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COVID-19: “Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco” (di Steffen Klusmann, Redattore capo DER SPIEGEL)

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

 

 

FONTE: https://www.spiegel.de/international/europe/coronavirus-il-rifiuto-tedesco-degli-eurobond-e-non-solidale-gretto-e-vigliacco-

COVID-19: Manovre e posizionamenti, la grande strategia. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Quando si va in guerra, è un errore frequente cominciare dalla parte sbagliata, agire subito e aspettare il disastro per discutere il problema”.

Tucidide

È raro vedere una fase storica nella quale la sottile vernice che ricopre la dura politica degli interessi è a tal punto messa alla prova. L’Europa è la patria di alcune delle più rilevanti utopie ireniche, sogni di pace perpetua attraverso il “dolce commercio”, primato del diritto, governo attraverso le regole[1], … uno spesso strato di retoriche hanno circondato, sin dall’avvio, la costruzione europea nascondendo il duro spirito del capitalismo e, per esso, della logica di potenza delle élite cosmopolite impegnate in una costante guerra di classe unita ad una incessante guerra nazionale. Abbiamo sempre sentito raccontare di “comunità”, quando dietro le quinte si consumavano scontri all’ultimo sangue mascherati da sorrisi e strette di mano nelle conferenze stampa.

Uno dei pensieri più radicalmente fondati del liberalesimo è che la ragione domina le passioni, e tra queste quelle che hanno a che fare con il potere. L’arte del governo consiste nel tenere a freno la licenza e gli abusi del potere, che sono mossi dalle “passioni”. Nella versione che si afferma in seguito nella modernità l’avidità, la cupidigia, l’amore per il lucro sono contrasto all’ambizione, alla brama di potere. Questa è l’autogiustificazione del capitalismo e della prevalenza dell’economico sul politico.

Ma è un inganno. La vera faccia del mondo si mostra in questi momenti. Continua a leggere

Circa, Marco Revelli, “Draghi, lupi, faine e sciacalli”. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Siamo davvero in tempi strani. Davanti all’improvviso accelerare della storia, per effetto del venire al pettine sotto l’impatto di un minuscolo organismo di tutte le catastrofi del neoliberismo e della mondializzazione senza limiti e freni di questo ultimo ventennio, tutti si sentono sollecitati. E capitano posizionamenti inaspettati. E’ la quinta volta che parlo di un testo di Marco Revelli[1], registrando via via un progressivo arruolamento sul fronte di un antifascismo di maniera e piuttosto stridente. Una posizione sempre più anti-popolare, man mano che l’abbandono della sinistra da parte di questi si faceva più evidente (sotto l’etichetta di “populismo”). Nell’ultima occasione ero stato piuttosto brusco.

Ma in questo intervento, molto politico e come sempre schierato contro i suoi due nemici preferiti, i due Matteo, ritrovo invece elementi più che condivisibili. Avevo parlato già dell’intervento di Mario Draghi in un recente post[2] ed in quella occasione mi ero soffermato su una lettura del testo dell’articolo sul Financial Times concentrata sugli elementi di discontinuità, che sono numerosi e significativi, e non sulle numerose ambiguità (che sono decisive). Continua a leggere

#Covid19: per 95% economisti quarantena ha priorità sul PIL. Zingales: “PIL a -300% prezzo accettabile per salvare milioni di vite”

Mentre in Italia, a fronte di 15mila morti accertati e di un tassi di contagio che rimane ancora preoccupante, c’è chi già pensa a riaprire tutto, negli Stati Uniti gli economisti hanno le idee ben chiare su come affrontare la situazione: il lockdown va perseguito fino in fondo, anche a costo di una contrazione del PIL senza precedenti. Continua a leggere

COVID-19: I tempi sono stretti e il capitale finanziario lo sa. Socialismo o barbarie!

di Giulio Palermo (Professore di Economia Politica, Università di Brescia)

La necessità di un coordinamento tra tutte le forze antifasciste e anticapitaliste è quanto mai urgente. Quando finalmente ci lasceranno uscire di casa — certamente non prima del 25 aprile e del 1° maggio — la rabbia popolare divamperà in ogni direzione e quello che assolutamente serve è una guida politica capace e credibile in grado di indirizzare questa rabbia in senso rivoluzionario.

I morti da coronavirus saranno niente in confronto ai morti di fame che già ci sono e che la crisi economica moltiplicherà per dieci. Mai nella storia del capitalismo si è verificato un blocco della produzione generalizzato per interi mesi e basta conoscere l’abc dell’economia per sapere che la produzione non potrà ripartire e che si verificheranno fallimenti a catena nell’economia reale e nella sfera finanziaria.

Dopo mesi di inattività — in un contesto che non era certo roseo prima dell’emergenza coronavirus — nemmeno le imprese più solide potranno riprendere la produzione. Per la semplice ragione che dovranno fare i conti con fornitori che non ci sono più e vecchi acquirenti che non hanno più un euro in cassa. E il contesto internazionale non sarà certo d’aiuto, visto che gli stessi problemi produttivi ce li ha tutto il mondo a capitalismo avanzato. Per questo le banche italiane e straniere — che sulle attività produttive ci lucrano e che non si sono mai riprese dalla crisi finanziaria iniziata nel 2007 — falliranno assieme al settore industriale. Secondo Goldman Sachs, il Pil degli Stati Uniti in questo trimestre crollerà del 34% su base annua e in Europa il crollo sarà di oltre il 40%.

I tempi sono stretti e il capitale finanziario lo sa. Se non si interviene in fretta salta tutto in pochi mesi. Per questo Super Mario Draghi — che tra un incarico al Ministero dell’Economia, uno a Bankitalia e uno alla Bce, usa transitare proprio per Goldman Sachs — scende in campo in prima persona: dopo aver dedicato la vita ad imporci il rigore di bilancio, ci propone oggi di rilanciare il debito pubblico come strumento per accollare allo stato l’onere dei salvataggi. Sapendo bene che questo manderà in crisi il bilancio stesso dello stato, rendendo insostenibile il debito pubblico, e creerà le condizioni materiali per completare il trasferimento del comando dell’economia alle istituzioni finanziarie sovranazionali. Le quali, fingendo di essere loro a salvare noi, attueranno i loro soliti ricatti ma questa volta su ben altra scala, facendoci rimpiangere la Grecia. Nascondendosi dietro i tecnicismi dei trattati e senza nemmeno dover passare per un finto confronto politico, ci detteranno autoritariamente le misure di tritacarne sociale necessarie a ripristinare le condizioni affinché il capitale possa riprendere a macinare profitti.

Ma quale aumento della spesa sanitaria! Ci aspettano quattro giri di vite sulle condizioni di lavoro e di sfruttamento in tutti i settori dell’economia con l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e dei servizi ai cittadini. Se il capitale ancora arranca in quella che chiamavamo la Grande recessione, nonostante l’irrigidimento sulle condizioni di sfruttamento che i lavoratori conoscono sulla loro pelle, l’accelerazione imposta da quest’emergenza economica oltre che sanitaria non lascia scampo. Perché la crisi sanitaria non fa che mostrare i limiti di un modello economico che se ne frega della nostra salute semplicemente perché se ne frega della nostra vita. Siamo solo strumenti di valorizzazione del capitale.

Ma un dato deve essere chiaro a tutti. Chi è veramente in crisi oggi non sono i milioni di lavoratori che da mesi non possono andare a guadagnarsi il pane ma le imprese e le banche di tutto il mondo. Perché la loro paura è che la macchina che trasforma il nostro lavoro nei loro profitti salti una volta per tutte. Sono loro che hanno i conti in rosso. E sono loro che devono correre ai ripari per non essere spazzati via dalle contraddizioni di questo sistema che per continuare a produrre ricchezza deve produrre sempre più miseria.

Siamo di fronte a una biforcazione della storia e mai come oggi il problema si presenta come socialismo o barbarie. Se vincono loro, dimentichiamoci non solo il diritto alla salute ma i diritti in genere. Perché per il capitale i nostri diritti sono solo fottute voci di costo nei bilanci delle aziende. Ma se vinciamo noi, ci prendiamo tutto.

In nome della salvaguardia dei risparmiatori e della difesa dell’occupazione, oggi vorrebbero di nuovo imporci di salvare le loro banche e le loro imprese. Ma quali risparmiatori? si chiamano capitalisti quelli che risparmiano! E non perché siano formichine laboriose che mettono da parte per l’inverno ma perché hanno capitali a così tanti zeri che per loro è sempre estate. Noi non arrivavamo alla quarta settimana del mese prima del coronavirus e ora non arriviamo più nemmeno al quarto giorno. Cosa vogliamo risparmiare? E di quale occupazione stiamo parlando? Di quella che ci ha tagliato i salari, ci ha privato dei diritti, ci ha precarizzato la vita e ora ci lascia a casa a morire di fame per non rischiare di morire di polmonite?

Che falliscano tutti, le banche, le imprese e i loro padroni. Non sta a noi risolvere i problemi del capitale e non abbiamo tempo per discutere con i vecchi e i nuovi salvatori del sistema. L’urgenza ora è
creare un fronte unico rivoluzionario, unito e deciso.

Dobbiamo organizzarci. Non è il momento dei personalismi e delle ripicche tra partiti, né tra sindacati. L’obiettivo oggi è creare un’avanguardia politico-sindacale che sappia lanciare le parole d’ordine opportune al momento giusto.

Sul piano finanziario, non paghiamo un bel niente, né ai creditori nazionali, né a quelli internazionali, che poi non sono i nostri amati nonni che, quando ancora le cose andavano decentemente, hanno investito qualche risparmio nei titoli di stato, ma le banche in crisi che ci sfruttano e che vorrebbero sfruttarci ancora di più. Default totale, immediato e incondizionato. Siamo l’ottava potenza economica mondiale ma la gente muore di fame. Che ce lo facciano anche a noi l’embargo! Se ce la fa Cuba, che riesce pure a mandarci gli aiuti sanitari mentre noi contribuiamo a strozzare la sua economia, ce la faremo anche noi. Invece di impoverirci sempre di più per pagare il tributo al capitale finanziario, costruiremo un sistema sanitario in cui non si muore per un virus e un sistema economico che risponda alle esigenze di chi lavora invece che a quelle dei banchieri.

Sul fronte dell’economia reale, smettiamola con questa stupidaggine del bene comune e dell’unità nazionale, in un paese in cui chi lavora diventa sempre più povero e chi vive di rendita e di profitti si arricchisce sempre di più, pure in tempi di crisi. A mano a mano che il capitale in crisi presenta i suoi bilanci in passivo, invece di salvargli il culo per l’ennesima volta accollando tutto allo stato, diamogli il colpo di grazia: nazionalizzazioni senza indennizzo, a cominciare dai settori strategici e da quelli che servono a soddisfare i bisogni primari della popolazione, occupazioni delle fabbriche e di tutti i luoghi di lavoro e pianificazione della produzione, prima settoriale, poi dell’intera economia.

Basta rivalità e scontri interni in una sinistra sempre più divisa e che non sa più dove andare. No alla logica dell’emergenza e all’unità nazionale. L’emergenza è la loro, non la nostra. E da chi ci sfrutta è meglio dividersi.

Le forze rivoluzionarie in Italia esistono ancora e il fascismo, l’abbiamo dimostrato, lo combatteremo sempre. Uniamoci! Costruiamo assieme un Fronte di Liberazione dal Capitale e cancelliamo dalla storia questo sistema decrepito.

Venceremos!

PS: questo non è un documento a carattere personale. Fatelo vostro, cancellate il mio nome e fatelo circolare affinché altri lo facciano loro, individualmente e collettivamente. Ma organizziamoci e prepariamoci alla lotta.

 

Giulio Palermo: https://giuliopalermo.jimdofree.com/chi-sono/il-mio-cv-accademico/

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_tempi_sono_stretti_e_il_capitale_finanziario_lo_sa_socialismo_o_barbarie/82_34034/

 

 

COVID-19: Le prime manovre. Von der Leyen, Bce, mobilitazioni, riposizionamenti. Cronache del crollo

Pubblichiamo questo intervento di Alessandro Visalli, di qualche giorno fa, ma utilissimo a ricapitolare la situazione in ambito UE.

di Alessandro Visalli

Giorni pieni e convulsi.

Venerdì si è tenuto in teleconferenza il Consiglio Europeo, che ha visto uno scontro frontale e prolungato tra Spagna e Italia contro Olanda e Germania, la Francia leggermente defilata e gli altri spettatori attoniti. Al termine un veto di Spagna e Italia ha determinato il rinvio di quindici giorni con mandato alla Commissione ed alla Bce di elaborare proposte da riportare al tavolo.

Sabato, con un’inaudita dichiarazione la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha dichiarato che il suo mandato è di elaborare un “piano di ricostruzione” e non di lavorare sull’emissione di bond comuni. Questi, dice, sono ostacolati da “chiari confini giuridici” in quanto dietro c’è “la questione delle garanzie”. Ovvero la vecchia questione secondo la quale la Germania e gli altri paesi rifiutano quella che chiamano “un’unione di trasferimenti”, ovvero di garantire con le proprie risorse fiscali trasferimenti, in una forma o nell’altra, ovvero anche sotto forma di garanzie, ad altri paesi. Dunque, continua, “su questo le riserve della Germania come di altri paesi sono giustificate”. L’economista Sergio Cesaratto ha avuto una parola sola e semplice per questo: traditrice. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, invece in una conferenza stampa di qualche minuto fa ha detto, rispondendo[1] ad una domanda del giornalista del Corriere della Sera, che “il compito di elaborare la proposta non l’abbiamo dato alla Presidente della Commissione Europea, all’esito abbiamo dato all’Eurogruppo 14 gg per elaborare delle proposte che poi il prossimo Consiglio Europeo possa prendere in considerazione. Quel che mi permetto di dire e sarò inflessibile: qui c’è un appuntamento con la Storia, l’Europa deve dimostrare se è all’altezza di questa chiamata della storia. Uno shock simmetrico che riguarda tutti i sistemi degli stati membri. Si tratta di dimostrarsi adeguati o no”. Continua a leggere

COVID-19: Un altro mondo è necessario

di Marco Bersani

L’elemento dirompente che la drammatica emergenza sanitaria e sociale ci consegna è la consapevolezza che un modello fondato sul pensiero unico del mercato e sulla priorità dei profitti non garantisce protezione alcuna. La privatizzazione dei sistemi sanitari, i tagli draconiani sull’altare dei vincoli di bilancio, la mercantilizzazione della ricerca scientifica hanno trasformato un serio problema sanitario in una drammatica emergenza, che ha stravolto l’insieme delle società, la vita delle persone e le loro relazioni sociali, rendendo la precarietà una dimensione esistenziale generalizzata. Continua a leggere

COVID-19: Cosa potrebbe cambiare in peggio dopo il coronavirus

di Vincenzo Comito

Cosa non siamo e cosa non vogliamo. Meglio sarebbe chiarire fin da subito il peggioramento che non vorremmo vedere una volta finita l’epidemia: dalla cementificazione delle grandi opere ad un approfondimento delle diseguaglianze, ad un più ampio digital divide.

In queste settimane moltissimi commentatori si ingegnano a prevedere come e perché, dopo l’esperienza del coronavirus, le cose dovrebbero cambiare in meglio; e questo in molti campi, da un rinnovato intervento dello Stato nell’economia, a maggiori stanziamenti nel nostro paese per la sanità, la scuola, la ricerca, dopo decenni di tagli, ad una più forte solidarietà internazionale e così via. Alcuni arrivano sino ad affermare che il virus cambierà il mondo in maniera permanente e che il populismo e il sovranismo saranno sconfitti.

C’è anche chi non si limita a prevedere, ma chiede esplicitamente che le cose cambino in meglio e indica magari le mosse attraverso le quali questo dovrebbe succedere, a livello nazionale come a quello europeo e mondiale, come si riscontra ad esempio in diversi tra i contributi pubblicati di recente su questo stesso sito.

C’è, infine, chi, semplicemente e più modestamente, auspica soltanto che le cose cambino; così, ad esempio, George Monbiot (Monbiot, 2020), che intanto ci ricorda che è scoppiata una bolla, quella dei Paesi ricchi che vivevano in un’atmosfera compiaciuta e piena di confort e che credevano di potere ormai ignorare il mondo materiale, ponendo uno schermo tra loro e la realtà e non facendo niente per anticipare la catastrofe in atto. L’autore sottolinea come il virus sia alla fine un segnale di auspicabile sveglia per una civiltà che appare troppo compiaciuta di se stessa. Continua a leggere

COVID-19: Cari sindaci, per gli aiuti alimentari alle fasce deboli, comprate dai contadini. E riaprite i mercati, necessari alla sopravvivenza. Le proposte dell’Ari

Cari sindaci, per gli aiuti alimentari alle fasce deboli, comprate dai contadini. E riaprite i mercati, necessari alla sopravvivenza. Le proposte dell’Ari

di Marinella Correggia

 

Il virus Sars-CoV-2 sta assestando duri colpi al forsennato commercio agroalimentare globale. Diversi paesi produttori di derrate iniziano a interrompere le esportazioni.

Come leggiamo qui (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_crisi_alimentare_globale_pu_essere_peggio_di_quella_sanitaria_e_economica_ma_non_ne_parla_nessuno/82_33935/), «non sono solo i consumatori a riempire le dispense. Sempre più governi si stanno muovendo per garantire l’approvvigionamento alimentare nazionale così da affrontare la pandemia di coronavirus. (…) Potrebbero essere indizi significativi di un’ondata di “nazionalismo alimentare” che interromperà le catene di approvvigionamento e i flussi commerciali del mercato globale?»Lo pensa la Chatham House: «E’ già un processo in corso – e tutto ciò che possiamo vedere è che il blocco peggiorerà». Continua a leggere

La micidiale polmonite che toglie il respiro, sta a specchio dell’espansione umana che sottrae aria all’ambiente

di Erri De Luca

Ho una personale definizione di natura: è dove non esiste presenza umana, o è trascurabile e di passaggio. Quando vado in montagna in zone remote, ecco che mi trovo dentro un pezzo di mondo com’era prima di noi e come continuerà a essere dopo.

Natura è spazio totalmente indifferente a noi, in cui percepire la propria misura minima e intrusa. Non è un campo giochi né area da scampagnata fuori porta. Incute timore per l’immenso che sovrasta, premessa di rispetto e di ammirazione.

La bellezza di natura non è scenografia, è uno stato di provvisorio equilibrio tra energie colossali, eruzioni, terremoti, uragani, incendi. Continua a leggere

COVID-19: La Toscana del futuro

di Maurizio Brotini

E’ opinione diffusa che la pandemia da coronavirus avrà ripercussioni significative sugli scenari economici mondiali.
Accelererà tendenze già in atto come l’accorciamento delle filiere produttive mondiali, metterà in profonda discussione il settore del consumo cultural-turistico come volano dell’accumulazione capitalistica, rimetterà al centro il ruolo dello Stato come prestatore e datore di lavoro di ultima istanza.
La Toscana vede abbattersi la pandemia su un tessuto economico-sociale già fragile, dove il peso della rendita e del turismo dissennato mordevano già il settore industriale e manifatturiero. Continua a leggere

La grande occasione che l’Italia rischia di perdere

Le economie dell’Europa sono sull’orlo del baratro. Ma i coronabonds non basteranno a evitarlo. L’Italia deve agire per suo conto e subito, non tra 15 giorni. Solo con la riconquistata sovranità monetaria – nella forma di biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono – si potrà mettere in sicurezza la nostra economia e impedire la definitiva colonizzazione del paese da parte delle oligarchie tedesche.

di Alberto Bradanini*

Ieri 26 marzo, con il dissenso italiano e spagnolo sul testo conclusivo, i 27 leader Ue hanno fotografato la frattura tra i paesi che avevano ingenuamente creduto nella nozione di Unione e quelli che hanno sempre concepito l’Europea come una giungla dove la legge del più forte è destinata a prevalere, incuranti a un tempo del benessere, della dignità e della vita stessa delle altre nazioni, che non sono né partner, né amiche. Quel che avviene in queste ore conferma d’altro canto il postulato empirico (sia concesso questo ossimoro) che i popoli sono generati dalle tragedie della storia e non certo da una qualunque Commissione o Eurogruppo. Continua a leggere

Il pianeta sopravviverà, ora dobbiamo salvare gli esseri umani da loro stessi

di Paolo Barcella

Non sappiamo e non possiamo intendere, fino in fondo, quello che sta accadendo, perché, nel mondo euroamericano, stiamo attraversando la più pesante, inattesa, spiazzante crisi dal secondo dopoguerra: una crisi della salute pubblica, con conseguenze imprevedibili sull’economia, sulla politica, sulla società.

Chi può trovare qualcosa di paragonabile nella sua memoria d’infanzia, oggi, ha più di ottant’anni. La nostra incapacità di comprendere trova risconto nell’incapacità di descrivere gli eventi con parole appropriate, con un linguaggio idoneo. Ovunque trionfano le metafore, in prevalenza militari, quasi tutte fuori luogo. Continua a leggere

COVID-19: Puntiamo tutto sulla Bce. Insistendo su Eurobond e Mes perdiamo giorni preziosissimi

di Stefano Fassina

Siamo ad un bivio storico. Vengono al pettine i nodi dell’Unione europea, rimossi dal romanticismo sugli Stati Uniti d’Europa o nascosti dietro un velo di ipocrisia per preservare un efficacissimo impianto di disciplina e svalutazione del lavoro. Il popolo europeo sognato dai federalisti non esiste. Il popolo è nazione: è segnato da una Storia, da una religione, da una cultura, da una lingua. La solidarietà fiscale, ossia la redistribuzione di risorse, funzione fondativa delle democrazie moderne, si alimenta del vissuto condiviso dentro confini tracciati con il sangue. È triste. Ma è così.

La moneta unica è stato un errore di analisi storico-politica, compiuto, per chi era in buona fede, stordito dalle macerie della “fine della Storia”, per subalternità alla visione tecnicista-funzionalista, così utile all’egemonia e al dominio ordo-liberista. Il mantra colposo di Jacques Delors, “padre” ancora celebrato ieri, era: facciamo il mercato unico e la moneta unica, così attiviamo un’interdipendenza economica sempre più intensa, tale da forzare, a prescindere dalla volontà dei popoli, la nascita dell’unità politica. Ma non poteva funzionare. “La Storia non è acqua”. Quindi, la solidarietà fiscale è stata esclusa ed è inibita dai Trattati: i legami trans-nazionali di comunità erano e sono assenti o radicalmente insufficienti per legittimarla. I sentimenti nutriti nelle generazioni più giovani sono annientati da un mercato unico europeo fondato sul dumping sociale e fiscale.

Insomma, l’assenza di solidarietà fiscale intra-Ue non è sorprendente. È un dato di realtà mai venuto meno. Ricordate? Prima dell’esplosione del Covid-19, la discussione sul bilancio dell’Ue si è incancrenita per oltre un anno e poi si è bloccata intorno a qualche centesimo di punto percentuale di Pil. La radicale indisponibilità a confermare il livello di risorse del 2014-2020 non arrivava dai cosiddetti sovranisti ultimi arrivati (il gruppo di Visegrad), ma da Paesi dell’Euro-zona, fondatori (Olanda, sostenuta dalla Germania) e membri storici guidati da governi socialdemocratici (Danimarca).

Ma è sbagliato e pericoloso attaccare la Germania e gli altri indisponibili alle nostre richieste come “miopi”, “ottusi”, “egoisti”, “colonizzatori”, finanche “sciacalli”. Cominciano a girare sui social attacchi agghiaccianti ai tedeschi. È davvero rischioso rispolverare le caricature costruite in tragici passaggi del secolo scorso. Loro sono coerenti con il patto sottoscritto e mai contraddetto. Noi non abbiamo nessuna superiorità morale sulla quale poggiare le nostre rivendicazioni. Semplicemente, siamo più in difficoltà e chiediamo aiuto. Immaginate quanta solidarietà fiscale avrebbe il patriota Salvini se, invece che origini padane e passaporto italiano, fosse nato in Baviera e guidasse la Csu. Oppure, quanto sarebbe generoso il Presidente Zaia che oggi impreca contro Berlino e Bruxelles, ma nella sua proposta di “Autonomia differenziata” prevedeva di trattenere in Veneto il 90% delle imposte erariali raccolte nella “sua” Regione.

Non ha molto senso neanche continuare a far appello all’interesse dell’altro a salvare noi e la barca sulla quale anch’egli si trova. Perché, nella percezione dell’altro, infondata quanto si vuole ma solida, il costo prospettico per salvarci potrebbe risultare superiore al costo dell’affondamento della barca, dato che ha numerose e resistenti scialuppe di salvataggio a disposizione.

In sintesi, il contesto storico, culturale, religioso, giuridico e politico richiamato dovrebbe ridimensionare le “pretese” di solidarietà economica per vincere la guerra in corso al Covid-19 e per ricostruire. Continuare a insistere per fare gli Eurobond, è un enorme spreco di capitale politico. L’Eurogruppo, al quale il Consiglio europeo del 26 Marzo scorso ha affidato il compito di trovare una soluzione dopo 6 ore di scontro sul Mes, arriverà, nel migliore dei casi, a un compromesso sulle condizioni del prestito al singolo Stato. I “Coronabond”, come ha poco diplomaticamente ricordato ieri la presidente Von der Leyen, sono uno slogan: il Mes ha soltanto un modo di funzionare, per statuto: grazie alle garanzie versate dai contribuenti di ciascuno Stato, emette titoli e finanzia i malcapitati da sottomettere alle cure della Troika. Il compromesso, qualora arrivasse, non sarebbe utile in sé: per noi, sarebbero circa 35 miliardi in tutto, quando soltanto per l’anno in corso abbiamo necessità di quasi 500 miliardi di euro (oltre 300 miliardi di titoli da rinnovare, oltre 100 miliardi di mancate entrate a causa di un crollo del Pil superiore al 10% e, infine, le decine di miliardi previste per i Decreti Cura Italia). Sarebbe utile, però, a dare via libera alla Bce per attivare il bazooka dell’Omt, il programma predisposto durante la presidenza Draghi per dare credibilità al “whatever it takes”. Insomma, l’intervento del Mes servirebbe “soltanto” a sottrarre la residua autonomia politica ai “beneficiari”.

Allora, si lasci stare l’autolesionistico tentativo di “snaturare” il Mes. Non si perdano 14 preziosissimi giorni per soccorrere famiglie e imprese allo stremo. Si concentri tutto il capitale politico dei 9 leader firmatari della lettera al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel per dare legittimazione politica alla Bce a fare quanto necessario a riportare gli spread al minimo: il credibile prestatore di ultima istanza, come la Fed, la Bank of England, la Banca centrale del Giappone e tutte le altre. Le soluzioni tecniche per arrivare all’obiettivo possono essere varie. Su questo blog, abbiamo proposto da tempo la sterilizzazione (perpetuity) dei titoli di Stato già acquistati dalle banche centrali nazionali nell’ambito del Quantitative easing (per l’Italia sono quasi 400 miliardi) e quelli da acquistare nella fase di emergenza sanitaria e ricostruzione economica e sociale. La Bce, a differenza del Mes, non ha bisogno delle tasse pagate dai cittadini per fare emissioni. La Bce stampa moneta. Può farlo senza limiti perché è formalmente indipendente e nella sua missione ha la salvaguardia dell’Euro, oggettivamente morto senza suoi adeguati interventi. Inoltre, la Bce è davvero l’unica istituzione federale dell’Unione e, a differenza del Mes, istituto inter-governativo, decide a maggioranza. In sintesi, per i “Paesi virtuosi”, i costi politici di utilizzo appropriato della Bce sarebbero infinitamente minori rispetto all’impatto dello snaturamento del Mes.

Certo, non è affatto scontato far uscire la Bce dalla gabbia ordoliberista. Abbiamo visto l’ostilità interna e esterna. Ma è l’unica strada utile e possibile. Se la Bce non stampa a sufficienza e, tramite i mercati finanziari, veniamo spinti nella trappola del Mes? Allora, dobbiamo stampare noi. Non è una alternativa facile, anzi. Ma può essere meno dolorosa rispetto a una compiuta e definitiva colonizzazione e svalutazione del lavoro nel quadro istituzionale e monetario dato. Non si tratta di ritornare alle ‘piccole patrie’ e imboccare una via isolazionista o autarchica di fronte alle famose “sfide globali”. Né di asservirsi a Russia o Cina. Si tratta, al contrario, di fermare le pericolosissime derive nazionaliste alimentate dal senso di tradimento e dal desiderio di rivalsa. Si tratta di affermare il primato della nostra Costituzione e riprogettare e ricostruire la cooperazione europea su basi di realtà, senza velleitarismi e senza finzioni, quindi come confederazione di Stati nazionali.

 

FONTE: https://www.huffingtonpost.it/

I lavoratori sui social: «Non mandateci a morire»

di Marina Toti

In fondo chi lavora oggi sta chiedendo una cosa soltanto: un atto di responsabilità collettiva. Nei luoghi di lavoro, come nella rete, la rabbia e la paura degli invisibili diventati tutti, improvvisamente, essenziali

C’è chi si è fermato. Chi ha scioperato già, chi lo sta facendo ora. Aziende che hanno chiuso e sanificato, altre che lasciano che tutto passi persino il virus. L’Italia che lavora ha paura ma è anche arrabbiata. Oggi più di una settimana fa. Continua a leggere

COVID-19: Il concetto di «attività essenziale»

di Marinella Correggia

«Dalla vista sospesa che caratterizza questo incubo impareremo che cosa è essenziale, che cosa è superfluo, che cosa è dannoso», diciamo con l’ottimismo della volontà.

Ma lo sarà eventualmente per i popoli. Non per i governi. Continua a leggere

CUBA E CINA: UNA LEZIONE DI UMANITA’.

di Anika Persiani

(21/03/2020) – Domani sbarcheranno a Malpensa 52 medici cubani, accompagnati da coordinatori e traduttori.
Mentre tutti i nostri paesi “amici” ci hanno chiuso la porta in faccia, ci hanno derisi, ci hanno trattati come “sporchi e maledetti”, ci hanno lasciati affogare in questa orribile pandemia che con una presa di coscienza ed un aiuto europeo dal primo giorno si sarebbe potuta fermare, domani arriveranno “i cubani”.
Donne e uomini che, per umanità, stanno lasciando le loro famiglie, i loro cari, i loro amici, nell’incertezza di non rivederli mai più. Continua a leggere

Il tempo è adesso

Le frettolose riconversioni di oggi per produrre mascherine e respiratori dimostrano che, con una domanda pubblica adeguata, il sistema produttivo potrebbe imboccare un’altra strada (cominciando col non produrre più armi); a condizione che ai lavoratori “in esubero”, in attesa di nuovi impieghi, venga garantito un reddito; per poi redistribuire il lavoro tra tutti e ridurre gli orari e i ritmi forsennati di ora. Una prospettiva che la stasi di oggi rende realistica se promossa almeno a livello europeo.

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Italia Cina – Collaborazione Scientifica e Tecnologica: Piano d’Azione verso il 2025

Uno studio sulla cooperazione scientifica e tecnologica con la Cina, indirizzato a industrie, università ed enti di ricerca, che presenta le tematiche su cui concentrare gli sforzi del prossimo quinquennio.

ll documento – che rinnova l’impegno del Maeci nell’azione di coordinamento della cooperazione bilaterale con la Cina – è stato realizzato con il contribuito degli Addetti scientifici italiani accreditati nella Repubblica popolare cinese e dei partecipanti al Tavolo tecnico per la cooperazione scientifica e tecnologica con la Cina, coordinato dalla Farnesina.

Si punta a stimolare nuove iniziative di cooperazione bilaterale in un’ottica di collegamento tra ricerca, alta formazione e industria nei seguenti settori: 1) fisica, geofisica e spazio; 2) materiali avanzati; 3) ambiente e energia; 4) urbanizzazione sostenibile; 5) nuove tecnologie per il patrimonio culturale; 6) agricoltura; 7) scienze della vita, salute e benessere; 8) fabbrica intelligente.

 

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EMERGENZA COVID19: I PRODUTTORI LOCALI GARANTISCONO L’ACCESSO AL CIBO – GOVERNO ED ENTI LOCALI GARANTISCANO IL LORO SUPPORTO

EMERGENZA COVID19: I PRODUTTORI LOCALI GARANTISCONO L’ACCESSO AL CIBO – GOVERNO ED ENTI LOCALI GARANTISCANO IL LORO SUPPORTO

Per la tutela della salute e delle attività agricole, proposte e richieste dell’Associazione Rurale Italiana (ARI) sul decreto “Cura Italia” e sulle
norme relative alle attività agricole Gli agricoltori/trici dell’Associazione rurale italiana (ARI) sono impegnati a garantire l’accesso degli italiani al cibo di qualità e locale anche in questa situazione di emergenza. Quando questa avrà fine, non saranno le «immissioni di liquidità» a determinare la ripresa, ma la capacità, la volontà, la resistenza e l’autonomia produttiva di contadini, artigiani, piccole e medie aziende che operano a livello locale, la vera struttura portante dell’economia nazionale. Solo se nel frattempo non saranno
annientate definitivamente.

La salute dei consumatori e il senso di responsabilità verso i produttori impongono alle istituzioni il massimo impegno. ARI, sostenendo tale impegno, rivolge le sue proposte al governo, dopo il varo del decreto “Cura Italia”, e agli Enti locali, molti dei quali hanno preso disposizioni relative alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Continua a leggere

COVID-19: Dovere di solidarietà e rivoluzione

di Gabriele Giorgi

Prescindiamo da dove arriva o da dove nasce il virus. Ci troviamo di fronte ad una mobilitazione generale per combatterne gli effetti.

In prima linea ci sono i lavoratori della sanità, medici, infermieri e operatori sanitari in generale che non sono mossi da riconoscimenti reddituali, ma solo dalla mission specifica della loro funzione sociale: salvare le vite, salvare la vita delle persone.

Subito dopo abbiamo i lavoratori delle produzioni essenziali, cibo, farmaci, energia e tutti coloro che debbono assolvere funzioni organizzative indispensabili. Continua a leggere

Un virus anticapitalista

di Tonino D’Orazio (18 marzo 2020).

Chi l’avrebbe mai detto che un semplice (insomma!) virus avrebbe potuto mettere in crisi tutto il sistema capitalista globalizzato, finanziario e di produzione? Nemmeno il marxismo più ortodosso poteva riportare gli individui a migliori considerazioni sul valore temporale della vita, dell’uguaglianza e della fratellanza umana, né forse nella teoria della “decrescita” o di smetterla nel rincorrere il mercato e il consumo del superfluo. Continua a leggere

Nell’Europa del virus i bombardieri Usa da attacco nucleare

L’arte della guerra. A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force

di Manlio Dinucci (da Il Manifesto del 17.3.2020)

A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force. In questi giorni essa ha «dispiegato in Europa una task force di bombardieri stealth B-2 Spirit».

Lo annuncia da Stoccarda lo US European Command, il Comando Europeo degli Stati Uniti. Esso è agli ordini di generale, attualmente Tod D. Wolters della US Air Force, che allo stesso tempo è a capo delle forze Nato quale Comandante Supremo Alleato in Europa. Lo US European Command precisa che la task force, composta da un numero imprecisato di bombardieri provenienti dalla base Whiteman in Missouri, «è arrivata il 9 marzo a Lajes Field nelle Azzorre, in Portogallo». Continua a leggere

Il coronavirus è il disastro perfetto per il capitalismo dei disastri

L’attivista, figura di riferimento del movimento di Seattle, spiega come governi ed elite globali sfrutteranno la pandemia per portare avanti le priorità del libero mercato . Un’intervista tradotta dall’edizione dall’edizione statunitense del magazine Vice

Il coronavirus è ufficialmente una pandemia globale che finora ha infettato un numero di persone dieci volte superiore a quello che venne colpito dalla Sars. Negli Stati Uniti scuole, sistemi universitari, musei e teatri stanno chiudendo e presto potrebbero farlo anche intere città. Gli esperti avvertono che alcune persone che sospettano di aver contratto la malattia, anche nota come Covid-19, stanno proseguendo le loro attività quotidiane o perché sul lavoro non hanno accesso a permessi retribuiti o per via delle falle sistemiche del nostro sistema sanitario privatizzato. Molti di noi non sono sicuri di cosa fare o di chi ascoltare.  Continua a leggere

Algoritmi facebook e libertà di ragionare

Ci segnalano che il rilancio su Facebook della notizia pubblicata anche dal nostro sito che il portavoce del Ministero degli Esteri cinese abbia chiesto trasparenza di informazione agli USA sulla possibile presenza del virus COVID-19 in USA già nel novembre 2019 (VEDI NOTIZIE QUI) e (QUI), abbia prodotto come ammonimento il seguente messaggio.

USA TODAY, partner di Facebook nel Fact checking di notizie sul social network avrebbe verificato che la notizia è falsa: Secondo USA TODAY, “il Coronavirus si è originato in Cina e in nessun altro luogo”.

Seguono indicazioni e link cui attenersi nella pubblicazione di post su Facebook.

Si potrebbe dire che Facebook se la canta e se la suona. Continua a leggere

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