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Venezuela: La relatrice speciale dell’ONU, Alena Douhan, sulla situazione dei diritti umani e gli effetti delle sanzioni coercitive e unilaterali sulla popolazione.

Diritti umani e misure coercitive unilaterali: La relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani, la signora Alena Douhan, conclude la sua visita nella Repubblica Bolivariana del Venezuela

Risultati preliminari della visita Repubblica Bolivariana del Venezuela Caracas (12 febbraio 2021)

La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani, Sig.ra Alena Douhan, in visita nella Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 1° al 12 febbraio 2021.

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Venezuela: alcune riflessioni sulle elezioni parlamentari

di Marco Consolo

  • In base alla Costituzione venezuelana, lo scorso 6 dicembre si sono tenute elezioni per il rinnovo della Asamblea Nacional – AN (Parlamento) che si dovrà insediare il prossimo 5 gennaio. Hanno partecipato 107 partiti: 30 nazionali, 53 regionali, 6 organizzazioni nazionali dei popoli originari e 18 organizzazioni regionali.Dei 107 partiti, 98 sono collocati all’opposizione, e solo nove a favore del governo bolivariano.Come parte della trasparenza del processo, il Potere Elettorale (CNE) ha contribuito a organizzare 3.500 incontri nelle sei regioni del paese con popolazione nativa.

A differenza delle elezioni negli Sati Uniti, in Venezuela a poche ore della chiusura dei seggi, si conoscevano i risultati. Il bollettino del CNE indicava che dei più di 20 milioni di elettori abilitati,  avevano votato 6.251.080 persone, con una partecipazione del 31% degli elettori iscritti. Una lezione di modernità ed efficienza al mondo intero.

  • Il Gran Polo Patriottico (GPP), un’alleanza che raggruppa il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e altri partiti che appoggiano il governo bolivariano, ha ottenuto 4.276.926 voti, che rappresentano il 69% dei voti espressi.

Nell’opposizione di destra è emerso un nuovo referente politico-elettorale. L‘Alleanza Democratica, composta dai partiti di opposizione Acción Democrática (AD), Copei, Cambiemos Movimiento Ciudadano (CMC), Avanzada Progresista (AP) ed El Cambio (partito di Javier Bertucci), ha ottenuto 1.095170 voti (17 72%). Il processo elettorale segna così il ritorno di due partiti tradizionali della quarta repubblica, AD e Copei, sulla scena politico-elettorale: AD con 419.088 voti (7,08%) si posiziona come il  partito del cosiddetto G4 che ha mantenuto un suo capitale politico. Da parte sua, Copei ha ottenuto 170.589 voti (2,88%).

Sempre a destra, la coalizione Venezuela Unida, un’alleanza composta dal partito Primero Venezuela (scissione di Primero Justicia), Voluntad Popular (VP) e Venezuela Unida, ha ottenuto 259.450 voti (4,15%).

Da sinistra, il Partito Comunista del Venezuela (PCV) per la prima volta ha presentato una lista autonoma dal GPP: Alternativa Popolare Rivoluzionaria – APR, (divisione di una piccola parte del GPP), ha ricevuto 168.493 voti  (2,73%). Non c’è stata quindi la sorpresa che si aspettava da questa nuova opzione politico-elettorale. Il PCV avrebbe potuto ottenere più seggi in alleanza con il GPP, confermando che le scissioni elettorali del chavismo hanno uno spazio minimo.

Il 9 dicembre si sono svolte le elezioni dei 3 deputati rappresentanti dei popoli originari, con lo sviluppo di un organo normativo e un programma speciale nel rispetto delle loro tradizioni e costumi.Il resto dei voti (405.017) è andato ad altre liste minori.

  • Tra i dati rilevanti di queste elezioni, vi è quindi l’emergere di nuove forze di opposizione, che hanno esordito nella politica nazionale conquistando seggi in Parlamento. Molti di questi partiti, sebbene provengano da divisioni di altre organizzazioni anti-chaviste, hanno cercato di occupare gli spazi che gli astensionisti hanno lasciato.

I risultati consegnano al GPP una maggioranza schiacciante dei seggi parlamentari, e chiudono così il ciclo politico dell’uscente Assemblea Nazionale a maggioranza dell’opposizione.

  • Gli osservatori internazionali (e quelli nazionali) hanno potuto visitare qualsiasi seggio elettorale, in qualsiasi momento. Tra loro, José Luis Rodríguez Zapatero, ex Presidente del governo spagnolo, che ha sottolineato le troppe volte in cui il sistema elettorale è stato messo sotto accusa senza neanche conoscerlo. Da parte loro, gli osservatori internazionali del Consiglio degli Esperti Elettorali dell’America Latina (CEELA) hanno sottolineato la qualità, l’efficienza, la trasparenza e la verificabilità del processo elettorale, in condizioni di bio–sicurezza, nonostante le enormi difficoltà economiche che il Venezuela deve affrontare a causa delle “sanzioni” statunitensi e della UE.
  • In termini simbolici, il 2020 si chiude per il Venezuela come l’anno in cui la strategia dell’amministrazione statunitense è fallita: Trump aveva promesso di rimuovere Maduro dalla presidenza, ma è Trump che se ne va. Le elezioni significano la sconfitta, per ora, della politica della Casa Bianca contro il Venezuela, ed una battuta d’arresto dei piani di aggressione militare del Pentagono.

Escono sconfitti anche i settori dell’opposizione golpista: non ha pagato la loro strategia astensionista per delegittimare il processo elettorale (l’ennesimo errore evidente). Risibili le loro denunce di brogli ancor prima della chiusura delle urne, visto che il sistema elettorale è stato identico a quello delle elezioni dell’Assemblea Nazionale nel 2015, che l’opposizione ha vinto.

  • In realtà, è stata proprio la partecipazione a far fallire l’ennesimo tentativo di destabilizzazione, secondo la strategia già utilizzata in Bolivia per sbarazzarsi di Evo Morales, con denunce di brogli prima che fossero chiuse le urne. La partecipazione esprime la condanna verso il settore dell’opposizione golpista guidata da Juan Guaidò, che scommette sull’intervento straniero e chiede a squarciagola il bloqueo contro il Paese. Le persone che hanno votato lo hanno fatto per l’indipendenza e la pace.
  • La partecipazione alle elezioni può essere definita bassa in termini puramente matematici e comparativi, rispetto ad altre elezioni in Venezuela. Ma il dato va oltre la matematica visto il contesto che sta attraversando il Paese. Milioni di persone hanno resistito ad apatia e astensione, alle azioni di “massima pressione” straniera, e ciò rende significative queste cifre, oltre la semplice matematica.

In un sistema presidenzialista, l‘astensione alle elezioni parlamentari è stata storicamente significativa. Nel 2005, nel miglior scenario della Rivoluzione Bolivariana (con Chávez Presidente, con un prezzo del barile di greggio che superava i 100 dollari, senza problemi di benzina, senza pandemia, con una serie di misure a favore della popolazione, etc), la partecipazione è stata del 25%. Le due elezioni con più voti sono state quelle del 2010 quando ha votato il 66,45% della popolazione e quelle del 2015 (74%), che hanno dato la maggioranza all’opposizione. Oggi sono molteplici i fattori che hanno influenzato la partecipazione, e bisogna leggere il dato tenendo conto di condizioni molto più avverse:  il pesante impatto del bloqueo economico; una situazione di crisi sociale ed economica che provoca malcontento diffuso; il grave danno ai servizi pubblici del Paese; la caduta della produzione nazionale di combustibili, che incide gravemente sulla mobilità; il contesto della pandemia; la migrazione in uscita di elettori registrati; l’appello all’astensione da parte del settore di opposizione al servizio degli Stati Uniti,  che ha convinto una parte dell’elettorato.

  • L’astensione non è un quindi dato da celebrare, e rivela un problema che il governo bolivariano, il Partito Socialista Unito del Venezuela e le forze politiche alleate dovranno affrontare e risolvere il prima possibile. L’astensione riflette, inoltre, il crescente divorzio di molte persone dalla politica, un divario tra i problemi quotidiani delle persone e la comunicazione politica.Insieme ad una chiara richiesta popolare di soluzioni urgenti dei molti problemi economici e sociali del Paese. I problemi del socialismo del secolo scorso, presentano il conto  anche nel “socialismo del XXI°secolo”.
  • Da più parti, è stato ricordato che, nelle stesse ore in cui i Venezuelani eleggevano i loro deputati, in Romania (Paese dell’Unione Europea) ha partecipato lo stesso numero di elettori (32%).Ma mentre i risultati rumeni sono riconosciuti, quelli venezuelani no, con il pretesto della scarsa partecipazione. Qualche mese fa, quando in Costa Rica nelle elezioni municipali aveva partecipato il 24% di elettori, la “comunità internazionale” non ne ha messo in dubbio la legittimità.Né lo ha fatto con diversi attuali Presidenti dell’America Latina, eletti con una bassa percentuale di voti, come nel caso di Sebastián Piñera in Cile, che ha vinto le elezioni presidenziali del 2017 con meno del 30% della partecipazione.

Nella UE, ben 9 paesi hanno fatto registrare una partecipazione inferiore al 40% nelle elezioni al Parlamento europeo del 2019 e 4 di loro una partecipazione minore di quella venezuelana:  Repubblica Ceca (28,72%), Slovenia (28,89%), Slovacchia (22,74%) e Croazia (22,85%).

Certo il Venezuela bolivariano non è la Slovacchia, nè la Romania, e la partecipazione popolare non si riduce alle elezioni ogni 5 anni. Ma sono dati che devono fare riflettere e riguardano la disaffezione in crescita della popolazione verso la “politica”. Un problema che riguarda molti Paesi e non uno in particolare.

  • Ai fini dell’esercizio e della legalità del nuovo parlamento, per il sistema politico venezuelano il risultato statistico della partecipazione non è un impedimento. Nella Costituzione non ci sono soglie che ne stabiliscano la legittimità, e quindi il prossimo parlamento è autorizzato ad insediarsi e a legiferare. E i promotori di questo falso dilemma sono gli stessi che hanno promosso la “presidenza ad interim” di Juan Guaidó, senza un solo voto elettorale ed al di fuori della Costituzione.
  • Forse il successo più importante in questa scadenza elettorale è proprio la sua realizzazione, a scapito di evidenti pressioni di Stati Uniti e Unione Europea (UE).  Paradossalmente hanno provato a criminalizzare il governo per avere organizzato le elezioni, che hanno in parte rallentato l’assedio più duro che il Paese ha subito nella sua storia repubblicana di oltre 200 anni. La UE aveva cercato di ricattare il Paese, chiedendo addirittura di ritardarle fuori dal periodo costituzionale.
  • Il PSUV continua ad essere di gran lunga la principale forza politica organizzata, con un’importante vittoria elettorale (la n° 23 su 25 elezioni in 21anni). Tuttavia, ha subito un calo nel suo appoggio numerico. Decifrarne le cause è essenziale per le battaglie a venire. D’altro canto, il Presidente Nicolás Maduro, che aveva affermato che avrebbe lasciato l’incarico in caso di vittoria dell’opposizione, è legittimato dal risultato e si è dimostrato, ancora una volta, come la figura politicamente ed elettoralmente più solida del Paese.
  • La nuova amministrazione USA di Joe Biden stabilirà le sue alleanze nell’opposizione secondo i suoi piani contro il governo bolivariano. L’imperialismo metterà in dubbio la legittimità del risultato elettorale, accumulerà forze senza rinunciare alle scorciatoie militari ed eserciterà maggiori pressioni nell’ambito della dottrina dello “smart power”, il “potere intelligente”. Oltre alla strategia in atto di denuncia del Presidente Maduro alla Corte Penale Internazionale per “crimini di lesa umanità”, la destra si appresta ad aprire un nuovo fronte: un possibile “referendum revocatorio” di metà mandato (previsto dalla Costituzione). Il Venezuela nel 2021 continuerà ad essere l’epicentro di una battaglia geopolitica continentale (e non solo) in cui si scontrano la Dottrina Monroe e l’ideologia Bolivariana. La fase richiede un alto livello di coscienza, sia dentro che fuori dal Paese.
  • Ciò richiede al chavismo la costruzione di un’egemonia (in senso gramsciano) capace di riconoscere le diversità esistenti, articolare richieste dal basso, elaborare critiche, sintetizzare aspirazioni nazionali, ripensare la politica e l’esercizio del governo, unire le forze con obiettivi condivisi di trasformazione. Le coincidenze strategiche rispetto a punti fondamentali, come il rifiuto del bloqueo economico e le minacce militari contro il Paese, richiedono la ripresa del dibattito critico e autocritico, basato sull’unità delle opzioni di trasformazione rivoluzionaria. Da più parti si fa appello alle 3 R di Chàvez (revisión, rectificación y reimpulso) per rilanciare il processo bolivariano.

A mo’ di conclusioni

Dopo queste elezioni, nuove sfide si aprono per il Venezuela.

Il Paese ha superato finora i nodi critici della “massima pressione” orchestrati dall’amministrazione Trump. Il governo ed il PSUV hanno il difficile compito di stabilizzare le istituzioni (compreso il Parlamento) a partire dal prossimo anno. Ciò implica nuove possibilità nell’esercizio del governo, in un quadro diverso da quello del gennaio 2016.

Il parlamento eletto può avere un ruolo importante nel riattivare un urgente dialogo nazionale ed internazionale, con la più amplia schiera di soggetti onestamente disposti a trovare una soluzione che rifiuti categoricamente bloqueo e intervento militare.

Non c’è dubbio che la priorità è la battaglia  per eliminare l’applicazione del duro bloqueo, principale punto critico. Senza la sua eliminazione (e lo sblocco dei fondi sequestrati nelle banche internazionali) è illusorio pensare che si possa risolvere positivamente la crisi economica e sociale, in poco tempo o a medio termine.

Ci sarà poi da neutralizzare la farsa della continuità artificiale di Juan Guaidó e del suo entourage di ex-deputati aggrappati alla sedia. Secondo la Costituzione, il loro mandato scade il 6 gennaio 2021. Ma, sotto l’egida degli Stati Uniti, cercheranno di sostenersi a tempo indefinito e al di fuori del periodo costituzionale come “parlamento legittimo”.

Rimane l’incognita della ambigua posizione dell’Italia e della UE. Come ha ricordato lo spagnolo Zapatero, non volendo riconoscere i risultati elettorali, la UE non avrebbe più interlocutori istituzionali a partire dal prossimo 6 gennaio, quando decadrà il vecchio Parlamento e lo stesso Guaidò. L’Unione Europea è chiamata a contribuire al dialogo e non a gettare benzina sul fuoco, suicidandosi politicamente. Ne avrebbe tutto l’interesse, se l’appiattimento a Washington non la accecasse.

Con queste elezioni, la legittimità formale ed essenziale della istituzionalità repubblicana è esplicitamente chiarita. Ora il nuovo parlamento  deve dare risposta alle richieste del Venezuela profondo, quello che ha votato e quello che è rimasto in silenzio. Entrambe hanno ancora urgente bisogno di speranza.

 

 

FONTE: in America Latina, Venezuela da Marco Consolo .

L’interpretazione della crisi venezuelana: Economisti e analisi fuorvianti al servizio di chi?

Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati, ritiene opportuno effettuare alcune puntualizzazioni in merito al servizio “Studi rivelano i danni delle sanzioni degli Stati Uniti all’economia venezuelana” pubblicato il 19 novembre scorso dalla televisione venezuelana RT (https://actualidad.rt.com/video/374043-estudios-revelar-dano-sanciones-eeuu-venezuela/amp?__twitter_impression=true).

Il reportage, formalmente strutturato secondo i canoni convenzionali del buon giornalismo, dopo una presentazione iniziale delle tematiche oggetto di discussione, gli effetti delle sanzioni, propone interviste a due economisti. Il primo, Francisco Rodriguez, definito di opposizione al governo Maduro, tratta l’andamento dell’estrazione petrolifera venezuelana e delle ricadute delle misure restrittive sulla stessa, la seconda, Pasqualina Curcio, filo governativa, affronta la questione degli ingenti danni economici e sociali provocati dalle sanzioni.

Nel video l’economista laureato ad Harvard, in collegamento dagli Stati Uniti, sostiene, con tanto di grafico di supporto, che la caduta dell’estrazione del greggio da parte del Venezuela sia iniziata a seguito delle sanzioni occidentali, imposte quando la quotazione del greggio, dal quale è dipendente l’economia del paese, sono scese sotto quota 30$ al barile. Lasciando intendere, senza affermarlo che la pesante crisi economica che si è abbattuta sul paese sia legata a questi provvedimenti restrittivi che, mossi da finalità politiche, quali la caduta di Maduro, si sono invece purtroppo tradotti in pesantissime ripercussioni sulla vita del popolo venezuelano.

Tabella 1: variazione annua del Pil in America Latina, sue sub-regioni e nei principali paesi

Dati rilevati FmiDati rilevati CepalDati rilevati CepalDati rilevati Cepal
Anno2014201520162017
Brasile+ 0,1– 3,8– 3,6+ 0,4
Argentina– 2,5+ 2,5– 2,2+ 2,0
Venezuela– 3,9– 5,7– 9,7– 7,2
America Latina+ 1,0– 0,1– 1,1+ 1,1
America istmica+ 3,9+ 4,2+ 3,3+ 3,6
Caraibi+ 4,3+ 3,9– 0,8+ 1,2
Sud America+ 0,3– 1,3– 2,4+ 0,6

Riteniamo, in base a fondate ragioni, che l’analisi pur riportando dati e fatti concreti, manchi di completezza. Infatti, la crisi economica del paese era inconfutabilmente iniziata già nel 2014 (tabella 1) allor che la quotazione del greggio da circa 110 $ al barile nel corso dell’anno si era dimezzata a circa 55 $ (grafico 1), spingendo il paese in recessione, a causa della stretta dipendenza della sua economia da questa commodity.

Grafico 1: andamento quotazione del barile di petrolio periodo 2014-2020

Grafico 2: andamento quotazione petrolio e entrate dall’export petrolifero Venezuela (2012-2018)

In base a stime, di economisti venezuelani e non, l’economia del paese e il suo bilancio pubblico entrerebbero in crisi quando la quotazione del greggio scende sotto i 70 $ al barile e proprio da questa soglia che, a nostro avviso, sarebbe stato più appropriato far iniziare l’analisi della genesi della crisi economica venezuelana. Indubbiamente anche la capacità estrattiva, che Rodriguez indica erroneamente iniziare a ridursi dal 2016, ha la sua importanza, infatti, seppur il prezzo del petrolio (grafico 2) riprenda a salire nel 2017, a causa di questo fattore, la recessione continua a rimanere pesante.E, nonostante il trend rialzista prosegua per buona parte dell’anno successivo, a causa della sostanziale invarianza delle entrate dall’export petrolifero anche nel 2018 (grafico 2), il Pil venezuelano diminuisce in quell’anno addirittura del 15,0% portando la contrazione cumulata al 44,3% rispetto al livello del 2013, ultimo anno di crescita prima della recessione.

Tuttavia, anche su questo punto l’analisi evidenzia ulteriore incompletezza, poiché come dimostra il grafico 3, il picco di estrazione venezuelano post crisi 2008-09 era stato raggiunto nel 2011, quindi, anche se fino al 2013 la flessione era stata lieve, non possiamo non rilevare come la contrazione fosse ufficialmente iniziata un lustro prima del 2016 come indicato nel servizio.

Grafico 3: andamento dell’estrazione di greggio e altri prodotti energetici. Venezuela: 1990-2016

Le cause della riduzione fino al momento dell’introduzione delle prime misure restrittive, agosto 2017, vanno ricondotte alle evoluzioni del mercato petrolifero mondiale, nel cui ambito nonostante la domanda fra il 2013 e il 2018 si sia mantenuta quasi costantemente al di sopra dell’offerta, quest’ultima ha continuato ad essere incrementata, a causa sia dei mancati tagli alla produzione in sede Opec+, sostanzialmente per motivi geostrategici, che dell’aumento dell’estrazione delle fonti cosiddette non convenzionali: shale oil e shale gas (grafico 4).

Tale fenomeno ha interessato in primis gli Stati Uniti (grafico 5), i quali hanno praticamente raggiunto a fine secondo decennio, l’autosufficienza energetica e si accingono a diventare nei prossimi anni un paese esportatore (grafico 6), modificando sensibilmente la geografia della produzione energetica a danno soprattutto del Medio Oriente, del Venezuela e della Russia. L’espansione della produzione statunitense, ormai dal 2014 primo produttore mondiale di gas e petrolio cumulati (grafico 7), ha doppiamente penalizzato il Venezuela, da un lato per la riduzione del suo tradizionale import venezuelano, fino al quasi totale azzeramento, dall’altro per l’aumento dell’offerta mondiale.

Per approfondire: https://www.lacittafutura.it/economia-e-lavoro/petrolio-risorsa-e-conflitti

Grafico 4: andamento della domanda e dell’offerta mondiale di petrolio. Periodo 2013-2018

Grafico 5: estrazione petrolifera convenzionale e di scisto o Shale (Tight) Oil negli Usa (1990-2024)

Grafico 6: andamento import e export di prodotti energetici negli Stati Uniti

Grafico 7: estrazione di petrolio e gas naturale in Arabia S., Russia e Usa. Periodo 2008-2018

Sovrapponendo a questa dinamica del mercato energetico mondiale, le draconiane misure restrittive occidentali, il Venezuela, nonostante abbia cercato di sostituire la domanda statunitense con quella cinese, turca e indiana, ha subito una riduzione di oltre il 50%. dell’estrazione petrolifera fra il 2013, inizio della effettiva caduta, ed il 2018.

Probabilmente il governo Maduro, in carica proprio dal 2013 dopo la morte di Chavez, di fronte alle prime avvisaglie di cambiamento del mercato petrolifero, rispetto alle alte quotazioni salvo la crisi 2008-09 del decennio precedente, avrebbe dovuto impegnarsi in un processo di diversificazione economica e nell’implementare l’incremento della produzione agricola attraverso lo sviluppo dell’agricoltura familiare, contadina e indigena, tradizionalmente produttrici di beni alimentari primari, nel tentativo di raggiungere l’autosufficienza. Invece, l’economia del paese, anche a causa di situazioni emergenziali (guarimbas e tentativi golpisti), è rimasta profondamente legata alla risorsa petrolifera che ha continuato a rappresentare il 95% del export, il 40% del bilancio statale e il 40% del Pil annuo.

Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati condanna e chiede la rimozione delle restrizioni unilaterali statunitensi ed europee, economiche, commerciali e finanziarie che stanno causando gravi sofferenze al popolo venezuelano con privazioni di prodotti alimentari e di medicinali, intollerabili soprattutto in questa fase pandemica. Veri e propri atti vessatori disumani e illegali, perché al di fuori del diritto internazionale, verso un popolo che rivendica la propria autodeterminazione e il proprio modello di sviluppo inclusivo cercando di sottrarsi all’imperialismo e allo sfruttamento neocoloniale.

Invitano, inoltre, i governi degli stessi stati a riconoscere la legittimità e la correttezza del processo elettorale di domenica 6 dicembre, realizzato con lo stesso sistema di voto col quale vennero effettuate le legislative del 2015, vinte dal variegato fronte delle opposizioni antichaviste. Coerentemente con la certificazione di regolarità e attendibilità attestata al sistema e al processo elettorale venezuelano da osservatori internazionali, fra cui l’ex presidente Usa Jimmy Carter.

Al contempo invitiamo l’opinione pubblica a non cadere nella trappola dell’informazione mediatica main stream, asservita ai poteri forti e agli interessi imperialistici che, in linea con quanto operato in questi anni, non mancherà di gettare discredito sulla correttezza delle elezioni e sulla legittimità del governo Maduro, quest’ultima invece confermata a netta maggioranza dal’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel settembre 2019.

Tuttavia, non condividiamo, le operazioni analitiche parziali e strumentali che mirano a diffondere informazioni fuorvianti finalizzate a distogliere l’attenzione dai problemi effettivi e a condizionare l’opinione pubblica. Operazioni, di piccolo cabotaggio, che non giovano a far comprendere l’effettiva realtà dei fatti a danno in primis del processo bolivariano e dei suoi sinceri sostenitori.

Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

7 dicembre 2020

VENEZUELA: La posta in gioco

di Marco Consolo

Domenica 6 dicembre si realizzeranno elezioni politiche in Venezuela per rinnovare il Parlamento per il periodo 2021-2026. Si tratta del processo elettorale n. 25 nei 21 anni di processo bolivariano.

Più di 20 milioni di venezuelane-i sono chiamate-i alle urne per eleggere i 277deputati tra più di 14.000 candidate-i. Si presentano un totale di 107 partiti che si disputeranno i seggi della “Asamblea Legislativa” di Caracas. Dei 107 partiti in lizza, ben 98 sono di opposizione al governo, sia da destra, che da sinistra.

I tempi delle elezioni, presentate dalla destra quasi come un capriccio del governo per disfarsi del parlamento attualmente con maggioranza dell’opposizione, sono scanditi da precisi dettami costituzionali. Ma ancora una volta, in buona compagnia dell’Unione Europea, gli Stati Uniti hanno dichiarato di non riconoscere la legittimità del processo elettorale e quindi i suoi risultati. Come in Bolivia nel 2019 contro Evo Morales, accuseranno il governo di brogli per cercare un pretesto per intervenire nel Paese con le maggiori riserve provate di petrolio al mondo.

Venezuela: Uno sguardo settimanale

E’ quindi alta la posta in gioco, in una scadenza che si realizza in un periodo aspro e difficile, peggiorato dalla pandemia.  La crisi politica, sociale ed economica in Venezuela è il risultato diretto della sfacciata ingerenza degli Stati Uniti e dell’Unione Europea contro la quale il Venezuela bolivariano ha dato una dura battaglia. Questa ingerenza, si è tra l’altro esplicitata con le criminali “misure coercitive unilaterali” (chiamate impropriamente sanzioni) da loro imposte. Misure criminali che si configurano come un vero e proprio “bloqueo”, molto simile a quello contro Cuba. Anche in questo caso, si tratta di un bloqueo economico, commerciale e finanziario che ha tagliato l’ accesso a servizi e beni essenziali, tra i quali cibo e medicine, causando la perdita di migliaia di vite di donne e uomini.

Una grave reponsabilità che ricade interamente sui governi criminali che lo applicano e di cui, prima o poi, dovranno rendere conto.

Come negli assedi ai castelli medievali, si cerca di prendere il nemico per fame e per stenti, generare ed approfondire così una crisi economica per provocare una rivolta sociale contro il governo. Una tattica di guerra non convenzionale applicata da subito contro il processo bolivariano. Nella sua versione moderna, il bloqueo è uno degli strumenti per asfissiare il progetto bolivariano, assediato sin dalla prima vittoria di Hugo Chavez, nel 1998. Un progetto che rivendica il controllo sovrano delle risorse, una ridistribuzione dei loro proventi alla popolazione per garantire giustizia sociale: fumo negli occhi della Casabianca.

Da subito, è iniziato l’assedio e la destabilizzazione costante:  tentativi di golpe e di omicidio di Chavez prima e poi del Presidente Maduro, massicci finanziamenti esteri all’opposizione della destra golpista e non solo, l’invenzione di un governo parallelo “in esilio”, diversi tentativi di invasione mercenaria (l’ultimo nel maggio 2020) ed un lungo etc..

E ancora una volta, il bue dice cornuto all’asino: nel mondo al rovescio, i veri criminali (a partire da Luis Almagro, Segretario della OEA) hanno denunciato “il regime dittatoriale” venezuelano presso la Corte Penale Internazionale per “crimini contro l’umanità”. Un tentativo disperato di applicare la strategia della guerra giudiziaria (Lawfare) anche in istanze internazionali.

Pirati all’attacco

Come richiesto a gran voce dai settori golpisti dell’opposizione, Washington e Bruxelles hanno seriamente danneggiato l’economia e, di conseguenza, il livello di vita della popolazione. Le loro misure, sempre più aggressive, colpiscono le già critiche condizioni di vita, peggiorate dalla pandemia del COVID-19.

Piratas del siglo XXI: La maldita culpa sí la tiene alguien - La Demajagua

Foto: Cubadebate

Secondo l’economista Francisco Rodriguez (laureato a Harvard ed oppositore del governo Maduro), la caduta della produzione di petrolio è iniziata quando i prezzi del crudo  nel 2016 erano piombati a meno di 30 dollari al barile. La caduta si è accelerata puntualmente con l’applicazione di nuove “sanzioni” economiche (quelle finanziarie nell’agosto 2017, le prime petrolifere a gennaio 2019, febbraio 2019, febbraio 2020 contro la società russa Rosneft socia dell’impresa statale venezuelana PdVSA). Secondo Rodriguez, il punto di inflessione coincide con i momenti in cui si sono applicate le sanzioni e le ultime contro Rosneft hanno peggiorato la scarsezza di combustibile [i].

L’economista “chavista”, Pasqualina Curcio mette in risalto gli attacchi alla moneta nazionale. Infatti, nella misura in cui il bolivar si deprezza (come effetto della speculazione e della manipolazione anche attraverso portali web come p.e. dolar today), ha un impatto sui costi di produzione e naturalmente sui prezzi, con l’effetto di una iperinflazione indotta con livelli che hanno raggiunto il 130.000 % nel 2018. Senza considerare il deterioramento del potere d’acquisto e la contrazione dell’economia. Secondo Curcio, in base ai dati del Banco Central, la caduta del PIL tra il 2013 ed il 2019 è stata del 64%. Ovvero, perdite di 194.000 milioni di dollari, equivalenti alla produzione nazionale di un anno e mezzo, a più del totale del debito estero venezuelano (110.000 milioni), al costo dell’importazione di cibo e medicine per un periodo di 30 anni [ii]. Un impatto tremendo, che alcuni soggetti dell’opposizione continuano a negare, accusando il governo di incapacità congenita.

Tra le misure anti-bolivariane degne degli antichi pirati, c’è anche la rapina degli attivi finanziari e delle riserve di oro custodite da diverse banche straniere, a partire dalla Bank of England di “sua maestà Britannica”. Il governo venezuelano rivendica il diritto di farsi restituire dalla Banca  le 31 tonnellate di lingotti d’oro che da anni l’istituto custodisce nei suoi forzieri. Un tesoro valutato in circa 887 milioni di dollari che a suo tempo Chavez non riuscì a rimpatriare.

L’impatto delle elezioni  

E’ d’obbligo chiedersi se il risultato elettorale favorirà o meno il necessario dialogo per sbloccare il Paese.

In queste elezioni sono in gioco il destino del popolo venezuelano e della sua democrazia partecipativa e protagonica, il futuro del progetto socialista, l’integrazione continentale non subordinata ai voleri dell’ingombrante  vicino del nord e molto altro.  Il popolo venezuelano è chiamato a votare per restituire al parlamento il suo ruolo nel dibattito politico tra forze diverse che riflettono la pluralità del Paese, in base alla Costituzione ed al rispetto della sovranità nazionale e popolare.

Maduro è pronto alle prime elezioni parlamentari in Venezuela - Sputnik Italia

Come si ricorderà, alle ultime elezioni parlamentari del 2015, la destra ha vinto e conquistato il potere legislativo. Ed ha vinto con lo stesso identico sistema elettorale ancora in vigore, e che oggi viene accusato strumentalmente di non essere affidabile. Lo stesso che l’ex-Presidente Jimmy Carter definì come il più sicuro al mondo.

Dal 2015, il parlamento è stato uno strumento di destabilizzazione nelle mani degli Stati Uniti e dei loro alleati per cercare di rovesciare il governo legittimo.

Nel gennaio 2019, con il pieno appoggio dei latifondi mediatici, l’amministrazione Trump ha tirato fuori dal cappello il coniglio-pagliaccio Juan Guaidò, deputato ed allora presidente del Parlamento, auto-proclamatosi “Presidente interino” del Paese. Una farsa senza nessuna base costituzionale e legale, visto che la figura di “presidenza interina” non esiste nella Costituzione venezuelana. E Guaidò non ha mai partecipato a nessuna elezione presidenziale, nè tantomeno è mai stato eletto Presidente.

L’autoproclamazione, appoggiata anche dal cosiddetto “Gruppo di Lima”, è stata inoltre realizzata senza consultare nè il resto dei partiti membri dell’alleanza di opposizione del cosiddetto G4, nè il Parlamento, provocando forti malumori e scontri interni.

Da allora, Guaidò ed i suoi alleati interni ed esteri si sono dedicati ad implementare i molteplici piani di “guerra ibrida” dell’amministrazione statunitense per il “regime change”, per abbattere Maduro. Questi settori appoggiano apertamente il bloqueo, hanno chiesto più volte ed a gran voce l’intervento militare straniero, si sono alleati con i tagliagole del narco-paramilitarismo colombiano, ed hanno fomentato la destabilizzazione politica, sociale ed economica. Non contento, il governo virtuale di Guaidó ha gestito a suo piacimento e con ogni sorta di corruzione i beni venezuelani all’estero, illegalmente messi a sua disposizione dal governo Trump e dai suoi alleati (CITGO e Monomeros tra gli altri).

Venezuela. Il sistema elettronico che sarà utilizzato in elezioni dicembre è il più avanzato del mondo - FarodiRoma

Ma la decisione di Guaidó e dei dirigenti dell’alleanza G4 di mantenere la strategia fallita del governo parallelo, e confermare nuovamente l’astensione elettorale, ha provocato molte fratture all’interno dei litigiosi partiti del G4 (Acción Democratica, Primero Justicia, Voluntad Popular e Un nuevo tiempo).  A destra, si è quindi riconfigurata l’opposizione con l’emergere nel G4 di un settore che si è dissociato dal golpismo e dalla strategia astensionista, convergendo con gli altri settori di opposizione che hanno partecipato alle elezioni presidenziali del 2018.  E approfittando di queste contraddizioni, il governo  ne ha facilitato la partecipazione elettorale, dopo aver raggiunto un accordo con i dissidenti del G4 e diversi partiti dell’opposizione non golpista. La mediazione non è stata facile, ma il governo bolivariano ha accettato le principali modifiche al sistema elettorale richieste dall’opposizione, che hanno portato ad un ampliamento del sistema proporzionale e del numero dei deputati. Vista la mala parata, i settori golpisti, che sanno di non avere i numeri per vincere, hanno deciso di non esserci per delegittimare la scadenza elettorale.

Sono in buona compagnia degli autoproclamati “paladini della democrazia occidentale”, che mantengono un assordante silenzio di fronte al tragicomico spettacolo elettorale negli Stati Uniti, dove Trump si aggrappa alla sedia, ignorando la sua sconfitta elettorale, in un sistema che Washington vende come esempio democratico al mondo.

La rottura a sinistra

Anche all’interno del Gran Polo Patriótico (GPP), fulcro del processo bolivariano, c’è stata una rottura in base alla recente decisione del Partito Comunista del Venezuela (PCV).  Infatti, in questa delicata situazione, il PCV ha deciso di presentare una lista alternativa (Alternativa Popular Revolucionaria), che cerca un proprio spazio politico-elettorale nel processo bolivariano. L’APR è un fenomeno prodotto da tensioni irrisolte all’interno del chavismo, fondamentalmente legato alla risposta del governo bolivariano alle misure coercitive unilaterali, a differenze sulla politica economica, sulla gestione del governo in materia sociale e di lavoro, sulle accuse di criminalizzazione della protesta sociale per le precarie condizioni di vita e di lavoro. Si tratta di una struttura costituita per scopi elettorali, anche se si propone come possibile piattaforma a lungo termine. Con il PSUV sono d’accordo su antimperialismo, socialismo, mantenimento dell’eredità politica di Chavez, ma con un corpo programmatico ancora in via di definizione al loro interno.

In caso riesca a canalizzare il malessere per la complessa emergenza sociale all’interno del mondo “chavista”, il voto “castigo” di questa lista potrebbe essere la sorpresa elettorale, con una riconfigurazione delle maggioranze nel nuovo parlamento.

In questo nuovo scenario, con il riallineamento delle forze, sia all’opposizione che al governo, il settore dell’opposizione che fa riferimento a Guaidò è rimasto con il cerino in mano, spiazzato e fuori gioco, nonostante l’appoggio mediatico internazionale, anche in Italia.

Venezuela. La commedia di Guaidò per vanificare le elezioni. Vasapollo: un piano concordato con Washington. La complicità di Bruxelles - FarodiRoma

Sul voto, pesa poi l’incognita dell’astensione che si prevede attorno al 50%. I settori golpisti faranno di tutto per aggiudicarsela, come evidenza dell’opposizione al governo. La verità è che, a differenza delle presidenziali, le politiche hanno sempre visto una minore partecipazione. E a questo, bisogna aggiungere la pandemia, le difficoltà nei trasporti, il bloqueo e naturalmente anche lo scontento per la dura situazione sociale che spinge a rimanere a casa.

Da parte chavista si è ripetuto fino alla nausea che si rispetterà la volontà popolare, qualunque essa sia. In tutte le elezioni precedenti, il governo ha accettato i risultati dei partiti di opposizione e dei loro candidati. Chi scrive era presente quando nel 2007 il chavismo ha perso il referendum per la riforma costituzionale ed ha riconosciuto immediatamente la propria sconfitta.

In questi giorni, lo stesso Maduro ha detto pubblicamente che in caso di sconfitta potrebbe andare a casa.

In questo possibile scenario, la nuova Assemblea Nazionale potrebbe promuovere il dialogo verso un accordo nazionale, per poter affrontare l’emergenza sociale ed economica e rivendicare il diritto di vivere degnamente e in pace.  Sarebbe un primo passo sulla strada della normalizzazione istituzionale del Paese e la difesa del voto come strumento per l’esercizio e la riaffermazione della sovranità popolare.

Un percorso non facile, vista l’aggressività della destra golpista sostenuta dalla Casabianca, dall’Unione Europea, dalla OEA di Luis Almagro e dal cosiddetto Gruppo di Lima. Un primo risultato politico importante è stato quello di aver isolato le frange golpiste e convinto una gran parte della destra a partecipare alle elezioni.

Sullla scia degli Stati Uniti, l’Unione Europea ha appena deciso di rinnovare per un altro anno le misure coercitive unilaterali imposte al Venezuela e si appresta a non riconoscere le prossime elezioni. Invece di gettare benzina sul fuoco in maniera irresponsabile, l’Unione europea e l’Italia dovrebbero sostenere il dialogo tra le parti, respingendo la via della violenza e dello scontro. La vera sfida per Roma e Bruxelles è smarcarsi dalla follia aggressiva e guerrafondaia di un impero in declino.

[i] https://actualidad.rt.com/video/374043-estudios-revelar-dano-sanciones-eeuu-venezuela/amp?__twitter_impression=true

[ii] ibidem

FONTE: http://marcoconsolo.altervista.org/venezuela-la-posta-in-gioco/

VENEZUELA: il report sulla situazione dei diritti umani in Venezuela di una importante missione di giuristi internazionali

Il Report sulla situazione dei diritti umani in Venezuela, redatto dalla COALICIÓN INTERNACIONAL INTERDISCIPLINARIA DE JURISTAS PARA LA PAZ Y LA DEMOCRACIA, composta da 9 giuristi di diversi paesi, che ha concluso nel mese di dicembre 2019 una impegnativa missione nel paese sudamericano.

Delegación /AUTORI

Charlotth Back
(Abogada. Doctora en Ciencias Jurídicas y Políticas. Máster en Derechos Humanos, Interculturalidad y Desarrollo (Universidad Pablo de Olavide, España). Profesora del Departamento de Relaciones Internacionales de la Universidad Federal Rural de Río de Janeiro. Miembra de la Comisión de Derecho Constitucional de la Orden de Abogados de Brasil (OAB). Miembra de la Asociación Brasileña de Juristas para la Democracia (ABJD).

María Rosaria Barbato
Doctora en Derecho por la Università di Roma Tor Vergata. Subjefa del Departamento de Derecho del Trabajo e Introducción al Estudio del Derecho de la Universidade Federal de Minas Gerais (UFMG). Miembra de la Asociación Brasileña de Juristas para la Democracia (ABJD).

Romi Marcia Bencke
Magíster en Ciencias de la Religión de la Universidad Federal de Juiz de Fora. Secretaria General del Consejo Nacional de Iglesias Cristianas de Brasil (CONIC).

Carlos Fazio
Profesor del Posgrado en Derechos Humanos de la Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM). Profesor de la Facultad de Ciencias Políticas y Sociales de la Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM). Miembro de la Red en Defensa de la Humanidad, Capítulo México. Colaborador del diario La Jornada de México, el Semanario Brecha de Montevideo y el Correo del Orinocode Caracas.

Claudia Viviana Rocca
Abogada. Presidenta de la Asociación Argentina de Juristas, rama argentina de la Asociación Americana de Juristas, ONG con Estatuto Consultivo ante el ECOSOC. Miembra fundadora de la Asociación argentina de Derecho Indígena. Profesora de Derecho Económico y Derecho Societario de la Universidad Nacional de Moreno, Argentina.

Eduardo Tavani
Abogado. Especialista en Derechos Sociales y Derechos Humanos. Licenciado en Ciencias Políticas. Miembro de la Mesa Directiva de la Asamblea Permanente por los Derechos Humanos (APDH). Ha sido Presidente de la Asociación de Politólogos de Buenos Aires (APBA) y de la Asociación de Abogados de Buenos Aires (AABA).

Marcelo Uchoa
Abogado. Doctor en Derecho Constitucional. Profesor Asistente de la Universidad Federal de Fortaleza. Miembro de la Asociación Brasileña de Juristas para la Democracia (ABJD).

Paulo Vanucci
Periodista con Maestría en Ciencia Política. Comisario de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (2014-2017). Ministro de la Secretaría Especial de Derechos Humanos de Brasil (2005-2010). Presidente de Televisión de los Trabajadores (TVT) y Rádio Brasil Atual.

Hugo Cavalcanti Melo Filho
Juez de trabajo, titular del duodécimo tribunal laboral de Recife (TRT de la sexta región). Master en Ciencias Políticas (2002) y PhD en Ciencias Políticas (2013) de la Universidad Federal de Pernambuco. Profesor Adjunto de Derecho Laboral en la Facultad de Derecho de Recife (UFPE) y Profesor de Derecho Laboral en la Facultad de Derecho de Posgrado de la UFPE y la Facultad de Magistratura Laboral de la 6a Región.
Es vicepresidente del Instituto Italiano-Brasileño de Derecho Laboral y director de la Asociación Luso-Brasileña de Juristas Laborales. Representa a la Asociación Brasileña de Juristas para la Democracia (ABJD).

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VENEZUELA, vortice della guerra del XXI secolo

Un libro copyleft da leggere e da diffondere.

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Venezuela_Vórtice_de_la_guerra_del_s_XXI_v.1.0_

Venezuela tra pirati, Covid-19 e sanzioni

di Marco Consolo*

Se non fosse seria, ci sarebbe da ridere per l’ipocrisia cinica dell’impero. Da quasi 20 anni Washington e Londra (e la Unione Europea) si comportano con il Venezuela di Maduro come i vecchi corsari.

In ordine di tempo, l’ultima misura del 2 luglio scorso è la decisione di un giudice britannico di non restituire 31 tonnellate di oro depositate dal Venezuela nella Bank of England, per un totale di circa 1 miliardo di dollari. La motivazione ufficiale del giudice e dei banchieri di “Sua Maestà” è che il governo britannico non riconosce il governo costituzionale di Nicolàs Maduro, bensì il fantoccio autoproclamato Juan Guaidò. Lo scorso marzo il Venezuela aveva richiesto un prestito di emergenza al Fondo monetario internazionale (FMI) per combattere il Covid-19, prestito negato sotto la pressione degli Stati Uniti. Anche in questo caso, la “giustificazione” del FMI era non riconoscere Nicolás Maduro come legittimo Presidente. Continua a leggere

Dal Parlamento Europeo, un’aggressione senza precedenti al Venezuela bolivariano

di Geraldina Colotti

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione dal titolo “Situazione umanitaria in Venezuela e crisi migratoria e dei rifugiati”. Un documento in 19 punti in cui si articola il piano di ingerenza contro la Repubblica bolivariana. Una nuova aggressione che smentisce i propositi espressi dal comunicato congiunto tra il capo della diplomazia europea Joseph Borrell e il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza che sembrava aprire la strada a un atteggiamento diverso da parte della UE.

La pressione delle lobby che agiscono all’interno dell’organismo ha però evidentemente preso il sopravvento. La risoluzione riprende quelle già approvate in precedenza in linea con le decisioni del Pentagono e con le richieste dell’estrema destra venezuelana, ben rappresentata dal padre del leader di Voluntad Popular, Leopoldo Lopez, l’eurodeputato Leopoldo Lopez Gil.

La UE ha cominciato a emettere “sanzioni” al Venezuela nel 2017. In quel solco continua ora a definire “illegali” le istituzioni bolivariane e insiste nell’emettere misure coercitive unilaterali anche contro i parlamentari dell’opposizione moderata che hanno accettato il dialogo con il governo Maduro e le elezioni parlamentari del prossimo 6 dicembre. Dopo gli 11 funzionari colpiti, ora si propone di ampliare la lista. Continua a leggere

L’impatto della guerra economica in Venezuela

di Pasqualina Curcio *

È impossibile quantificare tutti gli effetti della guerra dichiarata dall’imperialismo sul popolo venezuelano. Gli attacchi che i venezuelani hanno subito dal 1999 non sono stati solo economici, ma anche psicologici. Non c’è modo di misurare le conseguenze dell’odio che l’opposizione antidemocratica, con una propaganda antisocialista, ha seminato, al punto di bruciare le persone vive per apparire “chavistas”. L’indignazione che il popolo venezuelano prova davanti a coloro che dichiarando di essere venezuelani, hanno venduto la Patria, è anche non quantificabile.

Detto questo, ma concentrandoci sull’aspetto economico, abbiamo aggiornato i calcoli che avevamo effettuato nel marzo 2019. A quel tempo, le perdite che questa guerra ha causato ammontavano a 125 miliardi di dollari. Ora abbiamo calcolato quelli corrispondenti al 2019, per un totale di 68 miliardi di dollari per quell’anno.

Pertanto, le perdite economiche totali tra il 2016 e il 2019 ammontano a 194 miliardi di dollari.

Per i venezuelani, 194 miliardi di dollari equivalgono a circa 16 mesi di produzione nazionale. Con quei soldi, avremmo potuto ripagare l’intero debito estero, che secondo il BCV è di $ 110 miliardi. Oppure avremmo risorse sufficienti per importare cibo e medicine per 45 anni.

Queste perdite sono disaggregate come segue: 25 miliardi di dollari statunitensi corrispondono al denaro e alle attività che ci sono state saccheggiate, mentre gli altri 169 miliardi di dollari statunitensi rappresentano ciò che abbiamo smesso di produrre dal 2016 al 2019 a causa del attacco alla compagnia petrolifera PDVSA (US $ 64 miliardi) e dell’attacco al bolivar (US $ 105 miliardi). Continua a leggere

Campagna Internazionale per la sospensione delle Sanzioni al Venezuela

Il testo base della “Campagna contro le sanzioni al Venezuela”. Sottolineamo l’importanza di questa Campagna internazionale in questo periodo critico per il Venezuela. Come sappiamo, oltre alla pandemia del Covid-19, il Paese è sottoposto a una guerra multi-dimensionale (economica, finanziaria, diplomatica, commerciale, mediatica, militare…) della quale le sanzioni sono una parte fondamentale.

Le firme di adesione alla campagna dovranno essere inviate il prima possibile a:

nosanciones@gmail.com

Trattandosi di una campagna internazionale del Partito della Sinistra Europea, è utile che con la firma si menzioni il Paese ITALIA in evidenza. L’idea è che nel mese di Luglio (e ove possibile Agosto) si possano raccogliere le firme di figure istituzionali (parlamentari, sindaci, consiglieri, etc.) accademici e intellettuali, sindacalisti, personalità della cultura e dell’arte, dei movimenti di solidarietà, associazionismo, esponenti religiosi, giornalisti, etc.

La campagna sta crescendo in maniera esponenziale ed ha già le adesioni di moltissime organizzazioni politiche e sindacali (una per tutti quella del Public Services International, Federazione Sindacale Internazionale che riunisce più di 700 sindacati in rappresentazione di circa 30 milioni di lavoratori e lavoratrici in 154 Paesi).

Invitiamo a dare la massima pubblicità alla campagna (siti web, Facebook Twitter, Instagram, etc).

(Area Esteri e Pace PRC-SE)

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Venezuela: Maduro sospende l’espulsione dell’Ambasciatrice della U.E. dopo il dialogo tra J.Borrell e J.Arreaza

Il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza ha riferito giovedì che il governo venezuelano e l’alto rappresentante per le relazioni estere dell’Unione europea (UE), Joseph Borrell, hanno concordato di “elevare le comunicazioni tra le due parti al massimo livello”.

In un’intervista a Telesur, Arreaza ha dichiarato che mercoledì ha avuto una conversazione “molto franco, molto sincera e allo stesso tempo molto cordiale” con Borrell. Continua a leggere

Venezuela: l’Ambasciatrice EU deve abbandonare il paese. Sanzioni EU anche verso settori dell’opposizione

L’ambasciatrice dell’Unione Europea a Caracas ha 72 ore per lasciare il Paese, dopo che il Presidente Maduro ha preso la decisione in risposta alle ennesime sanzioni, le quali, per la prima volta, colpiscono non solo i chavisti, ma anche gli oppositori favorevoli alle elezioni: in pratica una vera e propria ingerenza della UE a favore dell’altra parte della opposizione, quella golpista.

Durante la presentazione del Premio nazionale Simón Bolívar per il giornalismo al palazzo Miraflores a Caracas, il Presidente ha comunicato la decisione chiedendo nel contempo ai funzionari dell’Unione Europea di togliersi di dosso la tradizione coloniale e suprematista con la quale attaccano popoli liberi e sovrani.

Leggi anche:

Venezuela, di questi tempi c’è da vergognarsi di essere europei (da Il Fatto Quotidiano del 2 luglio 2020)

Continua a leggere

Colombia: a un passo dal baratro della guerra

di Marco Consolo

L’annuncio dato dall’ambasciata statunitense dell’arrivo in Colombia di un contingente militare con la scusa di “consigliare” nella lotta al narco-traffico è l’ennesimo schiaffo alla sovranità della Colombia ed una pugnalata alla sua indipendenza.

Secondo una nota congiunta dell’Ambasciata statunitense a Bogotà e del Ministero della Difesa colombiano, gli Stati Uniti invieranno una Brigata di assistenza delle forze di sicurezza (SFAB) contro il traffico di droga, a sostegno di un’operazione annunciata da Washington ad aprile e che ha come obiettivo finale non esplicitato l’abbattimento del governo venezuelano di Nicolás Maduro. Nella nota si precisa che lo SFAB, “formato per consigliare e assistere le operazioni nelle nazioni alleate”, inizierà la sua missione “all’inizio di giugno e durerà per diversi mesi”. La nota non specifica quanti militari saranno impegnati, ma diverse fonti parlano di 800 uomini. È la prima volta che questa brigata opera in un paese latinoamericano, un fatto che “ribadisce ancora una volta l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della Colombia, il suo migliore alleato e amico della regione”. Continua a leggere

Dall’Unione Europea, milioni di euro per i ‘migranti’ venezuelani

di Geraldina Colotti

Se si hanno chiari i termini della lotta di classe, si sa che la sfacciataggine delle classi dominanti aumenta quanto più diminuisce il potere di chi dovrebbe contrapporglisi. Indignarsi serve a poco se non ci si organizza per cambiare le cose. Smascherare l’ipocrisia delle corporazioni mediatiche che servono il potere di quelle economiche è tuttavia un compito da prendere molto sul serio, a fronte dell’importanza crescente che i media hanno assunto nei conflitti di nuovo tipo. Continua a leggere

Covid-19: Come il Venezuela ha contenuto con successo la pandemia nel disinteresse dei media italiani

Giga: per il diritto ad una informazione corretta

Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati è da tempo impegnato a denunciare le manipolazioni del sistema d’informazione mainstream, Rai in prima fila, rispetto alle vicende latinoamericane tese a condizionare negativamente l’opinione pubblica nazionale in merito a questioni di stati o movimenti che aspirano all’emancipazione dei popoli e alla giustizia sociale. Emblematico il caso di Cuba, da cui abbiamo ricevuto generoso soccorso tramite l’invio una corposa squadra di medici per far fronte alle carenze della nostra struttura sanitaria di fronte all’emergenza pandemica, è passato praticamente inosservato l’appello dell’ex leader Cgil Susanna Camusso (https://fortebraccionews.wordpress.com/2020/04/05/bene-applaudire-i-medici-cubani-ma-ora-sospendiamo-le-sanzioni-susanna-camusso/) in merito alla rimozione dell’embargo, che la sta strangolando economicamente causando gravi sofferenze alla popolazione. Anche le violente repressioni, del governo di destra, tutt’ora in atto in Cile vengono ignorate dal nostro apparato mediatico mainstream. Infine in Venezuela, rispetto al quale la disinformazione ha raggiunto livelli inaccettabili con servizi raramente corrispondenti al vero e realizzati da giornalisti mai presenti in loco (o da studio o da altri paesi americani), divulghiamo, per completezza di informazione, questo articolo realizzato da un esponente della Rete di Solidarietà Rivoluzione Bolivariana che trovandosi in Venezuela ha potuto fornire una testimonianza, diretta e suffragata di dati oggettivi, della reale situazione e delle strategie implementate con successo per contrastarla.

Il Coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

 

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Nuove rivelazioni sull’Operazione Gedeone: USA e Colombia, un piano per saccheggiare il Venezuela

di Geraldina Colotti

Uno dei volti più odiosi dell’opposizione golpista venezuelana è quello di Julio Borges, che si definisce pomposamente “commissario presidenziale all’estero”. Una carica virtuale così come lo è il “governo” dell’autoproclamato “presidente a interim”, Juan Guaidó.

Il governo di Narnia, lo ha definito con ragione il ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez, durante un aggiornamento dei fatti relativi al tentativo di incursione mercenario sulle coste del Venezuela. Un piano contemplato nel contratto stipulato, con tanto di firma, tra l’impresa di contractor nordamericana Silvercorp e il comitato d’affari (sporchi) diretto da Guaidó. Continua a leggere

PER LA PACE IN VENEZUELA, contro qualsiasi tentativo di intervento militare o di violenza paramilitare (Comunicato dei Sindacati dell’America Latina)

POR LA PAZ EN VENEZUELA, CONTRA CUALQUIER INTENTO DE INTERVENCION MILITAR O VIOLENCIA PARAMILITAR

La Confederación Sindical de trabajadores/as de las Américas, CSA, que representa a 55
millones de trabajadoras/es en el continente, expresa nuevamente su firme condena frente a la cada vez más agresiva política del gobierno de los EE. UU, presidido por Donald Trump, contra Venezuela y su escalada de medidas económicas, diplomáticas y amenazas militares contra ese país. Desde la CSA ya hemos cuestionado por injustas y desmedidas las sanciones económicas impuestas a Venezuela desde 2016 por parte del gobierno de EUA, Unión Europea y otros gobiernos del mundo. La CSA siempre ha defendido el diálogo con todos los sectores venezolanos, para encontrar una salida de paz y respeto al Estado democrático de Derecho.

El mundo atraviesa por una pandemia donde la preservación de la vida, el combate al virus COVID 19 es una prioridad absoluta. Cualquier acción de recrudecimiento de sanciones económicas, estímulo a la violencia e intentos de intervención militar, sea cual sea el pretexto usado, es un acto criminal contra la población venezolana y una amenaza a la paz en América Latina y Caribe.

En este momento que vive el mundo, utilizar una política unilateral, arbitraria e ilegal de
decisiones de los órganos de poder en los EE.UU., viene a profundizar una postura
intervencionista y violatoria de la legalidad internacional. El día 26 de marzo, el Fiscal General de EE. UU anuncia la acusación al presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro, de ser jefe del narcotráfico internacional, responsable de la cocaína que ingresa a territorio estadounidense y pone precio a su cabeza, así como a la de una parte de los altos mandos militares y políticos de ese país.

El 1ero. de abril, el Secretario de Estado Mike Pompeo, anuncia una iniciativa denominada Marco de transición democrática en Venezuela, que supuestamente deberá conducir a “elecciones presidenciales y parlamentarias libres”, previa a la renuncia del presidente Maduro y el supuesto presidente transitorio, diputado Juan Guaido.

El día 2 de abril, se anuncia la decisión del Departamento de Defensa de enviar la mayor flota naval y aérea, de que se tenga conocimiento en la historia reciente de la región, para bloquear el supuesto tráfico de estupefacientes de Venezuela hacia los EE.UU.
Son medidas que extrapolan la competencia de las instituciones estadounidenses frente a Venezuela que, además de ilegal, es absolutamente equivocada por aprovechar el momento de la pandemia para profundizar la crisis en ese país.

Rechazamos la actitud irresponsable del secretario general de la OEA y gobiernos de la región, que en medio de una emergencia sanitaria que sacrifica a centenares de ciudadanos de sus países, expresan su apoyo a un plan de agresión criminal que solo profundizará el sufrimiento del pueblo de Venezuela.

La escalada de agresión va en contravía del llamado del secretario general de las Naciones Unidas, Antonio Guterres, de poner fin a los conflictos militares y levantar las sanciones a todos los países del mundo para poder hacer frente a la pandemia del COVID19.

Defendemos, además del fin de las sanciones económicas y una inmediata acción de la ONU, del FMI, del Banco Mundial y del BID, en coordinación con el estado venezolano, para apoyar al pueblo de Venezuela con todo aquello que le permita hacer frente a la pandemia y sobre todo atender las necesidades socio económicas en el corto, mediano y largo plazo para mitigar los efectos de la pandemia en el país.

La CSA reafirma su solidaridad con el pueblo de Venezuela y demanda de todos los
gobiernos de la región y del mundo, así como también de los organismos internacionales, rechazar la agenda de violencia e intentos de posibles intervenciones militares.

Hacemos un llamado a todas las fuerzas políticas, económicas y sociales de Venezuela a la unidad nacional y poner en absoluta prioridad el combate a la pandemia para preservación de la vida de las venezolanas y venezolanos.

 

Rafael Freire Neto
Secretario General

Montevideo, 5 de abril de 2020

 

Confederación Sindical de trabajadores/as de las Américas – CSA

Calle Buenos Aires, 404/406 – Montevideo, 11000 – Uruguay
Teléfono: + (598) 2 914 75 88 – sede@csa-csi.orghttp://www.csa-csi.org

 

Il Venezuela denuncia blocco navale statunitense. Nemmeno la pandemia Covid-19 ferma l’imperialismo USA

Nel mezzo della crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 gli Stati Uniti invece di pensare a come provvedere al meglio alla salute dei propri cittadini attuano un blocco navale nei confronti del Venezuela.

Il vicepresidente della Repubblica Bolivariana, Tareck el Aissami, ha denunciato che le misure coercitive applicate dagli Stati Uniti impediscono la normale fornitura di carburante.

“Con questo piano di blocco navale perverso e le ricorrenti intimidazioni portate avanti contro potenziali fornitori nel paese, (gli Stati Uniti) impediscono la fornitura di additivi chimici, forniture e pezzi di ricambio necessari per il processo di produzione del combustibile che è distribuito in tutto il territorio nazionale”, afferma il dirigente venezuelano.

Gli attacchi statunitensi – aggiunge il dirigente venezuelano – contro l’industria petrolifera costituiscono gravi violazioni dei diritti umani del popolo venezuelano e quindi diventano reati contro l’umanità contrari al diritto internazionale e alle Nazioni Unite.

Il vicepresidente ha denunciato inoltre una serie di minacce contro l’integrità territoriale e la sovranità del Venezuela materializzate in un blocco navale per aggravare la situazione del popolo venezuelano che sta conducendo una battaglia contro Covid-19.

Il paese sudamericano, ha aggiunto El Aissami, ha progettato misure rigorose per il controllo epidemiologico e la prevenzione della diffusione di questa malattia, che include la quarantena sociale che è stata altamente sensibile alla conformità. Al contrario degli Stati Uniti dove ormai il contagio è fuori controllo e il numero degli infetti continua a crescere esponenzialmente ogni giorno. I morti hanno già oltrepassato quota 7000. Una situazione che il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha definito “disastro nazionale”

Secondo il funzionario venezuelano, queste azioni estremiste del governo degli Stati Uniti cercano di aggravare le difficoltà del popolo venezuelano ad affrontare la pandemia di coronavirus, il cui piano è di influenzare il cuore dell’attività economica dello sviluppo industriale e produttivo, nonché servizi di trasporto, energia elettrica tra gli altri.

“La classe operaia dell’industria petrolifera e del settore elettrico in collaborazione con le forze armate nazionali bolivariane lavora instancabilmente per superare questa situazione il più presto possibile e ripristinare la fornitura regolare di carburante per l’intero paese nel più breve tempo possibile”, ha riferito il vicepresidente con delega all’economia.

Ha anche affermato che è stato istituito un piano speciale volto a garantire la mobilità dei settori prioritari nel quadro dello stato di allarme decretato dal presidente e che questi sono esenti dalla quarantena collettiva.

El Aissami ha aggiunto: “Deploriamo la posizione dei settori estremisti dell’opposizione venezuelana che progettano ed eseguono queste vili azioni contro il popolo. La storia giudicherà senza pietà questi traditori della patria”.

 

 

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_venezuela_denuncia_blocco_navale_statunitense

Comunicato ufficiale del Governo del Venezuela di risposta alle accuse “miserabili” degli Usa

“in un momento in cui l’umanità sta affrontando la peggior pandemia, il governo di Donald Trump torna ad attaccare il popolo venezuelano e le sue istituzioni democratiche, usando una nuova forma di colpo di stato”

Pubblichiamo la traduzione del Comunicato ufficiale del governo della Repubblica bolivariana del Venezuela alle miserabili e vili accuse ricevute oggi dal governo di Trump


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USA/Venezuela: Taglia di 20 milioni di dollari per acciuffare il biondo

Nel bel mezzo della pandemia, Trump annuncia l’inasprimento delle sanzioni all’Iran e il Dipartimento di Stato USA mette una taglia di 15 milioni di dollari per la cattura del Presidente del Venezuela Maduro e di altri ministri del governo venezuelano.

L’accusa raggiunta a seguito di indagini delle autorità federali Usa è “narcotraffico”.

L’accusa di “narcotraffico” da parte del governo del paese maggior importatore e consumatore al mondo di cocaina, eroina e molte altre sostanze stupefacenti ha dell’incredibile. Ricorda obiettivamente la favola del lupo e dell’agnello. Ve la ricordate ?

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COVID-19: M5S, in sintonia con UNHCR, chiede moratoria sanzioni a Iran, Venezuela, Cuba, Siria e Corea del nord

Roma, 23 mar 12:25 – (Agenzia Nova) – I parlamentari del Movimento cinque stelle delle commissioni Affari esteri di Camera e Senato hanno chiesto una “moratoria umanitaria” delle sanzioni nei confronti di Iran, Siria, Venezuela, Cuba e Corea del Nord a causa della diffusione della pandemia di coronavirus. Continua a leggere

Pandemia: La Casa Bianca e FMI i primi infetti

di Atilio A. Boron

Guerre, crisi economiche, disastri naturali e pandemie sono eventi catastrofici che fanno emergere il peggio e il meglio nelle persone – sia nei leader che nella gente comune – e anche negli attori sociali e nelle istituzioni. È in circostanze così avverse che le belle parole svaniscono nel nulla e danno luogo ad azioni e comportamenti concreti. Giorni fa e trattenendo a malapena le lacrime, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha denunciato davanti alle telecamere il grande inganno della “solidarietà europea”. Non esiste una cosa del genere, ha detto Vucic, è una favola per bambini, carta straccia. Ha poi ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per la sua collaborazione. E aveva ragione nella sua denuncia. Dall’America Latina abbiamo a lungo avvertito che l’Unione Europea era un sottile raggiro, pensato per avvantaggiare la Germania più di ogni altra cosa attraverso il controllo della Banca Centrale Europea (BCE) e con l’Euro per assoggettare i paesi dell’Eurozona ai capricci – o agli interessi – di Berlino. L’esitante reazione iniziale della BCE all’eccezionale richiesta di aiuto dell’Italia per affrontare la pandemia che sta devastando la penisola ha mostrato per alcune ore ciò che il leader serbo aveva denunciato. Un scandaloso “ognuno per sé”, che smonta la retorica sdolcinata de “l’Europa dei cittadini” e “Europa una e multipla” e altre simili balle. Una favola per bambini, come diceva Vucic. Continua a leggere

La Regione Lombardia chiede aiuto ai medici cubani, cinesi e venezuelani per sconfiggere il Coronavirus

Per far fronte all’emergenza Coronavirus e disporre di un numero maggiore di personale sanitario, la Giunta della Regione Lombardia ha aperto agli Stati storicamente di sinistra. L’assessore al Welfare Gallera ha detto di “aver avuto contatti con Cuba, Venezuela e Cina per l’invio di medici e infermieri”.

Nel corso della consueta conferenza stampa della Regione Lombardia tenuta dal presidente Attilio Fontana e gli assessori Giulio Gallera, Davide Caparini e Pietro Foroni, è emerso anche il dato dei medici e degli infermieri che hanno risposto alla chiamata per entrare da subito in servizio e aiutare nella lotta all’emergenza Coronavirus. Continua a leggere

Maduro: “Il Brasile si prepara ad attaccare il Venezuela”

di Mauro Gemma (da Marx21.it)

Il presidente Nicolás Maduro ha accusato il suo omologo brasiliano, Jair Bolsonaro, di ospitare ed addestrare ex militari venezuelani che hanno disertato allo scopo dichiarato di preparare un attacco armato contro il Venezuela.

Il presidente venezuelano ha denunciato che in tal modo il Brasile si appresta ad aggredire il Venezuela. Continua a leggere

Venezuela, nuove sanzioni USA e strani attacchi ‘da sinistra’ alla Rivoluzione Bolivariana

di Geraldina Colotti

Un articolo fotocopia, seppur comparso con firme diverse sia su un grande quotidiano italiano che sulla versione in spagnolo del New York Times (“Champán en medio de la crisis”) compie un’operazione ardita: criticare “da sinistra” la politica economica del governo venezuelano. Dietro la “retorica socialista” di Maduro – dice in sostanza il Nyt, e così la copia italiana – vi sarebbe, in realtà, il ritorno sic e simpliciter alle ricette neoliberiste. “Il ritorno a un capitalismo selvaggio che cancella anni di lotta”, sosterrebbe addirittura Elias Jaua, ex vicepresidente di Chávez, “che tuttavia – scrive il NYT – fa parte della direzione del Partito Socialista Unito del Venezuela”. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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