di Antonio Evangelista
Nell’autunno del 2023 pubblicavo ‘Mediterraneo, stesso sangue stesso fango’ con Santelli edizioni, dopo averlo tenuto per qualche anno nel cassetto.
Oggi qualcuno lo definisce profetico e illuminante, altri, molto pochi in vero, lo liquidano come schierato.
Oggi, però, non resta spazio per le etichette di chi non ha né argomenti, né onestà intellettuale: restano solo realtà e documenti che provano le affermazioni contenute nel libro.
E la realtà ha un suono sinistro, familiare.
È il rumore della storia che si ripete.
Allora scrivevo che nuove tragedie si profilavano all’orizzonte. Rileggendo eventi bellici passati attraverso documenti oggi declassificati, testimonianze, interviste… di ex funzionari dell’intelligence USA, militari della NATO, ecc. appare chiaro un modello di aggressione di paesi stranieri da parte dell’occidente che oggi si propone ancora guerre senza senso e senza giustificazioni.
Non era un’iperbole, era una traiettoria.
Oggi quella traiettoria è diventata un senso unico.
E quella direzione è davanti ai nostri occhi.
Abbiamo già visto tutto.
Abbiamo già capito tutto.
Eppure stiamo andando esattamente dove sapevamo che saremmo finiti.
Un sistema che si nutre di conflitti, che trasforma il caos in profitto, che usa ideologie, religioni e identità e cittadini ignari come carburante bellico.
Un’idra a più teste, dove terrorismo, criminalità e interessi geopolitici non si combattono: si alimentano.
Sul fondo, sempre gli stessi attori, gli stessi interessi.
Energia. Risorse. Controllo.
Cambiano i nomi, cambiano le bandiere, cambiano i nemici, cambia financo la nostra politica… ma la logica resta immutata: la guerra non è un fallimento del sistema, è il suo prodotto più riuscito.
Lo abbiamo visto nei Balcani, in Medio Oriente, nel Nord Africa.
Lo abbiamo chiamato ‘esportazione di democrazia’, stabilizzazione, missione di pace.
Era preparazione del terreno. Finanziamenti-debiti che diventano catene.
Crisi costruite, opposizioni alimentate.
Guerre civili “inevitabili”.
E mentre i popoli bruciano, qualcuno contabilizza.
La storia recente, e anche quella meno recente, non sono un errore.
Sono un metodo.
Così era ieri, quando l’industria e la finanza giocavano su più tavoli durante le guerre mondiali e così è oggi, mentre si ridefiniscono equilibri energetici e si riscrivono alleanze sotto la pressione dei conflitti.
Lo sappiamo.
Lo abbiamo letto.
Lo abbiamo visto e qualcuno dei nostri parenti lo hanno vissuto sulla loro pelle.
Eppure, continuiamo a fingere sorpresa.
Il sabotaggio delle infrastrutture energetiche, le tensioni crescenti, la militarizzazione del Mediterraneo: non sono eventi isolati.
Sono segnali coerenti.
Un messaggio, un avvertimento mafioso.
Nella II guerra mondiale, scrivo in Mediterraneo, stesso sangue stesso fango: «I Thissen magnati dell’acciaio in Germania, insieme a Prescott Bush e al suocero di questo George Herbert Walker finanziarono il partito nazista… Solo con l’attacco giapponese a Pearl Harbour Roosevelt si determinò a sequestrare la Union Bank che Bush, Walker e Harriman avevano usato per finanziare i Thyssen. Intanto l’occupazione nazista della Francia era iniziata ma nessuno sapeva che i camion tedeschi montavano motori Ford costruiti col permesso di Henry Ford decorato con la gran croce dell’aquila, la più alta onorificenza nazista conferita a un civile. Anche i Panzer tedeschi erano prodotti da I.G. Farben che faceva parte di un cartello con la Standard Oil dei Rockefeller. … Ancora la Standard Oil/I.G. Farben era la produttrice del Zyklon B il veleno usato per “gasare” milioni di ebrei, genocidio per il quale due ebrei, scoperto il fatto, citarono in giudizio il governo USA: Kurt Julius Goldstein e Peter Gingold. Tutto questo passò in silenzio mentre il giornale The Times celebrava Hitler tra gli anni Trenta e Quaranta come il genio del miracolo economico tedesco».
Oggi… a ben vedere si potrebbe interpretare la cosiddetta proxy war degli U.S.A. contro la Russia – ora presente anche in Mediterraneo – come una guerra contro l’Europa! Profetiche in questo senso anche le parole di Victoria Nuland «l’Europa si fotta», allora assistente del Segretario di Stato USA. Sì, ci stiamo fottendo con le nostre stesse mani, mentre il principale sospettato, «annunciato dal tintinnio degli speroni stretti sugli stivali insanguinati» avanza prepotente, metti dazi, rapisce capi di Stato, bombarda a piacere senza aver subito attacchi di sorta… anche per obbedire al capo di governo di Israele. Si tratta dello stesso gringo che ha sterminato gli indiani d’America e incatenato i neri d’Africa… anche allora alla ricerca di risorse energetiche e tesori.
Oggi sappiamo che il sabotaggio dei gasdotti russi è opera dell’Ucraina, lo ha riferito l’avvocato dei sabotatori arrestati, uno dei quali consegnato alla Germania dall’Italia dopo il suo arresto. Un attacco a una struttura strategica, civile ed energetica che ha messo in ginocchio l’economia europea e italiana… con grande godimento di paesi come USA, Norvegia, Polonia… e nessuno ha invocato l’art. 5 del trattato NATO. In compenso la nostra Unione Europea studia come rispondere alla Russia nel caso questa attacchi uno dei Paesi europei che dovesse in futuro lanciarle contro droni in nome e per conto dell’Ucraina.
L’Europa si scopre fragile, divisa, ricattabile, ma non importa.
L’Italia esposta, come sempre, si caratterizza per una opinione pubblica contraria alla guerra e tutt’altro che nemica della Russia… ma la nostra presidente del Consiglio ha affermato che “L’opinione pubblica non ci interessa, Kiev va sostenuta”.
E mentre si parla di difesa dei “valori”, si accettano costi economici e sociali che erodono le fondamenta stesse di quei valori.
La domanda, allora, non è più se stiamo andando verso una nuova tragedia.
La domanda è: perché continuiamo a camminarci dentro con tanta disciplina?
Forse perché la verità è sempre la prima vittima.
O forse perché, come qualcuno suggeriva, è troppo preziosa per essere disvelata.
Così la verità dei fatti è protetta. Coperta… distorta.
E noi, spettatori informati, diventiamo comparse consapevoli.
Questa è la differenza rispetto al passato.
Allora si poteva dire: non sapevo, eseguivo gli ordini, non si poteva fare diversamente... mentre le orbite scavate dei prigionieri dei campi di sterminio nazista ci interrogavano senza pietà.
Oggi no.
Oggi sappiamo.
Sappiamo come si costruiscono le guerre, sappiamo a chi servono e sappiamo chi paga il prezzo.
E sappiamo anche dove porta questa strada… verso il Mediterraneo, ancora una volta.
Verso il sangue, verso il fango.
Non è più una previsione.
Non è più una denuncia.
È una profezia in corso di avveramento.
E questa volta, quando accadrà, nessuno potrà dire: “non si poteva immaginare”.
Perché abbiamo visto tutto e abbiamo scelto di continuare.

L’autore
Antonio Evangelista, ex dirigente di Polizia, ha avviato la sua carriera tra le mine inesplose nei campi profughi di Sabra e Shatila nel 1982, poi come incaricato negli Uffici Investigativi e Antiterrorismo e come membro della Polizia Internazionale ONU, ha infine concluso nel 2022 in Giordania, come dirigente della Polizia-Interpol ed esperto di terrorismo confessionale (ISIS) e criminalità organizzata.
Descrizione
Una disamina dei principali conflitti e delle crisi economiche e politiche nei Paesi del Mediterraneo: eventi criminali rispetto ai quali il Mare Nostrum diventa scena del crimine. Lo scopo di questa analisi è rendere evidente il modus operandi e i moventi dei Paesi occidentali, che invadono altri Stati e ne usurpano le risorse, ne ostacolano le strategie energetiche, invocando il vecchio slogan dell’esportazione della democrazia. L’Italia è al centro di questo scenario, in quanto naturale snodo mediterraneo della rete dei gasdotti. Ecco allora spiegata la semina del dissenso e delle proteste negli Stati presi di mira. Destabilizzare per occupare, per sottomettere e sfruttare, a ogni costo!
LINK AL LIBRO: https://santellionline.it/products/mediterraneo-stesso-sangue-stesso-fango















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