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La brutalità dell’aggressione turca nei confronti del popolo curdo del Rojava e l’ipocrisia delle potenze occidentali

di Giuseppe Riccobono

Desta grande sconcerto quanto sta accadendo alle porte di casa nostra, oggi alle soglie del baratro ambientale che dovrebbe vedere tutti i popoli del mondo impegnati in una fraterna e solidale collaborazione, un paese potente, fortemente militarizzato e autoritario aggredisce con metodi di sterminio un popolo che ha fatto della lotta all’intolleranza e alla violenza cieca dell’estremismo religioso e nazionalistico il carattere stesso della sua coesione. E più grande sgomento ancora suscita l’indifferenza se non il consenso appena dissimulato da dichiarazioni di moderazione, e per questo ancora più ipocrita e spregevole, delle grandi potenze occidentali che vantano il ruolo di guida della civiltà e del progresso.

La Turchia, con un tempismo perfetto, un diabolico tempismo, approfittando ancora una volta del ruolo strategico che la cinica geopolitica occidentale le ha assegnato nei vecchi e nuovi scenari post-bipolarismo  dello scacchiere mediorientale, va all’incasso dei “meriti” e della rendita di posizione acquisita, nel sostanziale tacito assenso di tutti i più grandi e influenti paesi della Terra e delle grandi organizzazioni internazionali, ha intrapreso una nuova operazione di aggressione nei confronti del popolo curdo del Rojava, il popolo che più di tutti ha costituito, col sacrificio di migliaia di donne e uomini, per la sua stessa sopravvivenza ma anche per la sicurezza di ogni popolo, l’argine determinante all’espansione sanguinaria del Daesh che ha devastato intere regioni mediorientali e tante stragi e lutti ha portato fin nel cuore dell’Occidente.

Gli aggressori turchi, con feroce ironia, a cui purtroppo ormai da tempo ci hanno abituato le moderne guerre intelligenti che sempre più vittime mietono fra la popolazione civile, hanno chiamato la loro operazione militare “Fonte di pace”, una pace che gronda del sangue di un popolo innocente e di popolazioni inermi.

Nelle categorie della politica internazionale e della geopolitica il valore morale del tradimento tende ad essere sfumato in ragioni di opportunità, di complesse relazioni diplomatiche ed economiche, in motivazioni di difesa di più grandi interessi collettivi attuali e futuri, ma non c’è in questo caso nessuna possibile e sostenibile motivazione che possa in qualche modo, alla luce anche di perverse ragioni di realpolitik, giustificare l’atteggiamento che le grandi potenze stanno coralmente manifestando: quello a cui stiamo assistendo è uno dei più grandi tradimenti della storia destinato ad incidere sul futuro di tutti noi e sul futuro dell’umanità tutta.

L’attacco della Turchia nel nord della Siria nei territori del Rojva, popolati dai curdi e da altre etnie di diversa estrazione culturale e religiosa con un sistema (quello del Confederalismo deemocratico) di organizzazione sociale e politica che oggi rappresenta a livello mondiale uno fra i più avanzati modelli di integrazione culturale e religiosa, di parità di genere, di ambientalismo, appare sempre di più come il tragico epilogo di un deliberato atto di aggressione, concordato con il consenso di molti attori, di molte parti in tragedia. Gli Stati Uniti, col ritiro delle loro truppe dal confine turco-siriano e dalle aree pianificate dall’attacco, risultano, al di là dei proclami di Trump, conniventi con l’attacco militare turco. La Nato di rincalzo ha subito assunto una posizione di consenso dando il via libera all’aggressione turca e tramite il suo segretario generale Stontelberg ha dichiarato di sperare che “qualsiasi iniziativa intrapresa dalla Turchia sia proporzionata e misurata”, un messaggio chiaro di via libera all’alleato turco e che certo suona un’offesa all’intelligenza di tutti noi.

L’afasia dei paesi europei e dell’Unione Europea, se si escludono alcune sparse dichiarazioni di principio subito messe in riga dal ricatto turco di aprire i cancelli dei campi che detengono, per mandato e sovvenzione europea, 3,5 milioni di profughi siriani, rivelano la mancanza di volontà degli stessi di prendere più incisive e immediate misure di deterrenza come embarghi commerciali ed economici, interruzione di relazioni diplomatiche, interruzione dei lucrosi affari derivanti dalla vendita di armi alla Turchia, pressioni sugli attori militari già in campo, in primis Stati Uniti e Russia perché intervengano subito per arrestare l’irreparabile.

La stessa Russia e l’Iran con blande dichiarazioni dal loro canto mostrano una sostanziale accettazione dell’azione militare turca che si mostra sempre più come spartizione di un bottino di guerra già segretamente concessole e concordato con tutti gli altri attori del conflitto siriano, a seguito dell’accordo tripartito di Astana.

Insomma il popolo curdo della Siria del nord, che ha lealmente combattuto contro il dilagare della ferocia jihadista a partire dall’eroica resistenza di Kobane, oggi è la vittima sacrificale di oscure trame e accordi tra le potenze che l’hanno sostenuto e sfruttato finché era loro utile, ma che adesso si voltano dall’altra parte lavandosene le mani.

Proprio per questo riteniamo che sia oggi irrinunciabile manifestare in ogni forma, con tutte le nostre forze e in ogni occasione la nostra più ferma opposizione al perdurare di questo crimine contro l’umanità, affinché nessuno possa dire di stare agendo in nome e per conto nostro.

Facciamo appello alle istituzioni italiane di intervenire in modo determinato ed energico con tutti i mezzi e in tutte le sedi diplomatiche, politiche ed internazionali affinché si agisca in fretta e con adeguati mezzi di pressione per evitare una catastrofe umanitaria che non potrebbe che ricaderci addosso.

Pace e libertà, giustizia sociale e ecologismo, parità di genere e rispetto dei popoli, questi sono i connotati del Confederalismo democratico del Rojava, per questo il Giga esprime solidarietà incondizionata al popolo Curdo e sollecita l’intervento immediato di tutti i paesi, anche in sede Onu, per la cessazione dell’aggressione turca.

 

Giuseppe Riccobono  12 ottobre 2019

per il coordinamento del GIGA – Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

 

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