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COVID-19: “Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco” (di Steffen Klusmann, Redattore capo DER SPIEGEL)

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

 

 

FONTE: https://www.spiegel.de/international/europe/coronavirus-il-rifiuto-tedesco-degli-eurobond-e-non-solidale-gretto-e-vigliacco-

Breve storia delle missioni mediche cubane nel mondo (dal 1960 a 0ggi)

Un team di medici cubani ha fatto la sua comparsa all’aeroporto di Malpensa nel pieno di una tragedia sanitaria. L’episodio che può sembrare estemporaneo, affonda le sue radici nella storia tormentata e appassionante del sistema sanitario cubano

di Marinella Correggia

All’inizio della primavera silenziosa 2020 una missione medica di Cuba è volata per la prima volta in un paese occidentale, membro ben armato della Nato e indifeso davanti a un virus. E’ solo l’ultimo atto di un internazionalismo sanitario esercitato da sessant’anni giusti in America Latina, Africa e Asia e che conta attualmente oltre 30mila operatori (medici, infermieri, tecnici) in 67 paesi. Le ultime missioni – non solo in Italia – partecipano alla campagna mondiale contro la pandemia del Covid-19. Perché «la patria è l’intera umanità». Continua a leggere

COVID-19: Golpe in Brasile ?

di Marco Consolo

La notizia si è diffusa come un lampo nelle reti sociali questa settimana. Nei giorni scorsi, i militari brasiliani avrebbero realizzato una specie di “golpe bianco” nei confronti del presidente Jair Bolsonaro, personaggio sempre più imbarazzante anche per loro ed incapace di fronteggiare l’emergenza del coronavirus.

Ma facciamo un passo indietro.

Tutto è nato da un programma televisivo in Argentina, dove un noto giornalista investigativo, Horacio Verbitsky, ha raccontato che una sua fonte nelle FF.AA. argentine avrebbe ricevuto una telefonata da parte di un alto comandante brasiliano. Al telefono, quest’ultimo avrebbe informato l’argentino che alti gradi delle FF.AA. brasiliane avevano piazzato il Generale Walter Braga Netto a capo della Casa Civil [i] e gli avrebbero affidato pieni poteri (concetto tornato molto di moda). Il suo compito sarebbe quello di prendere le decisioni operative quotidiane ed in particolare la gestione della pandemia del corona virus, visto il negazionismo criminale di Bolsonaro. In altre parole, avere un presidente per la politica ed un generale come presidente operativo.

Peccato che i tempi non tornano, visto che la nomina di Braga Netto è stata annunciata da Bolsonaro lo scorso 13 febbraio, cioè più di un mese fa. Ma si sa, il mondo è disattento, anche su ciò che succede nel gigante brasile.

Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

COVID-19: Manovre e posizionamenti, la grande strategia. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Quando si va in guerra, è un errore frequente cominciare dalla parte sbagliata, agire subito e aspettare il disastro per discutere il problema”.

Tucidide

È raro vedere una fase storica nella quale la sottile vernice che ricopre la dura politica degli interessi è a tal punto messa alla prova. L’Europa è la patria di alcune delle più rilevanti utopie ireniche, sogni di pace perpetua attraverso il “dolce commercio”, primato del diritto, governo attraverso le regole[1], … uno spesso strato di retoriche hanno circondato, sin dall’avvio, la costruzione europea nascondendo il duro spirito del capitalismo e, per esso, della logica di potenza delle élite cosmopolite impegnate in una costante guerra di classe unita ad una incessante guerra nazionale. Abbiamo sempre sentito raccontare di “comunità”, quando dietro le quinte si consumavano scontri all’ultimo sangue mascherati da sorrisi e strette di mano nelle conferenze stampa.

Uno dei pensieri più radicalmente fondati del liberalesimo è che la ragione domina le passioni, e tra queste quelle che hanno a che fare con il potere. L’arte del governo consiste nel tenere a freno la licenza e gli abusi del potere, che sono mossi dalle “passioni”. Nella versione che si afferma in seguito nella modernità l’avidità, la cupidigia, l’amore per il lucro sono contrasto all’ambizione, alla brama di potere. Questa è l’autogiustificazione del capitalismo e della prevalenza dell’economico sul politico.

Ma è un inganno. La vera faccia del mondo si mostra in questi momenti. Continua a leggere

Circa, Marco Revelli, “Draghi, lupi, faine e sciacalli”. Cronache del crollo.

di Alessandro Visalli

Siamo davvero in tempi strani. Davanti all’improvviso accelerare della storia, per effetto del venire al pettine sotto l’impatto di un minuscolo organismo di tutte le catastrofi del neoliberismo e della mondializzazione senza limiti e freni di questo ultimo ventennio, tutti si sentono sollecitati. E capitano posizionamenti inaspettati. E’ la quinta volta che parlo di un testo di Marco Revelli[1], registrando via via un progressivo arruolamento sul fronte di un antifascismo di maniera e piuttosto stridente. Una posizione sempre più anti-popolare, man mano che l’abbandono della sinistra da parte di questi si faceva più evidente (sotto l’etichetta di “populismo”). Nell’ultima occasione ero stato piuttosto brusco.

Ma in questo intervento, molto politico e come sempre schierato contro i suoi due nemici preferiti, i due Matteo, ritrovo invece elementi più che condivisibili. Avevo parlato già dell’intervento di Mario Draghi in un recente post[2] ed in quella occasione mi ero soffermato su una lettura del testo dell’articolo sul Financial Times concentrata sugli elementi di discontinuità, che sono numerosi e significativi, e non sulle numerose ambiguità (che sono decisive). Continua a leggere

PER LA PACE IN VENEZUELA, contro qualsiasi tentativo di intervento militare o di violenza paramilitare (Comunicato dei Sindacati dell’America Latina)

POR LA PAZ EN VENEZUELA, CONTRA CUALQUIER INTENTO DE INTERVENCION MILITAR O VIOLENCIA PARAMILITAR

La Confederación Sindical de trabajadores/as de las Américas, CSA, que representa a 55
millones de trabajadoras/es en el continente, expresa nuevamente su firme condena frente a la cada vez más agresiva política del gobierno de los EE. UU, presidido por Donald Trump, contra Venezuela y su escalada de medidas económicas, diplomáticas y amenazas militares contra ese país. Desde la CSA ya hemos cuestionado por injustas y desmedidas las sanciones económicas impuestas a Venezuela desde 2016 por parte del gobierno de EUA, Unión Europea y otros gobiernos del mundo. La CSA siempre ha defendido el diálogo con todos los sectores venezolanos, para encontrar una salida de paz y respeto al Estado democrático de Derecho.

El mundo atraviesa por una pandemia donde la preservación de la vida, el combate al virus COVID 19 es una prioridad absoluta. Cualquier acción de recrudecimiento de sanciones económicas, estímulo a la violencia e intentos de intervención militar, sea cual sea el pretexto usado, es un acto criminal contra la población venezolana y una amenaza a la paz en América Latina y Caribe.

En este momento que vive el mundo, utilizar una política unilateral, arbitraria e ilegal de
decisiones de los órganos de poder en los EE.UU., viene a profundizar una postura
intervencionista y violatoria de la legalidad internacional. El día 26 de marzo, el Fiscal General de EE. UU anuncia la acusación al presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro, de ser jefe del narcotráfico internacional, responsable de la cocaína que ingresa a territorio estadounidense y pone precio a su cabeza, así como a la de una parte de los altos mandos militares y políticos de ese país.

El 1ero. de abril, el Secretario de Estado Mike Pompeo, anuncia una iniciativa denominada Marco de transición democrática en Venezuela, que supuestamente deberá conducir a “elecciones presidenciales y parlamentarias libres”, previa a la renuncia del presidente Maduro y el supuesto presidente transitorio, diputado Juan Guaido.

El día 2 de abril, se anuncia la decisión del Departamento de Defensa de enviar la mayor flota naval y aérea, de que se tenga conocimiento en la historia reciente de la región, para bloquear el supuesto tráfico de estupefacientes de Venezuela hacia los EE.UU.
Son medidas que extrapolan la competencia de las instituciones estadounidenses frente a Venezuela que, además de ilegal, es absolutamente equivocada por aprovechar el momento de la pandemia para profundizar la crisis en ese país.

Rechazamos la actitud irresponsable del secretario general de la OEA y gobiernos de la región, que en medio de una emergencia sanitaria que sacrifica a centenares de ciudadanos de sus países, expresan su apoyo a un plan de agresión criminal que solo profundizará el sufrimiento del pueblo de Venezuela.

La escalada de agresión va en contravía del llamado del secretario general de las Naciones Unidas, Antonio Guterres, de poner fin a los conflictos militares y levantar las sanciones a todos los países del mundo para poder hacer frente a la pandemia del COVID19.

Defendemos, además del fin de las sanciones económicas y una inmediata acción de la ONU, del FMI, del Banco Mundial y del BID, en coordinación con el estado venezolano, para apoyar al pueblo de Venezuela con todo aquello que le permita hacer frente a la pandemia y sobre todo atender las necesidades socio económicas en el corto, mediano y largo plazo para mitigar los efectos de la pandemia en el país.

La CSA reafirma su solidaridad con el pueblo de Venezuela y demanda de todos los
gobiernos de la región y del mundo, así como también de los organismos internacionales, rechazar la agenda de violencia e intentos de posibles intervenciones militares.

Hacemos un llamado a todas las fuerzas políticas, económicas y sociales de Venezuela a la unidad nacional y poner en absoluta prioridad el combate a la pandemia para preservación de la vida de las venezolanas y venezolanos.

 

Rafael Freire Neto
Secretario General

Montevideo, 5 de abril de 2020

 

Confederación Sindical de trabajadores/as de las Américas – CSA

Calle Buenos Aires, 404/406 – Montevideo, 11000 – Uruguay
Teléfono: + (598) 2 914 75 88 – sede@csa-csi.orghttp://www.csa-csi.org

 

COVID-19: I tempi sono stretti e il capitale finanziario lo sa. Socialismo o barbarie!

di Giulio Palermo (Professore di Economia Politica, Università di Brescia)

La necessità di un coordinamento tra tutte le forze antifasciste e anticapitaliste è quanto mai urgente. Quando finalmente ci lasceranno uscire di casa — certamente non prima del 25 aprile e del 1° maggio — la rabbia popolare divamperà in ogni direzione e quello che assolutamente serve è una guida politica capace e credibile in grado di indirizzare questa rabbia in senso rivoluzionario.

I morti da coronavirus saranno niente in confronto ai morti di fame che già ci sono e che la crisi economica moltiplicherà per dieci. Mai nella storia del capitalismo si è verificato un blocco della produzione generalizzato per interi mesi e basta conoscere l’abc dell’economia per sapere che la produzione non potrà ripartire e che si verificheranno fallimenti a catena nell’economia reale e nella sfera finanziaria.

Dopo mesi di inattività — in un contesto che non era certo roseo prima dell’emergenza coronavirus — nemmeno le imprese più solide potranno riprendere la produzione. Per la semplice ragione che dovranno fare i conti con fornitori che non ci sono più e vecchi acquirenti che non hanno più un euro in cassa. E il contesto internazionale non sarà certo d’aiuto, visto che gli stessi problemi produttivi ce li ha tutto il mondo a capitalismo avanzato. Per questo le banche italiane e straniere — che sulle attività produttive ci lucrano e che non si sono mai riprese dalla crisi finanziaria iniziata nel 2007 — falliranno assieme al settore industriale. Secondo Goldman Sachs, il Pil degli Stati Uniti in questo trimestre crollerà del 34% su base annua e in Europa il crollo sarà di oltre il 40%.

I tempi sono stretti e il capitale finanziario lo sa. Se non si interviene in fretta salta tutto in pochi mesi. Per questo Super Mario Draghi — che tra un incarico al Ministero dell’Economia, uno a Bankitalia e uno alla Bce, usa transitare proprio per Goldman Sachs — scende in campo in prima persona: dopo aver dedicato la vita ad imporci il rigore di bilancio, ci propone oggi di rilanciare il debito pubblico come strumento per accollare allo stato l’onere dei salvataggi. Sapendo bene che questo manderà in crisi il bilancio stesso dello stato, rendendo insostenibile il debito pubblico, e creerà le condizioni materiali per completare il trasferimento del comando dell’economia alle istituzioni finanziarie sovranazionali. Le quali, fingendo di essere loro a salvare noi, attueranno i loro soliti ricatti ma questa volta su ben altra scala, facendoci rimpiangere la Grecia. Nascondendosi dietro i tecnicismi dei trattati e senza nemmeno dover passare per un finto confronto politico, ci detteranno autoritariamente le misure di tritacarne sociale necessarie a ripristinare le condizioni affinché il capitale possa riprendere a macinare profitti.

Ma quale aumento della spesa sanitaria! Ci aspettano quattro giri di vite sulle condizioni di lavoro e di sfruttamento in tutti i settori dell’economia con l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e dei servizi ai cittadini. Se il capitale ancora arranca in quella che chiamavamo la Grande recessione, nonostante l’irrigidimento sulle condizioni di sfruttamento che i lavoratori conoscono sulla loro pelle, l’accelerazione imposta da quest’emergenza economica oltre che sanitaria non lascia scampo. Perché la crisi sanitaria non fa che mostrare i limiti di un modello economico che se ne frega della nostra salute semplicemente perché se ne frega della nostra vita. Siamo solo strumenti di valorizzazione del capitale.

Ma un dato deve essere chiaro a tutti. Chi è veramente in crisi oggi non sono i milioni di lavoratori che da mesi non possono andare a guadagnarsi il pane ma le imprese e le banche di tutto il mondo. Perché la loro paura è che la macchina che trasforma il nostro lavoro nei loro profitti salti una volta per tutte. Sono loro che hanno i conti in rosso. E sono loro che devono correre ai ripari per non essere spazzati via dalle contraddizioni di questo sistema che per continuare a produrre ricchezza deve produrre sempre più miseria.

Siamo di fronte a una biforcazione della storia e mai come oggi il problema si presenta come socialismo o barbarie. Se vincono loro, dimentichiamoci non solo il diritto alla salute ma i diritti in genere. Perché per il capitale i nostri diritti sono solo fottute voci di costo nei bilanci delle aziende. Ma se vinciamo noi, ci prendiamo tutto.

In nome della salvaguardia dei risparmiatori e della difesa dell’occupazione, oggi vorrebbero di nuovo imporci di salvare le loro banche e le loro imprese. Ma quali risparmiatori? si chiamano capitalisti quelli che risparmiano! E non perché siano formichine laboriose che mettono da parte per l’inverno ma perché hanno capitali a così tanti zeri che per loro è sempre estate. Noi non arrivavamo alla quarta settimana del mese prima del coronavirus e ora non arriviamo più nemmeno al quarto giorno. Cosa vogliamo risparmiare? E di quale occupazione stiamo parlando? Di quella che ci ha tagliato i salari, ci ha privato dei diritti, ci ha precarizzato la vita e ora ci lascia a casa a morire di fame per non rischiare di morire di polmonite?

Che falliscano tutti, le banche, le imprese e i loro padroni. Non sta a noi risolvere i problemi del capitale e non abbiamo tempo per discutere con i vecchi e i nuovi salvatori del sistema. L’urgenza ora è
creare un fronte unico rivoluzionario, unito e deciso.

Dobbiamo organizzarci. Non è il momento dei personalismi e delle ripicche tra partiti, né tra sindacati. L’obiettivo oggi è creare un’avanguardia politico-sindacale che sappia lanciare le parole d’ordine opportune al momento giusto.

Sul piano finanziario, non paghiamo un bel niente, né ai creditori nazionali, né a quelli internazionali, che poi non sono i nostri amati nonni che, quando ancora le cose andavano decentemente, hanno investito qualche risparmio nei titoli di stato, ma le banche in crisi che ci sfruttano e che vorrebbero sfruttarci ancora di più. Default totale, immediato e incondizionato. Siamo l’ottava potenza economica mondiale ma la gente muore di fame. Che ce lo facciano anche a noi l’embargo! Se ce la fa Cuba, che riesce pure a mandarci gli aiuti sanitari mentre noi contribuiamo a strozzare la sua economia, ce la faremo anche noi. Invece di impoverirci sempre di più per pagare il tributo al capitale finanziario, costruiremo un sistema sanitario in cui non si muore per un virus e un sistema economico che risponda alle esigenze di chi lavora invece che a quelle dei banchieri.

Sul fronte dell’economia reale, smettiamola con questa stupidaggine del bene comune e dell’unità nazionale, in un paese in cui chi lavora diventa sempre più povero e chi vive di rendita e di profitti si arricchisce sempre di più, pure in tempi di crisi. A mano a mano che il capitale in crisi presenta i suoi bilanci in passivo, invece di salvargli il culo per l’ennesima volta accollando tutto allo stato, diamogli il colpo di grazia: nazionalizzazioni senza indennizzo, a cominciare dai settori strategici e da quelli che servono a soddisfare i bisogni primari della popolazione, occupazioni delle fabbriche e di tutti i luoghi di lavoro e pianificazione della produzione, prima settoriale, poi dell’intera economia.

Basta rivalità e scontri interni in una sinistra sempre più divisa e che non sa più dove andare. No alla logica dell’emergenza e all’unità nazionale. L’emergenza è la loro, non la nostra. E da chi ci sfrutta è meglio dividersi.

Le forze rivoluzionarie in Italia esistono ancora e il fascismo, l’abbiamo dimostrato, lo combatteremo sempre. Uniamoci! Costruiamo assieme un Fronte di Liberazione dal Capitale e cancelliamo dalla storia questo sistema decrepito.

Venceremos!

PS: questo non è un documento a carattere personale. Fatelo vostro, cancellate il mio nome e fatelo circolare affinché altri lo facciano loro, individualmente e collettivamente. Ma organizziamoci e prepariamoci alla lotta.

 

Giulio Palermo: https://giuliopalermo.jimdofree.com/chi-sono/il-mio-cv-accademico/

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_tempi_sono_stretti_e_il_capitale_finanziario_lo_sa_socialismo_o_barbarie/82_34034/

 

 

Il Venezuela denuncia blocco navale statunitense. Nemmeno la pandemia Covid-19 ferma l’imperialismo USA

Nel mezzo della crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 gli Stati Uniti invece di pensare a come provvedere al meglio alla salute dei propri cittadini attuano un blocco navale nei confronti del Venezuela.

Il vicepresidente della Repubblica Bolivariana, Tareck el Aissami, ha denunciato che le misure coercitive applicate dagli Stati Uniti impediscono la normale fornitura di carburante.

“Con questo piano di blocco navale perverso e le ricorrenti intimidazioni portate avanti contro potenziali fornitori nel paese, (gli Stati Uniti) impediscono la fornitura di additivi chimici, forniture e pezzi di ricambio necessari per il processo di produzione del combustibile che è distribuito in tutto il territorio nazionale”, afferma il dirigente venezuelano.

Gli attacchi statunitensi – aggiunge il dirigente venezuelano – contro l’industria petrolifera costituiscono gravi violazioni dei diritti umani del popolo venezuelano e quindi diventano reati contro l’umanità contrari al diritto internazionale e alle Nazioni Unite.

Il vicepresidente ha denunciato inoltre una serie di minacce contro l’integrità territoriale e la sovranità del Venezuela materializzate in un blocco navale per aggravare la situazione del popolo venezuelano che sta conducendo una battaglia contro Covid-19.

Il paese sudamericano, ha aggiunto El Aissami, ha progettato misure rigorose per il controllo epidemiologico e la prevenzione della diffusione di questa malattia, che include la quarantena sociale che è stata altamente sensibile alla conformità. Al contrario degli Stati Uniti dove ormai il contagio è fuori controllo e il numero degli infetti continua a crescere esponenzialmente ogni giorno. I morti hanno già oltrepassato quota 7000. Una situazione che il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha definito “disastro nazionale”

Secondo il funzionario venezuelano, queste azioni estremiste del governo degli Stati Uniti cercano di aggravare le difficoltà del popolo venezuelano ad affrontare la pandemia di coronavirus, il cui piano è di influenzare il cuore dell’attività economica dello sviluppo industriale e produttivo, nonché servizi di trasporto, energia elettrica tra gli altri.

“La classe operaia dell’industria petrolifera e del settore elettrico in collaborazione con le forze armate nazionali bolivariane lavora instancabilmente per superare questa situazione il più presto possibile e ripristinare la fornitura regolare di carburante per l’intero paese nel più breve tempo possibile”, ha riferito il vicepresidente con delega all’economia.

Ha anche affermato che è stato istituito un piano speciale volto a garantire la mobilità dei settori prioritari nel quadro dello stato di allarme decretato dal presidente e che questi sono esenti dalla quarantena collettiva.

El Aissami ha aggiunto: “Deploriamo la posizione dei settori estremisti dell’opposizione venezuelana che progettano ed eseguono queste vili azioni contro il popolo. La storia giudicherà senza pietà questi traditori della patria”.

 

 

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_venezuela_denuncia_blocco_navale_statunitense

COVID-19: Le prime manovre. Von der Leyen, Bce, mobilitazioni, riposizionamenti. Cronache del crollo

Pubblichiamo questo intervento di Alessandro Visalli, di qualche giorno fa, ma utilissimo a ricapitolare la situazione in ambito UE.

di Alessandro Visalli

Giorni pieni e convulsi.

Venerdì si è tenuto in teleconferenza il Consiglio Europeo, che ha visto uno scontro frontale e prolungato tra Spagna e Italia contro Olanda e Germania, la Francia leggermente defilata e gli altri spettatori attoniti. Al termine un veto di Spagna e Italia ha determinato il rinvio di quindici giorni con mandato alla Commissione ed alla Bce di elaborare proposte da riportare al tavolo.

Sabato, con un’inaudita dichiarazione la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha dichiarato che il suo mandato è di elaborare un “piano di ricostruzione” e non di lavorare sull’emissione di bond comuni. Questi, dice, sono ostacolati da “chiari confini giuridici” in quanto dietro c’è “la questione delle garanzie”. Ovvero la vecchia questione secondo la quale la Germania e gli altri paesi rifiutano quella che chiamano “un’unione di trasferimenti”, ovvero di garantire con le proprie risorse fiscali trasferimenti, in una forma o nell’altra, ovvero anche sotto forma di garanzie, ad altri paesi. Dunque, continua, “su questo le riserve della Germania come di altri paesi sono giustificate”. L’economista Sergio Cesaratto ha avuto una parola sola e semplice per questo: traditrice. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, invece in una conferenza stampa di qualche minuto fa ha detto, rispondendo[1] ad una domanda del giornalista del Corriere della Sera, che “il compito di elaborare la proposta non l’abbiamo dato alla Presidente della Commissione Europea, all’esito abbiamo dato all’Eurogruppo 14 gg per elaborare delle proposte che poi il prossimo Consiglio Europeo possa prendere in considerazione. Quel che mi permetto di dire e sarò inflessibile: qui c’è un appuntamento con la Storia, l’Europa deve dimostrare se è all’altezza di questa chiamata della storia. Uno shock simmetrico che riguarda tutti i sistemi degli stati membri. Si tratta di dimostrarsi adeguati o no”. Continua a leggere

COVID-19: DOPO LA “GUERRA SANITARIA”.

di Pierre Assante

Qualunque siano le difficoltà per superare la crisi sanitaria, vi è e vi sarà la necessità di rilanciare la produzione e lo scambio dei beni necessari per la nostra vita.

La crisi sanitaria ha accelerato e aggravato la crisi economica e finanziaria (1) che era in atto già prima dell’arrivo della pandemia. La crescita e l’accumulazione di capitale fisso e costante, l’alto livello tecnologico, industriale e digitale e l’ipercrescita del capitale finanziario che vanno di pari passo, hanno portato, nel sistema, negli ultimi anni, a un’esplosione della tendenza al ribasso del saggio di profitto e a una svalutazione eccessiva del capitale che inducono la difficoltà di reinvestire al tasso sufficiente per esso, per una sua più ampia riproduzione e diffusione (2).

L’aumento dello sfruttamento del lavoro, una maggiore estrazione di plusvalore e l’aumento della sua intensità non saranno sufficienti a rispondere a questa tendenza al ribasso del tasso di profitto ed è improbabile che vengano accettati senza battere ciglio da dipendenti e popolazioni che ne subiranno le conseguenze.

È quindi attraverso profonde riforme delle strutture del capitale e del sistema che si può raggiungere l’obiettivo di rilanciare la macchina sociale e la soddisfazione dei bisogni sociali. Questo implica che una quota maggiore del valore aggiunto prodotto (valore dei beni prodotti e salari) si a destinata agli investimenti. Ciò significa passare gradualmente e radicalmente e il più rapidamente possibile dal criterio di gestione dal tasso P / C (profitto sul capitale) al criterio di gestione VA / CMF (valore aggiunto sul capitale materiale e finanziario) (3).

La rivalutazione del capitale mediante la distruzione del capitale costante (come avvenuto nell’ultima guerra mondiale) non può avvenire nelle stesse proporzioni e con lo stesso effetto rispetto ad una crisi sanitaria che aggrava ulteriormente la crisi finanziaria e produttiva (4).

La svalutazione del capitale continuerà (5).

D’altra parte, essere in grado di investire una quota maggiore di valore aggiunto aumenterebbe la capacità produttiva, l’efficienza del lavoro aumentando i redditi, rispetto al livello generico di “ripresa economica” possibile in base all’attuale crisi; e ciò, considerando lo stato avanzato della tecnologia, della scienza e della formazione, del potenziale delle forze produttive, il cui livello già acquisito è una cosa che non evaporerà in pochi mesi.

L’alto livello di abilità di competenze e attrezzature resta un vantaggio per i paesi ad economia avanzata del capitalismo digitale globalizzato, finanziario e digitale. Inoltre, il rifiuto sistemico del capitale di superare il criterio P / C  è una decisione di natura politica globale degli stati nazionali e del sistema mondiale dominante. Non ci si deve attendere che il capitale rinunci alla sua guerra economica di profitto e al potere di accumulazione contro i lavoratori dipendenti e nel conflitto tra le stesse multinazionali.

La crisi economica che seguirà immediatamente quella sanitaria sarà un momento di lotte avanzate in cui si debbono fornire agli attori di un grande movimento popolare, di lavoratori, di impiegati, di tecnici di produzione e di gestione, della formazione e dei dirigenti della ricerca, i mezzi intellettuali e materiali per uscire da una crisi sistemica e costruire e rilanciare sulla base di criteri di progresso e organizzazione nella salute del lavoro, incluso un diritto alla sicurezza del lavoro e alla formazione che è alla base del lavoro e delle capacità produttive umane.


Pierre Assante. 02/04/2020


Note per approfondire l’osservazione e la sintesi di base:

(1) L’eccesso di accumulo e la crescita esponenziale della finanziarizzazione si alimentano a vicenda.

(2) Già in agosto “La Repubblica” notava in diverse pagine il segnale di avvertimento che il tasso di remunerazione sulle obbligazioni USA a 10 anni era inferiore a quello a due anni. Tassi di prestito negativi della BCE per aumentare ulteriormente il calo del tasso di profitto della produzione, diminuendo la produttività del capitale, sono stati un altro elemento a dimostrazione dell’aggravarsi della crisi(Jackson Hole). La guerra economica USA-Cina, sostenuta da Trump e dal suo “sviluppo nazionale” contro la cooperazione internazionale è un effetto della crisi economica e delle difficoltà del capitale a remunerarsi, più che una causa.

(3) Il valore aggiunto è la nuova ricchezza prodotta, compresi i salari.

Lo stipendio, il valore della forza lavoro è infatti un prodotto del lavoro in e attraverso la trasformazione di una ricchezza primaria, naturale o già prodotta. Il valore dei salari e il valore del nuovo prodotto più il valore di tutto ciò che contribuisce a questa produzione formano il valore aggiunto.

(4) La composizione organica del capitale durante lo storico compromesso delle conquiste sociali del 1945-47 e quella di oggi non sono comparabili. Il capitale delle industrie del lavoro meccanico e di massa non aveva gli stessi bisogni di sviluppo del capitale attuale dopo la rivoluzione scientifica e tecnica digitale del 21 ° secolo.

(5) Recupero keynesiano

 

FONTE: http://pierre.assante.over-blog.com/2020/04/apres-la-guerre-sanitaire.html

 


 

APRÈS LA « GUERRE SANITAIRE ».

Quelles que soient les difficultés à surmonter la crise sanitaire, le besoin de relancer la production et l’échange des biens nécessaires à notre vie se pose et se posera.

La crise sanitaire a précipité et aggravé la crise financière et économique (1). La croissance et l’accumulation du capital constant, fixe, le haut niveau technologique, industriel et numérique, et l’hyper croissance du capital financier qui vont de pair, ont conduit, dans le système, ces dernières années, à une explosion de la baisse tendancielle du taux de profit, et une suraccumulation-dévalorisation du capital induisant la difficulté de se réinvestir au taux suffisant pour lui, pour sa circulation élargie (2).

L’augmentation de l’exploitation du travail, une extraction plus grande de plus-value et l’augmentation de son taux ne suffira pas pour répondre à cette baisse tendancielle du taux de profit et a peu de chance d’être acceptée sans broncher par les salariés et les populations qui en subiront les conséquences par contrecoup. C’est donc bien par des réformes de structures du capital et du système qu’il s’agit de relancer la machine sociale et la satisfaction des besoins sociaux. Il s’agit de prélever une plus grande part de la valeur ajoutée produite (valeur des marchandises produites et des salaires) pour la réinvestir. Cela veut dire passer progressivement et radicalement et le plus rapidement possible du critère de gestion à partir du taux P/C (profit sur capital) au critère de gestion VA/CMF (Valeur ajoutée sur Capital matériel et financier) (3).

La revalorisation du capital par la destruction de capital constant par la dernière guerre mondiale ne peut avoir lieu dans les mêmes proportions et avec le même effet dans la crise sanitaire qui aggrave la crise financière et de production (4).

La dévalorisation du capital continuera (5).

Par contre le fait de pouvoir investir une plus grande part de la valeur ajoutée permettrait d’augmenter la capacité productive, l’efficacité du travail tout en faisant progresser les revenus, relativement au niveau de « redémarrage économique » possible d’après la crise actuelle, et dans l’état avancé des techniques et des sciences et de la formation, du potentiel des forces productives dont la qualité acquise ne va pas s’évaporer en quelques mois.

Le haut niveau de compétence et d’équipement reste un acquis dans les pays d’économie avancée du capitalisme mondialisé, financiarisé, numérisé. Et d’ailleurs le refus systémique du capital de dépasser le critère P/C est une décision politique mondiale des états nationaux et de l’Etat mondial dominant. Il ne faut pas attendre que le capital renonce de lui-même à sa guerre économique de profit et de pouvoir d’accumulation contre le salariat et entre firmes multinationales elles-mêmes.

L’après immédiat et relatif de sortie de crise économique et sanitaire ce sera un moment de luttes développées dans lesquelles donner aux acteurs d’un mouvement populaire, ouvriers, salariés, cadres de production, de gestion, de formation et de recherche, les moyens intellectuels et matériels de sortie de crise systémique, et de construction et de relance sur la base de critères de progrès, et d’organisation en santé du travail, parmi lesquels un droit de sécurité d’emploi et de formation qui est la base du travail et des capacités productrices humaines.

Pierre Assante. 02/04/2020

 

Notes pour aller au-delà du constat et de l’explication de base :

(1) Suraccumulation et croissante exponetielle de la finaciarisation s’limentent mutuellement.

(2) En août déjà « La Repubblica » notait sur plusieurs pages le signe annonciateur qu’est le taux des Bonds US à 10 ans inférieur à ceux à deux ans. Les taux négatifs de prêts la BCE pour relancer encore dès la rentrée le taux de profit de production, la productivité du capital, en chute était un autre élément prouvant l’aggravation de la crise (Réunion des banques centrale à du 24 au 26 août 2020 à Jackson Hole). La guerre économique USA-Chine, soutenue par Trump et son « national-développement » contre une coopération internationale est un effet de la crise économique et des difficultés du capital pour se revaloriser, plus qu’une cause.

(3) La valeur ajoutée c’est les richesses nouvelles produites, salaire compris.

Le salaire, la valeur de la force de travail est bien un produit du travail dans et par la transformation d’une richesse première, naturelle ou déjà produite. Valeur du salaire et valeur du nouveau produit plus la valeur de tout ce qui contribue à cette production forment la Valeur Ajoutée.

(4) La composition organique du capital lors du compromis historique des conquêtes sociales de 1945-47 et celle d’aujourd’hui ne sont pas comparables. Le capital des industries mécaniques et de main d’œuvre massive n’avaient pas les mêmes besoins pour se valoriser que le capital de la révolution scientifique et technique numérique du XXIème siècle.

(5) La relance keynésienne des 30 Glorieuses, après une période de sous consommation et de sur-épargne, n’est plus possible. Nous sommes de nouveau structurellement aujourd’hui en période de sur-épargne et sous consommation relatives (pour le moment) de longue durée liée à la composition organique élevée du capital et non de cycle décennal.

 

FONTE: http://pierre.assante.over-blog.com/2020/04/apres-la-guerre-sanitaire.html

COVID-19: Cosa potrebbe cambiare in peggio dopo il coronavirus

di Vincenzo Comito

Cosa non siamo e cosa non vogliamo. Meglio sarebbe chiarire fin da subito il peggioramento che non vorremmo vedere una volta finita l’epidemia: dalla cementificazione delle grandi opere ad un approfondimento delle diseguaglianze, ad un più ampio digital divide.

In queste settimane moltissimi commentatori si ingegnano a prevedere come e perché, dopo l’esperienza del coronavirus, le cose dovrebbero cambiare in meglio; e questo in molti campi, da un rinnovato intervento dello Stato nell’economia, a maggiori stanziamenti nel nostro paese per la sanità, la scuola, la ricerca, dopo decenni di tagli, ad una più forte solidarietà internazionale e così via. Alcuni arrivano sino ad affermare che il virus cambierà il mondo in maniera permanente e che il populismo e il sovranismo saranno sconfitti.

C’è anche chi non si limita a prevedere, ma chiede esplicitamente che le cose cambino in meglio e indica magari le mosse attraverso le quali questo dovrebbe succedere, a livello nazionale come a quello europeo e mondiale, come si riscontra ad esempio in diversi tra i contributi pubblicati di recente su questo stesso sito.

C’è, infine, chi, semplicemente e più modestamente, auspica soltanto che le cose cambino; così, ad esempio, George Monbiot (Monbiot, 2020), che intanto ci ricorda che è scoppiata una bolla, quella dei Paesi ricchi che vivevano in un’atmosfera compiaciuta e piena di confort e che credevano di potere ormai ignorare il mondo materiale, ponendo uno schermo tra loro e la realtà e non facendo niente per anticipare la catastrofe in atto. L’autore sottolinea come il virus sia alla fine un segnale di auspicabile sveglia per una civiltà che appare troppo compiaciuta di se stessa. Continua a leggere

La grande occasione che l’Italia rischia di perdere

Le economie dell’Europa sono sull’orlo del baratro. Ma i coronabonds non basteranno a evitarlo. L’Italia deve agire per suo conto e subito, non tra 15 giorni. Solo con la riconquistata sovranità monetaria – nella forma di biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono – si potrà mettere in sicurezza la nostra economia e impedire la definitiva colonizzazione del paese da parte delle oligarchie tedesche.

di Alberto Bradanini*

Ieri 26 marzo, con il dissenso italiano e spagnolo sul testo conclusivo, i 27 leader Ue hanno fotografato la frattura tra i paesi che avevano ingenuamente creduto nella nozione di Unione e quelli che hanno sempre concepito l’Europea come una giungla dove la legge del più forte è destinata a prevalere, incuranti a un tempo del benessere, della dignità e della vita stessa delle altre nazioni, che non sono né partner, né amiche. Quel che avviene in queste ore conferma d’altro canto il postulato empirico (sia concesso questo ossimoro) che i popoli sono generati dalle tragedie della storia e non certo da una qualunque Commissione o Eurogruppo. Continua a leggere

COVID-19: Puntiamo tutto sulla Bce. Insistendo su Eurobond e Mes perdiamo giorni preziosissimi

di Stefano Fassina

Siamo ad un bivio storico. Vengono al pettine i nodi dell’Unione europea, rimossi dal romanticismo sugli Stati Uniti d’Europa o nascosti dietro un velo di ipocrisia per preservare un efficacissimo impianto di disciplina e svalutazione del lavoro. Il popolo europeo sognato dai federalisti non esiste. Il popolo è nazione: è segnato da una Storia, da una religione, da una cultura, da una lingua. La solidarietà fiscale, ossia la redistribuzione di risorse, funzione fondativa delle democrazie moderne, si alimenta del vissuto condiviso dentro confini tracciati con il sangue. È triste. Ma è così.

La moneta unica è stato un errore di analisi storico-politica, compiuto, per chi era in buona fede, stordito dalle macerie della “fine della Storia”, per subalternità alla visione tecnicista-funzionalista, così utile all’egemonia e al dominio ordo-liberista. Il mantra colposo di Jacques Delors, “padre” ancora celebrato ieri, era: facciamo il mercato unico e la moneta unica, così attiviamo un’interdipendenza economica sempre più intensa, tale da forzare, a prescindere dalla volontà dei popoli, la nascita dell’unità politica. Ma non poteva funzionare. “La Storia non è acqua”. Quindi, la solidarietà fiscale è stata esclusa ed è inibita dai Trattati: i legami trans-nazionali di comunità erano e sono assenti o radicalmente insufficienti per legittimarla. I sentimenti nutriti nelle generazioni più giovani sono annientati da un mercato unico europeo fondato sul dumping sociale e fiscale.

Insomma, l’assenza di solidarietà fiscale intra-Ue non è sorprendente. È un dato di realtà mai venuto meno. Ricordate? Prima dell’esplosione del Covid-19, la discussione sul bilancio dell’Ue si è incancrenita per oltre un anno e poi si è bloccata intorno a qualche centesimo di punto percentuale di Pil. La radicale indisponibilità a confermare il livello di risorse del 2014-2020 non arrivava dai cosiddetti sovranisti ultimi arrivati (il gruppo di Visegrad), ma da Paesi dell’Euro-zona, fondatori (Olanda, sostenuta dalla Germania) e membri storici guidati da governi socialdemocratici (Danimarca).

Ma è sbagliato e pericoloso attaccare la Germania e gli altri indisponibili alle nostre richieste come “miopi”, “ottusi”, “egoisti”, “colonizzatori”, finanche “sciacalli”. Cominciano a girare sui social attacchi agghiaccianti ai tedeschi. È davvero rischioso rispolverare le caricature costruite in tragici passaggi del secolo scorso. Loro sono coerenti con il patto sottoscritto e mai contraddetto. Noi non abbiamo nessuna superiorità morale sulla quale poggiare le nostre rivendicazioni. Semplicemente, siamo più in difficoltà e chiediamo aiuto. Immaginate quanta solidarietà fiscale avrebbe il patriota Salvini se, invece che origini padane e passaporto italiano, fosse nato in Baviera e guidasse la Csu. Oppure, quanto sarebbe generoso il Presidente Zaia che oggi impreca contro Berlino e Bruxelles, ma nella sua proposta di “Autonomia differenziata” prevedeva di trattenere in Veneto il 90% delle imposte erariali raccolte nella “sua” Regione.

Non ha molto senso neanche continuare a far appello all’interesse dell’altro a salvare noi e la barca sulla quale anch’egli si trova. Perché, nella percezione dell’altro, infondata quanto si vuole ma solida, il costo prospettico per salvarci potrebbe risultare superiore al costo dell’affondamento della barca, dato che ha numerose e resistenti scialuppe di salvataggio a disposizione.

In sintesi, il contesto storico, culturale, religioso, giuridico e politico richiamato dovrebbe ridimensionare le “pretese” di solidarietà economica per vincere la guerra in corso al Covid-19 e per ricostruire. Continuare a insistere per fare gli Eurobond, è un enorme spreco di capitale politico. L’Eurogruppo, al quale il Consiglio europeo del 26 Marzo scorso ha affidato il compito di trovare una soluzione dopo 6 ore di scontro sul Mes, arriverà, nel migliore dei casi, a un compromesso sulle condizioni del prestito al singolo Stato. I “Coronabond”, come ha poco diplomaticamente ricordato ieri la presidente Von der Leyen, sono uno slogan: il Mes ha soltanto un modo di funzionare, per statuto: grazie alle garanzie versate dai contribuenti di ciascuno Stato, emette titoli e finanzia i malcapitati da sottomettere alle cure della Troika. Il compromesso, qualora arrivasse, non sarebbe utile in sé: per noi, sarebbero circa 35 miliardi in tutto, quando soltanto per l’anno in corso abbiamo necessità di quasi 500 miliardi di euro (oltre 300 miliardi di titoli da rinnovare, oltre 100 miliardi di mancate entrate a causa di un crollo del Pil superiore al 10% e, infine, le decine di miliardi previste per i Decreti Cura Italia). Sarebbe utile, però, a dare via libera alla Bce per attivare il bazooka dell’Omt, il programma predisposto durante la presidenza Draghi per dare credibilità al “whatever it takes”. Insomma, l’intervento del Mes servirebbe “soltanto” a sottrarre la residua autonomia politica ai “beneficiari”.

Allora, si lasci stare l’autolesionistico tentativo di “snaturare” il Mes. Non si perdano 14 preziosissimi giorni per soccorrere famiglie e imprese allo stremo. Si concentri tutto il capitale politico dei 9 leader firmatari della lettera al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel per dare legittimazione politica alla Bce a fare quanto necessario a riportare gli spread al minimo: il credibile prestatore di ultima istanza, come la Fed, la Bank of England, la Banca centrale del Giappone e tutte le altre. Le soluzioni tecniche per arrivare all’obiettivo possono essere varie. Su questo blog, abbiamo proposto da tempo la sterilizzazione (perpetuity) dei titoli di Stato già acquistati dalle banche centrali nazionali nell’ambito del Quantitative easing (per l’Italia sono quasi 400 miliardi) e quelli da acquistare nella fase di emergenza sanitaria e ricostruzione economica e sociale. La Bce, a differenza del Mes, non ha bisogno delle tasse pagate dai cittadini per fare emissioni. La Bce stampa moneta. Può farlo senza limiti perché è formalmente indipendente e nella sua missione ha la salvaguardia dell’Euro, oggettivamente morto senza suoi adeguati interventi. Inoltre, la Bce è davvero l’unica istituzione federale dell’Unione e, a differenza del Mes, istituto inter-governativo, decide a maggioranza. In sintesi, per i “Paesi virtuosi”, i costi politici di utilizzo appropriato della Bce sarebbero infinitamente minori rispetto all’impatto dello snaturamento del Mes.

Certo, non è affatto scontato far uscire la Bce dalla gabbia ordoliberista. Abbiamo visto l’ostilità interna e esterna. Ma è l’unica strada utile e possibile. Se la Bce non stampa a sufficienza e, tramite i mercati finanziari, veniamo spinti nella trappola del Mes? Allora, dobbiamo stampare noi. Non è una alternativa facile, anzi. Ma può essere meno dolorosa rispetto a una compiuta e definitiva colonizzazione e svalutazione del lavoro nel quadro istituzionale e monetario dato. Non si tratta di ritornare alle ‘piccole patrie’ e imboccare una via isolazionista o autarchica di fronte alle famose “sfide globali”. Né di asservirsi a Russia o Cina. Si tratta, al contrario, di fermare le pericolosissime derive nazionaliste alimentate dal senso di tradimento e dal desiderio di rivalsa. Si tratta di affermare il primato della nostra Costituzione e riprogettare e ricostruire la cooperazione europea su basi di realtà, senza velleitarismi e senza finzioni, quindi come confederazione di Stati nazionali.

 

FONTE: https://www.huffingtonpost.it/

Comunicato ufficiale del Governo del Venezuela di risposta alle accuse “miserabili” degli Usa

“in un momento in cui l’umanità sta affrontando la peggior pandemia, il governo di Donald Trump torna ad attaccare il popolo venezuelano e le sue istituzioni democratiche, usando una nuova forma di colpo di stato”

Pubblichiamo la traduzione del Comunicato ufficiale del governo della Repubblica bolivariana del Venezuela alle miserabili e vili accuse ricevute oggi dal governo di Trump


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USA/Venezuela: Taglia di 20 milioni di dollari per acciuffare il biondo

Nel bel mezzo della pandemia, Trump annuncia l’inasprimento delle sanzioni all’Iran e il Dipartimento di Stato USA mette una taglia di 15 milioni di dollari per la cattura del Presidente del Venezuela Maduro e di altri ministri del governo venezuelano.

L’accusa raggiunta a seguito di indagini delle autorità federali Usa è “narcotraffico”.

L’accusa di “narcotraffico” da parte del governo del paese maggior importatore e consumatore al mondo di cocaina, eroina e molte altre sostanze stupefacenti ha dell’incredibile. Ricorda obiettivamente la favola del lupo e dell’agnello. Ve la ricordate ?

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COVID-19: Cosa può accadere in Africa ? Esempio Madagascar.

di Maurizio Gandolfi

I pensieri di tutti, in ogni paese del mondo, da un mese ruotano intorno a questo virus che sta cambiando le nostre abitudini, la nostra vita. Si continua a parlare di trend, di terapia intensiva, di recessione. Di morti. Tutti i paesi del nord del mondo hanno due preoccupazioni che occupano la testa dei loro uomini di governo e di “coloro che contano”: la prima è come sconfiggere questo virus nel più breve tempo possibile, con meno morti; la seconda riguarda l’economia del proprio paese, nel dopo pandemia; e per questo timore stanziano centinaia di miliardi di euro (o di dollari), al fine di aiutare le proprie industrie a ripartire, a soffrire il meno possibile di questo cataclisma che ha colpito il nostro pianeta. Continua a leggere

COVID-19: M5S, in sintonia con UNHCR, chiede moratoria sanzioni a Iran, Venezuela, Cuba, Siria e Corea del nord

Roma, 23 mar 12:25 – (Agenzia Nova) – I parlamentari del Movimento cinque stelle delle commissioni Affari esteri di Camera e Senato hanno chiesto una “moratoria umanitaria” delle sanzioni nei confronti di Iran, Siria, Venezuela, Cuba e Corea del Nord a causa della diffusione della pandemia di coronavirus. Continua a leggere

APPELLO DEL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU PER UN CESSATE IL FUOCO GLOBALE

[Dal sito dell’Onu riprendiamo e diffondiamo]

Il nostro mondo fronteggia un comune nemico: il Covid-19.
Al virus non interessano nazionalita’, gruppi etnici, credo religiosi. Li attacca tutti, indistintamente.

Intanto, conflitti armati imperversano nel mondo. E sono i piu’ vulnerabili – donne e bambini, persone con disabilita’, marginalizzati, sfollati – a pagarne il prezzo e a rischiare sofferenze e perdite devastanti a causa del Covid-19.
Non dimentichiamo che nei Paesi in guerra i sistemi sanitari hanno collassato e il personale sanitario, gia’ ridotto, e’ stato spesso preso di mira. Continua a leggere

Pandemia: La Casa Bianca e FMI i primi infetti

di Atilio A. Boron

Guerre, crisi economiche, disastri naturali e pandemie sono eventi catastrofici che fanno emergere il peggio e il meglio nelle persone – sia nei leader che nella gente comune – e anche negli attori sociali e nelle istituzioni. È in circostanze così avverse che le belle parole svaniscono nel nulla e danno luogo ad azioni e comportamenti concreti. Giorni fa e trattenendo a malapena le lacrime, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha denunciato davanti alle telecamere il grande inganno della “solidarietà europea”. Non esiste una cosa del genere, ha detto Vucic, è una favola per bambini, carta straccia. Ha poi ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per la sua collaborazione. E aveva ragione nella sua denuncia. Dall’America Latina abbiamo a lungo avvertito che l’Unione Europea era un sottile raggiro, pensato per avvantaggiare la Germania più di ogni altra cosa attraverso il controllo della Banca Centrale Europea (BCE) e con l’Euro per assoggettare i paesi dell’Eurozona ai capricci – o agli interessi – di Berlino. L’esitante reazione iniziale della BCE all’eccezionale richiesta di aiuto dell’Italia per affrontare la pandemia che sta devastando la penisola ha mostrato per alcune ore ciò che il leader serbo aveva denunciato. Un scandaloso “ognuno per sé”, che smonta la retorica sdolcinata de “l’Europa dei cittadini” e “Europa una e multipla” e altre simili balle. Una favola per bambini, come diceva Vucic. Continua a leggere

Il tempo è adesso

Le frettolose riconversioni di oggi per produrre mascherine e respiratori dimostrano che, con una domanda pubblica adeguata, il sistema produttivo potrebbe imboccare un’altra strada (cominciando col non produrre più armi); a condizione che ai lavoratori “in esubero”, in attesa di nuovi impieghi, venga garantito un reddito; per poi redistribuire il lavoro tra tutti e ridurre gli orari e i ritmi forsennati di ora. Una prospettiva che la stasi di oggi rende realistica se promossa almeno a livello europeo.

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Italia Cina – Collaborazione Scientifica e Tecnologica: Piano d’Azione verso il 2025

Uno studio sulla cooperazione scientifica e tecnologica con la Cina, indirizzato a industrie, università ed enti di ricerca, che presenta le tematiche su cui concentrare gli sforzi del prossimo quinquennio.

ll documento – che rinnova l’impegno del Maeci nell’azione di coordinamento della cooperazione bilaterale con la Cina – è stato realizzato con il contribuito degli Addetti scientifici italiani accreditati nella Repubblica popolare cinese e dei partecipanti al Tavolo tecnico per la cooperazione scientifica e tecnologica con la Cina, coordinato dalla Farnesina.

Si punta a stimolare nuove iniziative di cooperazione bilaterale in un’ottica di collegamento tra ricerca, alta formazione e industria nei seguenti settori: 1) fisica, geofisica e spazio; 2) materiali avanzati; 3) ambiente e energia; 4) urbanizzazione sostenibile; 5) nuove tecnologie per il patrimonio culturale; 6) agricoltura; 7) scienze della vita, salute e benessere; 8) fabbrica intelligente.

 

SCARICA IL DOCUMENTO

 

 

 

COVID-19: Dovere di solidarietà e rivoluzione

di Gabriele Giorgi

Prescindiamo da dove arriva o da dove nasce il virus. Ci troviamo di fronte ad una mobilitazione generale per combatterne gli effetti.

In prima linea ci sono i lavoratori della sanità, medici, infermieri e operatori sanitari in generale che non sono mossi da riconoscimenti reddituali, ma solo dalla mission specifica della loro funzione sociale: salvare le vite, salvare la vita delle persone.

Subito dopo abbiamo i lavoratori delle produzioni essenziali, cibo, farmaci, energia e tutti coloro che debbono assolvere funzioni organizzative indispensabili. Continua a leggere

Un virus anticapitalista

di Tonino D’Orazio (18 marzo 2020).

Chi l’avrebbe mai detto che un semplice (insomma!) virus avrebbe potuto mettere in crisi tutto il sistema capitalista globalizzato, finanziario e di produzione? Nemmeno il marxismo più ortodosso poteva riportare gli individui a migliori considerazioni sul valore temporale della vita, dell’uguaglianza e della fratellanza umana, né forse nella teoria della “decrescita” o di smetterla nel rincorrere il mercato e il consumo del superfluo. Continua a leggere

Nell’Europa del virus i bombardieri Usa da attacco nucleare

L’arte della guerra. A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force

di Manlio Dinucci (da Il Manifesto del 17.3.2020)

A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force. In questi giorni essa ha «dispiegato in Europa una task force di bombardieri stealth B-2 Spirit».

Lo annuncia da Stoccarda lo US European Command, il Comando Europeo degli Stati Uniti. Esso è agli ordini di generale, attualmente Tod D. Wolters della US Air Force, che allo stesso tempo è a capo delle forze Nato quale Comandante Supremo Alleato in Europa. Lo US European Command precisa che la task force, composta da un numero imprecisato di bombardieri provenienti dalla base Whiteman in Missouri, «è arrivata il 9 marzo a Lajes Field nelle Azzorre, in Portogallo». Continua a leggere

Il coronavirus è il disastro perfetto per il capitalismo dei disastri

L’attivista, figura di riferimento del movimento di Seattle, spiega come governi ed elite globali sfrutteranno la pandemia per portare avanti le priorità del libero mercato . Un’intervista tradotta dall’edizione dall’edizione statunitense del magazine Vice

Il coronavirus è ufficialmente una pandemia globale che finora ha infettato un numero di persone dieci volte superiore a quello che venne colpito dalla Sars. Negli Stati Uniti scuole, sistemi universitari, musei e teatri stanno chiudendo e presto potrebbero farlo anche intere città. Gli esperti avvertono che alcune persone che sospettano di aver contratto la malattia, anche nota come Covid-19, stanno proseguendo le loro attività quotidiane o perché sul lavoro non hanno accesso a permessi retribuiti o per via delle falle sistemiche del nostro sistema sanitario privatizzato. Molti di noi non sono sicuri di cosa fare o di chi ascoltare.  Continua a leggere

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