. Continua a leggere

Roberto Musacchio: considerazioni sul voto del 4 marzo

di Roberto Musacchio

Accade in Italia ciò che era già accaduto in Francia. Quelli che dovevano essere i protagonisti delle presidenziali francesi, l’uscente Hollande e il nuovo astro gollista Fillon, non arrivano neanche al voto o al ballottaggio. Hollande addirittura si ritira. Fillon viene azzoppato. E un intero sistema politico viene giù come un mazzo di carte. Da quel mazzo salta fuori il jolly Macron che spariglia i giochi. A contrastarlo una destra che va oltre i suoi limiti storici e un Melanchon che a sua volta spariglia a sinistra, e la sinistra stessa. Continua a leggere

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