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Germania

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Covid-19: LO STATO, FIGLIOL PRODIGO NELL’ERA DEL CORONAVIRUS

Passata è la tempesta, odo gli augelli far festa.
G. Leopardi, La quiete dopo la tempesta

La risposta fallimentare al coronavirus dimostra che la società americana è malata e che la leadership globale dell’America è morta.
Walter R. Mead, storico

Cari amici italiani, vi aiutiamo perché vi amiamo, adifferenza dei vostri alleati”.
Vitalij Tret’jakov, Università Lomonosov – Mosca

L’Italia impari a non preoccuparsi degli USA e ad amare la Cina”.
Song Weiqing, prof. Università di Macao

Europa matrigna: “…tutti per uno, nessuno per tutti”

 

di Vittorio Stano

La disciplina con cui gli italiani hanno finora affrontato l’emergenza ha sbalordito in primo luogo gli italiani scettici e, di rimando, tutti quelli che nel mondo intero ci considerano cicale incapaci di sentirsi parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura.

In questi mesi gli italiani hanno dimostrato di essere orgogliosi di appartenere a un’eccezionale storia collettiva.

Si è svelata agli occhi di chi vuol vedere, una domanda di Comunità e di Stato, mai prima sperimentata. E’ confortante ricavare da questa prestazione la smentita della morte dello Stato nazionale, così come raccontato dalla vulgata tardoliberista. Questa prova, se coltivata, potrà produrre una classe dirigente nuova, capace di garantire una necessaria e qualitativamente migliore offerta politica. Continua a leggere

COVID-19: Quella “immagine distorta” che la Germania ha dell’Italia. “Un gioco sul quale da decenni la Germania costruisce il proprio benessere”

Questo articolo comparso ieri sul più diffuso settimanale tedesco è molto importante.

Non solo per ciò che riconosce nei nostri confronti, ma perché la lucida analisi che fa ci dovrebbe indurre tutti a recuperare il rigore dell’analisi politica: i cosiddetti sovranismi e i pericolosi personaggi che li rappresentano sono solo un sottoprodotto delle guerre imperialiste (per ora ancora sul piano economico e commerciale).

Ma quando nasce un movimento sovranista nasce quasi sempre come elemento di difesa da sovranismi ben più scaltri o potenti. E a cascata i sovranismi meno potenti tentano di sottomettere altre aree o paesi meno in grado di difendere la propria sovranità. Chi sostiene questi movimenti ?

Le rispettive borghesie sotto la pressione di quelle più potenti. Quindi bisogna sempre avere l’occhio attento alla configurazione dei poteri nella loro dislocazione e nella loro specifica ideologia che, a parole, può anche essere apparentemente aperta e potabile…finché non viene messa in seriamente in discussione.

Bisogna anche ricordare che i movimenti nazionalistici non sono stati necessariamente regressivi, nel corso della storia. Se vuoi difendere la tua comunità da attacchi predatori, devi contemplare l’unità nazionale come un momento decisivo della tua battaglia, non puoi ignorarlo perché ti sembra inelegante…

Ciò che è decisiva è la prospettiva e chi la guida: non è che il nazionalismo mi può riportare in una condizione di peggiore sfruttamento di quello garantito dalle elites di sangue più o meno blu. Questo giochetto provino a giocarselo da sole le borghesie nazionali non ammesse alla mensa superiore.

Neanche dobbiamo lasciarci fregare dall’argomento dell’accentuata competitività con cui abbiamo già a che fare nello scenario post-covid. E’ fondamentale trasformare la guerra imperialista…in Fine dello sfruttamento di paesi su altri paesi e di uomini su altri uomini. Cioè fine del profitto come guida della storia.

Siamo maturi per altri scenari di cooperazione. Bisogna smetterla di farci dettare l’agenda dall’antique regime nelle sue varie declinazioni.

Il loro mondo è strutturalmente tramontato. Bisogna avere fiducia. Non bisogna giocare solo di rimessa. E bisogna giocare insieme agli altri popoli, facendo emergere le contraddizioni evidenti che riguardano tutti gli spazi nazionali.

La questione infine, come credo sia evidente, non riguarda solo lo spazio europeo. Questo è uno degli spazi, per quanto importante. Ve ne sono altri da aprire: quelli con altri paesi, sia del nord, ma soprattutto del sud del mondo, con le rispettive borghesie colluse e “compradore” o con quelle fasciste (che in realtà sono i diversi vestiti con cui si vestono al cambiar di stagione).

Bisogna tornare al futuro. Che può essere ostacolato e rallentato, ma non sconfitto. (red)

Secondo lo Spiegel, è sbagliato pensare al Belpaese spendaccione e indebitato. Thomas Fricke, autore di un lungo editoriale, non esita a parlare di “tutta questa arroganza tedesca che – non solo adesso, ma soprattutto adesso – è particolarmente tragica”. “In Italia come in Francia arriveranno al potere delle persone che, come adesso già fanno Donald Trump o Boris Johnson, non hanno nessuna voglia di stare al gioco: quel gioco sul quale la Germania da decenni costruisce il proprio benessere”.

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COVID-19: Una ricostruzione impeccabile del cammino della pandemia in Italia e in Europa (Video in Portoghese)

Un servizio di Gregorio Carboni Maestri, docente di architettura, documentarista italiano nato in Belgio (in Portoghese). Di Gregorio Carboni Maestri vedi anche Palladio

 

COVID-19: “Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco” (di Steffen Klusmann, Redattore capo DER SPIEGEL)

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

 

 

FONTE: https://www.spiegel.de/international/europe/coronavirus-il-rifiuto-tedesco-degli-eurobond-e-non-solidale-gretto-e-vigliacco-

COVID-19: Puntiamo tutto sulla Bce. Insistendo su Eurobond e Mes perdiamo giorni preziosissimi

di Stefano Fassina

Siamo ad un bivio storico. Vengono al pettine i nodi dell’Unione europea, rimossi dal romanticismo sugli Stati Uniti d’Europa o nascosti dietro un velo di ipocrisia per preservare un efficacissimo impianto di disciplina e svalutazione del lavoro. Il popolo europeo sognato dai federalisti non esiste. Il popolo è nazione: è segnato da una Storia, da una religione, da una cultura, da una lingua. La solidarietà fiscale, ossia la redistribuzione di risorse, funzione fondativa delle democrazie moderne, si alimenta del vissuto condiviso dentro confini tracciati con il sangue. È triste. Ma è così.

La moneta unica è stato un errore di analisi storico-politica, compiuto, per chi era in buona fede, stordito dalle macerie della “fine della Storia”, per subalternità alla visione tecnicista-funzionalista, così utile all’egemonia e al dominio ordo-liberista. Il mantra colposo di Jacques Delors, “padre” ancora celebrato ieri, era: facciamo il mercato unico e la moneta unica, così attiviamo un’interdipendenza economica sempre più intensa, tale da forzare, a prescindere dalla volontà dei popoli, la nascita dell’unità politica. Ma non poteva funzionare. “La Storia non è acqua”. Quindi, la solidarietà fiscale è stata esclusa ed è inibita dai Trattati: i legami trans-nazionali di comunità erano e sono assenti o radicalmente insufficienti per legittimarla. I sentimenti nutriti nelle generazioni più giovani sono annientati da un mercato unico europeo fondato sul dumping sociale e fiscale.

Insomma, l’assenza di solidarietà fiscale intra-Ue non è sorprendente. È un dato di realtà mai venuto meno. Ricordate? Prima dell’esplosione del Covid-19, la discussione sul bilancio dell’Ue si è incancrenita per oltre un anno e poi si è bloccata intorno a qualche centesimo di punto percentuale di Pil. La radicale indisponibilità a confermare il livello di risorse del 2014-2020 non arrivava dai cosiddetti sovranisti ultimi arrivati (il gruppo di Visegrad), ma da Paesi dell’Euro-zona, fondatori (Olanda, sostenuta dalla Germania) e membri storici guidati da governi socialdemocratici (Danimarca).

Ma è sbagliato e pericoloso attaccare la Germania e gli altri indisponibili alle nostre richieste come “miopi”, “ottusi”, “egoisti”, “colonizzatori”, finanche “sciacalli”. Cominciano a girare sui social attacchi agghiaccianti ai tedeschi. È davvero rischioso rispolverare le caricature costruite in tragici passaggi del secolo scorso. Loro sono coerenti con il patto sottoscritto e mai contraddetto. Noi non abbiamo nessuna superiorità morale sulla quale poggiare le nostre rivendicazioni. Semplicemente, siamo più in difficoltà e chiediamo aiuto. Immaginate quanta solidarietà fiscale avrebbe il patriota Salvini se, invece che origini padane e passaporto italiano, fosse nato in Baviera e guidasse la Csu. Oppure, quanto sarebbe generoso il Presidente Zaia che oggi impreca contro Berlino e Bruxelles, ma nella sua proposta di “Autonomia differenziata” prevedeva di trattenere in Veneto il 90% delle imposte erariali raccolte nella “sua” Regione.

Non ha molto senso neanche continuare a far appello all’interesse dell’altro a salvare noi e la barca sulla quale anch’egli si trova. Perché, nella percezione dell’altro, infondata quanto si vuole ma solida, il costo prospettico per salvarci potrebbe risultare superiore al costo dell’affondamento della barca, dato che ha numerose e resistenti scialuppe di salvataggio a disposizione.

In sintesi, il contesto storico, culturale, religioso, giuridico e politico richiamato dovrebbe ridimensionare le “pretese” di solidarietà economica per vincere la guerra in corso al Covid-19 e per ricostruire. Continuare a insistere per fare gli Eurobond, è un enorme spreco di capitale politico. L’Eurogruppo, al quale il Consiglio europeo del 26 Marzo scorso ha affidato il compito di trovare una soluzione dopo 6 ore di scontro sul Mes, arriverà, nel migliore dei casi, a un compromesso sulle condizioni del prestito al singolo Stato. I “Coronabond”, come ha poco diplomaticamente ricordato ieri la presidente Von der Leyen, sono uno slogan: il Mes ha soltanto un modo di funzionare, per statuto: grazie alle garanzie versate dai contribuenti di ciascuno Stato, emette titoli e finanzia i malcapitati da sottomettere alle cure della Troika. Il compromesso, qualora arrivasse, non sarebbe utile in sé: per noi, sarebbero circa 35 miliardi in tutto, quando soltanto per l’anno in corso abbiamo necessità di quasi 500 miliardi di euro (oltre 300 miliardi di titoli da rinnovare, oltre 100 miliardi di mancate entrate a causa di un crollo del Pil superiore al 10% e, infine, le decine di miliardi previste per i Decreti Cura Italia). Sarebbe utile, però, a dare via libera alla Bce per attivare il bazooka dell’Omt, il programma predisposto durante la presidenza Draghi per dare credibilità al “whatever it takes”. Insomma, l’intervento del Mes servirebbe “soltanto” a sottrarre la residua autonomia politica ai “beneficiari”.

Allora, si lasci stare l’autolesionistico tentativo di “snaturare” il Mes. Non si perdano 14 preziosissimi giorni per soccorrere famiglie e imprese allo stremo. Si concentri tutto il capitale politico dei 9 leader firmatari della lettera al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel per dare legittimazione politica alla Bce a fare quanto necessario a riportare gli spread al minimo: il credibile prestatore di ultima istanza, come la Fed, la Bank of England, la Banca centrale del Giappone e tutte le altre. Le soluzioni tecniche per arrivare all’obiettivo possono essere varie. Su questo blog, abbiamo proposto da tempo la sterilizzazione (perpetuity) dei titoli di Stato già acquistati dalle banche centrali nazionali nell’ambito del Quantitative easing (per l’Italia sono quasi 400 miliardi) e quelli da acquistare nella fase di emergenza sanitaria e ricostruzione economica e sociale. La Bce, a differenza del Mes, non ha bisogno delle tasse pagate dai cittadini per fare emissioni. La Bce stampa moneta. Può farlo senza limiti perché è formalmente indipendente e nella sua missione ha la salvaguardia dell’Euro, oggettivamente morto senza suoi adeguati interventi. Inoltre, la Bce è davvero l’unica istituzione federale dell’Unione e, a differenza del Mes, istituto inter-governativo, decide a maggioranza. In sintesi, per i “Paesi virtuosi”, i costi politici di utilizzo appropriato della Bce sarebbero infinitamente minori rispetto all’impatto dello snaturamento del Mes.

Certo, non è affatto scontato far uscire la Bce dalla gabbia ordoliberista. Abbiamo visto l’ostilità interna e esterna. Ma è l’unica strada utile e possibile. Se la Bce non stampa a sufficienza e, tramite i mercati finanziari, veniamo spinti nella trappola del Mes? Allora, dobbiamo stampare noi. Non è una alternativa facile, anzi. Ma può essere meno dolorosa rispetto a una compiuta e definitiva colonizzazione e svalutazione del lavoro nel quadro istituzionale e monetario dato. Non si tratta di ritornare alle ‘piccole patrie’ e imboccare una via isolazionista o autarchica di fronte alle famose “sfide globali”. Né di asservirsi a Russia o Cina. Si tratta, al contrario, di fermare le pericolosissime derive nazionaliste alimentate dal senso di tradimento e dal desiderio di rivalsa. Si tratta di affermare il primato della nostra Costituzione e riprogettare e ricostruire la cooperazione europea su basi di realtà, senza velleitarismi e senza finzioni, quindi come confederazione di Stati nazionali.

 

FONTE: https://www.huffingtonpost.it/

101 anni fa: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht 15/1/1919

Rosa Luxemburg (1871-1919)

Rivoluzionaria comunista polacca di origine ebraica, nata il 5 marzo 1871 a Zamoshc, la più giovane di cinque fratelli. Aderì ancora liceale a Proletariat, formazione clandestina di orientamento rivoluzionario socialista; costretta ad abbandonare la Polonia russa per sfuggire ad un arresto, studiò economia politica e legge (1889-1896) a Zurigo, sostenendo posizioni decisamente internazionaliste fra i gruppi socialisti polacchi in esilio. Nel 1898 ottenne la cittadinanza tedesca, grazie al matrimonio di comodo con l’operaio Gustav Lübeck.

Trasferitasi a Berlino aderì al Partito socialdemocratico, prendendo posizione, assieme a Karl Kautsky, contro il revisionismo teorico di E. Bernstein e rappresentando, con Karl Liebknecht, l’ala sinistra del partito. A Bernstein – contro Bernstein – è dedicato lo scritto Riforma sociale o rivoluzione? del 1899: mentre la Luxemburg appoggiava l’ attività riformista (come mezzo della lotta di classe) lo scopo delle riforme era per lei quello di condurre verso una completa rivoluzione. Dal suo punto di vista l’incessante attività riformista non avrebbe fatto che appoggiare la borghesia dominante.

Dopo aver ricevuto il suo dottorato nel 1898, la Luxemburg ebbe modo di incontrare e conoscere molti socialdemocratici russi (prima che il R. S.D.L.P. si spaccasse); e tra questi anche i leader del partito: Georgy Plechanov e Pavel Axelrod. Non molto tempo più tardi ella espresse forti differenze teoriche con il partito russo, innanzitutto sulla questione dell’autodeterminazione polacca. La Luxemburg era convinta infatti che l’autodeterminazione potesse solo indebolire il movimento socialista internazionale, aiutando la borghesia a rafforzare il suo ruolo di classe dominante sulle nuove nazioni indipendenti. Su quest’ argomento ella si distaccò tanto dal partito russo che da quello polacco, i quali erano d’accordo nel considerare legittimi i sentimenti di autodeterminazione delle minoranze nazionali all’interno dell’impero russo. In opposizione a questi partiti la Luxemburg partecipò alla costruzione del Partito socialdemocratico polacco.

In questo periodo la Luxemburg incontrò Leo Jogiches, colui che sarà suo compagno per tutto il resto della sua vita e col quale condividerà un’intensa relazione tanto personale quanto politica.

Nel 1902-04 lavorò alla Gazeta Ludowa (Giornale del popolo). Nel 1904 subì la prima detenzione, di tre mesi, per lesa maestà; tornò in carcere per qualche mese l’anno successivo, quando si recò a Varsavia in occasione della prima rivoluzione russa. Non appena, nel 1905, scoppiò in Russia una rivoluzione che presto si espanse alla Polonia russa e a tutti gli angoli dell’impero zarista, la Luxemburg espresse il suo più pieno appoggio al partito bolscevico contro menscevichi e socialrivoluzionari e rivolse le sue attenzioni ed i suoi sforzi nell’ appoggio al partito socialdemocratico di Polonia e Lituania (SDKPiL); pur non riuscendo a lasciare la Germania fino al dicembre 1905 svolse ugualmente il suo ruolo di principale analista politico del SDKPiL, scrivendo per esso un vasto numero di opuscoli; fu inoltre molto occupata dal problema di fornire un’educazione marxista di base alle migliaia di nuovi attivisti del partito, che nel giro di meno di un anno passarono da poche centinaia ad oltre 30.000. Non appena giunta a Varsavia, nel 1906, venne però arrestata.

Sempre nel 1906 scrisse Sciopero di massa, partito politico e sindacato, in cui esaltava l’importanza dello sciopero generale, in alternativa alla visione leninista di un partito di rivoluzionari di professione rigidamente strutturato, ed attaccava con violenza il conservatorismo della burocrazia istituzionalizzata dei sindacati. A causa di questa sua visione dello sciopero di massa come il più importante strumento rivoluzionario nelle mani del proletariato, scaturì un duro conflitto nella socialdemocrazia tedesca, soprattutto con August Bebel e Karl Kautsky. Per la sua appassionata ed implacabile azione agitatoria, la Luxemburg si guadagnò il soprannome di “Rosa la sanguinaria”.

Dal 1907 al 1914 insegnò economia politica alla scuola di partito di Berlino, pubblicando una delle sue opere fondamentali, L’accumulazione del capitale (1913), lavoro volto a spiegare l’inesorabile movimento del capitalismo verso la sua fase imperialistica.

Trovandosi sempre più a sinistra in seno ad una socialdemocrazia tedesca, che andava sempre più accentuando il suo carattere opportunistico, finì per polemizzare, sul tema della riforma elettorale allora in discussione, col vecchio amico di un tempo, quel Karl Kautsky che era ancora erroneamente considerato all’interno dell’Internazionale il rappresentante della più pura ortodossia marxista, quel Karl Kautsky con cui neanche Lenin aveva ancora rotto i ponti (cosa che avvenne nel 1914, dopo che Kautsky ebbe dato il suo appoggio all’imperialismo tedesco).

Sui rapporti tra la Luxemburg e Kautsky, Trotsky (ne “La mia vita”) enfatizza come questi fossero ormai incrinati da tempo: “poco dopo la rivoluzione del 1905, apparirono i primi segni di crescente freddezza tra i due. Kautsky simpatizzava calorosamente con la rivoluzione russa, ed era capace di interpretarla piuttosto bene da lontano. Ma egli era per natura ostile all’ipotesi di un trasferimento dei metodi rivoluzionari in suolo tedesco. Quando andai a casa sua prima della dimostrazione del parco di Treptow, trovai Rosa impegnata in una lite accesa con lui. Per quanto loro continuassero a darsi del ‘tu’ e parlassero come intimi amici, nelle repliche di Rosa si poteva sentire una soppressa indignazione, e nelle risposte di Kautsky si avvertiva un profondo imbarazzo interiore, mascherato da battute piuttosto incerte. Andammo alla manifestazione insieme con Rosa, Kautsky e sua moglie, Hilferding, il vecchio Gustav Eckstein, ed io. Durante il tragitto non mancarono scontri taglienti tra i due. Kautsky voleva rimanere uno spettatore, mentre Rosa era ansiosa di unirsi alla manifestazione. L’antagonismo tra i due è scoppiato definitivamente nel 1910, sulla questione della battaglia per il suffragio in Prussia. Kautsky sviluppò a quel tempo la strategia del ‘logorare il nemico’ (Ermattungsstrategie) come opposta a quella di ‘abbattere il nemico’ (Niederwerfungsstrategie). Si trattava di un caso di due irriconciliabili tendenze”.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la Luxemburg si oppose ardentemente alle posizione social-scioviniste assunte dalla socialdemocrazia tedesca, che appoggiò apertamente l’aggressione tedesca e le sue annessioni. Insieme a Karl Liebknecht (l’unico parlamentare socialdemocratico che aveva spezzato la fedeltà al partito rifiutando di votare a favore della concessione dei crediti di guerra), abbandonò il partito socialdemocratico ed partecipò alla formazione del Gruppo Internazionale (che presto muterà nome in Lega Spartaco) allo scopo di contrastare il socialismo nazional-sciovinista e di incitare i soldati tedeschi a rivoltare i loro fucili contro il loro governo per abbatterlo.

A causa di questa loro agitazione rivoluzionaria, la Luxemburg e Liebknecht vennero arrestati e imprigionati. In carcere la Luxemburg scrisse quella disamina del movimento socialista, nota come Junius Pamphlet (1916), che suscitò le critiche di Lenin, discorde sul ruolo del partito guida. Il Junius Pamphlet divenne il fondamento teorico della Lega di Spartaco.

Sempre dal carcere la Luxemburg scrisse il suo famoso libro “La Rivoluzione Russa”, nel quale critica il potere dittatoriale del partito bolscevico. In questo testo la Luxemburg spiega il suo punto di vista a proposito della teoria della dittatura proletaria: “Sì alla dittatura! Ma questa dittatura consiste in un modo di applicare la democrazia, non nella sua eliminazione, in un energico e risoluto attacco ai ben-consolidati diritti e relazioni sociali della società borghese, senza i quali la trasformazione socialista non può essere realizzata. Ma questa dittatura dev’essere opera della classe, e non di una piccola minoranza che agisce in nome della classe – cioè, essa deve procedere passo dopo passo per mezzo dell’attiva partecipazione delle masse; essa dev’essere sotto la loro diretta influenza, completamente soggetta al controllo dell’attività pubblica; essa deve scaturire dalla crescente consapevolezza politica della massa del popolo”.

In ogni caso, pur attaccando l’eccessivo dominio del partito bolscevico sul governo sovietico, la Luxemburg riconobbe il fatto che, sotto le pressioni della violenta guerra civile in corso in Russia, tale atteggiamento dei bolscevichi risultava necessario: “Si chiederebbe qualcosa di sovrumano a Lenin ed ai suoi compagni se ci si aspettasse da essi che facciano apparire d’incanto, in tali condizioni, la più raffinata democrazia, la più esemplare dittatura del proletariato e la più fiorente economia socialista. Con la loro determinata posizione rivoluzionaria, la loro esemplare forza nell’ azione e la loro indistruttibile lealtà al socialismo internazionale, essi hanno contribuito nel miglior modo possibile data la diabolicamente ardua situazione nella quale imperversa la Russia. Il pericolo inizia solo quando essi fanno di necessità virtù e vogliono cristallizzare in un completo sistema teorico tutte quelle tattiche che essi sono costretti a sostenere a causa di queste fatali circostanze, raccomandando così il medesimo atteggiamento al proletariato internazionale come modello di tattica socialista”.

La Luxemburg successivamente si oppose allo sforzo compiuto dal governo sovietico per raggiungere la pace a tutti i costi, sforzo ‘terminato’ con la firma del Trattato di Brest-Litovsk con la Germania.

Nel novembre 1918 il governo tedesco ridiede, con riluttanza, libertà alla Luxemburg; al che ella poté riprendere immediatamente la sua attività rivoluzionaria, formando con Karl Liebknecht e Wilhelm Pieck il Partito comunista tedesco e ponendosi alla direzione del Die Rote Fahne.

Con Liebknecht e Pieck venne catturata e condotta presso l’hotel Adlon di Berlino. I primi due vennero scortati in stato di incoscienza fuori dall’edificio dai soldati tedeschi. Mentre i corpi inermi della Luxemburg e di Liebknecht venivano silenziosamente trasportati lontano su una jeep militare, fucilati e gettati in un fiume, Pieck riuscì a trovare la via della fuga, era il 15 gennaio 1919. Il suo corpo, gettato in un canale, fu trovato solo alcuni mesi dopo; le autorità riuscirono a impedire che fosse sepolto a Berlino, per timore di manifestazioni e incidenti.

Rosa fu una grande e brillante teorica del socialismo, Lenin stesso, nonostante i numerosi scontri teorici avvenuti in precedenza tra i due, la definì “un’aquila”, sostenendo che “i suoi scritti […] serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo” (Lenin, Note di un pubblicista).

Anche Trotsky non manca di lodare il carattere, la coerenza e l’intelligenza politica della Luxemburg, così, per esempio, sempre ne La mia vita scrive di lei: “Era una donna piccola, fragile, e all’apparenza pure malaticcia, ma con un volto nobile e occhi bellissimi che irradiavano intelligenza; affascinava l’assoluto coraggio della sua mente e del suo carattere. Il suo stile, che era insieme preciso, intenso e spietato, sarà sempre lo specchio del suo spirito eroico. La sua era una natura complessa e multiforme, ricca di sfumature sottili. La Rivoluzione e le sue passioni, uomini ed arte, natura, uccelli e floricoltura, tutte queste cose avrebbe potuto suonare le innumerevoli corde della sua anima. ‘Vorrei avere qualcuno’, scrisse un giorno a Luise Kautsky, ‘che mi credesse quando dico che è solo per mezzo di incomprensioni ch’io mi trovo nel bel mezzo di questo vortice della storia umana, laddove in realtà io sono nata per guardare oltre le oche, nei campi’. I miei rapporti con Rosa non erano segnati da nessun tipo di amicizia personale; i nostri incontri erano troppo brevi e troppo infrequenti. Io la ammiravo da lontano. Eppure, probabilmente non la apprezzavo ancora abbastanza all’epoca”… ma, “all’epoca”, era ancora il 1907.

V. anche: Paul Frolich, Rosa Luxemburg (1939). Rizzoli, Bur 1987, pp. 463.
vedi anche : http://marxists.architexturez.net/italiano/enciclopedia/l.htm#p60

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Karl Liebknecht (1871-1919)

«Il nemico è in casa nostra!»
(Karl Liebknecht)

Karl Liebknecht (13 agosto 1871 – 15 gennaio 1919), uomo politico tedesco co-fondatore della Lega Spartachista.

Nato a Lipsia, era il figlio di Wilhelm Liebknecht, uno dei fondatori del Partito socialdemocratico tedesco. Comunque, Karl Liebknecht fu più radicale di suo padre; divenne un esponente delle idee marxiste durante i suoi studi in legge ed economia politica a Lipsia e a Berlino, e dopo aver servito nei Pionieri della Guardia Imperiale a Potsdam, dal 1893 al 1894 e aver svolto il suo praticantato ad Arnsberg e Paderborn, dal 1894 al 1898, si guadagnò il dottorato nel 1897 e si spostò a Berlino nel 1899, dove aprì uno studio legale con suo fratello, Theodor Liebknecht.

Liebknecht sposò Julia Paradies l’8 maggio 1900; la coppia ebbe due figli e una figlia. La moglie mori’ nel 1911.

Come avvocato, Karl Liebknecht spesso difese altri socialisti che venivano processati per reati come la diffusione di propaganda socialista in Russia, un compito nel quale era anch’egli coinvolto. Divenne un membreo dell’SPD nel 1900 e fu presidente dell’internazionale socialista giovanile dal 1907 al 1910; Liebknecht scrisse estesamente contro il militarismo, e uno dei suoi scritti, “Militarismus und Antimilitarismus” (“militarismo ed antimilitarismo”) lo portò ad essere arrestato nel 1907 ed imprigionato per diciotto mesi a Glatz, in Slesia.

Nel 1912 Liebknecht venne eletto al Reichstag come socialdemocratico, nonostante fosse un membreo dell’ala sinistra dell’SPD; si oppose alla partecipazione tedesca nella prima guerra mondiale e fu uno dei principali critici della più moderata leadership socialdemocratica di Karl Kautsky. Alla fine di quell’anno, sposò la sua seconda moglie, la storica dell’arte Sophie Ryss.

Alla fine del 1914, Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches, Paul Levi, Ernest Meyer, Franz Mehring e Clara Zetkin formò la cosiddetta Spartakusbund (“Lega Spartachista”). La Lega Spartachista pubblicizzava i suoi punti di vista attraverso un giornale intitolato Spartakusbriefe (“Le Lettere di Spartaco”), che venne ben presto dichiarato illegale; Liebknecht venne arrestato e inviato sul fronte orientale durante la prima guerra mondiale, per il richiamo del gruppo agli argomenti dei bolscevichi russi per una Rivoluzione proletaria. Rifiutandosi di combattere, prestò servizio seppellendo i morti, e a causa della sua salute che si stava deteriorando rapidamente, gli fu permesso di ritornare in Germania nell’ottobre 1915.

Liebknecht venne arrestato di nuovo a seguito di una dimostrazione contro la guerra tenutasi a Berlino il 1 maggio 1916 che fu organizzata dalla Lega Spartachista, e condannato a due anni e mezzo di prigione per alto tradimento, che vennero in seguito portati a quattro anni e un mese; comunque, venne rilasciato nell’ottobre 1918, quando Max von Baden garantì un’amnistia per tutti i prigionieri politici. Dopo il suo rilascio, Liebknecht portò avanti le sue attività nella Lega Spartachista; riprese la direzione del gruppo assieme a Rosa Luxemburg e pubblicò il suo organo di partito, la Rote Fahne (“Bandiera Rossa”). Il 9 novembre, Liebknecht dichiarò la formazione della “freie sozialistische Republik” (libera repubblica socialista) da una balconata del Castello di Berlino, due ore dopo la dichiarazione di Philipp Scheidemann della “Repubblica tedesca” da una balconata del Reichstag; il 31 dicembre 1918 / 1 gennaio 1919, fu coinvolto nella fondazione del KPD.

Assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches e Clara Zetkin, Liebknecht fu tra i protagonisti della Sollevazione Spartachista di Berlino del gennaio 1919. Questo tentativo rivoluzionario venne brutalmente represso dal nuovo governo socialdemocratico tedesco guidato da Friedrich Ebert, con l’aiuto dell’esercito e dei Freikorps; per il 13 gennaio, la sollevazione era stata estinta, e Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, venne rapito dai soldati del Freikorps, portato all’Hotel Eden di Berlino dove venne torturato ed interrogato per diverse ore prima di venire ucciso, il 15 gennaio 1919.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

vedi anche : http://www.marxists.org/italiano/liebknechtk/1913/4/milit.htm

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Cronistoria della formazione, sviluppo e crisi del partito rivoluzionario in Germania nel decennio 1914 – 1924

1914

(4 agosto) Spd vota i crediti di guerra: i social-democratici si rivelano social-imperialisti.

(4 agosto) Riunione degli “internazionalisti” attorno a Rosa Luxemburg.

1915

(18 febbraio) Rosa Luxemburg viene arrestata.

(4 marzo) I Conferenza dell’Opposizione a Berlino.

(14 aprile) Viene pubblicata la rivista “Die Internazionale”.

(27 maggio) Volantino di Karl Liebknecht: “Il nemico principale si trova nel proprio paese”.

(dicembre) Nel corso di un nuovo plenum della Spd, il gruppo dissenziente (Bernstein, Kautsky, Haase) vota contro il rinnovo dei crediti di guerra. Essi vengono espulsi dal partito. I deputati espulsi formano la Cooperazione socialdemocratica. In seguito formeranno l’ Uspd.

1916

(1 gennaio) La Conferenza del gruppo “Internazionale” a Berlino approva le tesi contro la guerra imperialista di Rosa Luxemburg.

(1 maggio) Manifestazioni operaie contro la guerra (Liebknecht in uniforme distribuisce volantini e viene arrestato).

(1 settembre) Prima lettera di Spartakus.

[Rosa Luxemburg: La crisi della socialdemocrazia].

1917

(7 gennaio) Conferenza dell’Opposizione nella Spd a Berlino.

(18 gennaio) Tutti gli oppositori vengono espulsi dalla Spd.

(5 aprile) La Conferenza degli spartakisti si pronuncia per un partito coi centristi: i “comunisti radicali” sono contrari.

(6-8 aprile) Congresso a Gotha di fondazione dell’Uspd (Partito socialista indipendente, centrista): Kautsky, Bernstein, Haase, Ledebour. [Nel 1922 riconfluiranno nel Spd, tranne Ledebour.]

(16-23 aprile) Grandi scioperi a Berlino e Lipsia.

(2 agosto) Manifestazioni di marinai.

(25 agosto) Processi e condanne dei dirigenti dei marinai.

(5 settembre) Kobis e Reichpietsch vengono fucilati.

1918

(28-31 gennaio) Sciopero a Berlino e in altri centri operai

(1 ottobre) I capi dell’esercito tedesco si pronunciano per la pace. In pratica, i militari, unitamente alla classe dirigente politica, gettano la spugna: sul fronte esterno, la guerra è nell’impasse – fallimento dell’offensiva sul fronte occidentale di marzo-giugno -, mentre sul fronte interno crescono le tensioni sociali.

(1 ottobre) La Conferenza comune degli spartakisti e dei radicali di sinistra si pronuncia per la rivoluzione socialista e il potere dei consigli.

La Germania vive un vuoto di potere che, il 2 ottobre, cerca di colmare il governo di Max di Baden, con due ministri del Spd (i membri sono detti maggioritari). I partiti non-socialisti sembrano essersi volatilizzati. I funzionari statali si consultano sulla linea di condotta da tenere. A Berlino (il 9 novembre), il prefetto di polizia del Land di Prussia, von Jagow, cede il posto a Emil Eichorn, indipendente di sinistra. Episodi analoghi avvengono in tutta la Germania.

(21 ottobre) Viene liberato Liebknecht, in galera dal 1° maggio 1916, perché, in divisa, aveva distribuito a Berlino volantini contro la guerra. Grazie a questa sua attività, Liebknecht gode ora di un enorme prestigio.

(30 ottobre) Agitazioni nella marina da guerra: manifestazione a Stoccarda. Insurrezione a Vienna, cade la monarchia e inizia la disgregazione dell’impero asburgico.

[(31 ottobre) La Turchia firma l’armistizio con l’Intesa.]

[(2 novembre) Armistizio austro-italiano, posticipato in modo fraudolento, per consentire all’esercito italiano di giungere il più vicino possibile a Vienna, dove è sono in atto grandi agitazioni sociali (con la cd battaglia di Vittorio Veneto).]

(3 novembre) Ammutinamento dei 20.000 marinai della base di Kiel. Fondazione del Partito comunista austriaco.

(5-9 novembre) In tutte le principali città tedesche (oltre trenta) sorgono i consigli degli operai e dei soldati , in 15 giorni furono oltre 10.000. Una parte della borghesia sostiene i consigli degli operai e dei soldati, un’altra contrappone i consigli dei cittadini (talvolta distinti secondo le professioni: medici, avvocati, giudici, proprietari e anche preti, Broué p. 159) che, sul piano militare, oppongono alle guardie operaie le guardie civiche.

(9 novembre) Insurrezione operaia a Berlino, la maggiore metropoli industriale d’Europa che, in quei giorni, conta 200.000 disoccupati. L’ ultimo Kaiser della Germania, Guglielmo II, fu costretto ad abdicare. Dopodiché venne proclamata la Repubblica, passata alla storia col nome di “Weimarer Republik” (Repubblica di Weimar). Il socialdemocratico Friedrich Ebert prese le redini del potere e divenne il cancelliere del Reich. Costituzione di un governo Spd e Uspd, che ha l’appoggio del “gran quartier generale di Spa”. Ossia del vertice militare, capeggiato da Hindenburg e Groner, che fu l’unica istituzione statale a mantenere intatta la propria struttura di potere. Ebert, attraverso una linea telefonica segreta (il numero 998), è in contatto diretto con il gran quartier generale. Dopo oltre un mese, questo è il primo passo per colmare il vuoto di potere. Inizia il processo di normalizzazione.

(10 novembre) Ebert e il gabinetto Spd-Uspd ottengono la fiducia dei consigli.

(11 novembre) Nasce la Lega Spartaco, con una direzione Centrale, ma resta sempre all’interno dell’Uspd.

(11 novembre) Il nuovo governo tedesco firma con l’Intesa l’armistizio di Rethondes. Prima tappa del processo di normalizzazione.

(16 novembre) Accordo fra i sindacati e il padronato (Arbeitsgemeinschaft: comunità di lavoro): regolava alcune modalità della smobilitazione, fissava a otto ore la giornata lavorativa, prevedeva i contratti collettivi e gettava le basi dei Comitati di impresa, i cui poteri apparivano tuttavia assai ridotti. La proprietà privata dei mezzi di produzione non è assolutamente posta in discussione. (Gilbert Badia, Lo Spartachismo, Savelli, Roma, 1976, p. 154).

[(20 novembre) Fondazione del partito comunista ungherese.]

(4 dicembre) Berlino, per iniziativa del generale Maercker, prende avvio la formazione dei corpi franchi , su modello di quelli già costituitisi all’Est (Prussia Orientale e Paesi baltici), “per lottare contro il bolscevismo”.

(6 dicembre) Il consiglio dei commissari del popolo decide di convocare l’Assemblea costituente.

(dicembre) Fallisce un putsch contro-rivoluzionario a Berlino.

(7 dicembre) Manifestazione armata di Spartaco a Berlino.

(Seconda tappa del processo di normalizzazione.)

(10 dicembre) A Berlino sfilano dieci divisioni reduci dal fronte, al comando del generale Lequis, che propone al governo Ebert: “Disarmo dei civili, rastrellamento dei quartieri poco sicuri, esecuzione immediata di chiunque eserciti illegalmente funzioni di autorità”. Ebert si oppone per evitare scontri “dall’esito incerto”, e propone un compromesso, dalle conseguenze deleterie, in quanto avvalla la leggenda della “pugnalata alle spalle”, che darà fiato alla propaganda nazionalista. In realtà, come spiegherà più tardi il generale Groner: “Le truppe avevano un tale desiderio di tornare alle loro case, che con queste dieci divisioni non c’era nulla da fare. Il programma che consisteva nell’epurare Berlino dagli elementi bolscevichi e ordinare la consegna delle armi non poteva essere realizzato.” (p. 221)

[(16 dicembre) Fondazione del partito comunista polacco.]

(16-21 dicembre) Il congresso dei consigli si pronuncia a favore dell’ Assemblea nazionale. Terza tappa del processo di normalizzazione. Da questo momento in poi, la mediazione politica lascia sempre più spazio al confronto armato.

(23-24 dicembre) Berlino, combattimenti armati fra i marinai (rossi) e soldati. Ebert tenta una soluzione politica, che viene intralciata dall’ intervento della divisione di cavalleria della guardia, al comando del capitano Pabst.

(25 dicembre) Manifestazioni operaie a Berlino, occupazione dello stabile del “Vorwarts” (quotidiano della Spd).

(29 dicembre) In seguito agli avvenimenti dei giorni precedenti, gli indipendenti (Uspd) escono dal governo, dove i socialdemocratici si avvicinano sempre di più ai militari, in particolare ai corpi franchi del generale Maercker .

(30 dicembre) Si apre il Congresso di fondazione della Kpd(s), con la fusione di comunisti, spartakisti, radicali di sinistra, alla presenza di Radek.

1919

(1 gennaio) Berlino, fondazione del Kpd(s) (Partito comunista di Germania – Spartaco).

(4-5 gennaio) Berlino, grandiose manifestazioni (oltre duecentomila persone) contro la manovra socialdemocratica di estromettere dalla prefettura di polizia di Berlino il socialista di sinistra (Uspd) Emil Eichorn. Occupazione di edifici pubblici, giornali e tipografie. Gli eventi assumono una connotazione rivoluzionaria.

(6-12 gennaio) Entrano in azione i corpi franchi: dopo violenti scontri, reprimono ogni focolaio di resistenza proletaria e ristabiliscono l’ordine a Berlino.

(15 gennaio) Assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Sulla loro testa (vivi o morti), la sezione XIV del Reggimento Reichstag (Parlamento, fondato dalla Spd) aveva posto una taglia di 100.000 marchi, sottoscritta dal ministro socialdemocratico Philipp Sheidemann e dal faccendiere Georg Sklarz, finanziatore del reggimento (Frölich, p. 360).

(18 gennaio) Inizia la Conferenza della pace.

(19 gennaio) Elezioni per l’Assemblea costituente. Il processo di normalizzazione si chiude.

(febbraio) Inizio delle spedizioni dei corpi franchi nelle altre città tedesche.

(11 febbraio) Ebert eletto presidente. Governo Scheidemann di coalizione.

(12 febbraio) Arresto di Radek.

(febbraio) Sciopero nella Ruhr.

(1 marzo) I corpi franchi a Halle.

(2-6 marzo) Congresso straordinario dell’Uspd a Berlino.

(3 marzo) Proibizione della “Rote Fahne” (Bandiera rossa).

(3-8 marzo) Sciopero generale e repressione; “settimana di sangue” a Berlino.

(10 marzo) Arresto e assassinio di Leo Jogiches; Paul Levi assume la direzione della Kpd(s).

[21 marzo] Proclamazione della repubblica dei consigli in Ungheria (Bela Kun).

(31 marzo) Inizio dello sciopero generale nella Ruhr.

(7 aprile) Prima repubblica dei consigli di Baviera.

(8 aprile) La Centrale si rifugia a Lipsia.

(8-14 aprile) II congresso dei Consigli a Berlino.

(13 aprile) Seconda repubblica dei consigli di Baviera, diretta dai comunisti.

(1 maggio) Occupazione di Monaco da parte dei corpi franchi; repressione generalizzata.

(11 maggio) I corpi franchi occupano Lipsia. La Centrale lascia Lipsia per Berlino.

(20 maggio) Dimissioni di Scheidemann.

(28 maggio) Fine dello sciopero generale nella Ruhr.

(20 giugno) Inizio dello sciopero dei ferrovieri.

(22 giugno) L’Assemblea nazionale ratifica il trattato di Versailles.

(giugno) Governo Bauer di coalizione

(30 giugno) X Congresso dell’Adgb.

(3 luglio) Fine dello sciopero dei ferrovieri.

[1 agosto] Repressione della repubblica ungherese dei consigli.

(16-17 agosto) Conferenza di Francoforte sul Meno della Kpd(s); inizio del conflitto tra Levi e l’estrema sinistra.

(9-10 settembre) Conferenza di Jena della Uspd.

(ottobre) L’opposizione di sinistra con Dissmann alla testa del sindacato dei metallurgici.

(20-24 ottobre) II Congresso, detto di “Heidelberg”, della Kpd(s). Levi ottiene l’esclusione dell’estrema sinistra.

(30/11-6/12) Congresso Uspd a Lipsia; spinta a sinistra.

(5 dicembre) Liberazione di Radek.

(12 dicembre) Riapparizione della “Rote Fahne”.

1920

(13 gennaio) Manifestazione davanti al Reichstag a favore dei Consigli. La polizia spara con le mitragliatrici contro i manifestanti: 42 morti.

(25-26 febbraio) III congresso della Kpd(s) a Karlsruhe.

(13 marzo) Putsch di Kapp.

(13 marzo) La Centrale della Kpd(s) rifiuta di difendere il governo.

(14 marzo) Inizio dello sciopero generale.

(17 marzo) Fuga di Kapp. Legien domanda un governo dei partiti e sindacati operai.

(22 marzo) Fine dello sciopero generale.

(3 aprile) Offensiva della Reichswehr nella Ruhr.

(4-5 aprile) Conferenza organizzativa dell’opposizione a Berlino (rappresentanti di 38.000 iscritti alla Kpd); fondazione della Kapd (Partito comunista operaio tedesco), con l’opposizione del solo Ruhle e dei Comunisti internazionalisti di Brema. Il nuovo partito risulta l’ incontro di quattro gruppi-tendenze: Amburgo (con Wolffheim- Laufenberg); Brema (già sede dei Comunisti internazionalisti e centro dell’opposizione non scissionista di Ruhle); Berlino con Gorter (futuro teorico riconosciuto della Kapd), e Schroder (futuro capo politico).

(14-15 aprile) IV congresso della Kpd(s) a Berlino.

(agosto) II Congresso della Kapd (programmatico).

(12-17 ottobre) Il congresso di Halle dell’Uspd accetta le 21 condizioni di ammissione all’Ic.

(30-31 ottobre) Il Cc del Kapd espelle Otto Ruhle. Ciò comporta una scissione nelle Aau (Unione generale dei lavoratori), dalla quale sorge la Aau-E (unitaria, nel senso di unificazione tra organizzazione economica e politica del proletariato).

(1-3 novembre) V congresso della Kpd(s) divenuta Kpd (sezione dell’ Ic).

(28 novembre) La Kapd ammessa come “partito simpatizzante” nell’Ic.

(4-7 dicembre) Congresso di fusione tra la destra del Kpd e la sinistra Uspd (400.000 iscritti): nascita della Vkpd (Partito comunista unificato di Germania), sezione tedesca dell’Ic. Levi e Daumig presidenti.

(24 dicembre) Protesta di Levi contro l’ammissione della Kapd come “partito simpatizzante” dell’Ic.

1921

(7 gennaio) Lettera aperta della Vkpd alle altre organizzazioni operaie.

(21 gennaio) Primo incidente tra Levi e Radek.

(22 febbraio) Dimissioni di Levi e di Daumig. Brandler presidente della Vkpd. Béla Kun a Berlino.

(26 febbraio) I sindacati formulano 10 rivendicazioni.

(15 marzo) Tumulti nella Germania centrale come reazione alla legge sulla resa delle armi che gli operai avevano tenuto dalla guerra e dalla rivoluzione del 1918-19. La Vkpd lancia un appello col quale invita gli operai a rovesciare con la forza il governo. La Kapd organizza le prime azioni armate. I due partiti si lanciano nella lotta in comune, con le stesse parole d’ordine.

(16-17 marzo) Offensiva di Horsing nella Germania centrale, mediante gli “Schupos”, polizia di sicurezza anti-operaia.

(16-17 marzo) Il Cc della Vkpd decide la “galvanizzazione” del partito, e programma un’azione difensiva contro Horsing.

(18 marzo) Appello alle armi della Vkpd.

(19 marzo) Entrata della polizia nella regione di Mansfeld.

(21 marzo) Max Holz (vicino alla Kapd) comincia la guerriglia urbana.

(19-20 marzo) La direzione unificata Vkpd-Kapd chiama allo sciopero generale, dopo però che la polizia era già intervenuta pesantemente nella zona di Mansfeld il giorno prima.

(21 marzo) Attentato a Berlino alla Colonna della Vittoria da parte dei reparti di combattimento del Vkpd-Kapd, che iniziano anche gli assalti ai tribunali e alle prefetture a Falkenstain, Dresda, Freisberg, Lipsia, Plannen, etc. Nella regione di Halle lo sciopero generale è compatto, e vi prendono parte anche gli impiegati dei servizi. La gran parte del proletariato urbano tuttavia non si muove, a parte che nelle zone calde della Ruhr, di Berlino e Amburgo.

(22 marzo) Le formazioni armate di Holz giungono nella zona di Leuna (sono costituite di 2.500 elementi delle miniere di Mansfeld). Plattner con un’altra formazione vi operava già da qualche giorno. Questi furono i veri dirigenti dell’Azione di Marzo: la direzione Vkpd-Kapd non ebbe alcuna reale influenza sugli avvenimenti. (v.Rutigliano, pag.51 e segg. ti).

(27 marzo) Lettera di Levi a Lenin.

(29 marzo) Assassinio di Sult

(30 marzo) Fine dell’azione.

(8 aprile) Tesi sull’azione di marzo e formulazione della “teoria dell’ offensiva”.

(12 aprile) Levi pubblica Unser Weg

(15 aprile) Levi viene escluso dal Vkpd. In estate organizza al Reichstag la Kag (Collettivo comunista di lavoro) coi deputati Ernst Däumig, Marie Mackwitz e Adolf Hoffmann.

(6 giugno) condanna di Brandler.

(3-4 agosto) Il Cc del Vkpd incontra difficoltà ad adottare il compromesso di Mosca.

(22-26 agosto) Il VII congresso della Vkpd a Jena. Meyer e Friesland alla testa del partito.

(26 agosto) Assassinio di Enzberger.

(settembre-ottobre) Sviluppo della sinistra berlinese. Friesland si sposta verso Levi

(22 ottobre) Ingresso dei socialdemocratici nel governo Wirth.

(20 novembre) I conferenza della Kag di Levi.

(25 novembre) Inizio delle rivelazioni del “Vorwarts” sull’azione di marzo.

(20 dicembre) Friesland, rimosso dalle sue funzioni, lancia un appello ai membri del partito.

1922

(22 gennaio) Espulsione di Friesland.

(1-7 febbraio) Sciopero dei ferrovieri.

( 22 febbraio) La Kag si unisce all’Uspd.

(22 marzo) Inizia lo sciopero dei metallurgici.

(4 giugno) Fine dello sciopero dei metallurgici

(19-24 giugno) Congresso Adgb a Lipsia.

(24 giugno) Assassinio di Rathenau.

(27 giugno) Accordi di Berlino tra organizzazioni operaie.

(8 luglio) La Kpd esclusa dal fronte unico.

(18 luglio) Legge sulla difesa della Repubblica.

(24 settembre) Riunificazione Spd-Uspd.

(21 novembre) Governo Cuno senza i socialdemocratici.

(24/11 – 6/12) Scioperi nel Palatinato.

1923

(11 gennaio) Occupazione della Ruhr da parte delle truppe franco- belghe; inizio della resistenza passiva: manifestazioni, scioperi, sabotaggi.

(28 gennaio – 1 febbraio) VIII congresso della Kpd a Lipsia; acuto conflitto tra la sinistra e la nuova direzione, soprattutto Brandler.

(21 marzo) Governo socialista di Zeigner in Sassonia con l’appoggio comunista.

(26 marzo) Violento scontro di tendenze al congresso regionale di Essen.

(12 luglio) Appello della Centrale del partito. Viene decisa per il 29 una manifestazione anti-fascista. Proibizione della manifestazione in parecchi stati.

(26 luglio) Radek consiglia alla Centrale di rinunciare alla manifestazione.

(9 agosto) Inizio dello sciopero generale contro Cuno.

(11 agosto) Dimissioni di Cuno.

(12 agosto) Governo Stresemann coi socialdemocratici.

(15 agosto) Zinoviev redige le tesi sulla rivoluzione tedesca.

(23 agosto) L’ufficio politico del Pcr invita l’Esecutivo dell’Ic a preparare l’insurrezione in Germania.

(28 agosto) La Centrale designa un comitato militare per l’ insurrezione.

(21 settembre – 4 ottobre) Conferenza preparatoria in vista dell’ insurrezione tedesca.

(26 settembre) Fine della resistenza passiva. Stato d’assedio. Secessione in Baviera. (1 ottobre) Fallito putsch della Reichswehr nera. Telegramma di Zinoviev per l’ingresso dei comunisti nel governo Zeigner in Sassonia.

(1-6 ottobre) Rimpasto a destra del governo Stresemann.

(8 ottobre) Ritorno di Brandler.

(10 ottobre) Brandler, Bottcher, Heckert nel governo Zeigner.

(13 ottobre) Stresemann ottiene i pieni poteri. Governo operaio in Turingia. Congresso delle centurie in Sassonia.

(16 ottobre) Discorso di Bottcher per l’armamento del proletariato.

(17 ottobre) Ultimatum del generale Muller.

(19 ottobre) Il governo decide di intervenire contro la Sassonia

(20 ottobre) Ultimi preparativi insurrezionali da parte del Reukom.

(21 ottobre) Conferenza di Chemnitz: i socialdemocratici di sinistra rifiutano l’appello allo sciopero generale. La Centrale decide di rinunciare all’insurrezione.

(22 ottobre) Pjatakov e Radek approvano la decisione di ritirarsi.

(23-24 ottobre) Insurrezione di Amburgo.

(29 ottobre) Destituzione di Zeigner. La Reichswehr allontana con la forza i ministri sassoni.

(3-4 novembre) Il Cc adotta le tesi di Brandler.

(4 novembre) Lettera all’Esecutivo (Ic) alla Centrale.

(8-9 novembre) Putsch fallito a Monaco.

(30 novembre) Governo Marx, senza i socialdemocratici.

1924

(gennaio) Costituzione della tendenza di “centro” (Brandler isolato).

(11 gennaio) Prima riunione del Presidium dell’Ic sulla questione tedesca.

(19-21 gennaio) Risoluzione del presidium sulla Germania che condanna gli errori di Radek e Brandler.

(19 febbraio) Brandler sostituito da Remmele.

(7-10 aprile) IX Congresso della Kpd a Francoforte sul Meno. La sinistra assume la direzione.

(ottobre) Trozki riesamina il fallimento del 1923 nelle “Lezioni di Ottobre”.

(dicembre) Stalin sostiene la tesi della “costruzione del socialismo in un solo paese”.

Bibliografia

– Pierre Broué, Rivoluzione in Germania 1917-1923, Einaudi, Torino, 1977.
– D.Authier –J.Barrot. La sinistra comunista in Germania. La Salamandra, Milano 1981 [Paris 1976], pp.216.
– Paul Frölich, Guerra e politica in Germania (1914-1918). Pantarei, Milano 1995.
– Paul Frölich, Rudolf Lindau, Albert Schreiner, Jakob Walcher, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania (1918-1920). Dalla fondazione del Partito comunista al putsch di Kapp, Pantarei, Milano, 2001.
– Paul Frölich, Rosa Luxemburg, La Nuova Italia, Firenze, 1969
– Arthur Rosenberg, Origini della Repubblica di Weimar, Sansoni, Firenze, 1972.
– Gilbert Badia, Lo Spartachismo, Savelli, Roma, 1976
– Max Hölz, Un ribelle nella rivoluzione tedesca 1918-1921, Introduzione di Bruno Bongiovanni, Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001.
– Enzo Rutigliano, Linkskommunismus e rivoluzione in occidente. Per una storia della Kapd. Dedalo Libri, 1974, pp.281.
– Ossip K.Flechteim, Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della repubblica di Weimar. Jaca Book, Milano, 1970.
– La sinistra comunista tedesco-olandese.

Sigle (in tedesco, con esplicazione in italiano)

Aau(d) – Unione generale dei lavoratori (di Germania)
Aau-E – (idem, Organizzazione unitaria)
Adgb – l’organizzazione sindacale a direzione Spd
Bo – Organizzazione di fabbrica
Faud – Unione libera lavoratori di Germania
Ikd – comunisti internazionalisti di Germania
Kapd – Partito comunista operaio di Germania
Kag – Collettivo comunista di lavoro
Kai – Internazionale comunista operaia
Kaud – Unione comunista operaia
Kpd(S) – Partito comunista di Germania (Lega Spartaco)
Spd – Partito socialdemocratico di Germania
Uspd – Partito socialdemocratico indipendente di Germania
Vkpd – Partito comunista unificato di Germania

 

FONTE: http://archivio.senzasoste.it/

MES: Una riforma inutile e dannosa

Viste le origini e l’assetto del MES, occorre valutarne le prospettive in vista della imminente scadenza prevista per l’ipotesi di revisione.

Il testo che riforma il Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è stato approvato dall’Eurogruppo nel giugno del 2019 e dovrà ora essere adottato ufficialmente dai Capi di Stato e di Governo dell’Area Euro nel Dicembre di quest’anno. Ci troviamo quindi ad uno stadio molto avanzato del processo decisionale ed i margini per eventuali modifiche del testo sono molto risicati. L’Italia potrebbe quindi trovarsi di fronte ad uno scenario “prendere o lasciare”. Continua a leggere

L’incubo del Mes sul nostro prossimo futuro

di Francesco Piccioni

Ci scuserete se torniamo ancora sulla “incredibile” vicenda del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, che sta per essere approvato tra pochi giorni da tutti i membri dell’Unione Europea. In fondo, riguarda “soltanto” il brutto futuro che attende tutti noi (meno qualcuno). Però vi tranquillizziamo: questa volta non parleremo di “tecnica economica”, ma di politica. A un livello speriamo superiore rispetto alle sciocchezze che ci propina quotidianamente l’informazione mainstream. Continua a leggere

La “guerra dei dazi” è solo all’inizio

di Claudio Conti (da contropiano.org)

L’emersione di una certa classe politica è sempre l’indice di una “necessità storica”, non uno scherzo del destino cinico e baro. Anche e forse soprattutto quando questa classe politica è “impresentabile” secondo i canoni politically correct della fase che si è chiusa.

Vale per i Salvini e le Meloni, vale a maggior ragione per Donald Trump o Boris Johnson. Se Stati Uniti (l’imperialismo in crisi) e Gran Bretagna (l’imperialismo dominante fino a metà Novecento) si sono ridotti a far salire sul trono temporaneo personaggi del genere è perché questi pagliacci – in modo sicuramente miope e contorto – rappresentano un’esigenza neanche tanto confusa di “cambiamento” rispetto al tran tran precedente. Continua a leggere

Anche la Germania nell’incertezza dopo il voto in Brandeburgo e Sassonia

di Paolo Borioni

Ancora una volta le elezioni regionali tedesche pongono il tema: la destra ha sfondato? E’ stata contenuta? Cosa significano i numeri provenienti da Sassonia e Brandeburgo? In Brandeburgo la Afd è cresciuta dal 12,2% al 23,5%, in Sassonia dal 9,7% al 27,5%. I partiti di governo arretrano ancora: in Sassonia la Spd quasi scompare piombando di 5 punti al 7% circa, in Brandeburgo rimane al primo posto ma perde oltre il 5%. La Cdu rispettivamente perde 7 punti (rimanendo prima in Sassonia) e 8 punti (al 15%). Anche la sinistra della Linke perde considerevolmente mentre i Verdi, partito di successo nel Länder dell’ovest, avanzano pochissimo e non recuperano quasi nulla dalla rotta dei partiti “storici”. Continua a leggere

Tendenze e sviluppo del mercato del lavoro in Germania: mito e realtá.

di Edith Pichler (Berlino)

La flessibilizzazione e la precarizzazione del lavoro sono dinamiche che caratterizzano tutti i paesi dell’Europa. In questo articolo Edith Pichler approfondisce la situazione tedesca. Continua a leggere

Il giornalista israeliano Gideon Levy sulla mozione che definisce “antisemita” il BDS. “La Germania ha appena criminalizzato la giustizia”

(da L’Antidiplomatico)

Il 17 maggio il Bundestag, il parlamento tedesco, ha adottato una mozione che condanna il BDS, definendolo “antisemita”. Questa risoluzione non vincolante, proposta dai cristiano-democratici e dai socialdemocratici di centro sinistra, che fanno parte della coalizione al potere, ha raccolto l’appoggio di diversi partiti tedeschi, tra cui il partito liberal-democratico e i Verdi. Il partito di estrema destra AfD (Alternativa per la Germania) ha presentato una propria mozione che chiedeva la messa al bando totale del movimento BDS, mentre il parDie Linke, non ha appoggiato la mozione del governo, ma ne ha presentato una propria che chiedeva una condanna di tutte le dichiarazioni antisemite del BDS.

Su questa mozione riportiamo l’articolo di Gideon Levy pubblicato sul giornale israeliano Haaretz e divulgato in Europa dal sito dell’Unione Juive Francais pour la Paix. Continua a leggere

Via della seta: “La Cina della nuova era” – Intervista di Pietro Lunetto a Francesco Maringiò (VIDEO)

Una interessante intervista di Pietro Lunetto (le Frites dal Belgio e non solo) a Francesco Maringió, esperto di Cina, che ci racconta della nuova via della seta. Francesco Maringiò ha pubblicato recentemente un suo libro “La Cina della nuova era” che consigliamo vivamente ai nostri lettori. Continua a leggere

ESSERE GERMANIA É DIFFICILE, ma é tempo di scegliere

di Vittorio Stano (Hanover)

L´insegnamento della storia nella scuola pubblica tedesca, nonostante l´impegno dei docenti comandati, coglie scarsi risultati tra gli studenti. Quarantun´anni d´insegnamento nella scuola pubblica di questo Paese mi permettono di affermare che il disinteresse della nuova generazione per i temi che riguardano il passato remoto e recente é stucchevole, ma questo é solo una parte del contenzioso piú generale che investe anche ambiti accademici e istituzionali. Continua a leggere

L’oro di Caracas a Londra (e quello in pegno alla Deutsche Bank) sequestrato dagli Usa.

Alessandro Plateroti, vicedirettore del Il Sole 24 Ore, interviene sitinguendosi positivamente dalla maggioranza dei media mainstream italiani, riepilogando il gravissimo caso del sequestro delle riserve di oro venezuelano depositate presso la Bank of England e di cui il governo venezuelano aveva chiesto il rientro. Si tratta, secondo il vicedirettore del giornale si un pericoloso precedente. Di seguito il testo dell’articolo: Continua a leggere

Il Trattato franco-tedesco per “guidare” l’Unione

di Tonino D’Orazio

Vi concedo che il testo sia lungo, ma commentare un trattato pericoloso di questa portata non si risolve in due righe. Il Trattato sarà firmato il 22 gennaio 2019 a Aquisgrana (simbolo non casuale: capitale dell’Impero di Carlo Magno), oggi Aachen. Il trattato misterioso è stato reso pubblico appena il 16 gennaio, impedendo di fatto una sua pubblicità e una discussione critica. Troppo rapido e vicino alle prossime elezioni europee. La fuga in avanti si deduce dal testo impressionante. Vi traduco solo gli articoli principali in modo da evitare le solite fakes news che si scateneranno sul web. Il primo articolo condensa ovviamente la sostanza e le parole sono pietre. Gli altri paesi che vorranno, seguiranno dopo. Continua a leggere

Fabio De Masi, parlamentare della sinistra Die Linke nel Bundestag: “Il governo populista in Italia è il prodotto dell’austerità tedesca”

Il politico italo-tedesco ad HuffPost: “La sinistra è in crisi perché è diventata establishment. La Merkel non ha a cuore i migranti ma le frontiere aperte per l’export tedesco”

 

Fabio De Masi, classe 1980, è un politico italo-tedesco e parlamentare al Bundestag per il partito di sinistra Die Linke, di cui è uno dei capigruppo parlamentari e portavoce per quanto riguarda i temi politico-finanziari. Insieme a Sahra Wagenknecht ha fondato Aufstehen, un movimento trasversale che punta a riunire tutte le forze di sinistra che non si riconoscono nelle modalità in cui viene condotta l’opposizione nei confronti dei grandi partiti liberali e delle crescenti forze populiste. Continua a leggere

ITALIA-UE: NESSUNA MONETA E’ ETERNA

Dal 1918, ben 67 Paesi sono usciti da unioni monetarie – E la vita continua…

di Coriolanis 

Le unioni monetarie non sono state mai eterne, durano quel che durano. La storia conferma che non esiste segno monetario immutabile o che ci abbia accompagnato dai tempi di Adamo ed Eva. Neppure dall’epoca dell’antica Roma o – piú modestamente – da Napoleone. Neppure quelli in cui la potenza marittima britannica consolidó la sterlina e un breve ma redditizio impero. L’Europa sopravviverá alla UE (non viceversa), perché il millenario crogiolo di civiltá-popoli-nazioni è cosa altra dal neototalitarismo liberista di fine millenio. Continua a leggere

Movimenti di estrema destra in Europa: cos’è accaduto questa settimana

Negli ultimi giorni, molti media si sono occupati dell’incontro fra Marine Le Pen, leader del partito francese, Rassemblement National, e il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, a Roma. Alcune testate hanno anche trattato nuovamente la nascita e crescita dell’internazionale populista di destra in Europa.Visita il sito  Continua a leggere

Partiti & politica in Europa: l’essenziale di questa settimana

di Alexander Ricci

FOCUS su: Polonia -Germania – Francia – Regno Unito – Lettonia – Spagna – Austria – Greci – Svezia

In Polonia, il PIS, il partito conservatore attualmente al governo, continua a fare il pieno di consensi, nonostante la cattiva reputazione in Europa dovuta alle infrazioni contro i principi dello stato di diritto. Sollecitata dalla Commissione europea (CE), la Corte di giustizia europea di Strasburgo ha avviato una pratica per valutare se la recente riforma della giustizia approvata da Varsavia, è conforme ai principi contenuti nei Trattati europei Continua a leggere

L’immigrazione nel vero dibattito politico di France Insoumise e di Aufstehen

di Giacomo Marchetti *

Il lancio del movimento “Aufstehen” in Germania, il 4 settembre, e l’inizio della campagna elettorale per le europee di fine maggio prossimo di France Insoumise, hanno visto concentrare l’attenzione su alcune posizioni delle formazioni politiche, e dei loro esponenti, sulla questione dell’immigrazione, talvolta dando vita al fuoco incrociato della “sinistra liberista” e dei competitor politici. Continua a leggere

Merkel in caduta libera

di Tonino D’Orazio

L’attacco principale viene da Trump. Spezzare la Germania significa spezzare l’Europa, concorrente commerciale di prima grandezza.

Il governo tedesco non è più quello di due anni fa. Le elezioni sono state perse, sia dalla Merkel (Cristiano democratici) sia da Schulz (Psd) e le due debolezze, oltre ad aver acutizzato le differenze appena appianate ma con sei mesi di trattative, hanno creato non una grande koalition ma una grande debolezza. Punto critico: l’immigrazione e quindi la crescita del partito di estrema destra. Anche la Merkel aveva strumentalizzato ideologicamente la sofferenza migratoria, soprattutto con il piccolo Aylan annegato e riverso sulla sabbia, piccolo cadavere sballottato dalle onde. Visione d’orrore e grande emozione indotta. Propaganda organizzata per l’accoglienza di “un milione” di arrivi, selezionando i siriani utili. In qualche mese. Ingestibile, anche per la riconosciuta organizzazione teutonica. Una sconfitta pesante, soprattutto se si “accoglie” male, sia per chi arriva sia per chi già c’è. Si creano condizioni di rigetto, di cattiveria, di xenofobia e razzismi vari. L’apertura, la tolleranza e la mano tesa, spinta troppo in là delle possibilità, provoca l’inverso di ciò che è espresso dalla propaganda ufficiale. Non è un’opinione è drammaticamente un fatto. E se qualcuno pensa che l’accoglienza dei migranti in Europa proceda bene si sbaglia. Procede male, anzi molto male. E’ semplicemente troppo, in poco tempo, con pochi mezzi e forse troppo tardi nella storia. Continua a leggere

LA CASA COMUNE EUROPEA É IN FIAMME

di Vittorio Stano (Hannover)

La crisi attuale dell´Unione Europea é ben piú grave delle precedenti difficoltá attraversate dall´Eurozona. Dopo il default della Grecia e l´avvitarsi della crisi economica e politica nel Belpaese, i nostri denigratori ci additano come quelli che, fallito il Berlin consensus  potrebbero far saltare il banco. Continua a leggere

Quei trattati immodificabili che creano squilibri. Un “piano B” serve a tutti.

di Claudio Conti

Non è facile capire come funziona il nostro angolo di mondo ascoltando i telegiornali o dando retta alla triade Repubblica-Corriere-Stampa. Da queste fonti, infatti, “l’Europa” viene descritta come il paradiso delle virtù e il nostro paese come la sentina di tutti i vizi; solo dosi a salire di austerità e sacrifici potrebbero correggere un “carattere nazionale” davvero scadente.

Sui vizi italiani si può facilmente concordare – e qui cascano di solito molti asini “di sinistra” – ma l’Unione Europea (una costruzione tecnoburocratica strutturata da trattati non modificabili, se non all’unanimità) è ben lontana dall’essere una casa di vetro.

Per capirne di più bisogna provare a leggere fonti diverse, che diano conto di quel che matura dentro l’establishment tedesco (il vero e unico “motore” della Ue) e soprattutto di quale sia la situazione economica complessiva, con tutte le distorsioni che da qui non si vedono e che i media mainstream si guardano bene dall’illuminare. Continua a leggere

L’Italia tra promesse elettorali e rischio fallimento

L’intesa “europeista” tra Berlino e Parigi non ci salverà

di Enrico Grazzini

Le strabilianti promesse miliardarie di meno tasse e più welfare fatte dai partiti italiani in vista delle elezioni sono poco più di aria fritta perché toccherà a Bruxelles, a Berlino e a Francoforte decidere sui nostri conti. Sono infatti le istituzioni europee e la grande finanza a decidere del destino dei cittadini italiani, mentre le elezioni nazionali e la nostra democrazia parlamentare ormai contano poco. Il problema è che l’Italia è il ventre molle dell’eurozona, in particolare per il suo elevato debito pubblico, e nessuno ci farà degli sconti: l’Unione Europea, e il governo tedesco che comanda la UE germanizzata, ci imporranno sicuramente ancora austerità e sacrifici. La nuova grande speranza dei nostri politici, propagandata dalla fanfara dei media dominanti, è che il nuovo governo tedesco popolar socialista di Merkel-Schulz in via di costituzione accetti la proposta di alleanza “europeista” fatta da Emmanuel Macron e che l’intesa annunciata tra Berlino e Parigi per il rilancio dell’integrazione europea aiuti il nostro paese a ottenere più flessibilità sui conti pubblici, e quindi a uscire dalla crisi. Ma questa è una falsa speranza e una pia illusione. Ai due paesi europei, nostri vicini e concorrenti, può infatti convenire che l’Italia resti nel tunnel della crisi. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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