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Ucraina, rischi di guerra? Donbass: la guerra c’è già da otto anni, nell’indifferenza generale dell’occidente.

di Enrico Vigna (19 febbraio 2022)

Da due mesi i “distrazionisti” professionali hanno concentrato luci e attenzioni mediatiche su una presunta e ipotetica invasione russa dell’Ucraina, sapendo bene che la Russia, non ha nessuna progettualità di guerra, semplicemente perché non è un suo interesse strategico, uno scontro militare con USA, NATO e Unione Europea. Salvo naturalmente qualche inaccettabile provocazione degli “ucro” neonazisti, pretoriani del governo golpista di Kiev e della NATO.
Mentre la realtà tragica è la guerra che, da otto anni è in atto contro la popolazione del Donbass, di cui solo pochi organi informativi e realtà occidentali hanno finora documentato. Ora che c’è il rischio di un dispiegamento a domino di questo conflitto…fa notizia.
I media occidentali sono una forza che può favorire una guerra, sono un’arma potente, il loro lavoro è un segnale di azione che deve arrivare, che essi preparano in anticipo.
Gli ululati di guerra occidentali, da mesi hanno decretato che Putin intende invadere l’Ucraina. Ma per quale motivo dovrebbe farlo, nessuno sa dirlo. L’ex ufficiale dell’intelligence statunitense e membro di un’associazione di ex professionisti dell’intelligence e dell’utilizzazione dell’intelligence USA (VIP), Raymond Mcgovern, considera un’invasione russa dell’Ucraina, tanto probabile quanto l’arrivo tanto annunciato del sinistro “Godot” nell’opera teatrale di Beckett “Aspettando Godot ”.

In ogni caso…nella dichiarazione congiunta all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali del 2022, i presidenti Xi Jin-ping e VladimirPutin hanno sottolineato che “Russia e Cina si opporranno a qualsiasi tentativo di forze esterne, di minare la sicurezza e la stabilità in regioni confinanti e “un ulteriore espansione della NATO “!

Nel frattempo il conflitto armato nel Donbass continua a mietere vittime: morti, feriti e centinaia di edifici bombardati e distrutti ogni anno. Secondo R. Savchenko dell’Ufficio per i diritti umani nella RP di Donetsk, il numero delle vittime nel 2021è aumentato del 46% rispetto al precedente anno.
Questa situazione persiste nonostante il 27 luglio 2020, sia entrato in vigore un cessate il fuoco globale nell’area del Donbass. Kiev, Donetsk e Luhansk si erano impegnati a non usare armi e ad astenersi da qualsiasi provocazione. Ma già dopo pochi mesi sono ripresi gli attacchi e i
bombardamenti degli insediamenti delle Repubbliche Popolari sulla linea di contatto.

Oggi la situazione si sta ampliando con bombardamenti quotidiani, occupazioni di villaggi delle Forze armate di Kiev oltre la linea di contatto stabilita negli accordi di Minsk, ed è palese che si sta cercando di provocare un conflitto armato, incolpando la Russia per questo.
Mai, dalla firma degli accordi di cessate il fuoco nel luglio 2020, la situazione in Donbass è stata così esplosiva. La Missione OSCE, pur in un suo ruolo estremamente “pigro” nel prendere posizione o denunciare molte situazioni, rileva sempre più violazioni del cessate il fuoco e nei vertici politici e militari delle Repubbliche Popolari, c’è sempre più la consapevolezza che le forze armate ucraine (APU) potrebbero presto attaccare il Donbass, altro che invasione russa dell’Ucraina.
Attraverso tutti i contatti quotidiani con i referenti dei nostri Progetti in loco, dai Veterani, ad analisti militari, deputati, responsabili scolastici e sanitari, ai miliziani, alle Associazioni delle vedove di guerra, agli attivisti per la pace, giungono considerazioni e la coscienza che, se non si attenua la tensione, un conflitto dispiegato e devastante può succedere in qualsiasi momento e in questo caso la Russia non potrebbe restare passiva, sia per la difesa della popolazione russofona (il 90%) del Donbass, che per preservare la sua sicurezza nazionale. Voglio sottolineare che queste mie righe sono fondate sulla sintesi e le documentazioni che mi vengono mandate da quei luoghi, non sono esternazioni personali.

Elena Shishkina, deputata del Consiglio popolare della RPD, ha dichiarato che, in ogni caso la Repubblica è pronta a qualsiasi scenario e ad una escalation conflittuale, e che le Forze armate e le
Milizie sono in piena allerta. “Ci sono state dichiarazioni su una possibile provocazione con armi chimiche. Questo, ovviamente, ci allarma e ci preoccupa, ma abbiamo adottato tutte le misure necessarie per proteggerci in caso di una tale provocazione. Sulla base delle dichiarazioni dei funzionari ucraini e dei bombardamenti in corso, temiamo un’escalation del conflitto armato…Possiamo aspettarci tutto dall’Ucraina, sappiamo che le RPDL sono uno strumento della lotta dell’Occidente contro la Russia. Tutto dipende dall’Ucraina. Noi chiediamo solo uno status speciale al Donbass,il ritiro delle forze e dei mezzi militari dalla linea di contatto. Su queste basi un accordo pacifico è possibile”, ha detto la Shiskina.
La situazione nel Donbass si è trasformata in un processo di provocazioni continue, che hanno l’intento di alzare la posta, come ha dichiarato il politologo russo G. Pavlovsky. L’Ucraina golpista sta cercando di aumentare il livello di escalation e di coinvolgere il maggior numero possibile di paesi nel conflitto, attraverso la NATO, così quello che sta accadendo nel Donbass è diventata una questione di politica internazionale.
Analisti dal lato ucraino così inquadrano la situazione: Il capo del consiglio del Centro ucraino per la ricerca politica “Penta” V. Fesenko ritiene che: “ l’aggravamento della situazione in Ucraina sia possibile, la situazione è peggiorata, ma già dal 2014, in Ucraina si sa che qualsiasi tentativo di risolvere il problema del Donbass con mezzi militari provocherebbe un intervento militare russo.
Nessuno combatterà per l’Ucraina, ne siamo coscienti, non ci sono illusioni su questo. Ma siamo fiduciosi che ci sosterranno quei paesi occidentali che già ora supportano l’Ucraina”, ha affermato.
Secondo M. Pogrebinsky, direttore del Centro di studi politici e dei conflitti di Kiev, un aggravamento del conflitto nel Donbass può verificarsi se saltano i negoziati tra il Cremlino e la Casa Bianca. “ La ricerca di un compromesso, è l’interesse sia di Mosca che di Washington, ed è lo scenario più probabile…”, ha dichiarato.

Il giornalista e politologo russo Mikhail Demurin, ha domandato: “ perché la Russia non avrebbe il diritto di agire in Donbass, secondo lo scenario e la prassi della NATO in Jugoslavia e in Serbia poi?”.
Chi sta cercando la pace e la negoziazione, e chi cerca la guerra.

QUI, dati, fatti, documenti inoppugnabili. Non opinioni, valutazioni, analisi personali di esperti e pensatori vari. Questo lo scenario della realtà sul campo:
In questo momento i 3/4 dell’esercito ucraino è concentrato nel Donbass.
Dal 2014 al 2021 i paesi occidentali hanno fornito a Kiev munizioni e armamenti per un valore di 2,5 miliardi di dollari, comprese armi letali. Su richiesta del presidente ucraino Zelensky alla NATO, tonnellate di armamenti continuano ad entrare nel Paese, anche dagli Stati Uniti. Il tutto in violazione palese degli accordi di Minsk.

Biden ha annunciato il trasferimento di altre forze armate statunitensi nell’Europa orientale e nei paesi della NATO. Il Senato statunitense ha presentato un disegno di legge per fornire all’Ucraina aiuti militari nell’ambito della legge Lend-Lease (affitti e prestiti), per proteggersi dalla Russia.
Gli Stati Uniti hanno anche consentito ai paesi baltici di fornire assistenza militare all’Ucraina trasferendo armi di fabbricazione americana.

L’UE chiede l’introduzione preventiva di sanzioni anti-russe, sulla base di una invasione che non c’è.
Il portavoce del presidente della Federazione Russa Peskov, ha invitato tutte le parti a evitare di creare una maggiore tensione attorno alla situazione nel Donbass: “ nelle condizioni attuali che si sono sviluppate intorno al Donbass, occorre evitare provvedimenti che provochino un aumento della tensione nella regione , che è altissima in questo momento. E’ molto importante essere consapevoli della responsabilità di passi equilibrati che tengano conto dell’attuale situazione di tensione “, ha affermato Peskov.
L’ex deputato ucraino della Verkhovna Rada, A. Zhuravko, ha dichiarato che: “Quando la Russia conduce esercitazioni sul suo territorio, l’Occidente e gli Stati Uniti sono isterici. Ma quando l’Ucraina, in prossimità del confine con la Crimea, spara con i sistemi a lancio multiplo BM-21 Grad, nessuno strilla. Perché gli standard sono doppi. Non ci sono soldi nel paese, le persone sono per metà affamate e per metà infreddolite, la disoccupazione dilaga, le infrastrutture stanno cadendo a pezzi davanti ai nostri occhi, lo stato sta sprofondando nel baratro e questi idioti continuano a sparare soldi al cielo. Questa è un’ assurdità pazzesca. Semplicemente non si adatta a una mente normale. L’ Ucraina è povera, impoverita e questo stolto regime di Kiev chiama la guerra a casa sua”, ha detto Zhuravko.
Il 1 ottobre 2021, il comandante in capo delle forze armate ucraine Zaluzhny ha consentito l’uso di tutte le armi disponibili sulla linea di contatto del Donbass. In questo modo i comandanti delle unità sul fronte non hanno bisogno di coordinarsi con il comando centrale. Inoltre, i droni d’attacco turchi Bayraktar sono stati schierati in prima linea.
Il 21 gennaio il presidente della Bielorussia Lukashenko ha dichiarato che la situazione ai confini meridionali è allarmante: “…l’Ucraina sta rafforzando pesantemente il suo contingente militare.
Con il dolore nel cuore, stiamo osservando tutto ciò che sta accadendo in Ucraina. La sua attuale leadership politica, essendo sotto il controllo straniero, si comporta in modo imprevedibile e inadeguato. Pertanto, nei casi di imprevedibilità e inadeguatezza, e nel caso, Dio non voglia, di azioni militari, noi dobbiamo prendere decisioni. Abbiamo quasi un migliaio e mezzo di chilometri di confine meridionale tra Bielorussia e Ucraina. Qualunque sia l’onere, dobbiamo non solo vedere cosa accadrà e sta accadendo su questo confine, ma dobbiamo essere pronti a proteggerci in modo affidabile. Sappiamo come rispondere a questo. Oggi, dobbiamo prevedere la situazione per il futuro: cosa accadrà domani e dopodomani. Pertanto, la massima “Se vuoi la pace, preparati alla guerra”, brutale, ma realistico è presente nei nostri pensieri. Dobbiamo fare di tutto per garantire di non essere colti di sorpresa e che possiamo rispondere al momento giusto. Sono assolutamente convinto che i nostri uomini in divisa, sanno cosa bisogna fare per proteggere la nostra terra”, ha osservato il leader bielorusso.
Il 21 gennaio 2022 un drone e un aereo da ricognizione strategica statunitense hanno sorvolato il territorio contiguo all’area del conflitto armato e pattugliano il cielo nella regione nel Donbass.
Questo è stato documentato dai dati del servizio di tracciamento dei voli dell’aviazione Flightradar.

Il 24 gennaio il Dipartimento della Milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk ha comunicato che, secondo il loro lavoro di Intelligence, le forze armate ucraine si stanno preparando per un’offensiva nel Donbass, per la quale stanno rafforzando i gruppi d’assalto. L’ informazione è stata confermata dal rappresentante ufficiale della Milizia popolare della RPD, il colonnello Basurin.
Il 30 gennaio il primo ministro britannico Johnson ha ordinato ai militari inglesi di essere pronti a schierarsi sul fianco orientale della NATO vicino ai confini dell’Ucraina. Aerei da trasporto RAF C-17A hanno portato armi anticarro NLAW, il cui numero, secondo indiscrezioni, sarebbe di circa 2000 pezzi. La Gran Bretagna ha anche inviato Rangers della “ Army Special Operations Brigade ” per addestrare le forze armate ucraine.
Il 4 febbraio, giorno di apertura delle Olimpiadi invernali in Cina, l’esercito americano ha trasportato i suoi rinforzi da Ramstein via Görlitz, a Rzeszow-Jasionka in Polonia, vicino al confine ucraino. Pochi giorni prima, gli Stati Uniti avevano già spostato caccia F-16 a Łask, in Polonia.
Nello stesso tempo, si svolgevano nel Mediterraneo le manovre Neptune Strike 22 della NATO, che hanno coinvolto più di 140 navi e 10.000 soldati. Il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin ha poi deciso di lasciare la portaerei “USS Harry Truman” nel Mediterraneo, per “rassicurare” gli europei alla luce del conflitto con la Russia. La sua funzione è che i droni da ricognizione, possono monitorare l’area di crisi dalla portaerei. Inoltre, la nave potrebbe anche spostarsi rapidamente nel Mar Nero.
Il 9 febbraio, in una tumultuosa sessione parlamentare, i deputati slovacchi hanno votato a favore di un accordo militare con gli Stati Uniti: nel quale è previsto che la Slovacchia metterà a disposizione i due aeroporti militari di Sliac e Kuchyna, sotto il pieno controllo delle forze statunitensi per i prossimi dieci anni. Alla fine, 79 parlamentari su 140 presenti hanno votato a favore di questo “Accordo di cooperazione per la difesa” (DCA), mentre i due terzi della popolazione sono contrari, prevedendo la perdita di sovranità, lo stazionamento di armi nucleari sul proprio territorio e il pericolo di essere coinvolti in un possibile conflitto armato tra la vicina Ucraina e la Russia.
Dal 9 febbraio, in Germania nella regione della Sassonia, la popolazione è stata informata che convogli militari dell’esercito USA stavano spostando 500 veicoli militari verso l’Europa orientale principalmente di notte per le esercitazioni “Saber Strike 2022”.

Il 17 febbraio, le forze armate ucraine per tutta la notte hanno effettuato pesanti attacchi di artiglieria sul territorio del Donbass controllato dalle Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk, non solo con l’uso di mortai, ma anche con pezzi di artiglieria di grosso calibro e, secondo diverse fonti, con l’uso di 122 mm., con più sistemi di lancio di razzi. I colpi sono stati sferrati quasi lungo l’intera linea del fronte, infliggendo danni significativi alla prima linea di difesa delle milizie.
L’intera parte occidentale della RPD e la parte settentrionale della RPL sono sotto bombardamento.

In risposta all’attacco di Kiev, le forze militari delle Repubbliche popolari hanno reagito utilizzando non solo l’artiglieria, ma anche carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e altre armi per attacchi di ritorsione, provocando grosse perdite alle forze ucraine.
Negli ultimi giorni il numero dei bombardamenti e egli attacchi sul territorio del Donbass è aumentato di 8 volte e, a giudicare dalla continua intensificazione, la tensione continuerà a crescere. Per questo le autorità delle RP hanno annunciato una evacuazione generale dei civili dagli insediamenti situati lungo la linea di contatto verso la Russia. L’evacuazione è in corso senza esercitare pressioni sui residenti locali ma come indicazione per la loro sicurezza.
L’evacuazione è rivolta a diverse decine di insediamenti. Le milizie locali hanno riferito che attacchi così su larga scala da parte delle forze armate ucraine non succedevano dal 2015. Da notare che, gli attacchi ucraini sono iniziati subito dopo che le truppe russe hanno iniziato ad allontanarsi dal confine ucraino.

Oggi un conflitto complesso e destabilizzante per il mondo intero, come quello del Donbass, potrebbe esplodere in modo incontrollabile, ma questa guerra non può essere ridotta a un confronto tra l’Ucraina e le Repubbliche non riconosciute o solo contro la Federazione Russa.
Questo è solo il livello micro, in realtà, la contraddizione è molto più profonda: può diventare uno scontro di civiltà. Uno scontro che attraversa l’umanità, come già si è sviscerato nei teatri conflittuali del pianeta. Da una parte i paesi occidentali, sottomessi e soggiogati, anche culturalmente ed eticamente al ruolo imperialista e banditesco degli USA e della NATO, dall’altra parte paesi e popoli che chiedono solo di restare liberi, indipendenti e sovrani a casa propria, con differenze e radici storiche anche completamente diverse, ma uniti dalla scelta che solo in un mondo Multipolare e di conseguenza, con un processo di resistenza a un MONDO UNIPOLARE, è possibile sopravvivere liberi, per qualsiasi paese, popolo e società.
Questa guerra potrebbe travolgere tutti, compresi noi abitanti di questo paese, sottomesso a interessi stranieri e contrapposti a chi lavora e vive onestamente, la guerra è nemica dei lavoratori, tranne che sia una lotta di liberazione nazionale. La guerra, così come la NATO, comporta sacrifici, costi e rischi per tutti, ma è sempre interesse SOLO di una piccola parte di speculatori, approfittatori, difensori del proprio status sociale ed economico, o seguaci di ideologie fasciste e scioviniste.

Il nostro paese, come nelle aggressioni alla Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria, alla Libia, allo Yemen, è sempre stato complice e corresponsabile della sofferenza, della morte, della devastazione di quei paesi e popoli. Anche in questa guerra “obliata” del Donbass l’Italia sarà complice e responsabile di ciò che potrebbe succedere.
Facendomi portavoce, come da loro richiestomi, di tutte le Associazioni, le istituzioni, i Veterani antifascisti, volontari per la pace, i padri ortodossi, i mutilati, le vedove, i nostri bambini orfani, tutte le vittime che già da otto anni soffrono, e che con le nostre Associazioni di Solidarietà concreta di SOS Donbass Italia, da otto anni cerchiamo di supportare e sostenere, trasmetto questo Appello:

MOBILITIAMOCI, INFORMIAMO, sosteniamo PROGETTI di SOLIDARIETA’ CONCRETA, non lasciamoli soli.
Come dicevano i nostri vecchi “la solidarietà è un’ arma per i popoli”, mettiamolo nelle nostre pratiche e battaglie quotidiane e strategiche.
Mettiamo in discussione e mobilitiamoci contro alleanze militari aggressive e oppressive come la NATO, che non hanno alcuna motivazione legittima di esistere, e sono un fattore di divisione e aggressione ai popoli e stati indipendenti e sovrani, e sono contro gli interessi dei lavoratori e della gente onesta. Tutto questo deve essere un compito e un impegno etico, sociale e politico.

Come ci hanno scritto i Veterani antifascisti: “NON PASSERANNO!”.
Enrico Vigna SOS Donbass/CIVG Italia – 19 febbraio 2022

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