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Marco Biagi e i risultati

di Tonino D’Orazio
Mia nonna, allora novantenne, ricordando la sua gioventù sotto il fascismo, riteneva Mussolini un grande uomo per l’Italia. Alla mia “provocazione” sulla sua responsabilità per la morte, in una stupida guerra, di migliaia di uomini e di giovani, tra cui un fratello, mi rispondeva che non era colpa sua ma di quelli che gli stavano intorno. Mi è tornato in mente proprio nel decennale della morte di Marco Biagi.  Basta sentire la litania a vuoto di tante parole di apprezzamento. In realtà, per salvarlo, basta dire che è stato strumentalizzato, che ha creduto all’idea che un uomo solo potesse riformare il mercato del lavoro, così come sembra credere la “badessa” (parola di Di Pietro) Fornero, e che sarebbe riuscito a portare qualcosa di buono anche ai lavoratori.

Non è successo. Il suo lavoro rimane purtroppo la messa in pratica della peggiore precarizzazione del mondo del lavoro di un grande paese occidentale. Una macelleria sociale che ha portato il nostro paese all’abbassamento complessivo della qualità del lavoro per la nostra competitività proprio in un momento di maggiore crisi produttiva mondiale. Questa competitività si è fatta sulla precarietà totale delle nuove generazioni, ritorcendosi quindi sulla qualità e l’innovazione del nostro sistema produttivo.

Ormai non c’è più certezza di nulla. Basta sentire Vannino Chiti (PCI-PDS-DS-PD). “Il professore lavorò a lungo alla riforma del diritto del lavoro, ma purtroppo solo una parte dell’impianto che lui aveva in mente venne trasformato in legge: non è mai stata attuata la riforma degli ammortizzatori sociali che estenda a tutti i lavoratori le tutele, né è stato messo in campo un sistema di formazione permanente”. Ma va?

Non gliel’hanno fatto fare i cattivi intorno a lui. Ma vale, come sempre, per il futuro.

Continua Chiti: “Si tratta di due elementi indispensabili per assicurare che la flessibilità non si riveli, di fatto, una inaccettabile precarietà che colpisce i diritti dei lavoratori, offende la loro dignità e riduce il potere d’acquisto. Oggi – conclude – abbiamo la possibilità di portare a termine questo lavoro.”

Ma in questi ultimi dieci anni di massacro dov’era Chiti? Anzi dov’erano?

Non ci si può nascondere dietro un dito e fare finta di non aver partecipato in prima persona, governando questo paese, e aver accettato passivamente i diktact di Confindustria. Si inizia sempre con la prima fase, anche quella del disastro odierno che fa scorrere fiumi di lacrime da coccodrillo sulla situazione dei giovani, la seconda fase è sempre per il futuro remoto. Lo specchietto per le allodole.

Intanto diventa utile la morte di Biagi per fare finta che l’illustre sconosciuta Fornero, espressione della peggiore destra antisociale europea, possa portare avanti il suo pensiero negli aspetti successivi (che non verranno), in qualche modo favorevoli ai lavoratori. Ma di questi tempi c’è ancora chi fa finta di crederci. In nome suo, di Marco Biagi, sono già state fatte parecchie porcherie.

Intanto con la riforma pensionistica hanno massacrato i padri e i figli del mondo del lavoro. La riforma è già stata fatta. Si tratta di finire l’opera delle disperazioni sociali e diventare così il paese capitalista al mondo più vicino alla totale deregulamentation sociale, cioè più nulla. Ognuno si salvi come può, all’americana.

Dice Schifani (lo so cosa pensate di lui!) di Biagi: “Ancora oggi il suo contributo alle riforme del mondo del lavoro rimane fondamentale per il nostro sistema produttivo”.  Visto che risultati grandiosi ?

Va bene, direte voi, ma è Schifani!

No, no. Sono tutti gli altri, di tutti i partiti, a lodare oggi Biagi e i risultati. In verità forse nessuno osa nemmeno una specie di autocritica, non fosse per riportare le questioni alla realtà dei fatti e della vita delle persone, di milioni di famiglie.

Pensare che attribuiscono le responsabilità ai sindacati, cioè a quelli che, non avendo più una rappresentanza parlamentare, sono costretti a “subire” le leggi più infami della storia del lavoro, se si eccettuano, ma non troppo, quelle fasciste, o di inizio del secolo XX°.

Pesante? Se guardate bene vedrete, punto per punto, (condizioni, orari, donne, ricatti, salari, giovani, ultracinquantenni), a che epoca siamo tornati, con una variante profonda, che non serve più la forza per affossare i diritti, basta la psicologia, la lobotizzazione mediatica e quindi addirittura “il consenso”.

Trovo quasi ripugnante, visti i risultati sulla mia classe sociale, ma che è quella di almeno tre quarti della popolazione italiana, una certa anonima Cancellieri che cita Biagi come “un uomo capace di guardare al di là degli steccati ideologici, e di comprendere quello che la società voleva, con un grande senso del rispetto dei diritti dei cittadini”.  Sarà anche per una mia ideologica miopia ma non riesco a vedere i grandi benefici apportati a questa “nostra” società. Ovviamente i vantaggi sono per la “loro”.

Certamente dobbiamo compattarci tutti, democraticamente, contro la violenza e l’uccisione di un uomo, anche se continuo a non condividere assolutamente il suo pensiero e la messa in pratica delle sue teorie; gli altri paesi europei non ne hanno avuto bisogno, soprattutto dopo aver costatato i risultati che ci hanno portato ad essere uno degli ultimi paesi dell’area occidentale.

Senza aggiungere delle Brigate Rosse e dei nostri “servizi segreti deviati” che ho trovato troppo spesso insieme in una fangosa area di collusione. Sta tutto nella vita e nelle dichiarazioni di Cossiga e dei suoi esplicitati metodi machiavellici.

Chissà se è un’altra storia o la stessa.

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