La discussione politica nel PRC

Con riferimento al dibattito politico che si è aperto in Rifondazione Comunista pubblichiamo i due documenti che sono stati presentati a conclusione dei lavori del Cpn del 10/11/12 aprile.

Il documento approvato, presentato da Maurizio Acerbo, per “un fronte costituzionale…” ha raccolto 89 voti. Il documento a seguire, che chiede di dare ” la parola agli iscritti …” e che di seguito riportiamo integralmente, ha raccolto 80 voti.

Documento politico approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista domenica 12 aprile 2026

PER UN FRONTE COSTITUZIONALE, DEMOCRATICO E ANTIFASCISTA

Il risultato del referendum costituzionale ha segnato la prima importante sconfitta della destra al governo dal 2022. Va sottolineato che si è trattato di una sconfitta di quelle che abbiamo definito per anni le “due destre” visto il soccorso al governo della “sinistra per il SI e per Israele”, della grande stampa padronale, dei centristi neoliberisti e oltranzisti atlantisti. I 15 milioni di “No”, al di là delle differenziazioni interne e delle diverse motivazioni specifiche, hanno individuato, nei contenuti della proposta di stravolgimento della Costituzione, un progetto autoritario e reazionario tale da mettere in discussione gli assetti democratici della Repubblica conquistati dalla Resistenza.

Il disegno perseguito dalla destra, in sintonia con analoghe tendenze in forte ascesa negli ultimi anni a livello globale, ha subito un colpo importante ma non è ancora stato bloccato. La decisione di presentare una nuova legge elettorale che ne accentui il carattere maggioritario e la distorsione del rapporto tra il voto e la composizione del Parlamento è la conferma della volontà della destra di rilanciare l’attacco alla democrazia costituzionale. È sbagliato dare per definitivamente sconfitta una destra che ha un solido radicamento nel paese e che esprime tendenze alla fascistizzazione assai forti in questa fase del capitalismo e organizzate a livello internazionale.
Il quadro internazionale ci presenta una situazione sempre più drammatica, con l’estensione e l’aggravamento di scenari di guerra dovuti principalmente alla ideologia razzista e militarista di Trump e Netanyahu. Il Presidente degli Stati Uniti è arrivato a minacciare, con parole che possono essere solo considerate come una estrema forma di barbarie, di cancellare una “intera civiltà” con l’utilizzo delle armi atomiche. Mentre Israele, grazie all’impunità che gli è stata garantita nel genocidio dei palestinesi a Gaza, allarga la sua aggressione alla Cisgiordania, al Libano e a tutto il Medio Oriente.

Chi, in qualche settore minoritario della sinistra, guardava con favore alla rielezione di Trump, ora pretende di dare lezioni di “antimperialismo”. Rifondazione Comunista riafferma il proprio rifiuto di un “campismo” che subordina alla logica del conflitto tra Stati, anche di quelli più reazionari e anticomunisti, e ai loro interessi, ogni conflitto sociale, interesse di classe e movimento progressista e di liberazione. Sull’Iran confermiamo i contenuti della dichiarazione congiunta che abbiamo sottoscritto con i partiti comunisti di tutto il mondo.
È compito delle comuniste e dei comunisti sconfiggere Trump e i suoi alleati dell’ultradestra mondiale. Il sostegno al genocidio e al progetto di “Grande Israele”, l’aggressione al Venezuela e il sequestro del presidente Maduro e di sua moglie, la guerra contro l’Iran, l’inasprimento del blocco e la minaccia di invadere Cuba sono la manifestazione della reale natura del fascismo e dell’imperialismo MAGA.
Gli sviluppi politici e sociali di questo ultimo anno hanno confermato le linee di fondo dell’analisi approvata dal Congresso del PRC: la fase è caratterizzata dall’ascesa di una destra autoritaria, reazionaria e con elementi di fascismo, dall’intreccio sempre più evidente tra guerra e autoritarismo che si alimentano a vicenda.

La nostra analisi è in sintonia con il documento finale della Conferenza mondiale antifascista che si è appena conclusa a Porto Alegre:
“La risposta delle potenze imperialiste a questo declino è stata la promozione del fascismo ovunque, l’imposizione di politiche neoliberiste, l’aggressione militare contro le nazioni più deboli e la loro ricolonizzazione.
In ogni paese, le minacce fasciste e neoliberiste assumono forme particolari, ma condividono caratteristiche comuni: l’eliminazione delle libertà democratiche; la distruzione dei diritti dei lavoratori; l’aumento della disoccupazione strutturale; lo smantellamento della protezione sociale; la repressione dei sindacati e delle organizzazioni popolari; la privatizzazione dei servizi pubblici; politiche di “austerità” che eliminano ogni investimento sociale; il negazionismo scientifico e climatico; l’espropriazione dei contadini a beneficio dell’agroindustria; lo spostamento forzato delle popolazioni indigene per promuovere un estrattivismo sfrenato; politiche migratorie ultra-restrittive; e un forte aumento della spesa militare.

Le forze di estrema destra e neofasciste stanno conducendo un’offensiva su vasta scala, sfruttando il malcontento per le disastrose conseguenze del neoliberismo per accelerarne l’attuazione. Come il fascismo classico, cercano di indirizzare questo malcontento contro i gruppi oppressi ed emarginati: migranti, donne, persone LGBTQ+, beneficiari di programmi di inclusione, persone di colore e minoranze nazionali o religiose. Nazionalismo esasperato, razzismo, xenofobia, sessismo, odio anti-LGBTQI+, incitamento all’odio e normalizzazione della crudeltà accompagnano l’avanzata dell’estrema destra in ogni fase, adattandosi alle circostanze specifiche di ciascun paese.
Il desiderio di concentrare la ricchezza nelle mani del capitale e la sfrenata ricerca del massimo profitto che sono alla base delle politiche di estrema destra si manifestano anche nell’intensificarsi delle aggressioni imperialiste volte a monopolizzare le risorse e a sfruttare le popolazioni.

L’imperialismo sta diventando sempre più sfrenato, aggressivo e bellicoso; calpesta il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e l’autodeterminazione dei popoli; impone sanzioni, attacca e bombarda le nazioni che non si sottomettono ai suoi dettami; rapisce e assassina capi di Stato.”
La manifestazione della convergenza No Kings ha espresso la comprensione dello stretto legame esistente tra le guerre e i progetti autoritari. Il Partito della Rifondazione Comunista ha contribuito all’appuntamento dello scorso anno di Stop Rearm Europe. L’obiettivo di questa prima aggregazione è di bloccare la folle corsa al riarmo voluta dalla Commissione Unione Europea e da una parte dei governi dell’Unione. È evidente che le scelte dell’UE e dei governi europei non costituiscono un’alternativa al trumpismo come dimostrano la complicità col genocidio a Gaza e la mancata condanna dell’aggressione all’Iran. Ribadiamo la necessità di un’altra Europa e della liberazione del nostro continente dal neoliberismo e dalla NATO.

Come indicavamo e auspicavamo nel documento approvato dallo scorso Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, abbiamo lavorato per la crescita dei movimenti con una pratica unitaria e di convergenza. Lo abbiamo fatto prima co-promuovendo la convergenza pacifista Stop Rearm Europe e poi una convergenza ancora più larga che, dopo l’importante assemblea di Bologna, ha permesso la manifestazione NO KINGS dei 300.000 di Roma. In questo percorso il nostro Partito ha respinto ogni operazione tesa a dividere il movimento per subordinarlo a logiche politiciste e/o settarie. Assumiamo come centrale come prossimo passaggio la costruzione della manifestazione europea a Bruxelles del 14 giugno contro il riarmo, “per il welfare contro il warfare” che possiamo tradurre con “stato sociale non stato di guerra”.

A partire dall’analisi della fase il Congresso del PRC ha riportato il tema delle possibili convergenze elettorali dalla sfera del dogma identitario alla concreta valutazione politica del contesto, dei rapporti di forza e delle contraddizioni che esistono nei diversi campi.
Il rifiuto politico della possibilità di convergenze con il centro-sinistra, nasceva da una valutazione sullo spostamento a destra del PD e sulla sua partecipazione a governi di unità nazionale fondati sull’austerità. Condizioni politiche che si sono evidentemente modificate non solo per i cambiamenti di linea del PD dopo l’elezione di Elly Schlein, per la riduzione del peso dei centristi, per la presenza nello schieramento del M5S e per l’accresciuto peso di AVS. In passato abbiamo scelto una linea di rottura di fronte a un PD che aveva monolitiche posizioni aggressivamente neoliberiste e guerrafondaie. Rimaniamo contrari al bipolarismo e proporzionalisti ma questo non ha mai significato che in ogni passaggio elettorale si debba optare per una presentazione fuori dai poli prescindendo da una valutazione politica della fase.

Una visione dogmatica che non tenga conto dei mutamenti di fase – in primo luogo il primo governo in Europa guidato dagli eredi diretti del fascismo e il ruolo dell’estrema destra mondiale – produrrebbe l’incapacità di indicare una strategia e una tattica in grado di incidere sui processi reali e sancirebbe la definitiva marginalizzazione del nostro Partito, fino a metterne in discussione la stessa esistenza. Ovviamente non bisogna sopravvalutare i mutamenti avvenuti nel centrosinistra o cancellare le differenze strategiche e programmatiche che esistono (in modo diverso l’uno dall’altro) con i partiti dell’opposizione parlamentare.
I 15 milioni di “No” al referendum e i 300.000 nelle strade di Roma chiedono innanzitutto di bloccare il progetto autoritario della destra. E questo è possibile solo attraverso il voto nelle elezioni politiche del prossimo anno. Soprattutto tra le nuove generazioni, come si è visto con la mobilitazione per Gaza e nel referendum, la mobilitazione diventa più ampia di fronte a scelte che si polarizzano, diventano chiare e possono tradursi in una scelta efficace. Questo avverrà inevitabilmente anche nel voto politico del prossimo anno, quando si sarà chiamati a decidere se accettare altri 5 anni di governo della destra filo-Trump e Netanyahu o imporre un cambiamento di direzione politica, per quanto esso possa essere parziale e, dal nostro punto di vista, insufficiente. Le contraddizioni del campo largo sono note ma è difficile non notare le differenze tra il governo Sanchez e quello Meloni.

Il campo su cui avverrà lo scontro è determinato dal macigno della legge elettorale, profondamente diversa da altri paesi europei. In Portogallo alle ultime presidenziali il Partito Comunista e il Bloco de Esquerda al secondo turno hanno dato indicazione di voto per il candidato socialista, in Francia nei ballottaggi delle amministrative la France Insoumise ha ritirato i propri candidati al secondo turno laddove non fossero favoriti per battere lepenisti e questa pratica è normale alle legislative e alle presidenziali. La convergenza contro la destra c’è stata nonostante i pessimi rapporti con i socialisti. In Spagna la legge elettorale è proporzionale e gli accordi si fanno in parlamento come accaduto con la nascita del governo Sanchez. In Italia la legge – quella vigente e quella presentata dal governo – è a turno unico, la coalizione che prenderà un voto in più conquisterà una larga maggioranza parlamentare. Non avrebbe senso rinchiudersi in uno “spazio incompatibile” lasciando ad altri il compito di essere destinatari del bisogno politico di cacciare le destre del governo.

Le/i comuniste/i, per i quali l’antifascismo è un elemento costitutivo della propria identità, non possono disertare la lotta politica contro il governo Meloni sia nella dimensione sociale di conflitto e movimento, sia sul terreno specificamente elettorale.
Per questo, coerentemente con la nostra storia che non ci ha visto mai equiparare la destra fascista e leghista al centro-sinistra anche nei momenti di più aspro conflitto, il Partito della Rifondazione Comunista propone alle forze sociali e politiche di opposizione al governo Meloni di lavorare per un Fronte democratico per la Costituzione che ponga le basi per una coalizione elettorale maggioritaria.
Non si tratta per noi di aderire a qualcosa di già costituito, perché oggi è sentimento diffuso che ancora non si sia delineato un progetto adeguato a garantire la sconfitta della destra. Su questo pesa anche la legittima diffidenza in molti settori della società, soprattutto tra la classe lavoratrice e le classi popolari, per le pregresse esperienze di centro-sinistra, incluse quelle di cui anche noi abbiamo fatto parte.
Non si tratta per Rifondazione Comunista di aderire al “campo largo” e al centrosinistra. Lo dimostra l’articolazione territoriale della nostra collocazione nelle elezioni amministrative, la coerenza e la radicalità del nostro impegno nei movimenti e nelle lotte spesso in aperto contrasto con le politiche del centrosinistra.

Mantenendo la nostra autonomia politica e programmatica intendiamo verificare la possibilità di un accordo che consenta di convergere nel comune obiettivo di sconfiggere la destra e di determinare un cambiamento nel paese che risponda almeno su alcune questioni essenziali ai bisogni delle classi popolari. La sconfitta della destra è una priorità innanzitutto per i movimenti sociali e la sinistra di classe, anticapitalista e antimperialista dato che il governo Meloni persegue apertamente la criminalizzazione delle lotte e della solidarietà internazionalista, la delegittimazione e limitazione dell’azione sindacale e dello stesso diritto di sciopero. Lo è per i movimenti femministi e lgbtq+ di fronte al carattere apertamente reazionario, sessista e omolesbobitransfobico delle destre.

L’obiettivo del nostro partito è di fare sentire in questo Fronte principalmente la domanda politica di coloro che hanno votato “No” al referendum ma che nel 2022 non avevano sostenuto nessuna delle forze di opposizione (nemmeno la nostra). È questa parte soprattutto che mette in campo una doppia esigenza: cacciare la destra dal governo e contemporaneamente avviare un percorso di costruzione dell’alternativa che porti all’affermazione di un programma di rottura nella direzione politica del Paese. Non ci illudiamo e non illudiamo sul fatto che già nel 2027 esistano le condizioni per questa alternativa, ma non c’è dubbio che questo processo sarebbe reso infinitamente più difficile dal permanere al governo per altri 5 anni di questa destra autoritaria e reazionaria, rappresentante italiana del trumpismo.

Sulla base di questa proposta politica che si propone di entrare in sintonia con i sentimenti profondi della parte più avanzata e cosciente del Paese, avvieremo tutte le interlocuzioni utili e necessarie. Senza la nostra capacità di mettere in campo una forza rappresentativa della classe lavoratrice, delle classi popolari e dei movimenti di liberazione, sarà più difficile costruire una coalizione elettorale in grado di sconfiggere la destra. Si è detto che nel referendum si sono espressi 2 milioni di “No” senza rappresentanza politica. Si illude chi pensa di contrapporre quei 2 milioni agli altri 13 perché questo dividerebbe l’opposizione e lascerebbe campo libero alla destra, come anche chi pensasse di intercettare questi voti senza radicalità programmatica e, soprattutto, senza modificare gli equilibri tra le classi sociali all’interno della coalizione.

In questa prospettiva la nostra ambizione non è competere con chi si propone di egemonizzare la nicchia militante, per altro senza riuscirci, come ha dimostrato la manifestazione del movimento No Kings, ma semmai di riprendere la nostra capacità di fare politica di massa. Di diventare (o meglio ridiventare), per dirlo con uno slogan, il “partito dei 2 milioni”.
La difesa e l’attuazione della Costituzione implicano un programma di pace, disarmo e di giustizia sociale. Un’alternativa al governo Meloni non è credibile se non si traduce in un programma di radicale discontinuità con le politiche neoliberiste e guerrafondaie perseguite anche dai governi di centrosinistra e tecnici. Emblematico il fatto che il referendum promosso dalla CGIL proponeva di abolire le norme del Jobs Act approvato dal PD renziano.

Per mobilitare l’elettorato astensionista o le nuove generazioni c’è bisogno di proposte coerenti con i principi e gli obiettivi programmatici indicati dalla Costituzione nata dalla Resistenza, dal ripudio della guerra a politiche economiche redistributive, di intervento pubblico, di rilancio dello stato sociale e dei diritti delle classi lavoratrici. I costi di guerre, riarmo, sanzioni li pagano le classi popolari e oggi più che mai la lotta per la pace è indissolubilmente legata a quelle per la democrazia e per i diritti civili e sociali.
Per questi motivi è importante che si dia continuità all’esperienza dei comitati unitari costituitisi nei territori per il NO nel referendum sulla giustizia. Il loro compito dovrebbe oggi concentrarsi sulla difesa e l’attuazione della Costituzione. A partire dall’impegno alla partecipazione attiva alla celebrazione del 25 aprile, per il 1° Maggio e del 2 giugno. La Resistenza rimane il riferimento essenziale dell’Italia antifascista e una memoria attiva va mantenuta viva nel paese in un momento storico in cui le classi dominanti capitaliste tendono a considerare una zavorra la pregiudiziale antifascista per poter sdoganare e utilizzare le estreme destre (come sta accadendo anche in Francia e Spagna). L’ottantesimo della Repubblica deve diventare l’occasione per ribadire che è stata una conquista della Resistenza e del movimento operaio, in particolare delle forze socialiste e comuniste.

A partire dalla nostra proposta di lavorare per un Fronte democratico per la Costituzione e dalla iniziativa politica e sociale che svilupperemo nei prossimi mesi, su tutti i terreni, gli iscritti e le iscritte del PRC saranno chiamati a pronunciarsi sulle modalità di presentazione elettorale. Questo impegno, assunto nel documento politico del Congresso proposto dalla maggioranza, sarà concretizzato quando sarà certa la legge elettorale e la proposta definita dal CPN sulla base del lavoro svolto sulla linea indicata. Dato che la consultazione non può avere lo scopo di rimettere in discussione l’esito del Congresso, ma la valutazione di una proposta concreta, in parte condizionate dalla legge elettorale e dal contesto politico, esso sarà fissato due o tre mesi prima della scadenza elettorale prevista, al momento, per l’autunno del 2027.

Oggi è prioritaria l’azione politica e sociale del Partito nell’impegno per tornare ad essere riferimento di una parte della società italiana, nell’opposizione sociale e politica, nel movimento contro la guerra, il riarmo e l’imperialismo.

Il CPN conferma l’impegno del partito nelle campagne definite nella precedente riunione, nelle iniziative per il 25 aprile, il 1° Maggio e il 2 giugno a partire da quella per la tassazione dei grandi patrimoni e nella prossima tornata di elezioni amministrative.
Il CPN impegna tutte le federazioni e i regionali ad organizzare attivi delle iscritte e degli iscritti – con la partecipazione della segreteria nazionale – sulla fase politica e l’iniziativa e le campagne del partito.

Documento approvato con 89 voti a favore e 80 contrari.


Diamo la parola alle compagne e i compagni per rilanciare Rifondazione Comunista. Per l’alternativa alla guerra, al riarmo, all’autoritarismo, al liberismo.

IL CONTESTO INTERNAZIONALE DI GUERRA

Mentre confidiamo che la tregua tra Iran e Stati Uniti – palesemente sabotata dal criminale governo israeliano – possa portare alla fine della guerra terrorista scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, la terza guerra mondiale a pezzi, denunciata da Papa Francesco, avanza. Questa condizione tende a trasformare radicalmente le nostre società in sistemi di guerra che permeano e plasmano il complesso delle relazioni sociali, anche quando, in apparenza, non direttamente coinvolte nel conflitto armato.

Il macabro orizzonte di morte e distruzione è la cifra di questo nostro tempo: il genocidio perpetrato a Gaza dallo Stato sionista di Israele rappresenta l’esempio più drammatico ma purtroppo non l’unico, come vediamo quotidianamente. Viviamo in una fase di barbarie capitalistica.
La terza guerra mondiale a pezzi in cui siamo precipitati è il frutto delle scelte dell’imperialismo statunitense, che utilizza l’aggressione militare per tentare di riappropriarsi di un potere a dir poco compromesso sul piano economico, tecnologico e finanziario. Questa sanguinaria scommessa non ha però dato i frutti sperati.

La guerra in Donbass – pervicacemente voluta dalla presidenza Biden e dalla NATO – invece di spezzare le reni alla Russia ha certificato che l’Occidente non ha una supremazia militare sulla Russia e – attraverso le sanzioni – ha aperto la strada al declino industriale dell’Unione Europea e alla dedollarizzazione del commercio mondiale.

Dal canto suo Trump, dopo aver aggredito il Venezuela e rapito il Presidente Maduro e la compagna Cilia Flores, ha attaccato l’Iran per impadronirsi dei giacimenti di petrolio al fine di sostenere l’enorme debito pubblico statunitense.

La tregua finalizzata alla definizione di un accordo di pace, al di là della palese volontà di Israele di continuare la guerra, ci parla delle difficoltà di questa strategia statunitense di recuperare una posizione di comando fondata sul terreno militare.

Gli USA si trovano dinnanzi al loro declino senza avere vie di fuga facilmente praticabili: la certificazione della perdita della loro posizione di dominio in un mondo sempre meno unipolare è all’origine e alimenta le tendenze alla guerra, compreso il rischio nucleare.

In questa fase politica di transizione, il sistema di guerra e l’imperialismo statunitense costituiscono il quadro in cui inserire la nostra lotta quotidiana per la difesa dei diritti sociali, civili e ambientali, per la liberazione e l’emancipazione degli uomini e delle donne.


GUERRA, ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA, CRISI ECONOMICA

Lo scenario di guerra si accompagna alla riduzione degli spazi di democrazia e determina un vero e proprio divorzio tra capitalismo e democrazia, interpretato in modo evidente   e pesante dalle politiche fascistoidi ma non ne sono esenti le tendenze politiche liberali che si collocano nel centro sinistra.  La repressione che in molti paesi europei hanno subito i movimenti contro il genocidio di Gaza unite alle forme amministrative con cui si restringono gli spazi di democrazia, si coniugano con la trasformazione bipartisan della politica in governance, in amministrazione “tecnica” delle politiche di guerra e riarmo a scapito dei diritti sociali.

In Europa, la folle corsa della spesa militare concordata in sede NATO sta determinando politiche repressive e la completa distruzione del welfare, che si intreccia con la crisi dell’apparato produttivo per l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia causati dalle sanzioni alla Russia. Le politiche di guerra delle classi dominanti europee stanno quindi producendo un impoverimento complessivo del continente in un contesto di distruzione dell’industria civile e di drenaggio dei risparmi europei verso il continente americano: l’economia di guerra produce danni anche se l’Unione Europea non è formalmente in guerra con nessuno.  L’Unione Europea si è trasformata in questi anni in una sorta di braccio politico della Nato. che ha esteso il “pilota automatico” dalle politiche liberiste alle politiche di guerra, calpestando ogni forma di democrazia.

IL QUADRO NAZIONALE

In questo contesto mondiale ed europeo, che condiziona pesantemente la situazione italiana e ne indirizza larga parte delle scelte, il governo Meloni si caratterizza per il servire due padroni – Trump e l’Unione Europea – prendendo il peggio da entrambi.

Un governo di incapaci, pesantemente immischiati in pratiche corruttive e di malaffare, che riproduce il tipico ambiente mefitico che ha caratterizzato tutti i governi di centro destra da Berlusconi in avanti.

Un governo di destra, artefice di politiche antisociali e autoritarie, oggi sconfitto nel tentativo di manomettere la Costituzione e indebolito nel rapporto con la società, trova però il suo principale punto di forza nell’assenza di una proposta alternativa da parte dell’opposizione parlamentare, a partire dalle questioni cruciali della crisi economico/sociale, della guerra e delle spese militari.

I ripetuti invii di armamenti in Ucraina, le politiche di riarmo italiano ed europeo, il sostegno a Ursula von der Leyen, rendono quasi impercettibili le differenze fra i due schieramenti sul piano delle politiche di guerra.

La mancanza di proposte alternative su punti decisivi per l’economia europea ed italiana – come la necessaria ripresa del ruolo pubblico – e la convergenza contro il superamento delle sanzioni alla Russia o dei Fondi “integrativi” che distruggono il welfare – rendono indistinguibili le posizioni.

L’assenza di alternativa non si riscontra solo nei decisivi nodi strutturali delle politiche legate alla guerra e al liberismo ma arriva anche ad elementi di fondo della cultura politica, come il DDL che equipara antisionismo e antisemitismo che, tra voti favorevoli e astensioni, ha visto il pieno coinvolgimento del PD nella sua promozione.

L’ALTERNANZA NON SCONFIGGE LE DESTRE

Il punto fondamentale con cui fare i conti è che il conflitto tra maggioranza e opposizione, rimanendo confinato ad un fisiologico scontro istituzionale che non esprime una alternativa sociale, non è in grado di intercettare i bisogni sociali e la domanda di cambiamento che – come ha mostrato il risultato referendario – esiste ed è assai diffusa.

È infatti evidente che nella situazione di grave crisi sociale che caratterizza il nostro paese – oggi aggravata dalla guerra – l’alternanza non solo non è stata utile per sconfiggere la destra fascista ma in questi trent’anni ha progressivamente peggiorato la situazione determinando il distacco della società dalla politica e un ruolo sempre maggiore della destra fascistoide. La strada dell’alternanza è lastricata di magnifici propositi che poi ci restituiscono semplicemente una destra più forte e più radicalizzata di prima.

Inoltre l’alternanza tra simili ha deteriorato così tanto il terreno della politica da renderlo un fattore di indebolimento del tessuto democratico del paese.

Occorre quindi costruire un’alternativa popolare per raccogliere la forza sociale in grado di contrastare il liberismo e le politiche di guerra e per questa via di togliere spazio, consenso e potere alle destre.

I PUNTI DI FORZA PER COSTRUIRE L’ALTERNATIVA, FERMARE LA GUERRA LE DESTRE E IL NEOLIBERISMO.

La recente vittoria dei NO nel referendum costituzionale sulla Magistratura rappresenta un grande risultato: una maggioranza antifascista e costituzionale si è attivata di fronte al rischio della manomissione delle regole democratiche.

In questa maggioranza spiccano una giovane generazione, mobilitata contro il genocidio, che è uscita dall’astensionismo; le donne, sempre più colpite dalla riduzione dei diritti; il Mezzogiorno, colpito dai tagli allo stato sociale e dall’autonomia differenziata; la partecipazione al voto di tante e tanti delle più varie fasce d’età che non sono motivati al voto nelle elezioni.

Anche Il clima sui posti di lavoro riguardo al referendum è stato significativamente migliore da quello relativo alle ultime tornate elettorali.  Il referendum, in generale, ha visto un deciso aumento della partecipazione al voto rispetto alle ultime elezioni europee (7 punti percentuali in più) ed anche rispetto alle consultazioni regionali là dove si sono tenute, a dimostrazione di una mobilitazione civile che si riattiva quando la posta in gioco è chiara e ogni voto risulta dirimente. Una partecipazione che va molto al di là dei confini delle forze politiche.

Per la terza volta consecutiva il popolo italiano si è opposto alla manomissione della Costituzione, vera e propria pietra miliare della nostra nazione. Nel 2006 venne respinto il tentativo berlusconiano, nel 2016 quello di Renzi – allora segretario del PD – ed oggi il tentativo di Meloni.

Le manomissioni passate sono state quelle del pareggio di bilancio in Costituzione che, dato l’accordo tra centro-destra e centro-sinistra in Parlamento, non fu sottoposto al voto popolare; la sciagurata modifica del Titolo V della Costituzione con cui il centro-sinistra aprì la strada alla Lega per l’autonomia differenziata; il taglio del numero dei parlamentari nel 2020, sostenuto da centro-destra e centro-sinistra. Tutte scelte seguite allo scardinamento del sistema proporzionale sostenuto da Segni e Occhetto.

Se lo sconfitto di questa consultazione è certamente il governo Meloni, il vincitore non è il campo largo (di cui una parte votava SI) ma lo spirito costituzionale di chi ritiene saggio tener ferme le tutele e le garanzie contenute nella Carta.

Nei commenti post voto assistiamo, al contrario, ad un profluvio di dichiarazioni degli esponenti del centro-sinistra che leggono il voto come “cosa propria”, in una dimensione politicista che confonde il voto contro la manomissione della Costituzione con una promessa di voto a loro stessi. Si tratta di una lettura infondata che non fa i conti con la realtà ed in particolare con il vero fenomeno politico che si è manifestato in questo referendum e che ha permesso la vittoria del NO: il voto dei giovani e delle donne.

Occorre quindi sottolineare la qualità sociale e politica del NO a partire da quello espresso dalla “generazione Gaza”. Si tratta di giovani al di sotto dei 35 anni che si presentano come vera e propria generazione politica e pongono una radicale richiesta di alternativa, al confine tra l’etica e la politica, così come è stat0 nella mobilitazione contro il genocidio. Senza questa mobilitazione giovanile il risultato sarebbe stato diverso.

Per quanto riguarda il voto delle donne non si può non vedere in quel voto la diffidenza verso le politiche di guerra e il desiderio di difendere una Costituzione che è garante dei diritti individuali e sociali.

Così come per il Mezzogiorno non si può non cogliere la contrarietà ad una marginalizzazione che viene attuata sia con le manomissioni istituzionali che con il taglio della spesa sociale.

Da qualunque parte la si guardi, l’eccedenza sociale che ha permesso la vittoria del NO nel referendum ha poco a che vedere con le primarie e i contenuti del campo largo ed ha – al contrario – una forte richiesta di rifondazione etica, valoriale, costituzionale della politica, sul terreno della pace, della libertà e della giustizia sociale.

La stessa mobilitazione No Kings e le altre mobilitazioni – come quella di ieri a difesa di Cuba – parlano dell’esigenza di un forte di cambiamento.

La partecipazione di massa al corteo del 28 marzo ha visto una positiva eccedenza sociale, che è andata molto al di là della piattaforma iniziale ed ha posto in primo piano il no alla guerra, al riarmo, alle politiche di guerra. Il popolo della pace si è ritrovato in piazza in quella giornata, assai distante dai voti bipartisan al riarmo europeo o all’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo.

DECIDERE INSIEME LA PROPOSTA POLITICA

In questo quadro è necessario che il Partito della Rifondazione Comunista si faccia portatore di una proposta politica ed elettorale che sia in grado di interpretare positivamente la domanda di cambiamento emersa dalle mobilitazioni contro il genocidio a Gaza, dal NO nel referendum, dalle mobilitazioni contro i re e la guerra.

La situazione di guerra pone a Rifondazione Comunista la necessità di costruire l’alternativa, a partire da una coalizione popolare contro la guerra, la NATO, le spese militari, le politiche liberiste ed antipopolari e il fascismo, in alternativa al centro destra come al PD.

Si tratta di proporre immediatamente questa prospettiva, al fine di dare una risposta credibile e duratura alla positiva domanda sociale. Ogni attendismo ulteriore, oltre a degradare ulteriormente la capacità politica di Rifondazione Comunista, è destinata a frustrare quel desiderio di cambiamento che è invece la forza principale su cui far leva per cambiare le cose nel nostro paese.

Purtroppo, nonostante il Documento approvato dal Congresso affermasse testualmente “…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.”, il segretario nazionale ha proposto in questo CPN proprio di dar vita ad un accordo elettorale con il cosiddetto campo largo.

Viste la palese contraddizione rispetto al mandato congressuale e le divisioni interne al gruppo dirigente, proponiamo ancora una volta di dare voce direttamente a tutti i compagni e le compagne del partito, attraverso l’organizzazione, entro la fine di maggio, di una consultazione, ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto del partito.

Si tratta  anche di un impegno avevamo  comunemente presi nell’ambito del congresso nazionale e il tempo per renderlo concreto è ora, in modo che i compagni e le compagne iscritte a Rifondazione possano scegliere nella più grande chiarezza l’indirizzo politico del partito ed in modo che questa scelta venga fatta in tempo utile per poter scegliere davvero. Il tempo è ora!

LE NOSTRE PROPOSTE CONCRETE DI AZIONE POLITICA

– Rilanciare con forza l’impegno pacifista e antimperialista. A partire dal no a tutte le guerre, in Ucraina come all’Iran e al Libano, occorre rafforzare il sostegno al popolo palestinese in Cisgiordania e Gaza, alla rivoluzione cubana e bolivariana come a tutti i popoli e i paesi che vengano fatti oggetto di attacchi militari. Occorre ampliare e qualificare la campagna NO KINGS a partire dal No alla NATO e all’aumento delle spese militari. In questo quadro occorre denunciare ogni complicità col regime sionista di colonizzazione e apartheid, smascherare il sistema di occupazione, contrastare le proposte di legge che equiparano antisionismo e antisemitismo.

– Attivare una vera e propria campagna contro l’Europa della guerra e della finanza, rivendicando la rottura degli accordi economici e militari della UE con gli Stati Uniti, la piena indipendenza, la messa in discussione del Patto di Stabilità, l’opposizione ad ogni finanziamento della guerra in Ucraina, l’apertura di serie trattative di pace e la ricostruzione di normali relazioni economiche con la Russia, a partire dalla riapertura delle forniture di gas e petrolio, l’opposizione a qualunque modifica della governance europea che abolisca il diritto di veto dei singoli paesi. L’Altra Europa di cui abbiamo bisogno è l’esatto opposto di questa Unione Europea liberista e guerrafondaia, gestita dalla Commissione Presieduta dalla von der Leyen, di cui dobbiamo chiedere le dimissioni.

– Costruire una mobilitazione straordinaria in vista del 25 aprile, che intrecci il risultato referendario con il rilancio della Costituzione a partire dagli artt. 3-5-11: rilancio del pubblico e del welfare, difesa dell’unità nazionale e dell’eguaglianza dei diritti, NO al riarmo e alle spese militari. Intrecciare  la lotta per la piena applicazione della Costituzione alla pace, alla questione sociale e alla difesa degli spazi di democrazia e di dissenso. Legare il NO nel referendum alla denuncia del carattere antipopolare del Governo Meloni e delle sue politiche neoliberiste a senso unico: foraggiare i padroni e i banchieri, aumentare le spese militari e continuare l’erosione del reddito e dei diritti dei/lle lavoratori/ici e dei ceti popolari.

– Attraversare la festa del Primo Maggio sostenendo nei luoghi di lavoro, in tutte le strutture autorganizzate di base e all’interno delle organizzazioni sindacali, la necessità di unificare le lotte e rilanciarle come condizione imprescindibile per sfondare il muro dell’intransigenza antipopolare del governo e le complicità di un’opposizione che assume posizioni di stampo neoliberista. Ci impegniamo affinché il Primo maggio possa costituire un punto di espressione visibile dei percorsi dal basso avviati in questi mesi attraverso l’appello firmato da migliaia di lavoratori e delegati per lo sciopero unitario tra Cgil e sindacati di base.

– Rilanciare la mobilitazione contro il progetto di autonomia differenziata che il Governo sta portando avanti attraverso la legge delega sui LEP e la sottoscrizione di intese con 4 regioni del Nord. Si tratta di provvedimenti che ignorano le prescrizioni contenute nella sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale, marginalizzano il Parlamento e aumentano in modo disastroso le diseguaglianze; per questo vanno osteggiati con determinazione, sul piano nazionale e territoriale, sociale e costituzionale.

– Proseguire la mobilitazione contro l’attacco al conflitto e agli spazi di aggregazione sociali e contro il nuovo DDL sicurezza.

– Rilanciare la campagna sul salario minimo legandola alla proposta della patrimoniale sulle grandi ricchezze, per finanziare sanità, scuola, lavoro, lotta ai cambiamenti climatici e ripristino della scala mobile.

– Costituire un vero e proprio Dipartimento esteri, plurale, allargato, che si riunisca regolarmente e che si occupi anche di innalzare il livello di analisi e dibattito politico del partito sulle questioni internazionali.

– Dar conto dell’esito del tesseramento 2025, di cui non sono stati resi noti i dati, e condurre la campagna di tesseramento 2026 rendendo trasparente e partecipata la gestione dei dati.

Daniela Alessandri, Valeria Allocati, Eveline Amari, Elena Maria Anelli, Simone Antonioli, Michela Arricale, Fabrizio Baggi, Tatiana Bertini, Marina Boscaino, Nicola Candido, Giovanna Capelli, Silvana Cesani, Nicola Cesaria, Marisa Chiaretta, Maria Rosaria Ciao, Roberto Ciccarelli, Monica Coin, Luisa Colombo, Marco Consolo, Mimmo Cosentino, Stefania De Marco, Alberto Deambrogio, Erica Erinaldi, Fiorenzo Fasoli, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Grazia Francescatti, Giada Galletta, Alessio Giaccone, Luca Grasselli, Stefano Grondona, Tonia Guerra, Cristian Iannone, Alessandra Lanzeni, Roberta Leoni, Ezio Locatelli, Massimo Lorusso, Vittore Luccio, Stefano Lugli, Francesco Macario, Nando Mainardi, Antonello Manocchio, Nicolò Martinelli, Maura Mauri, Vito Meloni, Michela Onnis, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Antonello Patta, Luigi Pede, Cadigia Perini, Giulia Pezzella, Tania Poguish, Claudia Rancati, Stefanella Ravazzi, Massimiliano Rossini, Luca Sardone, Rosella Satalino, Monica Sgherri, Stefania Soriani, Giulio Strambi, Silvia Stocchetti, Giovanna Ticca, Daniela Vanigieri, Roberto Villani


Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

VOCI DAL MONDO CHE CAMBIA

Seguiamo i cambiamenti da punti diversi del mondo. Ci accomuna il rifiuto di paradigmi ideologici e unilaterali. Un mondo multipolare implica pari dignità dei luoghi da cui lo si legge. Magari ci si avvicina alla realtà…
Sostienici !




Altre news

da EMIGRAZIONE NOTIZIE


da RADIO MIR



da L’ANTIDIPLOMATICO


1.399.762 visite

META

Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere