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Venezuela

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VENEZUELA: ALLE ELEZIONI MUNICIPALI, IL CHAVISMO FA MAN BASSA

di GERALDINA COLOTTI

CARACAS:  Alle elezioni municipali di domenica 10, il chavismo ha vinto oltre 300 municipi su 335. Più di 9 milioni di aventi diritto (su una popolazione di oltre 30 milioni) si sono recati alle urne per scegliere il loro sindaco o la sindaca. Si è votato anche per eleggere il governatore dello stato Zulia perché il precedente – eletto per conto dell’opposizione venezuelana – era stato inabilitato: per aver rifiutato di giurare davanti all’Assemblea Nazionale Costituente, organismo plenipotenziario che governa in Venezuela da agosto per conto del potere popolare. E adesso lo stato Zulia ha cambiato colore, portando a 19 (su 23) i governatori bolivariani. Continua a leggere

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NO ALLE SANZIONI UE CONTRO IL VENEZUELA BOLIVARIANO !

Le nuove sanzioni decretate dal Consiglio dei Ministri degli Esteri della UE contro il Venezuela sono l’ennesima dimostrazione della totale subordinazione della politica estera dell’Unione Europea agli Stati Uniti. Con una sfacciata violazione del diritto internazionale, la Ue a “stelle e strisce” vara sanzioni illegali, assurde e inefficaci, rinunciando ad avere un ruolo autonomo da Washington. Continua a leggere

Venezuela: Un Presidente Maduro

di Marco Consolo

Con le elezioni dello scorso 15 ottobre dei governatori dei 23 Stati che compongono il Venezuela, il processo bolivariano segna un altro punto a suo favore, vincendo in 18 e perdendo solo in 5 (Zulia, Anzoategui, Tachira, Merida e Nueva Esparta). Con una storica partecipazione al voto amministrativo di circa il 61% degli elettori, i candidati del Gran Polo Patriottico (PSUV, PCV, ed altri) si impongono con il 54%, contro il 45 % dell’opposizione della MUD. Continua a leggere

VENEZUELA, decisiva vittoria del Chavismo alle elezioni amministrative: 18 REGIONI su 23.

Grande Balzo della Rivoluzione Bolivariana: 54% degli elettori – USA e UE: dopo ogni elezione, più sanzioni!

Le elezioni  per designare 23 Governatori regionali sono terminate con una epilogo lusinghiero per la rivoluzione Bolivariana: 18 governatori, contro 5 andati al fronte d’opposizione. Vi è stato il record di afflueanza alle urne del 61% degli elettori. Superiore a quella tradizionale del 50% per le elezioni non-presidenziali.

La giornata non ha registrato irregolarità nè violazioni di alcun tipo all’ordine pubblico. Esemplari, hanno confermato  gli osservatori internazionali, la vocazione e la volontà dei cittadini venezuelani a risolvere i problemi interni del loro Paese in modo pacifico, diretto, senza interferenze esterne. Continua a leggere

Venezuela: le elezioni regionali confermano la netta prevalenza del PSUV

Le consultazioni amministrative per l’elezione dei governatori dei 23 stati che compongono il Venezuela si sono svolte domenica 15 ottobre 2017. Il risultato conferma la prevalenza del PSUV che conquista 18 su 23 stati. 5 vanno all’opposizione. L’affluenza al voto, ha superato di poco il 61%. Percentuale di partecipazione analoga a quella di gran parte dei paesi occidentali. Ma è il maggior risultato di affluenza in queste consultazioni. Continua a leggere

Venezuela comincia a vendere il proprio petrolio in Yuan cinese

di Attilio Folliero, (Caracas, 15/09/17)

Venezuela comincia a vendere il proprio petrolio in Yuan cinese. Sempre più concreto il pericolo di una invasione statunitense.

Il 15 settembre 2017 Venezuela ha cominciato a segnalare il prezzo di vendita del proprio petrolio in Yuan cinese, la cui sigla internazionale è CNY. Il Ministero dell’Energia e Petrolio del Venezuela nella sua pagina web ha riportato il prezzo medio di vendita settimanale del proprio petrolio in 306,26 yuan, in aumento rispetto alla settimana scorsa quando era stato in media 300,91 Yuan.

Prezzi del petrolio nella pagina web del Ministero dell’Energia e Petrolio del Venezuela

Per la prima volta nella sua storia il prezzo del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari. Nella stessa pagina web, però si riporta anche il cambio Dollaro/Yuan. Per un dollaro la settimana scorsa (all’8 settembre) occorrevano 6,52 yuan, alla data odierna per un dollaro occorrono 6,55 yuan.

Perché Venezuela ha cominciato a segnalare e vendere il proprio petrolio in Yuan? Lo scorso 25 agosto il Governo statunitense di Donald Trump ha emanato pesanti sanzioni contro il Venezuela e PDVSA, l’industria petrolifera statale. L’obiettivo di queste sanzioni è impedire al Venezuela l’ approvvigionamento di dollari e l’accesso ai finanziamenti. PDVSA, attraverso CITGO, la sua filiale negli Stati Uniti, vende il petrolio venezuelano negli USA; i dollari derivanti da questa vendita, fino al giorno delle sanzioni, venivano trasferiti al Venezuela, che li utilizzava per importare i beni di cui il paese ha bisogno.

Il Venezuela vende agli USA oltre un milione di barili di petrolio al giorno, ma in virtù di queste sanzioni è materialmente impossibilitata ad incassare i dollari derivanti dalla vendita. Non solo: le sanzioni impediscono la compravendita di titoli (Bond) emessi legalmente da PDVSA e quindi viene impedito l’accesso ad ogni forma di finanziamento.

Secondo Peter Koening (1), economista ed ex funzionario della Banca Mondiale (Word Bank) si tratta delle sanzioni più dure della storia emanate dal Governo degli Stati Uniti; sono il frutto evidente di una guerra finanziaria diretta a paralizzare il paese e costituiscono, inoltre un crimine di guerra, dato che mettono in pericolo la vita di milioni di venezuelani.

In definitiva con queste sanzioni impedendo al Venezuela di accedere ai dollari, la moneta utilizzata nel commercio internazionale, si impedisce anche di poter comprare cibo e medicine nel mercato internazionale. Inoltre, le sanzioni hanno anche l’obiettivo di mandare il paese in default, in fallimento: non potendo accedere ai propri conti in dollari, il Venezuela sarebbe anche impossibilitato a pagare le rate in scadenza del proprio debito pubblico.

Queste sanzioni stanno spingendo il Venezuela ad abbandonare il dollaro ed a cercare nuovi mercati per la vendita del proprio petrolio e l’ approvvigionamento dei beni di cui ha bisogno il paese.

La Cina è un paese in forte sviluppo che ha bisogno di energia, di petrolio e sta investendo fortemente in Venezuela e in tutto il continente americano; è sufficiente pensare che sta finanziando la costruzione del Nuovo Canale del Nicaragua, opera ingegneristica che permetterà il passaggio delle grandi navi cargo tra il Pacifico e l’Atlantico.

Cina, Russia, i paesi dell’Organizzazione di Shanghai (SCO) ed ora anche il Venezuela si stanno sempre più allontanando dall’egemonia del dollaro. Il commercio internazionale tra questi paesi si effettuerà attraverso le rispettive monete locali ed in particolare utilizzando sempre più le monete della Cina e della Russia (Yuan e Rublo).

Il dollaro, a cui è legato anche l’Euro, e tutto il complesso finanziario che ruota attorno ad esso (Federal Reserve, Wall Street, Bank for International Settlement, ovvero il BIS, ed il sistema SWIFT) saranno progressivamente sostituiti dal CIPS, il Sistema della Cina per i pagamenti internazionali e dal costituente Sistema per i pagamenti internazionali della Russia. Non va dimenticato che Russia e Cina in questi ultimi anni hanno acquistato grandi quantità di oro e continuano ad acquistarlo per sostenere la propria moneta. Sta dunque per terminare il monopolio del dollaro e della finanza statunitense ed occidentale. In definitiva stiamo assistendo al tramonto degli Stati Uniti.

Come reagiranno gli USA? Gli USA accetteranno di farsi pacificamente da parte? Certamente gli USA non accetteranno di farsi da parte; cercheranno in tutti i modi di mantenere il dollaro come principale moneta degli scambi commerciali internazionali.

In realtà per gli USA è una questione di vita o di morte: il giorno in cui il dollaro cesserà di essere la principale moneta del commercio internazionale, il giorno in cui il dollaro cesserà di essere la moneta di Riserva Internazionale per eccellenza sarà la fine per l’Impero statunitense. Nel momento il cui il dollaro cesserà di essere la moneta di riferimento internazionale, la grande quantità di dollari della Riserva Internazionale, la grande quantità di dollari in circolazione, la grande quantità di dollari che la FED ha stampato per finanziare il debito pubblico USA sarà immessa nel mercato facendo letteralmente crollare il suo valore. In definitiva chi ha i dollari sarà costretto a venderli per acquistare le nuove monete internazionali. Il valore del dollaro crollerà e gli USA saranno interessati da una iperinflazione; l’Unione non reggerà e gli Stati Uniti termineranno dividendosi. Da tanti anni pensiamo e scriviamo che questo sia il futuro riservato agli Stati Uniti. Ovviamente gli USA sono ancora una grande potenza militare, anche se in declino, per cui utilizzeranno tutta la forza di cui dispongono per impedire l’abbandono del dollaro e quindi la loro fine.

Il Venezuela non aveva alternative: abbandonare il dollaro o sprofondare. La decisione di abbandonare il dollaro e vendere il proprio petrolio in Yuan inevitabilmente porterà gli Stati Uniti ad adottare provvedimenti di natura militare. Insomma non è difficile prevedere un intervento armato (diretto o indiretto) contro il Venezuela. In Venezuela tutti sono consapevoli di questo pericolo. Un anno fa circa, il Generale venezuelano Jacinto Pérez Arcay in una intervista a Russia Today, considerava “inevitabile” l’invasione statunitense del Venezuela. Oggi, dopo questa decisione di vendere il proprio petrolio in Yuan, il pericolo di una invasione statunitense diventa sempre più concreto e imminente.

Bisogna ancora aggiungere che la decisione di abbandonare il dollaro non riguarda solo il Governo, ma tutta la società venezuelana. La Banca Centrale del Venezuela ha cessato di offrire dollari al pubblico, sia imprese che privati (attraverso il Mercato cosiddetto Dicom); i cittadini e le imprese che disponevano di un conto corrente in dollari presto potranno aprire un conto corrente in Yuan, Rublo o Rupia. Insomma si va verso l’abbandono totale del dollaro.

Ovviamente il Venezuela non è isolato; Russia e Cina, le grandi potenze in ascesa che hanno grandi investimenti in Venezuela, non possono permettere una invasione del Venezuela; hanno il diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e sicuramente lo utilizzerebbero. Tutto ciò potrebbe non essere sufficiente per dissuadere gli USA da avventure militari contro il Venezuela o contro la Russia e la stessa Cina. Per gli USA – come analizzato – è una questione di vita o di morte.

Inevitabilmente il mondo sta andando incontro ad una guerra di proporzioni inimmaginabili. O meglio chi regge i destini del mondo sa benissimo quali sarebbero le conseguenze; non dimentichiamo che gli USA e altri paesi possiedono armi atomiche il cui utilizzo mette in pericolo la vita sul nostro pianeta. Loro, coloro che reggono i destini del mondo, sanno benissimo che stiamo andando verso una guerra catastrofica che potrebbe portare all’estinzione della vita sul nostro pianeta. È per questo motivo che si sono “preoccupati” di creare il “Deposito globale di sementi delle Svalbard” (Svalbard Global Seed Vault), un bunker quasi al Polo Nord in cui si conservano le sementi di tutto il mondo. Le sementi sembrano dunque a salvo, ma rimarrebbe vivo qualcuno per poterle utilizzare?

 

Nota

 

(1) Peter Koening lo scorso 2 settembre ha inviato una lettera al Presidente Maduro in cui appunto esprime le sue considerazioni circa le sanzioni imposte da Trump al Venezuela. La lettera è leggibile all’Url: http://www.laiguana.tv/articulos/67286-carta-maduro-economista-banco-mundial

 

Fonte: https://umbvrei.blogspot.com/2017/09/venezuela-comincia-vendere-il-proprio.html

 

Venezuela, intervista a Eugenia Russian: «Il popolo e la chiesa di base è con la Costituente»

di Claudia Fanti

La voce di una suora sulla situazione venezuelana: i poveri sono con la rivoluzione!

Eugenia Russian, membro della Commissione per la Verità e la Giustizia della ANC – Assemblea Nazionale Costituente della Repubblica Bolivariana del Venezuela
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Venezuela: a dieci giorni dall’insediamento della Costituente

Caracas, Venezuela September 8, 2016. REUTERS/Henry Romero – RTX2OPUC

A distanza di dieci giorni dall’elezione della Assemblea Costituente svoltasi lo scorso 30 luglio in Venezuela, il paese si troverebbe, secondo i maggiori media occidentali con al seguito quelli italiani con i calzoncini corti (perché insistiamo ad essere un paese strutturalmente “al seguito”), nel… CAOS !

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Il tempo e l’ora del Venezuela

di Emir Sader

Essere a favore del governo del Venezuela non è solo una questione politica, ma anche di carattere. E’ imbarazzante che persone che pretendono di appartenere alla sinistra, istituzioni con una tradizione di sinistra, partiti che in linea di principio appartengono al campo popolare, che essi rimangano in silenzio o si avvalgano di critiche al governo per giustificare la mancanza di solidarietà con il governo del Venezuela. Continua a leggere

Venezuela e la sua Costituente: è poco o è molto?

di Atilio Boron – cubaperiodistas.cu

Raramente si sono svolte elezioni in un contesto contrassegnato dalla violenza come queste di domenica scorsa in Venezuela. Ci sono poche esperienze simili: in Libano, Siria e Iraq. Forse nei Balcani durante la dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Continua a leggere

Venezuela: il dibattito perduto che anche a sinistra si ignora

Intervista di Claudia Fanti a Eugenia Russian

Rilanciamo questa significativa intervista di circa un anno fa che spiega in modo molto chiaro le ragioni di fondo della situazione venezuelana.

Tratto dalla rivista cattolica: Adista Documenti n° 26 del 16/07/2016

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Venezuela: la Costituente rimuove la Procuratrice della Repubblica, Luisa Ortega Diaz. Spieghiamo i motivi.

di Attilio Folliero (Caracas, 5 agosto 2017)

La Assemblea Costituente, dopo il suo insediamento ufficiale il 4 agosto e l’elezione degli organi amministrativi, nella sessione odierna ha deciso la destituzione immediata della Procuratrice della Repubblica, Luisa Ortega Diaz. Al suo posto è stato nominato, in via transitoria, Tarek William Saab, che svolgeva le funzioni di “Difensore del popolo”. La Costituente ha anche dichiarato la necessità di ristrutturare la Procura della Repubblica.

Contro la Procuratrice della Repubblica, lo scorso 4 luglio, era iniziato un processo davanti al Tribunale Supremo, equivalente alla Corte Costituzionale italiana. La sentenza del Tribunale Supremo prevede la sospensione dall’incarico, l’interdizione dai pubblici uffici, la proibizione di lasciare il paese ed il sequestro dei conti correnti bancari e di tutti i beni. Continua a leggere

Ancora Fake News sul Venezuela del Televideo RAI

di Attilio Folliero (da Caracas – testimonianza del 04/08/2017)

Oggi, il Televideo RAI ha pubblicato una notizia totalmente falsa sul Venezuela. Ultim’ora delle 22:15 del 4 agosto 2017, il Televideo della RAI scrive che a Caracas c’è altissima tensione dopo l’insediamento dell’Assemblea Costituente. E prosegue: “La Guardia Nazionale Bolivariana ha lanciato gas lacrimogeni contro un gruppo di oppositori che ha organizzato una imponente manifestazione davanti al Parlamento”. Continua a leggere

Autonomia di classe in Venezuela

di Valerio Evangelisti (da Carmilla online)

Per mettere subito le cose in chiaro, non prendo nemmeno in considerazione le tesi di chi dice che in Venezuela, con la formazione di un’Assemblea costituente, sia in gioco la sopravvivenza della democrazia (chi lo dice, da quasi vent’anni, ha sostenuto che nel paese vigesse una dittatura). In gioco la democrazia lo è, ma non per mano dei costituenti. Continua a leggere

Ginevra: Dichiarazione congiunta di 57 paesi a favore del Venezuela e contro ogni intervento esterno

Nel Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, riunito a Ginevra, 57 stati firmano una dichiarazione che manifesta il chiaro appoggio al Venezuela bolivariano e il rifiuto di qualsiasi forma di intervento straniero nella sue questioni interne.

La dichiarazione è stata sottoscritta da: Russia, Cina, India, Sud Africa, Iran, Vietnam, Algeria, Egitto, Giordania, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Irak, Libano, Libia, Angola, Etiopia, Palestina, Qatar, Bielorussia, Arabia Saudita, Azerbaigian, Siria, Ecuador, Bolivia, Cuba, Nicaragua, San Vicente y las Granadinas, San Cristóbal y Nieves, Dominica, Bahrein, Isole di Comore, Gibuti, Somalia, Sudan, Tunisia, Yemen, Repubblica Democratica Popolare di Corea, Eritrea, Namibia, Laos, Filippine, Sudan del Sud, Repubblica del Congo, Burundi, Zimbawe, Myanmar, Timor Est, Tagikistan, Oman, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Guinea Ecuatoriale, Mauritania, Mozambico, Togo, Venezuela. Di seguito il testo integrale della dichiarazione. Continua a leggere

Situazione in Venezuela: reazioni da Francia, Inghilterra e Germania

La Francia rifiuta di sanzionare il Governo di Maduro e aspira a facilitare il dialogo.

Il governo francese rifiuta possibili sanzioni dell’UE contro il governo di Nicolas Maduro e si mantiene a disposizione per facilitare il dialogo tra l’opposizione e il governo per tentare di uscire dalla crisi. Continua a leggere

USA: Tillerson e CIA all’arrembaggio contro Caracas – Fitzpatrick a favore del dialogo

Il governo di Trump non riesce a mettersi d’accordo su che tipo di relazioni mantenere con il Venezuela. Da un lato c’è il catastrofismo intimidatorio del ministro degli esteri Tillerson (scuderia Exxon petrolio), gli ultimatum di Mike Pompeo (coordinatore delle “agenzie”). Poi c’è il consueto estremismo ideologico del baby anticastrista Maco Rubio (i maligni gli hanno affibbiato il nomignolo Narcorubio), e dall’altra le espressioni più equilibrate di Michael Fitzpatrick, responsabile delle relazioni con il Sudamerica.

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VENEZUELA, tra popolo e cifre, l’opposizione si spacca.

di GERALDINA COLOTTI (CARACAS)

Partiamo dalla notizia. Mercoledì, Antonio Mugica, direttore dell’impresa Smartmatic, convoca una conferenza stampa a Londra per denunciare che, a suo parere, i risultati emessi dal Consejo Nacional Electoral venezuelano (Cne) sul voto del passato 30 luglio per l’Assemblea Nazionale Costituente (Anc) “sono stati manipolati” e potrebbe esserci una differenza di almeno un milione di voti rispetto agli 8.098.320 comunicati: “crediamo che la data dell’elezione sia stata manipolata”, ha detto.  Continua a leggere

Venezuela, Prc: «Meglio Andreotti che Gentiloni»

Sul Venezuela il Presidente del Consiglio Gentiloni sceglie una linea di totale subalternità alle posizioni dell’amministrazione Trump in compagnia del governo di centrodestra spagnolo. C’è da rimpiangere Andreotti e la politica estera della “prima repubblica”. Gentiloni e Alfano gettano alle ortiche la possibilità che l’Italia abbia un ruolo di mediazione nella crisi venezuelana e scelgono irresponsabilmente di essere tra quelli che gettano benzina sul fuoco. Lo fanno per subalternità agli USA e anche per calcoli elettoralistici cercando di ingraziarsi  quella parte della comunità italo-venezuelana che appoggia l’opposizione. Continua a leggere

La Costituente venezuelana, il Movimento Sem Terra, Via Campesina e il nuovo modello post-petrolifero

di Marinella Correggia (*)

Fra gli obiettivi che sono stati dati all’Assemblea costituente votata il 30 luglio figurano il cammino verso «un nuovo modello di economia post-petrolifera, mista, produttiva, diversificata, che soddisfi le necessità di approvvigionamento della popolazione», «il consolidamento delle nuove forme della democrazia partecipativa, con la costituzionalizzazione dei consigli comunali e delle comunas» (unità organizzative di base che spesso sono anche unità produttive), e poi «la preservazione della vita sul pianeta, proteggendo la biodiversità e sviluppando una cultura ecologica». Continua a leggere

RETE NO WAR SUL VENEZUELA: “I paesi guerrafondai della Nato – compresa l’Italia – continuano a sostenere il golpismo della destra. Ci dissociamo”

“In Italia il governo, i parlamentari, i media, accodandosi agli Stati uniti e sulla base di fonti del tutto di parte, hanno prese di posizione inaccettabili rispetto al Venezuela. Il segretario Pd Matteo Renzi – ed è solo un esempio fra tanti altri –  accusa Maduro di «distruggere libertà e benessere di un popolo che muore di violenza e di fame». Una volta di più, con la loro ingerenza, i politici e i media occidentali rischiano di rendersi corresponsabili della rovina di un paese. Continua a leggere

Venezuela: Chi sono Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma e perchè la revoca dei domiciliari

Il sottosegretario italiano agli Esteri Mario Giro sostiene che in Venezuela non c’è più stato di diritto perché due esponenti della destra, Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, si sono visti revocare i domiciliari ottenuti poco tempo fa e sono tornati in carcere. Paolo Gentiloni parla di “inaccettabile arresto”. Nè Giro, nè Gentiloni sono ben informati.

La loro è una storia criminale non indifferente: essendo stati mandati agli arresti domiciliari come misura “distensiva” con l’opposizione, i due hanno continuato a emettere proclami, incitando a continuare le manifestazioni violente attraverso video e scritti. Cosa che era loro vietata dalle misure di carcerazione domiciliare. In Italia, e ovunque, sarebbero stati rimessi in prigione ben prima di quanto non lo abbiano fatto le autorità venezuelane. Continua a leggere

Venezuela: La pace sconfigge Trump.

di Miguel Angel Nuñez Nuñez *

Donald Trump – nazionalista, conservatore, razzista in ogni spazio sociale nel quale interviene – si pone come imperatore dei presidenti latinoamericani, di  Argentina, Brasile, Messico, Perù e Colombia. In questo video, Santos si dichiara appunto “vassallo dell’impero” https://www.aporrea.org/tiburon/n312183.html. Dichiarazioni che ci confermano l’appoggio ai narco-paramilitari colombianosi e alla controrivoluzione venezuelana, con l’organizzazione degli atti fascisti che colpiscono il Venezuela da oltre cento giorni. Continua a leggere

VENEZUELA, PRC: VITTORIA POPOLARE PER L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

COMUNICATO STAMPA PRC

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea saluta il risultato straordinario di partecipazione al voto per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente in Venezuela. Secondo i dati emessi dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale, uno dei 5 poteri in cui è articolato lo Stato venezuelano), gli elettori che hanno partecipato alla consultazione sono stati 8.089.320. Il consistente blocco sociale che sostiene il Governo Maduro si basa sul 41,53% di votanti (su una base elettorale di circa 20 milioni di elettori). Continua a leggere

Venezuela: grande risultato di partecipazione per la Costituente. Superati gli 8 milioni di votanti.

Un risultato straordinario di partecipazione al voto per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente: secondo i dati emessi dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale), uno dei 5 poteri autonomi in cui è articolato lo Stato venezuelano, gli elettori che hanno partecipato alla consultazione sono stati 8.089.320. Si tratta del risultato più grande che può vantare il chavismo tra tutti i processi elettorali che si sono svolti negli ultimi 18 anni. Continua a leggere

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