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Questo tag è associato a 196 articoli.

Wikileaks, gen. Mini e amb. Bradanini: “Liberate Assange, ha detto solo la verità”

di Rossella Guadagnini (ADN-Kronos)

E’ fissata a febbraio la prossima udienza per la richiesta di estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti: se venisse accettata il fondatore di Wikileaks potrà essere trasferito in un carcere americano, dove lo aspettano un procedimento con 18 capi di imputazione e una condanna a 175 anni. Nel caso che il 48enne giornalista australiano venisse estradato non avrà più la possibilità di tornare indietro e probabilmente morirà in carcere. Continua a leggere

Gli Usa stanno diventando uno “Stato canaglia”?

L’assassinio del generale iraniano Soleimani è solo l’ultimo capitolo di un processo di depotenziamento delle istituzioni internazionali che Trump sta portando all’estremo ma la politica americana, sotto la spinta delle lobby che la finanziano, ha avviato ben prima.

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Contro i droni degli USA, il Venezuela punta sulla RAAS

di Geraldina Colotti

“Se l’imperialismo crede di far paura al popolo venezuelano, avrà la sua risposta nelle piazze”. Così dichiarava il presidente Nicolas Maduro a maggio del 2017, un anno di guerra interna diretta dagli Stati uniti mediante l’opposizione golpista. Mesi di violenze (le guarimbas) raccontate al contrario dai media egemonici, disinnescate dalla proposta di Maduro annunciata il Primo Maggio, festa delle lavoratrici e dei lavoratori: la convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente, ovvero il ricorso al massimo grado del potere popolare, quello costituente. Continua a leggere

Venezuela. Dopo la debacle di Guaidò, gli Stati Uniti sanzionano anche 7 deputati dell’opposizione

Non conosce fine l’escalation delle sanzioni illegali degli Usa. Il Dipartiamento del Tesoro degli Stati Uniti ha aggiunto nella sua lista di sanzioni 7 deputati dell’opposizione venezuelana, compreso il nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale Luis Parra.

I parlamentari sanzionati dal governo degli Stati Uniti sono: Continua a leggere

Venezuela. Jorge Arreaza ha chiesto che venga garantito il diritto di voto del paese all’Onu

“Il voto del Venezuela deve essere garantito dalle Nazioni Unite. Da mesi denunciamo davanti al Segretario generale che il blocco finanziario degli Stati Uniti ha chiuso le rotte finanziarie attraverso le quali onorare gli impegni dello Stato venezuelano, in aperta violazione del diritto internazionale” chiede il ministro degli esteri venezuelano Arreaza sul suo account Twitter. Il paese sudamericano è stato privato del diritto di voto all’Assemblea generale a causa del mancato pagamento dei contributi finanziaria, insieme ad altri sei paesi morosi: Libano, Yemen, Repubblica Centrafricana, Gambia, Lesotho e Tonga. Continua a leggere

Il Venezuela ha tre parlamenti. I media di guerra scelgono Guaidó (ovvero gli USA)

di Geraldina Colotti

Seguire i passi del nemico, analizzarne le strategie, serve per affinare le proprie, usando la capacità critica come l’imperialismo usa i suoi droni. Contrastare il racconto egemonico costruito dai media di guerra nei paesi capitalisti, è un’impresa titanica, almeno finché non interviene un nuovo ciclo di lotta che spazzi via la cortina di fumo e mostri un’altra visione del mondo. Tuttavia, si può (si deve) aprire qualche breccia, mostrare le insidie attraverso le quali s’insinua l’interpretazione dominante. Continua a leggere

Landini, CGIL: il raid Usa è un crimine di guerra

Bari, 24 gennaio 2019: XVIII Congresso della Cgil Nazionale
Intervento di Maurizio Landini
Simona Caleo/Cgil

Quella del 3 gennaio scorso a Baghdad è stata un’esecuzione mirata e senza alcuna copertura giuridica internazionale. Un oltraggio al ruolo e alla responsabilità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite” Continua a leggere

Livorno contro la guerra: no alle armi nel porto

Dopo l’assassinio del generale Qassem Soleimani si alzano venti di guerra in Medio Oriente. La base militare Usa Camp Darby tra Livorno e Pisa è il più grande deposito di armamenti al di fuori degli Usa. Cgil, Anpi e Arci chiamano alla mobilitazione Continua a leggere

Per il Diritto Internazionale l’azione di Trump è configurabile come atto criminale e terrorista

di Luca Cellini*

È argomento di cronaca internazionale ormai e oggetto di discussione l’uccisione del generale Qassem Soleimani avvenuta alle prime luci dell’alba del 3 gennaio 2020 quando il maggiore generale Soleimani è stato assassinato sotto il fuoco di un attacco statunitense all’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq. Assieme a Soleimani sono rimaste uccise altre 7 persone fra cui il capo delle Forze di Mobilitazione Popolare sciite irachene Abu Mahdi al-Muhandis. L’operazione è stata ordinata direttamente dal presidente statunitense Donald Trump, dopo conferma della CIA, senza nemmeno avvisare il Congresso statunitense. Continua a leggere

No alla guerra di Trump. L’Italia neghi l’uso delle basi militari

Mentre Salvini si congratula con Trump per l’attacco terroristico ingiustificabile sul piano del diritto internazionale, chi si riconosce nei principi della Costituzione ha il dovere di mobilitarsi perché prevalgano le ragioni della pace.

La condanna della folle iniziativa dell’amministrazione USA non può che essere senza se e senza ma. L’assassino del generale Soleimani può scatenare una guerra con l’Iran ed investire l’intero Medio Oriente incluso il Mediterraneo. L’attacco Usa, in disprezzo della sovranità dell’Iraq, colpisce anche le speranze e le lotte del popolo iracheno che in questi mesi è sceso in piazza per rivendicare la fine di una politica fondata sulle divisioni settarie e uno sviluppo democratico e misure sociali pagando un duro prezzo di sangue. Continua a leggere

Potere al Popolo: LE PAROLE NON BASTANO. 5 MISURE PER FERMARE LA NUOVA GUERRA DI TRUMP!

L’assassinio del generale iraniano Soleimani e dell’irakeno Muhandis presso l’aeroporto di Baghdad ha aperto il 2020 peggio di quanto non si fosse chiuso il 2019. Venti di guerra soffiano oggi con più forza.

Il fatto che il mandante dell’omicidio sia lo stesso presidente Trump peggiora il quadro. L’uomo che siede alla Casa Bianca non è però un folle, come spesso viene rappresentato, né è impazzito il complesso militare-industriale-finanziario statunitense che è alle sue spalle. Perseguono interessi di lunga data e lo fanno oggi in maniera più spregiudicata che in passato perché sanno che l’egemonia USA è in crisi. Continua a leggere

Pax Christi Italia a governo: “no a disponibilità di basi Usa nel nostro Paese, ritirare i soldati da Iraq”

“Gli ultimi tragici avvenimenti rischiano di travolgere non solo il Medio Oriente, ma il mondo intero in una nuova ‘avventura senza ritorno’. Il rischio di una guerra di cui è difficile prevedere sviluppi e conseguenze è tragicamente reale”. Lo scrive in un comunicato Pax Christi Italia dopo l’attacco americano che ha portato all’uccisione del generale Soleimani e la risposta iraniana. “Assistiamo allo sgretolamento delle fondamenta della convivenza internazionale. Sembra prevalere la logica del più forte, del più armato. Non possiamo accettare questo!”. Continua a leggere

Opponiamoci alle azioni di guerra. Vogliamo la pace

di Giacinto Botti e Maurizio Brotini (Direttivo Nazionale CGIL)

L’Amministrazione Trump con un atto di terrorismo, assassinando uno dei massimi esponenti militari dello stato iraniano e un comandante di milizie inquadrate nell’esercito regolare irakeno, ha di fatto dichiarato guerra all’Iran distruggendo con la violenza tutti gli sforzi diplomatici per preservare gli accordi internazionali con l’Iran, accordi che gli Stati Uniti stessi avevano denunciato e cercato di far saltare, contro la volontà della comunità internazionale, della Cina, della Russia e dell’Unione europea. Continua a leggere

SIGONELLA E’ STATA COINVOLTA O NO NELL’ASSASSINIO DEL GENERALE SOLEIMANI?

di Agostino Spataro *

Allo stato, dalle notizie circolanti, non é dato conoscere, con certezza, la verità dei fatti. Eppure, taluni sostengono che gli ordigni siano stati lanciati da un drone partito dalla base Usa di Sigonella, in Sicilia.

Su tale punto è necessario, e urgente, fare chiarezza, conoscere la posizione del governo italiano e, in particolare, del presidente del Consiglio visto che non appaiono convincenti le colorate smentite su FB del ministro degli Affari esteri e nemmeno quelle più seriose del ministro della Difesa. Continua a leggere

La vergogna degli F35.

È rimasto solo il Papa a denunciare l’ipocrisia dei “paesi europei che parlano di pace e vivono delle armi”?

di Sergio Bassoli

Indigeribile ma vero, l’Italia ha confermato l’acquisto di altri 27 cacciabombardieri F35, per un costo di circa 130 milioni di euro per unità, con un costo complessivo a carico delle casse statali di 3,5 miliardi di euro. A questo farà seguito il completamento del programma, con un costo complessivo di 50 miliardi di euro, per avere una flotta di novanta aerei con capacità di trasporto di bombe nucleari. Continua a leggere

Make UK great again

di Pierluigi Fagan

Il sentiment medio britannico è chiaro: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Il gioco che si fa duro è il mondo complesso che sarà sempre più complesso, i duri sono tutti i Paesi in grado di giocare il gioco. L’essere in grado premette ovviamente l’assenza di legami formali che impediscono la libera azione e consegue la necessità di avere più punti di forza che di debolezza per giocarsi la partita.

J. Corbyn ha dato una interpretazione sostanzialmente ambigua di questo sentiment promettendo altri mesi o anni di incertezza ed ha perso con percentuali che non si vedevano da decenni. B. Johnson ha incarnato appieno questo sentiment ed ha avuto una maggioranza che non si vedeva da qualche decennio. Al momento il mandato è forte tanto quanto vago, ma le due cose sono spesso abbinate in politica, specie nelle transizioni. Continua a leggere

CENSURA PREVENTIVA/LIBERTA’ DI STAMPA: L’intervista al Presidente Assad non trasmessa dalla RAI – VIDEO

Il colloquio tra Monica Maggioni e il presidente siriano sarebbe dovuto andare in onda entro il 9 dicembre. Cosa è successo? L’irritazione di Damasco e il dibattito sui media arabi

Era tutto predisposto per la messa in onda su RaiNews dell’intervista fatta da Monica Maggioni al presidente siriano Bashar al-Assad ma, nel giro di meno 24 ore, tutto è saltato, ovvero l’intervista non è stata trasmessa. Lo apprende l’AGI in merito alla vicenda che sta assumendo sempre più i contorni di un giallo e ha suscitato l’irritazione del governo di Damasco. La presidenza siriana aveva affermato che, se il servizio non andrà in onda entro lunedì 9 dicembre, come sarebbe stato concordato tra le parti, verrà trasmesso comunque sui media siriani. Continua a leggere

In una settimana il mondo è cambiato

di Alberto Negri (da Il Manifesto del 17/10/19)

La guerra siriana. Sanzioni ad Ankara? Bene! Ma il 70% dei prestiti delle aziende turche sono con banche europee e sono migliaia le società delocalizzate in Turchia (anche Barilla e Benetton). L’atlantismo è sul viale del tramonto. L’obiettivo di Mosca: non ci sarà più un altro Kosovo (’99), né un’altra Libia (2011), né rivoluzioni «colorate», compreso il Venezuela.

In una settimana il mondo è cambiato: è arrivato il Capo, quello vero. Questa non è una guerra come le altre: il mondo uscito dal crollo del muro di Berlino nell’89 è cambiato ancora una volta. Continua a leggere

La “guerra dei dazi” è solo all’inizio

di Claudio Conti (da contropiano.org)

L’emersione di una certa classe politica è sempre l’indice di una “necessità storica”, non uno scherzo del destino cinico e baro. Anche e forse soprattutto quando questa classe politica è “impresentabile” secondo i canoni politically correct della fase che si è chiusa.

Vale per i Salvini e le Meloni, vale a maggior ragione per Donald Trump o Boris Johnson. Se Stati Uniti (l’imperialismo in crisi) e Gran Bretagna (l’imperialismo dominante fino a metà Novecento) si sono ridotti a far salire sul trono temporaneo personaggi del genere è perché questi pagliacci – in modo sicuramente miope e contorto – rappresentano un’esigenza neanche tanto confusa di “cambiamento” rispetto al tran tran precedente. Continua a leggere

Siria Martoriata

di Ali Rashid

Sono molti anni che la “guerra” dilania la Siria. Ha seminato morte, distruzione immane, lo sfollamento di più della metà della popolazione all’interno del territorio nazionale e oltre confine, la distruzione difensiva di un patrimonio storico e culturale di tutta l’umanità e lo smembramento di un tessuto sociale, frutto di migliaia di anni di convivenza. Una storia simile a quella avvenuta in Iraq poco prima continua fino ai nostri giorni, con la differenza che nel caso iracheno fu una coalizione internazionale guidata dagli USA “fuori dalla legalità internazionale” ad assumere la responsabilità dell’invasione del paese “con motivazioni risultate in seguito false”. Continua a leggere

Incredibile e pericoloso. Tre fondi indicizzati controllano tutte le US corporation

di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**

Le grandi istituzioni economiche, come il Financial Stability Board e il Fmi, alla fine hanno dovuto ammettere che il sistema finanziario non bancario, ufficialmente chiamato “shadow banking”, ha surclassato il tradizionale sistema bancario nella gestione del risparmio e degli investimenti finanziari.

Un recente paper “The specter of giant three”, preparato da due professori americani, Lucian Bebchulk e Scott Hirst, e pubblicato dalla rinomata Harvard Law School University di Cambridge, Massachusetts, analizza in dettaglio il ruolo dominante degli exchange trade funds (etf) nel variegato e sempre meno controllato mondo della finanza. Continua a leggere

Il G7 approfitta degli incendi per provare a internazionalizzare l’Amazzonia?

di Aram Aharonian *

I terribili incendi che già hanno devastato quasi mezzo milione di ettari di selva amazzonica in Brasile hanno acceso il fuoco anche alla riunione del Gruppo dei Sette in Francia e hanno bruciacchiato, e lasciato in condizioni critiche, anche il trattato di libero commercio firmato recentemente tra l’Unione Europea e il Mercosur.

Paradossalmente, la vigliacca arrendevolezza dei governi neoliberisti del Mercosur ha salvato la riunione dei sette paesi capitalisti più industrializzati (Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna e Giappone) e ha dato una bella mano al presidente francese Emmanuel Macron per rilanciarsi come figura internazionale “a difesa dell’ambiente”. Continua a leggere

Venezuela. Alla fine del 2019 si dovrà raggiungere l’obiettivo di 3 milioni di case.

La Gran Mision Vivienda è la miglior risposta al bocco economico criminale voluto da Trump. Intervista a Ildemaro Villarroel, ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa

“Stiamo surfando nella tormenta, cercando l’onda più grande”. Il ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa, Ildemaro Villarroel, riassume con questa immagine la situazione in cui si trova il suo paese dopo il blocco economico-finanziario imposto da Trump e la minaccia di una “quarantena” che chiuderebbe l’accesso ai porti. Colto, inclusivo e preciso, Villarroel apre la riunione numero 28 dell’Organo Superior de Vivienda y Habitat. Un importante appuntamento di bilancio, trasparente e prospettico, che illustra lo sviluppo della Gran Mision Vivienda Venezuela sia al paese che agli ospiti internazionali. Continua a leggere

La maledetta ossessione di Trump per il Venezuela mette a rischio la pace mondiale

Il Venezuela è un grande paese, con il quale la natura è stata generosissima dal punto di vista naturale e paesaggistico, oltre che per la proverbiale bellezza dei suoi abitanti (vengono da qui una buona parte delle vincitrici di miss mondo e miss universo), con risorse minerarie ingenti e un popolo davvero forte e consapevole, che rappresenta la sua più ingente ricchezza.

Grazie a Hugo Chàvez e ai suoi seguaci, poi, da una ventina di anni il Venezuela è di fatto alla guida dei paesi non allineati e di un variegato movimento mondiale per la liberazione dei popoli dall’oppressione sociale e politica che deriva dall’imperialismo Usa. Eppure tutto questo non spiega a rigore di logica la maledetta ossessione dell’attuale inquilino della Casa Bianca per il paese di Simon Bolivar e per i suoi attuali legittimi governanti, che Trump vuole rovesciare a qualunque costo, come si è visto. Continua a leggere

Il governo dell’Uruguay denuncia ingerenze USA in vista delle prossime elezioni di ottobre

Gli Stati Uniti e le indebite ingerenze negli affari dei paesi sudamericani. Questo binomio si conferma purtroppo inscindibile.

Il governo uruguaiano accusa gli Stati Uniti di interferire nella campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali di ottobre in programma nel paese.

«Ho detto che gli Stati Uniti si stavano intromettendo (…) nella campagna elettorale uruguaiana», ha dichiratao il ministro degli Esteri uruguaiano Rodolfo Nin Novoa durante un’intervista con una radio locale. Continua a leggere

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