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L’inferno dei lavoratori tedeschi

di Tonino D’Orazio

Non tutto quel che luccica è oro. E’ proprio vero. Il “benessere” dei lavoratori tedeschi merita sicuramente un approfondimento. Iniziando dai disoccupati. In apparenza, dalle fredde statistiche, sembrano non esistere oppure in modo ritenuto “fisiologico”, in realtà sono stati camuffati in lavoratori poveri, soprattutto quelli dei “mini job”. Sono nuovi contratti di lavoro con orario ridotto e per un salario di 450€ al massimo, ma quasi esente da tasse e da contributi, quindi non validi per il calcolo previdenziale. Chi vi partecipa (circa 7 milioni di persone) ovviamente “ha un lavoro” e non rientra nelle statistiche dei “disoccupati”.

Il meccanismo è semplice. In Germania hai diritto alla disoccupazione permanente pagata dall’Agenzia Federale del Lavoro, a condizione che, non solo cerchi costantemente un lavoro, per cui vieni convocato continuamente, ma che accetti anche quello qualsiasi proposto dalla struttura pubblica del Jobcenter o che trovi anche un cosiddetto “minijob” qualsiasi. In genere anche il Jobcenter ha veramente poco da proporre. Un po’ come i nostri Uffici per l’Impiego.

Il grosso dei lavoratori occupa i grandi agglomerati industriali, bancari e i servizi pubblici coperti da relativamente forte contrattazione sindacale. Il resto, nell’ombra, è un po’ come in tutta Europa, cioè in una povertà di salario che permette appena di sopravvivere. Le stesse organizzazioni sindacali, se non fossero in gran parte di servizi generali e sociali, (ai quali ormai è stata tolta comunque la facoltà di pagare i sussidi statali di disoccupazione), per cui conviene sempre essere iscritti, esisterebbero solo per i suddetti grandi gruppi. Non esistono i sindacati dei pensionati, questi ultimi continuano a pagare le loro quote, ridotte, e se vogliono, alla categoria di appartenenza.

Il sussidio di disoccupazione viene pagato solo per 12 mesi, se sei disoccupato ed hai lavorato (e pagato i contributi) per almeno 12 mesi negli ultimi 2 anni. Per ricevere i sussidi di disoccupazione, devi registrarti all’ufficio locale di collocamento (Arbeitsamt) e verrai convocato dal Jobcenter. E’ difficile credere che l’indennità di disoccupazione, anche in Germania, stia subendo molti e rapidi cambiamenti visto che il governo sta cercando di mantenere “sotto controllo” i costi, cioè i lavoratori.

I disoccupati di lunga durata, cioè quelli che hanno perso il lavoro da molto tempo, ricevono una sorta di reddito minimo garantito (assegno sociale o Sozialhilfe). È stato escluso dall’erogazione di questa indennità chi possiede dei risparmi personali superiori a 13mila euro circa, mentre è stato stabilito un tetto massimo (attorno a 330-350 euro al mese) per l’importo dell’assegno, a cui però si aggiungono eventualmente altri contributi per i figli.

L’assegno è di 368€ per un individuo che vive in coppia con un altro “assistito” e vengono aggiunti 237€ per figli da 0 a 6 anni, 291€ per figli da 7 a 14 e 311 € per un adolescente da 15 a 18 anni. In aggiunta pillole e preservativi gratis. (Non è uno scherzo, è una programmazione demografica del Consiglio comunale di Düsseldorf su richiesta della portavoce della Die Linke). Ad Amburgo invece ti mandano a lavorare gratis. (Da Berlino Magazine).

Non assumete droghe se siete fra i destinatari dei sussidi Hartz IV“. La raccomandazione è contenuta nel bando lanciato dalla Bundesagentur für Arbeit (Agenzia Federale del Lavoro tedesca). Il comunicato era catalogato come 1213-14-45216 ed era destinato all’utilizzo di 88.000 test rapidi anti-droga e di analisi delle urine al fine di verificare l’idoneità al lavoro di chi si deve rivolgere obbligatoriamente al Job Center. Qualcuno ironicamente sostiene che il prossimo passo del Governo sarà la sterilizzazione dei destinatari Hartz IV. La Chiesa protestante chiosa: “è una discriminazione del diritto della personalità”. Questi assistiti vengono denominati “Hartz IV” dal nome dell’estensore socialista della legge, ormai alla quarta deleteria modifica al ribasso. Insomma gli Harz IV non possono essere depressi in alcun modo, devono evitare di procreare altri piccoli Harz IV, poiché vivono nella società migliore, più ricca e organizzata d’Europa, se non del mondo.

La riorganizzazione del mercato del lavoro, “Agenda 2010”, fu voluta dall’ex-cancelliere Gerhard Schröder , del Partito Socialista Tedesco (Spd), con l’aiuto di Peter Hartz, (direttore del personale della Volkswagen ed “esperto” di relazioni industriali), per “aumentare la competitività”, cioè quella dei padroni a scapito dei lavoratori e quindi per modificare unilateralmente i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

A questo si riferisce la nostra Confindustria quando loda la riorganizzazione, per lei avvenuta intelligentemente in anticipo, del mercato del lavoro tedesco e che ha portato così in alto economicamente la Germania. Con la Merkel, subentrata al governo socialista, l’Agenda 2010 è stata velocemente gestita dalla destra, con un po’ di socialisti nella Grosse Koalitione. Un po’ come il job act nostrano voluto da Renzi (Pd), con l’ausilio della destra padronale e consigliato da Marchionne, noto capitano industriale, sovvenzionato e evasore di tasse in Italia. Brutta fine per i Socialisti in tutta Europa se non ridiventano più la rappresentanza del “sociale”, almeno con un minimo di nozioni critiche delle logiche capitalistiche. E’ una costatazione di tutte le ultime elezioni in Europa e sarà uguale per le prossime in Germania. Perché stupirsi?

Su richiesta della Merkel, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea di Lussemburgo ha sancito che d’ora in poi (settembre 2015) sarà possibile rifiutare i sussidi a persone, anche se cittadini europei, che si sono trasferite in Germania (o in altri Paesi dell’Unione) senza aver precedentemente contribuito al suo sistema fiscale e sociale. Dovranno aspettare almeno 5 anni di lavoro continuato. La May, con il Brexit, non fa più parte dell’Europa, ma il concetto è diventato legge anche nel Regno Unito, per tutti gli stranieri. In questo caso la U.E. aveva già legiferato…

E’ inimmaginabile il numero dei pensionati, e soprattutto delle pensionate, in Germania, che percepiscono meno di 500 € al mese costretti ai minijob per sopravvivere. Ecco i dati più clamorosi contenuti nella statistica dell’Inps tedesca e denunciati dalla rivista Bild (2015) con il titolo: “La verità sulle nostre pensioni”. Su 25 milioni circa di pensionati quasi una pensione su due è inferiore a 700 euro lordi al mese. Bild rivela che “solo 54mila pensionati (0,28%) percepiscono più di 2.000 euro al mese, 400 pensionati ottengono più di 2.400 euro mentre addirittura 18 (!) ne hanno più di 2.800″. Il giornale sottolinea che in Germania chi sgobba per uno stipendio di 1.500 euro lordi al mese, “dopo 45 anni di lavoro e di contributi, ha diritto a 667 euro mensili di pensione (697 euro all’est), meno dunque del sussidio di povertà“. Dovessimo dare qualche altra sciagurata idea a Boeri o al nostro governo!

Da non dimenticare, al contrario, che in tutta Europa si percepisce una valutazione pensionistica in base ai contributi versati. Serve alla contribuzione collettiva ma i soldi sono tuoi e avrai il dovuto al momento della pensione, anche per un solo anno di versamento, a costo di percepire 5/6€ mensili. Noi invece perdiamo tutto fino al 20mo anno, poi soltanto dopo scatta il conto del dovuto. Altrimenti è tutto perduto. Cioè no, ci paghiamo l’assistenza sociale mentre negli altri paesi essa è a carico della tassazione nazionale. Chi potrà mai metterci le mani da noi?

Conviene andare a vivere nell’Eldorado tedesco? Sì, ma anche no.

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Discussione

Un pensiero su “L’inferno dei lavoratori tedeschi

  1. Gentile signor D’Orazio,
    mi deve dire in quale paese del mondo si vive meglio della Germania, forse nella Corea del nord?

    Mi piace

    Pubblicato da Mario Noce | 19/09/2017, 00:35

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