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ideologia ed egemonie culturali

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Pillole economiche dal mondo (N. 13)

Tonino D’Orazio

Sanzioni Iran e Italia. Le sanzioni americane contro l’Iran hanno avuto inizio il 7 agosto. L’impresa italo-francese ATR è riuscita a consegnare 5 aerei alla compagnia Iran Air due giorni prima dell’entrata in vigore delle sanzioni. Il 4 agosto, Iran Air, su Twitter, ha presentato “cinque nuovi membri della famiglia”, gli ATR 72-600. Inimmaginabile comunque la perdita commerciale di tutte le marche motoristiche europee che si erano lanciate sul mercato iraniano facendo “fuori” quelle americane. Gli accordi petroliferi, con perdita di miliardi di euro d’investimenti, sono stati lasciati tutti in mano all’impresa di stato cinese CNPC per “desistenza volontaria”. L’ENI, il cui contratto di acquisto di 2 milioni di barili al mese scade fine 2018 non ha firmato il rinnovo, per “prudenza”.  Vi sono perdite consistenti, sia per Ferrovie dello Stato, che aveva firmato un accordo per una linea ferroviaria ad alta velocità tra Qom e Arak nel nord dell’Iran (spezzone della Nuova Via della Seta), sia per le costruzioni navali di Fincantieri. L’Italia era ridiventata il primo paese europeo partner commerciale dell’Iran, con aumenti a due cifre percentuali all’anno. “L’amicizia o la servitù” agli americani (e agli amici degli americani) stanno costando un prezzo enorme al futuro industriale e agricolo (cfr Russia) del nostro paese. La spartizione del mondo è in atto finché alla fine, come dicono Duncan MacLeod, nel ruolo di Highlander, e Karl Marx nel Capitale, (forse anche Trump), “ne rimarrà uno solo”. Continua a leggere

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Guerre e Operazioni NATO dal 1991 ad oggi: milioni di morti, rifugiati, emigrati. Come si organizza il caos. (VIDEO)

I crimini e le menzogne dell’Asse delle Guerre (e complici volontari e involontari) dal 1991 a Libia e Siria

Un gruppo di attivisti contro le guerre di aggressione ha realizzato in modo collettivo il video Tutto sarà dimenticato?, nel quadro del progetto “Verità contro le guerre”, in occasione del centesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Intanto la tragica situazione in Libia mette sotto gli occhi di tutti l’effetto standard degli interventi armati imperialisti, avviati e portati avanti grazie anche al carburante delle fake news: circoli viziosi di menzogne e omissioni che hanno coinvolto attori svariati.

Tutto sarà dimenticato?” si riferisce alla storia recente, alle ultime aggressioni internazionali a partire dal 1991, provocate da fake news di guerra e causa di immani tragedie, rapidamente dimenticate.

L’Asse delle guerre (i paesi della Nato e i suoi stretti alleati mediorientali) è riuscito a neutralizzare gli sforzi di altri paesi e del movimento pacifista – negli ultimi anni decisamente minoritario quando non incapace di comprendere gli accadimenti -, e a procurarsi una durevole immunità, l’altro nome dell’impunità.

Le aggressioni belliche sulle quali è stata concentrata l’attenzione si riferiscono ai seguenti paesi: Libia, Iraq, Siria, Afghanistan, Yemen, Jugoslavia.

Ma non vengono dimenticate le destabilizzazioni, quelle tentate e quelle riuscite.

 

 

FONTE: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=3549

“L’Europa è sull’orlo dell’abisso”

euro26 Mathieu Magnaudeix intervista Joseph Stiglitz

In un’intervista a Mediapart, il celebre Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz si preoccupa del perseguimento dell’austerità nella zona euro. Si allarma anche delle politiche di Donald Trump e dell’esplosione delle disuguaglianze, dieci anni dopo la crisi finanziaria del 2008. Più che mai, sostiene di “aumentare i salari”, regolare la finanza e lottare contro i “monopoli”

Dieci anni dopo la crisi del 2008, a che punto è la regolamentazione finanziaria? Membri dell’ICRICT [Independent Commission for the Reform of International Corporate Taxation, ndt], una commissione indipendente create da tre anni che propone soprattutto di riformare la tassazione delle multinazionali, illustri economisti e sostenitori di una regolamentazione della finanza si sono riuniti martedì 4 settembre a New York. Tra questi, lo specialista dei paradisi fiscali Gabriel Zucman, professore all’università californiana di Berkeley, l’eurodeputata ecologista Eva Joly, o l’economista indiana Jayati Ghosh, venuta ad esprimere i suoi timori di vedere la bolla di indebitamento dei paesi emergenti “scoppiare presto, forse da quest’anno”.

Anche lui, membro dell’ICRIT, il celebre Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, professore alla Columbia University e precedente capo economista alla Banca Mondiale, ha risposto alle domande diMediapart. Continua a leggere

Un documento scientifico dell’ONU afferma che per salvare il pianeta il capitalismo deve morire

di Scott Alden

Un documento scientifico dell’ONU suggerisce che è l’unico modo per salvare il pianeta

Secondo un recente documento scritto per il Global Sustainable Development Report del 2019, dell’ONU, il capitalismo e la sostenibilità globale sono incongruenti l’un l’altra. Il team di ricercatori, i quali fanno parte di varie istituzioni accademiche della Finlandia, che hanno scritto il rapporto, ha fornito una valutazione preoccupante del futuro del pianeta, nel caso l’attuale ordine economico dovesse continuare indisturbato. Intendendo dire, con questo, che tutti i paesi ricchi occidentali hanno basato le loro società su un’abbondanza di energia a basso costo, che secondo gli scienziati non è più una realtà. «Le economie hanno esaurito la capacità degli ecosistemi planetari di gestire i rifiuti che vengono generati dall’energia e dall’utilizzo dei materiali», si legge nel documento. «Le teorie economiche dominanti, così come i modelli economici connessi alla politica, si basano sulla presupposizione di una continua crescita energetica e di materiali. Le teorie ed i modelli prevedono solo quei cambiamenti che incrementano l’esistente ordine economico. Pertanto, sono inadeguati a spiegare gli attuali sconvolgimenti.»

Gli scienziati sostengono che il peggioramento del cambiamento climatico stia avendo un drastico impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità, e che i sintomi di un capitalismo fuori controllo, quali la crescita delle disuguaglianze, della disoccupazione, e del debito stiano contribuendo alla destabilizzazione della società. Per poter garantire che l’umanità sia in grado di avere una buona qualità della vita sulla terra per le generazioni future, gli autori del documento sostengono che dovranno essere creati nuovi sistemi economici, anziché i soliti palliativi che nel recente passato sono stati adottati dai governi. «Le banche centrali, negli Stati Uniti e nell’Eurozona, hanno fatto ricorso a misure non convenzionali, come i tassi di interesse negativi e l’acquisto di ingenti quantitativi di debito pubblico», scrivono i ricercatori. «Questo è servito ad alleviare in qualche modo la pressione economica, ma… si può tranquillamente affermare che non è stato sviluppato alcun modello economico applicabile su larga scala, sviluppato specificamente per l’immediato futuro.» Sebbene il documento non sostenga alcun sistema economico specifico da usare al posto del capitalismo, gli scienziati affermano che sarebbe necessario «trasformare i modi in cui vengono prodotti e consumati energia, trasporti, cibo e alloggi» con l’obiettivo di conseguire «una produzione ed un consumo che offra decenti opportunità per avere una buona vita, riducendo seriamente il carico subito dagli ecosistemi naturali.» All’inizio del documento, i ricercatori affermano che sarebbe necessario implementare un piano Marshall globale, così come è stato proposto all’inizio di quest’anno dal professore di chimica atmosferica dell’Università di Harvard, James Anderson. Idealmente, un tale piano significherebbe la cooperazione fra paesi di tutto il mondo al fine di ristrutturare collettivamente la società con l’obiettivo di eliminare del tutto le emissioni di biossido di carbonio. La scadenza per ridurre le emissioni di anidride carbonica che viene data dai ricercatori agli Stati Uniti e all’Europa, è entro il 2040, per poter arrivare ad avere zero emissioni in tutto il resto del mondo entro il 2050. Tuttavia, per raggiungere un simile obiettivo, gli scienziati mettono in dubbio che le fonti di energia rinnovabile abbiano la capacità di soddisfare il fabbisogno legato all’attuale tasso di consumo energetico dell’umanità.

L’unica soluzione praticabile, per poter arrivare a zero emissioni, secondo il documento, sostanzialmente è quella che l’umanità faccia uso di meno energia. Per fare questo, gli scienziati stanno invitando quei governi che hanno dei leader lungimiranti a testare a livello “macro” delle soluzioni radicali, come quella del “lavoro garantito” – simile a quella che il senatore Bernie Sanders (Vermont) aveva proposto in passato.

«Per il programma, i lavori più adatti sarebbero quelli che può svolgere quasi chiunque abbia una formazione limitata. I lavori potrebbero essere modellati al fine di servire alla transizione verso la sostenibilità, e per costruire la capacità di adattamento al cambiamento climatico: per esempio, l’installazione di soluzione energetiche decentralizzate, e per prepararsi alle inondazioni», scrivono gli scienziati. «Oltre ad innescare la transizione, la garanzia del posto di lavoro assicurerebbe la piena occupazione. Ridurrebbe l’insicurezza e la necessità di competere per avere posti di lavoro ambientalmente distruttivi a livello individuale e collettivo».


(Le idee dei ricercatori su come eliminare gradualmente il capitalismo, con ogni probabilità verranno incluse nel “Global Sustainable Development Report” dell’ONU, che verrà pubblicato nel 2019. Il testo completo del documento può essere letto qui)

Pubblicato il 28/8/2018 su GritPost – Real News for the Working Class

Patria e Costituzione per ricostruire una sinistra di popolo

di Stefano Fassina

Pubblichiamo come contributo alla discussione questo intervento di Stefano Fassina

L’8 Settembre 1943, l’Italia, il Governo Badoglio, firmava l’armistizio con le potenze alleate. Quella data è, per una parte della nostra storiografia, per gli storici liberal-conservatori, la “morte della patria”. Per un’altra parte, la parte azionista, cattolico-sociale, socialista e comunista, legata ai protagonisti della Resistenza e dell’offensiva per la Repubblica, l’8 settembre 1943 è stata, invece, la “rinascita della Patria”: una comunità nazionale definita non soltanto da segni storici, culturali e linguistici, ma da libertà, democrazia, giustizia sociale, solidarietà, apertura, ossia l’impianto etico, politico e programmatico scolpito, attraverso l’Assemblea Costituente, nella nostra Costituzione. Continua a leggere

Dieci anni dal crack di Lehman Brothers

Ora lo sappiamo: non è stata una crisi, ma un’apocalisse

di Francesco Francio Mazza

Stipendi diminuiti del 70 per cento. Ricchezza pro capite crollata, invasione dei titoli tossici. La crisi finanziaria del 2008 è stata un’apocalisse per il la civiltà occidentale. Ha distrutto le democrazie liberali, ha creato i populisimi, e ha diffuso l’invidia come sentimento sociale dominante

Settembre 2008 – settembre 2018. Sono passati dieci anni dal crack di Lehman Brothers e dall’inizio di quella che, erroneamente, venne chiamata crisi. Non era una crisi: era una fine, la fine del mondo così come lo avevamo conosciuto. Tra migliaia di anni, quando gli storici del futuro guarderanno al nostro confuso presente, la data del 15 settembre 2008 – il giorno in cui fallì l’istituto bancario fondato nel 1850 in Alabama– sarà considerata uno spartiacque, come la data della Rivoluzione Francese o della scoperta dell’America e molto più dell’11 settembre. Continua a leggere

Elezioni europee. Rompiamo il falso schema “europeisti versus nazionalisti”

di Dante Barontini

L’orizzonte delle europee e la crisi della governance Ue

Non siamo degli appassionati del rito elettorale, ma per la prima volta la scadenza di solito più inutile – le elezioni europee – assume un valore strategico.

E’ quasi sorprendente, visto che tutta la costruzione dell’Unione Europea è stata pensata per congelare dentro trattati di fatto non modificabili (se non all’unanimità, ossia mai) rapporti di forza temporanei e indirizzi di governance in grado di vanificare eventuali risultati elettorali divergenti in qualche singolo paese.

Come spiegava il cerbero Wolfgang Schaeuble in una riunione dell’Eurogruppo, “non si può assolutamente permettere ad un’elezione di cambiare nulla. Perché abbiamo elezioni ogni giorno, siamo in 19 e, se ogni volta che c’è una elezione, cambia qualcosa i contratti tra noi non significherebbero nulla”. Continua a leggere

Gallino, l’euro, lo spread, Salvini, Visegrad. L’impotenza della sinistra europeista

427af556 64b7 4d6a a399 eb049e3e332c largedi Enrico Grazzini

Luciano Gallino aveva denunciato i disastri prodotti dalla subordinazione dello stato al mercato, spiegando come uscire dalla gabbia dell’euro e dell’austerità senza rompere l’Unione europea. Una lezione inascoltata dalla sinistra italiana, che continua a difendere questa Europa liberista in nome di un europeismo acritico e illusorio. Con il rischio di consegnare così milioni di elettori alla destra xenofoba e anti-europeista. Continua a leggere

L’impostura sovranista-populista e l’assenza d’antifascismo-antirazzismo-antisessismo efficaci

di Salvatore Palidda

già pubblicato in fr: https://blogs.mediapart.fr/salvatore-palidda/blog/020918/l-imposture-souverainiste-populiste-par-manque-d-antifascisme-antiracisme-antisexisme

Sunto

Il successo (effimero o sostenibile?) della impostura sovranista-populista in Italia e all’estero si impone perché la maggior parte della popolazione è “narcotizzata” o incapace di reagire anche per mancanza di opposizione antifascista, antirazzista e antisessista efficaci non smascherando la disastrosa eredità dell’ex-sinistra e di Berlusconi ora alleati contro il governo M5S-Lega Continua a leggere

Dollaro: asso forcaiolo nella manica di Trump

di Antonio D’Orazio.

Trump gioca sporco. Il suo asso nella manica è sempre il dollaro. Moneta di cui nessuno può fare a meno, in un sistema di transazioni finanziarie e commerciali totalmente in mano agli americani. Il ricatto globale. Chiunque cade in sanzioni americane non può assolutamente utilizzare il dollaro. Anche se un paese possiede dollari, non sono suoi, e rischia un’incriminazione internazionale da parte dei tribunali americani. In più, se non contento, magari, dal paese della democrazia, anche un piccolo bombardamento potrebbe risolvere. Continua a leggere

Marcinelle 1956: cosa dovrebbe insegnarci la storia.

di Rodolfo Ricci

62 anni fa la tragedia di Marcinelle. 262 i morti, quasi tutti immigrati, in gran parte italiani. Quest’anno la ricorrenza cade in un particolare momento storico e politico caratterizzato da una discussione confusa e contraddittoria intorno ai nuovi fenomeni migratori che si muove intorno ai due poli della chiusura contro l’ apertura, diritto individuale alla mobilità e all’accoglienza di chi arriva contro il diritto al mantenimento di una primazia della cittadinanza autoctona. Continua a leggere

La guerra civile è già cominciata?

di Riccardo Paccosi

Il “pericolo fascismo” rappresentato dai populisti, il “”pericolo fascismo” rappresentato dai liberal: un’analisi comparativa. Premessa: la “guerra civile”, almeno nei presupposti, è già cominciata.

Avverto un clima ch’è ormai di degenerazione assoluta e, dunque, scrivo qualche ultima riga prima di prendermi un’ossigenante pausa dall’ambito mefitico e velenoso del dibattito politico. La polarizzazione ideologica tra sinistra liberal e blocco populista, sta infatti assumendo connotazioni che – in termini di logica di fondo – sono già oggi, a tutti gli effetti, di guerra civile. Continua a leggere

RAPPORTO SVIMEZ 2018: Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti

RAPPORTO SVIMEZ 2018

Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero

 

ROMA – Tra i dati delle anticipazioni del Rapporto Svimez 2018 il numero della popolazione italiana: 60 milioni e 660 mila unità nel 2017, in ulteriore calo di quasi 106 mila unità. È come se sparisse da un anno all’altro una città italiana di medie dimensioni.

La popolazione diminuisce malgrado aumentino gli stranieri: nel 2017 il calo è stato di 203 mila unità a fronte di un aumento di 97 mila stranieri residenti. Il peso demografico del Sud diminuisce ed è ora pari al 34,2%, anche per una minore incidenza degli stranieri (nel 2017 nel Centro-Nord risiedevano 4.272 mila stranieri rispetto agli 872 mila stranieri nel Mezzogiorno).

Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati. Anche nel 2016, quando la ripresa economica ha

manifestato segni di consolidamento, si sono cancellati dal Mezzogiorno oltre 131 mila residenti. Tra le regioni meridionali, sono la Sicilia, che perde 9,3 mila residenti (-1,8 per mille), la Campania (-9,1 mila residenti, per un tasso migratorio netto di -1,6 per mille) e la Puglia (-6,9 mila residenti, per un tasso migratorio netto pari a -1,7), quelle con il saldo migratorio più negativo. (Inform)

Scarica il Comunicato Stampa

Scarica la sintesi del rapporto Svimez

La guerra delle parole

ph 1121

di Carlo Galli *

1. Strategie

Dopo la sconfitta del 4 marzo le élitespolitiche, economiche e mediatiche hanno reagito in modo diversificato. L’analisi del Pd è racchiusa nelle due affermazioni di Renzi: «la ruota gira» e «pop corn per tutti», che – per non ricorrere a giudizi impegnativi come quelli di nichilismo, cinismo, vuoto intellettuale – è quantomeno da definire una manifestazione di irresponsabile perdita di contatto con la realtà e di fatalistica attesa degli errori altrui. Continua a leggere

Lega e Pd si oppongono sui migranti. Ma vanno d’accordo quando si parla di petrolio

di Giuliano Garavini

Due flussi importanti scorrono dall’Africa all’Europa, da Sud a Nord. Il primo flusso porta persone a decine di migliaia, almeno un milione di migranti provenienti dall’Africa subsahariana a partire dal 2010, il secondo flusso porta idrocarburi, sia gas che petrolio per il valore di circa 50mld di dollari al mese (cifre del 2017). Continua a leggere

Robert Kurz: sulla situazione storica della critica sociale radicale

Intervista a Robert Kurz

DOMANDA: Cosa rende questa crisi diversa rispetto alle precedenti?

KURZ: Il capitalismo non è l’eterno ritorno ciclico dello stesso, ma è un processo storico dinamico. Ciascuna grande crisi si viene a trovare ad un livello di accumulazione e di produttività superiore rispetto al passato. Pertanto la questione del dominio o del non dominio della crisi si pone in forma sempre nuovo. I precedenti meccanismi di soluzione hanno perso di validità. Le crisi del XIX secolo vennero superate perché allora il capitalismo non aveva ancora coperto tutta la riproduzione sociale. C’era ancora uno spazio interno di sviluppo industriale. Continua a leggere

Da Calcutta alla Finlandia, passando per i The Zen Circus: le identità locali contano

di Alexander Ricci

Edoardo d’Erme, in arte Calcutta, è uno dei personaggi di primo piano della scena musicale indipendente di questo decennio, genericamente apostrofata con il termine “indie”. Settimana scorsa, Calcutta ha fatto il pienone raccogliendo quasi 20mila fan allo stadio Francioni di Latina dove ha portato il suo ultimo disco. In un breve servizio realizzato dal gruppo editoriale GEDI, La Repubblica ha intervistato alcuni fan del cantantautore, presenti allo stadio già dalle prime ore. Al minuto 03:22 del video, incalzati dalle domande del giornalista, due ragazzi definiscono il genere indipendente così: “L’indie? Si tratta dell’esaltazione della Provincia”. Continua a leggere

False scelte: globalismo o nazionalismo

di Greg Godels*

Nel novembre del 2008, nel mezzo della più grave crisi economica mondiale dalla Grande Depressione, scrissi che l’era dell’internazionalismo globale – la cosiddetta “globalizzazione” – stava volgendo al termine. Le “forze centrifughe” agendo in senso autoconservativo si attivavano, separando alleanze, blocchi, istituzioni comuni e forme di cooperazione:

«La crisi economica ha invertito il processo post-sovietico di integrazione internazionale, la cosiddetta “globalizzazione”. Allo stesso modo che durante la Grande Depressione, la crisi economica ha colpito le diverse economie in modi difformi l’una dall’altra. Nonostante gli sforzi per integrare le economie mondiali, la divisione internazionale del lavoro e i livelli diversi di sviluppo precludono una soluzione unificata alla crisi economica. I deboli sforzi nell’azione congiunta, nelle conferenze, nei vertici, ecc, non possono avere successo semplicemente perché ogni nazione ha interessi e problemi diversi: condizione che diventerà sempre più acuta man mano che la crisi si intensifica… È altamente improbabile che l’Unione [europea] troverà soluzioni comuni. In effetti, il disfacimento dell’UE è una eventualità.» Continua a leggere

The Movement. Pioveranno dollari sulla destra e sul Parlamento europeo

di Tiziana Barillà

«Se l’obiettivo finale è un movimento populista-sovranista mondiale, i tasselli cominciano a comporsi. First the first. And war for the last». Riprendiamo da qui, e togliamo pure quel “se”. Quel “se” è stato cancellato da Steve Bannon pochi giorni fa, quel movimento populista-sovranista mondiale si chiamerà The Movement e avrà sede a Bruxelles. L’ex capo stratega della Casa Bianca lo ha riferito al Daily Beast. Continua a leggere

Tito Boeri, le migrazioni e l’INPS

di Rodolfo Ricci

Le intrusioni del Presidente dell’INPS Tito Boeri nella discussione politica nazionale non sono una novità; già nella precedente legislatura egli si era esercitato su diverse questioni ogni qual volta alcune decisioni politiche potevano avere ricadute sulle prospettive di tenuta dei bilanci dell’Inps sia a breve che a medio temine.

La tenuta dei conti della più importante fonte di ingressi e di spesa del bilancio pubblico non è evidentemente cosa secondaria e da questo punto di vista, fare da guardiani affinché non si creino situazioni di insostenibilità non è in sé cosa biasimevole. La questione, da un punto di vista politico, è a quale prezzo i conti vengano fatti quadrare e se, da un punto di vista etico o semplicemente di giustizia sociale, la quadratura è ammissibile, condivisibile e fondata. Per altro verso è interessante verificare quali dati e quali parametri vengano utilizzati per sostenere le diverse tesi che si confrontano. Continua a leggere

Torino e Napoli chiedono l’embargo militare verso Israele a sostegno dei diritti dei palestinesi

Comunicato stampa: Torino e Napoli chiedono l’embargo militare verso Israele a sostegno dei diritti dei palestinesi

Si aggiungono a Bologna Firenze nel chiedere azioni concrete per esercitare pressione su Israele

Il Senato irlandese ha votato per il divieto sulle importazioni di prodotti provenienti delle colonie israeliane

L’Internazionale Socialista, che comprende il Partito Socialista Italiano, condanna l’occupazione ed il regime di apartheid israeliani, e invita al BDS.     

Cresce il numero dei consigli comunali italiani che chiedono l’embargo militare verso Israele come azione concreta per fare in modo che Israele risponda delle violazioni dei diritti del popolo palestinese, stabiliti dal diritto internazionale. Continua a leggere

Lula non è stato liberato, la polizia non ha obbedito ai giudici. Lo Stato di diritto in Brasile è ridotto in macerie

di Teresa Isenburg

Domenica 8 luglio 2018, in Brasile lo Stato di diritto è stato ridotto in macerie. Il giudice di appello del tribunale Trf-4 di Porto Alegre, Rogério Favretto, in servizio di sorveglianza ha emesso ordine di immediata scarcerazione dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Lula è detenuto da tre mesi nel commissariato di polizia di Curitiba dopo un processo di primo e secondo grado e una condanna in assenza di prove. Immediatamente sono cominciate manovre per impedire la esecuzione di tale ingiunzione. Lula non è stato liberato, la polizia non ha obbedito a un ordine giudiziario, magistrati hanno estrapolato le loro competenze per trattare un cittadino come un loro personale perseguitato politico. Continua a leggere

James F. Downes and Edward Chan, Dani Rodrik, Holland Stuart, Jonathan Rutherford. Quattro editoriali per capire i drammi della sinistra in Europa

di Alexander Ricci

Tsipras è un eroe, o un poster boy dell’establishment? I socialdemocratici degli anni 80 e 90 sono da considerare degli innovatori, o alla stregua dei neolibersti di Thatcher? E oggi, si deve ricostruire una politica progressista populista, o aprire al tema dell’identità, cara alla destra? Sono le domande chiave che contraddistinguono le riflessioni degli “intellettuali” progressisti di mezza Europa e, più nel dettaglio, quattro editoriali pubblicati, nel corso delle ultime due settimane, su New StatesmanProject Syndicate e sul blog della London School of Economics. Continua a leggere

Emigrazione in Europa: declino demografico, desertificazione e polarizzazione tra centro e periferie. La grande falsificazione della discussione in corso.

Pubblichiamo la relazione introduttiva del vice segretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Rodolfo Ricci alla discussione sulla Nuova Emigrazione Italiana, tenutasi alla Farnesina nell’ambito dell’Assemblea Plenaria del CGIE del 2018.  Nella relazione sono contenuti dati significativi e sconcertanti sugli enormi flussi di emigrazione interna all’Unione Europea succedutesi nell’ultimo trentennio e sulle tendenze dei prossimi decenni, che implicherebbero una radicale revisione della discussione sui movimenti migratori: l’equivoco della cosiddetta “libera circolazione” nasconde la nascita di una nuova geografia caratterizzata da emigrazione forzata e squilibri insostenibili che costituiscono la ragione principale del declino dell’Unione Europea e dell’emergere di xenofobia e razzismo: i flussi immigratori all’interno della UE sono costituiti solo per un terzo da immigrazione extracomunitaria e per ben due terzi da immigrazione intra-comunitaria.

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Il congresso del PCI ricorda Domenico Losurdo

Per Domenico Losurdo (di Alex Höbel)

Apriamo questo nostro congresso con l’animo pieno di tristezza per la scomparsa del compagno Domenico Losurdo, avvenuta pochissimi giorni fa, il 28 giugno, nella sua casa di Colbordolo, non lontano da quella università di Urbino, nella quale Domenico ha insegnato per tanti anni, formando generazioni di studenti e numerosi, validi studiosi.

Nato a Sannicandro di Bari nel 1941, pur conservando sempre un forte legame con la sua terra d’origine Losurdo si trasferì giovanissimo nelle Marche, laureandosi in Filosofia a Urbino nel ’63, completando poi la sua formazione in Germania, a Tübingen, grazie a varie borse di studio, e avviandosi così verso la carriera accademica. Continua a leggere

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Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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