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Questa categoria contiene 881 articoli

INTERVISTA. Ilan Pappe: come Israele ha trasformato la Palestina nella più grande prigione al mondo

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VENEZUELA: ALLE ELEZIONI MUNICIPALI, IL CHAVISMO FA MAN BASSA

di GERALDINA COLOTTI

CARACAS:  Alle elezioni municipali di domenica 10, il chavismo ha vinto oltre 300 municipi su 335. Più di 9 milioni di aventi diritto (su una popolazione di oltre 30 milioni) si sono recati alle urne per scegliere il loro sindaco o la sindaca. Si è votato anche per eleggere il governatore dello stato Zulia perché il precedente – eletto per conto dell’opposizione venezuelana – era stato inabilitato: per aver rifiutato di giurare davanti all’Assemblea Nazionale Costituente, organismo plenipotenziario che governa in Venezuela da agosto per conto del potere popolare. E adesso lo stato Zulia ha cambiato colore, portando a 19 (su 23) i governatori bolivariani. Continua a leggere

Su Gerusalemme: Israele è il primo Stato creato dalle Nazioni Unite ed è il primo che più disattende le decisioni delle Nazioni Unite

A PROPOSITO DI GERUSALEMME CAPITALE D’ISRAELE…

di Agostino Spataro

La comunità internazionale non ha condiviso l’improvvida decisione del presidente USA, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato d’Israele, in spregio delle ripetute risoluzioni dell’ONU.

Bene, dunque, hanno fatto i governi europei e, fra questi anche il governo italiano e il Vaticano, a manifestare contrarietà verso tale decisione e a ribadire il rispetto per i diritti nazionali del popolo palestinese e delle altre due religioni (cristiana e islamica) che considerano “luogo santo” la città di Gerusalemme.

I materiali che seguono (estratti da una pubblicazione ufficiale delle Nazioni Unite) evidenziano, con estrema chiarezza, lo status di “corpo separato”, sotto regime internazionale speciale, della città che non può essere alterato da alcuna decisione unilaterale e al di fuori dell’ambito ONU.

Quando il figlio disattende le decisioni della madre-ONU, si potrebbe dire. Paradossalmente, Israele è il primo Stato al mondo creato dalle Nazioni Unite ed è il primo nella graduatoria degli Stati che più disattendono le decisioni delle Nazioni Unite ossia dell’organismo che lo ha generato. Continua a leggere

Appello: superare il Fiscal compact per un nuovo sviluppo europeo

Entro il 2018 i paesi dell’Unione dovranno decidere se inserire il Fiscal compact nei trattati UE. In Italia la discussione su questo passaggio è quasi totalmente assente e si rischia, come in altre occasioni, che le decisioni vengano prese senza alcun dibattito. Da questa constatazione nasce l’appello che pubblichiamo qui di seguito. Continua a leggere

Honduras: il ritorno del Golpe Soave..in forma preventiva

di Andrea Vento *

Dopo aver inaugurato nel 2009 la stagione del Golpe Soave con la deposizione del legittimo Presidente Manuel Zelaya, reo di essersi avvicinato all’Alba[1], in questo giorni in Honduras si sta scrivendo una nuova pagina di storia relativa a questa, ormai consolidata, strategia destabilizzante.

Il Golpe Soave, Blando o Istituzionale a seconda delle definizioni e delle sfumature di realizzazione viene attuato in forma incruenta attraverso l’azione convergente di alcuni settori della Magistratura, di forze politiche disposte a clamorosi ribaltoni degli esiti elettorali, di settori degli apparati di Sicurezza, con il fondamentale appoggio dei media, soprattutto privati, che ne preparano l’attuazione con potenti campagne diffamatorie tese a creare consenso nell’opinione pubblica interna e internazionale, intorno all’opera di deposizione di Presidenti eletti attraverso regolari passaggi elettorali. Continua a leggere

PARTE DA BUDAPEST LA NUOVA “VIA DELLA SETA”

di Agostino Spataro

“I 16  Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella U.E. fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica volta a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano. Oggi, la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.”


1…Ieri mattina, l’Andrass ut di Budapest (uno dei viali più belli del mondo, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità) era chiusa al traffico, ingabbiata in un reticolo di nastri segnaletici con la scritta “Rendorseg” (“polizia”); chiusa anche la Metro 1, la più antica d’Europa, che l’attraversa. Il movimento dei passanti era regolato da decine e decine di poliziotti che intimavano di procedere lungo i marciapiedi laterali, per lasciare sgombre le sei corsie della famosa ut, riservate a non si sa bene chi. 

Intorno uno strano silenzio, squarciato dall’urlo, insistente e perforante, delle sirene spiegate di decine di mezzi delle forze dell’ordine, i soli autorizzati a scorazzare, a muoversi liberamente.

A parte la polizia, la scenografia era piuttosto scarna. Si vedevano soltanto file di passanti frettolosi e, a ogni incrocio, gruppetti di cinesi infreddoliti che reggevano grandi bandiere rosse…

Perché i cinesi? Pensieri, attimi fuggevoli che ti portano lontano, nel tempo del nostro vissuto,
mai  rinnegato.  Del resto, di cosa ci dovremo pentire? Dall’opposizione, i comunisti italiani difendemmo la democrazia e la libertà di tutti,  agimmo sempre a favore degli interessi delle classi lavoratrici, dei ceti più deboli, in armonia con i valori della Costituzione. E con qualche risultato, direi. 
Ma siamo a Budapest e cerchiamo di capire quel che accade in Ungheria, dove il populista Victor Orban sembra sia diventato insostituibile, nonostante tutto. Molti pensano che ciò sia dovuto al carattere conservatore, nazionalista del popolo magiaro. Si dimentica, o si sconosce, che, dopo il crollo del muro di Berlino, questo stesso popolo ha eletto, democraticamente, alla carica di primo ministro ben 4 personalità di rilievo dell’ex regime (su 8 totali): da Gyula Horn (ex membro dell’Ufficio politico) a Gyurcsany (ex segretario nazionale della gioventù comunista).

Se, da circa 8 anni, la maggioranza degli ungheresi vota Orban è anche perché la sinistra ha tradito la fiducia dei suoi elettori, consegnando l’economia del Paese alle multinazionali. Difatti è quasi sparita.

Orban, politicamente affermatosi con l’aiuto del miliardario Soros (oggi suo acerrimo nemico), demagogicamente, si atteggia a difensore degli interessi nazionali. E ciò spiega, in gran parte, la ragione del suo consenso che, probabilmente, riavrà nelle elezioni del 2018.

2… Intanto sulla Andrassy ut un timido, gelido vento spiegò il vessillo e apparvero le cinque stelle della Repubblica popolare cinese. Quella fondata, nel 1949, dal compagno Mao Tse Tung a conclusione della “lunga marcia”.

 

Grande e solenne, la bandiera cinese dominava su quelle sparute dei 16 Paesi partecipanti al  Forum economico Cina – Ceec, alias dei 16+1, (*), in programma quel giorno (27/11) a Budapest, fra i capi dei 16 governi dichiaratamente “anticomunisti” dell’Europa centro-orientale e Li Keqiang premier della Cina popolare, fermamente diretta dal Partito comunista.

La cosa non mi turbò più di tanto, anche se evidenziava una contraddizione insanabile nell’operato di chi proclama l’anticomunismo come collante ideologico dei nuovi regimi dell’Est europeo ma non disdegna di realizzare affari con il colosso cinese ossia con un Paese che si autodefinisce comunista, come é stato ribadito nel corso del recente congresso nazionale del Pcc.

Perciò, c’è da restare quantomeno perplessi quando si spargono ipocrisie anche su questi Forum che, da un lato e dall’altro, mirano a coprire propositi ben più concreti e vantaggiosi.

3… D’altra parte, i cinesi a Budapest sono di casa. La loro comunità é la più numerosa e rispettata, e la più economicamente dotata. Quei ragazzi infreddoliti (c’era anche qualche famiglia con bambini) erano là per salutare il corteo di auto nere al seguito del “compagno” Li che andava a Piazza degli Eroi a rendere omaggio alla lapide dei Caduti, posta ai piedi dei re magiari che, nei secoli passati, fecero grande il Paese .

In questa piazza, sempre più spesso, si radunano molti ungheresi per evocare un sogno: quello della grande Ungheria che il trattato di Trianon del 1920 (punitivo per gli austro-ungarici) ridusse all’attuale, ristretto quadrilatero territoriale.

E’ questo il vento che spira dai monti “irredenti” della Transilvania sulla sconfinata puszta, attraversata dal Danubio, il fiume più lungo d’Europa, sulle cui rive corre una delle più eminenti civiltà, che dalla Foresta nera va a morire nel “fosso” del Mar Nero.

E’ il vento del nazionalismo che sottende anche la paura dell’omologazione che provano tutti i piccoli popoli minacciati da questa globalizzazione neo-liberista, distruttrice di sani valori morali e d’identità etniche, culturali. In tutto ciò vi sarà anche qualche buona ragione, ma attenzione a rimettere in discussione gli attuali confini dell’Europa!

Si potrebbe innescare una spirale destabilizzante del continente e, perché no, riportare la guerra. Bisogna lavorare per una nuova configurazione statuale dell’Europa, dei popoli e non dei mercanti, capace di offrire risposte esaurienti alle giuste rivendicazioni e di ricreare un equilibrio duraturo di pace e di cooperazione.

4… Uno scenario segnato da disfunzioni e incertezze per il futuro, all’interno del quale  i “16” Paesi CEEC cominciano a rendersi conto che l’ingresso, accelerato, nella Nato e nella Unione Europea fu, in effetti, una sorta di “annessione” economica, giustificata con la preoccupazione di mettere al sicuro questi Paesi dalle mire espansive dell’orso russo.

In realtà, alla base c’era, soprattutto, un disegno volto a creare ad Est tre nuovi grandi mercati: degli armamenti, dei prodotti commerciali e del lavoro a basso costo. Orban non vuole gli immigrati perché ha già gli ungheresi che lavorano a costi troppo bassi.

Insomma, una manna per le multinazionali europee e d’Oltreoceano.

Certo, qualcosa è cambiato in questi Paesi. Tuttavia, bisogna prendere atto che, dopo 30 anni d’integrazione europea, il salario medio mensile si attesta sempre intorno ai 300 euri, mentre centinaia di migliaia di giovani, (molti laureati) continuano a emigrare verso i Paesi ricchi dell’Europa centro- occidentale. Molti,  specie rumeni e balcanici, arrivano anche in Italia..

E così, mentre l’UE continua a decretare sanzioni autolesioniste contro la Russia,  lo sguardo delle classi dirigenti (talvolta dominanti) dei “16” si ri-volge ad Oriente: verso la Russia patriottica e neo-oligarchica di Putin e verso la Cina, seconda grande potenza economica mondiale, che continua a dichiararsi comunista pur in presenza di decine di milioni di nuovi ricchi.

5… La piccola Ungheria di Victor Orban è sicuramente fra i protagonisti più attivi della “nuova via della Seta” ossia del vasto sistema (in formazione) di rapporti economici che va dall’interscambio commerciale (in forte crescita) ai sistemi di distribuzione delle merci cinesi in centro-est Europa, agli accordi per realizzare infrastrutture strategiche.

Budapest aspira a diventare la Venezia del XXI° secolo?

I dati sono incoraggianti. Nel 2015, la Cina è stata il terzo fornitore di beni e servizi (dopo Germania e Austria) dell’Ungheria. Mentre, è in corso di realizzazione (nonostante le difficoltà frapposte da Bruxelles) l’ambizioso progetto (valore 2,8 miliardi di dollari, finanziato dalla Cina) di una tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà (in tre ore) il porto ateniese del Pireo (acquistato dai cinesi) con Budapest, passando per Belgrado.

Apro una parentesi: Atene – Budapest in 3 ore! In Italia, il treno che collega Agrigento con Siracusa (le due più importanti capitali del turismo archeologico siciliano) ci mette 9 ore e 15 minuti per poco più di 200 km!!!

Basta questo esempio per avere l’idea dell’abisso che ci separa dalle altre  realtà e progettualità  europee.

Nei Paesi del centro-est europeo la parola d’ordine sembra essere: diversificare, accedere a nuove fonti di approvvigionamento finanziario, energetico e tecnologico.  Guardare ad Oriente per ridurre la dipendenza dalla UE.

Giovedì (30/11) il premier cinese sarà a Sochi (Russia) per partecipare al 16° Consiglio dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organization, un altro organismo multilaterale assai più importante di Ceec. Come si vede qualcosa si muove in Oriente. Nell’immaginario dei popoli europei sta tornando l’attenzione verso queste grandi realta. In particolare, verso Cina e Russia che insieme totalizzano quasi 1/3 della popolazione mondiale e circa il 60% delle terre emerse, costituendo il più vasto e attraente aggregato economico-territoriale e quindi grandi possibilità di sbocco per le produzioni e di lavoro per i giovani dei “16” Paesi del Forum. Capirete che non è poco. Chi perde questo “treno” rischia di non vederne arrivare un altro.

(Budapest, 28 novembre 2017)

Lista dei Paesi Ceec: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,  Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania e Ungheria.

 

La Cop 23 di Bonn all’insegna dell’attendismo dei Grandi della Terra mentre il surriscaldamento globale e gli eventi climatici estremi si fanno sempre più drammatici

di Andrea Vento

Dal 7 al 17 novembre a Bonn, presieduta dalle isole Fiji, si è tenuta la Cop 23 (la 23esima Conferenza annuale sul clima organizzata dall’Onu) nel cui ambito, i rappresentanti di 195 paesi più l’Ue, si sono riuniti al principale scopo di trovare strategie di applicazione concreta degli Accordi di Parigi, raggiunti alla Cop 21 del 2015, in tema di riduzione dei gas climalteranti. Accordi storici che, a seguito dei proclami enfatici dei leaders mondiali, avevano suscitato grandi speranze per il contenimento del gravoso problema del surriscaldamento globale. Continua a leggere

La hasbara sionista sta vincendo in Italia

di Romana Rubeo e Ramzy Baroud

«Le priorità di Tel Aviv, così come articolate dalla propaganda ufficiale sionista, sono diventate parte integrante del vocabolario dei media e della classe politica [in Italia], determinando una sostanziale convergenza tra gli obiettivi perseguiti dai due Paesi» scrivono Romana Rubeo e Ramzy Baroud. Secondo gli autori, ciò appare evidente nei disegni di legge anti-Bds a cui sta lavorando il parlamento italiano. 

Un disegno di legge depositato presso il Senato della Repubblica Italiana prevede pene severe per coloro che intendano boicottare Israele. In passato, una simile iniziativa sarebbe stata inconcepibile. Purtroppo, la politica italiana, storicamente solidale con la causa palestinese, è cambiata in modo sensibile negli ultimi anni. E, cosa ancor più sorprendente, la Sinistra e la Destra si equivalgono nel tentativo di compiacere Tel Aviv, a scapito dei diritti dei Palestinesi. Continua a leggere

Una minaccia si aggira per il mondo: E’ il Twit di Putin

di Tonino D’Orazio

Ormai non vi sono elezioni occidentali (le altre sembrano non contare), in cui i perdenti diffidino Putin di aver aiutato, con i suoi Twitter, i loro rivali a farli perdere. Insomma una nuova organizzazione criminale telematica, contro le certezze dei partiti che comandano e che perennemente risorgono, allunga la sua ombra minacciosa sull’occidente. Continua a leggere

NO ALLE SANZIONI UE CONTRO IL VENEZUELA BOLIVARIANO !

Le nuove sanzioni decretate dal Consiglio dei Ministri degli Esteri della UE contro il Venezuela sono l’ennesima dimostrazione della totale subordinazione della politica estera dell’Unione Europea agli Stati Uniti. Con una sfacciata violazione del diritto internazionale, la Ue a “stelle e strisce” vara sanzioni illegali, assurde e inefficaci, rinunciando ad avere un ruolo autonomo da Washington. Continua a leggere

Zimbabwe: lo scomodo Robert Mugabe

Nei colpi di Stato (cruenti o “di palazzo”), lo zampino dell’Occidente è non di rado presente. Chissà se è così anche per lo Zimbabwe, dove i militari hanno defenestrato Robert Mugabe, al potere dal 1980 dopo aver portato all’indipendenza la Rhodesia, una colonia britannica ferocemente razzista. Continua a leggere

La “nebulosa” Nuova Emigrazione: di massa, composita e precaria. Chiede orientamento e tutele. I risultati del Convegno del Faim

Il Convegno del FAIM svoltosi il 10 novembre presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, gentilmente concessa per questa occasione dalla Presidenza del Senato, ha consentito di fare il punto su molti aspetti della nuova emigrazione italiana: innanzitutto la sua consistenza che la configura come una emigrazione di massa, cresciuta in modo esponenziale a partire dall’inizio della crisi economica toccando punte che si aggirano, nel 2015 e 2016, intorno alle 300mila unità all’anno; poi il suo carattere composito, in cui coesistono praticamente i diversi settori sociali toccati dalla crisi, con una grande maggioranza di una componente “proletaria” per condizione di partenza – e spesso anche di arrivo -, anche se manifesta livelli di formazione e di qualificazione medio-alta per circa i due terzi del suo totale.

A parte una componente decisamente minoritaria, costituita da ricercatori, professionisti, imprenditori e persone che per la loro professione vivono come naturale lo spostarsi verso altri paesi, la grande maggioranza delle persone in mobilità vi è costretta da disoccupazione, sottoccupazione, precarietà e redditi insufficienti.
Spesso, all’arrivo all’estero, l’integrazione dei paesi di arrivo è costellata dalla lunga e tipica trafila di problemi che storicamente ha incontrato ogni emigrato: dalla scarsa o inesistente conoscenza della lingua, delle normative vigenti per l’accesso al mercato del lavoro, dei contratti di lavoro e delle garanzie sociali e previdenziali vigenti, di come tutelare i propri diritti.

E’ proprio in questi ambiti che emerge un grande fabbisogno di orientamento e di accompagnamento ai progetti emigratori, sia alla partenza (in Italia) che nei diversi paesi di arrivo. Ed è in questo ambito che l’associazionismo, i patronati e le istituzioni debbono adeguare le proprie competenze e la capacità di erogare servizi specifici. Per l’associazionismo, la capacità di adeguarsi a queste nuove necessità costituisce la condizione per la sua sopravvivenza e per poter continuare a svolgere il suo fondamentale compito di aggregazione e di partecipazione civile e democratica, sia rispetto ai paesi di residenza sia rispetto all’Italia.

Dall’altro lato, il convegno ha fatto emergere la problematicità di questa nuova emigrazione di massa rispetto alle possibilità del paese di riprendere un percorso di sviluppo dopo 10 anni di gravissima crisi: la nuova emigrazione è fatta di competenze significative sulle quali lo stato e i cittadini hanno investito consistenti risorse che non possono essere semplicemente “regalate” ai paesi più forti.

Il deficit (demografico e di competenze) causato dalla nuova emigrazione costituisce un grave handicap rispetto al quale sono da approntare e da rafforzare una serie di misure attive che quantomeno la contengano.

Il principio della “libera circolazione” deve compendiare condizione di equilibrio e circolarità dei flussi soprattutto tra i paesi europei e prevedere anche la possibilità di rientro incentivato.

E’ chiaro che tutto ciò ha a che fare con un sensibile cambiamento della politica economica sia a livello nazionale che comunitario. Si può dire, in generale, che se l’austerity consente (ed è da dimostrare, alla luce dell’esperienza degli ultimi anni) di ristabilire un equilibrio nei conti pubblici, produce invece l’esodo di grandi masse di persone verso altri lidi. Questo effetto molto negativo per il futuro del paese è ben più consistente (e duraturo) degli effetti parzialmente positivi del contenimento del debito. E alimenta differenze di produttività, già molto forti, tra Italia e paesi di arrivo.
La questione della nuova emigrazione italiana è dunque una questione da porre seriamente anche in sede europea.

Ma bisogna porre particolare attenzione anche sugli effetti differenziati che essa produce nelle diverse regioni ed aree di partenza: non vi è dubbio che, anche se le regioni di maggiore esodo risultano essere la Lombardia, il Veneto, il Lazio, sono invece le regioni già storicamente in difficoltà che ne subiscono, proporzionalmente, gli effetti più negativi, in particolare le regioni del meridione (che registrano anche grandi flussi di emigrazione interna verso il nord Italia) e le aree interne del paese, sia del sud che del centro nord, che subiscono – in particolare i piccoli comuni da 5 a 10mila abitanti -, uno spopolamento grave con punte del 35% negli ultimi 5 anni. Gli effetti sia per la tenuta del tessuto economico e sociale, sia per gli effetti ambientali e dei rispettivi territori sono immaginabili e debbono essere presi in seria considerazione.

Su queste analisi e valutazioni, si è colta una ampia convergenza negli interventi che si sono susseguiti nel convegno, a partire dall’intervento di apertura del Sen. Claudio Micheloni (Presidente del Cqie del Senato), dalle due relazioni introduttive del Faim, quella dell’On. Franco Narducci e quella del Coordinatore del Comitato scientifico del Faim, il Prof. Enrico Pugliese, i cui contenuti sono stati ripresi ed approfonditi, pur con accenti diversi, nei vari e specifici aspetti da tutti gli oratori che si sono susseguiti: Luigi Scaglione, per il Coordinamento delle Consulte regionali dell’emigrazione, Michele Schiavone, segretario generale del CGIE che ha inviato un messaggio letto da Luigi Papais, dai diversi rappresentanti del FAIM all’estero, Pino Tabbì, (dalla Germania), Maurizio Spallaccini, (intervento congiunto per Svizzera e Belgio), dal responsabile internazionale delle Acli, Matteo Bracciali e dagli interventi tecnici di altri componenti del Comitato scientifico del Faim, dalla Prof.ssa Grazia Moffa, docente universitaria e direttrice del Centro di Documentazione sulle nuove migrazioni dell’Università di Salerno, ed infine da Delfina Licata, Coordinatrice dell’importante rapporto annuale sugli italiani all’estero realizzato dalla Fondazione Migrantes.

Di buon auspicio sono stati infine gli importanti interventi del Direttore Generale Immigrazione del Ministero del Lavoro, Dr.ssa Tatiana Esposito, incaricata dal Ministro Poletti di seguire la questione della nuova emigrazione, la quale ha comunicato che il Ministero del Lavoro ha individuato nell’ANPAL (l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive per il Lavoro), l’ interlocutore tecnico specifico per avviare gli interventi necessari in questo ambito, in particolare quelli relativi all’orientamento e all’incentivazione al rientro. Tatiana Esposito ha tuttavia giustamente sottolineato che i soggetti istituzionali e sociali che debbono essere coinvolti in questo processo non solo solo quelli centrali: fondamentale è il coinvolgimento delle Regioni che su molte materie (formazione, sviluppo locale, ecc.) hanno titolarità e funzioni costituzionalmente riconosciute. La relazione già instaurata con il Cgie fin dal marzo scorso, servirà a puntualizzare le diverse opportunità e sinergie in questo senso.

L’intervento del Ministro Vignali, Direttore Generale per gli italiani all’estero del Maeci ha infine convenuto sulla necessità di un serio e coordinato impegno sia istituzionale che delle varie espressioni di rappresentanza sociali per far fronte alle diverse problematiche che sono emerse: “la nuova emigrazione, lo si voglia o meno, è uno dei temi che sta disegnando il futuro del nostro paese”. “Negli ultimi 5 anni, abbiamo avuto un milione di nuovi iscritti all’Aire” e ciò implica una improrogabile necessità di adeguamento della nostra rete consolare “che non è in grado di rispondere alle necessità di oltre 5 milioni di persone, con poche centinaia di operatori”.
“Non è accettabile assistere a situazioni di sfruttamento sul lavoro e di nuove marginalità dei nostri giovani all’estero; queste situazioni vanno prevenute e contrastate. C’è bisogno di offrire strumenti interpretativi e di progettazione del percorso emigratorio; c’è bisogno di formazione e informazione; non possiamo tollerare questa partenza allo sbaraglio dei nostri giovani”. “Se riusciamo a fornire delle risposte concrete a tutto questo, possiamo anche provare a rendere produttiva una mobilità equilibrata e circolare che riporti nel paese competenze o che operi per la valorizzazione delle potenzialità del nostro sistema paese”.

Nelle sue conclusioni, il portavoce del Faim, Rino Giuliani, insieme all’apprezzamento per i contenuti emersi e per l’apertura rilevabile nei diversi interventi istituzionali, ha sottolineato la disponibilità del Faim a proseguire nel lavoro di monitoraggio della nuova emigrazione e a mettere a disposizione la sua ampia rete associativa per l’attuazione di un piano di interventi adeguato. I grandi cambiamenti emersi nell’ultimo decennio dentro le nostre collettività emigrate e la ripartenza di grandi flussi emigratori, impongono tuttavia, insieme al lavoro già avviato, la necessità di una riflessione complessiva del nostro paese su questo tema; a questo proposito, Giuliani ha riproposto la richiesta al Governo, già approvata in occasione degli Stati Generali dell’Associazionismo del 2015 e lo scorso anno alla fondazione del Faim, di indire una Conferenza Nazionale degli italiani all’estero e della nuova emigrazione, che, alla luce di quanto emerso anche nell’ambito del convegno del Faim, si ripropone in tutta la sua evidenza.

 

 

 


 

Materiali e Relazioni

 

Scheda Convegno

Relazione introduttiva dell’On. Franco Narducci (Com. di Coordinamento Faim)

Relazione tecnica del Prof. Enrico Pugliese (Com. scientifico Faim)

 

Altri interventi:

Sen. Claudio Micheloni (Presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato)

Luigi Scaglione (Coordinamento Consulte Regionali dell’Emigrazione)

Michele Schiavone (Seg. Generale Cgie)

Giuseppe Tabbì (Com. di Coordinamento Faim)

Matteo Bracciali (Resp. Internazionale ACLI)

Maurizio Spallaccini (Com. di Coordinamento Faim)

Dr.ssa Tatiana Esposito (Direttore Generale Immigrazione Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)

Dott. Luigi Vignali (Direttore Generale Italiani all’estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale)

Prof. Grazia Moffa (Com. scientifico Faim)

Dr.ssa Delfina Licata (Fondazione Migrantes)

Rino Giuliani (Portavoce del Faim)

 

 

RASSEGNA STAMPA ON LINE:

 

Yahoo News

https://it.notizie.yahoo.com/italiani-che-emigrano-tempo-di-crisi-roma-convegno-154025026.html

 

COMUNICAZIONE INFORM

Le ragioni del Convegno FAIM
http://comunicazioneinform.it/convegno-del-faim-sulla-nuova-emigrazione-italiana-migrare-in-tempo-di-crisi-necessita-opportunita-piu-tutele-piu-diritti/

A Roma il Convegno della Faim “Migrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più tutele, più diritti”
http://comunicazioneinform.it/a-roma-il-convegno-della-faim-migrare-in-tempo-di-crisi-necessita-opportunita-piu-tutele-piu-diritti/

L’intervento del direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Luigi Maria Vignali
http://comunicazioneinform.it/lintervento-del-direttore-generale-del-maeci-per-gli-italiani-allestero-e-le-politiche-migratorie-luigi-maria-vignali/

Agenzia AISE

CONVEGNO FAIM/ MICHELONI (PD): ASSOCIAZIONI COME ANELLI INDISPENSABILI PER COLLEGARE VECCHIA E NUOVA EMIGRAZIONE
http://www.aise.it/eletti-allestero/convegno-faim-micheloni-pd-associazioni-come-anelli-indispensabili-per-collegare-vecchia-e-nuova-emigrazione/100093/157#.WgXEeU2t-Jo.twitter

CONVEGNO FAIM/ LEGGE DI BILANCIO/ MICHELONI (PD) ILLUSTRA IL LAVORO IN SENATO E ATTACCA I DEPUTATI PD
http://www.aise.it/eletti-allestero/legge-di-bilancio-micheloni-pd-illustra-il-lavoro-in-senato-e-attacca-i-deputati-pd-/100074/157

CONVEGNO FAIM/ EMIGRAZIONE: RIPARTE LA STAGIONE DEL DIBATTITO
http://www.aise.it/associazioni/convegno-faim-emigrazione-riparte-la-stagione-del-dibattito/100124/1

CONVEGNO FAIM/ ESPOSITO (DG LAVORO): NUOVE COLLABORAZIONI CON IL CGIE/ VIGNALI (DGIEPM): L’EMIGRAZIONE DISEGNA IL FUTURO DEL NOSTRO PAESE
http://www.aise.it/associazioni/convegno-faim-esposito-dg-lavoro-nuove-collaborazioni-con-il-cgie-vignali-dgiepm-lemigrazione-disegna-il-futuro-del-nostro-paese/100115/1

CONVEGNO FAIM/ LA “NUOVA” EMIGRAZIONE UNA “NEBULOSA” DIFFICILE DA IDENTIFICARE: GLI INTERVENTI DI NARDUCCI E PUGLIESE
http://www.aise.it/associazioni/convegno-faim-la-nuova-emigrazione-una-nebulosa-difficile-da-identificare-gli-interventi-di-narducci-e-pugliese/100107/1

EMIGRARE IN TEMPO DI CRISI: NECESSITÀ, OPPORTUNITÀ. PIÙ DIRITTI, PIÙ TUTELE: DOMANI IL CONVEGNO FAIM A PALAZZO GIUSTINIANI
http://www.aise.it/associazioni/emigrare-in-tempo-di-crisi-necessit%C3%A0-opportunit%C3%A0.-pi%C3%B9-diritti-pi%C3%B9-tutele-domani-il-convegno-faim-a-palazzo-giustiniani/100018/1

Altri servizi:

Agenzia Italian Network
SFOGLIA ROMA
ITALIA CHIAMA ITALIA
Agenzia 9 Colonne
Articolo 21

 

FONTE: faimitalia.org

Situazioni internazionali in filigrana

di Tonino D’Orazio

Mentre siamo occupati morbosamente da giorni, nel mese di ottobre, dall’indignazione, giusta, contro il produttore-magnate cinematografico, Weinstein, con comportamento immorale verso attrici del bel set, nel mondo avvenivano altri fatti molto importanti. E magari in Italia allo spostamento dei prepensionati lavoratori “usurati” in mano all’Ape, cioè al mutuo bancario, perché la Fornero non si tocca. Continua a leggere

PUTIN ABBUONA 20 MILIARDI ALL’AFRICA

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

La questione del debito pubblico globale è sempre più scottante. Ovunque la si guardi essa suscita preoccupazione e paura. In generale nei media il debito pubblico è sinonimo di fallimento o di rischio. Non è una valutazione sbagliata poiché nel mondo esso è aumentato da 30 trilioni di dollari del 2007 ai 65 trilioni attuali. È più che raddoppiato in dieci anni. In rapporto al Pil negli Usa il debito pubblico in dieci è passato dal 62,5 al 106%, nell’Eurozona dal 65 al 90%, in Italia dal 100 al 132,5%.

Sono dati che parlano da soli. Ma è sorprendente il silenzio che accompagna le decisioni importanti in merito alla sua riduzione o alla sua cancellazione. È il caso della Russia di Vladimir Putin che ha deciso di cancellare parte del debito contratto dagli Stati africani. Come riportato nella pagina web del Cremlino, durante l’incontro pubblico dello scorso 27 settembre con Alpha Conde, presidente della Guinea Conakry e dell’Unione Africana, Putin ha detto che “la Russia sostiene attivamente gli sforzi della comunità internazionale per promuovere lo sviluppo degli Stati africani. Nell’ambito delle iniziative per aiutare i Paesi poveri molto indebitati, è stato deciso di cancellare oltre 20 miliardi di debiti ai Paesi africani”. Continua a leggere

Venezuela: Un Presidente Maduro

di Marco Consolo

Con le elezioni dello scorso 15 ottobre dei governatori dei 23 Stati che compongono il Venezuela, il processo bolivariano segna un altro punto a suo favore, vincendo in 18 e perdendo solo in 5 (Zulia, Anzoategui, Tachira, Merida e Nueva Esparta). Con una storica partecipazione al voto amministrativo di circa il 61% degli elettori, i candidati del Gran Polo Patriottico (PSUV, PCV, ed altri) si impongono con il 54%, contro il 45 % dell’opposizione della MUD. Continua a leggere

VENEZUELA, decisiva vittoria del Chavismo alle elezioni amministrative: 18 REGIONI su 23.

Grande Balzo della Rivoluzione Bolivariana: 54% degli elettori – USA e UE: dopo ogni elezione, più sanzioni!

Le elezioni  per designare 23 Governatori regionali sono terminate con una epilogo lusinghiero per la rivoluzione Bolivariana: 18 governatori, contro 5 andati al fronte d’opposizione. Vi è stato il record di afflueanza alle urne del 61% degli elettori. Superiore a quella tradizionale del 50% per le elezioni non-presidenziali.

La giornata non ha registrato irregolarità nè violazioni di alcun tipo all’ordine pubblico. Esemplari, hanno confermato  gli osservatori internazionali, la vocazione e la volontà dei cittadini venezuelani a risolvere i problemi interni del loro Paese in modo pacifico, diretto, senza interferenze esterne. Continua a leggere

Venezuela: le elezioni regionali confermano la netta prevalenza del PSUV

Le consultazioni amministrative per l’elezione dei governatori dei 23 stati che compongono il Venezuela si sono svolte domenica 15 ottobre 2017. Il risultato conferma la prevalenza del PSUV che conquista 18 su 23 stati. 5 vanno all’opposizione. L’affluenza al voto, ha superato di poco il 61%. Percentuale di partecipazione analoga a quella di gran parte dei paesi occidentali. Ma è il maggior risultato di affluenza in queste consultazioni. Continua a leggere

De la Repubblica Catalana

di Tonino D’Orazio

La storia ci propone sempre qualcosa di strano. Oggi le idee sono cattive, ieri erano buone. Oggi sono buone, ieri erano cattive. Noi che siamo repubblicani e ci siamo liberati della monarchia (qualcuno la rimpiange?) con le armi, i partigiani, inneggiando a Mazzini, e con un referendum popolare, abbiamo forse delle remore se lo fanno gli altri?

Ma qualcuno ha deciso che la storia dei popoli, spesso prigionieri negli stati, (pensate alle suddivisioni geometriche a linee rette dei paesi africani istituite dai francesi, inglesi e altri europei, secondo le loro convenienze, tagliando e dividendo etnie linguistiche e culturali coese da secoli, i Curdi divisi in 4 stati…) non debba mai cambiare? Continua a leggere

Il vero pericolo per la pace

L’Editoriale di Frank Barbaro: “Il vero pericolo per la pace” (da Nuovo Paese Australia)

 

Siamo in un periodo in cui il discorso ufficiale dei potenti sulla pace e sulla guerra viene accettato come una fedele rappresentazione della realtà.

Mentre vengono considerate fuori dalla realtà le persone che non accettano nozioni come guerre e bombe umanitarie e discorsi che individuano nella Corea del Nord, che ha surclassato i jihadisti, il pericolo principale per la pace.

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Grandi manovre nucleari al Parlamento italiano

di Manlio Dinucci – (da il manifesto, 3 ottobre 2017)

Il giorno prima che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari venisse aperto alla firma alle Nazioni Unite, alla Camera dei deputati è stata approvata il 19 settembre, a grande maggioranza (296 contro 72 e 56 astenuti), una mozione Pd a firma Moscatt e altri. Continua a leggere

Barbarie mondiale o ONU?

di Tonino D’Orazio.

Una sola volta si era visto dissacrare il fair play di quella assise generale; quando Nikita Khrouchtchev si cacciò una scarpa e la batté sul suo tavolino in segno di protesta. Ma ne seguirono ben altri: un ministro degli affari esteri, nonché ex-generale (Colin Powell) mostrare davanti al mondo la fialetta magica di Saddam per distruggere il mondo. Un capo della diplomazia mondiale (sig.ra Albright nel suo libro Dio,l’america e il mondo. 2008) congratularsi per aver sterminato, via fame, quasi mezzo milione di bambini iracheni. Un ministro inglese (T. Blair), avvocato di professione, spingere il suo paese a scagliarsi sull’Irak e la Libia, in nome degli ideali di una democrazia universale, la nostra. Continua a leggere

Sergio Cesaratto, La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri

L’intervento che segue, di Sergio Cesaratto, è stato pronunciato nell’ambito del Convegno dello scorso 9 settembre a Roma su “Unione Europea, Lavoro, Democrazia. Contributi per il programma dell’alternativa”. Una iniziativa interessante sia per la qualità di diversi interventi, sia per una discussione molto schietta e senza ambiguità sulla situazione attuale del paese e a sinistra. La registrazione integrale del convegno e dei diversi singoli interventi è disponibile QUI:

CONVEGNO “UNIONE EUROPEA, LAVORO, DEMOCRAZIA”

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Quando gli USA usavano la bomba atomica contro i propri stessi cittadini

Rileggiamo, nel contesto di tensione sulla penisola coreana, un vecchio articolo di Vittorio Zucconi, uscito su ‘La Repubblica’ nel 1993. Un ritratto drammatico della marea di vittime dei test atomici.

di Vittorio Zucconi

LAS VEGAS – Era il 1951 e tutti nel mondo dormivamo il sonno della ragione, rimboccati sotto la coperta nucleare della Guerra Fredda. Dormiva anche Martha Laird, in una notte di quel 1951. Una giovane mamma di 26 anni addormentata accanto al marito, ai due figli piccoli, alle sue pecore e ai suoi cavalli nelle colline del Nevada a ovest di Las Vegas, in un villaggio minuscolo chiamato Twin Springs, sorgenti gemelle.

“Ci svegliò un lampo di luce che ci scaldò il viso come se il sole fosse esploso davanti alla finestra” racconta adesso. “Dopo qualche secondo sentimmo arrivare da lontano il ruggito, come di un terremoto. La casa cominciò a tremare, le finestre si sbriciolarono, la porta volò via come un vecchio giornale. I bambini piangevano. Mio marito e io ci stringemmo uno all’altra, fino a quando il rombo si calmò e il sole di notte si spense. Non capimmo niente”. Continua a leggere

Venezuela comincia a vendere il proprio petrolio in Yuan cinese

di Attilio Folliero, (Caracas, 15/09/17)

Venezuela comincia a vendere il proprio petrolio in Yuan cinese. Sempre più concreto il pericolo di una invasione statunitense.

Il 15 settembre 2017 Venezuela ha cominciato a segnalare il prezzo di vendita del proprio petrolio in Yuan cinese, la cui sigla internazionale è CNY. Il Ministero dell’Energia e Petrolio del Venezuela nella sua pagina web ha riportato il prezzo medio di vendita settimanale del proprio petrolio in 306,26 yuan, in aumento rispetto alla settimana scorsa quando era stato in media 300,91 Yuan.

Prezzi del petrolio nella pagina web del Ministero dell’Energia e Petrolio del Venezuela

Per la prima volta nella sua storia il prezzo del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari. Nella stessa pagina web, però si riporta anche il cambio Dollaro/Yuan. Per un dollaro la settimana scorsa (all’8 settembre) occorrevano 6,52 yuan, alla data odierna per un dollaro occorrono 6,55 yuan.

Perché Venezuela ha cominciato a segnalare e vendere il proprio petrolio in Yuan? Lo scorso 25 agosto il Governo statunitense di Donald Trump ha emanato pesanti sanzioni contro il Venezuela e PDVSA, l’industria petrolifera statale. L’obiettivo di queste sanzioni è impedire al Venezuela l’ approvvigionamento di dollari e l’accesso ai finanziamenti. PDVSA, attraverso CITGO, la sua filiale negli Stati Uniti, vende il petrolio venezuelano negli USA; i dollari derivanti da questa vendita, fino al giorno delle sanzioni, venivano trasferiti al Venezuela, che li utilizzava per importare i beni di cui il paese ha bisogno.

Il Venezuela vende agli USA oltre un milione di barili di petrolio al giorno, ma in virtù di queste sanzioni è materialmente impossibilitata ad incassare i dollari derivanti dalla vendita. Non solo: le sanzioni impediscono la compravendita di titoli (Bond) emessi legalmente da PDVSA e quindi viene impedito l’accesso ad ogni forma di finanziamento.

Secondo Peter Koening (1), economista ed ex funzionario della Banca Mondiale (Word Bank) si tratta delle sanzioni più dure della storia emanate dal Governo degli Stati Uniti; sono il frutto evidente di una guerra finanziaria diretta a paralizzare il paese e costituiscono, inoltre un crimine di guerra, dato che mettono in pericolo la vita di milioni di venezuelani.

In definitiva con queste sanzioni impedendo al Venezuela di accedere ai dollari, la moneta utilizzata nel commercio internazionale, si impedisce anche di poter comprare cibo e medicine nel mercato internazionale. Inoltre, le sanzioni hanno anche l’obiettivo di mandare il paese in default, in fallimento: non potendo accedere ai propri conti in dollari, il Venezuela sarebbe anche impossibilitato a pagare le rate in scadenza del proprio debito pubblico.

Queste sanzioni stanno spingendo il Venezuela ad abbandonare il dollaro ed a cercare nuovi mercati per la vendita del proprio petrolio e l’ approvvigionamento dei beni di cui ha bisogno il paese.

La Cina è un paese in forte sviluppo che ha bisogno di energia, di petrolio e sta investendo fortemente in Venezuela e in tutto il continente americano; è sufficiente pensare che sta finanziando la costruzione del Nuovo Canale del Nicaragua, opera ingegneristica che permetterà il passaggio delle grandi navi cargo tra il Pacifico e l’Atlantico.

Cina, Russia, i paesi dell’Organizzazione di Shanghai (SCO) ed ora anche il Venezuela si stanno sempre più allontanando dall’egemonia del dollaro. Il commercio internazionale tra questi paesi si effettuerà attraverso le rispettive monete locali ed in particolare utilizzando sempre più le monete della Cina e della Russia (Yuan e Rublo).

Il dollaro, a cui è legato anche l’Euro, e tutto il complesso finanziario che ruota attorno ad esso (Federal Reserve, Wall Street, Bank for International Settlement, ovvero il BIS, ed il sistema SWIFT) saranno progressivamente sostituiti dal CIPS, il Sistema della Cina per i pagamenti internazionali e dal costituente Sistema per i pagamenti internazionali della Russia. Non va dimenticato che Russia e Cina in questi ultimi anni hanno acquistato grandi quantità di oro e continuano ad acquistarlo per sostenere la propria moneta. Sta dunque per terminare il monopolio del dollaro e della finanza statunitense ed occidentale. In definitiva stiamo assistendo al tramonto degli Stati Uniti.

Come reagiranno gli USA? Gli USA accetteranno di farsi pacificamente da parte? Certamente gli USA non accetteranno di farsi da parte; cercheranno in tutti i modi di mantenere il dollaro come principale moneta degli scambi commerciali internazionali.

In realtà per gli USA è una questione di vita o di morte: il giorno in cui il dollaro cesserà di essere la principale moneta del commercio internazionale, il giorno in cui il dollaro cesserà di essere la moneta di Riserva Internazionale per eccellenza sarà la fine per l’Impero statunitense. Nel momento il cui il dollaro cesserà di essere la moneta di riferimento internazionale, la grande quantità di dollari della Riserva Internazionale, la grande quantità di dollari in circolazione, la grande quantità di dollari che la FED ha stampato per finanziare il debito pubblico USA sarà immessa nel mercato facendo letteralmente crollare il suo valore. In definitiva chi ha i dollari sarà costretto a venderli per acquistare le nuove monete internazionali. Il valore del dollaro crollerà e gli USA saranno interessati da una iperinflazione; l’Unione non reggerà e gli Stati Uniti termineranno dividendosi. Da tanti anni pensiamo e scriviamo che questo sia il futuro riservato agli Stati Uniti. Ovviamente gli USA sono ancora una grande potenza militare, anche se in declino, per cui utilizzeranno tutta la forza di cui dispongono per impedire l’abbandono del dollaro e quindi la loro fine.

Il Venezuela non aveva alternative: abbandonare il dollaro o sprofondare. La decisione di abbandonare il dollaro e vendere il proprio petrolio in Yuan inevitabilmente porterà gli Stati Uniti ad adottare provvedimenti di natura militare. Insomma non è difficile prevedere un intervento armato (diretto o indiretto) contro il Venezuela. In Venezuela tutti sono consapevoli di questo pericolo. Un anno fa circa, il Generale venezuelano Jacinto Pérez Arcay in una intervista a Russia Today, considerava “inevitabile” l’invasione statunitense del Venezuela. Oggi, dopo questa decisione di vendere il proprio petrolio in Yuan, il pericolo di una invasione statunitense diventa sempre più concreto e imminente.

Bisogna ancora aggiungere che la decisione di abbandonare il dollaro non riguarda solo il Governo, ma tutta la società venezuelana. La Banca Centrale del Venezuela ha cessato di offrire dollari al pubblico, sia imprese che privati (attraverso il Mercato cosiddetto Dicom); i cittadini e le imprese che disponevano di un conto corrente in dollari presto potranno aprire un conto corrente in Yuan, Rublo o Rupia. Insomma si va verso l’abbandono totale del dollaro.

Ovviamente il Venezuela non è isolato; Russia e Cina, le grandi potenze in ascesa che hanno grandi investimenti in Venezuela, non possono permettere una invasione del Venezuela; hanno il diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e sicuramente lo utilizzerebbero. Tutto ciò potrebbe non essere sufficiente per dissuadere gli USA da avventure militari contro il Venezuela o contro la Russia e la stessa Cina. Per gli USA – come analizzato – è una questione di vita o di morte.

Inevitabilmente il mondo sta andando incontro ad una guerra di proporzioni inimmaginabili. O meglio chi regge i destini del mondo sa benissimo quali sarebbero le conseguenze; non dimentichiamo che gli USA e altri paesi possiedono armi atomiche il cui utilizzo mette in pericolo la vita sul nostro pianeta. Loro, coloro che reggono i destini del mondo, sanno benissimo che stiamo andando verso una guerra catastrofica che potrebbe portare all’estinzione della vita sul nostro pianeta. È per questo motivo che si sono “preoccupati” di creare il “Deposito globale di sementi delle Svalbard” (Svalbard Global Seed Vault), un bunker quasi al Polo Nord in cui si conservano le sementi di tutto il mondo. Le sementi sembrano dunque a salvo, ma rimarrebbe vivo qualcuno per poterle utilizzare?

 

Nota

 

(1) Peter Koening lo scorso 2 settembre ha inviato una lettera al Presidente Maduro in cui appunto esprime le sue considerazioni circa le sanzioni imposte da Trump al Venezuela. La lettera è leggibile all’Url: http://www.laiguana.tv/articulos/67286-carta-maduro-economista-banco-mundial

 

Fonte: https://umbvrei.blogspot.com/2017/09/venezuela-comincia-vendere-il-proprio.html

 

Elezioni in Germania: …VERSO IL QUARTO REICH MERCANTILE

di Vittorio Stano (Hannover)

Tre lustri fa si sancí a Lisbona di fare dell´economia europea la piú competitiva e dinamica del mondo, fondandola sulla conoscenza. Il retropensiero era: piena occupazione in Europa.

La vis propulsiva dei Paesi dell´Unione doveva entrare in sinergia con lo spirito di collaborazione degli stessi e, facendo leva sulla solidarietá, mirare alla realizzazione del progetto europeo dei padri costituenti: l´Europa dei popoli.

Ma giá nel 2006, con la direttiva n. 123, gli organi decisionali dell´UE, attraverso il commissario Frits Bolkenstein fecero capire in che direzione dovevano andare i paesi membri: privatizzazione selvaggia di tutto il settore pubblico, compresi scuola, sanità e trasporti. Continua a leggere

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