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L’appello di 32 economisti: “No all’Esm se non cambia la logica europea”

I governi europei stanno discutendo due importanti riforme ed entrambe, per come al momento sono strutturate, possono avere per l’Italia conseguenze molto gravi.

Quella che è giunta alle ultime battute e dovrebbe essere approvata entro breve riguarda l’European Stability Mechanism (Esm), il cosiddetto Fondo salva Stati. Questo Fondo, istituito nel settembre del 2012, dovrebbe intervenire in soccorso degli Stati che si trovassero in grave difficoltà. L’aiuto agli Stati in linea con i parametri stabiliti dalle regole del Fondo non richiede particolari requisiti, mentre per quelli non in linea è previsto solo a patto di pesanti condizionalità, tra le quali giudizi sulla sostenibilità del debito e sulla capacità di rimborsarlo, in seguito ai quali può essere richiesta allo Stato in questione una ristrutturazione del debito. Continua a leggere

MES: Una riforma inutile e dannosa

Viste le origini e l’assetto del MES, occorre valutarne le prospettive in vista della imminente scadenza prevista per l’ipotesi di revisione.

Il testo che riforma il Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è stato approvato dall’Eurogruppo nel giugno del 2019 e dovrà ora essere adottato ufficialmente dai Capi di Stato e di Governo dell’Area Euro nel Dicembre di quest’anno. Ci troviamo quindi ad uno stadio molto avanzato del processo decisionale ed i margini per eventuali modifiche del testo sono molto risicati. L’Italia potrebbe quindi trovarsi di fronte ad uno scenario “prendere o lasciare”. Continua a leggere

Una domanda alle Sardine: il nemico è il populismo o l’ingiustizia sociale?

di Tomaso Montanari

Tutto ciò che va contro Salvini, tutto ciò che riporta in piazza la gente dalla parte giusta, va bene: giusto pensarlo e giusto dirselo. Ma lo strepitoso successo delle Sardine comporterà infine un’erosione elettorale della destra, o alla fine lascerà intatte le ragioni di quel consenso? Una domanda ineludibile: e che vale sia sul brevissimo termine delle elezioni emiliane, sia su quello più medio-lungo. Perché è evidente che un altro mandato di Bonaccini sarà probabilmente meno peggio di un’Emilia Romagna nera, ma, se poi Bonaccini governerà come finora ha governato, la Lega non potrà che crescere ancora, e infine vincere (e lo stesso discorso vale per la Toscana). Continua a leggere

Mes: spinge al default. Il Governo non ha mandato a firmare, riconosca la funzione del Parlamento

di Stefano Fassina

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) non è nel programma sul quale il Governo Conte ha avuto la fiducia di Camera e Senato. Il Pd eviti forzature. Sul Mes, il Parlamento italiano non “si è svegliato tardi”. Al contrario, il 19 Giugno scorso, ha impegnato in modo molto chiaro il governo a “render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato.” Come noto, il Parlamento non è stato chiamato a pronunciarsi nel merito. Non vi può essere stata, quindi, nessuna determinazione definitiva, né può esservi il 13 Dicembre. Senza ulteriori drammatizzazioni, il governo riconosca che non ha avuto e non ha il mandato per firmare il Trattato. Si impegni per riaprire il negoziato, in stretto rapporto con gli altri due capitoli del “pacchetto”: l’Unione bancaria e lo strumento di bilancio per l’euro-zona. Poi, si metta il Parlamento nelle condizioni di fare un’approfondita valutazione complessiva. Continua a leggere

Fondo salva stati, unione bancaria, Fiscal compact: non farsi impressionare dal fracasso leghista e chiedere le modifiche necessarie

di Alfiero Grandi

Fiscal Compact con le connesse direttive, sistema bancario europeo e fondo salvastati – Mes – sono aspetti tra loro legati. Valutarli divisi può portare solo guai. Le sceneggiate e i toni aggressivi della Lega e del resto della destra in parlamento, da scontro frontale, sono strumentali e servono a coprire i loro stessi errori. La rissa della destra non deve impressionare e tanto meno spingere ad una posizione arroccata, impedendo un’esame equilibrato di queste misure. Ci sono già state esperienze negative per avere affrontato con leggerezza e approssimazione le trattative per accordi a livello europeo su materie finanziarie ed economiche. Stracciarsi le vesti solo dopo è un atteggiamento che non ci possiamo permettere. Continua a leggere

L’incubo del Mes sul nostro prossimo futuro

di Francesco Piccioni

Ci scuserete se torniamo ancora sulla “incredibile” vicenda del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, che sta per essere approvato tra pochi giorni da tutti i membri dell’Unione Europea. In fondo, riguarda “soltanto” il brutto futuro che attende tutti noi (meno qualcuno). Però vi tranquillizziamo: questa volta non parleremo di “tecnica economica”, ma di politica. A un livello speriamo superiore rispetto alle sciocchezze che ci propina quotidianamente l’informazione mainstream. Continua a leggere

La UE non val bene un MES

di Roberto Musacchio

Come un sol uomo, gli uomini del PD preposti alla guardia all’ortodossia scattano a difesa del MES.

Siano ministri che cantano Bella Ciao come Gualtieri.

Siano Commissari in attesa di timbro del PE come Gentiloni, dai trascorsi a sinistra.

Rivendicano la continuità con il buon lavoro fatto dal governo giallo verde e accusano Salvini, ma anche Di Maio, di non ricordarlo.

Zingaretti tace, ma per lui è un abitudine. È stato anche Parlamentare Europeo ma quando ci sono cose come il MES ma anche le risoluzioni che equiparano nazismo e comunismo, non parla.

E non parlano neanche quelli eletti a Strasburgo che pure qualche trascorso di lotta alla “Europa delle banche” e all’Fmi ce l’hanno. Continua a leggere

Il Fondo Monetario si mangia l’Europa

di Paola Boffo

Cerchiamo in questo articolo di ricostruire, con il necessario ed opportuno rimando ai documenti istituzionali menzionati, nonché ad alcuni commenti autorevoli, la vicenda del Meccanismo Europeo di Stabilità, balzata alle cronache in queste ore. Il tema è complesso e dunque suscettibile di ulteriori verifiche e aggiornamenti. Continua a leggere

Sardine. What else?

di Sergio Cararo

Le piazze riempite in varie città dalle “sardine” hanno come al solito innescato dibattiti e polarizzazioni di punti di vista che meritano di essere discussi e, in qualche modo, messi a valore.

Una volta gettate nelle pattumiera le contumelie e il trash con cui la destra replica alle manifestazioni, proviamo ad avanzare qualche osservazione in materia. Continua a leggere

Christophe Guilluy, “La società non esiste. La fine della classe media occidentale”

di Alessandro Visalli

Christophe Guilluy è un geografo francese che ha scritto questo più che opportuno libro nel 2018 poco prima che il movimento dei Gilet Gialli occupasse il centro di una scena che così abilmente descrive[1].

L’oggetto principale del suo sguardo è largamente riconosciuto[2] (se pur c’è qualcuno che ancora lo nega[3]): il declino dei ceti medi e la crescita di quello che chiama “il mondo della periferia”. È chiaro che questa descrizione è scandalosa; attesta il fallimento di un modello che ha da sempre[4] inteso la propria legittimazione per la rivendicata capacità di creare ricchezza per la maggioranza. Non è possibile sottovalutare la potenza di questo principio di legittimazione nella modernità. Anche se i ‘ceti medi’ sono sempre stati una ‘insalata di occupazioni’, come diceva Wright Mills, tuttavia erano uniti da uno status sociale, prima ancora che da reddito. Status che essenzialmente indicava una dinamica ascendente, almeno potenziale, un maggior grado di istruzione e di consumi, rispetto alle classi ‘inferiori’, soprattutto più sicurezza nelle prospettive di lavoro, una certa protezione. Essere nel ‘ceto medio’ ha sempre significato essere, insomma, nel centro della società e godere quindi di una piena cittadinanza. La cosa importante è che questa descrizione, l’esistenza di questo centro, maggioritario, è assolutamente necessaria per considerare fondato il buon diritto della società esistente alla sua conservazione. Si tratta di un mito indispensabile. Continua a leggere

Sardine

di Alessandro Visalli

E’ bello quando molte migliaia di persone escono di casa, spinte dall’urgenza di esprimere un sentimento ed esprimere se stesse. È in sé un gesto politico? Potrebbe esserlo, ma cosa designa come nemico? Questa mi pare una delle domande più importanti da porre al fenomeno in corso.

Provare a rispondere richiede, però, un piccolo percorso.

La prima domanda che ci dovremmo fare è: che cosa fondamentalmente sta succedendo? Ci sono molti modi di provare a rispondere, si sta ovunque disintegrando il consenso che dal dopoguerra reggeva un sistema sociale prima che politico, gerarchico, fondato su una promessa di crescita e protezione. La traccia più evidente di questa disgregazione è la perdita di legittimità verso tutte quelle élite che rendono leggibile e coerente l’ordine sociale liberale, e consentono il posizionamento in esso. Tra queste (insieme agli scienziati, i giornalisti, i professori tutti) le classi politiche sono in primo piano. La ragione probabilmente principale di questa enorme ondata di discredito, che il movimento nascente delle “sardine” conferma, più che contrastare, come lo confermava quello dei “gretini”, e, qualche anno fa “i girotondi”, è il tradimento della promessa di benessere, e con essa della promessa di eguaglianza di riconoscimento. Continua a leggere

Se l’aereo del governo entra in stallo è destinato a precipitare

di Alfiero Grandi

La destra è in difficoltà, a partire da Salvini che ora ammette di avere fatto errori e sottovalutato le conseguenze della crisi di governo. La tenuta dell’alleanza di centrodestra è precaria e l’estremismo di Salvini, che arriva ad aprire le porte della manifestazione del 19 a casa pound, ha suscitato reazioni che confermano che la svolta verso una destra estremista egemonizzata dalla Lega non è apprezzata da una parte dello schieramento. Anche i toni iperpropagandistici e approssimativi sono indice di una difficoltà politica e anzichè rassicurare generano ansia che si aggiunge a quella che già esiste nel paese, ed è tanta. Continua a leggere

Il durissimo comunicato dell’ANPI contro l’equiparazione tra nazismo e comunismo

Anche l’Anpi interviene sulla risoluzione approvata dal Parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo. Un voto che sta scatenando un fiume di polemiche, dal  sapore revisionista. L’associazione nazionale partigiani d’Italia prende posizione con un comunicato, durissimo, in cui esprime tutta la propria “preoccupazione per la risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazifascismo e comunismo”. Qui il comunicato dell’Anpi. A seguire il testo integrale della risoluzione dell’Unione Europea: Continua a leggere

Il Tribunale di Milano manda il jobs act alla Corte di giustizia

Il jobs act di renziana memoria (ma purtroppo ancora di attuale vigenza) continua ad essere oggetto delle attenzioni
dei giudici: dopo la Corte Costituzionale, infatti, toccherà alla Corte di giustizia europea valutarne la legittimità. Merito dell’ordinanza del 5 agosto 2019 con cui il Tribunale di Milano, in una causa targata Cgil, ha investito la Corte di giustizia di Lussemburgo. Continua a leggere

Il “proporzionale puro” ci salverà? Intervista a Paolo Maddalena, costituzionalista, presidente emerito della Corte costituzionale

di Alba Vastano*

Viviamo tempi bui per la democrazia e non si intravede che una fioca luce in fondo al tunnel. I governi si avvicendano con capitomboli strumentali e rimpasti opportunisti che non producono di certo quella buona politica finalizzata a rappresentare i bisogni e la volontà popolare. Una politica che riconosca i diritti di tutti, mai decollata in questo nostro Paese tanto straordinario, quanto sofferente di diritti mancati e mai conforme ai principi fondamentali della Costituzione. Governi che si formano con accordicchi e governi che seguono di risulta alle tracotanze estive di un borioso, quanto sovversivo ministro. Intanto lo Stato sociale è sotto una mannaia. Continua a leggere

Crisi: l’autunno infinito dell’emisfero boreale

di Gabriele Giorgi

Le estati sono sempre più calde, iniziano a primavera e intaccano gli autunni. Anche le crisi anticipano l’andamento stagionale e si propongono ormai nel mezzo del solleone.

Ben prima di settembre, le piogge torrenziali e piangenti si scaricano sulla terra, non più nuda e triste, ma fremente, come alle soglie di un’eruzione.

Il rumore di fondo della crisi è permanente e ubiquo e gli epifenomeni locali, nazionali, continentali sono soltanto manifestazioni del crollo imperiale (o del paradigma?) e del riassestarsi provvisorio delle sue zolle in frizione, quelle più vicine e quelle più lontane, che interagiscono mutuamente e sollecitano altre crepe interne ed esterne. Il sommovimento è giunto ad uno stadio che si autoalimenta e che continuerà fino a che un nuovo equilibrio (o nuovo paradigma?) sarà raggiunto. Continua a leggere

SOTTO ZERO. Scenari controversi: quanto positivi possono essere i tassi negativi?

di Francesco Cappello

Pro e contro il tasso negativo. Un mondo capovolto

Accendere un mutuo a tasso negativo significa che sarai tenuto a rimborsare un pò meno del capitale preso in prestito! Vi sareste mai aspettati che una Banca privata potesse proporre alla propria clientela mutui a 10 anni a tasso fisso negativo come ha cominciato a fare Jyske Bank (- 0,5%) che peraltro non è sola in questa apparente follia. Nordea Bank, ad esempio, vi permette la stipulazione di mutui per acquisto casa a 20 anni, allo 0% e prestiti con tassi negativi fino a 30 anni! Continua a leggere

Tra Salvini e Open society: il futuro dell’anticapitalismo nell’inverno della sinistra

Unione europea, questione nazionale e migranti hanno scavato l’ennesimo solco nella sinistra radicale. Eppure questo decennio di contrapposizione (esclusivamente) intellettuale lascia dietro di sé macerie su cui costruire ben poco. Non saremo forse di fronte a false flags su cui ci accaniamo in assenza di lotte di classe dal basso? Favorito dalla chiacchiera social, ben presto il confronto è scaduto sul piano della scomunica: “rossobruni” contro “dirittoumanisti” è l’unico terreno di confronto, il punto di mediazione è l’anatema vicendevole. Siamo davvero sicuri che da ciò potrà nascere qualcosa di fecondo nella piccola ridotta dell’anticapitalismo italiano? È lecito dubitarne. Continua a leggere

Il responso della piattaforma Rousseau dà il via al governo M5S-PD. L’80% è per il SI’

Oltre 79mila iscritti al M5S si sono espressi oggi a favore della proposta di nuovo governo M5S-PD con a capo Giuseppe Conte. Gli iscritti M5S si sono espressi su un quesito che precisava i punti di accordo sulle linee di indirizzo del nuovo di governo. Di seguito il testo del documento.

I SI sono stati pari all’79,3% dei votanti. I NO pari al 20,7%. Continua a leggere

Anche gli ultrà europeisti vogliono “cambiare la Ue”. Per competere meglio…

di Dante Barontini (da Contropiano.org)

Tormento o delizia di ogni analista, l’Unione Europea resta l’ircocervo che si preferisce in genere affrontare solo dal punto di vista ideologico, come se questa strana creatura fosse davvero una “anticipazione” della fine dei nazionalismi e non invece – come è – una struttura di regolazione dei vari nazionalismi. Con effetti fortemente asimmetrici, quasi sempre voluti, che avvantaggiano sempre i paesi più forti a scapito di quelli più deboli. Continua a leggere

Emiliano Brancaccio: mettere Salvini e soci all’opposizione per portare avanti la solita politica economica di Padoan e Tria sarebbe un grave errore

Brancaccio: «Io ministro? Per carità, questo film non mi piace per niente»

Adriano Botta intervista Emiliano Brancaccio

«Mettere Salvini all’opposizione per portare avanti la solita politica economica di Padoan e Tria sarebbe un grave errore. E avrebbe il solo risultato di rinforzare le destre reazionarie». Il professore di sinistra, finito nel totonomi, si sfila e accusa: «Manca una svolta vera, nei contenuti»

«Se non si va al voto, c’è il serio pericolo che alla prossima tornata elettorale le destre reazionarie si presentino ancor più forti e agguerrite. Per evitare questa prospettiva ci vorrebbe un governo di radicale discontinuità, ma temo che non sussistano le condizioni politiche per farlo nascere». È questa la posizione di Emiliano Brancaccio, economista apprezzato a sinistra e abituato a duellare con i massimi esponenti dell’establishment economico internazionale, da Olivier Blanchard a Mario Monti. Negli scorsi giorni il nome di Brancaccio è stato evocato più volte: da Gianluigi Paragone (M5S) fino alla sinistra radicale, molti lo hanno indicato come possibile ministro dell’Economia di un governo di svolta. Continua a leggere

Esperienze dirette da Lampedusa. Non solo migranti

Abbiamo intervistato l attivista pisano Francesco Bouchard, da poco tornato da Lampedusa dopo un anno, o quasi, di attività di supporto ai migranti e alla popolazione locale. Continua a leggere

Italia: come rovinare un paese in trent’anni

di Servaas Storm*

Parlare di “sorti del paese” senza saperne la storia economica – anche quella più recente – rasenta il tentativo di dare lezioni di vita a quindici anni. Buone intenzioni tante, esperienza zero.

Questa ricostruzione impietosa dellla storia economica italiana degli ultimi 30 anni può aiutare a mettere a fuoco molti problemi che gli “europeisti-senza-se-e-senza-ma” semplicemente ignorano (più sono esperti e più sono bugiardi, diciamo) e che i “populisti nazionalisti” riducono a questioncelle risolvibili con ricette da imbecilli.

Naturalmente non è una ricostruzione “neutra”. L’autore, Servaas Storm, è un economista olandese che si occupa di temi a cavallo tra macroeconomia, tecnologie, distribuzione del reddito, finanza.

L’articolo è stato commissionato e pubblicato alcuni mesi fa dall’Institute for New Economic Thinking, che di certo non può essere considerato un think tank di “sinistra”, visto che ha fra i fondatori il tristemente noto speculatore George Soros. Molte considerazioni critiche sarebbero possibili dal nostro punto di vista. La principale, che merge solare dai grafici ma Servaas sembra non vedere, è che il calo dei salari e di altri fattori è comune a tutte le economie europee prese a paragone. In Italia è più accentuato, certamente, ma all’interno di una curva discendente collettiva. L’austerità, insomma, è una malattia mortale per tutta l’Unione Europea e soprattutto per i lavoratori di tutto il continente.

Ma i numeri, quando sono messi in fila, mostrano una via. E quelli dell’economia italiana, nell’arco dell’ultimo trentennio, descrivono il cammino verso il precipizio per esplicita decisione politica sovranazionale, nel quadro di una serie di trattati europei che spingono per diseguaglianze crescenti e niente affatto casuali.

Buona lettura.

* Traduzione per Voci dall’Estero di Gilberto Trombetta Continua a leggere

Perché questa Europa non farebbe la guerra a Salvini

Crisi di governo e scenari europei. Nel contesto europeo le voci democratiche (compresi i popolari meno conservatori), devono dare battaglia non solo sui valori ma sulle politiche economiche

di Marco Bascetta (da Il Manifesto 14/08/2019)

Vi è sempre un aspetto umorale, un elemento di presunzione individuale nelle scelte politiche più marcate. Nonché un azzardo, una percezione favorevole delle prospettive future. Vi sono poi i contesti che, in cerchi concentrici, vanno da quello più stretto, il proprio partito, a quello successivo, il quadro politico nazionale, a quelli via via crescenti della dimensione continentale e infine planetaria. Raramente lo sguardo dei nostri politici si spinge oltre il secondo, se non per giustificare la propria impotenza, sottrarsi alle proprie responsabilità o esercitarsi in un vittimismo retorico al servizio della propaganda. Continua a leggere

Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 su “L’economia e la società del Mezzogiorno”: al Sud più emigrati che immigrati, rischio recessione e spopolamento.

Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2019 su “L’economia e la società del Mezzogiorno”

  

SUD, LO SPETTRO DELLA RECESSIONE

IN UN’ITALIA CHE CRESCE POCO

SI RIAPRE IL DIVARIO TERRITORIALE

 

 Dopo un triennio 2015-2017 di (pur debole) ripresa del Mezzogiorno, si riallarga la forbice con il Centro-Nord. Tengono solo gli investimenti in costruzioni, crollano quelli in macchinari e attrezzature. Prosegue il declino dei consumi della

P.A. e degli investimenti pubblici. Al Mezzogiorno mancano quasi 3 milioni di posti di lavoro per colmare il gap occupazionale col Centro-Nord. Il dramma maggiore è l’emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero. I diritti di cittadinanza limitati al Sud. Forte disomogeneità tra le regioni meridionali: nel 2018 Abruzzo, Puglia e Sardegna registrano il più alto tasso di sviluppo Continua a leggere

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