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CRISIS, Europa, Lavoro economia società, Politica

Crisi dell’Unione europea e sinistra

Mario-Draghidi Alfiero Grandi
Mario Draghi ha rilanciato un confronto di straordinaria attualità. Finora un capo della Bce mai aveva posto l’esigenza di avere un Ministro dell’economia dell’area Euro. Questa proposta fa parte di un pacchetto in discussione per iniziativa dei cosiddetti 5 presidenti. Ora Draghi ha riproposto con forza il problema. Si può rifiutare questo terreno di confronto ma sarebbe un errore perché, nel bene o nel male, queste proposte riaprono la discussione sia sugli assetti istituzionali dell’Unione europea e inevitabilmente sui trattati che hanno via via costruito il viluppo che sorregge le politiche di austerità.

Queste proposte, consapevoli della gravità della crisi europea, tentano di rimediare dell’Unione. La parte più intelligente dei conservatori avverte la gravità della situazione anche se tenta di perpetuare nel cambiamento l’egemonia conservatrice. Tuttavia quando si aprono le porte a delle novità è difficile negare il diritto di proporne altre, di segno completamente diverso. Se  ve ne saranno.

La sinistra europea deve cogliere questa possibilità, senza lasciarla cadere, perché non è detto che si ripresenti l’occasione di una discussione ampia, a tutto raggio sul futuro dell’Unione come questa, cercando di andare oltre la coppia infernale: piegare la testa o andarsene/essere cacciati. Teoricamente un’alternativa c’è, a patto che la si proponga e la si voglia portare avanti con determinazione. Certamente ha esercitato una forte spinta sull’iniziativa di Draghi il fatto che la Bce abbia agito per sostenere il rilancio dell’economia europea usando gli strumenti a sua disposizione come il Quantitative Easing, imitando – con ritardo – la Federal Reserve americana.

La differenza con gli Stati Uniti non sta solo nel ritardo dell’iniziativa a sostegno dello sviluppo o nella quantità dell’intervento, quanto nel fatto che a fronte della Federal Reserve c’è il governo americano che ha chiesto con forza una politica monetaria espansiva e un Ministro dell’Economia che è il punto di riferimento della banca centrale Usa.

Draghi ha assunto decisioni espansive di politica monetaria, pur con qualche prudenza di troppo per il condizionamento tedesco, ma si trova di fronte ai limiti di una manovra tutta monetaria. E’ proprio Draghi ad avvertirne i limiti nello stesso momento in cui dichiara che la manovra della Bce proseguirà  fintanto che ce ne sara’ bisogno. Per questo sente l’esigenza di chiedere ai governi europei di andare con determinazione verso la costruzione di una sponda politica ed istituzionale, di un referente per le manovre monetarie.

L’altra novità è che Draghi non insiste per avere un Ministro dell’Economia dell’Europa a 28 ma dell’area Euro, quindi chiede in modo felpato, ma non troppo, un governo economico, e non solo, dell’area Euro e quindi inevitabilmente pone l’esigenza di riformare i trattati e l’architettura istituzionale europea attuale.
E’ una sfida di enorme rilievo, come del resto lo è la crisi profonda dell’Unione. Quindi le forze politiche e in particolare la sinistra dovrebbero discutere questa possibilità come una priorità che obiettivamente offre spazi che erano inesistenti o quasi prima di questa iniziativa.

Per la prima volta una parte dell’ establishment europeo si pone il problema di una politica di espansione che non si limiti all’uso degli strumenti monetari, per quanto importanti possano essere. Per di più la politica monetaria, ancorché espansiva, deve per definizione attuarsi attraverso il sistema bancario che prima pensa ai suoi problemi di bilancio, vedi la richiesta di bad bank, poi alla ripresa economica. Del resto i vincoli posti alle banche a livello europeo non incoraggiano certo una politica di prestiti facili.

Quindi la Bce sa benissimo che il QE paga un vero e proprio pizzo al sistema bancario e solo in seguito gli effetti della sua iniziativa di denaro a buon mercato arrivano al sistema economico. Quindi solo un’iniziativa istituzionale, dei parlamenti e dei governi, può dare un impulso, andando oltre le iniziative difensive, alla ripresa economica, alla sua qualità sociale ed ambientale, alla sua ottica effettivamente europea.

Un’iniziativa della sinistra europea dovrebbe avere 3 pilastri:

1)- occupazione, non solo come quantità ma anche come qualità e redistribuzione del lavoro e degli orari,

2)- ambiente come vincolo e soprattutto come risorsa,

3)- riduzione strutturale, anche se graduale, della divaricazione tra i redditi, che è ormai un vincolo negativo per la ripresa e che da decenni non era ai livelli attuali, come ha dimostrato Picketty.

La conseguenza politica del rilancio di Draghi, che deriva dalla constatazione che l’allargamento europeo è avvenuto senza risolvere a monte le regole di funzionamento e senza chiarire gli obiettivi di fondo dell’Europa, ha creato una situazione di paralisi nella quale paradossalmente crescono le spinte ad uscire, mentre l’area Euro ha stabilito legami tali al suo interno che potrebbero essere valorizzati e portati alle estreme conseguenze, anche nell’attribuzione di compiti al livello europeo per realizzare una vera Unione.

Delle 2 l’una: o si attende che tutti entrino nell’area Euro con tempi lunghissimi, sapendo che al termine di questo processo l’Unione potrebbe non esserci più, o si decide di promuovere una cooperazione più che rafforzata con un parlamento dell’area Euro e un Governo della stessa, compreso il Ministro dell’Economia.

Di un altro alto rappresentante sul modello europeo degli esteri non se ne sente la necessità. Tanti hanno dubbi e i timori sono legittimi, ma di fronte abbiamo il rischio concreto del dissolvimento europeo, nel modo peggiore cioè per incidente: Per questo e’ preferibile prendere il toro per le corna e disegnare un’Europa a 2 velocità: area Euro e Europa a 28.

Inoltre la prospettiva aperta dalla nuova proposta in campo potrebbe consentire di mettere concretamente in discussione tutti i trattati europei, partendo da Maastricht per finire alle assurde formule conosciute negli ultimi tempi, e questo potrebbe riaprire uno spazio anche per la Grecia, costretta ad un ripiegamento dai rapporti di forza sfavorevoli. Cosa aspetta la sinistra italiana a prendere in parola da ultimo Draghi e a proporre un confronto a livello europeo per costruire una piattaforma che sia la risposta da sinistra alla proposta dei presidenti e in particolare di Draghi ?

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Discussione

3 pensieri su “Crisi dell’Unione europea e sinistra

  1. come l’europa è nata come MEC, così si potrebbe iniziare con un ministero economico europeo, solidale, ma non accentrato che lasci spazio ai ministeri nazionali, uniti negli intenti fondamentali di economia : bisogni, risposte, progetti pianificati

    Mi piace

    Pubblicato da valeria manini | 03/10/2015, 14:47

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  1. Pingback: Governance europea: completare o rovesciare? | cambiailmondo - 02/10/2015

  2. Pingback: L’Europa gerarchica e la ri-definizione dello Stato-nazione | cambiailmondo - 07/10/2015

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