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Questo tag è associato a 1290 articoli.

Yemen: Schiaffo all’Onu. Sauditi e Emirati attaccano la città portuale di Hodeidah

Non è valso a nulla il negoziato d’urgenza delle Nazioni Unite per evitare l’operazione sul porto della città, da cui entra il 70% degli aiuti umanitari alla popolazione: 250mila persone rischiano la vita, 500mila lo sfollamento. Ma per Riyadh è il punto di svolta della guerra Continua a leggere

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Pillole economiche dal mondo (9)

di Tonino D’Orazio

1230 treni merci sono partiti per l’Europa, dal 2016, dalla capitale cinese della regione autonoma del Xinjiang, Urumqi. Solo quest’anno ne sono già partiti 384, in aumento del 92%. Sono treni merci con più di 50 vagoni e stanno già creando problemi al trasporto marittimo da e per l’Europa poiché liberano grandi quantità di merci sulle linee marittime. E’ già iniziato, via ferrovia, il progetto della “Nuova via della Seta”, con conseguenze reali per la politica d’indipendenza cinese visto che passando su terra, ferrovia e … Russia si copre da un eventuale blocco americano. L’Europa è il più grande mercato per la Cina. Ad oggi, il centro trasporti di Urumqi ha inaugurato ferrovie per 24 grandi città di 17 paesi d’Europa e Asia centrale. (Agenzia Xinhua) Continua a leggere

LA CASA COMUNE EUROPEA É IN FIAMME

di Vittorio Stano (Hannover)

La crisi attuale dell´Unione Europea é ben piú grave delle precedenti difficoltá attraversate dall´Eurozona. Dopo il default della Grecia e l´avvitarsi della crisi economica e politica nel Belpaese, i nostri denigratori ci additano come quelli che, fallito il Berlin consensus  potrebbero far saltare il banco. Continua a leggere

Le multinazionali chiedono 35 miliardi agli Stati grazie alla Carta dell’Energia

di Francesco Verdolino

ROMA, 13 giugno 2018 – L’associazione Fairwatch, nell’ambito della Campagna Stop TTIP/Stop CETA, lancia oggi in Italia il rapporto “Un trattato solo per governare tutto. L’espansione del trattato Carta dell’Energia rafforza le multinazionali nell’ostacolare la transizione verso un’energia pulita”, (curato da Corporate Europe Observatory e Transnational Institute), che rivela le gravi disfunzioni del Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty – ECT). Continua a leggere

IMMIGRAZIONE, EMIGRAZIONE, COOPERAZIONE

di Rodolfo Ricci

Nell’analisi degli attuali fenomeni migratori e delle connesse questioni economico-sociali, giuridiche e politiche è opportuno richiamare alcuni aspetti di ordine storico e di approccio di indagine che consentano di ricostruire una unità di lettura dei fenomeni migratori in quanto effetti – e allo stesso tempo concause – dei mutamenti strutturali che li producono e che li alimentano. Continua a leggere

Cas Mudde: come si fa opposizione al tempo del polulismo

di Alexander Ricci

Nel suo ultimo editoriale per il The Guardian, Cas Mudde, uno scienziato politico olandese, considerato uno dei massimi esperti del fenomeno populista, prende posizione in merito al dibattito contemporaneo sul tema. Ed è rilevante anche per il caso italiano. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (8)

di Tonino D’Orazio

La Russia abolisce l’Iva del 20% sull’acquisto di oro. Questo per incitare i cittadini russi, ancora dolorosamente sconvolti dal periodo di dissoluzione dell’ex URSS, ad acquistare o conservare oro invece di dollari statunitensi. Per mettersi al riparo di procedimenti giuridici della Giustizia americana, quando si utilizzano dollari per fini non autorizzati dagli Usa, l’unica soluzione è quella di non possederne. E’ un modo, da parte degli Usa, di sanzionare chi commercia con un paese che hanno messo sotto embargo. Putin vuol fare dei russi un popolo che detenga oro come strategia monetaria ed economica per rendere più autonoma e indipendente la Russia. Il ministero delle finanze ritiene che questa misura inciterà la popolazione a rinunciare progressivamente all’acquisto di dollari (gran parte al nero) come moneta rifugio e spostare i risparmi su valori più sicuri e alternativi, quale l’oro. Ovviamente non in lingotti ma almeno in monete. Continua a leggere

«SOVRANITA’» DA BRUXELLES, NON DA WASHINGTON.

di Manlio Dinucci

Steve Bannon – ex stratega di Donald Trump, teorico del nazional-populismo – ha espresso il suo entusiastico sostegno all’alleanza Lega-Movimento 5 Stelle per «il governo del cambiamemto». In una intervista (Sky TG24, 26 maggio) ha dichiarato: «La questione fondamentale, in Italia a marzo, è stata la questione della sovranità. Il risultato delle elezioni è stato quello di vedere questi italiani che volevano riprendersi la sovranità, il controllo sul loro paese. Basta con queste regole che arrivano da Bruxelles».

Non dice però «basta con queste regole che arrivano da Washington».  Continua a leggere

Cosa c’è dietro l’immigrazione di massa. Cause, interessi occulti e terribili conseguenze: il parere di Ilaria Bifarini, “bocconiana redenta”.

di Federico Cienci

Negli ultimi anni l’opinione pubblica europea ha imparato a conoscere e in qualche modo a metabolizzare il fenomeno dell’immigrazione di massa. Frotte di uomini, donne e bambini assiepano scomodi barconi che salpano il mar Mediterraneo fin quando non vengono raggiunti dalle imbarcazioni delle ormai arcinote ong, le quali si assumono il compito di traghettare i migranti sulle coste settentrionali. È questo solo l’ultimo stadio di un processo che inizia nei Paesi d’origine degli immigrati, ma che affonda le radici nei meccanismi finanziari che regolano l’economia globale.

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Quei trattati immodificabili che creano squilibri. Un “piano B” serve a tutti.

di Claudio Conti

Non è facile capire come funziona il nostro angolo di mondo ascoltando i telegiornali o dando retta alla triade Repubblica-Corriere-Stampa. Da queste fonti, infatti, “l’Europa” viene descritta come il paradiso delle virtù e il nostro paese come la sentina di tutti i vizi; solo dosi a salire di austerità e sacrifici potrebbero correggere un “carattere nazionale” davvero scadente.

Sui vizi italiani si può facilmente concordare – e qui cascano di solito molti asini “di sinistra” – ma l’Unione Europea (una costruzione tecnoburocratica strutturata da trattati non modificabili, se non all’unanimità) è ben lontana dall’essere una casa di vetro.

Per capirne di più bisogna provare a leggere fonti diverse, che diano conto di quel che matura dentro l’establishment tedesco (il vero e unico “motore” della Ue) e soprattutto di quale sia la situazione economica complessiva, con tutte le distorsioni che da qui non si vedono e che i media mainstream si guardano bene dall’illuminare. Continua a leggere

La Colombia nella NATO. Novità inquietante per l’America Latina.

Mercoledì 29 maggio verso le 17 è apparso sul Web questo comunicato del Foro di Comunicazioni per l’integrazione della Nostra America che annuncia l’ingresso della Colombia nella Nato in qualità di “Partner globale”. Uno status simile a quello di associato esterno che la Colombia si appresta a condividere insieme ad altri alleati strategici degli Stati Uniti quali Afghanistan, Australia, Iraq, Giappone, Corea del Sud, Mongolia, Nuova Zelanda  e Pakistan. Una notizie che solleva molte perplessità alla luce del rinnovato interesse dell’amministrazione Trump verso il tradizionale “cortile di casa” e che getta un’ombra inquietante sul futuro dell’intero sub-continente: l’ingresso nell’Alleanza atlantica della Colombia costituisce infatti una clamorosa rottura con la proclamazione dell’America Latina come zona di pace, decisa nel 2014 all’Avana dal II Vertice della Celac, la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (7)

di Tonino D’Orazio.

Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

L’ideale europeo di mobilità del lavoro: una guerra tra poveri su scala europea

L’ultimo studio dell’Eurostat sulla mobilità del lavoro in Europa lancia l’allarme: nonostante la fame generata dalla crisi e le umiliazioni inflitte da disoccupazione e precarietà, i senza lavoro italiani sono restii ad abbandonare il loro Paese per trovare un’occupazione all’estero. Solo 7 disoccupati su 100 si dicono disponibili a lasciare l’Italia per cercare lavoro in un altro paese europeo. Il dato preoccupa le istituzioni comunitarie per un motivo preciso: l’Europa che hanno in mente è un enorme mercato, ed il lavoro deve comportarsi come tutte le altre merci, spostandosi lì dove ne emerge il bisogno. Continua a leggere

23-26 maggio 2019: ci sarà ancora la Ue?

di Roberto Musacchio

In Italia sarà domenica 26 maggio 2019. Ma si comincerà a votare per il nuovo Parlamento Europeo dal 23. Così ha proposto il Consiglio Europeo e così ha ratificato l’aula di Strasburgo.

Un’aula, quella che si riunisce tra Bruxelles e Strasburgo, che dopo potrebbe essere del tutto irriconoscibile rispetto a quella di oggi.

Le varie elezioni nazionali hanno messo in mostra una destrutturazione dei vecchi sistemi politici. E ora i pezzi del puzzle potrebbero ricomporsi a livello europeo in una forma del tutto nuova, mai vista.

Di sicuro non ci saranno gli Inglesi e questo peserà molto a danno dei socialisti e metterà in crisi il gruppo riformisti conservatori alimentato dai tories.

Il ciclone Macron proverà a fare come in Francia spazzando via ciò che c’era mettendo “en marche” anche l’Europa. In realtà in Francia Macron ha anche molto riciclato il vecchio e probabilmente si appresta a farlo anche in Europa con l’ambizione di scalare le posizioni della classifica dei gruppi. Altro colpo per i socialisti. Problemi anche per verdi e liberali. “Opportunità” e dover scegliere per Pd e cinquestelle.

I Paesi di Visegrad, l’alleanza di destra che viene dall’Est, proveranno anche loro a contare molto di più. Se si guarda a voti come quello della Repubblica Ceca con un miliardario comunicatore arrivato primo e capace di smontare i vecchi partiti si può pensare che anche quest’area mixera’ vecchio e nuovo.

Il Nord Europa è anch’esso scosso da venti come si è visto col voto olandese anche se mostra maggiore stabilità sia pure assai euro scettica.

La Germania arriverà, forse, con una grande coalizione diventata piccola. Con la destra dell’Afd che minaccia di superare l’Spd in crisi verticale. Con un dibattito sull’uscita dall’Euro alimentato da destra. Cercherà di rimanere il perno della “instabile stabilità” di questi anni ma ora il pendolo sta sulla instabilità.

Dal Sud arriva la Grecia di Tsipras che ancora tiene il timone nonostante le tempeste. Il Portogallo di un buon, e unico, governo socialista appoggiato dalle sinistre. E la Spagna del conflitto catalano che Rajoy “usa” per coprire gli scandali e la crisi del sistema politico mai veramente liberato dal franchismo.

La “governance” del pilota automatico ha “tirato a campare” che, come diceva Andreotti, è meglio di tirare le cuoia. Contando sulla “forza” di un impianto che appare arcigno.

È quello dell’Europa reale, della UE dei trattati liberisti, delle pratiche ademocratiche, della austerità. Che pendola tra Troika e intergovernativismo. In questi anni ha provato a proporre una autoriforma del tutto in continuita’, con i vari documenti dei vari Presidenti, e sempre intorno a logiche quali il ministro delle finanze europeo super gestore della austerità.

Ma il vero cambiamento sarà affidato ai rapporti di forza. Se le campagne elettorali saranno probabilmente impostate sullo “scontro” “europeisti” contro “sovranisti” si può ragionevolmente pensare che invece il nuovo asse di comando potrebbe essere realizzato tra le due destre.

Quella liberista e quella sovranista. Terreno di compromesso la geopolitica e la guerra ai migranti. La geopolitica che chiede alla UE di far fronte alla fase della “globalizzazione nazionalista” messa in scena da Trump, da Putin, da Erdogan e compagnia bella. La UE diventerebbe una super nazione tra le altre.

Certo questa strada ha molte contraddizioni interne a partire dalla Brexit e dall’odio amore Germania Francia. Ma Macron, se si guarda alla sostanza, persegue questa ipotesi.

Su cui si può ben incontrare, per stare all’Italia per come è uscita dal 4 marzo, con Di Maio ma in fondo anche con Salvini.

Appunto, l’Italia. Come ci arriverera’ a questo appuntamento? In realtà la questione Europa pesa già nella formazione del nuovo governo. Ma le elezioni saranno in una fase già nuova

Sarà bene cominciare a pensarci. Nelle ultime elezioni europee la sinistra ha proposto la novità di una lista che chiamava direttamente alla battaglia per liberare l’Europa. Purtroppo questa battaglia, fondativa di una nuova fase storica, non ha fatto passi in avanti. Ne’ come lotte. Ne’ come mobilitazione intellettuale.

Ma resta fondamentale. Le sinistre radicali europee nel crollo socialista sono un punto di tenuta. Ma l’aspirazione a liberare l’Europa deve avere un nuovo slancio. Centrali sono due temi. Il ricostruire la democrazia che questa UE nega. Il secondo è il rapporto con i migranti come questione chiave del capitalismo e della civiltà contemporanei.

Per muoversi in questa direzione è evidente che occorre una rottura dell’attuale costruzione. L’Europa che serve non è la UE ma una nuova comunità democratica tutta da conquistare.

Democrazia e informazione

di Tonino D’Orazio

Siamo in democrazia? Siamo in regime? Siamo in un nuovo tipo di dittatura formale? No, possiamo parlare. Il problema nasce se siamo in molti, troppi, a parlare o sparlare. Così pensano gran parte dei giornalisti occidentali. Sono preoccupati dalle cosiddette fake news, false notizie, eccetto se partono da loro, in coro, a sostegno del blocco sociale dominante e la voce e gli interessi del padrone. Perché tutti i giornali sono padronali. Anzi in questo caso le reti televisive proprietarie, sia private sia pubbliche-politicizzate, sono da esempio. Continua a leggere

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

DISINFORMAZIONE, STATI ELIMINATI, EMIGRAZIONI E STRUMENTALIZZAZIONI: Un rappresentante dell’Islam scita intervista Fulvio Grimaldi

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

 di Hamza Biondo

Raccontare la realtà è il suo mestiere, lo fa da quando aveva vent’anni, ha iniziato scrivendo sul taccuino con la biro, adesso usa la cinepresa e il computer, ma la passione è la stessa. Fulvio Grimaldi ha girato il mondo, presente nei luoghi e momenti cruciali, per documentare le crisi e raccontare storie di uomini, ingiustizie, speranze. Il mestiere di reporter imparato sul campo, lontano dai comodi alberghi per giornalisti embedded e senza dipendere troppo dai comodi escamotages offerti dalla tecnica. Una professione maledetta, in via di estinzione, Grimaldi ha difeso la necessità morale di “andare sul posto”. Continua a leggere

Sulla situazione in Nicaragua

Sulle preoccupanti vicende che hanno interessato il Nicaragua in questi ultimi giorni stanno circolando ricostruzioni e prese di posizioni contrastanti che indubbiamente non hanno contribuito a far comprendere i fatti che hanno scosso il paese.
Nel tentativo di sottrarsi ad interpretazioni ideologiche e a schemi  geopolitici preconcetti abbiamo preso in considerazione le informazioni dirette e le ricostruzioni provenienti dall’Associazione Italia-Nicaragua delle quali non nutriamo dubbi sulla loro veridicità per due motivi: Continua a leggere

Pillole dal mondo (6)

di Tonino D’Orazio

Rinforzare le banche con i soldi dello stato non serve. (Agenzia Reuters 23/04/2018). “La Banca Centrale Europea (BCE) a preso in considerazione la proposta di rinunciare a imporre regole che avrebbero obbligato le banche a costituire riserve supplementari per coprire lo stock dei prestiti non rimborsati, visto le reazioni negative suscitate da questa iniziativa, ma che comunque nulla era ancora stato deciso”. Continua a leggere

Siria: le prove “schiaccianti”

Tonino D’Orazio

Non vale essere pro o contro, altrimenti ci si inserisce nel filone della stupidità, voluta da altri, o del semplice tifo. E’ interessante la dichiarazione del Ministero della Difesa francese (cfr.sito) sulla prova schiacciante dell’utilizzo delle armi chimiche. Pregasi non ridere. Continua a leggere

Siria: Corbyn e Mélenchon contro l’attacco alla Siria. Cuba, Bolivia, Venezuela condannano l’azione

Esponenti di quella sinistra che non ha abbandonato il pacifismo

In un’Europa drammaticamente allineata alla linea guerrafondaia del trio Trump, May, Macron, emergono alcuni leader politici che continuano a portare avanti alcuni concetti fondamentali come il rispetto del diritto internazionale e la salvaguardia della pace. Una circostanza non scontata visto il clima neomaccartista che si è venuto a creare sulle due sponde dell’oceano Atlantico.

Tra questi vi è sicuramente il laburista inglese Jeremy Corbyn. Lo storico esponente della sinistra britannica già prima dell’attacco quando iniziava a risuonare l’eco dei primi tamburi di guerra aveva ammonito le potenze occidentali dal non compiere atti unilaterali e contrari al diritto internazionale, oltre che al buon senso. Continua a leggere

Guerra in Siria, ecco perché l’Italia non deve cascarci di nuovo (almeno stavolta)

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di Fulvio Scaglione

Il nuovo Governo nascerà, forse, a causa dell’urgenza bellica. Ma la nostra eventuale partecipazione alla guerra siriana è sintomo che non sappiamo stare nelle alleanze. Vedi i precedenti disastrosi di Iraq e Libia, e non solo

Adesso forse sì che avremo un Governo, visto che ci dobbiamo attrezzare alla guerra di Usa-Francia-Regno Unito alla Russia per interposta Siria. Un Governo del Presidente, magari, con tutti dentro, perché l’ora è solenne, il Paese non può restare senza guida, il funzionamento delle Camere e bla bla bla. Il che, naturalmente, equivale ad ammettere che l’Italia la governano altri e che l’agenda di Washington ci mette in riga anche quando siamo divisi su tutto. Ma pazienza. Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo, com’era scritto nelle pagine dei Promessi sposi che lo stesso Manzoni aveva definito “la notte degli imbrogli e dei sotterfugi”. Continua a leggere

La debàcle occidentale in Siria secondo i russi


Per un paese sovrano e neutrale


Gli straordinari tweets di Trump

di Tonino D’Orazio

Incredibile. Mai vista una strategia militare in cui uno dice:“sto arrivando con i missili nuovi e belli” affinché l’altro si possa preparare. Sembra una scenetta da teatro dell’arte con Capitan Fracassa. Trump non è completamente stupido e sembra quasi prevenire la Russia che per “la forma” deve colpire la Siria. Né strategicamente, conoscendo la determinazione e l’armamentario russo, può pensare di inviare una semplice fregata con quattro barchette d’appoggio. Ovviamente il dispiegamento hollywoodiano vero deve ancora avvenire. Stessa cosa per Macron, con una semplice fregata. Un po’ più insidiosa e nascosta la cugina May con un sommergibile visto che i loro aerei, non all’altezza, sarebbero in grave difficoltà. Pur di non toccare gli americani sono loro a rischiare i primi effetti collaterali come anelli deboli. Continua a leggere

In crisi l’impero americano d’Occidente

di Manlio Dinucci

La guerra dei dazi scatenata dagli Usa contro la Cina e le nuove sanzioni contro la Russia sono segnali di una tendenza che va oltre gli attuali eventi. Per comprendere quale sia, si deve risalire a una trentina di anni fa. Nel 1991 gli Stati uniti, usciti vincitori dalla guerra fredda e dalla prima guerra del dopo guerra fredda, quella del Golfo, dichiarano di essere rimasti «il solo Stato con una forza, una portata e un’influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali» e che nel mondo «non esiste alcun sostituto alla leadership americana». Fidando sull’egemonia del dollaro, sulla portata globale delle proprie multinazionali e dei propri gruppi finanziari, sul controllo delle organizzazioni internazionali (Fmi, Banca mondiale, Wto), gli Stati uniti promuovono il «libero commercio» e il «libero movimento di capitali» su scala globale, riducendo o eliminando dazi e regolamenti. Sulla loro scia si muovono le altre potenze dell’Occidente. La Federazione Russa, in profonda crisi dopo la disgregazione dell’Urss, viene considerata da Washington facile terra di conquista, da smembrare per meglio controllarne le grandi risorse. Continua a leggere

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