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Grecia: il grande inganno di Goldman Sachs

di Eduardo Febbro (da Pagina12 – Buenos Aires)

Ci sono aziende che rubano in nome della corona imperiale per la quale lavorano, senza che mai capiti loro qualcosa. La Goldman Sachs è una di queste. La banca d’affari statunitense ha riempito le sue arche con un bottino di 600 milioni di euro (800 milioni di dollari) quando aiutò la Grecia a truccare i suoi conti per acquisire i requisiti necessari per entrare a far parte dell’euro, la moneta unica europea. Questa vicenda non è una novità, della quale però, fino ad ora, non si conoscevano i particolari più succosi del meccanismo con il quale Goldman Sachs ha ingannato tutti i governi europei che hanno preso parte alla creazione della moneta unica e di come ha evitato di rispondere, per questo, di fronte alla legge.  La banca emblema dell’oligarchia finanziaria ha operato protetta da solide complicità in seno alle istituzioni bancarie europee e all’interno del potere politico, facendo di tutto per bloccare le indagini.

Due dei protagonisti di questa mega truffa per la prima volta hanno parlato delle transazioni coperte con le quali Atene ha nascosto l’enormità del suo debito. Si tratta di Cristoforos Sardelis, capo dell’ufficio gestione debito greco tra il 1994 e il 2004, e di Spyros Papanicolaou, l’uomo che lo sostituì fino al 2010. Il risultato dell’operazione è una gigantesca truffa che  fece l’ipotetico salvatore, in questo caso la Goldman Sachs, operatore del fallimento della Grecia e di buona parte dell’Europa. Se si contano soltanto le banche francesi, l’avventura greca è costata 7.000 milioni di euro: BNP Paribas ha perso 3,2 miliardi, il Credit Agricole 1,3 miliardi, la Societè General 892 milioni, BPCE 921 milioni e il Credit Mutuel 359 milioni.

Questo è solo quanto è costato al sistema bancario francese: i popoli hanno pagato e pagheranno in sacrifici e privazioni molto più delle cifre sopra elencate.

La montatura finanziaria è stata realizzata in maniera astuta. Il Trattato di Maastricht dell’UE fissava dei requisiti per entrare stabilmente nell’Euro: nessun membro dell’Eurozona poteva avere un debito superiore al 60% del PIB e i deficit pubblici non potevano superare il 3%. A giugno del 2000, per nascondere il peso gigantesco del debito greco, pari al 103% del PIB, per fare in modo da ottenere, per la Grecia, l’approvazione ad entrare nell’euro, Goldman Sachs ideò un piano: spostò il debito greco da una moneta all’altra. La transizione consistette nel cambiare il debito, quotato in dollari e in yen, ad una quotazione in euro, ma ad un cambio fittizio. Ciò consentì di ridurre al 2% il deficit, rispettando le condizioni previste dal Trattato di Maasticht. Un dettaglio complicò l’operazione: la Goldman Sachs stabilì un contratto con la Grecia attraverso il quale dissimulò l’accordo attraverso lo strumento che va sotto il nome di SWAP, un contratto di cambio sui flussi finanziari che equivale ad una sorta di credito. Questo schema fraudolento portò, per le specifiche modalità di funzionamento dei cosiddetti “prodotti derivati” inseriti nell’operazione, ad un aumento del debito specifico che la Grecia contrasse con la Goldman Sachs, da 2,8 miliardi di euro a 5,1 miliardi in soli 4 anni.

Due giornalisti dell’agenzia Bloomberg, Nick Dunbar e Elisa Martinuzzi, hanno portato avanti una minuziosa ricerca mettendo a nudo questo oscuro meccanismo. Christoforos Sardelis ha spiegato ai giornalisti che durante la sua gestione del debito greco nel momento della messa in atto del piano della Goldman Sachs, la situazione gli sfuggì di mano.

Dice che gli attentati dell’11 settembre e una cattiva decisione delle banche seminarono i prodromi dell’attuale disastro. La conclusione della ricerca è chiara: La Grecia e la Goldman Sachs ipotecarono il futuro del popolo greco e innescarono una bomba a tempo che, dieci anni dopo, sarebbe esplosa nelle mani della società.

Per quanto riguarda le grandi truffe organizzate dalle banche d’investimento l’impunità è la regola che vige. Nessuno è stato, né sarà condannato. Sardelis ha affermato che “l’accordo con la Goldman Sachs è una storia molto sexy tra due peccatori”. La Goldman Sachs ha usufruito di succosi benefici da questa truculenta operazione. Ma, la banca d’affari statunitense afferma, a sua difesa, di non aver fatto nulla di illegale, che tutto è stato fatto rispettando alla lettera le regole dell’Eurostat, organismo europeo di statistiche.

L’Eurostat sostiene che solo nel 2010 ha preso conoscenza dei livelli dell’indebitamento greco. La difesa sembra essere poco credibile, perché le prime denuncie sul trucco dei conti greci e il ruolo giocato dalla Goldman Sachs risalgono al 2003. In un dossier del 2004, l’Eurostat infatti ha scritto: “falsificazione generalizzata dei dati sul deficit e il debito da parte delle autorità greche”.

Grazie alla complicità dell’organismo finanziario statunitense e di varie istanze e personalità europee, la Grecia ha potuto occultare per diversi anni il “pacchetto”del suo debito. Nel 2010, Jean Claude Trichet, allora presidente della BCE, si negò di consegnare i documenti richiesti per conoscere la verità.

Succede che nel mezzo di questa grande bugia c’è un personaggio che oggi ha un ruolo centrale: si tratta di Mario Draghi, attuale presidente della BCE. Draghi è un uomo della Goldman Sachs. Tra il 2002 e il 2005 fu vicepresidente della Goldman Sachs per l’Europa e, quindi, al corrente delle falsificazioni dei dati sulle finanze pubbliche della Grecia.

E’ stata la sua stessa banca a creare la falsificazione. Il liberismo premia molto bene i suoi soldati. Nel corso di due anni, la BCE e le lobby politiche hanno usato tutti gli inganni possibili per proteggere Draghi e non evitare che si portassero avanti le inchieste intorno alle irregolarità commesse in Grecia. Le commissioni del Parlamento europeo designate per investigare  questa mega truffa si sono scontrate sistematicamente contro le reti che proteggevano il segreto.

La svolta finale di questa complicità tra le oligarchie finanziarie è nota a tutti: quasi un continente sommerso nella crisi del debito, un paese, la Grecia, depredato e in ginocchio, recessione, licenziamenti di massa, perdita del potere d’acquisto per i lavoratori, ristrutturazioni, sacrifici, piani di aggiustamento e miseria. Nel frattempo, i 600 milioni che la Goldman Sachs  ha guadagnato con questa truffa hanno continuato a fruttare, nella scommessa suicida che il capitale fa in beneficio proprio e contro l’umanità.

Fonte traduzione: http://freeyourmindfym.wordpress.com/2012/03/14/il-grande-inganno-che-la-goldman-sachs-uso-con-la-grecia/

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l’articolo originale in spagnolo

El gran truco que usó Goldman Sachs con Grecia

Gracias a la complicidad del organismo financiero estadounidense y de varias instancias y personalidades europeas, el país heleno pudo disimular durante varios años el “paquete” escondido de su deuda. Hoy se puede ver su peor desenlace.

Por Eduardo Febbro (www.pagina12.com.ar)

Desde ParísHay empresas que roban en nombre de la corona imperial para la cual trabajan sin que nunca les pase nada. Goldman Sachs es una de ellas. El banco de negocios norteamericano llenó sus arcas con un botín de 600 millones de euros (800 millones de dólares) cuando ayudó a Grecia a maquillar sus cuentas a fin de que este país llenara los requisitos para ingresar en el euro, la moneda única europea. La información no es nueva pero hasta ahora, se desconocían los detalles más truculentos del mecanismo con el cual Goldman Sachs engañó a todos los gobiernos europeos que participaban en la creación de la moneda única y cómo evitó luego responder ante la ley. El abanderado de la oligarquía financiera operó protegido por sólidas complicidades en el seno de las instituciones bancarias europeas y dentro del poder político, que hizo todo cuanto estuvo a su alcance para impedir las investigaciones.Dos de los protagonistas de esta megaestafa hablaron por primera vez sobre las transacciones encubiertas mediante las cuales Atenas escondió la enormidad de su deuda. Se trata de Christoforos Sardelis, jefe de la oficina de gestión de la deuda griega entre 1999 y 2004, y de Spyros Papanicolaou, el hombre que lo reemplazó hasta 2010. El resultado de la operación es una gigantesca estafa que hizo del presunto salvador, en este caso Goldman Sachs, el operador del hundimiento de Grecia y de buena parte de Europa. Si se cuentan sólo los bancos franceses, la aventura griega les costó 7000 millones de euros: BNP Paribas perdió 3,2 mil millones, el Crédit Agricole 1,3 mil millones, la Société Générale 892 millones, BPCE 921 millones y el Crédit Mutuel 359 millones. Esto únicamente es lo que le costó al sistema bancario francés: los pueblos pagaron y pagarán en sacrificios y privaciones mucho más que esto.El montaje financiero fue astuto. El Tratado de Maastricht de la Unión Europea fijaba requisitos rígidos para integrar el euro: ningún miembro de la Zona Euro podía tener una deuda superior al 60 por ciento del PIB y los déficit públicos no podían superar tres por ciento. En junio de 2000, para ocultar el peso gigantesco de la deuda griega que ascendía al 103 por ciento de su PIB y obtener así la calificación de Grecia para entrar en el euro, Goldman Sachs ideó un plan: trasladó la deuda griega de una moneda a otra. La transacción consistió en cambiar la deuda que estaba cotizada en dólares y en yenes por euros, pero en base a una tasa de cambio ficticia. Así se redujo de dos por ciento del endeudamiento griego y, con ello, Grecia respetó los criterios fijados por el Tratado de Maastricht para ingresar al euro. Un detalle vino a complicar el maquillaje: Goldman Sachs estableció un contrato con Grecia mediante el cual disimuló el arreglo bajo la forma de lo que se conoce como un SWAP, un contrato de cambio para los flujos financieros que viene a equivaler a una suerte de crédito. Ese esquema fraudulento llevó a que, a raíz de los llamados “productos derivados” implicados en la operación, en apenas cuatro años la deuda que Grecia contrajo con Goldman Sachs pasara de 2,8 mil millones de euros a 5,1 mil millones.Dos periodistas de la agencia Bloomberg, Nick Dunbar y Elisa Martinuzzi, llevaron a cabo una paciente investigación al cabo de la cual pusieron al desnudo este oscuro mecanismo. Según explicó a los periodistas el jefe de la oficina de gestión de la deuda griega entre 1999 y 2004, Christoforos Sardelis, en ese momento la arquitectura de la propuesta de Goldman Sachs se le escapó de las manos. Luego, dice Sardelis, los atentados del 11 de septiembre y una mala decisión de los bancos sembraron la semilla del desastre actual. La conclusión de la investigación es contundente: Grecia y Goldman Sachs hipotecaron el porvenir del pueblo griego y pusieron una bomba de tiempo que, 10 años más tarde, explotaría en las manos de la sociedad.

En materia de grandes estafas organizadas por los bancos de inversión la impunidad es la regla. Nadie fue ni será condenado. Christoforos Sardelis afirmó que “el acuerdo con Goldman Sachs es una historia muy sexy entre dos pecadores”. Goldman Sachs sacó jugosos beneficios de esa truculenta organización. Sin embargo, el banco de negocios norteamericano afirma en su defensa que nada hizo de ilegal, que todo lo realizado respetaba al pie de la letra las directivas de Eurostat, el organismo europeo de estadísticas. Eurostat alega que recién tomó conciencia en 2010 de los niveles de endeudamiento griego. La defensa parece pobre porque las primeras denuncias sobre el maquillaje de las cuentas griegas y el papel que en él jugo Goldman Sachs datan de 2003. En un informe de 2004, Eurostat escribió: “falsificación generalizada de los datos sobre el déficit y la deuda por parte de las autoridades griegas”.

Gracias a la complicidad del organismo financiero norteamericano y de varias instancias y personalidades europeas, Grecia pudo disimular durante varios años el “paquete” escondido de su deuda. En 2010, Jean Claude Trichet, entonces presidente del Banco Central Europeo (BCE), se negó a entregar los documentos requeridos para conocer la amplitud de la verdad. Ocurre que en el medio de esta gran mentira hay un personaje que hoy es central: se trata de Mario Draghi, el actual presidente del Banco Central Europeo y gran partidario de terminar de una buena vez por todas con el modelo social europeo. Draghi es un hombre de Goldman Sachs. Entre 2002 y 2005 fue vicepresidente de Goldman Sachs para Europa y, por consiguiente, estaba al corriente de la falsificación de los datos sobre las finanzas públicas de Grecia. Fue su mismo banco quien estructuró la falsificación. El liberalismo premia muy bien a sus soldados. Durante dos años, el Banco Central Europeo y los lobbies políticos usaron cuanto truco fuera posible para proteger a Draghi y no permitir que se llevaran a cabo auditorías en torno de las irregularidades cometidas en Grecia. Las comisiones del Parlamento europeo designadas para investigar esta megaestafa chocaron sistemáticamente contra las redes que protegían el secreto.

El desenlace final de esta complicidad entre las oligarquías financieras es conocido por todos: casi un continente sumido en la crisis de la deuda, un país, Grecia, expoliado y de rodillas, recesión, despidos masivos, pérdida de poder adquisitivo para los trabajadores, reestructuraciones, sacrificios de los beneficios sociales, planes de ajuste y miseria. Mientras tanto, los 600 millones que Goldman Sachs ganó con esta estafa han seguido fructificándose en la apuesta suicida que el capital hace en beneficio propio contra la humanidad.

(Fonte: http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-189486-2012-03-13.html)

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