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DIETRO L’ATTACCO USA AGLI SMARTPHONE CINESI

di Manlio Dinucci

Dopo aver imposto pesanti dazi su merci cinesi per 250 miliardi di dollari, il presidente Trump al G-20 ha accettato una «tregua» posticipando ulteriori misure, soprattutto perché l’economia Usa è colpita dalla ritorsione cinese.

Ma oltre alle ragioni commerciali ci sono quelle strategiche. Sotto pressione del Pentagono e delle agenzie di intelligence, gli Usa hanno bandito gli smartphone e le infrastrutture di telecomunicazioni della società cinese Huawei, con l’accusa che possono essere usati per spionaggio, e premono sugli alleati perché facciano altrettanto. Continua a leggere

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Pillole economiche dal mondo (19/20)

di Tonino D’Orazio 

Caduta rovinosa del bitcoin. Ma questo bitcoin? Sembra più una religione che una moneta. Si crede sia illimitata. Si crede sia sicura. Si crede sia creata da Satoshi … che nessuno ha mai visto. Potrebbe essere chiunque, una banca, Bill Gates, la NSA (National Security of America) se non il KGB … Certamente, piazzare soldi su cose “inesistenti”, la cui tecnologia rimane ambigua per molti, le cui piattaforme si fanno regolarmente derubare dagli hackers, creata da una persona mai vista ma che tutti garantiscono che le transazioni sono anonime e non tracciabili ma ben registrate … bisogna fermarsi un attimo. Come tutte le speculazioni veloci, si può guadagnare molto come perdere tutto rapidamente. Il valore (comunque misurato in dollari per poterli scambiare da informale a formale) in poco più di tre mesi è passato da 6.200, una punta a 7.850 (prima settimana di settembre), ricaduta a 6.150 due giorni dopo; rimasto più o meno stabile ottobre e quindicina di novembre tra 6.200 e 6.600; ultimi giorni novembre è crollato prima a 5.500 poi a 4.500 due giorni dopo. L’anno scorso era a 19.873 USD. Non si capisce bene perché, ma è comprensibile la difficoltà di salire su questa giostra, o meglio, montagna russa. Anche perché prima o poi saranno i bitcoin emessi dagli stati o dalle grandi banche a fare legge. Tant’è che in Francia si potranno acquistare nei tabaccai dall’inizio di gennaio prossimo. Più preoccupante per la democrazia, infatti, è la messa in opera della tecnologia block-chain come infernale controllo del sistema sociale. È uno strumento messo in atto in un momento di grande analfabetismo tecnologico di più dell’80% dei cittadini nel mondo.

Black Friday, giornata nera perché vi si comperava schiavi con lo sconto. Famosa giornata nera annuale dove il totalitarismo mercantile ci chiede di spegnere il nostro cervello e fare affari d’oro, (che in verità li fanno altri), sapendo che ogni volta che comprate una cosa inutile regalate anche il 22% di IVA allo Stato. Trasformare il Black Friday in vera giornata nera per le grandi multinazionali che inquinano l’intero pianeta, distruggono l’ambiente, disprezzano gli aspetti sociali, delocalizzano, ricattano moralmente ecc.. è proprio un dovere. In Francia i “Gilets Jaunes”, oltre a bloccare molte strade se la sono presa anche con i supermercati Auchan. In fondo, se il popolo non ha più soldi, cessare di consumare e acquistare solo l’assoluto indispensabile, nutrimento e medicine, diventa rivoluzionario per un cambio reale di società. Inoltre, mantenere il proprio denaro liquido lo è parimente. Non per diffidare delle banche ma la Grecia ci avrà pure insegnato qualcosa.

Carlos Tavares, presidente di PSA (Peugeot), il primo e il solo, ha emesso pubblicamente alcuni propositi critici verso le automobili elettriche e il loro futuro. Secondo lui la transizione energetica potrebbe essere un’affabulazione. “Non vorrei che fra 30 anni scoprissimo qualcosa di meno bello di quello che sembri oggi, per esempio sull’ inquinamento del riciclaggio delle batterie, l’utilizzo e il consumo intensivo di materie rare del pianeta, le emissioni elettromagnetiche delle batterie in fase di ricarica e la salute”. Tavares non va contro corrente, infatti non polemizza con i Verdi, i più grandi e efficaci alleati degli industriali, o sull’energia pulita, ma invita a riflettere. Quando tutti pensano allo stesso modo significa che più nessuno pensa. Ma ciò implica anche una diversità di pensiero e di proposte oltre che di opinioni. Rilancia, tra l’altro, in aggiunta, che non vi sono studi sull’impatto e su ciò che significhi una mobilità generale cento per cento elettrica. Nel frattempo i governi, i tecnocrati e i politici dell’Unione europea si stanno prendendo una bella responsabilità scientifica sulla scelta della tecnologia, in assenza di una capacità collettiva di “pensare”. Per questo i suoi propositi sono interessanti in questo settore, dove ormai non si è più autorizzati a pensare. Il riscaldamento climatico non si discute. Le politiche ecologiche nemmeno. Quelle nucleari nemmeno. La transizione energetica necessaria, nemmeno. E la fiscalità sempre maggiore connesse a tutte queste tematiche … nemmeno. Se uno pensasse solo alla perdita delle accise sui carburanti …

Brexit. Per Junker vedere un paese che lascia l’Unione è una vera tragedia. Sembra un lapsus, ma aggiunge … “come per eventuali altri paesi d’altronde”. Pochi hanno ritenuto commentare questa terribile “uscita” di Junker. Sembra un triste avvenire per un’Europa odiata da popoli che non vi si riconoscono più. Un po’ come se la partenza della Gran Bretagna desse l’idea della fine dell’Unione così come la conosciamo.

La rivolta dei “Gilets jaunes” in Francia. “Non vogliamo aumenti salariali, vogliamo una diminuzione delle tasse e dei prezzi”. Un vero paradigma. Dice il ministro francese dei Conti Pubblici : “I Gilets jaunes sono un movimento un po’contradditorio che vuole una riduzione delle tasse e un migliore servizio pubblico”. In tutti i casi Macron ha perso perché l’impressione è che la sua politica sia contro il popolo e non per il suo bene. E’ un popolo che non ce la fa più. E’ lo scollamento vero di tutti i popoli d’Europa nei confronti dei loro governi e delle politiche economiche portate avanti soprattutto in questo decennio. Il popolo, (i popoli), non perdona più davanti a governi servili degli interessi privati (in questo caso, per i prezzi, anche dei supermercati) e dell’arricchimento di pochi sulla miseria crescente di molti. Non è sufficiente dire “sono fascisti” pensando di nascondere la realtà o facendo finta di vedere solo le “violenze” proposteci scientificamente dai mass media, e non decine di migliaia di cittadini che protestano pacificamente. I governi sanno che le marce pacifiche e testarde sono quelle più pericolose e difficili da “controllare”. Tutta la storia ce lo insegna, da Ghandi a Mandela, ecc… Anche in Francia finché non “degenerano”.

Quando l’America avanza l’Europa si ritira. Non è banale “l’uscita” di Macron su una difesa europea per proteggerci dalla Cina, dalla Russia e dagli Stati Uniti, non più tanto amici. Un esempio, la Total, teoricamente francese. “A causa delle sanzioni americane il gruppo petrolifero pubblico cinese CNPC rimpiazzerà, come previsto, la francese Total nel progetto del gas del South Pars, in Iran. L’informazione ufficiale viene dal ministro iraniano del petrolio. Il gigante francese, presente negli Stati Uniti e avendo azionisti americani, non poteva rischiare di contravvenire alle sanzioni di Washington”. (Le Figaro). Lo sviluppo della fase 11 del South Pars attribuiva alla Total il 50,1 % del più grande deposito di gas al mondo e enormi benefici. E’ un caso emblematico che dimostra l’impotenza dello Stato francese, dell’Europa, ma anche di una grande impresa. I flussi finanziari e azionari sono talmente interconnessi che non vi sono alternative all’impotenza dell’azione pubblica. Abbiamo lasciato svilupparsi una mondializzazione tentacolare fino a farla diventare fuori controllo. In fondo anche la demondializzazione di Trump porta vantaggi solo agli americani.

La crescita dei salari è al livello più basso da 10 anni, lo dice l’OIL (Organizzazione Internazionale del lavoro) nella sua edizione 2018/2019 pubblicata lunedì 26 novembre. La crescita dei salari non è mai stata così bassa da almeno dieci anni. “Ben al di sotto dei livelli ante crisi finanziaria mondiale del 2008. Inoltre, le differenze salariali tra uomini e donne rimangono dappertutto a un livello inaccettabile, cioè almeno 20% in meno per le donne”. Le cause sono note: mondializzazione/delocalizzazione, informatizzazione/robotica, immigrazione (e non solo) concorrenziale nel mercato basso del lavoro. In fondo un mercato rimane sempre un mercato e retto dalla domanda e dall’offerta. Troppa offerta e assenza di lavoro significano salari bassi.

 

28 novembre 2018.


 

Pillole economiche dal mondo (20)

 

di Tonino D’Orazio

 

Il debito “pubblico” è privato! Del totale italiano, 2.300 miliardi, il 60 percento è il debito privato del settore non finanziario, mentre solo il 23 percento è rappresentato da un debito pubblico. Secondo una recente analisi la quota maggiore del debito pubblico – pari al 32% – è detenuta da istituti stranieri. Il 27% è nelle mani delle banche, il 19% è di proprietà di assicurazioni e fondi, mentre solamente il 6% è dei cittadini. La quota singola maggiore del debito pubblico è di Poste Italiane, (appena privatizzate!), che possiede ben 121 miliardi di titoli, troviamo poi Generali, che ne ha in mano ben 63 miliardi, e Unicredit, che detiene 47,2 miliardi di titoli. Il maggiore investitore straniero è invece la tedesca Allianz SE grazie a 24,8 miliardi, seguita dalla francese Axa Sa con 22,7 miliardi. “L’enorme entità del debito totale non può fornire di per sé sufficienti informazioni sulla sua sostenibilità. Né è possibile dedurre che il basso debito totale sia un segno di stabilità finanziaria. In effetti, è più probabile che un livello molto basso, o addirittura l’assenza di debito, implichi una completa mancanza di fiducia tale da escludere tutti gli agenti economici nazionali dai mercati internazionali del credito. Utilizzando questa misura più adatta, le graduatorie mondiali sono invertite: il Lussemburgo finisce al primo posto con un debito totale pari al 434% del PIL, quasi tutto composto da debito societario. Il debito del Giappone in bilico al 373 % è caratterizzato da un peso preponderante della componente pubblica (216%). L’alta incidenza del debito pubblico e privato colloca Francia, Spagna e Regno Unito tra le prime otto, mentre l’Italia appare solo al 9 ° posto, con un rapporto debito / PIL complessivamente equilibrato del 265% del PIL, a causa del basso numero di famiglie e imprese in debito che compensa l’impatto del debito pubblico corrente.” (Marcello Minenna. Consulente CGIL). Perché e per chi lo dico?

 

Avanti precipitosamente per l’Unione Monetaria dell’UE. Mario Draghi ha dichiarato alla Commissione per gli Affari Economici e Monetari che i prossimi mesi saranno “decisivi per intraprendere azioni concrete” per riformare l’unione monetaria prima delle elezioni europee del prossimo maggio. Secondo lui, sembra inquieto, è ora di agire velocemente, non si sa mai. Per Draghi, ci sono 3 priorità. – “Rafforzare il coordinamento politico“; – “Stabilire uno strumento fiscale per l’area dell’euro per assorbire gli shock economici“; – “Completare l’unione bancaria e un’ambiziosa Unione dei mercati dei capitali“. Ha anche insistito sul fatto che “i paesi con un debito elevato dovrebbero ridurlo“. (Però! Sembra proprio una novità).

 

Agricoltori americani. La guerra commerciale innescata da Donald Trump contro la Cina ha colpito gli agricoltori americani. Le tasse doganali hanno praticamente bloccato l’esportazione di semi di soia. Risultato: migliaia di aziende agricole sono sull’orlo della bancarotta. Anche perché quest’anno, gli Stati Uniti hanno dedicato a questo raccolto il doppio di terra del 2017, cioè 89,1 milioni di acri. Il fatto è che la soia, a differenza del grano o del mais, è difficile da conservare. Al minimo contatto con l’umidità, i semi si trasformano in un liquido ammuffito marrone. Un gran disastro perché i prezzi per lo stoccaggio delle sementi sono aumentati del 40% rispetto allo scorso anno. Gli agricoltori speravano di aumentare la quota già elevata di soia nelle esportazioni statunitensi, di cui rappresentano già circa il 60%. Ma a causa del conflitto la redditività degli agricoltori è poi diventata praticamente nulla e le consegne in Cina sono diminuite del 98%. Al mondo ci sono altri produttori felici di rimpiazzare gli americani: Brasile, Argentina e Russia. La diversificazione e la mondializzazione continua altrove. Tallone debole di Trump.

BUENOS AIRES, 1 dicembre –G20- (Agenzia Xinhua) – La Cina e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo sulle questioni economiche e commerciali, accettando di evitare un’escalation restrittiva delle misure commerciali. Hanno deciso di evitare un’escalation cessando di aumentare le tariffe esistenti e di imporre tariffe aggiuntive su altri prodotti. Hanno convenuto di compiere sforzi immediati per risolvere questioni di interesse comune sulla base del rispetto reciproco, dell’uguaglianza, dei benefici reciproci e di riportare quanto prima relazioni bilaterali economiche e commerciali a livelli normali al fine di produrre risultati reciprocamente vantaggiosi. L’idea di Trump è piuttosto semplice. Un buon affare è un accordo che avvantaggia gli Stati Uniti o riequilibra le cose. Trump è un pragmatico, come tutti gli uomini d’affari americani che non sono ideologi. Conclusione? Meglio un buon affare con la Cina che i democratici saranno costretti a convalidare che una brutta guerra commerciale che i democratici non permetteranno a Trump di continuare facilmente. Il Congresso è in mano ai Democratici. Anche se non sufficiente sulle questioni commerciali, appannaggio quasi diretto del Presidente.

Sullo sfondo del continuo calo dei prezzi del petrolio, la Russia è tornata sul mercato finanziario per emettere obbligazioni in euro per un importo totale di un miliardo di euro. “Non siamo noi a lasciare il dollaro, è il dollaro che ci lascia”. Dopo una pausa di cinque anni, la Russia ha preso la decisione di prendere nuovamente un prestito in euro. Il Ministero delle Finanze ha annunciato di aver collocato un miliardo di Eurobond a sette anni al tasso del 3%. La Russia sta quindi tornando, (l’ultimo collocamento di obbligazioni in euro è stato nel 2013), al mercato delle obbligazioni finanziarie per la prima volta dall’istituzione delle sanzioni statunitensi dell’aprile 2018.  L’attuale debito estero russo è inferiore al 10% del PIL nazionale.

 

Crollo abbastanza drammatico dei prezzi del petrolio. E’ la contromossa di Trump contro la FED. Trump vuole un basso livello dei costi del petrolio per rilanciare l’economia e sa molto bene che un petrolio costoso con tassi d’interessi crescenti è il crash assicurato. Per controbilanciare la politica di rialzo dei tassi della Fed (nemica globalista Democratica), Trump ha imposto ai suoi grandi partner, (tipo Arabia Saudita), di abbassare i prezzi e, in un modo molto pragmatico, ha lasciato alcuni mesi ad alcuni paesi fidati (tra cui l’Italia) di poter per continuare ad acquistare il petrolio iraniano. Il mercato è ben fornito. Forse non sarà più il caso nel secondo trimestre del 2019. Le borse salgono, la speculazione dei benemeriti “investitori” anche.

 

Il Qatar (6 dic.) ha lasciato l’OPEC, in gran parte dominato dall’Arabia Saudita che solo pochi mesi fa aveva cercato di invadere il suo piccolo vicino per rubare il gas, con la “complicità” americana. Di conseguenza, il Qatar lascia l’OPEC e si sta gradualmente avvicinando alla Russia e all’Iran. Guardando la mappa del Golfo Persico, tra Qatar e Iran, ce n’è abbastanza per bloccare la principale via energetica dell’area. Il Qatar estrae solo 600.000 barili al giorno, che rappresenta un calo relativo della produzione globale. Le borse, pertanto, reagiscono poco a questa notizia. L’emirato, è uno dei più piccoli produttori dell’OPEC, ma il maggiore esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GLN). E’rimasto bloccato in una disputa diplomatica dal 2017 con l’Arabia Saudita e alcuni dei suoi vicini. Doha ha assicurato che la sua decisione non è stata motivata da considerazioni politiche. Ma il suo ministro per l’energia ha preso di mira Riyad, deplorando il fatto che il mercato del petrolio sia “controllato da un’organizzazione a conduzione nazionale“, senza nominarla direttamente.

 

6 dicembre 2018

Unicef: il 48% dei bambini in Argentina soffre la fame. Ma i propagandisti di regime parlano del Venezuela

di Fabrizio Verde (da l’Antidiplomatico)

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) ha reso nota una relazione da cui si evince che il 48% dei bambini e degli adolescenti in Argentina sono poveri, una situazione deprimente e di vera e propria emergenza sociale scaturita nel quadro delle politiche economiche neoliberiste implementate dal presidente Mauricio Macri. Continua a leggere

FRANCIA: TUTTE LE RIVENDICAZIONI DEI GILET GIALLI

TUTTE LE RIVENDICAZIONI DEI GILET GIALLI

Abbiamo preso e tradotto (grazie a Gilberto Trombetta ) dalla pagina di Djordje Kuzmanovic le rivendicazioni complete dei gilet gialli così come loro le hanno rese pubbliche di modo che ognuno possa farsi la propria idea.

Parte di esse sono condivisibili. Altre no.
La maggior parte non sono realizzabili all’interno dell’Unione Europea. Continua a leggere

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità. Presentazione del Rapporto Honest Accounts a Roma. Una iniziativa Fiei / Casa Africa

Un Continente dalle immense ricchezze e straordinarie potenzialità, il centro di gravità energetico del pianeta.

Da secoli depredato da potenze esterne e da multinazionali che ne controllano o ne destabilizzano territori e governi con guerre, corruzione e repressione interna, rendendo spesso la vita della sua gente insostenibile.

Africa: da dove centinaia di migliaia di persone fuggono ogni anno finendo per ingrossare le file dell’emigrazione verso l’Europa.

La semplicistica distinzione tra rifugiati e migranti economici è stata utilizzata dalle autorità e da gran parte dei media per separare i richiedenti asilo buoni, dai meno buoni, ma non certo per fare chiarezza sulle ragioni dei fenomeni migratori e sulle responsabilità dei “nostri” governi. Le “nostre” responsabilità.

Nel distorto e problematico dibattito pubblico italiano sull’”epocale” fenomeno immigratorio, il tentativo di gran parte della politica – e dei media –  è stato quello di allontanare dalla comprensione dei cittadini i problemi reali e le cause di esodi con cui ci confrontiamo da decenni.

Il rapporto Honest Accounts 2017 mette il nostro modello economico con le spalle al muro: la spregiudicatezza di governi e grandi imprese sovranazionali hanno un effetto devastante sui paesi in via di sviluppo, in particolare sull’Africa. Come? Sottraendo le sue risorse, degradandone l’ambiente e rendendo molti suoi territori luoghi in cui è talmente difficile vivere che spesso non rimane altra scelta che emigrare.

Il rapporto, frutto dell’impegno congiunto dell’organizzazione britannica di cittadinanza attiva Global Justice Now, del movimento internazionale per l’annullamento del debito dei paesi più poveri Jubilee Debt Campaign e di un gruppo di Ong europee e africane, evidenzia come il mondo beneficia della ricchezza dell’Africa.

Il dato sorprendente è originato dall’esame dei flussi economici e finanziari di 47 paesi africani. Il risultato è che nel 2015 il continente ha ricevuto 161,6 miliardi di dollari sotto forma di prestiti internazionali, aiuti allo sviluppo e rimesse dei migranti, mentre l’ammontare complessivo delle uscite è stato pari a 202,9 miliardi di dollari.

I Paesi dell’Africa sono, nel complesso, creditori netti nei confronti del resto del mondo per un ammontare di 41,3 miliardi di dollari nel 2015 … La ricchezza che continua a lasciare il continente più povero del mondo è maggiore di quella che vi entra, a dispetto di interventi di cooperazione e di investimenti esteri.

Come si è arrivati a tali risultati?

Le risposte verranno date durante la conferenza dell’11 dicembre da chi ha contribuito a produrre il rapporto, l’organizzazione britannica Health Poverty Action.

Nel corso della conferenza verrà inoltre analizzato l’indissolubile legame intercorrente tra lo sviluppo economico di alcune grandi potenze e l’estensione della loro influenza in Africa.

L’iniziativa è promossa dalla Onlus Casa Africa in collaborazione con FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione). Con il Patrocinio di Amnesty International – Italia.

Organizzazione: Max Civili


 

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità.

ROMA, 11 dicembre, ore 9.00 – Sala A. Fredda via Buonarroti 12

 

Programma

9.00: Registrazione

9.30: Apertura lavori

Moderatore Max Civili, giornalista

Introduzione: Gemma Vecchio, Casa Africa – Rino Giuliani, FIEI

 

Relazioni

Il Rapporto Honest Accounts – Gli enormi profitti sulle ricchezze dell’Africa: le cifre

Natalie Sharples, portavoce di Health Poverty Action

 

Cambiamenti climatici, equità internazionale e migrazioni

Antonello Pasini, fisico del clima CNR

 

L’Africa e l’Europa. Il benessere degli Stati africani e le politiche neocolonialiste: un conflitto insanabile?

Andrea Del Monaco, esperto di Fondi europei e saggista

 

L’Africa, la Francia: una storia di indipendenza sulla carta

Ilaria Bifarini, economista e scrittrice

 

Senegal: dov’è finita l’indipendenza?

Ali Baba Faye, sociologo ed esperto di immigrazione

 

La borsa di Londra e le risorse minerarie africane

Natalie Sharples, portavoce Health Poverty Action

 

L’Africa e la Cina tra hard e soft power

Lifang Dong, legale ed esperta di internazionalizzazione

 

Il fenomeno proxy: il caso della RDC

Jean Jaques Dikou, giornalista

 

13.00-14.00: Lunch Break

 

L’Italia e l’Africa:

La Nigeria e le concessioni petrolifere dell’ENI

Udo Enwereuzor, Senior policy advisor COSPE

 

Inviluppo economico e euro-sfruttamento: gli investimenti delle aziende italiane in Africa

Giorgio Brocco, Ph.D researcher – Dip. Antropologia Sociale Freie Univesität Berlin

 

La presenza africana in Italia/La cooperazione italiana in Africa

Franco Pittau, IDOS, progetto Voci in Confine

 

15.00 – 15.45: Dibattito

 


 

Materiali

 

 

SCARICA la sintesi del RAPPORTO HONEST ACCOUNT AFRICA 2017 – In Italiano

SCARICA la sintesi del RAPPORTO HONEST ACCOUNT AFRICA 2017 – In Inglese

Ecuador e Lenin Moreno: dalla padella alla brace

In Ecuador, dal 2007 la “Rivoluzione cittadina” guidata dall’economista  Rafael Correa aveva iniziato a trasformare la società con i valori di uguaglianza, equità,  ridistribuzione della ricchezza e giustizia sociale. E’ stato il processo progressista con più successi dell’Ecuador in tutta la sua storia repubblicana, un processo che ha ottenuto 14 vittorie elettorali in 10 anni. Continua a leggere

Il Brasile fa tremare le vene dell’America Latina

di Roberto Livi (da Il Manifesto)

Democrazia in pericolo. “Fenomeno” Bolsonaro. Perché le classi dominanti si sono sbilanciate a favore di una sorta di neo fascista psicopatico. Dal Venezuela a Cuba, le conseguenze non si faranno attendere

La netta vittoria (55% dei voti contro il 45%) di Jair Bolsonaro mette in pericolo 30 anni di ritorno alla democrazia in Brasile. Questa volta un candidato neo fascista, apertamente favorevole alla repressione violenta di ogni forma di opposizione e organizzazione popolare, sale al potere non grazie alla forza delle armi ma a un consenso popolare basato su un pericolosissimo cocktail: da un lato un (falso) populismo nazionalista e antisistema, dall’altro l’appoggio della corrente più integralista dell’evangelismo americano, scatenato in una guerra senza quartiere a Sodoma e Gomorra.

Non è solo il Brasile che trema. Bolsonaro sarà il presidente di estrema destra in una regione dove di recente gli elettori hanno scelto leader conservatori o di destra in paesi come Argentina, Cile, Paraguay, Perù e Colombia. Il Cono sud dell’America latina corre il pericolo di precipitare – se non ai tempi orribili dell’Operazione Condor condotta dalle dittature militari di Pinochet e Videla – nella tenaglia di un blocco autoritario, neoliberista e subordinato alla politica imperiale degli Usa ai tempi di Trump. Continua a leggere

Sovranità o barbarie. Il ritorno della questione nazionale. Un libro di Thomas Fazi e William Mitchell.

Sovranità o barbarie” è il primo titolo di una nuova collana dell’editore Meltemi, diretta da chi scrive e intitolata “Visioni eretiche”.
Titolo paradossale, ove si consideri che le “eresie” in questione altro non sono che la riproposizione di princìpi, teorie, concetti, ideali e punti di vista che, fino agli anni Settanta del secolo scorso, rappresentavano un patrimonio comune a tutto il movimento operaio internazionale (sia pure con varie sfumature, a seconda dei partiti e dei movimenti che si sforzavano di metterlo in pratica nei diversi contesti nazionali).  Continua a leggere

Chiuso per fallimento (e lutto). Il “laboratorio” politico latinoamericano quindici anni dopo

9/12/07 Salon Blanco: Banco del Sur.

Pubblichiamo questa impietosa analisi di Daniele Benzi (da sinistrainrete.info), auspicando una discussione aperta sull’America Latina (e non solo).

di Daniele Benzi 1

Defeat is a hard experience to master: the temptation is always to sublimate it.
Perry Anderson, Spectrum

La vittoria elettorale di un fascista nel più grande e popoloso paese dell’America latina, un ex capitano omofobo, sessista e razzista, appoggiato dall’esercito, dalle chiese evangeliche, dai proprietari terrieri e adesso anche dal capitale finanziario, che ha già ricevuto quasi 50 milioni di voti al primo turno, sarebbe un ulteriore passo verso l’abisso in Brasile.

La trasfigurazione di un mai ben chiarito “socialismo del XXI secolo” in una cleptocrazia pretoriana in Venezuela, paese ormai sull’orlo del collasso e che rischia seriamente un’invasione e/o una guerra civile qualora certe trame geopolitiche, sociali o finanziarie fuori controllo del governo la rendessero conveniente (o necessaria), è una tragedia per chi ha accompagnato, criticamente, l’evoluzione del processo bolivariano. Continua a leggere

ITALIA-UE: NESSUNA MONETA E’ ETERNA

Dal 1918, ben 67 Paesi sono usciti da unioni monetarie – E la vita continua…

di Coriolanis 

Le unioni monetarie non sono state mai eterne, durano quel che durano. La storia conferma che non esiste segno monetario immutabile o che ci abbia accompagnato dai tempi di Adamo ed Eva. Neppure dall’epoca dell’antica Roma o – piú modestamente – da Napoleone. Neppure quelli in cui la potenza marittima britannica consolidó la sterlina e un breve ma redditizio impero. L’Europa sopravviverá alla UE (non viceversa), perché il millenario crogiolo di civiltá-popoli-nazioni è cosa altra dal neototalitarismo liberista di fine millenio. Continua a leggere

Presentazione del libro di Alessandro Somma “Sovranismi. Stato, popolo e conflitto sociale”

Registrazione video del dibattito dal titolo “Presentazione del libro di Alessandro Somma “Sovranismi. Stato, popolo e conflitto sociale” (DeriveApprodi)”, registrato a Roma mercoledì 24 ottobre 2018 alle 17:25.

Dibattito organizzato da Associazione Patria e Costituzione.

Sono intervenuti: Stefano Fassina (deputato, Liberi e Uguali), Salvatore Cannavò (giornalista de Il Fatto Quotidiano), Carlo Galli (professore), Giorgio La Malfa (presidente della Fondazione Ugo La Malfa), Alessandro Somma (professore).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Antieuropeismo, Antiglobalizzazione, Capitalismo, Costituzione, Democrazia, Destra, Economia, Europa, Globalizzazione, Immigrazione, Keynes, Lavoro, Le Pen, Lega Nord, Liberalismo, Libro, Mercato, Movimenti, Nazionalismo, Politica, Sindacato, Sinistra, Societa’, Stato, Storia, Trump, Unione Europea, Usa.

La registrazione video di questo dibatto ha una durata di 1 ora e 31 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio. Continua a leggere

Privatizzazioni, migrazione e repressione in Honduras

di Gilberto Ríos Munguía (•)

L’acuirsi dei problemi economici in Honduras è una conseguenza diretta dell’esasperazione del modello neoliberista. Questo ha esattamente le stesse conseguenze in tutti i Paesi in cui è stato applicato ed è importante capire che il capitalismo non è altro che ciò che conosciamo e non l’immagine idealizzata che espongono coloro che non prendono nemmeno in considerazione modelli alternativi nelle relazioni di produzione, altri modelli di transizioni o di negazione delle caratteristiche fondamentali di questo sistema. Continua a leggere

Marco Bersani: PERCHÉ NON TI FANNO RIPAGARE IL DEBITO

 

 

 

 

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“Immigrazione e sicurezza: un decreto pericoloso” – Convegno del Coordinamento Democrazia Costituzionale

Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha organizzato, su iniziativa della Sen. Loredana De Petris, il 19 ottobre 2018 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, un convegno dal titolo: “Immigrazione e sicurezza: un decreto pericoloso”. II Convegno è stato presieduto dal magistrato Domenico Gallo, presidente del CDC.

Numerosi e qualificati gli interventi che hanno fatto emergere le palesi incostituzionalità di diverse parti del Decreto Salvini e le incongruenze normative e procedurali relative al trattamento delle richieste di asilo, della cittadinanza, della riduzione delle pur carenti esperienze di integrazione, tali da prefigurare scenari concentrazionari e di apartheid. Continua a leggere

Sinistra e globalizzazione

di Tonino D’Orazio

Non si può essere di sinistra se favorevoli alla mondializzazione. Il vero viso della globalizzazione è lo sfruttamento della Terra e del genere umano tramite l’indebitamento. Ciò che abbiamo di fronte sono innumerevoli paradossi e terribili contraddizioni. Troppe.

Da un lato vi sono i buoni sentimenti e le emozioni umane, ancora molte per fortuna. Dall’altro c’è la dura realtà mascherata se non passivamente condivisa. Una sinistra che non ha più nulla da dire, talmente litigiosa e irretita intellettualmente che perde man mano il suo “corpus” ideologico. Recita il Manifesto: “The courage to stand alone” (Il coraggio di stare soli). Ovviamente non è più sufficiente. Dimenticando che una nazione ha sempre bisogno di un contro-potere credibile e che un popolo ha sempre bisogno di speranza di cambiamento per tentare di affrancarsi da nuove schiavitù. Continua a leggere

Fine del dollaro, fine delle guerre

di Marinella Correggia

Il Venezuela ha annunciato che eliminerà l’uso del dollaro nel sistema bancario ufficiale, privilegiando euro, yuan e altre monete convertibili. E’ stata, ha spiegato il governo di Caracas, “una conseguenza delle recenti e illegali sanzioni Usa che bloccano la possibilità di continuare a usare dollari”.

Di necessità virtù, infine. Pianeta dedollarizzato, pianeta mezzo salvato.  Perché? Continua a leggere

Politica e partiti in Europa: le notizie chiave della settimana

di Alexander Ricci

Il fenomeno Vox, all’ombra della crisi catalana e degli accordi tra PSOE e Podemos

In SpagnaPodemos e il Partito socialista (PSOE) hanno siglato un accordo per la finalizzazione della Legge di bilancio 2019. Tante le novità: dall’aumento del salario minimo, agli investimenti nei servizi di welfare per l’infanzia, passando per una modifica della politica fiscale, caratterizzata dall’aumento dell’aliquota sull’imposta patrimoniale. Continua a leggere

Arabia Saudita: Diritti umani, armamenti e svendita dei titoli USA

Dopo l’uccisione del “giornalista” Kashoggi all’interno dell’edificio diplomatico dell’Arabia Saudita in terra di Turchia, é diventato impossibile ai media occidentali ignorare i metodi repressivi utilizzati abitualmente dai sovrani wahabiti. Il silenzio e la connivenza era il prezzo da pagare per continuare ad esportare l’intero campionario di tecnologie militari e sistemi d’arma offensivi e difensivi alla maggiore delle petromonarchie arabe. Trump lo ha detto chiaramente: “non intendo rischiare di perdere un contratto d’esportazione di 100 miliardi di armi a causa dei diritti umani”. Lui lo dice, tutti gli altri -compresa la UE- condividono e annuiscono. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (15)

di Tonino D’Orazio

Le crisi sono pilotate e nulla succede spontaneamente a causa del “mercato”. Siamo di nuovo davanti a una crisi e non ci siamo ancora rialzati da quella di dieci anni fa. Non c’è nulla di scientifico nell’economia, malgrado molti soloni pensino che sia simile alla matematica, ma ci si avvicina solo con un’analisi tecnica che parta dal passato e segua la solita sperimentazione galileiana per enunciare una realtà oggettiva, verificabile e affidabile. Continua a leggere

Brasile: Bolsonaro e la “sindrome di Stoccolma”

di Marco Consolo

Samba a destra in Brasile.

Più di 147 milioni di brasiliani sono stati chiamati alle urne lo scorso 7 ottobre per eleggere Presidente, Vicepresidente, i componenti di Senato e  Camera, governatori degli Stati. Si trattava delle prime elezioni dopo il colpo di Stato parlamentare contro la Presidente legittima Dilma Roussef, golpe cha ha insediato Michel Temer, il cui governo “de facto”, tra le altre misure, ha congelato la spesa pubblica per i prossimi 20 anni, privatizzato a man bassa e reintrodotto il lavoro schiavistico. Continua a leggere

Movimenti di estrema destra in Europa: cos’è accaduto questa settimana

Negli ultimi giorni, molti media si sono occupati dell’incontro fra Marine Le Pen, leader del partito francese, Rassemblement National, e il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, a Roma. Alcune testate hanno anche trattato nuovamente la nascita e crescita dell’internazionale populista di destra in Europa.Visita il sito  Continua a leggere

Il grande inganno del debito pubblico

Hanno messo le nostre vite in mano alla finanza internazionale. Ecco come uscirne. Intervista a Guido Grossi, ex manager di BNL.

Secondo Guido Grossi, esperto di finanza ed ex manager di BNL, la politica ha rinunciato al controllo della moneta e non se ne vede la ragione. Prima il cittadino portava i risparmi in una banca pubblica e quei soldi venivano investiti nell’economia reale creando lavoro, lo Stato li usava per fare spesa pubblica. Oggi le banche private fanno speculazione e i cittadini non possono più finanziare lo Stato. Gli interessi sempre più alti fanno salire l’indebitamento. Ci hanno messo un cappio al collo. Lo Spread e il rating. La differenza tra Bot, Cct e Btp. Il meccanismo perverso che porta lo stato a svendere i beni pubblici. Il caso Grecia. Le mosse da fare per liberarci.

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“Se la gente sapesse che cos’è lo spread, scoppierebbe la violenza nelle strade”

Tre video da ri-vedere e ri-ascoltare con attenzione visto che siamo di nuovo alle prese con lo Spread. Risalgono al 2013, poco prima della morte di Nando Ioppolo, giurista e economista, che in modo comprensibile e chiaro illustra le caratteristiche del sistema ideologico neoliberista. Il Pensiero Unico del finanz-capitalismo. Da poco si era conclusa l’esperienza del governo Monti, il governo dei mercati. Continua a leggere

BRASILE: l’estrema destra di Bolsonaro al 47%. Il candidato di Lula, Haddad, al 28%. Ballottaggio il 28 ottobre.

La giornata elettorale in Brasile ha consegnato una larga vittoria al candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro al primo turno. Dietro di lui il candidato del PT, Fernando Haddad, lanciato da Lula a circa un mese dal voto vista la sua impossibilità a partecipare alla contesa elettorale, che adesso contenderà la presidenza a Bolsonaro il prossimo 28 di ottobre in un ballottaggio che si prevede cruciale per la storia del Brasile.

Il primo turno, però, è stato segnato da molte irregolarità ai seggi. Le autorità brasiliane hanno registrato ben 619 crimini legati alle elezioni nella sola prima metà di giornata. Con 161 persone detenute. Tra questi vi sono 6 candidati sorpresi a fare propaganda all’interno dei seggi elettorali.  Continua a leggere

Partiti & politica in Europa: l’essenziale di questa settimana

di Alexander Ricci

FOCUS su: Polonia -Germania – Francia – Regno Unito – Lettonia – Spagna – Austria – Greci – Svezia

In Polonia, il PIS, il partito conservatore attualmente al governo, continua a fare il pieno di consensi, nonostante la cattiva reputazione in Europa dovuta alle infrazioni contro i principi dello stato di diritto. Sollecitata dalla Commissione europea (CE), la Corte di giustizia europea di Strasburgo ha avviato una pratica per valutare se la recente riforma della giustizia approvata da Varsavia, è conforme ai principi contenuti nei Trattati europei Continua a leggere

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Karl Marx

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