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Geopolitica

Questo tag è associato a 1028 articoli.

Giovanni Arrighi, “Adam Smith a Pechino” (parte prima)

di Alessandro Visalli

L’ultimo libro di Giovanni Arrighi[1] conclude un lungo percorso nel quale il sociologo ed economista italiano passa dall’adesione al marxismo e vicinanza all’operaismo, alla svolta sistemica degli anni ottanta, quando insieme ad altri si sforza di generalizzare il punto di vista della ‘teoria della dipendenza[2], che aveva contribuito a fissare nel decennio precedente insieme a Gunder Frank[3] e Samir Amin[4], in una teoria molto più comprensiva dei “sistemi mondo[5]. In questo sforzo Arrighi, lavorando sulla traccia di Braudel e in associazione a Immanuel Wallerstein[6], tenta di produrre delle generalizzazioni feconde. Ovvero teorie e modelli in grado di gettare una luce nuova sul passato ed il presente, ed immaginare possibili futuri. La sua fama diventa larga dalla pubblicazione de “Il lungo XX Secolo[7] nel 1994, e poi di “Caos e governo del mondo[8], con Beverly Silver, nel 1999, ma le sue prime pubblicazioni sono sul sottosviluppo in Africa[9], quindi alcuni studi di diretta ispirazione marxista sull’imperialismo[10], alcuni studi sul mezzogiorno italiano[11], e relativi alla svolta[12]. Continua a leggere

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In una settimana il mondo è cambiato

di Alberto Negri (da Il Manifesto del 17/10/19)

La guerra siriana. Sanzioni ad Ankara? Bene! Ma il 70% dei prestiti delle aziende turche sono con banche europee e sono migliaia le società delocalizzate in Turchia (anche Barilla e Benetton). L’atlantismo è sul viale del tramonto. L’obiettivo di Mosca: non ci sarà più un altro Kosovo (’99), né un’altra Libia (2011), né rivoluzioni «colorate», compreso il Venezuela.

In una settimana il mondo è cambiato: è arrivato il Capo, quello vero. Questa non è una guerra come le altre: il mondo uscito dal crollo del muro di Berlino nell’89 è cambiato ancora una volta. Continua a leggere

La guerra che unisce i mari

di Lorenzo Vita

Il mare non conosce soluzione di continuità: ed era impossibile pensare che la crisi del Golfo Persico non fosse in realtà una delle tante aree dove si sta svolgendo il grande gioco mediorientale. Quello che riguarda tutti: l’Iran, le monarchie del Golfo, Israele, la Turchia, la Russia e gli Stati Uniti. Con il coinvolgimento meno forte, ma esistente, anche della Cina. Continua a leggere

La “guerra dei dazi” è solo all’inizio

di Claudio Conti (da contropiano.org)

L’emersione di una certa classe politica è sempre l’indice di una “necessità storica”, non uno scherzo del destino cinico e baro. Anche e forse soprattutto quando questa classe politica è “impresentabile” secondo i canoni politically correct della fase che si è chiusa.

Vale per i Salvini e le Meloni, vale a maggior ragione per Donald Trump o Boris Johnson. Se Stati Uniti (l’imperialismo in crisi) e Gran Bretagna (l’imperialismo dominante fino a metà Novecento) si sono ridotti a far salire sul trono temporaneo personaggi del genere è perché questi pagliacci – in modo sicuramente miope e contorto – rappresentano un’esigenza neanche tanto confusa di “cambiamento” rispetto al tran tran precedente. Continua a leggere

Ugo Giannangeli: “La legalità quale strumento dell’apartheid” nella Palestina israeliana.

PALESTINA E LIBERTA’ DI ESPRESSIONE: Dibattito del 26 settembre 2019 al Circolo della Stampa di Trieste con Stephanie Westbrook, David Cronin e Ugo Giannangeli.

Trascrizione dell’intervento di Ugo Giannangeli: “La legalità quale strumento dell’apartheid”.

Il titolo dell’argomento a me assegnato è manifestamente paradossale, provocatorio, ermetico. L’ apartheid è un crimine contro l’umanità secondo la Convenzione internazionale del 1976 e l’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale. La legalità non può essere al servizio del crimine e suo strumento. Una legge o una sentenza sì: la sentenza si adegua alla legge e la legge nazionale non si adegua al diritto internazionale. Si crea così quella figura che, con un ossimoro, potremmo definire “crimine legale”. In epoca di sovranismo e di populismo giuridico e politico Israele ha gioco facile e c’è da chiedersi se non abbia avuto un ruolo decisivo nella degenerazione della complessiva situazione politica e giuridica. La domanda è retorica perché io credo, e non sono il solo, che certamente ha avuto un ruolo rilevante. Continua a leggere

LA NATO DIETRO L’ATTACCO TURCO IN SIRIA

di Manlio Dinucci

Germania, Francia, Italia e altri paesi, che in veste di membri della Ue condannano la Turchia per l’attacco in Siria, sono insieme alla Turchia membri della Nato, la quale, mentre era già in corso l’attacco,  ha ribadito il suo sostegno ad Ankara. Lo ha fatto ufficialmente il segretario generale della Nato Jean Stoltenberg, incontrando l’11 ottobre  in Turchia il presidente Erdoğan e il ministro degli esteri Çavuşoğlu. Continua a leggere

La brutalità dell’aggressione turca nei confronti del popolo curdo del Rojava e l’ipocrisia delle potenze occidentali

di Giuseppe Riccobono

Desta grande sconcerto quanto sta accadendo alle porte di casa nostra, oggi alle soglie del baratro ambientale che dovrebbe vedere tutti i popoli del mondo impegnati in una fraterna e solidale collaborazione, un paese potente, fortemente militarizzato e autoritario aggredisce con metodi di sterminio un popolo che ha fatto della lotta all’intolleranza e alla violenza cieca dell’estremismo religioso e nazionalistico il carattere stesso della sua coesione. E più grande sgomento ancora suscita l’indifferenza se non il consenso appena dissimulato da dichiarazioni di moderazione, e per questo ancora più ipocrita e spregevole, delle grandi potenze occidentali che vantano il ruolo di guida della civiltà e del progresso. Continua a leggere

Siria Martoriata

di Ali Rashid

Sono molti anni che la “guerra” dilania la Siria. Ha seminato morte, distruzione immane, lo sfollamento di più della metà della popolazione all’interno del territorio nazionale e oltre confine, la distruzione difensiva di un patrimonio storico e culturale di tutta l’umanità e lo smembramento di un tessuto sociale, frutto di migliaia di anni di convivenza. Una storia simile a quella avvenuta in Iraq poco prima continua fino ai nostri giorni, con la differenza che nel caso iracheno fu una coalizione internazionale guidata dagli USA “fuori dalla legalità internazionale” ad assumere la responsabilità dell’invasione del paese “con motivazioni risultate in seguito false”. Continua a leggere

Comunicato della Presidenza ANED. RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO: VERGOGNOSA MISTIFICAZIONE DELLA STORIA E INTOLLERABILE INSULTO

Comunicato della Presidenza ANED.

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO: VERGOGNOSA MISTIFICAZIONE DELLA STORIA E INTOLLERABILE INSULTO

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L’umanità nell’età dell’adolescenza: da Bretton Woods a Jackson Hole. Un libro di Pierre Assante

L’umanità nell’età dell’adolescenza: da Bretton Woods a Jackson Hole.

 

di Pierre Assante Continua a leggere

Crisi: l’autunno infinito dell’emisfero boreale

di Gabriele Giorgi

Le estati sono sempre più calde, iniziano a primavera e intaccano gli autunni. Anche le crisi anticipano l’andamento stagionale e si propongono ormai nel mezzo del solleone.

Ben prima di settembre, le piogge torrenziali e piangenti si scaricano sulla terra, non più nuda e triste, ma fremente, come alle soglie di un’eruzione.

Il rumore di fondo della crisi è permanente e ubiquo e gli epifenomeni locali, nazionali, continentali sono soltanto manifestazioni del crollo imperiale (o del paradigma?) e del riassestarsi provvisorio delle sue zolle in frizione, quelle più vicine e quelle più lontane, che interagiscono mutuamente e sollecitano altre crepe interne ed esterne. Il sommovimento è giunto ad uno stadio che si autoalimenta e che continuerà fino a che un nuovo equilibrio (o nuovo paradigma?) sarà raggiunto. Continua a leggere

Alessandro Visalli: Una rilettura de “Il capitale monopolistico” di Paul Baran e Paul Sweezy.

di Alessandro Visalli

Il libro del 1966, “Il capitale monopolistico” è il punto culminante della riflessione teorica di Paul Baran, che sfortunatamente muore improvvisamente a soli 55 anni nel 1964, e di Paul Sweezy, che gli sopravviverà quasi quaranta anni, continuandone il lavoro e portandolo avanti. Sweezy è stato fino al 2004, l’anno della morte, un grande punto di riferimento degli studi marxisti, soprattutto attraverso il suo lavoro con Leo Huberman nella rivista “Montly Review”. Si trovò ad esempio a dire, in una intervista a Chistopher Phelps in occasione dei suoi novanta anni, e quindi a metà 2000:

“Stiamo registrando un nuovo esercizio di tendenza del capitale a trasferirsi non tanto verso la produzione di beni e servizi utili, quanto verso la manipolazione del denaro, della speculazione, naturalmente per produrre altro denaro senza l’intermediazione del processo di produzione. Il che conduce direttamente ad una crescita incredibile del debito, allo sviluppo sfrenato dei mercati finanziari e delle bolle speculative. Stupefacenti i limiti raggiunti dal fenomeno, che appare destinato a provocare una sua propria forma di crollo, ma che sarà di tipo completamente nuovo rispetto alle crisi del passato”. Continua a leggere

ALBERTO BRADANINI – CINA, DAI DAZI ALLA NUOVA VIA DELLA SETA

CRESCERE INFORMANDOSI intervista ALBERTO BRADANINI, presidente del Centro studi sulla Cina contemporanea, nonchè Ambasciatore italiano in Cina dal 2013 al 2015, per fare il punto sulla potenza asiatica oggi alla luce dei dazi imposti dagli USA e della nuova “Via della seta”. Continua a leggere

Primo giorno di scuola in Yemen. Lezioni negli edifici sventrati dalle bombe. Onu: Usa, GB e Francia complici nei crimini di guerra in Yemen

(Asiablog.it) — In Yemen il nuovo anno scolastico è iniziato lunedì 2 settembre. Molti bambini sono rientrati in istituti danneggiati dalle operazioni belliche, come dimostrano una serie di fotografie scattate da Ahmad Al-Basha durante il primo giorno del nuovo anno scolastico in una scuola sventrata da un bombardamento a Taez, la terza città del Paese mediorientale.

La guerra civile in Yemen, combattuta tra ribelli sciiti Huthi e forze governative sostenute dai regimi sunniti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, prosegue da oltre quattro anni. Nel caos del conflitto anche al-Qāʿida nella Penisola Arabica (AQAP) ha preso le armi e controlla porzioni di territorio nella parte centrale del Paese arabo. Le vittime, secondo le stime, sono tra 6.782 e oltre 70.000Secondo Save The Children, circa 85.000 bambini potrebbero essere morti di fame.

Un rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onupubblicato in questi giorni denuncia una lunga serie di crimini, tra i quali i bombardamenti indiscriminati, gli assassinii e le detenzioni arbitrarie, le torture e la violenza sessuale.

Inoltre il rapporto mette in luce il coinvolgimento nel conflitto anche di diverse potenze occidentali, come Stati UnitiGran Bretagna e Francia che avrebbero fornito armamenti in modo indiscriminato, ma anche sostegno logistico e d’intelligence alla coalizione a guida saudita, responsabile della morte di migliaia di civili e accusato di aver affamato la popolazione civile come tattica di guerra.

L’ultimo massacro di civili del quale si è a conoscenza è avvenuto il 1° settembre, quando un raid aereo saudita avrebbe colpito un istituto di detenzione uccidendo un numero imprecisato di persone, secondo quanto riportato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Asiablog.it

SOTTO ZERO. Scenari controversi: quanto positivi possono essere i tassi negativi?

di Francesco Cappello

Pro e contro il tasso negativo. Un mondo capovolto

Accendere un mutuo a tasso negativo significa che sarai tenuto a rimborsare un pò meno del capitale preso in prestito! Vi sareste mai aspettati che una Banca privata potesse proporre alla propria clientela mutui a 10 anni a tasso fisso negativo come ha cominciato a fare Jyske Bank (- 0,5%) che peraltro non è sola in questa apparente follia. Nordea Bank, ad esempio, vi permette la stipulazione di mutui per acquisto casa a 20 anni, allo 0% e prestiti con tassi negativi fino a 30 anni! Continua a leggere

Ricordando Immanuel Wallerstein

di Italo Nobile

Dopo quella di Andrè Gunder-Frank (2005), di Giovanni Arrighi (2009), di Hosea Jaffe (2014) e di Samir Amin (2018), la morte di Immanuel Wallerstein in un certo senso mette un punto fermo alla questione a cui tutti questi autori hanno tentato di dare una risposta. E la questione è se sia ormai il caso di guardare al mondo geograficamente, storicamente e socialmente inteso come un tutto interconnesso. Continua a leggere

Classe, Stato e Nazione. Che fare?

Le classi sfruttate dei paesi del “Nord” devono allearsi con gli sfruttati di tutto il mondo e combattere i rispettivi imperialismi

Su gentile concessione dell’Autore, traduciamo il contributo di Alan Freeman alla 14ª conferenza annuale dell’Associazione Mondiale per la politica economica del 19 Luglio 2019.

Il titolo della conferenza è “Class, State and Nation”. Il mio titolo è “Che fare?”, rubato a Lenin, ma in un momento storico come questo è la questione cruciale. Continua a leggere

Tra Salvini e Open society: il futuro dell’anticapitalismo nell’inverno della sinistra

Unione europea, questione nazionale e migranti hanno scavato l’ennesimo solco nella sinistra radicale. Eppure questo decennio di contrapposizione (esclusivamente) intellettuale lascia dietro di sé macerie su cui costruire ben poco. Non saremo forse di fronte a false flags su cui ci accaniamo in assenza di lotte di classe dal basso? Favorito dalla chiacchiera social, ben presto il confronto è scaduto sul piano della scomunica: “rossobruni” contro “dirittoumanisti” è l’unico terreno di confronto, il punto di mediazione è l’anatema vicendevole. Siamo davvero sicuri che da ciò potrà nascere qualcosa di fecondo nella piccola ridotta dell’anticapitalismo italiano? È lecito dubitarne. Continua a leggere

Anche gli ultrà europeisti vogliono “cambiare la Ue”. Per competere meglio…

di Dante Barontini (da Contropiano.org)

Tormento o delizia di ogni analista, l’Unione Europea resta l’ircocervo che si preferisce in genere affrontare solo dal punto di vista ideologico, come se questa strana creatura fosse davvero una “anticipazione” della fine dei nazionalismi e non invece – come è – una struttura di regolazione dei vari nazionalismi. Con effetti fortemente asimmetrici, quasi sempre voluti, che avvantaggiano sempre i paesi più forti a scapito di quelli più deboli. Continua a leggere

Il G7 approfitta degli incendi per provare a internazionalizzare l’Amazzonia?

di Aram Aharonian *

I terribili incendi che già hanno devastato quasi mezzo milione di ettari di selva amazzonica in Brasile hanno acceso il fuoco anche alla riunione del Gruppo dei Sette in Francia e hanno bruciacchiato, e lasciato in condizioni critiche, anche il trattato di libero commercio firmato recentemente tra l’Unione Europea e il Mercosur.

Paradossalmente, la vigliacca arrendevolezza dei governi neoliberisti del Mercosur ha salvato la riunione dei sette paesi capitalisti più industrializzati (Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna e Giappone) e ha dato una bella mano al presidente francese Emmanuel Macron per rilanciarsi come figura internazionale “a difesa dell’ambiente”. Continua a leggere

Venezuela. Alla fine del 2019 si dovrà raggiungere l’obiettivo di 3 milioni di case.

La Gran Mision Vivienda è la miglior risposta al bocco economico criminale voluto da Trump. Intervista a Ildemaro Villarroel, ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa

“Stiamo surfando nella tormenta, cercando l’onda più grande”. Il ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa, Ildemaro Villarroel, riassume con questa immagine la situazione in cui si trova il suo paese dopo il blocco economico-finanziario imposto da Trump e la minaccia di una “quarantena” che chiuderebbe l’accesso ai porti. Colto, inclusivo e preciso, Villarroel apre la riunione numero 28 dell’Organo Superior de Vivienda y Habitat. Un importante appuntamento di bilancio, trasparente e prospettico, che illustra lo sviluppo della Gran Mision Vivienda Venezuela sia al paese che agli ospiti internazionali. Continua a leggere

La maledetta ossessione di Trump per il Venezuela mette a rischio la pace mondiale

Il Venezuela è un grande paese, con il quale la natura è stata generosissima dal punto di vista naturale e paesaggistico, oltre che per la proverbiale bellezza dei suoi abitanti (vengono da qui una buona parte delle vincitrici di miss mondo e miss universo), con risorse minerarie ingenti e un popolo davvero forte e consapevole, che rappresenta la sua più ingente ricchezza.

Grazie a Hugo Chàvez e ai suoi seguaci, poi, da una ventina di anni il Venezuela è di fatto alla guida dei paesi non allineati e di un variegato movimento mondiale per la liberazione dei popoli dall’oppressione sociale e politica che deriva dall’imperialismo Usa. Eppure tutto questo non spiega a rigore di logica la maledetta ossessione dell’attuale inquilino della Casa Bianca per il paese di Simon Bolivar e per i suoi attuali legittimi governanti, che Trump vuole rovesciare a qualunque costo, come si è visto. Continua a leggere

Esperienze dirette da Lampedusa. Non solo migranti

Abbiamo intervistato l attivista pisano Francesco Bouchard, da poco tornato da Lampedusa dopo un anno, o quasi, di attività di supporto ai migranti e alla popolazione locale. Continua a leggere

Argentina: LA SCONFITTA DI MACRI E LO SPETTRO DELLA CRISI GENERALE DEL CAPITALISMO

di Marco Nieli (da albainformazione.com)

Diceva Albert Einstein che se si vogliono cambiare i risultati delle proprie azioni, bisogna cambiare le proprie azioni. Non pare abbia seguito questo criterio di elementare logica dialettica la maggioranza degli elettori argentini che, nell’ormai lontano dicembre 2015 decise di ritornare al modello neo-liberista – questa volta impersonato dall’ex-governatore della provincia di Buenos Aires Mauricio Macri, ingegnere civile e imprenditore, appartenente all’élite porteña e fondatore delle coalizioni di destra PRO e Cambiemos – che aveva già portato il paese al default economico nell’anno 2001. Continua a leggere

Italia: come rovinare un paese in trent’anni

di Servaas Storm*

Parlare di “sorti del paese” senza saperne la storia economica – anche quella più recente – rasenta il tentativo di dare lezioni di vita a quindici anni. Buone intenzioni tante, esperienza zero.

Questa ricostruzione impietosa dellla storia economica italiana degli ultimi 30 anni può aiutare a mettere a fuoco molti problemi che gli “europeisti-senza-se-e-senza-ma” semplicemente ignorano (più sono esperti e più sono bugiardi, diciamo) e che i “populisti nazionalisti” riducono a questioncelle risolvibili con ricette da imbecilli.

Naturalmente non è una ricostruzione “neutra”. L’autore, Servaas Storm, è un economista olandese che si occupa di temi a cavallo tra macroeconomia, tecnologie, distribuzione del reddito, finanza.

L’articolo è stato commissionato e pubblicato alcuni mesi fa dall’Institute for New Economic Thinking, che di certo non può essere considerato un think tank di “sinistra”, visto che ha fra i fondatori il tristemente noto speculatore George Soros. Molte considerazioni critiche sarebbero possibili dal nostro punto di vista. La principale, che merge solare dai grafici ma Servaas sembra non vedere, è che il calo dei salari e di altri fattori è comune a tutte le economie europee prese a paragone. In Italia è più accentuato, certamente, ma all’interno di una curva discendente collettiva. L’austerità, insomma, è una malattia mortale per tutta l’Unione Europea e soprattutto per i lavoratori di tutto il continente.

Ma i numeri, quando sono messi in fila, mostrano una via. E quelli dell’economia italiana, nell’arco dell’ultimo trentennio, descrivono il cammino verso il precipizio per esplicita decisione politica sovranazionale, nel quadro di una serie di trattati europei che spingono per diseguaglianze crescenti e niente affatto casuali.

Buona lettura.

* Traduzione per Voci dall’Estero di Gilberto Trombetta Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

cambiailmondo2012@gmail.com

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