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Questa categoria contiene 511 articoli

Tutti ne parlano, nessuno li vede: “Quelli che se ne vanno”

Per il giorno della Festa del Non Lavoro ci è sembrato utile dare spazio a “Quelli che se ne vanno” non solo per analizzare la portata del fenomeno, inedito in alcune sue sfaccettature, ma per dare uno sguardo più imparziale a quello che rimane. Dopo dieci anni di crisi economica e politica abbiamo dato tanto spazio alle conseguenze, i populismi, la crisi della sinistra, qui ci interessa anche analizzarne le cause. Se qualcuno può avere dei dubbi se dopo le elezioni del 4 marzo si sia prodotta o meno, ancora una volta, la frattura storica tra Nord e Sud Italia; è vero che il Nord ha paura di aver perso ormai quegli elementi che lo distinguevano, che lo facevano area industriale, “sviluppata”[1], all’avanguardia dando, a nostro avviso adito, a fenomeni di sclerosi collettiva. Il Nord che ha paura di farsi Mezzogiorno.

 


 

Il libro di Enrico Pugliese[2], “Quelli che se ne vanno” analizza l’emigrazione italiana. Quella di cui tutti parlano e nessuno presta attenzione veramente, forse sperando che sia un fenomeno transitario. In questi ultimi anni, i politici di ogni provenienza l’hanno salutata come un fenomeno positivo di integrazione europea apponendo firme su firme ai vari trattati europei dal processo di Lisbona a quello di Bologna. In effetti, per loro, meglio milioni di giovani sparsi tra Francia, Inghilterra e Germania che milioni di disoccupati concentrati nel paese di origine. Se qualcuno ne ha parlato si rimproverava la cosiddetta fuga dei cervelli. Le menti più geniali e brillanti d’Italia hanno preferito spendersi altrove perchè troppo poco valorizzate e salariate. Verissimo, ma dai dati statistici sembra che questi siano solo il 30% dei giovani che lasciano il paese. Il 70% hanno un livello di istruzione inferiore alla laurea. Il testo ci spiega perchè l’emigrazione italiana verso il Nord o all’estero è, invece, per la maggioranza proletaria.

Ma prima di andare a fondo sulla composizione, a proposito di statistiche, il testo ci suggerisce come nella migliore tradizione italiana che i dati forniti dall’Istat appaiono sottostimati perchè si basano sulle cancellazioni alle anagrafe degli emigrati. Ci sono delle differenze sostanziali, infatti, se si mettono a confronto i dati Istat e quelli dei paesi di arrivo. Come sootolinea Pugliese, dal confronto risultano valori superiori al 400%. Secondo i dati Istat tra il 2008 e il 2016 hanno lasciato l’Italia circa 700.000 persone che probabilmente superano il milione se il dato Istat non fosse sottostimato. Ogni anno partano sempre più persone e ne tornano sempre di meno. L’Italia è all’8°posto della classifica mondiale per numero di emigrati preceduto da paesi enormi come la Cina e l’India e da paesi colpiti dalla guerra come la Siria.

Ma chi sono questi emigranti? La maggior parte sono giovani che a differenza della grande emigrazione intereuropea del secolo scorso sono alla loro prima esperienza lavorativa. La regione capofila da dove provengono gli emigranti è settentrionale, la Lombardia, da poco raggiunta dal Lazio. Un fatto inedito che da un lato vuol dire che l’emigrazione proviene anche dalla forte crisi dei distretti industriali del Nord, dall’altra che si è prodotta, secondo il sociologo, una sorta di emigrazione di rimbalzo. I Meridionali vanno nelle regioni del Nord come tappa intermedia per poi r-emigrare in Europa. Il Mezzogiorno come in passato continua ad avere “il ruolo di area fornitrice di manodopera necessaria per lo sviluppo delle altre regioni e per paesi stranieri allo stesso modo di mezzo secolo addietro all’epoca delle grandi migrazioni intereuropee quando a trainare l’economia e ad attirare immigrati era lo sviluppo industriale nella sua fase fordista”.

Ci sono delle differenze importanti da sottolineare. La prima che se, all’epoca, il lavoro degli emigrati ha trascinato il Sud permettendo l’uscita di queste regioni dalla miseria contadina, oggi, questo non è assolutamente dato. Nei paesi europei i giovani lasciano precariato per trovare altro precariato. Gli emigrati italiani sono quella componente della classe sulla quale si scaricano le difficoltà del mercato del lavoro delle economie avanzate. Sono i primi ad essere espulsi nei momenti di crisi. Infatti, l’Europa domanda lavoro a basso livello di produttività, a basso costo di lavoro e con una maggiore flessibilità. La maggior parte degli emigrati raggiungono l’Inghilterra, la Germania e la Francia. Tutti e tre i paesi fanno largo uso di contratti flessibili. In Inghilterra gli stranieri vengono assunti con il cosiddetto contratto a zero ore, in Germania con i mini jobs mentre in Francia sono recenti le riforme che deregolarizzano il mercato del lavoro, oggetto di grossi conflitti negli ultimi anni. Inoltre, è appurato da alcuni recenti studi che nei paesi europei, compreso il nostro, si è consolidata una discriminazione dal punto di vista lavorativo dell’origine nazionale. I settori dove per lo più sono occupati gli Italiani sono quelli della ristorazione e della sanità.

Il testo argomenta senza chiarire fino in fondo le motivazioni dell’emigrazione. Da spunti di ricerca da questo punto di vista. I motivi che rintraccia il libro sono diversi tra gli emigrati altamente scolarizzati e quelli che non lo sono ma un fattore sicuramente li accomuna: l’elevato livello di disoccupazione che ha spinto alla partenza più di ogni altro driver.

Lo Svimez aveva già avvertito dello tsunami demografico che stava portando questa emigrazione di massa dal Meridione d’Italia composta da proletari tanto quanto da cervelli in fuga. A differenza delle emigrazioni del ‘900, nei prossimi anni il meridione supererà il Nord per il basso tasso di natalità. Da questa emigrazione non ci sarà un ritorno di ricchezza né dal punto di vista delle risorse monetarie, né dei cervelli, né dal punto di vista dello “sviluppo”.

Dal libro che consigliamo di leggere, ci sorgono alcune riflessioni che sicuramente hanno necessità di essere approfondite. Il Nord Italia ha subito negli ultimi dieci anni quello che da sempre è stato il destino del Meridione. In pratica i meridionali hanno contribuito non solo allo sviluppo delle regioni settentrionali lavorando nelle fabbriche del Nord e partecipando al movimento operaio con tutto quello che ha comportato in termini di emancipazione sociale ed economica ma hanno contribuito anche attraverso le rimesse al miglioramento delle condizioni delle aree di partenza. Siamo stati il motore dello “sviluppo” dell’Italia intera. Il fattore su cui è necessario fare una riflessione è il seguente. Noi abbiamo contribuito in maniera forzata ad una modernità che non abbiamo scelto.

Ma nel ’92, dopo lo smantellamento progressivo della classe operaia avvenuto già in precedenza, lo Stato, la classe padronale e i sindacati hanno deciso di fare un patto e di trasferire progressivamente le risorse dal lavoro al capitale. Questo vuol dire che in Italia, al Sud come al Nord, non si fanno investimenti pubblici e/o privati in innovazione e tecnologia da allora. Alcune tesi economiche sostengono che se il costo del lavoro è basso non c’è nessun motivo per cui si debba investire in tecnologia. Quindi al di là delle paventate tesi sulla digitalizzazione, industria 4.0 ecc ecc, l’Italia è il paese della terza Europa di recente sorpassato anche dalla Spagna. Questo mancato investimento ha portato da un lato alla deindustrializzazione, all’esternalizzazione, ad una struttura produttiva obsoleta e agli scalini più bassi della gerarchia produttiva europea, dall’altro a subire la crisi come non mai che ha prodotto alti livelli di disoccupazione e l’emigrazione forzata. Come i paesi “sottosviluppati” per il mondo noi siamo i “sottosviluppati” d’Europa.

E allora una provocazione sorge necessaria: nordici come ci si sente ad essere i meridionali d’Europa? Il bisogno di sovranità leghista, la paura degli immigrati che arrivano in Italia, il bisogno di rimarcare ancora una volta la differenza con il sud[3] da dove arriva? Dalla sensazione di essere gli ultimi data dall’impoverimento generale e da questo punto di vista l’emigrazione ne è una conseguenza. Oggi come allora il problema è rifiutarsi di essere subalterni nel sistema capitalistico e nei nuovi assetti che questo si è dato. La meridionalizzazione diffusa del paese ci dovrebbe costringere a guardare a Sud e alle sue pratiche di resistenza passate e si spera future con più interesse. Se c’è però una aspetto che non convince di alcune tesi che vogliono fare del meridione un caso isolato è la seguente. Gli Operai di fronte al Capitale chi erano se non i meridionali di fronte al Capitale? Se una lezione l’operaismo ci ha dato è quella del soggetto che muove e si scontra, mette a nudo il capitale e i rapporti di produzione che questo sia operaio o meno. Allora lo era. Pensare di non aver fatto parte di questa storia non è possibile. Il Sud nel suo “sottosviluppo” voluto e indotto ne faceva parte interamente. Siamo stati e continuiamo ad essere parte di quella classe disgregata che viene strappata ai propri territori di origine a seconda delle esigenze del capitale. Resistere nei territori a questa usurpazione, a questo colonialismo che crea queste premesse è sacrosanto capirne le modalità sta nel soggetto che pratica resistenze e sfida il capitale.

Il testo “Quelli che se ne vanno” che ha suscitato queste riflessioni aiuta a chiarire ancora di più la gerarchia che ha creato il capitale dopo la crisi del 2008. Quella stessa che temevamo quando nello stesso anno abbiamo occupato le università di tutta Italia. La crisi si è dispiegata, ha approfondito i processi che erano già in atto e ci ha collocato in un certa posizione subalterna. Il punto sta proprio qui cogliere questa subalternità oggi, la dove il capitale non investe ma depreda. La dove non “sviluppa” ma indebita, la dove inquina e devasta i territori, la dove crea le condizioni per l’emigrazione di massa. Il tutto nella gerarchia globale della divisione del lavoro all’interno della quale, non ci siamo dimenticati ma meritano diversa trattazione, vanno inclusi gli immigrati che arrivano nel nostro paese e il ruolo delle donne nella riproduzione sociale. Tutti spunti aperti su cui dissentire, approfondire, dibattere. Buona lettura e buona festa del non lavoro. Qualsiasi cosa essa significhi oggi.

 

1 I termini “sviluppato” e “sottosviluppato” li metteremo tra virgolette per sottolineare il punto di vista capitalista del loro significato non certo il nostro

2 Pugliese E. Quelli che se ne vanno, il Mulino, Bologna, 2018. Enrico Pugliese è professore emerito di Sociologia del lavoro della Sapienza ed è stato direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR

3 Ad esempio con tutta la retorica prodotta all’indomani del voto sul reddito che vederebbe ancora una volta i meridionali tacciati come scrocconi. Oppure la diffusione delle fake news sulle file per il reddito agli sportelli all’Inps ecc ecc

 

FONTEhttps://www.infoaut.org/approfondimenti/tutti-ne-parlano-nessuno-li-vede-quelli-che-se-ne-vanno

 


Leggi anche:

https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20180426/281565176370226

https://www.hoepli.it/libro/quelli-che-se-ne-vanno/9788815274847.html

https://www.laverita.info/emigrazione-le-cifre-maurizio-belpietro-2563308289.html

 

ASCOLTA:

http://www.radioarticolo1.it/audio/2018/05/21/36304/quelli-che-se-ne-vanno-la-nuova-emigrazione-italiana

 

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/04/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-ac89801a-fac8-46a8-979d-2aa6eed13882.html

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Pillole economiche dal mondo (7)

di Tonino D’Orazio.

Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

Ottima riuscita della manifestazione nazionale per Mondeggi Fattoria Senza Padroni.

Oltre duemila persone hanno animato un corteo pacifico e colorato per le vie di Firenze.

di Serena Campani

Firenze. Sabato 28 Aprile, a partire dalle ore 17.00, si è svolta per le vie del centro storico fiorentino la grande manifestazione nazionale per Mondeggi, la Fattoria Senza Padroni, che ha visto la colorata, allegra e pacifica partecipazione di oltre duemila persone, giunte da tutta Italia e anche dall’estero. Continua a leggere

Siria: Corbyn e Mélenchon contro l’attacco alla Siria. Cuba, Bolivia, Venezuela condannano l’azione

Esponenti di quella sinistra che non ha abbandonato il pacifismo

In un’Europa drammaticamente allineata alla linea guerrafondaia del trio Trump, May, Macron, emergono alcuni leader politici che continuano a portare avanti alcuni concetti fondamentali come il rispetto del diritto internazionale e la salvaguardia della pace. Una circostanza non scontata visto il clima neomaccartista che si è venuto a creare sulle due sponde dell’oceano Atlantico.

Tra questi vi è sicuramente il laburista inglese Jeremy Corbyn. Lo storico esponente della sinistra britannica già prima dell’attacco quando iniziava a risuonare l’eco dei primi tamburi di guerra aveva ammonito le potenze occidentali dal non compiere atti unilaterali e contrari al diritto internazionale, oltre che al buon senso. Continua a leggere

Guerra in Siria, ecco perché l’Italia non deve cascarci di nuovo (almeno stavolta)

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di Fulvio Scaglione

Il nuovo Governo nascerà, forse, a causa dell’urgenza bellica. Ma la nostra eventuale partecipazione alla guerra siriana è sintomo che non sappiamo stare nelle alleanze. Vedi i precedenti disastrosi di Iraq e Libia, e non solo

Adesso forse sì che avremo un Governo, visto che ci dobbiamo attrezzare alla guerra di Usa-Francia-Regno Unito alla Russia per interposta Siria. Un Governo del Presidente, magari, con tutti dentro, perché l’ora è solenne, il Paese non può restare senza guida, il funzionamento delle Camere e bla bla bla. Il che, naturalmente, equivale ad ammettere che l’Italia la governano altri e che l’agenda di Washington ci mette in riga anche quando siamo divisi su tutto. Ma pazienza. Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo, com’era scritto nelle pagine dei Promessi sposi che lo stesso Manzoni aveva definito “la notte degli imbrogli e dei sotterfugi”. Continua a leggere

Stephen Hawking e Hamas: come uno scienziato ha preso la parola a favore dei palestinesi

Nel 2006 il fisico, morto mercoledì, incontrò il primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma auspicò colloqui tra Israele ed Hamas dopo la guerra contro Gaza del 2008-09

Mercoledì si sono resi omaggi al famoso fisico inglese Stephen Hawking – ricordandolo non solo per la genialità della sua mente come scienziato, ma anche come appassionato attivista che ha prestato la propria impareggiabile voce a cause come il diritto dei palestinesi a resistere e per chiedere la fine della guerra in Siria. Continua a leggere

Moro è caduto per aver troppo capito e troppo osato

di Agostino Spataro


Quella mattina alla Camera
La notizia della strage in via Fani e del sequestro dell’on. Aldo Moro giunse, veloce e terribile, a Montecitorio di pri

 

ma mattina. Ricordo lo smarrimento di capi e gregari democristiani, il nostro sgomento. Nel “transatlantico” le urla di pochi soverchiavano i silenzi atterriti di tanti.
Antonello Trombadori, deputato comunista ed ex gappista romano, correva come un pazzo avanti e indietro gridando “al muro, al muro”. Perfino un uomo misurato come Ugo La Malfa giunse a invocare in Aula la pena di morte.
Il giorno non fu scelto a caso: quel 16 marzo 1978 la Camera era stata convocata per votare la fiducia al quarto governo Andreotti. Per la prima volta, dopo trent’anni, il Pci entrava nella maggioranza anche se non rappresentato nel governo. Un altro voto difficile, per noi, ma necessario per realizzare il secondo passaggio dell’intesa strategica fra Moro e Berlinguer.
I nemici occulti di tale strategia decisero di fermarla al secondo passaggio, giacché al terzo, che avrebbe visto i comunisti al governo, sarebbe stato altamente rischioso.  Continua a leggere

Roberto Musacchio: considerazioni sul voto del 4 marzo

di Roberto Musacchio

Accade in Italia ciò che era già accaduto in Francia. Quelli che dovevano essere i protagonisti delle presidenziali francesi, l’uscente Hollande e il nuovo astro gollista Fillon, non arrivano neanche al voto o al ballottaggio. Hollande addirittura si ritira. Fillon viene azzoppato. E un intero sistema politico viene giù come un mazzo di carte. Da quel mazzo salta fuori il jolly Macron che spariglia i giochi. A contrastarlo una destra che va oltre i suoi limiti storici e un Melanchon che a sua volta spariglia a sinistra, e la sinistra stessa. Continua a leggere

Duecento anni di Karl Marx, un compleanno pieno di iniziative

In occasione del bicentenario della nascita del filosofo tedesco Karl Marx, un nutrito gruppo di associazioni, fondazioni e istituti culturali, tra cui la Cgil, la Fondazione Di Vittorio, l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, il Circolo Gianni Bosio, Critica Marxista, il Centro riforma dello Stato, le Fondazioni Basso, Feltrinelli e Gramsci, organizzeranno una serie di iniziative che si svolgeranno a partire dal mese di marzo e si concluderanno in autunno con un convegno nazionale a cui parteciperanno studiosi italiani e di altri Paesi. Continua a leggere

Gero Grassi: chi e perché ha ucciso Aldo Moro (1978-2018)

Gero Grassi racconta i fatti emersi dal lavoro della Commissione d’inchiesta sull’eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro, smontando, pezzo per pezzo, la versione conosciuta negli ultimi 40 anni.

Geo Grassi è un ex parlamentare del PD, componente della Commissione d’inchiesta sull’eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro, dopo essere stato presentatore e relatore della proposta di legge istitutiva della Commissione stessa.

(Video realizzato da Raffaele Marino Registrato presso lo studio “Office” di Keyfour srl Roma luglio 2017) Continua a leggere

El Salvador: Farabundo Martì sconfitto nelle urne

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Foto: Telesur

Il 4 marzo scorso, nel “pollicino d’America” si sono svolte le elezioni legislative (84 deputati in una sola Camera) e le elezioni comunali (262 comuni). Nonostante la presentazione di ricorsi in due dipartimenti del Paese, i risultati sono praticamente definitivi. Con un’affluenza di poco maggiore che quella delle elezioni legislative del 2015 (+ 70.000), il governante Fronte Farabundo Martí per la Liberazione nazionale (FMLN) esce sconfitto da una dura contesa. Continua a leggere

El Salvador al voto: a sinistra un cammino in salita

Foto: Ultima Hora SV

di Marco Consolo

Il prossimo 4 marzo, in Centro America, El Salvador sarà chiamato alle urne sia per le elezioni politiche parlamentari (84 deputati), che per le municipali di 262 comuni. I sondaggi, seppur poco affidabili, danno la vittoria alla destra, ma con un 47% di indecisi. Si tratta di un test importante, anche in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno e determineranno il futuro governo in una Repubblica presidenziale. Quelle elezioni sono la vera incognita. Continua a leggere

ASSEMBLEA NAZIONALE di LAVORO e SOCIETA’: PER UNA CGIL UNITA E PLURALE.

Per una CGIL unita e plurale

Contributo al dibattito congressuale

Questo è il contributo che vogliamo portare nell’innovativo percorso di ascolto che ci porterà al prossimo congresso della CGIL. Un congresso di confronto e unità sul merito sindacale, sui nostri assetti organizzativi, sulla natura confederale dell’organizzazione e il suo essere soggetto politico di rappresentanza sociale. Un congresso che dovrà vedere il più largo coinvolgimento delle iscritte e degli iscritti, per definire le strategie e le prospettive della CGIL. 

(Sul sito www.sinistrasindacale.it la registrazione audio degli interventi all’Assemblea nazionale del 28 febbraio)

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IL SERVILISMO DELLA POLITICA ITALIANA NEI CONFRONTI DEL SIONISMO. Ovvero…

OVVERO: PERCHE’ BATTERSI PER I DIRITTI DEI PALESTINESI VUOL DIRE BATTERSI PER I NOSTRI DIRITTI.

di Ugo Giannangeli

Dico “nei confronti del sionismo” e non solo “nei confronti di Israele” perché il diffuso atteggiamento condiscendente e complice riguarda non solo lo Stato ebraico ma il complessivo progetto sionista in corso di realizzazione: non sappiamo fin dove intende espandersi territorialmente; certamente mira a uno Stato esclusivamente ebraico; certamente ambisce  avere l’intera città di Gerusalemme come propria capitale. Continua a leggere

INIZIATIVA POPOLARE PER LA MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE, DELLA LEGGE SULLA SCUOLA E PER LA CANCELLAZIONE DEL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE.

IL COOORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE LANCIA LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER LA MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE, DELLA LEGGE SULLA SCUOLA E PER LA CANCELLAZIONE DEL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE.

Di seguito la lettera di Alfiero Grandi ai Comitati Territoriali del CDC per il lancio della campagna.

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Conferenza di Programma della CGIL: la relazione introduttiva di Susanna Camusso

“BUON LAVORO”. A MILANO IL LUOGO DEL PENSIERO PER LA CONTRATTAZIONE DEL FUTURO. SUSANNA CAMUSSO APRE LA CONFERENZA DI PROGRAMMA DELLA CGIL

Ha preso il via ieri a Milano, presso il Teatro Dal Verme, la Conferenza di Programma della Cgil “Buon Lavoro. Governare l’innovazione, contrattare la digitalizzazione”. Al centro della due giorni la riflessione sulle grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro.
Misurarsi con la nuova rivoluzione tecnologica, con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, i big data, la robotica. È questo ora il compito del sindacato che ha bisogno di affrontare una sua “rivoluzione culturale” e ripensare le forme della contrattazione. Ed è stata questa la prospettiva indicata dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha aperto ieri i lavori. Continua a leggere

Italia e Ucraina unite contro le fake news!

di Marinella Correggia

Fake news da ogni parteLa propaganda russa infetterebbe da qualche tempo l’altrimenti purissimo e verissimo spazio dei media non mainstream, di Internet, delle reti sociali.

Contrastare la disinformazione e le fake news nell’era della post-verità: l’esperienza dell’Italia e dell’Ucraina è il titolo della conferenza promossa a Roma dall’Istituto affari internazionali (Iai) e dal sito ucraino www.stopfake.org.

Nato nel 2014, destinato a smontare le “bufale” russe, il sito StopFake (sottotitolo “la battaglia contro l’informazione falsa circa gli eventi in Ucraina) è disponibile in 11 lingue. Fra un Putin con baffetti alla Hitler e articoli come “La disinformazione russa come mezzo per fare guerra agli Stati uniti”, non indica i donatori; l’unico nome che si affaccia su uno spazio laterale è la fondazione svedese Sigrid Rausing Trust.

Più trasparente un’altra Ong ucraina partecipante alla conferenza, l’Ukrainian Crisis Media Center. Ecco chi finanzia: USAID, Ambasciata Usa a Kiev, NATO, National Endowment of Democracy-NED (bravissimi a organizzare, intorno a vere fake news, cordate di Ong contro Stati come la Libia, vari governi europei e perfino…l’Alto Commissariato per i rifugiati – Unhcr. Continua a leggere

La sfida per la sinistra è rompere con l’Europa dei muri e dell’austerità. In Europa

di Tiziana Barillà (da Il Salto.it)

“Rompere con l’Unione europea dei trattati, dei muri e dell’austerità”. Ma come, e con chi? Tutte le sinistre nel nostro tempo si trovano, prima o poi, a porsi questa domanda. Anche Potere al popolo – così come Podemos, La France Insoumise e altre formazioni europee – dovrà trovare il suo modo di stare in Europa, fare i conti con il rompicapo dell’euroscetticismo e con le diverse posizioni che le sinistre hanno imparato ad assumere in questi anni di austerità e irrigidimento della frontiere, di sempre maggiore libertà di circolazione per beni e capitali (leggi Ttip e Ceta) e sempre meno per le persone (leggi Regolamento Dublino). Continua a leggere

CILE: indietro a destra.

Il conservatore e ricco uomo d’affari Sebastian Pinera, che già aveva guidato il paese tra il 2010 e il 2014 è il nuovo presidente cileno.  Ha incassato l’ammissione della sconfitta da parte del candidato di centrosinistra, Alejandro Guillier.

Il candidato della destra ha infatti ottenuto il 54,6% dei voti contro il 45,4% del candidato della sinistra Alejandro Guillier, con un margine maggiore di quello che avevano previsto i sondaggi. Continua a leggere

ARGENTINA: Macrì “riforma” le pensioni come vuole il G-20. Dura repressione delle manifestazioni con centinaia di feriti.

grappoli di proiettili di gomma sparati su manifestanti e reporter a B.Aires

Dopo oltre 16 ore di discussioni, il Congresso argentino ha deciso di approvare la controversa riforma delle pensioni, con 128 voti favorevoli, 116 contrari e due voti astenuti.

La riforma delle pensioni modificherà la formula per il calcolo del reddito dei pensionati: i pagamenti si adeguerebbero ogni trimestre in base all’inflazione, anziché all’attuale sistema di aggiustamenti semestrali legati agli aumenti salariali e alle entrate fiscali. Questa modifica prevedrebbe un aumento delle pensioni del 5,7% per il prossimo anno; con il calcolo corrente l’aumento sarebbe stato del 12%. Continua a leggere

INTERVISTA. Ilan Pappe: come Israele ha trasformato la Palestina nella più grande prigione al mondo

VENEZUELA: ALLE ELEZIONI MUNICIPALI, IL CHAVISMO FA MAN BASSA

di GERALDINA COLOTTI

CARACAS:  Alle elezioni municipali di domenica 10, il chavismo ha vinto oltre 300 municipi su 335. Più di 9 milioni di aventi diritto (su una popolazione di oltre 30 milioni) si sono recati alle urne per scegliere il loro sindaco o la sindaca. Si è votato anche per eleggere il governatore dello stato Zulia perché il precedente – eletto per conto dell’opposizione venezuelana – era stato inabilitato: per aver rifiutato di giurare davanti all’Assemblea Nazionale Costituente, organismo plenipotenziario che governa in Venezuela da agosto per conto del potere popolare. E adesso lo stato Zulia ha cambiato colore, portando a 19 (su 23) i governatori bolivariani. Continua a leggere

Su Gerusalemme: Israele è il primo Stato creato dalle Nazioni Unite ed è il primo che più disattende le decisioni delle Nazioni Unite

A PROPOSITO DI GERUSALEMME CAPITALE D’ISRAELE…

di Agostino Spataro

La comunità internazionale non ha condiviso l’improvvida decisione del presidente USA, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato d’Israele, in spregio delle ripetute risoluzioni dell’ONU.

Bene, dunque, hanno fatto i governi europei e, fra questi anche il governo italiano e il Vaticano, a manifestare contrarietà verso tale decisione e a ribadire il rispetto per i diritti nazionali del popolo palestinese e delle altre due religioni (cristiana e islamica) che considerano “luogo santo” la città di Gerusalemme.

I materiali che seguono (estratti da una pubblicazione ufficiale delle Nazioni Unite) evidenziano, con estrema chiarezza, lo status di “corpo separato”, sotto regime internazionale speciale, della città che non può essere alterato da alcuna decisione unilaterale e al di fuori dell’ambito ONU.

Quando il figlio disattende le decisioni della madre-ONU, si potrebbe dire. Paradossalmente, Israele è il primo Stato al mondo creato dalle Nazioni Unite ed è il primo nella graduatoria degli Stati che più disattendono le decisioni delle Nazioni Unite ossia dell’organismo che lo ha generato. Continua a leggere

Honduras: il ritorno del Golpe Soave..in forma preventiva

di Andrea Vento *

Dopo aver inaugurato nel 2009 la stagione del Golpe Soave con la deposizione del legittimo Presidente Manuel Zelaya, reo di essersi avvicinato all’Alba[1], in questo giorni in Honduras si sta scrivendo una nuova pagina di storia relativa a questa, ormai consolidata, strategia destabilizzante.

Il Golpe Soave, Blando o Istituzionale a seconda delle definizioni e delle sfumature di realizzazione viene attuato in forma incruenta attraverso l’azione convergente di alcuni settori della Magistratura, di forze politiche disposte a clamorosi ribaltoni degli esiti elettorali, di settori degli apparati di Sicurezza, con il fondamentale appoggio dei media, soprattutto privati, che ne preparano l’attuazione con potenti campagne diffamatorie tese a creare consenso nell’opinione pubblica interna e internazionale, intorno all’opera di deposizione di Presidenti eletti attraverso regolari passaggi elettorali. Continua a leggere

PARTE DA BUDAPEST LA NUOVA “VIA DELLA SETA”

di Agostino Spataro

“I 16  Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella U.E. fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica volta a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano. Oggi, la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.”


1…Ieri mattina, l’Andrass ut di Budapest (uno dei viali più belli del mondo, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità) era chiusa al traffico, ingabbiata in un reticolo di nastri segnaletici con la scritta “Rendorseg” (“polizia”); chiusa anche la Metro 1, la più antica d’Europa, che l’attraversa. Il movimento dei passanti era regolato da decine e decine di poliziotti che intimavano di procedere lungo i marciapiedi laterali, per lasciare sgombre le sei corsie della famosa ut, riservate a non si sa bene chi. 

Intorno uno strano silenzio, squarciato dall’urlo, insistente e perforante, delle sirene spiegate di decine di mezzi delle forze dell’ordine, i soli autorizzati a scorazzare, a muoversi liberamente.

A parte la polizia, la scenografia era piuttosto scarna. Si vedevano soltanto file di passanti frettolosi e, a ogni incrocio, gruppetti di cinesi infreddoliti che reggevano grandi bandiere rosse…

Perché i cinesi? Pensieri, attimi fuggevoli che ti portano lontano, nel tempo del nostro vissuto,
mai  rinnegato.  Del resto, di cosa ci dovremo pentire? Dall’opposizione, i comunisti italiani difendemmo la democrazia e la libertà di tutti,  agimmo sempre a favore degli interessi delle classi lavoratrici, dei ceti più deboli, in armonia con i valori della Costituzione. E con qualche risultato, direi. 
Ma siamo a Budapest e cerchiamo di capire quel che accade in Ungheria, dove il populista Victor Orban sembra sia diventato insostituibile, nonostante tutto. Molti pensano che ciò sia dovuto al carattere conservatore, nazionalista del popolo magiaro. Si dimentica, o si sconosce, che, dopo il crollo del muro di Berlino, questo stesso popolo ha eletto, democraticamente, alla carica di primo ministro ben 4 personalità di rilievo dell’ex regime (su 8 totali): da Gyula Horn (ex membro dell’Ufficio politico) a Gyurcsany (ex segretario nazionale della gioventù comunista).

Se, da circa 8 anni, la maggioranza degli ungheresi vota Orban è anche perché la sinistra ha tradito la fiducia dei suoi elettori, consegnando l’economia del Paese alle multinazionali. Difatti è quasi sparita.

Orban, politicamente affermatosi con l’aiuto del miliardario Soros (oggi suo acerrimo nemico), demagogicamente, si atteggia a difensore degli interessi nazionali. E ciò spiega, in gran parte, la ragione del suo consenso che, probabilmente, riavrà nelle elezioni del 2018.

2… Intanto sulla Andrassy ut un timido, gelido vento spiegò il vessillo e apparvero le cinque stelle della Repubblica popolare cinese. Quella fondata, nel 1949, dal compagno Mao Tse Tung a conclusione della “lunga marcia”.

 

Grande e solenne, la bandiera cinese dominava su quelle sparute dei 16 Paesi partecipanti al  Forum economico Cina – Ceec, alias dei 16+1, (*), in programma quel giorno (27/11) a Budapest, fra i capi dei 16 governi dichiaratamente “anticomunisti” dell’Europa centro-orientale e Li Keqiang premier della Cina popolare, fermamente diretta dal Partito comunista.

La cosa non mi turbò più di tanto, anche se evidenziava una contraddizione insanabile nell’operato di chi proclama l’anticomunismo come collante ideologico dei nuovi regimi dell’Est europeo ma non disdegna di realizzare affari con il colosso cinese ossia con un Paese che si autodefinisce comunista, come é stato ribadito nel corso del recente congresso nazionale del Pcc.

Perciò, c’è da restare quantomeno perplessi quando si spargono ipocrisie anche su questi Forum che, da un lato e dall’altro, mirano a coprire propositi ben più concreti e vantaggiosi.

3… D’altra parte, i cinesi a Budapest sono di casa. La loro comunità é la più numerosa e rispettata, e la più economicamente dotata. Quei ragazzi infreddoliti (c’era anche qualche famiglia con bambini) erano là per salutare il corteo di auto nere al seguito del “compagno” Li che andava a Piazza degli Eroi a rendere omaggio alla lapide dei Caduti, posta ai piedi dei re magiari che, nei secoli passati, fecero grande il Paese .

In questa piazza, sempre più spesso, si radunano molti ungheresi per evocare un sogno: quello della grande Ungheria che il trattato di Trianon del 1920 (punitivo per gli austro-ungarici) ridusse all’attuale, ristretto quadrilatero territoriale.

E’ questo il vento che spira dai monti “irredenti” della Transilvania sulla sconfinata puszta, attraversata dal Danubio, il fiume più lungo d’Europa, sulle cui rive corre una delle più eminenti civiltà, che dalla Foresta nera va a morire nel “fosso” del Mar Nero.

E’ il vento del nazionalismo che sottende anche la paura dell’omologazione che provano tutti i piccoli popoli minacciati da questa globalizzazione neo-liberista, distruttrice di sani valori morali e d’identità etniche, culturali. In tutto ciò vi sarà anche qualche buona ragione, ma attenzione a rimettere in discussione gli attuali confini dell’Europa!

Si potrebbe innescare una spirale destabilizzante del continente e, perché no, riportare la guerra. Bisogna lavorare per una nuova configurazione statuale dell’Europa, dei popoli e non dei mercanti, capace di offrire risposte esaurienti alle giuste rivendicazioni e di ricreare un equilibrio duraturo di pace e di cooperazione.

4… Uno scenario segnato da disfunzioni e incertezze per il futuro, all’interno del quale  i “16” Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella Unione Europea fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica, giustificata con la preoccupazione di mettere al sicuro questi Paesi dalle mire espansive dell’orso russo.

In realtà, alla base c’era, soprattutto, un disegno volto a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Orban non vuole gli immigrati perché ha già gli ungheresi che lavorano a costi troppo bassi.

Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano.

Certo, qualcosa è cambiato in questi Paesi. Tuttavia, bisogna prendere atto che, dopo 30 anni d’integrazione europea, il salario medio mensile si attesta sempre intorno ai 300 euri, mentre centinaia di migliaia di giovani, (molti laureati) continuano a emigrare verso i Paesi ricchi dell’Europa centro- occidentale. Molti,  specie rumeni e balcanici, arrivano anche in Italia..

E così, mentre l’UE continua a decretare sanzioni autolesioniste contro la Russia,  lo sguardo delle classi dirigenti (talvolta dominanti) dei “16” si ri-volge ad Oriente: verso la Russia patriottica e neo-oligarchica di Putin e verso la Cina, seconda grande potenza economica mondiale, che continua a dichiararsi comunista pur in presenza di decine di milioni di nuovi ricchi.

5… La piccola Ungheria di Victor Orban è sicuramente fra i protagonisti più attivi della “nuova via della Seta” ossia del vasto sistema (in formazione) di rapporti economici che va dall’interscambio commerciale (in forte crescita) ai sistemi di distribuzione delle merci cinesi in centro-est Europa, agli accordi per realizzare infrastrutture strategiche.

Budapest aspira a diventare la Venezia del XXI° secolo?

I dati sono incoraggianti. Nel 2015, la Cina è stata il terzo fornitore di beni e servizi (dopo Germania e Austria) dell’Ungheria. Mentre, è in corso di realizzazione (nonostante le difficoltà frapposte da Bruxelles) l’ambizioso progetto (valore 2,8 miliardi di dollari, finanziato dalla Cina) di una tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà (in tre ore) il porto ateniese del Pireo (acquistato dai cinesi) con Budapest, passando per Belgrado.

Apro una parentesi: Atene – Budapest in 3 ore! In Italia, il treno che collega Agrigento con Siracusa (le due più importanti capitali del turismo archeologico siciliano) ci mette 9 ore e 15 minuti per poco più di 200 km!!!

Basta questo esempio per avere l’idea dell’abisso che ci separa dalle altre  realtà e progettualità  europee.

Nei Paesi del centro-est europeo la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.

Giovedì (30/11) il premier cinese sarà a Sochi (Russia) per partecipare al 16° Consiglio dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organization, un altro organismo multilaterale assai più importante di Ceec. Come si vede qualcosa si muove in Oriente. Nell’immaginario dei popoli europei sta tornando l’attenzione verso queste grandi realta. In particolare, verso Cina e Russia che insieme totalizzano quasi 1/3 della popolazione mondiale e circa il 60% delle terre emerse, costituendo il più vasto e attraente aggregato economico-territoriale e quindi grandi possibilità di sbocco per le produzioni e di lavoro per i giovani dei “16” Paesi del Forum. Capirete che non è poco. Chi perde questo “treno” rischia di non vederne arrivare un altro.

(Budapest, 28 novembre 2017)

Lista dei Paesi Ceec: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,  Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania e Ungheria.

 

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