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Francia

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Francia: Mélenchon sorpassa Fillon nei sondaggi

Leader sinistra radicale col 18%. Le Pen-Macron in discesa Continua a leggere

Succede in Francia e in Europa

di Tonino D’Orazio

Si deve difendere i diritti del tuo peggiore avversario politico in nome della democrazia popolare? Forse sì. Le presidenziali francesi sono una carta di tornasole per tutta l’Europa. Vorrei fortemente che la Le Pen perdesse, ma a suon di voto popolare, non di trucchetti giudiziari “urgenti” e mal confezionati. Se è il popolo a dire no, sono contento, perché sente la democrazia in pericolo. Se è un colpo di mano delle oligarchie del “grande patto dell’austerità” che si sentono in pericolo dopo aver devastato l’Europa significa che siamo già oltre la Le Pen facendo finta di niente. Continua a leggere

FRANCIA: El Khomri, la legge che mette in soffitta i diritti del lavoro

francia-jobs-actdi Carlo Caldarini (Bruxelles)

Adottata in prima lettura dal Parlamento il 12 maggio, la riforma prevede di rendere più flessibile l’economia transalpina, attraverso modifiche nella gestione dell’orario e nelle regole riguardanti contrattazione collettiva, licenziamenti e sicurezza Continua a leggere

Il Jobs Act alla francese

place de la revolutiondi Italo Stellon * (Parigi)

Nell’opposizione al progetto di legge il fronte sindacale non è unito. La diversa valutazione dei contenuti della riforma ha prodotto una frattura, con Cgt, Force Ouvriere e Solidaire impegnate a chiederne il ritiro e la Cfdt disponibile al confronto. Continua a leggere

FRANCIA: Verso un nuovo maggio ?

maggio68di Tonino D’Orazio

Gli ingredienti ci sono tutti, anche questa volta si parte dal lavoro e le libertà in filigrana. Di nuovo la Francia, anche come caloroso risveglio di primavera, con gli studenti di nuovo in partenariato con i lavoratori, precarizzati o da precarizzare di più, con la riforma del mercato del lavoro copiato dal Job Act renziano, da un altro se dicente socialista, Hollande. Meno con i sindacati, eccetto la CGT. Anche, allora c’ero in quelle strade parigine, le organizzazioni, scavalcate direttamente dai lavoratori si unirono poi con la CGT per la manifestazione decisiva dell’11 maggio 1968, facendo scappare a Strasburgo (cioè vicino alla frontiera tedesca) il presidente De Gaule. Con i francesi non si sa mai. In Italia i sindacati attrezzarono un autunno caldo solo nel 1969, ma diede ai lavoratori, negli anni successivi, gran parte dei diritti oggi perduti. Continua a leggere

Ma la lezione francese è una vittoria di Pirro

torreeiffeldi Michele Prospero

Elezioni francesi. L’iper-leggera sinistra dei valori, come la destra delle passioni tristi che per crescere nelle urne amplifica sentimenti ostili e paure, evita di attaccare il capitale come fonte di sfruttamento.

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L’argine “Sarkollande” non fermerà la marcia di Le Pen verso l’Eliseo

SarkhollandeCorrispondenza (audio) da Parigi di Alberto Fabris

Il risultato di domenica prossima in Francia più che decidere la vittoria o meno del Front national determinerà il tempo che rimane alla fine dell’era Hollande. Se anche i sondaggi dicono che “Sarkollande” potrebbe spuntarla, quello che conta è la marcia trionfante di Marine Le Pen verso l’Eliseo. Il nodo scorsoio che il “socialista” presidente della Repubblica si è costruito attorno al collo non gli lascia alcuno scampo. Continua a leggere

Marine Le Pen, la figlia di Angela Merkel e François Hollande

marinelepenDicono che chi è sazio non può capire chi è affamato; io aggiungo che un affamato non capisce un altro affamato.
Fedor Dostoevskij, da “Umiliati e offesi”

Il voto di ieri in Francia che ha visto il Front National di Marine Le Pen affermarsi come primo partito a livello nazionale e conquistare il primo posto in quasi la metà delle regioni, è il risultato di una lunga sequela di errori da parte del presidente franceseFrançois Hollande. Errori iniziati già all’inizio del suo mandato quando, dopo una campagna elettorale condotta all’insegna del cambiamento dei rapporti di forza tra Germania e Francia, con la proposta di revisione dei trattati europei, il presidente francese si recò a Berlino per rendere omaggio alla Cancelliera Angela Merkel, promettendole eterna ubbidienza. Poco tempo dopo la Francia ratificò il Fiscal Compact. Continua a leggere

Sinistra europea e i suoi inutili lamenti

Hollande, Socialist Party candidate for the 2012 French presidential election, delivers a speech during a campaign rally in Dijondi Giulietto Chiesa
Fuori dalle geremiadi della sinistra sconfitta (meritatamente) in Francia, sarà utile cominciare a riflettere su quanto sta accadendo già da qualche anno. La spiegazione la si trova subito, confrontando la catastrofe di Hollande con il successo contemporaneo di Jeremy Corbyn nel Regno Unito, in una elezione locale ma molto significativa, nella quale il suo candidato ha messo in fila, a grande distanza, i conservatori di Cameron e l’Ukip di Farage. Due leader “di sinistra” — parrebbe — uno dei quali viene seppellito dal disgusto popolare e l’altro trionfa. La risposta è che il primo è “sotto” e il secondo è “sopra”. Continua a leggere

Fulvio Scaglione (v. direttore Famiglia Cristiana): non c’è stata alcuna guerra occidentale all’ISIS

isisintervista di Alessandro Bianchi (da L’AntiDiplomatico)

Dopo gli attentati di Parigi, a mente più fredda, secondo Lei era possibile prevenire la strage da parte dei servizi francesi?
Credo sia molto difficile per qualunque servizio segreto, soprattutto in una democrazia occidentale che non ha rinunciato al proprio patrimonio di diritti civili, tenere sotto stretto controllo migliaia di persone in un bacino di milioni di persone che potrebbero, almeno in teoria, essere potenziali complici o fiancheggiatori. E cioè, le 5-6 mila persone “attenzionate” dai servizi in Francia, dove ci sono più di 6 milioni di immigrati.
Converrebbe spostare l’attenzione, invece, sui fenomeni di lungo periodo che aiutano la causa e l’azione dei terroristi. Dopo la strage di Parigi è diventato normale segnalare la connessione con il Belgio. Se ne parla, però, come di una cosa nuova mentre già nel 2001, il terrorista kamikaze che si fece saltare insieme con Ahmad Shah Massud, il Leone del Panshir, il capo guerrigliero schierato contro i talebani, aveva studiato in Belgio e aveva passaporto belga. Da molti anni è noto che il Belgio è uno snodo fondamentale, in Europa, per il traffico d’armi. Se c’è una “colpa”, secondo me, va piuttosto ricercata in ciò che non si è fatto (o non si è fatto fino in fondo) su questioni come queste. 

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Siamo in guerra contro noi stessi

guerra contro noi stessidi Raffaele K. Salinari
I giovani suicidi che hanno ammazzato altri ragazzi erano cittadini europei, generati dalle nostre periferie. Sì ai valori repubblicani. Ma quante armi servono per difendere il nostro potere di acquisto? E quanta energia? Continua a leggere

Strategia del caos made in Usa

MauroBiani-18-11-15di Carlo Freccero e Daniela Strumia
Usciamo da una total immersion mediatica nei fatti di Parigi e la prima impressione non è buona: un misto tra retorica, buoni sentimenti, privato delle vittime, ma anche un appello ai nostri istinti peggiori. Hollande chiama l’Europa ad una guerra di religione. L’immagine del mussulmano sanguinario svolge oggi nell’immaginario collettivo europeo lo stesso ruolo che ai tempi del fascismo era interpretato dall’Ebreo. Dall’antisemitismo all’antislamismo in nome dei valori della cultura occidentale: democrazia, libertà, giustizia. Ed intanto questi stessi valori sono già sacrificati sull’altare della sicurezza. Continua a leggere

Paris (après Beirut)

isis3di Raffaele Sciortino
A qualche giorno dai fatti parigini – tra il dolore e lo sconforto dei più, l’ipocrisia ben celata dei pochi – si può tentare, cautamente, un esercizio di verità? Forse. Ma, va detto, solo se si evitano semplificazioni e comunque non senza derogare alpolitically correct. Si tratta al momento solo di un esercizio di analisi, privo di ricadute pratiche, oltretutto per una piccolissima minoranza. Ma neanche va sottovalutata la possibilità che, tra i discorsi deliranti che gioco forza montano in un mondo sofferente e a sua volta delirante, faccia capolino una sensibilità diversa e trasversale in grado (ancora) di porsi qualche domanda di fondo sul luogo storico che ci capita di abitare. Continua a leggere

Escalation della guerra permanente

Young women have formed  the word Paris with candles to mourn for the victims killed in  Friday's attacks in Paris, France, in front of the French Embassy in Berlin, Saturday, Nov. 14, 2015. French President Francois Hollande said more than 120 people died Friday night in shootings at Paris cafes, suicide bombings near France's national stadium and a hostage-taking slaughter inside a concert hall.  (AP Photo/Markus Schreiber)

(AP Photo/Markus Schreiber)

di Salvatore Palidda
Chiunque può dire: io o qualche mio familiare o amico avremmo potuto essere fra i massacrati nei luoghi della strage di Parigi. Allora siamo tutti in guerra? Ma io o i miei familiari e amici non abbiamo dichiarato alcuna guerra, non abbiamo fatto alcun gesto ostile contro nessuno. Cosa fare? Sperare nella protezione di chi promette «Saremo spietati!», dare loro pieno sostegno?

Contrariamente a quanto sciorinano tanti commentatori, la strage di Parigi non è un fatto orrendo mai accaduto in Europa o nel resto del mondo. Al di là della macabra contabilità da becchini, basta ricordare le bombe di un mese fa contro i manifestanti pacifisti in Turchia, o del 2004 alla stazione di Madrid, o le stragi di palestinesi con le bombe al fosforo israeliane, e centinaia di altri massacri. Secondo Claudio Magris siamo alla quarta guerra mondiale, dopo la terza – la guerra fredda, dal 1945 al 1989 – che ha fatto circa 45 milioni di morti; il Papa e altri ripetono da tempo che siamo alla terza guerra mondiale. La guerra è il fatto politico totale che s’è imposto e pervade tutto e tutti. Come tutte le guerre anche quella odierna – che non si svolge contro stati nemici e non è regolata da norme internazionali – i contendenti coinvolgono la popolazione civile massacrandola, e chiedendo il suo sostegno per proteggerla. Continua a leggere

Perché a Parigi ? (l’eccidio del 17 ottobre del 1961)

Harkisdi Elisabetta Teghil
Centinaia di morti civili sono all’ordine del giorno nei paesi mediorientali, ma la notizia scivola come un dato di cronaca senza provocare particolare commozione. Quando questo avviene in un paese dell’Europa occidentale suscita una mobilitazione e un interesse assolutamente diverso e più importante rispetto a tanti analoghi episodi che tutti i giorni insanguinano quegli sfortunati paesi. Continua a leggere

Fermare i mandanti (e i mandanti sono anche in Occidente)

© Sputnik. Foto del Servizio Stampa della presidenza della Federazione Russa

© Sputnik. Foto del Servizio Stampa della presidenza della Federazione Russa

di Giulietto Chiesa
Il terrorismo lo si ferma cambiando la politica dell’Occidente (e Israele) verso il mondo arabo. Altrimenti saranno i popoli europei a pagare.

“Dobbiamo essere pronti a cedere una parte delle nostre libertà”. Cosi ha detto ieri il procuratore della lotta al terrorismo Roberti. Affermazione sincera e grave. La questione non riguarda solo Parigi (chi lo pensa è un illuso). Da Parigi 13/11 comincia una nuova fase della storia europea, in cui molte delle caratteristiche della vita di milioni di cittadini dovranno essere cambiate bruscamente. Continua a leggere

Parigi-11/9 bis: Riuscirà la NATO a dar fuoco alla polveriera?

charlie-HebdoCondoglianze della Turchia, USA, Arabia saudita, Qatar, Kuwait ovvero… le lacrime di coccodrillo dei cofondatori dell’ISIS/EI/Daesh

T. Pulsinelli – Saranno sufficienti le raccapriccianti scene di macelleria consumate a Parigi -in un cabalistico venerdi 13– per dare carta bianca alla NATO contro la Siria? L’orrore cristallizatosi nelle menti dei cittadini di una gran capitale d’Europa -eco smorzato della barbarie ininterrotta che da cinque anni sta devastando la Siria e da quindici l’Afganistan e l’Iraq- consentirà all’insipido Hollande e all’ineffabile ministro Fabius (qui) di schierare l’aviazione nei cieli del Medioriente? Hollande
l’ha annunciato a più riprese e stavolta sembra sul punto di riuscirci. C’è qualcosa di marcio a Parigi. L’orrore suscitato dalla strage nella redazione della gazzetta “umoristica” Charly Hebdo rimarrà avvolto nel mistero, e non se ne conosceranno gli autori perchè è stato imposto il “segreto militare di stato” ai magistrati inquirenti. Continua a leggere

Francia, il patto di sicurezza di Hollande in punti

l parlamento francese riunito davanti al presidente Hollande (©Ansa).

l parlamento francese riunito davanti al presidente Hollande (©Ansa).

Dalla decadenza della nazionalità agli appelli a Onu e Ue. Così l’Eliseo vuole combattere l’Isis. La guerra è guerra, richiede misure straordinarie, e non la si può fare da soli. Il 16 novembre François Hollande ha presentato al parlamento il suo piano anti-terrorismo, nel contesto di una Francia ancora scossa dagli attentati avvenuti venerdì 13 novembre a Parigi. Un «patto di sicurezza» diviso in sette punti. Continua a leggere

L’attentato di Parigi e l’ipocrisia infinita dell’occidente

attentato libanodi Attilio Folliero (Caracas)

Prima di tutto la mia solidarietà ai familiari di tutte le vittime. Ancora una volta, con una immensa tristezza nel cuore e le lacrime agli occhi siamo costretti a commentare la morte di tanti esseri umani, di tante vite spezzate, di tante persone, soprattutto giovani andati a teatro o a ristorante per divertirsi, per passare una bella serata ed invece hanno incontrato la morte.  La sera del 13 novembre vari attentati sincronizzati hanno sconvolto Parigi: tre esplosioni nei pressi dello stadio, dove era in corso una partita tra Francia e Germania, in cui era presente anche il presidente francese, prontamente evacuato con un elicottero, e sei sparatorie in diversi luoghi pubblici di Parigi, la più cruenta delle quali all’interno del teatro Bataclan, dove sono rimaste uccise oltre cento persone. E’ veramente triste dover assistere a simili fatti.

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Oskar Lafontaine, Lettera alla sinistra italiana: con l’Euro non si va da nessuna parte

oskar lafontainedi Oskar Lafontaine

L’euro sta de-industrializzando gli stati europei a tutto vantaggio della Germania. L’esempio di Syriza dimostra l’impossibilità di un governo di alternativa. La sinistra italiana deve unire le forze e lavorare a un nuovo sistema monetario.  Continua a leggere

“BRAVO” CAMBIAILMONDO, ma non come i Canuts !

canuts-musee-lyon-gadagnedi Pierre Assante (Marsiglia)

Lo leggo ogni giorno e sono interessato ai diversi punti di vista che si esprimono e alle diverse visioni dell’Italia e del Mondo, che ci fanno uscire dal dominante suono di campane. Faccio una piccola osservazione su un punto sviluppato da qualche partecipante a questo sito dando succintamente il mio modo di vedere il problema dell’ Europa e dell’Euro: come si può pensare che il Capitale sarebbe più clemente con una Grecia, un’Italia, una Francia che tornasse alla moneta nazionale o/e che uscissero dall’Unione Europea ? Continua a leggere

Sveglia a sinistra: “Il nostro piano per rompere con questa Europa”

Stefano-Fassinadi Stefano Fassina, Yanis Varoufakis, Oskar Lafontaine, Jean-Luc Mélenchon (DIRETTA VIDEO QUI dalle 16,30 di sabato 12)
Il 13 luglio scorso, il governo democraticamente eletto di Alexis Tsipras è stato messo in ginocchio dall’Unione europea. “L”accordo” del 13 luglio è stato in realtà un coup d’état, messo in atto attraverso la chiusura delle banche greche indotta dalla Banca centrale europea, con la minaccia che non sarebbero state riaperte finché il governo non avesse accettato una nuova versione di quel fallimentare programma. Il motivo? L’Europa ufficiale non poteva tollerare che un popolo prostrato dalle sue politiche di austerità auto-distruttiva osasse eleggere un governo determinato a dire “No!”. Continua a leggere

Roberto Musacchio: Dalla UE alla “EuroGermania” ?

enigmadi Roberto Musacchio
E’ cominciato il conto alla rovescia per la fine della UE? La domanda è tutt’altro che campata in aria se si pensa che nel 2017 si terrà il referendum promesso da Cameron, e decisivo per la sua vittoria elettorale, sulla permanenza della Gran Bretagna nella Unione. Due anni sono niente e infatti le grandi manovre sono già cominciate. Sul Guardian esce una lettera che un alto funzionario della Banca d’Inghilterra avrebbe inviata “per sbaglio” e in cui si parla dei preparativi per una eventuale uscita dalla UE. Sempre sul Guardian e su Le Monde escono articoli in cui si parla di una “trattativa” tra il duo Merkel-Hollande e lo stesso Cameron. Oggetto: la rinegoziazione della presenza della Gran Bretagna. Continua a leggere

FRANCIA: la terza forza politica in Francia è il Front de gauche

ELUS FdG huma 31.03.15Elezioni Dipartimentali in Francia: PCF-FDG (Coalizione di Partito Comunista e altre forze di sinistra) è la terza forza politica con 176 consiglieri provinciali.

Ciò che non emerge dalla comunicazione dei media mainstream europei e nazionali è il fatto che dopo il secondo turno delle elezioni dipartimentali, il Fronte di Sinistra ha eletto 176 consiglieri provinciali, di cui 167 del PCF o ad esso legati.
Il PCF e il Fronte di Sinistra sono quindi la terza forza politica in termini di eletti, dietro l’UMP-UDI (di Sarkozy), PS (di Hollande), e molto più avanti del FN di Marìe Le Pen.

Per 2 volte su 3, quando era presente al secondo turno un candidato di PCF-FDG nei diversi dipartimenti, ha vinto, a dimostrazione della grande capacità dei candidati di raccogliere consensi.

La Val-de-Marne, che molti commentatori della politica avevano annunciato come perduta per la sinistra, mantiene invece la sua maggioranza e un presidente comunista. Si tratta quindi di una conferma che la politica di attenzione sociale del Fronte di sinistra trova ampio consenso nell’elettorato.

Fonte:

(Pierre Assante – Marsiglia) – http://pierre.assante.over-blog.com/

 

Sono o non sono Charlie ?

je_suis_Charlie-Chaplindi Tonino D’Orazio
Troppo facile. C’è la libertà di espressione buona e c’è quella non buona. C’è quella conforme e quella non conforme. C’è quella prefabbricata e quella che sfugge. Dov’è, se c’è, la linea della demarcazione?

Charlie Hebdo, rivista che nasconde comunque un profondo razzismo dietro la cosiddetta satira, viene colpita direttamente nella vita dei suoi protagonisti. La linea limite a questo punto diventa la morte, compreso il martirio e, più in basso, la vigliaccheria. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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