America, CRISIS, Eventi manifestazioni iniziative, Geopolitica Conflitti Pace, Politica

Obama four more years

di Alessio Fratticcioli (Bangkok)
Il Presidente in carica Barack Obama ha battuto lo sfidante Mitt Romney assicurandosi la vittoria in alcuni Stati chiave, a partire dalla Florida, l’Ohio, l’Iowa, il Colorado, il New Hampshire, la Virginia e il Wisconsin. Obama viene riconfermato da un paese gravato da una disoccupazione vicina all’8%: un risultato eccezionale e con pochissimi precedenti.

Obama vince in un periodo difficile sia a livello interno che globale, con l’economia statunitense e mondiale appesantita da una profonda crisi finanziaria; con rivoluzioni, sconvolgimenti e guerre civili nei paesi arabi; con proteste diffuse contro i governi e le ‘caste’ in America (Occupy Movement), in Europa e altrove; e con le tante crisi internazionali irrisolte, in primis la questione israelo-palestinese, che continuano ad infiammare i sentimenti anti-americani in diverse regioni del globo.

In questo panorama, va sottolineata la duplice importanza della sconfitta del fondamentalista Mitt Romney. Il voto statunitense va apprezzato perché ferma l’assalto che gli estremisti del capitalismo selvaggio stanno lanciando contro i principi di welfare state che il progressista Obama sta cercando di introdurre, in primis l’assicurazione sanitaria obbligatoria a beneficio dei piu poveri.

Per quanto riguarda la proiezione internazionale dello Zio Sam, la sconfitta di Romney permette di evitare una possibile esasperazione di una serie di conflitti internazionali, e in prospettiva evita o smussa sterili e pericolose contrapposizioni – anche ‘culturali’ – con il mondo arabo, con l’Iran e con diverse potenze ‘emergenti’, a partire dalla Cina.

Obama viene riconfermato, ma con un Congresso diviso – Camera ai repubblicani, Senato ai democratici – e un paese spaccato a metà. Dopo la vittoria, nel suo discorso alla nazione il Presidente ha parlato di unità, speranze e sogni. Ha ribadito il consueto e sempreverde American Dream, sostenendo che l’America è piena di diversità ma un ragazzo nato in una famiglia umile di Chicago o del North Carolina può diventare dottore, scienziato o addirittura Presidente. Ha anche spiegato che l’economia sta migliorando e un decennio di guerra sta volgendo al termine.

Ora sta a lui dimostrare che questo ragazzo di Chicago che ha avuto la fortuna di diventare Presidente può anche cambiare il Paese. Il Presidente deve mettersi immediatamente al lavoro per non tradire la fiducia dei suoi elettori e la speranza del mondo. Nel prossimo quadriennio, le scuse saranno più deboli e i risultati saranno più importanti.

 

FONTE: Asiablog.it/

Discussione

6 pensieri su “Obama four more years

  1. “STORICO” OBAMA, MA QUANTA DELUSIONE IN AFRICA

    Una vittoria storica, ottenuta a dispetto della recessione peggiore degli ultimi 80 anni, ma che non farà dell’Africa una priorità della politica statunitense: editoriali e commenti apparsi oggi sulla stampa del continente, dal Sudafrica al Kenya, dall’Egitto al Mali, raccontano anche così la rielezione del presidente Barack Obama.

    Entusiasmo e delusione sono particolarmente evidenti in Kenya, il paese d’origine del padre di Obama, dove oggi nel villaggio di Kogelo Mama Sarah ha parlato di “un piano di Dio”. “Con questa rielezione – scrive il quotidiano di Nairobi Daily Nation – Obama fa la storia superando l’ostacolo di un’economia in crisi e di una disoccupazione soffocante”. In un altro articolo di commento, però, lo stesso giornale scrive: “Quando Obama fu eletto nel 2008 per molti africani divenne un semidio, ma gli anni successivi sono stati una delusione”.

    Meno emotiva, forse, la lettura proposta dal quotidiano sudafricano Mail & Guardian. Più che sulle origini africane di Obama, il giornale si sofferma sugli ostacoli e le difficoltà che il presidente dovrà affrontare dopo la vittoria sul rivale repubblicano Mitt Romney. Il primo nodo è la riforma fiscale, alla quale sono legate sia le ambizioni di giustizia sociale dei democratici sia la necessità di contenere un deficit pubblico sempre più condizionante. “I repubblicani – scrive il Mail & Guardian – controllano la Camera dei rappresentanti e contestano il progetto di Obama di non rinnovare le aliquote fiscali di favore per i più ricchi in scadenza il 31 dicembre”.

    Prime pagine per le elezioni americane anche in Nigeria, un paese molto legato agli Stati Uniti, foss’anche solo per le esportazioni di petrolio. L’edizione online del Vanguard pubblica in versione integrale il “discorso della vittoria”. Il Daily Trust titola “L’elezione incerta che non c’è mai stata”, sostenendo che Romney è stato tenuto su fino all’ultimo soprattutto da sondaggisti e commentatori.

    Differente la prospettiva proposta da alcuni giornali nordafricani. Il quotidiano egiziano Al Masry Al Youm ad esempio ricorda l’entusiasmo suscitato dal discorso pronunciato da Obama nel 2009 all’Università del Cairo, un discorso nel quale chiedeva di archiviare una volta per tutte l’idea di un “conflitto di civiltà” e di rilanciare il dialogo tra l’Occidente e il mondo arabo e islamico. Parole importanti, concorda il giornale, che non hanno però dato i frutti sperati. “Molte potenze regionali – scrive Al Masry Al Youm – hanno sottolineato di essere deluse perché Obama non ha fatto abbastanza in merito a questioni decisive, ad esempio le aspirazioni dei palestinesi ad avere un loro Stato”.

    L’altalena di speranze e delusioni continua andando su e giù attraverso il Sahara e fermandosi magari a leggere i giornali del Mali, un paese cerniera tra il Nord Africa e il resto del continente, lacerato da un conflitto civile seguito alla guerra civile in Libia. In un editoriale pubblicato a tutta pagina sulla sua edizione online, il Journal du Mali si chiede se l’Africa potrà mai liberarsi dei “vecchi dinasauri al potere” e avere “un leader visionario e integro come Barack Obama”.

    Fonte: http://www.misna.org/economia-e-politica/storico-obama-ma-quanta-delusione-07-11-2012-813.html

    "Mi piace"

    Pubblicato da cambiailmondo | 07/11/2012, 15:52
  2. Elezioni Usa, vince Obama: verso un’America più laica?

    Dopo un serrato confronto con il repubblicano Mitt Romney, Barack Obama ha vinto le elezioni Usa ed è stato riconfermato presidente per altri quattro anni. Si è aggiudicato 332 grandi elettori, contro i 206 dello sfidante. Anche nel voto popolare ha superato lo sfidante, tenendo le posizioni nonostante il calo di consensi.

    Una vittoria, quella di Obama, che dalle premesse potrebbe dare nuovo vigore all’avanzamento dei diritti civili negli Stati Uniti e di riflesso nel mondo. Sebbene si sia sempre dichiarato profondamente cristiano, il presidente non ha esitato a sostenere riforme all’insegna della laicità, come i matrimoni gay e il sostegno alle opzioni pro-choice. Posizioni che in Italia, allo stato attuale, non potrebbero passare e che anche le forze politiche che si definiscono più progressiste hanno imbarazzo a difendere.

    Se avesse vinto Romney

    Con Romney alla Casa Bianca gli Stati Uniti rischiavano di tornare indietro di cinquant’anni. Il repubblicano infatti non ha mai nascosto di voler applicare rigidamente i dettami del suo credo mormone in politica. Lo ha spesso affermato ed era nel suo programma. Avrebbe rimesso in discussione l’autodeterminazione delle donne bloccando i fondi federali per contraccezione, maternità responsabile e family planning; sulla base di una ideologia no-choice e in nome della “difesa della vita” fin dal concepimento avrebbe limitato la possibilità di interrompere una gravidanza e bloccato la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. In campo educativo, avrebbe dato preferenza al creazionismo nelle scuole. Ma anche ostacolato l’approvazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e incentivato l’obiezione di coscienza, smantellando la riforma sanitaria voluta da Obama e in particolare non estendendo la copertura assicurativa per aborto e contraccezione in strutture caratterizzate religiosamente. Tutte riforme ‘al contrario’ sostenute dalla destra fondamentalista e dalle confessioni religiose — anche dalla Chiesa cattolica, attivissima contro Obama durante la campagna elettorale.

    I referendum
    Interessante notare come assieme alle presidenziali anche diversi referendum negli stati abbiano registrato tutto sommato un avanzamento nei diritti. In Maryland, stato di Washington e Maine passano i matrimoni gay, bloccati invece nel Minnesota. Bocciata in Florida la proposta che voleva impedire l’uso di fondi federali per l’aborto. Ok in Massachussetts al solo uso medico della marijuana, che sarà possibile invece utilizzare liberamente negli stati di Washington e Colorado.

    Anche tra le fila degli eletti si percepisce qualche segnale di rinnovamento. Tammy Baldwin è stata eletta per il Wisconsin: è la prima senatrice dichiaratamente omosessuale nella storia degli Usa. Non solo, ma si registrano anche sconfitte tra i candidati espressione della destra più integralista. Come Richard Mourdock, che non ha ottenuto il seggio in Indiana, travolto dalle polemiche per le sue improvvide dichiarazioni sulla gravidanza dopo lo stupro “voluta da Dio”. E come Todd Akin, noto per aver sostenuto che una donna non può rimanere incinta a seguito di una “vera” violenza sessuale, battuto in Missouri.

    Timidi segnali da non sopravvalutare, ma che ci fanno pensare (e sperare) in un’America in futuro forse più moderna e laica. Dove tra l’altro già aumentano i non credenti dichiarati e cresce l’insofferenza per l’ingerenza religiosa in politica, dove è in atto un profondo cambiamento culturale soprattutto tra i giovani. Speriamo che, parafrasando lo stesso Obama durante il suo discorso a Chicago in cui annunciava a caldo la vittoria, “il meglio” debba ancora venire.

    FONTE: http://www.uaar.it/news/2012/11/07/elezioni-usa-vince-obama-verso-america-piu-laica/

    "Mi piace"

    Pubblicato da cambiailmondo | 07/11/2012, 15:56
  3. Vittoria in Amerika!!!

    da legalize.it / Fabionews.info

    (non mi riferisco alle elezioni presidenziali che… non mi hanno provocato nessun entusiasmo! :-P)
    Dopo L’Uruguay altre novità sulla cannabis arrivano da oltreoceano… adesso dal Nord.. proprio li’ dove ha origine la politica proibizionista che vede quasi tutti gli Stati del mondo allineati e rispettosi.
    Dagli usa partì la folle persecuzione di una innocua pianta, dagli Usa partirà la lenta e lunga depenalizzazione.
    Niente facili entusiasmi, in Italia ci vorranno ancora molti lunghi anni.
    Ciao
    Fabio

    da http://droghe.aduc.it
    USA – Referendum cannabis. Ok uso ludico in Colorado e Washington. Ok terapeutico in Massachusetts

    Il Colorado e Washington sono diventati i primi due Stati americani a legalizzare completamente la marijuana mentre gli elettori dell’Oregon hanno detto no alla vendita libera della cannabis. E’ il dato piu’ significativo che emerge dai 127 referendum svoltisi nell’Election Day Usa e che segna un cambiamento epocale per l’America perche’ sara’ possibile acquistare e fumare spinelli a Denver e Seattle con la stessa tranquillita’ con cui oggi lo si fa ad Amsterdam.
    Altri due Stati hanno votato sull’uso alla marijuana, ma solo a scopo terapeutico: il Massachusetts, dove e’ stato approvato, e l’Arkansas, che ha invece respinto la proposta.
    Salgono cosi’ a 19, incluso il District of Columbia della capitale Washington, gli Stati che ammettono l’uso terapeutico della marijuana, la cui estensione, in un quesito separato, e’ stata infine bocciata dal Montana.
    Nello Stato nord-occidentale di Washington, secondo i risultati parziali il 55,4% degli elettori ha detto si’ alla proposta di legge 502, una percentuale maggiore di quella registrata in Colorado, dove i voti favorevoli all’Emendamento 64, sempre a scrutinio incompleto, risultano pari al 53%.
    Nei due Stati sara’ cosi’ consentito a tutti i cittadini di eta’ superiore ai 21 anni di acquistare fino a un’oncia (28,35 grammi) di marijuana nei punti vendita autorizzati e di far crescere fino a sei piantine di cannabis nella propria abitazione. Resta invece proibito fumare la sostanza in pubblico. Si tratta di un’aperta sfida alla legislazione federale, che considera la marijuana una droga illegale. E’ ora quindi attesa la risposta del governo centrale.
    I vuoti normativi da riempire restano comunque notevoli, in quanto l’emendamento offre pochi dettagli su come dovrebbe essere regolata un’industria della marijuana ricreativa. E’ comunque previsto che gli esercizi che la venderanno siano distinti dagli operatori che vendono marijuana a scopo medico e che la loro supervisione venga affidata al Fisco federale.

    FONTE: http://www.fabionews.info/View.php?id=14670

    "Mi piace"

    Pubblicato da cambiailmondo | 07/11/2012, 16:55
  4. Obama rieletto presidente. Nel paese i repubblicani avanzano

    Barack Obama ha vinto nella maggior parte degli “swing States”, mentre Romney non è riuscito a strappare quasi nulla all’avversario. E’ un successo personale per il presidente, che vince anche (sia pur di pochissimo) nel voto popolare. Nell’insieme degli Usa i repubblicani migliorano le loro posizioni: mantengono il controllo della Camera e conquistano la maggior parte dei governatori. Nei referendum via libera alla marijuana in tre stati.

    L’ammissione della sconfitta, Romney la fa aspettare parecchio, dopo che tutte le maggiori agenzie statunitensi avevano annunciato la conquista della “quota 270”, la maggioranza dei delegati elettorali, da parte del presidente uscente. Per oltre un’ora, nella notte, il conteggio dei voti “reali” nell’Ohio, smentiva infatti le proiezioni che lo assegnavano a Obama; poi, uno dopo l’altro, non solo l’Ohio ma tutti i principali “swing states”, dalla Virginia al Colorado, apparivano saldamente nelle mani del presidente uscente. Anche la Florida – dove pure ancora a notte fonda la vittoria non era ancora stata assegnata, appariva destinata a premiare Obama.
    E così, di fronte a una folla di oltre diecimila sostenitori raccolti davanti al palco del McCormick Place di Chicago, Barack Obama ha potuto finalmente pronunciare il discorso trionfale della riconferma. “Il meglio deve ancora venire”, “torno alla Casa Bianca più forte e ispirato che mai”: “Avete fatto sentire la vostra voce e avete fatto la differenza”, ha affermato. Recuperando la sua retorica appassionata, il presidente ha ricordato i capisaldi del suo progetto politico, di un’America che dia pari opportunità a tutti e ha promesso di lavorare con i repubblicani per portare fuori il Paese dalle diverse secche in cui è impantanato e si è detto “fiducioso come non mai nel nostro futuro”. “Siamo piu della somma delle nostre parti: non siamo un insieme di Stati rossi o blu, siamo un’unica nazione e con l’aiuto di Dio continueremo il nostro viaggio”, ha assicurato Obama, “siamo la più grande nazione che il mondo abbia mai visto”. “Tutti devono avere opportunità, questi sono i valori in cui crediamo ed è il traguardo a cui dobbiamo arrivare”, ha proseguito Obama. “Ci battiamo perché coloro che vivono in questo Paese non debbano combattere per avere il lavoro o assicurarsi il futuro”. “Una democrazia in un Paese di 300 milioni di persone può essere complicata, tutti hanno le proprie opinioni e attraverseremo tempi duri, ma il dibattito e il confronto sono il marchio della nostra liberta’”.
    L’obiettivo è ambizioso: “Vogliamo un Paese che garantisca l’istruzione, la salute, si riveli un leader nelle tecnologie, non sia sopraffatto dal debito, non segnato dalla diseguaglianza nè dalla potenza distruttiva di un ambiente sempre più danneggiato. Vogliamo dare ai nostri figli un Paese sicuro, un Paese difeso dalle migliori truppe che il mondo abbia mai conosciuto, ma anche un Paese compassionevole, tollerante, aperto alle minoranze che ci chiedono opportunita’”. Obama ha poi voluto ricordare le truppe all’estero: “Mentre siamo qui, ci sono persone in terre lontane che combattono perché noi possiamo avere la possibilità di discutere le idee diverse”. E si è infine detto fiducioso sul futuro, anche perché “lo sviluppo non ha mai un andamento lineare”. Poi la conclusione: “Che abbia guadagnato la vostra fiducia o meno, ho imparato da tutti voi, perché le vostre lotte mi fanno tornare alla Casa Bianca più forte e ispirato di prima: stanotte avete votato non per la politica tradizionale ma per l’azione, ci avete chiesto di concentrarci sul vostro lavoro e vorrei cercare di lavorare con i leader di tutti i partiti”.
    Obama riconquista la Casa Bianca con un margine di vantaggio inferiore rispetto al 2008, ma al termine di una battaglia estremamente combattuta oltre che la più costosa della storia. Il presidente è riuscito a conquistare la Pennsylvania (dove Romney era stato varie volte proprio nei giorni finali della campagna elettorale) e il Michigan, tradizionalmente Democratico, ma dove Romney è nato e cresciuto e dove il Gop aveva investito un notevolissimo sforzo finanziario. Romney, che -secondo i suoi strateghi- aveva in tasca 300 ‘grandi elettori’, in realtà è riuscito a sfilare dalla mappa 2008 di Obama solo l’Indiana (che del resto i Democratici davano per persa da tempo) e il North Carolina, che tra gli ‘swing States’ era quello dato con quasi assoluta certezza ai repubblicani. Per lui, la soddisfazione di aver fatto meglio del suo predecessore, il senatore John McCain, nel 2008, ma di poco. Da notare, infine che il Congresso rimane spaccato e questo ostacolerà di sicuro la soluzione del nodo del ‘fiscal cliff’ (il taglio degli sgravi fiscali e l’aumento delle tasse che scatterà automaticamente il 1 gennaio 2013 senza un accordo bipartisan): ai repubblicani rimane il saldo controllo della Camera, ai democratici il Senato.

    FONTE: http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8826/

    "Mi piace"

    Pubblicato da cambiailmondo | 07/11/2012, 16:58
  5. Elezioni USA: dal “male minore al male maggiore”. La fine del liberalismo critico
    di James Petras – Global Research.

    È ampiamente dimostrato che la Presidenza Obama ha trascinato lo spettro politico americano più a destra. Su gran parte delle questioni di politica interna ed estera Obama ha abbracciato posizioni estremiste sorpassando il suo predecessore repubblicano e in questo processo ha devastato ciò che rimaneva dei movimenti per la pace e sociali degli ultimi dieci anni. Inoltre, la presidenza Obama ha gettato delle basi per l’immediato futuro che promettono un ulteriore ampliamento delle politiche regressive in seguito alle elezioni presidenziali, qualunque sia il loro esito: tagli alla Social Security, a Medicare e a Medicaid. Gli uscenti e i loro oppositori competono per centinaia di milioni di dollari nel finanziamento della campagna da parte di donatori ricchi, per doverli poi ripagare nel periodo post-elettorale, con miliardi di dollari di esenzioni, sovvenzioni, riduzioni fiscali, politiche antilavorative e antiambientali. Non una sola proposta positiva è stata esposta dalla campagna di Obama, mentre sono state articolate svariate politiche militariste e sociali regressive.
    La campagna di Obama ha puntato sulla paura, mettendo fuori gioco le proposte reazionarie dell’alleanza Romney-Tea Party: una copertura che cela i suoi stessi record in termini di spese militari senza precedenti, guerre in sequenza, espulsioni di immigrati, pignoramenti per chi è indietro con le rate e salvataggi per Wall Street.
    Mentre tutto ciò accadeva, i liberali critici hanno varcato la soglia, cedendo la loro integrità mentre deviavano l’attenzione dalle politiche militariste e socialmente regressive di Obama per concentrarsi sull’«opporsi a Romney» in quanto «male maggiore»: i progressisti e i liberali critici hanno moltiplicato e dilatato la doppiezza dell’apparato politico di Obama. Con l’alibi dell’opporsi all’attuale “male maggiore” (Romney) non osano enumerare e specificare gli ingiustificabili reati politici e la monumentale ingiustizia socio-economica perpetrati dal loro candidato “male minore” (Obama).
    Accadrà mai che i “progressisti” dichiareranno onestamente e pubblicamente: appoggiamo Obama negli “Stati in bilico”, perché ha ucciso “solo” 10mila afgani, 5mila iracheni, sta affamando 75 milioni di iraniani tramite sanzioni, eroga 3 miliardi di dollari per la relegazione da parte di Israele di milioni di palestinesi, segue personalmente le esecuzioni arbitrarie di cittadini statunitensi e promette una lista allargata di omicidi mirati… perché Romney promette di essere peggio …?
    L’attesa di una qualche onestà da parte dei sostenitori di “mali minori” è altrettanto peregrina quanto prendere sul serio le loro critiche pronunciate nel periodo tra le elezioni.
    Il danno politico sopportato dai movimenti sociali e dalla classe statunitense dei lavoratori sotto la presidenza di Obama è senza precedenti e ha gettato le basi per un’ulteriore regressione sociale e una maggiore bellicosità imperiale.

    Conseguenze politiche della presidenza Obama: passato, presente e futuro
    La presidenza Obama e la corsa alle sue campagne elettorali passata e attuale hanno avuto un impatto devastante sui movimenti sociali popolari, impegnati sui temi della pace, del lavoro, dei diritti degli immigrati nonché sui diritti costituzionali e le normative ambientali.
    Il movimento per la pace è praticamente scomparso al momento in cui i suoi leader hanno esortato i loro sostenitori a riconvertire le loro attività a sostegno dell’elezione di Obama. Li ha ripagati incrementando le spese militari, e impegnandosi in guerre fatte in sequenza, direttamente o per delega, in sette paesi, seminando morte e distruzione. Ha affrontato una opposizione minima poiché gli ex pacifisti, con sgomento, hanno guardato altrove o afferrato un posto scusandosi per la guerra. Nel 2012 i seguaci dei leader meno-pacifisti ripetono lo stesso mantra per sostenere Obama; ma non osano ripetere la menzogna passata (in nome della ‘pace’) sostenendo semmai la necessità di «sconfiggere Romney».
    I movimenti dei diritti degli immigrati prima dell’elezione di Obama nel 2008 avevano mobilitato diversi milioni di elettori…. fino a che non sono stati infiltrati e rilevati da dei corsari politici messicani-americani del Partito Democratico e trasformati in una macchina elettorale per garantire cariche elettive per se stessi e Obama. Il quale ha premiato gli immigrati stabilendo un record: il sequestro, il carcere e l’espulsione di un milione e mezzo di immigrati durante la sua permanenza in carica. Il movimento di massa per i diritti degli immigrati è stato in gran parte smantellato e ora i galoppini democratici assumono procacciatori per rastrellare e registrare, elettori immigrati assai delusi.
    Gli Afro-americani sono stati il settore più trascurato della classe lavoratrice americana sotto Obama: hanno vissuto i più alti livelli di disoccupazione e pignoramenti di case e il più lungo periodo di disoccupazione. Sono diventati politicamente invisibili visto che Obama si è profuso in inchini per placare i razzisti bianchi accaniti che cercano di etichettarlo come un ‘presidente nero’. La leadership nera politica e religiosa ben assestata nel sistema e la celebrità black dei media hanno fatto di tutto per bloccare qualsiasi espressione di opposizione dal basso, sostenendo che avrebbe soltantoo “aiutato i razzisti” – ignorando l’abbraccio di Obama e le sue azioni di salvataggio in favore della Wall Street Bianca mentre voltava le spalle a milioni di famiglie nere sotto l’acqua. Senza movimento o leadership, atterriti dal problema (razzismo economico) e dalla soluzione (altri quattro anni di invisibilità sotto Obama) la maggior parte dei lavoratori neri è tentata di astenersi o turarsi il naso per votare per ‘Oreo’ Obama.
    Il movimento Occupy Wall Street, proprio perché era indipendente del Partito Democratico e stufo della sottomissione totale di Obama a Wall Street, ha offerto una voce temporanea alla stragrande maggioranza degli americani che si oppone a entrambi i partiti politici. I funzionari democratici a livello locale e statale hanno applaudito alla”causa” per poi reprimere il movimento.
    Un movimento spontaneo, senza direzione politica, e privo di una leadership alternativa politica, non era in grado di affrontare il regime di Obama: il movimento è finito in un declino e si è disintegrato, mentre molti simpatizzanti erano risucchiati dalla campagna propagandistica sull’Obama ‘male minore’. L’impeto popolare di massa contro Wall Street è stato disinnescato dalla rivendicazione di Obama di aver salvato “l’economia” dalla catastrofe attraverso la canalizzazione 4.500 miliardi di dollari nelle tasche dei banchieri.
    I diritti costituzionali sono stati fatti a pezzi dalla difesa di Obama dei processi militari e le torture dell’Era Bush, dall’espansione del potere esecutivo arbitrario tra cui l’assunzione del potere presidenziale di assassinare cittadini statunitensi senza un processo. Mentre le organizzazioni legali hanno combattuto la buona battaglia per le libertà civili, la maggior parte dei liberals si notava per la sua assenza da ogni movimento democratico che preservasse la difesa dei diritti dei 40 milioni di americani soggetti alla sorveglianza della polizia, in particolare i cittadini musulmani e immigrati. Hanno scelto di non mettere in imbarazzo il loro presidente democratico: hanno messo la rielezione di un democratico da Stato di polizia al di sopra della supposta difesa dei diritti costituzionali. Nessuna marcia di massa per le libertà civili, niente proteste contro il sistema di sicurezza interna, niente movimenti a livello di campus sulla libertà di espressione contro l’abrogazione del diritto di criticare Israele.
    Per decenni, la confederazione dei sindacati e i movimenti degli anziani hanno difeso il sistema di sicurezza sociale, nonché Medicare e Medicaid. Con Obama in carica, che dichiarava e preparava apertamente massicce riduzioni e clausole regressive sulla copertura (innalzamento della titolarità in ragione dell’età) e l’indicizzazione, non vi è stato alcun significativo movimento di protesta. I programmi, che per la maggior parte di un secolo (sicurezza sociale) o da mezzo secolo (Medicare, Medicaid) erano stati considerati intoccabili sono ora, secondo Obama, “sul tavolo” per essere sbudellati (“riformati”, “aggiustati”). I boss sindacali di categoria milionari assumono un piccolo esercito di lavoratori per la campagna elettorale e raccolgono più di 150 milioni di dollari per rieleggere un presidente che promette di fare drastici tagli ai programmi sanitari per i pensionati e per i poveri.
    Obama ha legittimato le posizioni sociali regressive dll’estrema destra, mentre il Partito Democratico ha neutralizzato ogni opposizione o mobilitazione sindacale.
    Non è infine meno importante rilevare che il regime di Obama ha cooptato i progressisti sociali liberali critici attraverso un sostegno nascosto. In nome dell’«opporsi a Romney» i sapientoni progressisti, come Chomsky e Ellsberg, finiscono per allearsi con i miliardari di Wall Street e della Silicon Valley, con i militaristi del Pentagono, gli ultrà della Homeland Security e gli ideologi sionisti (Dennis Ross) per eleggere Obama. Naturalmente, il sostegno dei progressisti sarà accettato – sebbene difficilmente riconosciuto – ma non avrà alcuna influenza sul futuro della politica di Obama dopo le elezioni: saranno scartati come preservativi usati.

    Il futuro: conseguenze post-elettorali
    Con o senza la rielezione di Obama, il suo regime e le sue politiche hanno posto le basi per un programma sociale sempre più regressivo e reazionario: condizioni di vita, compresa la salute, il welfare e la sicurezza sociale saranno tagliati drasticamente. Gli Afro-americani rimarranno invisibili se non per la polizia e il sistema giudiziario razzista. Gli immigrati saranno braccati e cacciati dalle case e dai posti di lavoro: i sogni degli studenti immigrati diventeranno incubi di paura e di trepidazione. Le squadre della morte, e le guerre per procura e con i droni si moltiplicheranno per puntellare l’impero USA in bancarotta. Progressisti irresponsabili e ipocriti cambiaranno marcia e criticheranno il presidente che hanno eletto, oppure se è Romney attaccheranno gli stessi vizi che hanno trascurato durante la campagna elettorale di Obama: maggiori tagli alla spesa pubblica e il cambiamento climatico si tradurranno in una maggiore deterioramento della vita quotidiana e delle infrastrutture di base; più inondazioni, incendi, pestilenze e blackout. I newyorkesi impareranno a disintossicare l’acqua del loro bagno, ma potrebbero ritrovarsi a berla e farci il bagno.

    Fonte: http://www.globalresearch.ca/us-elections-from-the-lesser-to-the-greater-evil-the-demise-of-critical-liberalism/5310488.
    Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.
    http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/9228-elezioni-usa-dal-qmale-minore-al-male-maggioreq-la-fine-del-liberalismo-critico.html

    "Mi piace"

    Pubblicato da cambiailmondo | 07/11/2012, 17:50

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Obama four more years. L'analisi | Asia blog - 08/11/2012

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

DOPO COVID-19

Sostieni CAMBIAILMONDO

Dai un contributo (anche piccolo !) a CAMBIAILMONDO

Per donare vai su www.filef.info e clicca sull'icona "DONATE" nella colonna a destra in alto. La pagina Paypal è: filefit@gmail.com

Inserisci la tua e-mail e clicca sul pulsante Cambiailmondo per ricevere le news

Unisciti ad altri 1.710 follower

Blog Stats

  • 1.211.752 hits

ARCHIVIO

LINK consigliati

 
 
 
 
 
 
 
 

cambiailmondo2012@gmail.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: