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Sulle Foibe (1): Lettera di Stojan Spetic al Presidente della Repubblica Mattarella

Egregio Signor Presidente
della Repubblica italiana
on. Sergio Mattarella
Quirinale
Roma

Passata la “giornata dell’odio” di orwelliana memoria verrebbe la voglia di chiudersi in casa e lasciar decantare i rancori e la rabbia per le strumentalizzazioni e le falsità dichiarate in quest’occasione.
Il 6 agosto del lontano 1989 accompagnai il giovane Gianni Cuperlo, segretario della FGCI, in un suo pellegrinaggio pacifista e contro la violenza delle guerre partito dall’isola quarnerina di Arbe, dove in un campo di concentramento italiano morirono a migliaia, anche neonati, per poi continuare al Pozzo della miniera di Basovizza, cenotafio in ricordo delle foibe, e finire nella Risiera di san Saba, unico campo di sterminio con forno crematorio in territorio italiano, ancorché ceduto dai fascisti al III Reich di Hitler. In quell’occasione venne ribadito il no alla violenza cieca che a volte colpì anche qualche innocente.

Ci furono polemiche ed iniziative discutibili. Ne seguì, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, la costituzione della commissione mista italo-slovena che preparò un rapporto storico sulle vicende del confine orientale ma che l’Italia inaspettatamente non volle pubblicare. Era nel frattempo iniziato il periodo del revisionismo storico e della parziale riabilitazione dei “ragazzi di Salò”.
Poi si istituì per legge la Giornata del Ricordo, sostanziale contrappeso alla Giornata della Memoria, ridotta a semplice occasione per qualche sbrigativa cerimonia. Ormai da quindici anni subiamo ripetuti tentativi di fomentare l’odio contro i popoli vicini con accuse di “pulizia etnica” ed uccisioni di massa di persone “colpevoli soltanto di essere italiani”.
A questo coro Lei ha aggiunto la sua autorevole voce. Ma è proprio così? Il fascismo non c’entra? Era solo odio etnico? Mi permetta di segnalarle alcuni fatti incontrovertibili.

L’Italia fascista ha aggredito la Jugoslavia annettendosi la provincia di Lubiana, trasformata in una prigione a cielo aperto circondata da filo spinato. Nelle sue fosse ardeatine (Gramozna jama) l’esercito italiano fucilò in un solo mese più di cento ostaggi. In tutta la Slovenia ci furono stragi e fucilazioni indiscriminate di civili. Si legga la testimonianza del curato militare Pietro Brugnoli “Santa messa per i miei fucilati”.

In Montenegro fu peggio. Ma li decine di migliaia di soldati italiani decisero dopo l’armistizio di unirsi ai partigiani di Tito formando la divisione Garibaldi. Alle migliaia di caduti garibaldini venne eretto un monumento al quale solo il presidente Sandro Pertini rese omaggio.
In Istria la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini il 26 luglio 1943 provocarono una sollevazione dei contadini oppressi e dei minatori di Arsia. Vi furono uccisioni indiscriminate di possidenti terrieri, funzionari dello Stato, gabellieri ed esponenti fascisti, anche qualche vendetta personale. Furono infoibate alcune centinaia di persone.

Intanto i gerarchi fascisti sfuggiti alla “jaquerie” chiamarono da Trieste le truppe naziste. Per paura dei possibili delatori le uccisioni aumentarono. Complessivamente furono 400-500 in totale gli uccisi riesumati.

Ma i partigiani nel frattempo avevano anche salvato molte vite italiane. Pochi ne parlano, ma i partigiani sloveni, croati ed italiani fermarono a Pisino un treno bestiame pieno di soldati italiani diretto nei lager in Germania. Furono liberati, circa 600, e vestiti dalla popolazione con abiti civili affinché potessero raggiungere le loro case. Lo stesso successe in tutta la penisola istriana.

Poi arrivarono i tedeschi chiamati dai fascisti locali. La “Prinz Eugen Division” bruciò una ventina di paesi ed uccise 2500 persone. Mio padre, partigiano in Istria, venne ferito e curato dalla famiglia di colui che poi divenne il primo ambasciatore croato a Roma.

Nel maggio del ’45 le truppe jugoslave della IV Armata dalmata e del IX Korpus locale aiutarono i battaglioni di Unità operaia, lavoratori armati delle principali fabbriche e dei cantieri, a liberare Trieste assieme agli alleati neozelandesi. In quell’occasione alcune migliaia di persone vennero fermate per accertamenti. Gli elenchi erano stati evidentemente preparati dalla Resistenza locale. La gran parte venne rilasciata, mentre alcune centinaia accusate di vari crimini vennero passate per le armi. Nelle foibe del Carso triestino vennero inumati anche moltissimi soldati tedeschi caduti nelle battaglie attorno la città e che in seguito furono recuperati e trasportati al cimitero militare di Costermanno.

Sia a Trieste che a Gorizia vi furono, nella resa dei conti, anche vittime innocenti tra cui persino aderenti ai CLN italiani. Così come vi furono uccisioni da parte di criminali comuni che si fecero passare per partigiani. Scoperti vennero poi giustiziati dagli stessi jugoslavi.
E’ vero. La fine della guerra in tutt’Europa vide momenti di atrocità e di vendetta, ma non si può parlare di pulizia etnica o di uccisi “soltanto perché italiani”.

E’ inutile parlare di pace ed Europa se poi la complessità storica viene ridotta a semplificazioni spesso funzionali alla progressiva riabilitazione del fascismo ed attraverso questa dei suoi nuovi fenomeni razzisti, nazionalisti e revanscisti.
Io condanno le violenze gratuite e lo spirito di vendetta che si cerca di rinnovare in questi momenti difficili in cui il continente europeo è attraversato da rigurgiti pericolosi quanto antistorici.

Mi permetta, Signor Presidente, di osservare che le sue parole non aiutano certamente la collaborazione tra i popoli del Nord Adriatico, ne la conciliazione che può rafforzarsi soltanto nel ricordo della comune lotta contro il nazifascismo e per la libertà. Vicino a Fiume operò un battaglione di partigiani italiani, croati e sloveni che significativamente si chiamava “Fratellanza”. Vicino c’è il paese di Lipa dove tedeschi e fascisti uccisero, come a Sant’Anna di Stazzema, tutti gli abitanti, circa trecento, bambini compresi.

Non le chiedo di recarsi a Lipa o alle fosse ardeatine di Lubiana, e nemmeno all’isola quarnerina di Arbe. Per capire meglio la storia del confine orientale basterebbe che Lei visitasse il cimitero di Gorizia, dove giace Lojze Bratuž, mite cattolico e musicista, che nel 1936 a Podgora diresse canti in lingua slovena durante la messa natalizia. Due giorni dopo i fascisti gli fecero bere olio di macchina mescolato con benzina e frammenti di vetro per cui morì dopo un’atroce agonia durata settimane. Lasciò due bambini e la moglie, nota poetessa, che durante la guerra venne sadicamente torturata dai poliziotti dell’ ispettorato speciale di PPSS diretto dal commissario Gaetano Collotti, giustiziato dai partigiani veneti e poi decorato dalla Repubblica Italiana con medaglia d’argento per i “meriti acquisiti nella difesa dell’italianità del confine orientale”. L’on. Corrado Belci cercò inutilmente di farla revocare. La decorazione è ancora valida come quella al carabiniere che a Trieste uccise una ragazza, la staffetta partigiana Alma Vivoda. In compenso nessun riconoscimento andò al maresciallo dei carabinieri del comune di Dolina, vicino a Trieste, che durante un rastrellamento tedesco si rifiutò di indicare le famiglie di sentimenti partigiani. Venne caricato per primo sul camion che lo portò in Germania, da dove non fece ritorno. Venne respinta persino la proposta di intitolargli la locale caserma dell’Arma…

Vede, Signor Presidente, la legge istitutiva del Giorno del Ricordo fissa la data del 10 febbraio che invece dovrebbe essere una festa per ricordare la firma del Trattato di pace a Parigi nel 1947 quando 21 paesi della vittoriosa alleanza antifascista riconobbero, grazie alla Resistenza che la riscattò, l’Italia come paese cobelligerante e quindi parte della comunità dei paesi democratici e civili, mentre la Germania e l’Austria vennero divise in zone di occupazione militare. L’Italia perse i territori conquistati nella Grande guerra. Nei due paesi rimasero minoranze slovena ed italiana.

L’esodo degli italiani dall’Istria venne regolato anch’esso dal Trattato di pace. Fu comunque una tragedia per molti, come lo fu per gli sloveni ed i croati che nel primo dopoguerra dovettero emigrare per salvarsi la vita dalla violenza iniziata già coll’incendio della Casa nazionale degli sloveni a Trieste nel luglio 1920 cui seguì una dura repressione fascista.

La pace ed il riconoscimento dei rispettivi confini col Trattato di Osimo del 1975 gettarono le basi per una convivenza pacifica e la collaborazione in tutti i settori dell’economia, della scienza e della cultura con prospettive di sviluppo inattese, che il rivangare dei sentimenti di revanscismo e di odio possono inficiare.

Spero di averla fatta riflettere.
Ossequi.

Stojan Spetič, già senatore del PCI

Discussione

22 pensieri su “Sulle Foibe (1): Lettera di Stojan Spetic al Presidente della Repubblica Mattarella

  1. Febbraio 2009 giorno del ricordo, aula magna dell’istituto Crispi di Palermo.
    I professori ci accompagnarono per seguire la proiezione di un film sulle foibe.
    Il film era presentato da uno studente di estrema destra e documentava la crudeltà dei fatti, ma invece d’essere un documentario storico strumentalizzava i fatti in chiave propagandistica pro fascismo: non a caso furono usate le stesse categorie giustamente criticate in questa lettera.
    Il film fu portato da un sostenitore di un’organizzazione di estrema destra, forse la stessa che dieci anni dopo contribuirà all’ingiusta sospensione di Rosa Dell’Aria, docente dell’istituto industriale Vittorio Emanuele, rea di non avere “censurato” l’accostamento fatto da suoi alunni tra decreto sicurezza voluto da Salvini e leggi razziali del ventennio fascista.
    Al termine del film qualche compagno chiese allo studente curatore dell’evento se potevamo andare a casa: lo squallido personaggio disse di sì!
    I nostri professori ci bloccarono in tempo e qualcuno, per fortuna, ridimensionó lo squallido personaggio dicendogli: “Non sapevamo che tu fossi il nuovo preside”.
    La meschinità di quella persona fu confermata dalle sue mancate scuse.

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    Pubblicato da Alberto Giambruno | 30/12/2019, 10:44
  2. Fa sempre bene conoscere queste storie.

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    Pubblicato da vincenzo d'acquaviva | 07/02/2020, 14:29
  3. La cessione dell’Istria alla Jugoslavia come riparazione di guerra è una ferita ancora aperta, in quanto l’Italia ha firmato l’Armistizio di Cassibile con gli inglesi e gli americani, e non con gli jugoslavi titini, che erano dei primi solo indiretti alleati.
    Il trattato di Osimo, ma la stessa accettazione delle condizioni imposte dal Trattato di Parigi, sono state necessitate dallo stato di difficoltà in cui si trovava il paese.
    E’ stata una grande gioia, nel 1991, vedere la Jugoslavia andare in pezzi e il sogno di Tito infrangersi per sempre.
    Foibe o non foibe, Tito non ha mai vinto l’Italia militarmente, eppure è quello che se ne è preso un pezzo con il Trattato di Parigi.
    Si è preso quell’Istria che l’Italia si era conquistata sconfiggendo l’Impero Austroungarico durante la prima guerra mondiale.
    Questa è la differenza.

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    Pubblicato da ex-OMSEP | 07/02/2020, 19:17
    • L’Italia non ha perso la seconda guerra mondiali, e l’Italia ha vinto (da sola?) la prima.
      Basta questo per capire la sua attendibilità

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      Pubblicato da Marco | 10/02/2020, 08:16
    • L’Italia non ha perso la II guerra mondiale, e invece ha sconfitto (da sola?) l’impero Austroungarico nella prima.
      Basta questo per inquadrare la sua attendibilità storica!

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      Pubblicato da Emm3 | 10/02/2020, 08:18
    • Vorrei ricordare che mentre i partigiani di Tito entrarono militarmente sia in Istria sia a Trieste, il Regno d´Italia si trovò a essere uno dei paesi vincitori della Prima Guerra con i soldati degli imperi centrali ancora ben all’ interno dei suoi confini. Un commento, quindi, senza senso. In seguito al Trattato di Pace l’Italia perse, insieme vari altri territori, anche Trieste che divenne così capitale del neo costituito Territorio Libero, riconosciuto dall’ ONU e anche dall’ Italia. I confini di cui si accenna nel Trattato di Osimo sono i confini fra Italia e Jugoslavia e non vanno a toccare i confini del Territorio Libero.

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      Pubblicato da Gianni Kriscak | 10/02/2020, 12:10
    • “E’ stata una grande gioia, nel 1991, vedere la Jugoslavia andare in pezzi e il sogno di Tito infrangersi per sempre”. Tu esulti per un bagno di sangue che ha spezzato migliaia di vite, ha martoriato la vita di milioni di persone e distrutto un paese unito e florido. Hai dato la dimostrazione di come un fascio-atlantico sia solo il gradino più basso della scala evolutiva, autentica feccia, purulenta e pericolosa.

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      Pubblicato da A.Pària | 28/06/2020, 08:30
    • La logica dei chiagnifoibe, strumentalizzano morti della propria nazionalità (o presunti tali), però quando crepano gli altri esultano, soprattutto se innocenti.Tutto sto odio rancoroso e diabolico perché? Perché il sacro suolo italico ha avuto un pezzetto di terra più o meno grande in meno! Che depravazione, totale.

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      Pubblicato da A.Pària | 28/06/2020, 08:38
  4. Spetič e’ un inguaribile romantico, ci prova sempre, purtroppo non serve a niente. Rassegnato (ormai da tempo) mi chiedo quando mai la Storia avrà’ il sopravvento sull’opportunismo (im)politico degli “studiosi” da raccatto, quando al fine si “scoprirà” che la guerra e’ incominciata molto prima dell’aprile del 1945, quando si avrà piena coscienza delle persecuzioni che il fascismo (dal suo avvento al potere) ha reiteratamente perpetrato con efferatezza nei confronti delle popolazioni slovene e croate che abitavano nei territori occupati dall’Italia dopo la prima guerra mondiale e durante la seconda

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    Pubblicato da Umberto Hvalic | 10/02/2020, 08:20
  5. Quante cazzate, ma del resto i comunisti sono buoni sono a mentire, e a censurare, infatti questo commento mica lo pubblicherai

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    Pubblicato da Alberto Dati | 10/02/2020, 10:00
    • vedo che hai risposto con argomentazioni storiche precise alla ricostruzione di Stojan. Mi compiaccio del tuo approfondimento e della tua capacità di rispondere con i fatti sia ll’impianto complessivo storico-culturale che sui singoli episodi. Mi compiaccio

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      Pubblicato da Maurizio | 11/02/2020, 11:32
      • Sono fatti così, sanno dire solamente “cazzate… comunisti…” ma di rispondere ad un solo fatto esposto non sono assolutamente capaci. Uso del cervello pari a zero, solo slogan e becerume.

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        Pubblicato da Ugo | 11/02/2020, 20:19
    • Pubblicato

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      Pubblicato da Rigo | 13/02/2020, 01:50
  6. Si invita a leggere la relazione della Commissione storicoculturale italo-slovena: https://circoloistria.com/wp-content/uploads/2018/06/Relazione_Commissione.pdf

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    Pubblicato da Tamara | 10/02/2020, 16:02
  7. Chi ha studiato un po’ di storia conosce tutte le persecuzioni perpetrate dai fascisti nei confronti delle popolazioni slave, cominciate ben prima dell’inizio della guerra…cambiamento dei nomi locali con nomi italiani, proibizione di parlare la lingua locale fuori dalle abitazioni …importazione di popolazioni italiane nelle zone occupate. E poi , con l’inizio della guerra, campi di concentramento in cui rinchiudere chi non si adeguava la regime fascista…questo giustifica le foibe? No…Ma fa comprendere perché sono successe cose così disumane o ,forse, fin troppo umane…d’altra parte, se i nazifascisti hanno teorizzato e cercato di portare a termine l’eradicazione di un intero popolo dalla faccia della terra, nessun comunista ha mai teorizzato la distruzione ddi migliaia di persone solo perché italiane. Se questo è successo la colpa ricade su chi ha commesso queste turpi azioni, non c’è prova di ordini in tal senso emanate dalle autorità jugoslave…la presenza poi della X Mas , che ha massacrato indiscriminatamente italiani e slavi, al soldo dei nazisti, è un’onta per il popolo italiano , e doveva essere evitata . Che vadano a manifestare nelle fogne, domicilio che ben gli si addice..

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    Pubblicato da Alessandro bata' | 11/02/2020, 01:14
  8. Solo una domanda, semplice semplice, un torto subito da diritto a perpetrarne un’altro? Giusto per capire, perchè secondo la logica dell’occhio per occhio non la si finisce più.

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    Pubblicato da Max | 11/02/2020, 13:46
  9. Veramente molto interessante dal punto di vista storiografico.

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    Pubblicato da Antonio | 18/02/2020, 10:31
  10. Molto interessante la lettera di Stojan a Mattarella. Se non sbaglio è del 2019. Sarà stata letta dal destinatario? Comunque la tendenza nazionalista e vittimista non tiene conto di riflessioni storiche articolate. Le basta manifestare alla Foiba di Basovizza insieme ai nostalgici della Decima Mas e rivendicare a gran voce le “terre italiane”. Semplice constatazione che il fascismo non è morto a Piazzale Loreto. Il dramma delle foibe e dell’esodo va considerato con serietà come conseguenza della Seconda G.M. Ad ogni modo non esaltando le presunte forme di “giustizia proletaria”, ma superando ogni pregiudizio nazionalista foriero di nuove possibili disgrazie umane.

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    Pubblicato da Claudio Venza | 16/07/2020, 17:20

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