CRISIS, Europa, Politica

Le proposte anticrisi di Sahra la rossa

di Massimo Demontis (Berlino)
Sahra Wagenknecht, classe 1969, non è solo la compagna di Oskar Lafontaine, come spesso evidenziato nei mass media, ma è anche vice capogruppo in parlamento del partito Die Linke ed è un’economista. Sino a due anni fa Sahra Wagenknecht era una delle leader della Piattaforma Comunista, una corrente marxista interna al partito, aveva un ruolo marginale e non appariva quasi mai in televisione. Oggi è una figura di punta del partito Die Linke, un’apprezzata economista e ospite frequente in televisione nei salotti dei più seguiti talk show politici e di attualità.

È cambiata negli ultimi anni Sahra Wagenknecht, come cambiamo tutti con il passare del tempo. Intanto non ha più né venti né trenta anni e non appare più come una grigia e imbronciata dirigente della SED. Il suo ragionare pacato, il suo argomentare talvolta sorridente anche in momenti di scontro con un avversario politico, la sua competenza e determinazione, la sua fermezza e – perché no- la sua bellezza, catturano l’attenzione dei suoi interlocutori e del pubblico e il rispetto degli avversari, anche a destra.

Ma Sahra la rossa, la pasionaria comunista, com’era chiamata in senso spregiativo non ha ripudiato le sue idee anticapitaliste sullo strapotere delle banche e dei mercati finanziari.

Contro la crisi dell’euro e dell’Eurozona la Wagenknecht propone un suo manifesto anticrisi.

E lo Spiegel online, chiamandolo “manifesto ultra liberale”, dedica un articolo alle sue tesi lodandole. Di fronte alla mancanza di alternative anticrisi il piano della Wagenknecht, scrive Spiegel online, è quello più interessante ma, “pur avendo un paio di approcci intelligenti”, proprio perché proposto da Sahra la rossa “finora non viene preso in considerazione”. Lo Spiegel online si spinge addirittura ad affermare che, almeno nella sua sostanza, il manifesto della Wagenknecht potrebbe ritrovarsi nel programma dei liberali dell’FDP.

Nel quasi deserto di fatti concreti e nell’oceano di vertici inconcludenti dei leader politici europei, senza con questo voler dire che di idee anticrisi in Europa e oltreoceano non ne esistano, la Wagenknecht propone:

  • un drastico taglio, del 60 per cento, dei debiti dei paesi sovrani. Gli stati dell’Unione europea, compresa la Germania con il suo 80 per cento di debito pubblico, dovrebbero deliberare che tutti i debiti al di sopra di un certo limite non devono essere pagati. Essi quindi dichiarerebbero in parte insolvenza.
  • Al taglio dei debiti seguirebbe il fallimento di molte banche e assicurazioni europee in quanto esse detengono la gran parte dei titoli di stato. Secondo la Wagenknecht, il sistema finanziario ha stimato in modo troppo basso il rischio dei titoli di stato. Banche e assicurazioni ricevono così il benservito per aver rifornito gli stati di denaro fresco bel oltre il limite di tollerabilità. E ciò non deve stupire perché rischio e responsabilità in un’economia di mercato sono correlati.

Per il quotidiano online di Amburgo, il piano della Wagenknecht si differenzia dalle proposte avanzate finora riassumibili in due categorie: quella “brutal-liberale”, che vorrebbe lasciare al loro destino gli stati indebitati a costo di una durissima recessione vista contemporaneamente come “catarsi necessaria contro i passati eccessi debitori”, e quella “ingenua di sinistra, a spese dei tedeschi”, che vorrebbe gli eurobond, l’unione bancaria subito e un sistema di salvataggio per i conti correnti europei. Le altre idee in circolazione, il Geuro, moneta che la Grecia (ed eventualmente altri stati) dovrebbe usare parallelamente all’euro e il fondo di ammortamento dei debiti per lo Spiegel online sono “varianti miste” dell’una o dell’altra proposta.

Nel piano anticrisi della Wagenknecht, la bancarotta di banche e assicurazioni è una “insolvenza tecnica della durata di un secondo”. Subito dopo, lo stato deve dotare le banche di capitale fresco e mantenere in vita quelle parti che hanno veramente rilevanza per l’economia pubblica: i conti correnti, i risparmi degli utenti e il credito all’industria mentre sparirebbe l’investment banking. In questo modo si eviterebbe una recessione.

Lo stato garantirebbe i depositi a risparmio e le assicurazioni sulla vita sino a un milione di euro pro capite. Tutte le somme superiori a un milione finirebbero nella “massa fallimentare”.

La Wagenknecht affronta anche il delicato tema dei paesi indebitati e del loro finanziamento e quello del ruolo della Bce.

La sua ricetta prevede che i paesi europei che hanno difficoltà a reperire capitali nei mercati finanziari in futuro ottengano crediti direttamente dalla Bce in una “certa dimensione” che potrebbe aggirarsi intorno al 4 per cento della produzione industriale annua.

La Banca centrale europea deve mantenere la sua indipendenza, il suo ruolo di sentinella dell’inflazione e di controllo della quantità di moneta in circolazione.

La differenza fondamentale rispetto ad altre proposte è che la gran parte del capitale non andrebbe più a riempire le casseforti delle banche bensì confluirebbe nel bilancio statale. “Attualmente la Bce ricopre le banche di denaro, ragiona la Wagenknecht, con la speranza che queste ne investano una piccola parte in titoli di stato. Sarebbe invece molto più efficiente dare agli stati questa piccola parte”.

Altro tema centrale delle tesi della Wagenknecht è che le banche in futuro dovranno finanziare i propri crediti con i depositi a risparmio dei propri clienti.

Il “modello Wagenknecht”, conclude Spiegel online, presenta molte incertezze e incoerenze, ma anche alcune buoni argomenti.

Il quotidiano liberal di Amburgo ritiene che un taglio del 60 per cento del debito sovrano sia una valutazione troppo bassa e che la statalizzazione delle banche sopravvissute alla bancarotta – Spiegel online fa qui l’esempio delle banche regionali, le Landesbanken – le renderebbe terra di conquista e quindi soggette agli abusi degli apparati di partito. E per quanto tempo la Bce rimarrebbe veramente indipendente se gli stati possono fare direttamente ricorso ad essa? L’idea poi che si possa separare “chirurgicamente” l’investment banking dalle attività bancarie di interesse pubblico “appartiene al regno dei miti”.

Spiegel online da atto al modello Wagenknecht di avere due buoni vantaggi:

  • sgonfiare la gigantesca bolla dei debiti della quale è prigioniera da circa un decennio l’economia mondiale.
  • Far perdere alle banche, tramite l’insolvenza, l’abitudine al gioco d’azzardo. 

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