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Questa categoria contiene 531 articoli

FRANCIA: TUTTE LE RIVENDICAZIONI DEI GILET GIALLI

TUTTE LE RIVENDICAZIONI DEI GILET GIALLI

Abbiamo preso e tradotto (grazie a Gilberto Trombetta ) dalla pagina di Djordje Kuzmanovic le rivendicazioni complete dei gilet gialli così come loro le hanno rese pubbliche di modo che ognuno possa farsi la propria idea.

Parte di esse sono condivisibili. Altre no.
La maggior parte non sono realizzabili all’interno dell’Unione Europea. Continua a leggere

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I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità. Presentazione del Rapporto Honest Accounts a Roma. Una iniziativa Fiei / Casa Africa

Un Continente dalle immense ricchezze e straordinarie potenzialità, il centro di gravità energetico del pianeta.

Da secoli depredato da potenze esterne e da multinazionali che ne controllano o ne destabilizzano territori e governi con guerre, corruzione e repressione interna, rendendo spesso la vita della sua gente insostenibile.

Africa: da dove centinaia di migliaia di persone fuggono ogni anno finendo per ingrossare le file dell’emigrazione verso l’Europa.

La semplicistica distinzione tra rifugiati e migranti economici è stata utilizzata dalle autorità e da gran parte dei media per separare i richiedenti asilo buoni, dai meno buoni, ma non certo per fare chiarezza sulle ragioni dei fenomeni migratori e sulle responsabilità dei “nostri” governi. Le “nostre” responsabilità.

Nel distorto e problematico dibattito pubblico italiano sull’”epocale” fenomeno immigratorio, il tentativo di gran parte della politica – e dei media –  è stato quello di allontanare dalla comprensione dei cittadini i problemi reali e le cause di esodi con cui ci confrontiamo da decenni.

Il rapporto Honest Accounts 2017 mette il nostro modello economico con le spalle al muro: la spregiudicatezza di governi e grandi imprese sovranazionali hanno un effetto devastante sui paesi in via di sviluppo, in particolare sull’Africa. Come? Sottraendo le sue risorse, degradandone l’ambiente e rendendo molti suoi territori luoghi in cui è talmente difficile vivere che spesso non rimane altra scelta che emigrare.

Il rapporto, frutto dell’impegno congiunto dell’organizzazione britannica di cittadinanza attiva Global Justice Now, del movimento internazionale per l’annullamento del debito dei paesi più poveri Jubilee Debt Campaign e di un gruppo di Ong europee e africane, evidenzia come il mondo beneficia della ricchezza dell’Africa.

Il dato sorprendente è originato dall’esame dei flussi economici e finanziari di 47 paesi africani. Il risultato è che nel 2015 il continente ha ricevuto 161,6 miliardi di dollari sotto forma di prestiti internazionali, aiuti allo sviluppo e rimesse dei migranti, mentre l’ammontare complessivo delle uscite è stato pari a 202,9 miliardi di dollari.

I Paesi dell’Africa sono, nel complesso, creditori netti nei confronti del resto del mondo per un ammontare di 41,3 miliardi di dollari nel 2015 … La ricchezza che continua a lasciare il continente più povero del mondo è maggiore di quella che vi entra, a dispetto di interventi di cooperazione e di investimenti esteri.

Come si è arrivati a tali risultati?

Le risposte verranno date durante la conferenza dell’11 dicembre da chi ha contribuito a produrre il rapporto, l’organizzazione britannica Health Poverty Action.

Nel corso della conferenza verrà inoltre analizzato l’indissolubile legame intercorrente tra lo sviluppo economico di alcune grandi potenze e l’estensione della loro influenza in Africa.

L’iniziativa è promossa dalla Onlus Casa Africa in collaborazione con FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione). Con il Patrocinio di Amnesty International – Italia.

Organizzazione: Max Civili


 

I migranti, l’Africa, le nostre responsabilità.

ROMA, 11 dicembre, ore 9.00 – Sala A. Fredda via Buonarroti 12

 

Programma

9.00: Registrazione

9.30: Apertura lavori

Moderatore Max Civili, giornalista

Introduzione: Gemma Vecchio, Casa Africa – Rino Giuliani, FIEI

 

Relazioni

Il Rapporto Honest Accounts – Gli enormi profitti sulle ricchezze dell’Africa: le cifre

Natalie Sharples, portavoce di Health Poverty Action

 

Cambiamenti climatici, equità internazionale e migrazioni

Antonello Pasini, fisico del clima CNR

 

L’Africa e l’Europa. Il benessere degli Stati africani e le politiche neocolonialiste: un conflitto insanabile?

Andrea Del Monaco, esperto di Fondi europei e saggista

 

L’Africa, la Francia: una storia di indipendenza sulla carta

Ilaria Bifarini, economista e scrittrice

 

Senegal: dov’è finita l’indipendenza?

Ali Baba Faye, sociologo ed esperto di immigrazione

 

La borsa di Londra e le risorse minerarie africane

Natalie Sharples, portavoce Health Poverty Action

 

L’Africa e la Cina tra hard e soft power

Lifang Dong, legale ed esperta di internazionalizzazione

 

Il fenomeno proxy: il caso della RDC

Jean Jaques Dikou, giornalista

 

13.00-14.00: Lunch Break

 

L’Italia e l’Africa:

La Nigeria e le concessioni petrolifere dell’ENI

Udo Enwereuzor, Senior policy advisor COSPE

 

Inviluppo economico e euro-sfruttamento: gli investimenti delle aziende italiane in Africa

Giorgio Brocco, Ph.D researcher – Dip. Antropologia Sociale Freie Univesität Berlin

 

La presenza africana in Italia/La cooperazione italiana in Africa

Franco Pittau, IDOS, progetto Voci in Confine

 

15.00 – 15.45: Dibattito

 


 

Materiali

 

 

SCARICA la sintesi del RAPPORTO HONEST ACCOUNT AFRICA 2017 – In Italiano

SCARICA la sintesi del RAPPORTO HONEST ACCOUNT AFRICA 2017 – In Inglese

Sentenza Aemilia, la mafia al nord c’è e ora si vede.

di Stefano Morselli

Centoventicinque condanne. Oltre milleduecento anni complessivi di carcere. Decine e decine di beni mobili e immobili confiscati (aziende, quote societarie, terreni,, mezzi agricoli e industriali, automobili e moto, appartamenti e garage, conti correnti e polizze assicurative). Risarcimenti per parecchi milioni di euro alle parti civili (Stato, Regione Emilia Romagna, Province di Reggio Emilia, Modena e Parma, una quindicina di Comuni, sindacati Cgil, Cisl e Uil, associazione artigiani Cna, Confindustria, associazione antimafia Libera, associazione anti-usura, Ordine dei giornalisti e Aser). Continua a leggere

4 novembre 1918 – 4 novembre 2018: La Madre di tutte le menzogne di guerra: le mani mozzate ai bambini in Belgio

Incombe il governativo Centenario della Grande Guerra che già si annuncia all’insegna della esaltazione del sacrificio per la Patria, dell’onore di essere “Italiani brava gente”, al richiamo alla compattezza nazionale contro i nemici interni ed esterni, alla necessità di rafforzare il nostro apparato militare contro le “forze ostili”… Temiamo quindi che la quantità enorme di celebrazioni metterà in secondo piano un aspetto fondamentale di quel conflitto e cioè l’irrompere di una propaganda  basata su menzogne che servirono a spingere verso la guerra una opinione pubblica che , fino a quel momento , sembrava riluttante.  La più famosa di queste menzogne fu, certamente, la sbalorditiva malvagità esternata dalle truppe tedesche in Belgio, malvagità  di cui le mani mozzate ai bambini rappresenta l’apice.

Se Sibialiria si sofferma su questa impostura, vecchia ormai di cento anni, non è certo per velleità enciclopediche o per additare una recente pubblicazione che, incredibilmente, la riprende come vera. Da sempre le guerre sono accompagnate o precedute da accuse al nemico di turno, presentato come un mostro capace di qualsiasi crimine : ma è solo con la Prima guerra mondiale – con l’irrompere dei quotidiani e delle cartoline a colori – che la creazione di falsi di guerra diventa una vera e propria industria che assolda grafici di talento, scrittori famosi, giornalisti… Il primo prodotto di successo di questa industria è stata, appunto,  la leggenda dei bambini belgi con le mani mozzate dai tedeschi. Una menzogna, che ha avuto un impatto emotivo enorme (il compianto giornalista Alessandro Curzi, ad esempio, ricordava che suo padre, socialista e da sempre contrario alla guerra, nel 1915 divenne interventista, quando apprese dai giornali questa notizia) e che ha contribuito in modo determinante a far precipitare l’umanità in una guerra costata milioni di morti.

E dire che se c’era una nazione che, veramente, faceva mozzare le mani ai bambini, questo era il Belgio.

 

Il Rapporto Bryce

Tutti le campagne mediatiche per avere successo devono contenere almeno due elementi: unastorytelling, – e cioè un episodio di grande impatto emotivo che suggerisce un corpus di credenze – e l’autorevolezza di chi questo episodio narra (che, solitamente dissuade il pubblico dal verificarne la veridicità). Ad esempio, la storytelling dei “neonati strappati alle incubatrici nel Kuwait dai soldati iracheni” raccontata da Nayirah – una infermiera del Kuwait – fu considerata da molti attendibile non già dalla dichiarazione di questa anonima infermiera (che poi si scoprì essere la figlia di Saud Nasir al-Sabah, ambasciatore del Kuwait negli USA, e istruita dall’agenzia di pubbliche relazioni Hill & Knowlton,) ma dalla circostanza che nessuno della Commissione senatoriale USA (davanti alla quale fu pronunciata) osò metterla in dubbio. Oggi, generalmente, la veridicità della notizia è garantita dalla televisione e dai suoi ineffabili corrispondenti di guerra che, in qualche caso, dopo aver diffuso evidentissimi falsi – ad esempio, le “Fosse comuni di Gheddafi” – quando questi falsi sono universalmente riconosciuti tali, per garantirsi una verginità, dichiarano di essere stati ingannati.

Cento anni fa l’autorevolezza della notizia fu garantita dal ponderoso Rapporto Byrce, (qui è possibile leggere il documento in originale) – redatto, nel dicembre 1914, dal Comitato per indagare le voci sulle atrocità in Belgio istituito dal primo ministro inglese Herbert Asquith e diretto dal visconte Lord James Bryce – che riportante mostruose atrocità commesse dai soldati tedeschi in Belgio (persone stuprate, crocifisse, impalate, accecate… donne sgozzate e/o con mammelle amputate… e, soprattutto, bambini con mani mozzate) divenne, in poche settimane, un best seller.

Subito tradotto in 30 lingue dal governo inglese, il Rapporto Byrce, (anche grazie a veementi promotori come lo scrittore Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes) conobbe varie versioni. In Italia, ad esempio, sia il Corriere della sera sia Il Messaggero ne stamparono una edizione popolare arricchita con varie illustrazioni. Da qui il libro di Achille De Marco Sangue belga che descriveva, con una fantasia davvero perversa, tutta una serie di mutilazioni tra cui “bimbe mutilate dei piedi e obbligate a correre sui moncherini per il passatempo spirituale della soldataglia tedesca”. Curiosamente, questo episodio non era riportato nel Rapporto Byrce – che il De Marco assicurava essere la fonte del suo libro – ma fu comunque ampiamente ripreso dalle successive “edizioni popolari” del Rapporto.

Innumerevoli sono state poi le raffigurazioni attestanti le atrocità riportate nel Rapporto. Soprattutto cartoline illustrate a colori; le più famose quelle commissionate dallo Stato maggiore francese al disegnatore Francisque Poulbot: si stima che la serie più famosa delle sue cartoline sia stata stampata in un milione di copie.

 

L’attendibilità del Rapporto Byrce

Finita la prima guerra mondiale, i documenti originali delle deposizioni dei presunti testimoni belgi (tutti anonimi) che costituivano il Rapporto Byrce rimasero secretati. Non fu questa l’unica stranezza che insospettì gli storici. Verosimilmente, c’era anche la curiosità di sapere come avessero fatto i membri della commissione di indagine coordinata da Byrce a gironzolare in un Belgio occupato dall’esercito tedesco e a incontrare così tante persone disposte (se pur anonimamente) a testimoniare. Fu per questo che alcuni ricercatori – tra cui Arthur Ponsonby  eFernand van Langenhove – ripercorsero le aree del Belgio (distretto di Liegi, Valle della Meuse, Aarschot,, Mechelen, Louvain…) menzionate nel Rapporto come teatro degli efferati crimini commessi dai tedeschi. Ma non trovarono alcuna conferma di questi supposti episodi. Analogo risultato quando indagarono su un famoso (cinque prime pagine sul Times) evento riportato nel Rapporto Byrce: tredici bambini del villaggio di Sempst violentati e poi finiti con le baionette. Poi passarono in esame l’evento clou: i bambini con le mani mozzate. Da cosa era nata questa leggenda? Sostanzialmente, da due rumors. Nel primo, un anonimo sacerdote del distretto di Termonde, in una predica, avrebbe raccontato di un bambino che lo aveva avvicinato per chiedergli quale preghiera innalzare a Gesù per fargli crescere le mani mozzate dai Tedeschi. Nel secondo, che sarebbe avvenuto in un ospedale del nord del Belgio, una bambina di sei anni con le mani mozzate avrebbe composto questa straziante preghiera (riportata nel periodico Semaine religieuse di l’Ille-et-Vilaine): “Signore non ho più le mani. Un crudele soldato tedesco me le ha prese, dicendo che i bambini belgi e francesi non hanno diritto ad avere le mani; che questo diritto lo hanno solo i bambini dei tedeschi. E me le ha tagliate. E mi ha fatto molto male. Ma il soldato rideva e diceva che i bambini che non sono tedeschi non sanno soffrire. Da quel giorno, Signore, la mamma è diventata pazza ed io sono sola. Il babbo è stato portato via dai soldati tedeschi il primo giorno di guerra. Non ha mai scritto. Certamente, lo avranno fucilato…”. Le puntigliose ricerche di van Langenhove e di altri non trovarono alcuna conferma di questi episodi. Analogo risultatoottenuto da Francesco Saverio Nitti, già ministro durante la guerra e in seguito, presidente del Consiglio: “Abbiamo sentito raccontare la storia dei piccoli infanti belgi ai quali gli unni avevano mozzato le mani. Dopo la guerra, un ricco americano, scosso dalla propaganda francese, inviò in Belgio un emissario per provvedere al mantenimento dei bambini cui erano state tagliate le povere manine. Non riuscì ad incontrarne nemmeno uno. Mister Lloyd George e io stesso, quando ero capo del governo italiano, abbiamo fatto eseguire delle minuziose ricerche per verificare la veridicità di queste accuse, nelle quali, in certi casi, si specificavano nomi e luoghi. Fu rilevato che tutti i casi oggetto delle nostre ricerche, erano stati inventati.”

L’inattendibilità del Rapporto Byrce non significa, certo, che non vi furono esecuzioni sommarie, o altri crimini, commessi dalle truppe di occupazione tedesche. Esecuzioni dettate anche dallapsicosi  imperante tra le truppe tedesche che vedevano nelle numerose feritoie che costellavano i muri delle case belghe (in realtà “fori in muratura” destinati a fissare le impalcature per gli imbianchini delle facciate) una postazione per cecchini. Psicosi, tra l’altro, istituzionalizzata da autorevoli opinionisti tedeschi come il professore universitario B. Händecke che sul quotidianoNationale Rundschau spiegava che la crudeltà belga era già iscritta nell’arte fiamminga.

 

I falsi di guerra

La leggenda dei bambini con le mani mozzate, oltre che per il suo enorme impatto nell’opinione pubblica (In Italia, uno dei pochissimi studiosi che ne denunciò la falsità fu Benedetto Croce) merita di essere analizzata perché si basa su un aspetto che caratterizzerà fino ai nostri giorni i falsi di guerra: l’illogicità  del gesto.

L’occupazione tedesca del Belgio era finalizzata all’invasione della Francia, non certo all’attuazione di una qualche pulizia etnica, per la quale, cioè, bisogna terrorizzare la popolazione autoctona per costringerla a fuggire. Corollario di questa strategia era l’esigenza per la Germania di garantirsi un Belgio relativamente tranquillo dopo che – già nei primi giorni dell’invasione – era stata neutralizzata gran parte della resistenza. In questo contesto – come fece notare van Langenhove – sarebbe stato del tutto illogico per la Germania non solo organizzare (secondo il Financial Times veniva direttamente dal Kaiser la direttiva di torturare i bambini, specificando – tra l’altro – quali torture dovessero essere eseguite) ma anche permettere ufficialmente il compiersi di tali gratuite atrocità contro la fascia più inerme della popolazione. In altri termini “…(di fronte a queste atrocità)… cosa altro avrebbero fatto gli abitanti dei paesini teatro di tali infamie se non avventarsi, magari con qualche coltello da cucina, sul primo tedesco che passava?” Se questo si fosse verificato, la Germania si sarebbe trovata ad affrontare una resistenza immensamente più feroce di quella che caratterizzo l’invasione del Belgio, durante la guerra franco-prussiana, nel 1870.

Nonostante ciò, innumerevoli, illogiche, menzogne di guerra (basti pensare ai cecchini di Assad che sparano sulle donne incinte), anche oggi, vengono prese per buone da gran parte dell’opinione pubblica. Come è possibile? Tra gli studiosi che si occuparono di questo fenomeno, un posto di rilievo spetta, certamente allo storico Marc Bloch che, nel 1921, pubblicò Riflessioni d’uno storico sulle false notizie della guerra un testo breve ma ancora oggi illuminante per capire su quali meccanismi i creatori di falsi di guerra basino il loro agire. “Solo grandi stati d’animo collettivi hanno il potere di trasformare in leggenda una cattiva percezione. – dichiara Bloch – Una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita; la sua messa in moto ha luogo soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento.”

Una menzogna di guerra, quindi , serve sostanzialmente a cementare tutto un corpus di credenze già imposte all’opinione pubblica e a trasformare in paranoia il diffuso senso di insicurezza. Paranoia che, quindi, impone di fermare il nemico di turno prima che possa colpire anche l’inerme consumatore della menzogna (oggi, solitamente, un telespettatore). E bisogna agire subito, perché il nemico dispone, nel paese del consumatore, di una quinta colonna(pacifisti, disfattisti, comunità etnico- religiose…) o è dotato di  imperscrutabili armi capaci di seminare ovunque distruzione.

 

Agli albori della Prima guerra mondiale la costruzione di un nemico capace delle più turpi efferatezze, che, se non lo si fosse fermato in tempo sarebbero dilagate dovunque, fu affidata in Italia (fino ai primi mesi del 1915 alleata dell’Impero austro-ungarico) ad una torma di giornalisti i quali furono letteralmente comprati da emissari del governo francese o inglese e/o da gruppi industriali interessati alle commesse militari. E così, in pochi mesi, fu imbastita  una gigantesca campagna mediatica – imperniata sullo “stupro del piccolo e pacifico Belgio” – fatta propria da non pochi intellettuali e accompagnata da innumerevoli manifestazioni, culminate nel Maggio radioso, che chiedevano l’entrata in guerra.

Ironia della sorte, anche in quei giorni, “il Belgio” continuava a mozzare le mani ai bambini. Nel Congo, fino al 1909 proprietà privata di Leopoldo II re del Belgio. Per costringere le popolazioni a raccogliere nelle foreste il Caucciù e consegnarlo agli agenti della Société Générale de Belgique. Un abominio, accompagnato dallo sterminio – in 23 anni – di circa 9 milioni di congolesi, che aspetta ancora di essere ricordato in qualche museo o Giornata della Memoria.

 

 

 

Francesco Santoianni

Redazione di Sibialiria

FONTEhttp://www.sibialiria.org/wordpress/?p=3591

CGIL, Maurizio Landini al Congresso della Camera del Lavoro di Milano, il 31 ottobre (Audio)

Conclusioni di Maurizio Landini, segretario nazionale Cgil, al IX Congresso Camera del lavoro Metropolitana di Milano. Gli interventi di Antonio Pizzinato e di Maura Gancitano, filosofa.

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BRASILE 2018: Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere

di Rodrigo Rivas

Tristeza não tem fim

“A felicidade do pobre parece
a grande ilusão do carnaval.
A gente trabalha o ano inteiro
por um momento de sonho
pra fazer a fantasia
de rei ou de pirata ou jardineira
pra tudo se acabar na quarta-feira.
Tristeza não tem fin
Felicidade, sim…”
[1]

 

Dal momento che le parole sono pietre, conviene sempre misurarle.

Da queste parti ultimamente si parla spesso di fascismo, penso spesso a sproposito, almeno per ora.

Di fascisti in giro ce ne molti. Si riconoscono dal piacere che traspare quando possono maltrattare qualcuno. Altri sono imboscati. Ad esempio, c’è un buon numero di ex picchiatori trasformati in senatori.

Non è il caso di Jair Bolsonaro, l’uomo di ultradestra che domenica 28 ottobre probabilmente diventerà presidente del Brasile. Infatti, Bolsonaro è un fascista a tutto tondo. Continua a leggere

Privatizzazioni, migrazione e repressione in Honduras

di Gilberto Ríos Munguía (•)

L’acuirsi dei problemi economici in Honduras è una conseguenza diretta dell’esasperazione del modello neoliberista. Questo ha esattamente le stesse conseguenze in tutti i Paesi in cui è stato applicato ed è importante capire che il capitalismo non è altro che ciò che conosciamo e non l’immagine idealizzata che espongono coloro che non prendono nemmeno in considerazione modelli alternativi nelle relazioni di produzione, altri modelli di transizioni o di negazione delle caratteristiche fondamentali di questo sistema. Continua a leggere

“Immigrazione e sicurezza: un decreto pericoloso” – Convegno del Coordinamento Democrazia Costituzionale

Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha organizzato, su iniziativa della Sen. Loredana De Petris, il 19 ottobre 2018 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, un convegno dal titolo: “Immigrazione e sicurezza: un decreto pericoloso”. II Convegno è stato presieduto dal magistrato Domenico Gallo, presidente del CDC.

Numerosi e qualificati gli interventi che hanno fatto emergere le palesi incostituzionalità di diverse parti del Decreto Salvini e le incongruenze normative e procedurali relative al trattamento delle richieste di asilo, della cittadinanza, della riduzione delle pur carenti esperienze di integrazione, tali da prefigurare scenari concentrazionari e di apartheid. Continua a leggere

Brasile: Bolsonaro e la “sindrome di Stoccolma”

di Marco Consolo

Samba a destra in Brasile.

Più di 147 milioni di brasiliani sono stati chiamati alle urne lo scorso 7 ottobre per eleggere Presidente, Vicepresidente, i componenti di Senato e  Camera, governatori degli Stati. Si trattava delle prime elezioni dopo il colpo di Stato parlamentare contro la Presidente legittima Dilma Roussef, golpe cha ha insediato Michel Temer, il cui governo “de facto”, tra le altre misure, ha congelato la spesa pubblica per i prossimi 20 anni, privatizzato a man bassa e reintrodotto il lavoro schiavistico. Continua a leggere

BRASILE: l’estrema destra di Bolsonaro al 47%. Il candidato di Lula, Haddad, al 28%. Ballottaggio il 28 ottobre.

La giornata elettorale in Brasile ha consegnato una larga vittoria al candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro al primo turno. Dietro di lui il candidato del PT, Fernando Haddad, lanciato da Lula a circa un mese dal voto vista la sua impossibilità a partecipare alla contesa elettorale, che adesso contenderà la presidenza a Bolsonaro il prossimo 28 di ottobre in un ballottaggio che si prevede cruciale per la storia del Brasile.

Il primo turno, però, è stato segnato da molte irregolarità ai seggi. Le autorità brasiliane hanno registrato ben 619 crimini legati alle elezioni nella sola prima metà di giornata. Con 161 persone detenute. Tra questi vi sono 6 candidati sorpresi a fare propaganda all’interno dei seggi elettorali.  Continua a leggere

Partiti & politica in Europa: l’essenziale di questa settimana

di Alexander Ricci

FOCUS su: Polonia -Germania – Francia – Regno Unito – Lettonia – Spagna – Austria – Greci – Svezia

In Polonia, il PIS, il partito conservatore attualmente al governo, continua a fare il pieno di consensi, nonostante la cattiva reputazione in Europa dovuta alle infrazioni contro i principi dello stato di diritto. Sollecitata dalla Commissione europea (CE), la Corte di giustizia europea di Strasburgo ha avviato una pratica per valutare se la recente riforma della giustizia approvata da Varsavia, è conforme ai principi contenuti nei Trattati europei Continua a leggere

Il fabbricante di prove: FRANCESCO CRISPI E LA REPRESSIONE DEL FASCI DEI LAVORATORI SICILIANI

di Agostino Spataro

Oggi, 4 ottobre 2018, al teatro Pirandello di Agrigento, é stato ricordato il bicentenario della nascita (a Ribera) di Francesco Crispi,  fervente repubblicano mazziniano ma con un debole per la monarchia dei Savoia. Non v’è dubbio che egli ebbe una parte importante nelle lotte risorgimentali per l’unità d’Italia, tuttavia sul finire dell’800 divenne uno degli uomini di potere più discussi e autoritari, fino al punto, lui siciliano, di macchiarsi di un grave delitto politico: reprimere nel sangue, sulla base di ” prove” false costruite a tavolino, il movimento dei “Fasci dei lavoratori ” (siciliani), il primo sorto in Italia, solidale e organizzato, popolare e di sinistra, che avrebbe potuto innovare la vita economica e civile della Sicilia e cambiare il corso della storia italiana. Un comportamento a dir poco osceno di cui quasi nessuno parla e/o ne scrive. Nel sottostante articolo la mia modesta ricostruzione dei fatti.  
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Berlino: Movimenti migratori in Europa e Nuova emigrazione italiana in Germania

Domenica 23-9-2018, si è svolto a Berlino, organizzato dal circolo Filef “Carlo Levi”, un’incontro sull’emigrazione in Europa e sulla nuova emigrazione italiana in Germania. L’occasione è stata offerta dal lancio del progetto di orientamento e di assistenza ai nuovi giovani italiani che raggiungono fin dall’inizio del decennio in modo massiccio la capitale tedesca alla ricerca di lavoro. Il progetto sarà svolto in collaborazione dell’Arbeitswohlfart (AWO), la storica fondazione di assistenza del movimento operaio tedesco nata all’inizio del ‘900 ed attiva in tutta la Germania in molti settori di attività, in gran parte gestiti su base di volontariato. Continua a leggere

L’immigrazione nel vero dibattito politico di France Insoumise e di Aufstehen

di Giacomo Marchetti *

Il lancio del movimento “Aufstehen” in Germania, il 4 settembre, e l’inizio della campagna elettorale per le europee di fine maggio prossimo di France Insoumise, hanno visto concentrare l’attenzione su alcune posizioni delle formazioni politiche, e dei loro esponenti, sulla questione dell’immigrazione, talvolta dando vita al fuoco incrociato della “sinistra liberista” e dei competitor politici. Continua a leggere

CGIL: la discussione alle Giornate del Lavoro a Lecce

SUSANNA CAMUSSO HA APERTO IERI A LECCE LE GIORNATE DEL LAVORO DELLA CGIL: “ECCO LA NOSTRA IDEA DI PAESE”

“Con grande piacere siamo tornati a Lecce per la quinta edizione della nostra iniziativa”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, inaugurando le Giornate del Lavoro. “Abbiamo fatto molte cose e costruito un’idea di ciò che vogliamo per il Paese.  Continua a leggere

Controversie: “Patria e Costituzione”, un progetto per una sinistra di popolo.

patria e costituzionedi Alessandro Vissalli

Il prossimo 8 settembre a Roma, alla Sala della Promoteca, dalle 10.30 per chi volesse esserci un nutrito gruppo di intellettuali e attivisti propone l’avvio di un’associazione politica il cui provocatorio nome è: “Patria e Costituzione”. Ci sarà un intervento in video di Sahra Wagenknecht e relazioni di D’Attorre, Santomassimo, Giacchè, D’Antoni, Preterossi, introdurrà Fassina. Non solo per la presenza della Wagenknecht la cosa può ricordare la parallela, anche nei tempi, operazione che una componente della Linke tedesca sta tentando con “Aufstehen”, come alcuni toni della posizione neo-giacobina di “La France insoumise”. Continua a leggere

ANIME IN VOLO: Narrazioni in scena tratte dai testi del Premio Pietro Conti “Narrare le migrazioni”. Il 12 luglio a Roma.

SemiVolanti, presentano:

ANIME IN VOLO
Narrazioni in scena tratte dai testi del Premio Pietro Conti “Narrare le migrazioni”
a cura di Giovanni Alfieri e Gianluca Riggi
adattamento testi Riccardo Cananiello
con: Alice Canzonieri, Grazia Maria Laferla, Annalisa D’Ermo

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NEOCOLONIALISMO E «CRISI DEI MIGRANTI»

di Manlio Dinucci

Dagli Stati uniti all’Europa, la «crisi dei migranti» suscita accese polemiche interne e internazionali sulle politiche da adottare riguardo ai flussi migratori. Ovunque però essi vengono rappresentati secondo un cliché che capovolge la realtà: quello dei «paesi ricchi» costretti a subire la crescente pressione migratoria dai «paesi poveri».

Si nasconde la causa di fondo: il sistema economico che nel mondo permette a una ristretta minoranza di accumulare ricchezza a spese della crescente maggioranza, impoverendola e provocando così l’emigrazione forzata. Continua a leggere

Migrazioni: la posizione della Cgil

Intervista a Fausto Durante, responsabile Uff. Politiche Globali della Cgil.
Salvare le persone, cambiare l’accordo di Dublino, rilanciare una seria politica europea di cooperazione internazionale, finirla con il neocolonialismo. Sono l’austerity e il neoliberismo sfrenato i veri nemici che hanno causato la situazione che abbiamo di fronte e gli esiti nazionalisti e xenofobi in tutta l’Europa. Oggi 27 giugno mobilitazione in tutto il vecchio continente per chiedere al Consiglio europeo di occuparsi di immigrazione nel segno dell’accoglienza.

L’ intervista di Roberta Lisi a Fausto Durante, su Radio Articolo 1.

 

Ascolta l’intervista

A Camilla la spesa è autogestita: A Bologna nasce il primo market d’Italia dove la grande distribuzione è assente e il consumatore è anche socio-lavoratore

di Alessia Manzi

A Bologna nasce il primo market d’Italia dove la grande distribuzione è assente e il consumatore è anche socio-lavoratore.
E’ il 1973. Negli Usa e nel resto della società occidentale, il sistema capitalistico avanza senza freni. Un gruppo di persone residenti a Brooklyn, famoso quartiere di New York, immagina di aprire un negozio di alimentari in cui i clienti siano allo stesso tempo i proprietari. Qualche turno di lavoro ogni quattro settimane, un risparmio sul prezzo dei prodotti diventano le premesse per un’idea rivoluzionaria: costruire un supermercato alternativo. Più di quarant’anni dopo, The Park Slope Food Coop non è più solo una scommessa ma una cooperativa solidale sostenuta da 17 mila adesioni.Sempre fedele alla propria mission iniziale «buon cibo a basso costo per i soci lavoratori» il progetto americano riesce addirittura ad attraversare l’Oceano e ad approdare in Europa.  Continua a leggere

Tutti ne parlano, nessuno li vede: “Quelli che se ne vanno”

Per il giorno della Festa del Non Lavoro ci è sembrato utile dare spazio a “Quelli che se ne vanno” non solo per analizzare la portata del fenomeno, inedito in alcune sue sfaccettature, ma per dare uno sguardo più imparziale a quello che rimane. Dopo dieci anni di crisi economica e politica abbiamo dato tanto spazio alle conseguenze, i populismi, la crisi della sinistra, qui ci interessa anche analizzarne le cause. Se qualcuno può avere dei dubbi se dopo le elezioni del 4 marzo si sia prodotta o meno, ancora una volta, la frattura storica tra Nord e Sud Italia; è vero che il Nord ha paura di aver perso ormai quegli elementi che lo distinguevano, che lo facevano area industriale, “sviluppata”[1], all’avanguardia dando, a nostro avviso adito, a fenomeni di sclerosi collettiva. Il Nord che ha paura di farsi Mezzogiorno.

 


 

Il libro di Enrico Pugliese[2], “Quelli che se ne vanno” analizza l’emigrazione italiana. Quella di cui tutti parlano e nessuno presta attenzione veramente, forse sperando che sia un fenomeno transitario. In questi ultimi anni, i politici di ogni provenienza l’hanno salutata come un fenomeno positivo di integrazione europea apponendo firme su firme ai vari trattati europei dal processo di Lisbona a quello di Bologna. In effetti, per loro, meglio milioni di giovani sparsi tra Francia, Inghilterra e Germania che milioni di disoccupati concentrati nel paese di origine. Se qualcuno ne ha parlato si rimproverava la cosiddetta fuga dei cervelli. Le menti più geniali e brillanti d’Italia hanno preferito spendersi altrove perchè troppo poco valorizzate e salariate. Verissimo, ma dai dati statistici sembra che questi siano solo il 30% dei giovani che lasciano il paese. Il 70% hanno un livello di istruzione inferiore alla laurea. Il testo ci spiega perchè l’emigrazione italiana verso il Nord o all’estero è, invece, per la maggioranza proletaria.

Ma prima di andare a fondo sulla composizione, a proposito di statistiche, il testo ci suggerisce come nella migliore tradizione italiana che i dati forniti dall’Istat appaiono sottostimati perchè si basano sulle cancellazioni alle anagrafe degli emigrati. Ci sono delle differenze sostanziali, infatti, se si mettono a confronto i dati Istat e quelli dei paesi di arrivo. Come sootolinea Pugliese, dal confronto risultano valori superiori al 400%. Secondo i dati Istat tra il 2008 e il 2016 hanno lasciato l’Italia circa 700.000 persone che probabilmente superano il milione se il dato Istat non fosse sottostimato. Ogni anno partano sempre più persone e ne tornano sempre di meno. L’Italia è all’8°posto della classifica mondiale per numero di emigrati preceduto da paesi enormi come la Cina e l’India e da paesi colpiti dalla guerra come la Siria.

Ma chi sono questi emigranti? La maggior parte sono giovani che a differenza della grande emigrazione intereuropea del secolo scorso sono alla loro prima esperienza lavorativa. La regione capofila da dove provengono gli emigranti è settentrionale, la Lombardia, da poco raggiunta dal Lazio. Un fatto inedito che da un lato vuol dire che l’emigrazione proviene anche dalla forte crisi dei distretti industriali del Nord, dall’altra che si è prodotta, secondo il sociologo, una sorta di emigrazione di rimbalzo. I Meridionali vanno nelle regioni del Nord come tappa intermedia per poi r-emigrare in Europa. Il Mezzogiorno come in passato continua ad avere “il ruolo di area fornitrice di manodopera necessaria per lo sviluppo delle altre regioni e per paesi stranieri allo stesso modo di mezzo secolo addietro all’epoca delle grandi migrazioni intereuropee quando a trainare l’economia e ad attirare immigrati era lo sviluppo industriale nella sua fase fordista”.

Ci sono delle differenze importanti da sottolineare. La prima che se, all’epoca, il lavoro degli emigrati ha trascinato il Sud permettendo l’uscita di queste regioni dalla miseria contadina, oggi, questo non è assolutamente dato. Nei paesi europei i giovani lasciano precariato per trovare altro precariato. Gli emigrati italiani sono quella componente della classe sulla quale si scaricano le difficoltà del mercato del lavoro delle economie avanzate. Sono i primi ad essere espulsi nei momenti di crisi. Infatti, l’Europa domanda lavoro a basso livello di produttività, a basso costo di lavoro e con una maggiore flessibilità. La maggior parte degli emigrati raggiungono l’Inghilterra, la Germania e la Francia. Tutti e tre i paesi fanno largo uso di contratti flessibili. In Inghilterra gli stranieri vengono assunti con il cosiddetto contratto a zero ore, in Germania con i mini jobs mentre in Francia sono recenti le riforme che deregolarizzano il mercato del lavoro, oggetto di grossi conflitti negli ultimi anni. Inoltre, è appurato da alcuni recenti studi che nei paesi europei, compreso il nostro, si è consolidata una discriminazione dal punto di vista lavorativo dell’origine nazionale. I settori dove per lo più sono occupati gli Italiani sono quelli della ristorazione e della sanità.

Il testo argomenta senza chiarire fino in fondo le motivazioni dell’emigrazione. Da spunti di ricerca da questo punto di vista. I motivi che rintraccia il libro sono diversi tra gli emigrati altamente scolarizzati e quelli che non lo sono ma un fattore sicuramente li accomuna: l’elevato livello di disoccupazione che ha spinto alla partenza più di ogni altro driver.

Lo Svimez aveva già avvertito dello tsunami demografico che stava portando questa emigrazione di massa dal Meridione d’Italia composta da proletari tanto quanto da cervelli in fuga. A differenza delle emigrazioni del ‘900, nei prossimi anni il meridione supererà il Nord per il basso tasso di natalità. Da questa emigrazione non ci sarà un ritorno di ricchezza né dal punto di vista delle risorse monetarie, né dei cervelli, né dal punto di vista dello “sviluppo”.

Dal libro che consigliamo di leggere, ci sorgono alcune riflessioni che sicuramente hanno necessità di essere approfondite. Il Nord Italia ha subito negli ultimi dieci anni quello che da sempre è stato il destino del Meridione. In pratica i meridionali hanno contribuito non solo allo sviluppo delle regioni settentrionali lavorando nelle fabbriche del Nord e partecipando al movimento operaio con tutto quello che ha comportato in termini di emancipazione sociale ed economica ma hanno contribuito anche attraverso le rimesse al miglioramento delle condizioni delle aree di partenza. Siamo stati il motore dello “sviluppo” dell’Italia intera. Il fattore su cui è necessario fare una riflessione è il seguente. Noi abbiamo contribuito in maniera forzata ad una modernità che non abbiamo scelto.

Ma nel ’92, dopo lo smantellamento progressivo della classe operaia avvenuto già in precedenza, lo Stato, la classe padronale e i sindacati hanno deciso di fare un patto e di trasferire progressivamente le risorse dal lavoro al capitale. Questo vuol dire che in Italia, al Sud come al Nord, non si fanno investimenti pubblici e/o privati in innovazione e tecnologia da allora. Alcune tesi economiche sostengono che se il costo del lavoro è basso non c’è nessun motivo per cui si debba investire in tecnologia. Quindi al di là delle paventate tesi sulla digitalizzazione, industria 4.0 ecc ecc, l’Italia è il paese della terza Europa di recente sorpassato anche dalla Spagna. Questo mancato investimento ha portato da un lato alla deindustrializzazione, all’esternalizzazione, ad una struttura produttiva obsoleta e agli scalini più bassi della gerarchia produttiva europea, dall’altro a subire la crisi come non mai che ha prodotto alti livelli di disoccupazione e l’emigrazione forzata. Come i paesi “sottosviluppati” per il mondo noi siamo i “sottosviluppati” d’Europa.

E allora una provocazione sorge necessaria: nordici come ci si sente ad essere i meridionali d’Europa? Il bisogno di sovranità leghista, la paura degli immigrati che arrivano in Italia, il bisogno di rimarcare ancora una volta la differenza con il sud[3] da dove arriva? Dalla sensazione di essere gli ultimi data dall’impoverimento generale e da questo punto di vista l’emigrazione ne è una conseguenza. Oggi come allora il problema è rifiutarsi di essere subalterni nel sistema capitalistico e nei nuovi assetti che questo si è dato. La meridionalizzazione diffusa del paese ci dovrebbe costringere a guardare a Sud e alle sue pratiche di resistenza passate e si spera future con più interesse. Se c’è però una aspetto che non convince di alcune tesi che vogliono fare del meridione un caso isolato è la seguente. Gli Operai di fronte al Capitale chi erano se non i meridionali di fronte al Capitale? Se una lezione l’operaismo ci ha dato è quella del soggetto che muove e si scontra, mette a nudo il capitale e i rapporti di produzione che questo sia operaio o meno. Allora lo era. Pensare di non aver fatto parte di questa storia non è possibile. Il Sud nel suo “sottosviluppo” voluto e indotto ne faceva parte interamente. Siamo stati e continuiamo ad essere parte di quella classe disgregata che viene strappata ai propri territori di origine a seconda delle esigenze del capitale. Resistere nei territori a questa usurpazione, a questo colonialismo che crea queste premesse è sacrosanto capirne le modalità sta nel soggetto che pratica resistenze e sfida il capitale.

Il testo “Quelli che se ne vanno” che ha suscitato queste riflessioni aiuta a chiarire ancora di più la gerarchia che ha creato il capitale dopo la crisi del 2008. Quella stessa che temevamo quando nello stesso anno abbiamo occupato le università di tutta Italia. La crisi si è dispiegata, ha approfondito i processi che erano già in atto e ci ha collocato in un certa posizione subalterna. Il punto sta proprio qui cogliere questa subalternità oggi, la dove il capitale non investe ma depreda. La dove non “sviluppa” ma indebita, la dove inquina e devasta i territori, la dove crea le condizioni per l’emigrazione di massa. Il tutto nella gerarchia globale della divisione del lavoro all’interno della quale, non ci siamo dimenticati ma meritano diversa trattazione, vanno inclusi gli immigrati che arrivano nel nostro paese e il ruolo delle donne nella riproduzione sociale. Tutti spunti aperti su cui dissentire, approfondire, dibattere. Buona lettura e buona festa del non lavoro. Qualsiasi cosa essa significhi oggi.

 

1 I termini “sviluppato” e “sottosviluppato” li metteremo tra virgolette per sottolineare il punto di vista capitalista del loro significato non certo il nostro

2 Pugliese E. Quelli che se ne vanno, il Mulino, Bologna, 2018. Enrico Pugliese è professore emerito di Sociologia del lavoro della Sapienza ed è stato direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR

3 Ad esempio con tutta la retorica prodotta all’indomani del voto sul reddito che vederebbe ancora una volta i meridionali tacciati come scrocconi. Oppure la diffusione delle fake news sulle file per il reddito agli sportelli all’Inps ecc ecc

 

FONTEhttps://www.infoaut.org/approfondimenti/tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno

 


Leggi anche:

https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20180426/281565176370226

https://www.hoepli.it/libro/quelli-che-se-ne-vanno/9788815274847.html

https://www.laverita.info/emigrazione-le-cifre-maurizio-belpietro-2563308289.html

 

ASCOLTA:

http://www.radioarticolo1.it/audio/2018/05/21/36304/quelli-che-se-ne-vanno-la-nuova-emigrazione-italiana

 

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/04/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-ac89801a-fac8-46a8-979d-2aa6eed13882.html

Pillole economiche dal mondo (7)

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Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

Ottima riuscita della manifestazione nazionale per Mondeggi Fattoria Senza Padroni.

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Firenze. Sabato 28 Aprile, a partire dalle ore 17.00, si è svolta per le vie del centro storico fiorentino la grande manifestazione nazionale per Mondeggi, la Fattoria Senza Padroni, che ha visto la colorata, allegra e pacifica partecipazione di oltre duemila persone, giunte da tutta Italia e anche dall’estero. Continua a leggere

Siria: Corbyn e Mélenchon contro l’attacco alla Siria. Cuba, Bolivia, Venezuela condannano l’azione

Esponenti di quella sinistra che non ha abbandonato il pacifismo

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Guerra in Siria, ecco perché l’Italia non deve cascarci di nuovo (almeno stavolta)

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