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CRISIS, Europa, Politica

Succede in Francia e in Europa

di Tonino D’Orazio

Si deve difendere i diritti del tuo peggiore avversario politico in nome della democrazia popolare? Forse sì. Le presidenziali francesi sono una carta di tornasole per tutta l’Europa. Vorrei fortemente che la Le Pen perdesse, ma a suon di voto popolare, non di trucchetti giudiziari “urgenti” e mal confezionati. Se è il popolo a dire no, sono contento, perché sente la democrazia in pericolo. Se è un colpo di mano delle oligarchie del “grande patto dell’austerità” che si sentono in pericolo dopo aver devastato l’Europa significa che siamo già oltre la Le Pen facendo finta di niente.

Cita la commissione del Parlamento Europeo: “ La richiesta di revoca [dell’immunità parlamentare] era arrivata dalla giustizia francese, che vuole perseguire la candidata dell’estrema destra alle presidenziali per aver pubblicato su Twitter le immagini di tre esecuzioni dell’Isis nel 2015, tra cui quella del giornalista statunitense James Foley decapitato”. La Le Pen aveva pubblicato la foto su Twitter, dicendo “Ecco cos’è Daesch!”  poiché era stata provocata (il 16 dicembre 2015), a Radio Monte Carlo, dove avevano paragonato l’ascesa del Front National all’Isis. (denominata Daesch in Francia).

A seguire: “La revoca dell’immunità riguarda solo il caso in questione  [i tweets] e non l’inchiesta sui presunti incarichi fittizi dei suoi assistenti al Parlamento Europeo, in cui a essere sotto indagine è la capo gabinetto di Le Pen”. Non c’è alone. Incredibile, la corruzione effettiva è talmente endemica che ormai non fa testo, sia per chi è al potere che per chi non c’è ancora.

Qualcuno ricorda oggi la “vicinanza a Putin” della Le Pen, ma nell’immaginario costruito dai mass media la vicinanza con i “dittatori” è già successa con Trump. La Le Pen, a cui le banche francesi avevano negano un prestito per le campagne elettorali, se l’era fatto prestare dalla First Czech Russian Bank (FCRB),  “banca russa ritenuta vicina al Cremlino”, (quotidiano Nouvel Observateur, feb 2016, e Times, gen 2017) il che ha immediatamente permesso di certificare che “Marine è al soldo di Putin”. Pur sapendo che a volte questo concetto, vista l’immagine internazionale del soggetto, può essere un boomerang.

Invece Macron, il candidato dei Rotschild, già banchiere ministro dell’economia di Hollande,  è riccamente finanziato nella sua campagna dall’Arabia Saudita. Lo ha rivelato Philipp Close, un  membro del PS (socialista) belga: “Il regno dell’Arabia Saudita ha deciso di finanziare oltre il 30% della campagna di Macron  per l’elezione presidenziale 2017.  Macron e il dottor Al Ankary, ambasciatore saudita a Parigi, si sono incontrati più volte”. (Quotidiano Le Soir,2° feb 2017).

E’ lo strascico dell’ultima vendita di armi a quel paese democratico e amico, pur se genocida dello Yemen, che resta un futuro investimento. Ancora nessun commento vistoso nella stampa francese. Alcuni invece attribuiscono a Hollande, che ne approfitta, l’uso delle leve del potere contro i candidati di centro-destra (Fillon, con tutti i problemi ad orologeria) e ora contro la Le Pen.

Si  assiste “all’utilizzo senza vergogna di servizi di Stato la cui  neutralità dovrebbe essere costitutiva”, (sic!)  come la procura  per reati finanziari (Parquet National Financier) che “spara raffiche di atti procedurali  che non hanno alcun carattere  d’urgenza”, (dice il noto economista Berruyer) sia contro Fillon, sia contro la Le Pen, su azioni note da tempo, per cui le indagini possono essere sospese in tempi di votazioni. Sei mesi prima delle elezioni locali in Francia, per esempio, i rilievi della Corte dei Conti Regionale sono sospesi proprio per evitare strumentalizzazioni.

Ovviamente la Le Pen ha già minacciato “i funzionari che utilizzano i poteri dello Stato per  sorvegliare gli oppositori o organizzare contro di loro persecuzioni, pugnalate alla schiena o campagne diffamatorie”, e che, in caso di vittoria, dovranno “assumersi le proprie responsabilità”. L’anormalità non sta in questi propositi, magari pensando ai giudici italiani che sguazzano in assenza di un vero potere politico pulito, ma nel fatto che debba essere la Le Pen a difendere “le libertà pubbliche” e istituzionali dalla manipolazione dei politici diventati “possessori” dello Stato.

Tanto più che lo stesso Hollande, il 27 febbraio scorso, si è recato  presso la sede del Grand Orient de France per celebrare coi fratelli il tricentenario della Massoneria, la prima volta di un presidente  in carica, ed  ha pronunciato un discorso  con questa frase: “Chi attacca la Massoneria, mira la Repubblica”, lasciando nello sconcerto chi ancora non crede nelle oligarchie e nei poteri forti.

Sembra esserci un paragone evidente con le ultime elezioni negli Stati Uniti. E cioè che una metà dei francesi si rifiuterà di riconoscere “legittimità democratica” a una formazione di estrema destra, eventualmente vincitrice, come i “democratici” americani per Trump, e l’altra metà riaccenderà i fuochi mai sopiti del razzismo e quindi della sicura riesplosione dei quartieri periferici delle grandi città, iniziando da Parigi. Esplosione inevitabile davanti a una presidenza “di  bianchi razzisti”.

Una metà del paese, quella progressista, da 30 anni chiamata in ballottaggio alla “unione patriottica”, ossia a votare un candidato di destra moderata, questa volta difficilmente un socialista, piuttosto che far passare il Front National. Anche se funzionerà di nuovo il due contro uno, ma non si è più così sicuri su un elettorato complessivamente deluso e astensionista soprattutto a sinistra. Ciò non toglie una forte e violenta polarizzazione socio-politica, alimentata dai gravi problemi sociali e di manipolazione autoritaria del mercato del lavoro in atto. Vi sono stati lunghi e durissimi scioperi anche sulla riforma delle pensioni. Come in tutta Europa i socialisti saranno di nuovo puniti. Ma c’è poco da stare allegri anche sulla retorica dello “scampato pericolo” visto che tutto deve continuare al massacro del sociale come se nulla fosse.

Tra l’altro a causa di possibili atti terroristici, con la presenza massiccia e onnipresente delle forze dell’ordine e dell’esercito, il paese sembra in stato di guerra permanente e non tutti i cittadini si fidano di quello che può succedere. Vedi sparatoria di Orly. Questo tipo di Europa non “tira” più, se mai abbia tirato per i francesi, che hanno già rifiutato con un referendum, allora insieme agli olandesi, (che l’altro ieri però hanno votato garantendone la funzionalità e l’ideologia), la cosiddetta costituzione di Lisbona facendola rimanere un semplice Trattato. Adesso ci si mette anche il Parlamento Europeo, non dico ingiustamente, ma interviene un po’ troppo ad orologeria, aumentando vistosamente l’interferenza, come tra l’altro la Commissione ha fatto in tutte le altre campagne elettorali dei vari paesi che compongono l’Unione.

La preoccupazione sta nel caos politico in un paese ormai debole che sta organizzando, insieme alla Germania, la fuga di quattro/cinque paesi in una strategia transnazionale di Europa a due velocità. Non un Europa del sociale e del lavoro, ma quella del riarmo (viste le dismissioni prossime, di Trump dalla Nato) e quello di maggiore unificazione bancaria. Diciamo che continuano a non capire. Oppure capiscono che la sconfitta europea dei socialisti, (che perdono ovunque), e gridando “al lupo” per l’estrema destra, rassodano il loro potere paese per paese come destre e, spostandovi le politiche di austerità, possono tranquillamente continuare con il voto democratico dei cittadini, senza scampo. E’ il concetto più volte ribadito dalla Thacher in poi: “non esiste alternativa”. Infatti non c’è nessuna sinistra rappresentativa in giro, erano solo fotocopie appiattite. In fondo il muro di Berlino ha sconfitto anche loro.

 

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