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CRISIS, Europa, Italia, Politica

Dentro il teatro

di Tonino D’Orazio

Come da copione inizia il teatro. Il risultato elettorale e la distribuzione dei seggi in parlamento è più o meno quel che era stato previsto e – vergognosamente – preannunciato: l’interessata “non governabilità”, che avrebbe aperto la strada al “due contro uno” (Grosse Koalition) a lungo programmata. Solo che alcune schede del puzzle non sono proprio andate al loro posto ottimale. Tuttavia anche questa sfasatura era nel novero delle cose, in modo che il popolo sovrano non potesse uscire dalla gabbia nella quale è rinchiuso da una serie di leggi elettorali con spesse venature anticostituzionali che ormai si susseguono da un buon ventennio.

Intanto la vittoria vera e popolare è del M5S. Quella “pompata” mediaticamente è della Lega, movimento notoriamente razzista con tratti e alleanze fasciste, vincitore certo, ma su un programma retrogrado, in pratica contro gli immigrati e per l’armamento dei cittadini a difesa personale.

Secondo, si è assistito al ritorno prepotente della “Questione meridionale”, quella specie di area di riserva tipo coloniale che si trascina dal 1861. Una cosa niente affatto secondaria.

Il teatrino, come da copione, spinge sulla scena la responsabilità negata al M5S, pur con percentuali simili alla Dc di un tempo, di poter costituire un governo. Non hanno comunque i numeri, ed è tecnicamente quel che si prefiggeva la legge elettorale. Tutti rifiutano un’alleanza, conoscendo le loro intenzioni abbastanza radicali contro i privilegi e una nomenclatura politica inamovibile da alcuni decenni; ma il gioco sta nell’addossare loro la responsabilità dell’ingovernabilità. Anzi, nel sistema, molti sconfitti, perché i cittadini non li vogliono più, rientrano dalla finestra. Proprio i soliti noti.

Molto più probabile che una pattuglia del Pd, (magari scissionisti), tipo Verdini a rovescio (come si dice “rimandare l’ascensore”), vada a sostenere, ufficialmente o meno, la coalizione di destra. Soprattutto perché questa coalizione ha tali contraddizioni nei programmi di ogni suo partecipante da risultare una ammucchiata alla meno peggio, dove la coerenza può andare a farsi friggere…

Ma pur sempre al potere, malgrado lo scontro sulla leadership già in atto prima e dopo le elezioni tra Salvini e Berlusconi. Renzi a questo punto, defenestrato dalla segreteria del PD, sulla base della sua solida amicizia con Berlusconi “potrebbe” rientrare da un’altra finestra costituendo un suo partito, (o gruppo),  per dare all’Italia il famoso “governo stabile”, cioè inamovibile nella sua continuità. Governo ben ancorato a destra, non sarebbe poi una novità, come in tutta Europa, magari rendendo vane le sparate anti-europee di Salvini.

Stupisce l’ipocrisia e il livore dei rappresentanti del Pd quando invitano il M5S a governare sapendo che da solo non può governare: “visto che ha vinto”, governi ! e ovviamente sapendo che proprio la sconfitta ha fornito loro la qualità di “ago della bilancia”.  Il 90% di quel che rimane degli iscritti “non vuole un’alleanza” con i 5Stelle. Allora cosa rimane? La tela di fondo della scena pare già stampata. Tra l’altro succede in tutta Europa, tutti i governi di destra, di centro-destra o alleati ai socialisti europei sono diretti dalla troika di Bruxelles, populismi, nazionalismi o meno, tranne il piccolo e muto Portogallo.

Controprova: avete per caso visto il crollo alla Borsa di Milano? Tranquilli, non pare cambiato proprio nulla.

Nel teatrino è prevista anche un’altra scena come piano B. Il governo tecnico del presidente, di deleteria memoria, inaugurata da tal Napolitano, che aprirebbe un siparietto degno delle migliori commedie.

Il filo conduttore sarebbe che, poiché questa legge elettorale si è dimostrata inapplicabile e non risolutiva (ed è l’aspetto farsesco e vergognoso di quelli che l’hanno volutamente ideata), bisogna rifarne un’altra, in un frattempo che però può durare parecchio, mentre l’equipe è sicuramente già pronta nelle segrete stanze, anche di Bruxelles, aspettando il garante bancario Draghi, in scadenza in ottobre.

Ma la colpa, o l’incapacità a governare, deve ricadere su quei populisti del M5Stelle. Non penseranno di allearsi con la Lega (unica maggioranza che in effetti avrebbe numeri) anche se hanno diversi punti in comune!

Classica intenzione molto probabile? passata la festa, gabbato il santo!

Dopodiché, ammesso che funzioni, cosa potrebbe accadere ?

 

 

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