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Educazione e Cultura

Questa categoria contiene 295 articoli

Perduto Yemen: Un film di Aldo Piroso

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L’eredità di Gandhi: Vita, visione, ecologia, della “grande anima”.

di Max Strata

Nell’aria bollente di una Delhi a 40°, dopo aver percorso a piedi l’arteria urbana che con il suo traffico incessante corre fino al Red Fort mostrando senza soluzione di continuità un desolato groviglio umano di indigenti distesi all’ombra degli alberi, ho varcato l’ingresso presidiato dai militari e sono entrato nel Rajghat, il luogo in cui Mohandas Karamchand Gandhi è stato cremato.

Il memoriale, costituito da una pietra nera e lucida ornata da fiori di tagete e protetta da un muretto bianco, si raggiunge dopo aver lasciato le scarpe ad un omino ossuto e senza denti che per una cifra simbolica ti permette l’ingresso. Continua a leggere

VIVA LE DONNE SVIZZERE!

di Rita Pantoni

ILLECITO

QUI LE DONNE SONO IL 50,4 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE, ma in parlamento sono solo il 32 per cento. D’altra parte possono votare dal 1971, e neppure in tutto il paese. L’uguaglianza tra uomini e donne è stata sancita dalla costituzione nel 1981.

L’ABORTO È STATO DEPENALIZZATO NEL 2002. Continua a leggere

Il giornalista israeliano Gideon Levy sulla mozione che definisce “antisemita” il BDS. “La Germania ha appena criminalizzato la giustizia”

(da L’Antidiplomatico)

Il 17 maggio il Bundestag, il parlamento tedesco, ha adottato una mozione che condanna il BDS, definendolo “antisemita”. Questa risoluzione non vincolante, proposta dai cristiano-democratici e dai socialdemocratici di centro sinistra, che fanno parte della coalizione al potere, ha raccolto l’appoggio di diversi partiti tedeschi, tra cui il partito liberal-democratico e i Verdi. Il partito di estrema destra AfD (Alternativa per la Germania) ha presentato una propria mozione che chiedeva la messa al bando totale del movimento BDS, mentre il parDie Linke, non ha appoggiato la mozione del governo, ma ne ha presentato una propria che chiedeva una condanna di tutte le dichiarazioni antisemite del BDS.

Su questa mozione riportiamo l’articolo di Gideon Levy pubblicato sul giornale israeliano Haaretz e divulgato in Europa dal sito dell’Unione Juive Francais pour la Paix. Continua a leggere

LA NUOVA STAGIONE DEL COMUNISMO: RIPENSARE MARX, RISCOPRIRE LA LOTTA DI CLASSE, RILANCIARE I MOVIMENTI REALI

di Giovanni Bruno

Marx 201. Ripensare l’alternativa è il titolo del bel convegno, estremamente ricco e variegato, che si è svolto a Pisa da mercoledì 8 a venerdì 10 maggio. Si è trattato di una tre giorni, con nove sessioni di discussione, organizzata da Alfonso Maurizio Iacono, filosofo e professore ordinario dell’Università di Pisa, e da Marcello Musto, uno tra i più significativi studiosi attuali di Marx su scala internazionale: l’idea fondamentale è stata quella di ripercorrere e recuperare alcune definizioni del pensiero di Marx, a partire da categorie e tematiche fondamentali, “depurandolo” dalle incrostazioni derivanti dalle interpretazioni e dalle piegature storico-politiche novecentesche dei molteplici marxisti e marxismi, per tornare alle radici del suo pensiero. L’altro aspetto che ha caratterizzato il convegno è la volontà di coniugare la dimensione politica con quella teorico-scientifica, mettendo in relazione le analisi e la visione della storia di Marx con alcuni della variegata galassia dei movimenti e delle forme di resistenza al dominio del capitale che si sono manifestate in questo scorcio di inizio XXI secolo. Continua a leggere

L’INQUIETA RICERCA DEL POPOLO PERDUTO

di Guido Caldiron (da Il Manifesto del 26/5/19)

Intervista. Nel giorno del voto europeo, parla il sociologo francese Christophe Guilluy, autore del libro «La società non esiste» (Luiss University Press). «Nei miei lavori, ho introdotto la nozione di «insicurezza culturale» per dimostrare che, soprattutto in un ambiente popolare, non è tanto la relazione con l’«altro» che pone un problema quanto l’instabilità demografica che induce la paura di diventare minoranza e di perdere un capitale sociale e culturale cui si dà molta importanza»

Controverso protagonista del dibattito intellettuale e politico francese, dopo aver proposto, a partire da La France périphérique (Flammarion, 2015), la sua lettura della nuova geografia sociale dell’Occidente globalizzato, il sociologo Christophe Guilluy traccia in La società non esiste (Luiss University Press, pp. 184, euro 20) genesi ed effetti di quella che introduce come «la fine della classe media occidentale». Per Guilluy, l’attuale ondata populista rappresenta in questo senso solo la punta dell’iceberg di un risentimento diffuso presso la ex classe lavoratrice, privata di ruolo e «status» e marginalizzata perfino sul piano geografico lontano dai centri delle metropoli globali. Continua a leggere

Paul Baran, “Il ‘surplus’ economico”

di Alessandro Visalli

Il libro di Paul Alexander Baran è del 1957 ed è un classico del pensiero marxista americano dello sviluppo. Il sottotitolo in italiano dell’opera è “e la teoria marxista dello sviluppo” (in inglese “The political economy of growt”) ed è una delle matrici intellettuali della teoria dello sviluppo, ripresa da autori fondamentali come Andre Gunder Frank[1], Samir Amin[2], ed in parte Giovanni Arrighi[3]. Nel 1966, due anni dopo la morte, viene pubblicata l’opera per la quale è più famoso in Italia, ovvero “Il capitale monopolistico”, con Paul Sweezy”.

Baran è negli anni sessanta l’unico economista di ruolo negli Stati Uniti ad ispirarsi alla teoria marxista, è ordinario a Stanford dal 1951 fino alla morte. Dalla sua biografia si ricava il padre menscevico che lascia la Russia nel 1917, gli studi ed il dottorato a Berlino nel 1933 (quando lui, nato nel 1909 ha 24 anni), quando incontra e discute con Rudolf Hilferding, la fuga a Parigi e poi in Urss. Poco prima dell’invasione tedesca l’arrivo negli Stati Uniti e l’iscrizione ad Harvard, il lavoro con Galbraith e poi al Dipartimento del Commercio ed alla Fed di New York. Dal 1949 è a Stanford e collabora con Monthly Review di Sweezy e Leo Huberman. Nel 1960, dopo questo libro, visita Cuba, poi Mosca, l’Iran e la Jugoslavia. Mentre lavora al “Capitale Monopolistico” muore improvvisamente per un attacco di cuore. Continua a leggere

Gli uomini di Bannon contro il Papa. Si gira tra la Certosa di Trisulti e Caracas il sequel de “Il nome della rosa”

di Mario Castellano

In un nostro precedente articolo, abbiamo tracciato un parallelo tra i “borsisti” che Steve Bannon riunisce nella “sua” Abbazia di Trisulti, ormai assurta a tutti gli effetti al rango di un Vaticano tradizionalista alternativo ed i “contractors” spediti dal Governo degli Stati Uniti a destabilizzare il Venezuela.

E’ davvero un peccato che Umberto Eco non sia più tra noi: se fosse vivo, ambienterebbe nella Certosa della Ciociaria un “sequel” de “Il Nome della Rosa” ambientato ai nostri giorni: nei panni di Jorge, figurerebbe il “Piccolo Inquisitore” Padre Serafino Maria Lanzetta F. I.: il quale probabilmente troverà a Trisulti l’agognato “ubi consistam”. Continua a leggere

La Gran Bretagna ha dichiarato lo stato di “emergenza climatica”. Approvata la mozione di Corbyn.

La Camera dei Comuni anglosassone ha proclamato lo stato di “emergenza climatica”, accettando la mozione che era stata presentata dal leader laburista Jeremy Corbyn: un passo storico per la Gran Bretagna, che diventa così il primo paese al mondo ad aver dichiarato che sì, il problema climatico esiste e va preso di petto.

È chiaro che questa proclamazione non dovrà restare solo sulla carta se si vogliono dare risposte concrete ed efficaci alla sfida dei cambiamenti climatici, ma è un primo passo destinato – almeno in potenza – a cambiare le regole del gioco e a rimettere al centro dell’agenda politica il tema dell’ecologia. Continua a leggere

PAOLO CINANNI. UN ALLEATO PREZIOSO DELLE NUOVE GENERAZIONI

di Peter Kammerer


Importante il suo impatto nel dibattito nazionale e internazionale sia sull’emigrazione, sia sulla questione contadina nel secolo passato. Peter Kammerer ricorda un dirigente politico, testimone, narratore e pittore nonché studioso di primissimo ordine.

Costretti all’emigrazione. Difficile immaginarsi la situazione reale nella quale vivevano allora i contadini del Sud.

 

Urbino/Roma – Paolo Cinanni (1916-1988) è una figura emblematica per capire il “secolo breve” in Italia, in particolare il rapporto Nord-Sud e l’emigrazione di massa che dal Sud d’Italia si indirizza non solo verso il Nord, ma raggiunge, si può dire, tutte le parti del mondo. Il volume Emigrazione e imperialismo (1968), l’opera principale di Cinanni, tradotto in varie lingue, porta la dedica: “A mio padre, emigrato per ben sei volte oltreoceano, che ho conosciuto all’età di nove anni e per pochi mesi soltanto, prima che morisse del male contratto nell’emigrazione” . È il riassunto telegrafico di una tragedia, ma anche di una epopea calabrese e italiana che coinvolgerà Paolo per tutta la sua vita come dirigente politico, testimone, narratore e pittore nonché studioso di primissimo ordine.

Paolo Cinanni (1916-1988)

Nato a Gerace il giorno della conversione di San Paolo, i genitori compiono tutti i riti richiesti perché il neonato acquisti la “virtù di sampaolaro”, cioè il potere di farsi ubbidire dalle serpi. Con il racconto di questo fatto e della “consacrazione” del fanciullo avvenuta anni dopo, Cinanni inizia i suoi saggi biografici Il passato presente (1986).

 

1. Emigrato a Torino

A 13 anni insieme alla madre e le tre sorelle Paolo lascia Gerace, centro della Magna Grecia e di un mondo contadino quasi pagano, per trasferirsi a Torino. Dopo il nonno e dopo il padre Paolo fa parte della terza generazione di migranti. L’impatto con la “civiltà industriale” fu crudele. Facendo il ragazzo-fattorino Cinanni vuole realizzare il suo sogno di frequentare l’Accademia navale per arruolarsi poi in marina. Il giorno stesso in cui fu accolta la sua domanda (il 24 giugno 1930) la ruota di un tram gli stritola la gamba sinistra che deve essere amputata. Riesce ancora a frequentare i tre corsi della scuola media-inferiore prima di cadere gravemente ammalato di tubercolosi. Sta per due anni in un sanatorio (1933/1934). Quando uscirà, due delle tre sorelle moriranno di tisi.

Tutta questa storia poteva finire in una delle tante tragedie migratorie anonime che non lasciano nemmeno traccia, se non ci fosse lo spirito ribelle di Paolo che resiste sia alla miseria, sia alla quotidiana aggressività xenofoba di Torino, e se non ci fosse il miracolo del suo incontro con Cesare Pavese appena tornato da un confino passato “in quella stessa costa ionica calabrese da cui ero emigrato”, racconta Cinanni . Paolo risponde alla curiosità del poeta impegnato nella rielaborazione della sua esperienza di un Sud sconosciuto, come anni dopo avverrà nell’amicizia che si svilupperà tra Cinanni e Carlo Levi. Pavese gli offre lezioni private (dopo poco tempo gratuite) per far recuperare al suo allievo la maturità classica. È l’aprile del 1936, Paolo ha 20 anni, Pavese 28. Abitano nella stessa Via Lamarmora, al numero 20 Cinanni, al numero 35 Pavese .

Dopo il 1935 nasce (politicamente) in Italia una “nuova generazione” antifascista che colpita dalla guerra d’Abissinia e soprattutto dalla guerra in Spagna cerca il contatto con il partito comunista. Cinanni è un antifascista “autodidatta” e viene arrestato nell’ ottobre 1936 per la diffusione di volantini molto ingenui sul suo luogo di lavoro negli uffici di una Assicurazione. Nell’interrogatorio la polizia gli fa tanti nomi a lui sconosciuti: Montagnana, Capriolo, Pajetta, Guaita e altri. Rilasciato, Paolo cerca a mettersi con le dovute cautele in contatto con questi e con il partito comunista della cui esistenza ha avuto conferma tanto autorevole, cosa che gli riesce grazie a Pavese e Ludovico Geymonat. Così conosce Elvira Pajetta (1887-1963), insegnante, madre di tre figli comunisti. Con uno di loro, Gaspare, che cadrà nel 1944, Cinanni stringe amicizia e con Elvira lavora a organizzare il “soccorso rosso”. Partecipa all’organizzazione degli scioperi del marzo 1943 e dopo l’8 settembre della partenza di chi va in montagna a formare le bande partigiane. Diventa commissario politico di una di queste nella provincia di Cuneo e entra in clandestinità. Poi il partito lo manda a Torino e Milano per collaborare con Eugenio Curiel nel Fronte della Gioventù. Si trova a Milano il 25 aprile per far uscire il primo giornale della liberazione mentre ancora sparano i cecchini fascisti.

Attraverso la lotta e la solidarietà il giovane calabrese ha scoperto “tutto un mondo e una umanità nuovi” . Si è pienamente “integrato” (si direbbe oggi). Dall’esperienza di una lotta comune vissuta intensamente e dalla lettura dei classici del marxismo Cinanni impara il valore di “unità operaia”, dell’integrazione dei lavoratori immigrati nella classe della quale fanno parte e della loro emancipazione in una lotta sociale e condivisa .

 

2. Ritorno in Calabria

Dopo la liberazione il partito comunista lo manda nel Sud, proprio perché figlio di contadini meridionali. Sarà un dirigente delle lotte per la terra dal 1946 al 1953 in Calabria, poi fino al 1956 in Piemonte e di nuovo al Sud dal 1956 al 1962 come segretario dell’Associazione dei Contadini del Mezzogiorno d’Italia (ACMI) e dal 1962 al 1965 come segretario di una federazione calabrese del PCI . In questo periodo e in queste funzioni ha dovuto rispondere in 38 processi “per occupazione di terre”, “istigazione all’odio fra le classi”, “sfilata non autorizzata di carri agricoli” e altre azioni considerate “delitti politici”.

„Strage di Stato a Melissa“ – dipinto di Paolo Cinanni 1979 (stampo in bianco/nero da M.C. Monteleone „La pittura di Paolo Cinanni“)

La repressione dello Stato e delle sue forze dell’ordine asservite al potere dei proprietari terrieri fu durissima. Il 29 ottobre 1949 a Melissa i carabinieri sparano sui contadini che hanno occupato le terre incolte del barone Berlingieri ammazzando Giovanni Zito di 15 anni, Francesco Nigro di 29 anni e una ragazza, Angelina Mauro di 23 anni. Ci sono 15 feriti. Il fatto, che costituisce solo il culmine di una lunga catena di azioni repressive, viene ricordato da Cinanni non solo nei suoi scritti, ma anche in un quadro bellissimo e di grande suggestione. Si trova oggi, se non sbaglio, esposto a Melissa.

Difficile immaginarsi la situazione reale nella quale vivevano allora i contadini del Sud. Quando Carlo Levi la racconta al suo rientro dal soggiorno obbligato in Lucania, incontra incredulità e ignoranza . Cristo si era veramente fermato a Eboli. Eppure già a partire dal 1943 il mondo contadino meridionale è in agitazione. Ci sono sommosse e ribellioni, masse di contadini affamati sono pronte ad occupare le terre e a “entrare nella storia”. La questione dell’emancipazione dei contadini investe tutta l’Italia. Le loro lotte per la terra e nuovi patti agrari e le loro migrazioni nelle città diventano uno dei grandi temi della letteratura italiana da Vittorini a Pasolini, da Pavese a Silone.

Il destino di questi uomini e la fine di una cultura millenaria lasciano una traccia indelebile in tutte le grandi opere artistiche dell’epoca. Politicamente la questione si presenta come necessità di grandi riforme riconosciuta da tutti i partiti democratici e perseguita con particolare impegno dal movimento operaio. Ma il progetto delle “riforme di struttura” viene travolto dal “miracolo economico” e il Sud uscito dalla miseria materiale del “sottosviluppo” non uscirà fino ad oggi dalla miseria di una economia marginale e dipendente.

Dopo i grandi “scioperi a rovescio” organizzati Comune per Comune nell’ estate 1949 e dopo i fatti di Melissa il governo non riesce più a eludere una riforma agraria. La promuove spezzettata in varie leggi (la legge Sila del 12 maggio 1950 e la legge stralcio del 21 ottobre 1950) e provvedimenti, senza che il sistema fondiario italiano subisse delle modifiche sostanziali. Infatti, “la celebrata riforma agraria si fermò ai primi espropri di circa 700.000 ettari (su una superficie di totale di 27 milioni), lasciando poi gli assegnatari privi di assistenza tecnica e di sostegno economico” .

Negli anni che seguono Cinanni, segretario dell’associazione dei Contadini del Mezzogiorno d’Italia (ACMI), arricchisce la propria visione di una grande riforma delle strutture agrarie rivolgendo la propria attenzione alla questione delle terre demaniali e degli usi civici. Con le leggi eversive della feudalità antichi diritti e forme di godimento collettivo vengono trasformate in proprietà privata moderna, ma questo processo durato tutto l’ottocento e non ancora concluso è stato caratterizzato in gran parte da usurpazioni, espropri, truffe e violazioni ai danni della popolazione contadina. Le frequenti occupazioni delle terre in anni di crisi, ritenute “spontanee” e perfino casuali, corrispondono in realtà a rivendicazioni antiche della popolazione su terre precise.

È la memoria dei contadini che guida le occupazioni diventando una leva della loro resistenza allo sviluppo capitalistico. La stessa strage di Melissa è avvenuta su un fondo assegnato dalla legislazione napoleonica del 1811 per metà al Comune, ma occupato abusivamente per intero dalla famiglia Berlingieri. La questione dei vari “residui feudali” interessa tutte le regioni d’Italia. Le “terre pubbliche” (a vario titolo) rappresentano “circa un terzo della superficie agraria e forestale del paese” . Un riordino generale del regime della proprietà fondiaria potrebbe fare di queste terre il volano di sviluppo di una moderna silvicoltura, della zootecnia, e di un nuovo rapporto tra aziende agricole e industria alimentare .

Un compito immenso mai affrontato in Italia organicamente, ma di grande attualità oggi se si tiene conto della svolta ecologica e della necessità di sistemare vasti territori abbandonati e al contempo di promuovere una agricoltura moderna e biologica. L’Italia e le sue classi dirigenti invece hanno scelto un modello di sviluppo basato sull’ emigrazione di massa, sulla devastazione chimica delle terre fertili e sul degrado di vasti territori ritenuti un “osso” da abbandonare.

Probabilmente la sconfitta di una politica delle “riforme di struttura” (riforma agraria, riforma urbanistica, riforma delle imprese pubbliche, riforma dello stato e ordinamento regionale ecc.) era inevitabile. Come anche l’esodo di milioni di contadini dalle campagne. Evitabile invece sarebbe stata la graduale rinuncia alla lotta per le riforme, in particolare la riforma agraria, in nome di un realismo politico che si sentiva appagato da successi elettorali e da compromessi siglati nel parlamento. Paolo Cinanni con la sua combattività, “testardo e cocciuto nelle discussioni” , pian piano viene emarginato (e la rimozione continua tutt’ora, se la sua attività e perfino i suoi libri vengono, cosa incredibile, sottaciuti nel recente volume di Franco Ambrogio Venti di speranza).

Dopo un periodo in Piemonte alla testa delle “passeggiate dimostrative”, cioè di blocchi stradali mobili per conquistare misure in favore dei piccoli coltivatori diretti, torna a Catanzaro per dirigere la federazione comunista. Si dimette da questo incarico nel 1965, non avendo potuto contrastare alcune candidature “trasformiste” appoggiate dai vertici del partito. Aveva lasciato già nel 1962 l’ACMI quando il PCI decise di unificare le due organizzazioni che finora rappresentavano distintamente i contadini del Nord e quelli del Sud. Trascurando la specificità della condizione contadina del Sud, l’organizzazione si è trasformata in un semplice ufficio assistenziale incapace di incidere sulla trasformazione delle campagne meridionali .

 

3. Dirigente FILEF

Su richiesta di Giancarlo Pajetta nel 1965 Cinanni lascia la Calabria e lavora per la diffusione di “Rinascita”. La sua speranza che la rivista teorica del PCI volesse anche avvalersi di “un compagno di origine proletaria e meridionale, che aveva accumulato una certa esperienza in grandi lotte di massa” viene vanificata . Rispetto ai tempi di Secchia il PCI ha cambiato (rinnovato, si dice) la sua politica di reclutamento e di formazione dei quadri. La componente operaia sopravvive solo nelle formule rituali ancora usate largamente, ma non nella realtà e non nella vita intellettuale e culturale del partito. Cambiano le forme e i contenuti della militanza e il partito non sa più che fare dell’esperienza dei vecchi compagni. Ma, ironia della storia, proprio così perderà anche il contatto con i giovani sia operai che studenti e le loro lotte di massa che esploderanno nel 1968.

Come è costume nel partito, Cinanni accetta disciplinatamente il ruolo assegnatogli. Sono “gli anni più brutti della mia vita di lavoro nel Partito” . Dopo venti anni non ha più incarichi direttivi, non fa più parte del comitato centrale del partito, ma continua ad occuparsi corpo e anima del grande tema della sua vita: l’emigrazione. Ne fa la chiave fondamentale per analizzare non solo la storia del capitalismo, ma anche la dinamica del suo sviluppo più recente e della stessa globalizzazione. In un momento in cui il partito comunista non parla più di “imperialismo” e i giovani si entusiasmano per il mito del “Che”, Cinanni pubblica il suo Emigrazione e imperialismo (1968). Una analisi di grande respiro che pochi anni dopo sarà integrata dal volume Emigrazione e unità operaia(1974).

Cinanni si rende conto che l’esodo biblico partito dalle campagne europee verso altri continenti, un esodo che ha interessato nel periodo 1851-1950 più di 50 milioni di emigranti, non è un fenomeno destinato ad esaurirsi ma che si ripeterà in dimensioni maggiori, in direzioni e in forme nuove, finché la dinamica capitalistica continua a trasformare la terra secondo le sue leggi. L’Italia per la dimensione assunta sia dalle dinamiche di espulsione, sia dalle forze di attrazione è oggettivamente un luogo privilegiato per studiare gli spostamenti di popolazione, sia l’esodo dalle campagne, sia l’afflusso nelle grandi città.

Cinanni descrive le forme storiche assunte da questi processi. Il suo rigore teorico è sempre accompagnato da esperienze concrete: l’esempio della Calabria, il suo confronto con la questione irlandese, il destino sociale dei contadini sradicati, lo sviluppo disuguale che favorisce le aree di sviluppo penalizzando le zone di esodo proprio attraverso il trasferimento di forza lavoro. Nel periodo in cui Cinanni scrive, il disegno di questi movimenti era chiaramente riconducibile ai processi di industrializzazione e all’evoluzione dei mercati nazionali di lavoro. Oggi sono cambiate profondamente sia le dimensioni quantitative, ma anche la complessità sociale dei fenomeni migratori. Una ragione in più per confrontarsi con l’opera di Cinanni. Anche con la sua particolare dimensione politica-umana.

Carlo Levi e Paolo Cinanni furono alla guida della “Federazione lavoratori emigranti e famiglie”. Fu Cinanni a pronunciare l’orazione funebre dell’autore di “Cristo s’è fermato ad Eboli”. Nella foto Levi in Lucania

Infatti, Cinanni non ha mai fatto ricerca per la ricerca. Il suo obiettivo di fondo è stato sempre l’emancipazione dei lavoratori, dare dignità a masse sradicate dalla loro terra (“quel volgo disperso e senza nome” scriveva Carlo Levi), far diventare gli stessi migranti ribelli ad una esistenza subalterna e protagonisti del proprio destino. Con questi obiettivi Cinanni si trova nel 1967, insieme a Carlo Levi, tra i fondatori della FILEF, la Federazione Italiana Emigranti e Famiglie. Compito della Federazione è tutelare i diritti dei migranti con particolare riferimento alla famiglia (si pensi ai problemi di scuola per i figli e in generale alla questione dei ricongiungimenti familiari) e contribuire alla formazione di una coscienza nella prospettiva di riscatto e unità di tutti i lavoratori.

Sono anni in cui l’emigrazione italiana va cambiando ma rimane uno dei problemi fondamentali delle società di arrivo e delle società di partenza. Si aprono nuovi spazi per l’organizzazione degli emigrati stessi appoggiata materialmente e idealmente dal mondo politico italiano e dalla chiesa. Negli anni ’60 e ’70 Cinanni diventa una figura di primo piano dell’associazionismo italiano intervenendo con grande impegno nelle campagne dei referendum “antistranieri” in Svizzera, nella promozione di una Conferenza Nazionale dell’Emigrazione che si terrà in ritardo e con pochi risultati nel 1975; nella politica sociale della Comunità europea e nelle politiche delle Regioni italiane tese a favorire il rientro degli emigrati. Insieme a Giorgio Baratta l’ho conosciuto quando i suoi libri furono tradotti in Germania; abbiamo collaborato per anni ai suoi seminari e alle sue lezioni all’Istituto di Filosofia dell’Università di Urbino; lo abbiamo visto lavorare sul testo di Pavese con Danièle Huillet e Jean Marie Straub nel film Dalla nube alla resistenza(1979). Difficile sopravalutare il suo impatto nel dibattito nazionale e internazionale sia sull’emigrazione, sia sulla questione contadina.

 

4. Questioni irrisolte

Paolo Cinanni non ha visto la fine poco gloriosa del Partito comunista e tutti i cambiamenti politici e sociali che ci costringono oggi a rivedere tutte le questioni irrisolte del ‘900. Che vengono rimosse, ma non superate. Che si presentano irriconoscibili ai nostri occhi perché vestiti in forme nuove e in dimensioni inconsuete. Basti pensare che l’Unione Europea rischia il collasso per l’impatto con flussi migratori non più classificabili secondo i vecchi criteri ma tutt’ora corrispondenti ai meccanismi creati dallo sviluppo disuguale, dalla distruzione delle campagne e dall’attrazione esercitata dalla concentrazione delle produzioni moderne. La stessa fragilità del territorio italiano che si scopre a sorpresa con ogni temporale o maltempo rimanda alla vecchia questione agraria e contadina, cioè alla mancata sistemazione delle terre demaniali e non.

La cancellazione del mondo contadino antico è solo il preludio di una distruzione generale del passato che oggi minaccia il futuro dell’umanità e lo stesso “senso umano” delle cose. Questo significa che alle nuove generazioni spetta un compito politico e culturale immenso al quale non le abbiamo preparate. Sono loro che devono scoprire le vecchie questioni per poter affrontare quelle nuove. Sono loro che possono trovare in figure come Paolo Cinanni, e nelle sue opere, un alleato prezioso.

(Il testo è stato pubblicato nella rivista ASEI 15/19 – Archivio Storico dell’Emigrazione Italiana/Edizioni Sette Città)

 

Opere di Paolo Cinanni:
Le terre degli Enti, gli usi civici e la programmazione economica, Roma, Alleanza nazionale dei contadini, 1962.
La funzione del comune rurale per il progresso dell’agricoltura, Roma, Alleanza nazionale dei contadini, 1962.
Emigrazione e imperialismo, Roma, Editori Riuniti, 1968, 1971, 1975 (trad. tedesca: Emigration und Imperialismus, München, Trikont, 1968).
Emigrazione e unità operaia, Milano, Feltrinelli, 1974, 1976 (trad. tedesca: Emigration und Arbeitereinheit, Frankfurt/M, Cooperative, 1979).
Lotte per la terra e comunisti in Calabria 1943/1953, Milano, Feltrinelli, 1977.
Lotte per la terra nel Mezzogiorno 1943/1953, Venezia, Marsilio Editori, 1979.
Il passato presente (una vita nel P.C.I.), Marina di Belvedere (CS), Grisolia Editore, 1986.
Il partito dei lavoratori, Milano, Jaca Book, 1989.
Abitavamo vicino alla stazione, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005.
Che cos’è l’emigrazione. Scritti di Paolo Cinanni, Roma, FILEF, 2016 (scaricabile in forma pdf)

 

(su Peter Kammerer, vedi qui ) Zur Person von Peter Kammerer siehe hier

Vedi anche il testo di Luigi Pandolfi e Romano Pitaro „Quando Paolo Cinanni, il nemico numero uno del latifondo, fu isolato dal PCI.“ nel sito Calabriaonweb.it

Per Cinanni pittore vedi il saggio di Maria Carmela Monteleone „La pittura di Paolo Cinanni

 

 

FONTEhttp://cluverius.com/paolo-cinanni-un-alleato-prezioso

Venezuela: A Caracas il boomerang golpista

Grande mobilitazione popolare a favore del governo Maduro nella giornata del 1° Maggio 2019

di Marco Consolo

C’è una calma tesa in queste ore a Caracas, capitale del Venezuela dopo l’ennesimo strano tentativo di golpe. In realtà, più che di un golpe si è trattato di uno show pubblicitario, mediatico, con nessuna consistenza. Lo spettacolo era cominciato alle 4 di mattina del 30 aprile, con un video dell’auto-proclamato presidente Guaidó  che incitava all’offensiva finale (sic) dell’”Operazione libertà”. Al suo fianco Leopoldo López, compagno di merende e dirigente dell’opposizione golpista. López, fino ad oggi agli arresti domiciliari per le sue responsabilità nelle manifestazioni violente del 2014 che hanno causato la morte di 43 persone. Vista la mala parata, Leopoldo a metà giornata è scappato prima nell’ambasciata del Cile di Piñera e poi in quella spagnola.  Nel video, in secondo piano, un gruppetto sparuto di persone in uniforme. Continua a leggere

Venezuela, Ex Vice Segretario Onu: “Il disperato minigolpe di Guaidò è fallito prima di nascere”

L’ex Vicesegratario dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite Pino Arlacchi si trova in questo momento a Caracas. Questo il suo commento sul nuovo tentativo di golpe da parte dell’estrema destra al servizio degli Stati Uniti.

“Eccomi qui,a Caracas,in mezzo al disperato minigolpe di Guaidó, fallito ancora prima di nascere e condannato dalla comunità internazionale, dalle forze armate del paese e dalla stragrande maggioranza dei venezuelani. L’UE deve ritirare l’avventato riconoscimento del golpista.”

In questo intervento alla Camera del Deputati del 16 aprile scorso, Arlacchi in pochi minuti smontava le migliaia di fake news che inondano l’etere ogni giorno per sostenere l’insostenibile: le posizioni golpiste.

 

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_ex_vice_segretario_onu_il_disperato_minigolpe_di_guaid__fallito_prima_di_nascere/82_28203/

Venezuela, l’ennesimo tentativo di golpe e il PD

di Pino Cabras*

Poche ore dopo che il politico dell’opposizione venezuelana Juan Guaidò ha pronunciato un tentativo di colpo di Stato militare, il primo soccorso internazionale è giunto dallo spicchio piddino della Camera dei deputati italiana, per voce di Lia Quartapelle Procopio, la quale ha fatto appello al governo Conte affinché appoggi il golpe in nome della libertà. Non avevo fin qui mai sentito in presa diretta un intervento così smaccatamente in favore di un putsch. Questo avviene mentre il governo spagnolo, che pure aveva “riconosciuto” Guaidò, dichiara solennemente che «non appoggerà nessun golpe militare». Continua a leggere

Ipocrisia a Notre Dame

Aditya Chakrabortty 

Mentre i nostrani benpensanti si scandalizzano per la contestazione dei Gilet Gialli contro la raccolta fondi dei miliardari francesi per la chiesa di Notre-Dame, un articolo del Guardian denuncia l’impostura di questa operazione.

Le donazioni dei miliardari trasformeranno Notre-Dame in un monumento all’ipocrisia – di Aditya Chakrabortty (da: The Guardian)

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Circa Ada Colau, “Agenda Urbana e neomunicipalismo”

di Alessandro Visalli

L’alcaldesa di Barcellona, Ada Colau, è certamente una star, ed è portatrice di una linea politica di successo nella grande e cosmopolita città metropolitana di Barcellona. Questa linea unisce creativamente assi portanti di lungo periodo nella politica del ayuntamiento catalano, come il conflitto con lo Stato centrale madrilista per l’attrazione -o la rivendicazione- di capitali pubblici, con temi consolidati della sinistra ‘radicale’ internazionale, come il carattere progressivo della modernizzazione e per essa dei centri “avanzati” nel capitalismo immateriale, in transizione verso la logica dei “commons”. Il secondo è un grande tema, con immenso portato di riflessioni, alcune di grande valore, verso il quale non intendo proporre una sommaria liquidazione, ma che appare in qualche modo confutato dagli eventi (la modernizzazione non ha portato avanzamento e le classi creative non hanno preso il comando del capitale, casomai è avvenuto il contrario). Continua a leggere

ESSERE GERMANIA É DIFFICILE, ma é tempo di scegliere

di Vittorio Stano (Hanover)

L´insegnamento della storia nella scuola pubblica tedesca, nonostante l´impegno dei docenti comandati, coglie scarsi risultati tra gli studenti. Quarantun´anni d´insegnamento nella scuola pubblica di questo Paese mi permettono di affermare che il disinteresse della nuova generazione per i temi che riguardano il passato remoto e recente é stucchevole, ma questo é solo una parte del contenzioso piú generale che investe anche ambiti accademici e istituzionali. Continua a leggere

Cambiamento climatico: perché tutto può collassare.

di Max Strata 

La chimica-fisica dell’atmosfera funziona come un sistema complesso e diversamente non potrebbe essere all’interno delle complesse dinamiche che determinano il comportamento delle componenti fondamentali della vita su questo pianeta.

L’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento prodotto dai gas serra rilasciati dalle attività umane, in questo periodo storico ha effetti che si manifestano soprattutto alle alte latitudini e che nell’emisfero nord si esprimono provocando il disgelo dei ghiaccio marino e del suolo ghiacciato (il permafrost). Per quanto riguarda il permafrost, l’aumento della temperatura è in grado di mobilizzare gli idrati di metano (1) che vi sono contenuti. Continua a leggere

Massimo Villone: ITALIA, DIVISA E DISEGUALE. Regionalismo differenziato o secessione occulta?

Un instant-book del costituzionalista Massimo Villone, per capire cosè l'”Autonomia differenziata”, chi la vuole, quali effetti comporta.

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Un’Assemblea costituente per una democrazia costituzionale europea

di Claudio De Fiores – Franco Russo

Il Comitato esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC) ha ritenuto di dover offrire un contributo sui temi dell’Unione Europea (UE) in vista delle elezioni di maggio del Parlamento europeo. Al di là delle singole proposte – cittadinanza sociale, new deal ecc. ‒, alla base del documento ci sono due punti, tra loro strettamente connessi, meritevoli di approfondimento critico: la possibilità di riformare i Trattati e da qui la possibilità di avviare un processo di democratizzazione delle istituzioni dell’UE, per giungere a una vera democrazia parlamentare. Continua a leggere

VENEZUELA: il paese delle contraddizioni

di Anika Persiani (da Caracas)

Tutti vi dicono che in Venezuela la vita è carissima, che la delinquenza massacra l’economia e la quotidianità, che la gente cerca il cibo nella spazzatura.
Ebbene sì: la vita è carissima, dal momento che un pacchetto di farina di mais può arrivare a costare anche tre euro, e uno di farina di tipo zero forse
di più. Mentre uno stipendio è di circa cinque euro, con le oscillazioni dovute ai tassi di cambio massacrati dall’iperinflazione. Continua a leggere

SARA’ L’ECOSOCIALISMO A SALVARE LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA IN VENEZUELA?

di Marinella Correggia

L’unico ministro per l’ecosocialismo al mondo si trova in Venezuela, paese petrolifero da cento anni. Erik Rangel, in carica dal 14 giugno 2018, continua il suo lavoro mentre tutt’intorno la guerra economico-finanziaria al Venezuela (con durissime sanzioni) si intreccia con la disinformazione su scala planetaria e con i tentativi di destabilizzazione politico-militare (si pensi agli appelli dell’autoproclamato presidente Juan Guaidò affinché l’esercito si ribelli al presidente eletto Nicolas Maduro e magari gli Usa intervengano direttamente o tramite mercenari). Continua a leggere

VENT’ANNI FA, IL 24 MARZO 1999, INIZIAVA LA GUERRA NATO CONTRO LA JUGOSLAVIA

COME L’ITALIA CONQUISTO’ LO  «STATUS DI GRANDE PAESE».

di Manlio Dinucci

Il 24 marzo 1999, la seduta del Senato riprende alle 20,35 con una comunicazione dell’on. Sergio Mattarella, allora vice-presidente del governo D’Alema (Ulivo – Pdci – Udeur): «Onorevoli senatori, come le agenzie hanno informato, alle ore 18,45 sono iniziate le operazioni della Nato». Continua a leggere

Greta Thunberg: la posta egemonica e lo scontro per il mondo.

di Alessandro Visalli

In fondo è una storia come tante altre, banale. Una ragazzina di quindici anni che prende una idea semplice, in bianco e nero, e la sposa con l’entusiasmo dei suoi anni. Nasce in una famiglia di professionisti dello spettacolo (una cantante ed un attore) e traduce questa idea in performance. Queste performance, nativamente preordinate nel codice della società dello spettacolo, sono utilizzate da un sistema dei media sempre alla ricerca di eventi-mondo per costruire un prodotto efficace. Questo efficace prodotto viene ripreso e rilanciato, per i più diversi scopi, dalle più diverse forze ed organizzazioni. Continua a leggere

SE NON ORA QUANDO? Restano solo 11 anni: la lezione di Greta e il limite da non oltrepassare.

di Max Strata

Iniziamo dai numeri. Secondo i recenti calcoli effettuati dagli scienziati delle Nazioni Unite, la quantità di gas serra che possiamo ancora immettere in atmosfera per rispettare l’obiettivo degli accordi internazionali di Parigi, ovvero restare entro i 2°c di riscaldamento globale rispetto all’inizio dell’era industriale, verrà superata tra 11 anni. Continua a leggere

Presentazione del Manifesto di Patria e Costituzione

Gli interventi della presentazione del Manifesto di Patria e Costituzione, del 9 Marzo 2019

Il video della giornata di presentazione

 

 

 

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

cambiailmondo2012@gmail.com

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