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Geopolitica Conflitti Pace

Questa categoria contiene 1152 articoli

Incapaci di cambiare modello

di Tonino D’Orazio

Mi dispiace per Greta e per tutti quelli che ci credono, meno per il mio marcato pessimismo. Il problema planetario più grosso è l’economia e la nostra incapacità di passare da un modello a un altro. Cioè non possiamo cambiare modello e questa impossibilità è legata al modello stesso.

Il fallimento generale economico/ecologico, prima o poi, è più che certo e si rincorre da una crisi, ormai globale, a un’altra che ne assume le incapacità e le rilancia in debiti futuri e crisi future ricorrenti. Vi sono politiche da promuovere per evitare il collasso dei risultati delle disastrose politiche attuali?

Non siamo in grado di condurre politiche di prevenzione che richiederebbero un cambiamento radicale del e nel nostro sistema. Non si tratta di fare un po’ più lentamente di quanto già facciamo. Non si tratta di inquinare un po’ meno velocemente … con programmi ventennali alla fine inapplicati e inapplicabili, con una natura pressante. Si tratta di fare in modo totalmente diverso. Ma non possiamo. Continua a leggere

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Venezuela: Pasqualina Curcio smonta punto per punto le fake news della relazione Bachelet

di Pasqualina Curcio (*)

È diventata pratica abituale la politicizzazione e strumentalizzazione dei diritti umani come scusa, da parte degli Stati Uniti, per invadere territori e violare la sovranità. Nel frattempo, il Sistema delle Nazioni Unite, con discorsi ambigui, senza prendere posizione e senza nessun rispetto per il diritto internazionale, si è allineato al potere imperiale e agli interessi dei grandi capitali. Si è prestato alla politica della guerra. In modo vergognoso e ignominioso si è unito alla menzogna e alla manipolazione. In una parola è stato un complice.

L’umanità sta ancora aspettando la prova delle armi di distruzione di massa in Iraq, una menzogna che è servita a giustificare l’invasione di quel paese da parte degli Stati Uniti nel 2003, causando la morte di oltre un milione di persone. Continua a leggere

Venezuela. Appuntamento alle Barbados. Prosegue il dialogo tra governo e opposizione facilitato dalla Norvegia

La Norvegia ha annunciato ufficialmente che governo ed opposizione in Venezuela hanno accettato l’invito ad un nuovo incontro per cercare di intavolare un dialogo che metta fine alla lunga crisi che affligge il Paese.

In un comunicato del ministero degli Esteri norvegese in spagnolo si legge: “Informiamo che i principali attori politici del Venezuela hanno deciso di continuare il processo di negoziato facilitato dalla Norvegia”.
Le parti, aggiunge il documento, “si riuniranno questa settimana alle Barbados per avanzare nella ricerca di una soluzione concordata e costituzionale per il Paese. I negoziati si svolgeranno in modo continuo e veloce”. Continua a leggere

VENEZUELA: Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero chiede la sospensione delle sanzioni su medicinali e cibo.

Nell’ambito dei lavori della 43° Assemblea plenaria del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), nella giornata conclusiva di venerdì 5 luglio svoltasi alla Farnesina, sono stati approvati 3 ordini del giorno sulle problematiche degli italiani in Venezuela.

Il primo richiama la denuncia fatta dal Consigliere Nello Collevecchio nel suo intervento nella giornata di apertura del 3 luglio, con la richiesta di un’indagine sull’operato delle rappresentanze consolari di Caracas e Maracaibo nel periodo 2015-2019. (Vedi articolo) e (Video)

Il secondo richiede al Governo di adoperarsi per la sospensione delle sanzioni sull’importazione di medicinali e cibo e del blocco dei pagamenti internazionali su questi prodotti.

Il terzo richiama Governo e Regioni ad approntare adeguate misure di sostegno per gli italo-venezuelani che rientrano in Italia a seguito della grave crisi del paese e la possibilità di inserirli nelle misure attive come il Reddito di Cittadinanza, in deroga ai limiti temporali di residenza nel paese imposte dalla legge.

Tutti e tre gli ordini del giorno sono stati approvati all’unanimità dall’Assemblea plenaria del Cgie. Continua a leggere

Alessandro Vissalli e Carlo Formenti: Partito e classe dopo la fine della sinistra.

Questa, relazione, firmata da Carlo Formenti e Alessandro Visalli, è stata presentata all’Assemblea: “Oltre la sinistra. Lavoro, sovranità, autodeterminazione”, tenutasi a Roma il 15 giugno presso il Circolo dei Socialisti alla Garbatella.

Il testo di lancio dell’Assemblea recitava:

Dopo il lancio, a marzo, del Manifesto per la Sovranità Costituzionale il campo in formazione del neo-socialismo patriottico ha subito le tensioni della fase in corso. La frattura tracoloro che sono connessi al sistema-mondo capitalista (mondo finanziario, reti industriali transanzionali, segmenti superiori dell’economia della conoscenza), e coloro che restano ai suoi margini, respinti nelle tante periferie del nostro paese, è stata rimossa da alcuni in favore di un’immaginaria frattura tutta morale tra destra e sinistra. Per altri la ricerca del consenso, e la fretta di intercettarlo, ha prodotto un’interpretazione del ‘populismo di sinistra’ come mera tecnica, priva di un’analisi all’altezza della durezza dello scontro in essere.

Noi crediamo che il conflitto sia tra i ‘centri integrati’ nel mercato mondiale, organizzati gerarchicamente, e le ‘periferie’ che sono nella posizione di essere sfruttate da questi. E crediamo che questo conflitto apra una frattura insanabile che attraversa diagonalmente l’intero campo del capitalismo. Esso crea fenomeni interconnessi come l’estendersi della precarietà, l’erosione della capacità di sostenere una vita decente, il degrado fisico delle nostre città, periferie e campagne, l’abbandono dell’ambiente e il saccheggio indiscriminato, di risorse e uomini del mondo. Continua a leggere

“Flussi migratori recenti e tutele possibili”. Relazione di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER al convegno FAIM

Si è svolto venerdì scorso a Roma un importante seminario sull’ immigrazione e l’emigrazione, organizzato dal FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), un consesso che raggruppa oltre 100 organizzazioni rappresentative dell’emigrazione italiana in decine di paesi europei ed extra-europei e che in Italia sono impegnate anche sul versante immigrazione.

Il seminario ha fornito importanti elementi conoscitivi sulla dimensione migratoria globale e sulla nuova emigrazione italiana che si configura ormai come la terza grande migrazione dal nostro paese, ricominciata con l’inizio della crisi economica del 2007-2008 e che ha dimensioni analoghe a quella del dopoguerra.

Alcune sintesi delle altre relazioni presentate (che possono essere lette QUI). In questa occasione presentiamo quella di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER (Centro Studi Emigrazione Roma) dei Padri Scalabriniani, che fornisce un quadro complessivo e preciso delle persone in movimento sul pianeta, per origine e meta dei flussi ed individua una serie di orientamenti possibili per la gestione di un fenomeno che è destinato a proseguire e ad ampliarsi nei prossimi anni, coinvolgendo, come avviene già anche per molti paesi europei e l’Italia, anche milioni di residenti nei paesi sviluppati. Continua a leggere

L’attualità ingombrante della lotta di classe – in ricordo di Domenico Losurdo

Un anno fa, il 28 giugno 2018, si spegneva Domenico Losurdo. Nato a Sannicandro di Bari il 14 novembre 1941, Losurdo è probabilmente uno dei filosofi italiani più sottovalutati di sempre, sicuramente uno dei più scomodi. Radicale tanto nelle sue posizioni politiche (era membro del Partito Comunista Italiano) quanto nel suo modo di fare filosofia (più che di storia si occupava di controstoria), l’erudizione straordinaria delle opere che ci lascia in eredità rappresenta uno dei momenti più alti della cultura italiana dell’ultimo mezzo secolo. Continua a leggere

Don Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri…

Don Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri…

(Contro chi di presenta con il Rosario tra le mani, ma lascia affogare la gente in mano… Decidete, Cristiani, da che parte stare)

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Perduto Yemen: Un film di Aldo Piroso

Pillole economiche (30)

di Tonino D’Orazio

Che succede! Quasi 12.000 milioni di dollari in obbligazioni con rendimenti inferiori allo zero? (Dal Financial Times, la bibbia della finanza e dell’economia globale). Secondo i dati di Barclays il totale globale delle obbligazioni con rendimenti al di sotto dello zero si è avvicinato a 12 trilioni, raddoppiando rispetto al recente minimo dello scorso autunno. Ma chi, e perché, vuole perdere soldi? Appare all’orizzonte una nuova pesante crisi? (I dieci/undici anni ricorrenti fra una crisi e l’altra sono appena passati o lo stanno per fare). Una sola risposta. La paura. Continua a leggere

IL PAESAGGIO SUDAMERICANO DURANTE LA TORMENTA

di Rodrigo Rivas

Scrivere sulla situazione latinoamericana oggi cercando di evitare luoghi comuni e diffusi fideismi non è semplice. Comunque ci provo, pur sapendo che il punto di partenza e l’analisi sono sempre discutibili.

Due chiarimenti metodologici:

    • l’analisi congiunturale ha sempre una valenza breve. In questo caso l’ottobre 2019;
    • salvo cenno diverso, queste osservazioni si limitano al Sudamerica. Rimando il Messico e l’America centrale e caraibica, le cui dinamiche coincidono solo occasionalmente, ad un’altra occasione.

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EUROPA: TERZO POLO DELLO SVILUPPO MONDIALE

di Agostino Spataro  

Dalla crisi attuale non si esce con meno Europa, ma con più Europa. Ossia con l’avanzamento del processo unitario sulla base di un progetto di riforma, politica, sociale e istituzionale, mirato a realizzare il Terzo polo dello sviluppo mondiale, inteso non come una nuova entità egemone, ma come soggetto fautore di una crescita democratica, compatibile e diffusa nel mondo.

Dall’Atlantico agli Urali (e perché no al Pacifico), dal Mediterraneo al Circolo polare artico.

Si, avete letto bene: dall’Atlantico al Pacifico. Continua a leggere

Il giornalista israeliano Gideon Levy sulla mozione che definisce “antisemita” il BDS. “La Germania ha appena criminalizzato la giustizia”

(da L’Antidiplomatico)

Il 17 maggio il Bundestag, il parlamento tedesco, ha adottato una mozione che condanna il BDS, definendolo “antisemita”. Questa risoluzione non vincolante, proposta dai cristiano-democratici e dai socialdemocratici di centro sinistra, che fanno parte della coalizione al potere, ha raccolto l’appoggio di diversi partiti tedeschi, tra cui il partito liberal-democratico e i Verdi. Il partito di estrema destra AfD (Alternativa per la Germania) ha presentato una propria mozione che chiedeva la messa al bando totale del movimento BDS, mentre il parDie Linke, non ha appoggiato la mozione del governo, ma ne ha presentato una propria che chiedeva una condanna di tutte le dichiarazioni antisemite del BDS.

Su questa mozione riportiamo l’articolo di Gideon Levy pubblicato sul giornale israeliano Haaretz e divulgato in Europa dal sito dell’Unione Juive Francais pour la Paix. Continua a leggere

LA NUOVA STAGIONE DEL COMUNISMO: RIPENSARE MARX, RISCOPRIRE LA LOTTA DI CLASSE, RILANCIARE I MOVIMENTI REALI

di Giovanni Bruno

Marx 201. Ripensare l’alternativa è il titolo del bel convegno, estremamente ricco e variegato, che si è svolto a Pisa da mercoledì 8 a venerdì 10 maggio. Si è trattato di una tre giorni, con nove sessioni di discussione, organizzata da Alfonso Maurizio Iacono, filosofo e professore ordinario dell’Università di Pisa, e da Marcello Musto, uno tra i più significativi studiosi attuali di Marx su scala internazionale: l’idea fondamentale è stata quella di ripercorrere e recuperare alcune definizioni del pensiero di Marx, a partire da categorie e tematiche fondamentali, “depurandolo” dalle incrostazioni derivanti dalle interpretazioni e dalle piegature storico-politiche novecentesche dei molteplici marxisti e marxismi, per tornare alle radici del suo pensiero. L’altro aspetto che ha caratterizzato il convegno è la volontà di coniugare la dimensione politica con quella teorico-scientifica, mettendo in relazione le analisi e la visione della storia di Marx con alcuni della variegata galassia dei movimenti e delle forme di resistenza al dominio del capitale che si sono manifestate in questo scorcio di inizio XXI secolo. Continua a leggere

Pillole economiche n. 29

di Tonino D’Orazio

In un momento in cui la Corea del Sud annuncia di equipaggiare il suo esercito con robot (vettori di equipaggiamento), molte organizzazioni sono preoccupate per la corsa ai robot nell’esercito. Le famose armi SALA (Sistemi di Armi Letali Autonome). Di armi di IA (Intelligenza Artificiale) gli eserciti ormai sono pieni. Ma autonomi è già troppo in là. Dicono i militari: “Non succederà mai”, una frase ben nota già usata molte volte. “I nostri sistemi sono sicuri e non saranno mai hackerati”, “i dati sono protetti, non possono essere violati”. Troppe certezze! L’ONG pacifista olandese PAX, (di cui fa parte un certo Elon Musk), è preoccupata per questo in una recente relazione (8 maggio). Cita che la Corea del Sud ha installato mitragliatrici autonome lungo il confine con la Corea del Nord in grado di sparare senza un essere umano al comando. Cita anche e in ordine, oltre ai nostri sudcoreani, Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia, e ovviamente Israele. Di nuovo, e come d’abitudine, all’ONU molti paesi si sono opposti all’introduzione di un testo vincolante a livello internazionale che regoli i SALA. Si sono espressi solo a favore di una semplice dichiarazione di principio non vincolante … cioè parlare bene e razzolare male. Continua a leggere

Paul Baran, “Il ‘surplus’ economico”

di Alessandro Visalli

Il libro di Paul Alexander Baran è del 1957 ed è un classico del pensiero marxista americano dello sviluppo. Il sottotitolo in italiano dell’opera è “e la teoria marxista dello sviluppo” (in inglese “The political economy of growt”) ed è una delle matrici intellettuali della teoria dello sviluppo, ripresa da autori fondamentali come Andre Gunder Frank[1], Samir Amin[2], ed in parte Giovanni Arrighi[3]. Nel 1966, due anni dopo la morte, viene pubblicata l’opera per la quale è più famoso in Italia, ovvero “Il capitale monopolistico”, con Paul Sweezy”.

Baran è negli anni sessanta l’unico economista di ruolo negli Stati Uniti ad ispirarsi alla teoria marxista, è ordinario a Stanford dal 1951 fino alla morte. Dalla sua biografia si ricava il padre menscevico che lascia la Russia nel 1917, gli studi ed il dottorato a Berlino nel 1933 (quando lui, nato nel 1909 ha 24 anni), quando incontra e discute con Rudolf Hilferding, la fuga a Parigi e poi in Urss. Poco prima dell’invasione tedesca l’arrivo negli Stati Uniti e l’iscrizione ad Harvard, il lavoro con Galbraith e poi al Dipartimento del Commercio ed alla Fed di New York. Dal 1949 è a Stanford e collabora con Monthly Review di Sweezy e Leo Huberman. Nel 1960, dopo questo libro, visita Cuba, poi Mosca, l’Iran e la Jugoslavia. Mentre lavora al “Capitale Monopolistico” muore improvvisamente per un attacco di cuore. Continua a leggere

IL SUPERCANNONE DI ORBAN: A Budapest la “fabbrica” del populismo

di Agostino Spataro

(Budapest, 21 maggio 2019)

 

Sommario:

La sorprendente assenza del partito di Orban a Milano; A Budapest la fabbrica del populismo. Una sorda lotta per la leadership; L’equivoco sul “sovranismo”: la sovranità popolare è un valore non una colpa da emendare; La depressione dello spirito pubblico europeo; Voto del 26 maggio in Ungheria: Orban verso il 50% ?; La sinistra ungherese debole e divisa e carica di errori; Più Europa per assorbire i separatismi e le conflittualità territoriali; L’Europa che stiamo perdendo…      Continua a leggere

Iniziata la terza guerra del Golfo ?

di Tonino D’Orazio

Cos’è successo domenica 12 maggio nel maggior porto degli Emirati Arabi del Golfo, Fujairah ? Quanti cargo e petroliere sono stati colpiti? Da chi? Il blackout delle notizie è in corso. Solo un paese è capace di impedire il divulgarsi delle notizie, gli Usa. Oltre ai loro velivoli si sono visti sul porto anche quelli francesi. Non sono solo i russi ad aver visto gli aerei volare sopra il porto. Ci sono anche libanesi e alcuni testimoni sul posto.

Non hanno bombardato ma fatto scendere uomini rana addestrati al sabotaggio selettivo oppure lasciate cadere piccole mine-robot pilotate da una IA (Intelligenza Artificiale); le navi non sono affondate ma sono immobilizzate e date alle fiamme. Forse. Alta è la confusione e scarse le notizie. Rimane Internet, ma come fidarsi delle notizie? I media annunciano una serie di esplosioni in un porto degli Emirati.

Le autorità degli Emirati inizialmente negano la notizia, poi il ministero degli Esteri degli EAU (Emirati Arabi Uniti) afferma che quattro navi mercantili commerciali sono state colpite dalle esplosioni, tra cui una norvegese, e che sono state vittime di “operazioni di sabotaggio“, ad est del porto di Fujairah, vicino alle acque territoriali del paese.  Il comunicato stampa del ministero emesso dalla Emirates News Agency (WAM) afferma che questi atti di “sabotaggio” non hanno causato feriti o causato la fuoriuscita di sostanze o carburanti nocivi.

Il governo di Fujairah ha negato, domenica, i resoconti dei media su alcune pesanti esplosioni che hanno avuto luogo nel porto dell’emirato, insistendo sul fatto che il porto funzionava come al solito. All’inizio della giornata, l’emittente al-Mayadeen, con sede in Libano, ha detto, citando i media locali, che diverse esplosioni sono avvenute nel porto di Fujairah. Le esplosioni sono state sentite tra le 4:00 e le 7:00 ora locale, ha riferito l’emittente, aggiungendo che da sette a dieci petroliere erano in fiamme. L’emittente ha continuato dicendo che la vera causa dell’incidente era ancora sconosciuta.

Il porto di Fujairah è l’unico porto polivalente sulla costa orientale del paese ed è collegato con oleodotti a tutti gli altri emirati entro i 300 km. Attualmente, gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo il più grande impianto al mondo di stoccaggio del greggio, a Fujairah, in grado di immagazzinare fino a 14 milioni di barili di petrolio. Il porto si trova a circa 70 miglia nautiche dallo stretto di Hormuz, diventando così sempre più importante tra la minaccia dell’Iran di chiudere lo stretto se non quello statunitense di farlo veramente. Le ultime minacce di Trump sembrano illuminanti. Nel luglio 2012, gli Emirati Arabi Uniti hanno iniziato a utilizzare l’oleodotto Habshan-Fujairah bypassando efficacemente lo Stretto di Hormuz. Quindi il messaggio è triplice, piegare gli EAU alle decisioni statunitensi sui prezzi del petrolio, utilizzare solo il dollaro come valuta di scambio e minacciare di blocco militare l’esportazione del petrolio iraniano via mare. La Norvegia non ha ubbidito al blocco statunitense dell’acquisto del petrolio in zona e la sua nave brucia.

Il portavoce della diplomazia iraniana ha chiesto di chiarire immediatamente le esplosioni avvenute domenica 12 maggio all’interno del porto di Fujairah degli Emirati Arabi Uniti perché ritiene che questo incidente sia inquietante oltre che deplorevole, e avrebbe ripercussioni negative sulla navigazione e la sicurezza in mare.  Ha chiesto pertanto la vigilanza dei paesi della regione per contrastare “le trame e le avventure dei malevoli che vogliono minare la stabilità e la sicurezza della regione”.

Per alcune settimane, stiamo assistendo a un impressionante aumento dell’attività militare americana in Medio Oriente perché “temono un attacco dell’Iran”, insomma la solita storia del lupo e dell’agnello. Sta arrivando nell’area la nave da guerra USS Arlington, con a bordo marines, veicoli anfibi, nonché mezzi di atterraggio ed elicotteri convenzionali. Gruppi di combattimento con portaerei, navi da sbarco anfibi, centinaia di droni, jet da combattimento addizionali per non menzionare i B-52 che sono i grandi bombardieri che hanno sempre brillato per la loro finezza chirurgica durante la rasatura di un’intera città con combattenti, uomini, donne e bambini. Ci sono anche batterie di missili Patriot complementari. Questo equipaggiamento si unirà al gruppo d’assalto della portaerei USS Abraham Lincoln e al distaccamento di bombardieri speciali della US Air Force già presenti permanentemente nella regione del Medio Oriente. Senza dimenticare gli ultimi super caccia americani F-35 (quelli che cadono da soli) schierati nei giorni scorsi, che bisogna pur provarne l’efficacia su stati più deboli prima di venderli …

In un clima di tensione esacerbata con Washington, Teheran ha deciso mercoledì scorso di liberarsi di due degli impegni dell’accordo internazionale che gli impediva di acquisire la bomba atomica, visto che, da un anno, il presidente Trump ha denunciato unilateralmente l’accordo sul nucleare, minacciato gli alleati (diciamo i servi) di ritorsioni e intensificato lo strangolamento col blocco economico. In risposta l’Iran ha annunciato che sta cessando di limitare la sua “acqua pesante” e aumentando le riserve di uranio arricchito, invertendo le restrizioni concesse dall’accordo internazionale raggiunto a Vienna nel luglio 2015.

È noto che un Iran nucleare è un incubo per Israele che non vorrebbe intraprendere una guerra contro l’Iran da solo. Anche perché questi ultimi non sono i deboli siriani che non se lo aspettavano. Il sostegno degli Stati Uniti è un ovvio fattore di supporto fondamentale per vincere un conflitto del genere con il minor danno possibile per Israele. Ma bisogna picchiare per primi, come Israele ha sempre fatto, con la copertura dell’amico Usa e i suoi corollari Nato. E’ l’altra storia del gatto e della volpe.

Questa è la prima volta che ci troviamo con diverse navi danneggiate come parte di un’ovvia “missione segreta” a casa d’altri di cui non conosciamo gli autori in questo momento, anche se storicamente sono sempre gli stessi, (toh! Mancano i soliti inglesi!), oppure come sempre, facciamo finta, dando del cornuto all’asino e aspettando le rassicuranti “informazioni” unilaterali per essere sempre dalla parte dei “giusti”. Come si dice: agitare il popolo prima di usarlo e sarà facile dando disposizione ai “fabbricanti di opinioni”. I prossimi 15 giorni saranno probabilmente molto tesi e andremo almeno a qualche episodio di tensione parossistica a livello geopolitico.

Torniamo alla nostra domanda. E’ una messa sotto pressione senza precedenti o preparativi per una guerra totale per tentare di disarmare l’Iran? Con quale giustificazione internazionale? Siamo di nuovo tirati nella partita anche noi? Devono ancora intervenire Cina e Russia?

 

 

(Tonino D’Orazio, 14 maggio 2019)

Gli uomini di Bannon contro il Papa. Si gira tra la Certosa di Trisulti e Caracas il sequel de “Il nome della rosa”

di Mario Castellano

In un nostro precedente articolo, abbiamo tracciato un parallelo tra i “borsisti” che Steve Bannon riunisce nella “sua” Abbazia di Trisulti, ormai assurta a tutti gli effetti al rango di un Vaticano tradizionalista alternativo ed i “contractors” spediti dal Governo degli Stati Uniti a destabilizzare il Venezuela.

E’ davvero un peccato che Umberto Eco non sia più tra noi: se fosse vivo, ambienterebbe nella Certosa della Ciociaria un “sequel” de “Il Nome della Rosa” ambientato ai nostri giorni: nei panni di Jorge, figurerebbe il “Piccolo Inquisitore” Padre Serafino Maria Lanzetta F. I.: il quale probabilmente troverà a Trisulti l’agognato “ubi consistam”. Continua a leggere

Venezuela e Iran. La preoccupazione dei 5 Stelle. Non è mai troppo tardi per difendere chi è sotto attacco per ragioni solo petrolifere

“Suscita estrema preoccupazione l’atteggiamento aggressivo e militarista che l’amministrazione Trump sta assumendo nei confronti dell’Iran e del Venezuela”. Lo dichiara il senatore M5s Vito Petrocelli, presidente della Commissione Affari Esteri di Palazzo Madama. “In Iran Washington, dopo aver mandato all’aria anni di successi diplomatici sul nucleare e aver qualificato come terrorista parte del suo esercito, sta ammassando forze armate e preparando piani per una guerra che difficilmente rimarrebbe regionale. Continua a leggere

Venezuela: quattro i tentativi golpisti Usa falliti dall’inizio dell’anno.

di Andrea Puccio (L’Avana)

Sono già quattro i principali tentativi da parte della destra estrema venezuelana con l’appoggio del governo Trump di compiere un colpo di stato in Venezuela dall’inizio del nuovo anno, da quando Nicolas Maduro ha assunto la presidenza del paese per aver vinto le elezioni del maggio 2018. Continua a leggere

Fmi e austerity, stavolta tocca all’Ecuador

Il Fondo monetario ripropone la stessa ricetta che ha messo in ginocchio la Grecia, l’Argentina e altri paesi in cambio di un prestito da 4,2 miliardi di dollari. Il sindacato mondiale avverte: l’obiettivo è tagliare il settore pubblico

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Venezuela. Il nunzio apostolico Aldo Giordano a favore del dialogo e della sovranità del Paese. “Questo popolo ha la capacità di risolvere da solo i suoi problemi”

La Santa Sede ritiene che vada rispettata la sovranità del Venezuela e l’auto determinazione del suo popolo. Lo ha affermato il nunzio apostolico a Caracas, arcivescovo Aldo Giordano. “Papa Francesco per quanto riguarda la situazione nel paese è a favore di negoziati e del dialogo”, ha spiegato ai giornalisti il rappresentante vaticano.

“Anche se alcuni non riescono a capirlo, non crediamo nella violenza, non crediamo in altri metodi. Crediamo che le persone, i popoli, abbiano questa saggezza per risolvere i loro problemi in pace “, ha affermato con evidente riferimento alle sanzioni economiche volute dagli Stati Uniti ed alle pressioni anche dell’Unione Europea. Continua a leggere

Gli orrori delle sanzioni Usa al Venezuela, arrivano in Italia e coinvolgono bambini italo-venezuelani

di Agata Iacono*

ATMO Onlus è un’associazione attiva nella lotta al cancro infantile in Venezuela ed è promotrice di un programma di cooperazione sanitaria internazionale che ad oggi ha permesso a 488 pazienti venezuelani e italo-venezuelani (80% in età pediatrica), di curarsi gratuitamente in Italia e di realizzare 397 trapianti di midollo osseo. Continua a leggere

Venezuela: Gli effetti criminali delle sanzioni USA e del sistema finanziario internazionale. (Relazione di Isaias Rodriguez, Ambasciatore del Venezuela in Italia). Anche gli emigrati italiani vittime delle sanzioni.

In occasione del lancio della Campagna Internazionale #TrumpDesbloqueaVenezuela, l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Julian Isaias Rodriguez Diaz, ha offerto una conferenza stampa internazionale con l’obiettivo di approfondire l’impatto delle misure coercitive unilaterali contro il Venezuela. Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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