di Giorgio Trucchi – Tratto da Pagine Esteri
La grazia di Washington all’ex presidente Hernández, condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga, avrebbe l’obiettivo di favorire aziende statunitensi e israeliane. L’economia della “grazia” di Trump concede l’indulto a persone con cui ha rapporti commerciali, ottenendo benefici enormi per sé e per la propria famiglia
Il 26 novembre scorso, a pochi giorni dalle elezioni e in pieno silenzio elettorale, un primo messaggio su Truth del presidente statunitense Donald Trump sconvolse il delicato equilibrio di un ambiente già di per sé incerto e teso. Sulla falsariga di quanto già avvenuto in Argentina con il sostegno a Javier Milei, il governante investiva ufficialmente l’ultraconservatore Nasry ‘Tito’ Asfura (Partito Nazionale) dei favori di Washington, satanizzando al contempo la candidata progressista Rixi Moncada (Partito Libertà e Rifondazione – Libre) e l’altro membro del bipartitismo tradizionale Salvador Nasralla (Partito Liberale).
“La democrazia è messa alla prova nelle prossime elezioni in Honduras. Riusciranno Maduro e i suoi narcotrafficanti a impadronirsi di un altro Paese come hanno fatto con Cuba, Nicaragua e Venezuela? L’uomo che difende la democrazia e combatte contro Maduro è Tito Asfura (…) e la sua principale avversaria è Rixi Moncada, che dichiara di avere Fidel Castro come idolo (…) I comunisti stanno cercando di ingannare il popolo con un terzo candidato, Salvador Nasralla che non è un amico della libertà (…) Io e Tito possiamo lavorare insieme per combattere i narcocomunisti e portare gli aiuti necessari al popolo honduregno”, scriveva Trump.
Il 28 novembre, a poche ore dal voto, rincarò la dose con nuove minacce e con un annuncio shock: la concessione della grazia all’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per crimini legati al traffico di droga. Nello specifico, Hernández era stato accusato e poi condannato negli Stati Uniti per avere partecipato a “una cospirazione corrotta e violenta di traffico di droga per facilitare l’importazione di centinaia di migliaia di chilogrammi di cocaina (circa 500 tonnellate)”. In pratica usava poliziotti e militari per proteggere i carichi che venivano inviati negli Stati Uniti, estradava i narcotrafficanti rivali e proteggeva i suoi complici, tra cui il cartello di Sinaloa. Con le tangenti che riceveva finanziava campagne politiche ed elettorali.
“Se Tito Asfura vincerà le elezioni presidenziali in Honduras (…) gli daremo il nostro pieno sostegno. Se non vincerà, gli Stati Uniti non sprecheranno il loro denaro, poiché un leader inadeguato può portare solo a risultati catastrofici (…) Concederò inoltre la grazia completa all’ex presidente Juan Orlando Hernández, il quale, secondo molte persone che stimo profondamente, è stato trattato in modo molto duro e ingiusto. Votate per Tito Asfura e congratulazioni a Juan Orlando Hernández per la grazia”.
Ingerenza esterna, minacce, brogli elettorali, uso massiccio dei social media per terrorizzare la base elettorale di Libre si sono sommati al tentativo di riscattare l’immagine di Hernández, favorendone il ritorno sia fisico che politico, nel chiaro intento di ridare ossigeno al bipartitismo honduregno, garantendo così gli interessi dell’oligarchia nazionale, del capitale multinazionale – in particolare quello più vicino a Trump – nonché quelli geopolitici e geostrategici di Washington e non solo.
Nelle ultime ore, il portale web Diario Red ha lanciato in esclusiva la notizia di un coinvolgimento diretto di Israele nella grazia concessa a Hernández. L’obiettivo sarebbe la costruzione di una nuova base militare USA in Honduras, l’approvazione di una legge ad hoc per favorire aziende statunitensi e israeliane specializzate in intelligenza artificiale e il riscatto del progetto delle Zone di impiego e sviluppo economico (Zede), una specie di charter cities, abolite durante il governo progressista di Xiomara Castro perché attentavano contra la sovranità nazionale. Gli audio diffusi attraverso la pubblicazione coinvolgono politici e funzionari pubblici legati al governante Partito Nazionale. Apparentemente, lo stesso Asfura ne farebbe parte.
“Hernández diventerebbe il principale operatore politico di Donald Trump e della lobby israeliana nella regione, incaricato di trasformare l’Honduras in una zona strategica per le operazioni militari, logistiche ed economiche degli Stati Uniti, replicando il modello della base di Palmerola/Soto Cano (una delle più grandi in America Latina) e delle Zedes, ma con un potere ancora più concentrato”, avverte Diario Red.
Presentare l’ex presidente come vittima di una trama persecutoria e inneggiare alla grazia come prova della sua innocenza fa parte quindi della strategia della difesa e di quei settori che promuovono il suo ritorno. Per preparare il terreno, oltre al perdono concesso da Trump, sono necessarie misure endogene, tra cui il controllo assoluto delle istituzioni facendo tabula rasa della presenza di Libre, la revoca del mandato di cattura emesso contro Hernández per reati di corruzione (caso Pandora II) e la messa in minoranza della corrente interna al partito contraria al suo ritorno.
L’abuso del “juicio político” da parte della maggioranza parlamentaria bipartitista contro membri di Libre fa parte di questo scenario. Oltre al procuratore generale Johel Zelaya sono stati spogliati delle loro cariche il magistrato del Tribunale di giustizia elettorale, Mario Morazán, i suoi supplenti Lourdes Mejía e Gabriel Gutiérrez, il consigliere elettorale Marlon Ochoa. La presidente della Corte suprema di giustizia, Rebeca Raquel Obando, e la supplente di Ochoa, Karen Rodríguez, hanno invece preferito abbandonare l’incarico prima di essere citate dalla commissione parlamentare ad hoc, puntualmente integrata solo da deputati dei due partiti tradizionali. Ochoa e altri funzionari e dipendenti pubblici che hanno perso il posto di lavoro – si parla di circa diecimila licenziamenti – sono fuggiti in esilio.
Nelle ultime settimane, i principali media controllati dalla struttura di potere in mano a gruppi economici di natura famigliare, hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni di Hernández e della sua famiglia circa un suo ritorno da “uomo innocente”. Ma non è proprio così e vediamo perché.
Dopo la grazia concessa da Trump nel dicembre 2025, la difesa di Hernández aveva ritirato il ricorso in appello presentato dopo la sentenza di primo grado di due anni fa. L’8 aprile scorso la Corte d’Appello del Secondo Circuito di New York ha accolto la richiesta e ha ordinato al tribunale distrettuale di annullare la sentenza e al giudice federale Kevin Castel di archiviare il caso “per mancanza di oggetto (mootness)”. Gli esperti della materia spiegano però che la grazia parte dal presupposto che la condanna sia esistita. “Venendo meno l’oggetto del processo e della condanna come effetto del perdono di Trump, la Corte non ha potuto fare altro che chiedere l’archiviazione del fascicolo, ma questa è una finzione giuridica. La grazia, infatti, è un perdono che elimina la punizione, la pena, ma non la verità di ciò che è accaduto, né il reato, né la condizione di criminale della persona. Al contrario, accettare il perdono è come riaffermare questa verità di colpevolezza. Ritirando il ricorso in appello e accettando la grazia, Hernández riconosce implicitamente di aver commesso il reato”, spiega a Pagine Esteri, Omar Menjívar, avvocato esperto di diritto costituzionale e diritti umani.
Per il giurista honduregno, la decisione di Trump è estremamente grave. “Abbiamo una realtà fattuale in cui un ex presidente è stato processato e condannato da una giuria federale dopo un’indagine durata anni. Abbiamo poi una realtà virtuale imposta da una sola persona che, per simpatia politica e interessi politici ed economici, decide di perdonarlo. I fatti però dicono che Juan Orlando Hernández resta un narcotrafficante condannato”.
Intervistato da MS Now, Thomas Padden, ex procuratore e membro della task force antidroga e crimine organizzato del Dipartimento di Giustizia statunitense (OCDETF, per la sua sigla in inglese) recentemente sciolta da Trump, si dice scioccato da quanto accaduto. “In 47 anni di lavoro non ho mai visto nulla del genere. La scarcerazione di Hernández mina la credibilità del sistema di giustizia statunitense. Quando si libera un narcotrafficante condannato, si stimolano altri delinquenti ad andare avanti con i loro traffici. Questo è il risultato dell’impunità”.
Una decisione che fa anche a pugni con la retorica trumpista della lotta contro la droga, che ha avuto la sua massima espressione con la militarizzazione dei Caraibi e del Pacifico Orientale, la distruzione di oltre 50 motoscafi, presuntamente di narcotrafficanti, e la morte di oltre 80 persone, ma soprattutto l’invasione del Venezuela e il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente e consorte Cilia Flores.
Che dietro al perdono di Hernández e al sistema di concessione della grazia negli Stati Uniti ci sia ben altro, lo afferma sempre a MS Now l’ex procuratrice per la grazia del Dipartimento di Giustizia Usa, Liz Oyer. “Trump ha esercitato il suo potere di clemenza come nessun presidente ha mai fatto, concedendo la grazia e le commutazioni di pena a una lunga lista di truffatori, politici corrotti e altri condannati per gravi crimini che non hanno mai espresso pubblicamente rimorso”.
Secondo Oyer, il denaro e l’influenza stanno giocando un ruolo determinante nel sistema di indulto sotto Donald Trump. “Ha praticamente creato un sistema di clemenza pay-for-play, in cui persone che ruotano nella sua orbita si arricchiscono accettando pagamenti per fare pressioni e ottenere clemenza per i propri clienti. Trump sta concedendo l’indulto a persone con cui ha rapporti commerciali, ottenendo benefici enormi per sé e per la propria famiglia. È una vera ‘economia della grazia’ ed è un sistema molto corrotto”. Nel caso specifico di Hernández, il recente scoop di Diario Red confermerebbe la tesi di una vera e propria strategia corrotta israelo-statunitense in vista delle elezioni honduregne del 2029. “Le registrazioni trapelate rivelano che la grazia è stata ottenuta grazie a un’intensa attività di lobbying guidata da Roger Stone e dalla maggioranza repubblicana negli Stati Uniti, con il sostegno del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo le conversazioni trapelate, il ritorno dell’ex presidente in Honduras, l’operazione logistica e la sua prossima candidatura alla presidenza sarebbero interamente finanziati da Israele”, avverte il sito web.
Secondo il portale The New Republic, il giorno stesso del suo secondo insediamento, Trump concesse la grazia a 1500 persone accusate o condannate per l’assalto al Campidoglio del 2021. Nell’arco dei due mandati ha concesso la grazia a oltre 70 tra alleati, donanti e persone condannate per truffa. Più della metà durante il primo anno del suo secondo periodo.
Per Menjívar dietro la grazia concessa all’ex presidente honduregno ci sarebbero accordi ben precisi. “Sanno che Juan Orlando Hernández è un elemento chiave, un operatore politico che può garantire gli interessi economici dell’oligarchia nazionale e delle multinazionali. La grazia non è gratuita. Ci sono di mezzo interessi e promesse fatte che devono essere rispettate. Promesse che però compromettono il Paese e la sua sovranità”.
L’articolo su Diario Red
Hondurasgate: come e perché Israele cerca di intervenire nelle elezioni in Colombia
di Diana Carolina Alfonso (Diario Red)
Mentre il mondo guardava la cattura di Nicolás Maduro a Caracas il 3 gennaio 2026, rapito dalle forze speciali statunitensi con l’accusa di aver guidato un inesistente “Cartel de los Soles”, lo stesso governo di Donald Trump ha graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato per traffico di droga a 45 anni di carcere.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha corretto la propria incriminazione nel gennaio 2026. Ha ammesso che il cartello dei soli “non esiste come un’organizzazione criminale strutturata”, ma è una “espressione colloquiale” per descrivere la corruzione. Tuttavia, Trump aveva già usato quella bugia per giustificare l’invasione.
In un terzo scenario parallelo, il governo degli Stati Uniti ha approfondito la sua persecuzione del presidente colombiano Gustavo Petro, che da allora non si è allineato con la “guerra al traffico di droga”. Come si vedrà in seguito, quell’alibi non ha significato la fine delle relazioni tra l’amministrazione Trump e i politici colombiani di estrema destra con comprovati documenti di legami con il traffico di droga e il paramilitarismo. A questo quadro va aggiunto un altro fattore di terrorismo transnazionale: Israele.
Hondurasgate: Israele paga la grazia del narco-presidente
L’asse transnazionale degli Stati Uniti-Israele funge da rete che finanzia, grazia e riposiziona i suoi operatori in America Latina, interviene nelle elezioni e bombarda i suoi avversari.
Gli audio esclusivi pubblicati da Diario Red rivelano un’importante operazione di corruzione. In una nota vocale, lo stesso Juan Orlando Hernández confessa: “I soldi dell’indulto non sono nemmeno usciti da te, sono usciti da un consiglio di rabbini e da un popolo che ha sostenuto Israele”. In un altro audio, dice: “Il primo ministro israeliano ci darà il sostegno. Avevano tutto a che fare con la mia partenza”.
Secondo le fughe di notizie, Netanyahu e Trump hanno accettato l’indulto a Hernandez, condannato per aver inviato più di 400 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti e aver ricevuto tangenti dal cartello di Sinaloa in cambio della concessione dell’Honduras a Israele e agli Stati Uniti di una nuova base militare, l’espansione delle Zone di occupazione e sviluppo economico (ZEDES), indicati come “stati privati” che rinunciano alla sovranità, e una legge a favore di alcune società statunitensi.
L’attuale presidente honduregno, Nasry Asfura, eletto nelle elezioni fraudolente del novembre 2025, appare negli audio che si coordinano con Hernández. In una nota, Asfura gli dice: “Abbiamo già avuto una sessione privata … una base, l’abbiamo già negoziata. L’interoceanico lo consegnerà a General Electric”. E non si trattava solo di coordinamento commerciale. Nei colloqui, Hernandez viene ascoltato commentando a Nasry una rete di comunicazione per destabilizzare i governi Sheimbaun in Messico e Petro in Colombia, con l’aiuto del presidente argentino Javier Milei: Monteremo una cellula del presidente. Da qui, dagli Stati Uniti, informazioni, in modo che non siamo rintracciati lì in Honduras. Sarà come un sito di notizie latinoamericano. Avevo una chiamata con il presidente Javier Milei e ha avuto successo. Molto molto molto buono e credo che a questo punto possiamo fare grandi cose per tutta l’America Latina. Ci sono alcuni file contro il Messico, alcuni file contro la Colombia e il più importante contro l’Honduras, in questo caso contro la famiglia Zelaya.
La guerra alla droga come farsa imperiale
L’asse anglofono-sionista controlla i fili dell’intelligenza, dello spionaggio e della distorsione della realtà, esternalizzando il suo finanziamento con la droga. Ma questa non è una storia recente.
Gli Stati Uniti hanno speso più di un trilione di dollari per la loro “guerra alla droga” dagli anni bui di Ronald Reagan, senza ridurre i consumi o il traffico. Attualmente, dopo 177 omicidi di marinai da diporto dei Caraibi, la loro ipocrisia raggiunge livelli grotteschi quando viene rivelato che la stessa Zecca degli Stati Uniti acquista l’oro estratto dal Clan del Golfo, la più grande organizzazione di traffico di droga della Colombia, designata come terrorista da Washington.
Secondo le fughe di notizie, Netanyahu e Trump hanno accettato l’indulto di Hernandez, condannati per aver inviato più di 400 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti e aver ricevuto tangenti dal cartello di Sinaloa in cambio della concessione da parte dell’Honduras a Israele e agli Stati Uniti di una nuova base militare, dell’espansione delle Zone di occupazione e sviluppo economico (ZEDES) come “stati privati” che rinunciano alla sovranità e una legge a favore di alcune società statunitensi
Un’indagine del New York Times del 27 aprile 2026 ha documentato come l’oro della miniera illegale “La Mandinga” in Caucasia, dipartimento di Antioquia – la Mecca dell’uribista di ultradestra – finisca nelle raffinerie del Texas attraverso la società Dillon Gage. Da lì viene esportato negli Stati Uniti e finisce coniato in monete con l’ Aquila d’oro americana della Zecca (americana).
Nel frattempo, l’amministrazione Trump bombarda barche di umili pescatori, senza presentare prove che stanno trasportando droga. L’Alto Commissario Volker Türk ha dichiarato: “Nessuna delle persone a bordo rappresentava una minaccia imminente per la vita”. Le vittime sono cittadini venezuelani, colombiani e di Trinidad e Tobago.
La risposta di Petro e il costo umano
Gustavo Petro ha denunciato l’ipocrisia americana. Il 25 agosto 2025 ha dichiarato: “Il cartello dei Soli non esiste. La vera struttura è un comitato per il traffico di droga che opera dall’Europa e dal Medio Oriente”. In quel discorso ha proposto di coordinare una politica di sicurezza con i vicini del Pacifico e dei Caraibi, invece di sottomettersi alle bugie della campagna anti-narcotici di Trump.
Le bombe statunitensi cercano di violare la sovranità territoriale dei paesi dei Caraibi e del Pacifico. Intanto la Colombia, sotto il governo Petro, ha sequestrato 1.764 tonnellate di cocaina tra agosto 2022 e novembre 2024, un record di tutti i tempi. Tuttavia, Washington preferisce ignorare questi dati e spinge per l’intervento militare. (e forse il problema è anche questo…, ndr)
Principali contraddizioni
Comprano oro da bande criminali in Colombia, rilasciano trafficanti di droga perseguiti e rapiscono presidenti in violazione di tutte le garanzie legali della legge liberale.
Il caso dell’acquisto di oro dal Clan del Golfo non è isolato. L’indagine del Times ha anche rivelato che la Zecca acquisisce oro riciclato dai banchi dei pegni messicani e peruviani, e da una miniera congolese legata al governo cinese. Ma ad oggi non è stato dimostrato che Maduro abbia perseguito un grammo di cocaina.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato una “indagine” in seguito all’articolo del Times, ma il danno è fatto. Se aggiungiamo l’Hondurasgate, è evidente che il governo che si vanta di combattere contro il traffico di droga è, in realtà, il principale cliente dei cartelli.
Colombia: un altro intervento elettorale?
Dalla rottura delle relazioni con la Colombia il 1° maggio 2024, Israele ha perso uno dei suoi principali acquirenti di tecnologia militare nel continente. Tuttavia, le relazioni tra le due nazioni e il confronto prevalente dell’asse anglo-sionista non si riducono a una semplice questione commerciale.
La candidata presidenziale dell’uribista di estrema destra, Paloma Valencia, è la nipote del presidente Guillermo León Valencia, che ha legalizzato nel 1965 il paramilitarismo con il decreto 3398, sfondo diretto del Convivir di César Gaviria nel 1994, che poi ha protetto i gruppi narco-paramilitari. Quell’anno, Valencia aprì i primi accordi culturali e commerciali con Israele.
Di fronte a questo modello criminale transnazionale, il governo di Gustavo Petro ha promosso la riforma agraria come politica di pace. Il 4 giugno 2025, l’Agenzia nazionale della terra ha consegnato più di 4.000 ettari a 310 famiglie contadine a Puerto Boyacá, il cuore del paramilitarismo.
In questo momento elettorale, Paloma Valencia è stata la punta di diamante del ritorno delle esportazioni di carbone in Israele, e ha espresso tacito sostegno al governo Netanyahu. Al contrario, l’Alleanza Storica, rappresentata da Ivan Cepeda e Aída Quilcué, propone la pace totale, la giusta transizione energetica e il rispetto dei diritti umani. Questo spiega il complotto aggressivo dell’asse anglo-sionista in queste elezioni. Come dimostra l’audio trapelato da Diario Red, l’interferenza e il clima di destabilizzazione possono essere ricondotti a Tel Aviv.
Il background storico: il caso Klein
Non è la prima volta che l’asse anglo-sionista è associato al paramilitarismo e al traffico di droga in Colombia. Negli anni ’80, il mercenario israeliano Yair Klein addestrava i paramilitari dei fratelli Castaño e i sicari di Pablo Escobar a Hacienda La Fe a Puerto Boyacá. Condannato in contumacia a 10 anni e 8 mesi da un tribunale colombiano, Klein è stato inviato dall’Unione europea in Israele e non ha mai pagato per i suoi crimini.
Contemporaneamente, nel 1986 lo scandalo Iran-Contras rivelò che l’amministrazione Reagan vendeva armi all’Iran – violando il proprio embargo – per finanziare i Contras del Nicaragua, usando anche il denaro del Cartello di Medellín. Il rapporto del senatore John Kerry (1989) ha concluso: “Gli stessi elementi dei Contras hanno ricevuto aiuti finanziari dai trafficanti di droga. Le agenzie statunitensi hanno chiuso un occhio”. A quel tempo, il capo della legalizzazione dei voli internazionali di Pablo Escobar era l’allora direttore dell’Aeronautica Civile Álvaro Uribe Vélez.
Reagan: nasce lo spettacolo anti-narcotici
Mentre Reagan ha dichiarato la “guerra alla droga” e ha riempito le prigioni di afroamericani per possesso di crack, la sua CIA ha facilitato il traffico di cocaina per finanziare i Contras che hanno ucciso centinaia di migliaia di centroamericani. Nel 1996, il giornalista Gary Webb ha documentato nella sua serie Dark Alliance come il crack ha inondato Los Angeles grazie a quell’alleanza. Webb è stato molestato dai grandi giornali e si è suicidato nel 2004. La CIA lo ha definito una “cospirazione”, ma nel 1997 il rapporto Kerry e l’ispettore generale Frederick Hitz hanno confermato che “c’erano casi in cui la CIA non ha tagliato le relazioni con la droga”.
Dalla Colombia: un antidoto pericoloso
Di fronte a questo modello criminale transnazionale, il governo di Gustavo Petro ha promosso la riforma agraria come politica di pace. Il 4 giugno 2025, l’Agenzia nazionale della terra ha consegnato più di 4.000 ettari a 310 famiglie contadine a Puerto Boyacá, il cuore del paramilitarismo. Tra queste proprietà c’è la Hacienda La Fe, dove Yair Klein ha formato i fratelli Castaño e i primi paramilitari.
Il direttore dell’ANT, Juan Felipe Harman, ha dichiarato: “Stiamo recuperando terreni che erano nelle mani di trafficanti di droga e proprietari terrieri. Mai più territorio paramilitare”. Questa riforma elimina le colture illecite per altre colture lecite e ristabilisce la dignità a coloro che sono stati spogliati delle loro terre.
Colombia: la minaccia al modello transnazionale
Il modello articolato dagli Stati Uniti e da Israele come partner nel traffico di droga e paramilitarismo si basa su espropriazioni su larga scala. Cioè, la concentrazione di terra, l’estrazione illegale controllata dai cartelli e la complicità di giurisdizioni latinoamericane.
La riforma agraria di Petro, la Pace Totale e la giustizia sociale minacciano quell’attività criminale. Per questo l’asse anglo-sionista è intervenuto con grande violenza alle elezioni per impedire l’arrivo di Ivan Cepeda e Aída Quilcué alla presidenza. Cepeda, che ha documentato i legami di Uribe con il paramilitarismo, e Quilcué, un leader indigeno che rappresenta i diseredati storicamente, sono l’obiettivo di una guerra sporca finanziata da Washington e Tel Aviv.















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