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Venezuela: la “pacifica protesta” dei quartieri bene delle città (Video e foto)

I Guarimberos, figli e nipotini dell’oligarchia inconcludente del paese con le maggiori risorse petrolifere del pianeta si esercitano da anni in una guerriglia urbana che distrugge le infrastrutture pubbliche e risparmia quelle private (che le appartengono). E’ una guerriglia ben organizzata, dotata non raramente di giubbotti antiproiettile, maschere antigas, ordigni lancia petardi, e abbigliamento non raramente griffato.
La “guerriglia bene” venezuelana ha escogitato eccellenti pratiche di sabotaggio, come quella di tendere cavi di acciaio su strade e autostrade, dove sono morte decine di persone che si spostavano in moto o in scooter per andare al lavoro.

Questa guerriglia urbana dei quartieri bene, sostenuta da un apparato mediatico privato che non ha pari, aborre la scuola e la sanità pubblica e si batte per quella privata (che le appartiene). Recentemente, giovedì scorso, 20 aprile, un manipolo ha attaccato a Caracas un ospedale pediatrico pubblico (l’Ospedale Materno Infantile di Caracas) e lo ha distrutto. Gli oltre 50 neonati sono stati messi in salvo ed evacuati in un altro ospedale. Perfettamente intatto è rimasto l’adiacente McDonald.

I quartieri bene delle città venezuelane, sono generalmente circondati da enormi favelas con una popolazione ben più consistente: a Caracas, il rapporto è più o meno di 1 a 6. Un milione o poco meno vive in centro, circa 6 milioni vivono intorno, nelle favelas. Le proteste non sono nelle favelas, ma nelle zone del centro.

Negli ultimi 17 anni, il Venezuela, secondo l’Onu, ha registrato i maggiori successi al mondo nella politiche sociali che hanno completamente debellato l’analfabetismo, hanno ridotto drasticamente la povertà e la mortalità infantile, hanno più che decuplicato il tasso di istruzione secondaria e universitaria. Ciò è stato ottenuto ridistribuendo i proventi del petrolio, le cui royalties furono ricontrattate da Chavez rispetto ai livelli irrisori precedenti.

Il crollo del prezzo del petrolio che ha costituito la fonte principale di ingressi valutari ha reso più complicata la situazione. A ciò si sono aggiunte le mai sopite velleità golpiste dell’oligarchia locale che aveva fallito nel tentativo di scalzare Ugo Chavez nel 2002. Accaparramento di merci, serrate, speculazioni sul cambio valutario, sono state le mosse dell’oligarchia sostenute da USA e altri paesi europei nel tentativo di far saltare l’esperimento venezuelano, che per primo ha ridato all’America Latina qualche prospettiva di emancipazione dalla subalternità neocoloniale durata fino alla fine del ‘900.

Certamente il chavismo non è stato indenne da errori. In particolare l’incapacità di far decollare una produzione interna che consentisse di emancipare il paese dalla rendita petrolifera e dall’importazione; ma non è affatto semplice gestire un cambiamento culturale per un popolo che per 200 anni ha dovuto soccombere alla divisione internazionale del lavoro stabilita a Washington, per la quale, il Venezuela, in quanto dotato così abbondantemente della risorsa petrolio doveva esportarlo a buon prezzo garantendone i proventi sufficienti all’oligarchia e diventare un semplice acquirente e importatore di merci Usa ed europee, dimenticando ogni velleità di diventare anche un paese manifatturiero e trasformatore dei prodotti di base, salvo che nell’industria edilizia, quella che conferisce la cartolina di modernità ai centri metropolitani abitati dalle elites, non dagli altri milioni nelle favelas.

Lo sviluppo venezuelano del dopoguerra è stato questo. Sviluppo urbano con eccellente qualità nei centri principali. Fuori solo miseria.

Poi è arrivato il tentativo di Chavez di trasformare il Venezuela in un paese “normale”; è questo che ha scatenato i demoni dell’imperialismo esterno e dell’oligarchia subalterna interna che ha sempre vissuto sul paradigma del petrolio a buon prezzo, perennemente seduta sull’asse Caracas/Miami.

Portavoce e Perle di questa gioventù bruciata venezuelana educate nelle madrasse private del Venezuela e che aborrono tutto ciò che è pubblico, ne abbiamo anche in Italia, come mostrano il secondo video. La violenza anti-egualitaria che percorre queste menti è impressionante. E manifesta una vera crisi umanitaria.

 


 

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Discussione

4 pensieri su “Venezuela: la “pacifica protesta” dei quartieri bene delle città (Video e foto)

  1. You dirty piece of shit. How fucking dare you????? DO you even know how people is suffering all around Venezuela? Fucking socialist hope you choke in your own shit. And btw, that image is fake… Education here has been free since forever.

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    Pubblicato da Bob | 22/04/2017, 19:32
  2. Per capire lo scontro in corso in Venezuela basta confrontare la situazione della grande maggioranza della popolazione prima e post Chavez.
    In grandi linee: è lo scontro dei ricchi (associati al grande capo l’America) contro y poveri e un governo che per prima volta è dalla loro parte, con una classe media che, come al solito, è solidale con la classe superiore per paura alla classe inferiore.

    Mi piace

    Pubblicato da Augusto | 23/04/2017, 01:40
  3. Se siete delle persone che vogliono capire siete ancora in tempo, il comunismo ha fallito nell’unione sovietica ha fallito a Cuba e adesso ha fallito anche in Venezuela, a voi comunisti non vi rimane che la Corea del Nord, fate presto ad andarci cosi una volta per tutte vi mettete l’anima in pace.

    Mi piace

    Pubblicato da mario | 23/04/2017, 23:04

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