di Marco Consolo (BLOG)
Cadono le teste nel circo e continua a perdere pezzi il castello dell’auto-proclamato imperatore del mondo, il gangster pedofilo Donald Trump. L’ultimo della lista è il Segretario della Marina John Phelan, licenziato in tronco dopo mesi di tensioni con Pete Hegseth, Ministro della Guerra e capo del Pentagono. Secondo quanto riportato dai media statunitensi, in questa occasione, Phelan avrebbe insistito con Trump per ammodernare la flotta secondo i propri criteri, scavalcando Hegseth per l’ennesima volta. Cosa che il capo del Pentagono non avrebbe digerito. L’uscita di scena di Phelan avviene durante una fragile tregua della guerra contro l’Iran, proprio nel momento in cui la Marina statunitense ha imposto un blocco ai porti iraniani, sta attaccando le navi legate a Teheran, con un braccio di ferro sulla chiusura dello Stretto di Ormuz.
L’annuncio del licenziamento è arrivato il giorno dopo che la Marina ha presentato un’ambiziosa richiesta di bilancio di 377 miliardi di dollari per il prossimo anno, che include oltre 65,8 miliardi di dollari per la costruzione navale, con un aumento del 46%. La richiesta prevede l’acquisizione di 18 nuove navi da guerra, tra cui nuovi sottomarini, cacciatorpediniere, una nave da sbarco anfibio e fondi per avviare la costruzione di una corazzata della classe “Trump”.
Solo pochi giorni fa, l’ex maggiore e conduttore televisivo Hegseth era finito al centro delle critiche dopo che, in un discorso al Pentagono, aveva citato un brano del film “Pulp Fiction” scambiandolo per un versetto della Bibbia. Durante una preghiera dedicata a una missione di salvataggio, Hegseth ha recitato un celebre monologo del personaggio interpretato da Samuel L. Jackson nel film di Quentin Tarantino. Il Ministro della Guerra ha pronunciato queste parole in un contesto di solennità militare, paragonando il lavoro degli aviatori alla figura del «pastore che guida gli smarriti attraverso la valle dell’oscurità». Una gaffe imbarazzante che la dice lunga sul livello culturale e l’ignoranza dei governanti statunitensi.
Il New York Times ha ricordato che l’anno scorso Hegseth aveva licenziato il capo di gabinetto di Phelan, Jon Harrison, che si era scontrato con alti funzionari del Pentagono, mettendo in luce le tensioni tra Hegseth e Phelan [i]. E nelle ultime settimane, i repubblicani al Congresso hanno espresso la loro frustrazione per le lotte interne a un dicastero estremamente delicato come il Pentagono.
Prima di entrare a far parte del governo, Phelan gestiva un fondo di investimento privato con sede in Florida ed è stato un importante finanziatore della campagna di Trump, ricompensato da quest’ultimo con la nomina a Ministro.
Tuttavia, secondo il New York Times, “il Segretario della Marina non ha competenze per supervisionare le forze dispiegate, ed è improbabile che il licenziamento di Phelan abbia ripercussioni significative sullo svolgimento della guerra contro l’Iran o sulle operazioni della Marina statunitense volte a bloccare i porti iraniani o ad aprire lo stretto di Ormuz. In qualità di massimo responsabile civile della Marina, la sua funzione principale è quella di supervisionare l’addestramento della futura forza navale e del Corpo dei Marines» [ii].
Né il primo, né l’ ultimo
Ma Phelan non è il primo licenziato o dimesso e non sarà l’ultimo.
Il 5 marzo era stata cacciata la Segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem [iii]. Ossessionata dal suo protagonismo, Noem è stata tristemente famosa tra le comunità dei migranti, visto che l’amministrazione Trump aveva utilizzato una antica legge di guerra per espellere centinaia di migranti inviati illegalmente in una prigione d’inferno in El Salvador.
La sua destituzione ha posto fine a due anni difficili per l’ex governatrice del South Dakota, passata dall’essere candidata alla vicepresidenza a diventare il primo membro del gabinetto a essere destituito nel secondo mandato di Trump. Dopo averle dato il benservito, il Presidente ha promesso di promuoverla, inventandosi la carica di Inviata Speciale per lo Scudo delle Americhe, la nuova iniziativa militare a stelle e strisce per l’Emisfero Occidentale [iv].
Il 17 marzo scorso c’erano state le dimissioni più clamorose. Quelle di Joe Kent, direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (NCTC), in disaccordo sulla politica estera verso l’Iran. Il NCTC era stato creato dopo l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, proprio per coordinare le informazioni delle diverse agenzie di intelligence statunitense sia all’interno, che all’esterno degli Stati Uniti, in particolare CIA ed FBI. Sbattendo la porta, Kent aveva diffuso una lettera in cui smentiva clamorosamente le bugie belliciste dell’amministrazione Trump e del criminale di guerra Netanyahu sulle potenzialità dell’Iran di avere armamento nucleare. Nelle sue parole “L’Iran non costituiva una minaccia immediata per la nazione ed è chiaro che abbiamo cominciato questa guerra sotto pressione di Israele e della sua potente lobby” [v].
Il 2 aprile il licenziamento era toccato a Pamela (Pam) Jo Bondi, nominata Procuratrice Generale da Trump, di cui era una fedelissima. Pam Bondi è stata una delle avvocatesse della difesa del Presidente durante il suo primo processo per impeachment. Fino al 2024 ha guidato il settore legale dell’associazione America First Policy Institute, allineata a Trump. Ma la gestione del “Caso Epstein” con la mancanza di controllo sulle informazioni trapelate hanno profondamente contrariato Trump e fatto scattare il suo allontanamento.
Lo scorso 3 aprile, il generale Randy George, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito USA, è stato rimosso con effetto immediato su richiesta dello stesso Pete Hegseth [vi]. Non sono state fornite motivazioni ufficiali per il licenziamento del più alto ufficiale dell’Esercito, nonché di altri due generali della stessa arma. La rimozione di un Capo di Stato Maggiore in carica, specialmente durante un conflitto, è un evento a dir poco raro negli Stati Uniti. Una mossa inaspettata in piena guerra contro l’Iran, per allineare i vertici militari alla strategia ondivaga del Presidente.
Ma oltre a George, sono stati rimossi altri alti ufficiali, tra cui il capo dei cappellani, il maggiore generale William Green. Fonti ben informate parlano di circa 40 figure apicali delle FF.AA. statunitensi che sarebbero stati licenziati o avrebbero deciso di mettersi in pensione per contrasti a vario titolo con l’Amministrazione Trump.
Sul versante della politica, la penultima in ordine temporale era stata la Segretaria al Lavoro, Lori Chavez-DeRemer [vii], dimessa il 20 aprile. L’alta funzionaria è finita sotto inchiesta per “condotta inappropriata” in seguito a presunti scandali di natura finanziaria e sessuale. Per “snellire” l’apparato statale, Lori Chavez aveva promosso attivamente tagli di migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico federale (compreso il Ministero del lavoro) e l’eliminazione di più di 60 normative a protezione dei lavoratori. Ma non le è bastato per evitare la sua destituzione.
Lo scontro con la Corte Suprema
Nel febbraio 2026 si era verificata una frattura significativa tra Donald Trump e la Corte Suprema degli Stati Uniti, con il blocco da parte dei giudici degli aumenti dei dazi, un obiettivo economico chiave del Presidente. Come si ricorderà, la Corte Suprema aveva annullato (con 6 voti a favore e 3 contrari) i dazi globali imposti da Trump, definendo illegale l’uso dei poteri di emergenza per tali misure. A votare contro i dazi erano stati anche giudici conservatori nominati dallo stesso Trump che aveva reagito con furia alla decisione, definendola una “vergogna” e un “imbarazzo” per i giudici coinvolti. Questa bocciatura politica e giudiziaria di alto livello ha creato uno scontro diretto tra la Casa Bianca e l’Alta Corte, indebolendo l’agenda economica del Presidente.
La sconfitta di Trump con la FED
Come se non bastasse, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha appena archiviato l’indagine penale aperta nei confronti di Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve (la banca centrale degli Stati Uniti, conosciuta come FED). L’indagine riguardava dei lavori di ristrutturazione della sede principale della FED e doveva stabilire se Powell avesse mentito sui costi dell’intervento. Powell aveva sostenuto che l’indagine era un pretesto usato dall’amministrazione Trump per mettere sotto pressione lui e la FED, visto che da tempo Trump cercava di influenzare le decisioni della banca centrale sui tassi da applicare. Una pressione riconosciuta anche dal giudice capo del tribunale federale del distretto di Washington DC, James E. Boasberg che per questo aveva deciso di annullare le citazioni in giudizio nei confronti della Fed e di Powell.
Il contrasto fra Trump e Powell va avanti da mesi, soprattutto sui tassi d’interesse. Lo scorso agosto Trump aveva ordinato di licenziare Lisa Cook, una dei membri del Consiglio dei governatori della Federal Reserve, licenziamento poi sospeso dalla Corte Suprema. Ha inoltre minacciato più volte di licenziare lo stesso Powell, per sostituirlo con una persona a lui più vicina e influenzare così le decisioni sui tassi. Il mandato di Powell scadrà il 15 maggio e il suo probabile successore sarà un fedelissimo di Trump.
La caduta di Trump nei sondaggi
Nel suo secondo mandato, il Presidente Donald Trump sta registrando i livelli di gradimento più bassi a causa della guerra con l’Iran e dell’aumento dei prezzi che sta colpendo la maggioranza dell’elettorato.
Una media dei recenti sondaggi riportata dal New York Times [viii] ha rilevato che, per la prima volta nel suo secondo mandato (al 23 aprile), il gradimento medio di Trump è del 39%, mentre il 58% disapprova il suo operato. Numeri alimentati soprattutto dalle preoccupazioni per il costo della vita, dato che, in queste poche settimane, anche negli Stati Uniti la guerra ha provocato conseguenze economiche molto negative. A partire dal forte aumento del prezzo della benzina con il consueto effetto domino sui prezzi in generale.
E a proposito di guerra contro l’Iran, su Trump incombe anche una scadenza interna: il prossimo 1° maggio scadranno i 60 giorni concessi ad un Presidente per portare avanti la guerra senza il via libera del Congresso, in base alla legge che ne regola i poteri di guerra. Fino ad oggi, i repubblicani hanno difeso il Presidente. Ma con l’avvicinarsi della scadenza, alcuni di loro hanno già avvertito la Casa Bianca che il loro sostegno potrebbe venire meno in mancanza dell’approvazione del Congresso. L’ultima volta che il parlamento ha dato luce verde per l’uso della forza militare è stato nel 2002 quando autorizzò la guerra in Iraq.
Il tempo corre veloce e mancano meno di sette mesi alle elezioni di midterm in cui il governo Trump si gioca la maggioranza parlamentare: la continuazione della guerra (con o senza autorizzazione) rischia di diventare un serio problema politico ed elettorale per i repubblicani.
NOTE:
[i] https://www.nytimes.com/2026/04/22/us/politics/navy-secretary-john-phelan.html
[ii] Ibidem
[iii] https://www.nytimes.com/es/2026/03/06/espanol/estados-unidos/kristi-noem-trump-escandalos.html
[iv] https://marcoconsolo.altervista.org/scudo-delle-americhe-la-retroguardia-servile-nella-regione/
[v] https://marcoconsolo.altervista.org/perde-pezzi-il-castello-dellautoproclamato-imperatore-trump/
[vi] https://elpais.com/internacional/2026-04-03/el-jefe-del-pentagono-obliga-a-dimitir-al-maximo-mando-del-ejercito-de-tierra.html
[vii] https://cnnespanol.cnn.com/2026/04/20/eeuu/lori-chavez-deremer-deja-secretaria-de-trabajo-trax
[viii] https://www.nytimes.com/interactive/polls/donald-trump-approval-rating-polls.html
FONTE: https://marcoconsolo.altervista.org/cadono-le-teste-nel-circo-di-trump/















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