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Conferenza di Programma della CGIL: la relazione introduttiva di Susanna Camusso

“BUON LAVORO”. A MILANO IL LUOGO DEL PENSIERO PER LA CONTRATTAZIONE DEL FUTURO. SUSANNA CAMUSSO APRE LA CONFERENZA DI PROGRAMMA DELLA CGIL

Ha preso il via ieri a Milano, presso il Teatro Dal Verme, la Conferenza di Programma della Cgil “Buon Lavoro. Governare l’innovazione, contrattare la digitalizzazione”. Al centro della due giorni la riflessione sulle grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro.
Misurarsi con la nuova rivoluzione tecnologica, con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, i big data, la robotica. È questo ora il compito del sindacato che ha bisogno di affrontare una sua “rivoluzione culturale” e ripensare le forme della contrattazione. Ed è stata questa la prospettiva indicata dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha aperto ieri i lavori.

LEGGI e scarica il testo della relazione del segretario generale

L’appuntamento è cominciato  con l’introduzione di Morena Piccinini, il saluto del sindaco di Milano Giuseppe Sala e un minuto di silenzio in onore dei morti sul lavoro nel mese di gennaio e per le vittime dell’incidente ferroviario di Pioltello. Poi ha preso la parola il segretario generale Susanna Camusso per la relazione introduttiva. La Conferenza di programma è luogo di pensiero, parleremo di contrattazione, di innovazione, digitalizzazione, di come governare il cambiamento e lo faremo con il contributo di esperti e tecnici oltre che di delegati. L’hashtag per l’evento è #Buonlavoro.

RadioArticolo1 sta trasmettendo da ieri in diretta tutti i lavori della Conferenza di programma (www.radioarticolo1.it). Le trasmissioni proseguiranno oggi fino alle conclusioni di Susanna Camusso previste per le 16.

Sul sito della Cgil nazionale è a disposizione il testo della relazione del segretario generale: http://www.cgil.it/admin_nv47t8g34/wp-content/uploads/2018/01/20180129relazione-conferenza-programma.pdf

Per riascoltare l’intervento di Susanna Camusso è disponibile il podcast: http://www.radioarticolo1.it/audio/2018/01/30/34822/buon-lavoro-la-relazione-di-susanna-camusso-alla-conferenza-di-programma-della-cgil

 

TRE PANEL E TANTI INTERVENTI DI ESPERTI, DIRIGENTI SINDACALI E DELEGATI

 

Tutti gli interventi in video

Agli interventi dei dirigenti della Cgil (dai segretari delle categorie ai segretari regionali e delle Camere del lavoro) e dei delegati sindacali nel corso della Conferenza si stanno alternando le video interviste a Christina Colclough, Mariana Mazzucato e Jennifer Nedelsky, e gli interventi di esperti di livello internazionale su innovazione e sviluppo, come Enrico Giovannini, Giorgio Metta dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Federico Butera.

La Conferenza di programma è organizzata su tre panel dedicati ad argomenti specifici e moderati dal giornalista Rai Luca Patrignani: ieri “Contrattare nelle piattaforme”” e “Contrattare processi di innovazione nel territorio””. Il terzo panel ci sarà oggi  alle 14.50, dal titolo “Contrattare la condizione del lavoro nella digitalizzazione”.
Sul sito di RadioArticolo1, nella sezione podcast, è possibile scegliere gli interventi da riascoltare. Ieri, tra gli altri, è intervenuta anche Anna Maria Furlan, segretaria generale della Cisl: http://www.radioarticolo1.it/audio/2018/01/30/34834/buon-lavoro-lintervento-di-anna-maria-furlan-cisl-alla-conferenza-di-programma-della-cgil

CAMUSSO: FINALMENTE ANCHE ALTRI SI STANNO ACCORGENDO DELL’ AUMENTO DELLE DISEGUAGLIANZE

Sul sito di Rassegna Sindacale la sintesi della relazione introduttiva della leader della Cgil. (http://www.rassegna.it/articoli/camusso-contrattare-il-lavoro-di-domani)
“Il filo conduttore della nostra azione è stato il contrasto alle disuguaglianze, che è la premessa per una società più giusta” ha esordito Camusso. “Da qui le nostre risposte: prima con il Piano del lavoro, che ha posto il tema anche della qualità del lavoro, poi con la Carta dei diritti, una risposta ‘nuova’ all’esigenza della riunificazione del lavoro” aggiunge: “Un percorso che dobbiamo proseguire, riflettendo sui nuovi sviluppi della contrattazione, allo scopo di riaffermare la centralità del lavoro”.
Ma un pensiero critico sulla globalizzazione si sta facendo strada, spiega il segretario Cgil. Di disuguaglianze hanno parlato perfino a Davos: “Il tempio dei potenti ne ha discusso dimenticando di esserne l’autore, e forse ne hanno discusso perché hanno paura di quello che hanno creato. La finanziarizzazione, e non solo, ha reso conveniente spostare il lavoro da un’area a un’altra del pianeta, a questo si è aggiunta l’assenza di politiche di governo”. I risultati di tutto questo sono “l’indebolimento dei lavoratori, la stagnazione e l’arretramento dei salari, la mancanza di progettazione della società”.

CAMUSSO: SFATARE I LUOGHI COMUNI SULLA TECNOLOGIA, CHE NON E’ NEUTRALE. LA SFIDA E’ NELL’INNOVAZIONE

Occorre anche sfatare alcuni luoghi comuni sulla tecnologia. “Non è neutra, ma è sempre frutto di una scelta, quindi è governabile e va governata” prosegue Camusso: “E la rivoluzione digitale non è solo rivoluzione industriale, ma le tecnologie informano e trasformano direttamente la società”. Da qui l’esigenza di “governare” la rivoluzione digitale: “Servono scelte nette da parte del lavoro organizzato, e il nostro compito ora è capire come la contrattazione, che è il nostro strumento principe, possa svilupparsi”.
Ma la rivoluzione digitale è già arrivata nel mondo del lavoro. “Nel terziario avanzato e distributivo, ad esempio, la somma dei lettori e dei sensori ha permesso la nascita delle casse automatiche, con il cliente che svolge da solo un lavoro che prima era compiuto dal lavoratore” continua Camusso. Per arrivare, poi, alle grandi piattaforme tecnologiche fondate sugli algoritmi: “Come si discute con un algoritmo? Come si passa dall’oggettività alla soggettività? Le grandi piattaforme, oggi, hanno un potere più forte degli Stati, e la leva fiscale con cui le si affronta non tocca i nodi della democrazia. Dobbiamo quindi interrogarci su come si esercita il ruolo del sindacato confederale se l’intermediario è un’app o una piattaforma”.
Non si può star fuori dall’innovazione, secondo Camusso, anzi bisogna “accelerare gli investimenti in ricerca”, ma non soltanto incentivando gli investimenti privati, ma puntando sull’investimento pubblico, anche “per riequilibrare il sistema produttivo privato”. Sono questi “i nodi per diffondere e accelerare l’innovazione, con infrastrutture sociali diffuse che guardano ai temi dell’invecchiamento e dell’ambiente. La sostenibilità non deve essere considerata esclusivamente sul fronte economico, ma deve confrontarsi con il lavoro. Per questo non si può far altro che scegliere il futuro e l’innovazione”.

CAMUSSO: IL SINDACATO HA BISOGNO DI UNA RIVOLUZIONE CULTURALE, MA LA CONTRATTAZIONE DEVE RIMANERE CENTRALE

Nella relazione di ieri di Susanna Camusso il concetto è chiaro: centrale resta la contrattazione, perché permette alla Cgil di ricominciare a discutere sugli investimenti a ogni livello: “Dobbiamo puntare a una dinamica qualitativa che veda e risponda ai bisogni del lavoro e del territorio, contrattare lucidamente, comprendendo gli effetti dell’innovazione per ricostruire le risposte”. Ripensare la contrattazione, però, permette anche di “governare le nuove flessibilità, che impattano con le condizioni reali delle persone e gestire nuove professionalità che cambiano il lavoro”. C’è bisogno delle risposte delle politica, certo, ma il sindacato per Camusso deve “muoversi autonomamente nell’ambito della contrattazione”, per far crescere qualità e volumi degli investimenti, e così facendo “non rimanere passivi di fronte ai cambiamenti”.
Serve, insomma, anche nel sindacato “una rivoluzione culturale”, tenendo però ben saldi “i principi dei diritti universali, sanciti nella Carta della Cgil”. L’obiettivo dell’azione contrattuale resta in ogni caso “l’inclusione”, che è “il tema centrale della nostra Confederazione ed è fondamentale per combattere i populismi e i corporativismi in crescita”.

 

LEGGI e scarica il testo della relazione del segretario generale

 

FONTE: Cgil

 


 

Conferenza di programma:

Camusso: «Contrattare il lavoro di domani»

 

Il leader Cgil apre la due giorni di dibattito a Milano: “Dobbiamo governare la rivoluzione digitale. Servono scelte nette da parte del lavoro organizzato, e il nostro compito ora è capire come la contrattazione possa svilupparsi in questo campo”

 

Ascolta la relazione introduttiva di Susanna Camusso

Misurarsi con la “nuova rivoluzione tecnologica”, con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, i big data, la robotica. È questo ora il compito del sindacato, ed è la prospettiva indicata dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ha aperto stamani (martedì 30 gennaio) la Conferenza di programma, in corso a Milano, presso il Teatro Dal Verme. “Buon Lavoro. Governare l’innovazione, contrattare la digitalizzazione”, questo il titolo scelto per la due-giorni, che ha visto, prima della relazione del segretario generale, l’introduzione di Morena Piccinini, il saluto del sindaco di Milano Giuseppe Sala e un minuto di silenzio in onore dei morti sul lavoro nel mese di gennaio e per le vittime dell’incidente ferroviario di Pioltello.

Segui la diretta su RadioArticolo1 | FOTO

“Il filo conduttore della nostra azione è stato il contrasto alle disuguaglianze, che è la premessa per una società più giusta” esordisce Camusso. “Da qui le nostre risposte: prima con il Piano del lavoro, che ha posto il tema anche della qualità del lavoro, poi con la Carta dei diritti, una risposta ‘nuova’ all’esigenza della riunificazione del lavoro” aggiunge: “Un percorso che dobbiamo proseguire, riflettendo sui nuovi sviluppi della contrattazione, allo scopo di riaffermare la centralità del lavoro”.

Un pensiero critico sulla globalizzazione si sta facendo strada, spiega il segretario Cgil. Di disuguaglianze hanno parlato perfino a Davos: “Il tempio dei potenti ne ha discusso dimenticando di esserne l’autore, e forse ne hanno discusso perché hanno paura di quello che hanno creato. La finanziarizzazione, e non solo, ha reso conveniente spostare il lavoro da un’area a un’altra del pianeta, a questo si è aggiunta l’assenza di politiche di governo”. I risultati di tutto questo sono “l’indebolimento dei lavoratori, la stagnazione e l’arretramento dei salari, la mancanza di progettazione della società”.

Per Camusso “la globalizzazione ha rovesciato il paradigma, garantendo la massima circolazione delle merci ma riducendo la libera circolazione delle persone”, un fenomeno che sta portando “dalle migrazioni ai muri, dall’integrazione ai fenomeni di razzismo, alle guerre vicine e ignorate. Un vissuto della globalizzazione che dagli Stati Uniti all’Europa, al nostro Paese, fa dimenticare le lezioni della storia per tornare a proporre spazi protetti. Occorre invece rispondere guardando le ragioni di un disagio sociale che non si può esorcizzare, tanto meno regalare ai nuovi razzismi e ai nuovi fascismi”. E con la globalizzazione, continua il segretario generale Cgil, sono arrivati anche “l’esplosione del lavoro povero e la compressione dei salari, la precarietà e la disoccupazione, in particolare dei giovani. Sono una contraddizione recente, perché caratterizzata dalla rottura della relazione tra lavoro e vita dignitosa”.

Occorre anche sfatare alcuni luoghi comuni sulla tecnologia. “Non è neutra, ma è sempre frutto di una scelta, quindi è governabile e va governata” prosegue Camusso: “E la rivoluzione digitale non è solo rivoluzione industriale, ma le tecnologie informano e trasformano direttamente la società”. Da qui l’esigenza di “governare” la rivoluzione digitale: “Servono scelte nette da parte del lavoro organizzato, e il nostro compito ora è capire come la contrattazione, che è il nostro strumento principe, possa svilupparsi”.

Ma la rivoluzione digitale è già arrivata nel mondo del lavoro. “Nel terziario avanzato e distributivo, ad esempio, la somma dei lettori e dei sensori ha permesso la nascita delle casse automatiche, con il cliente che svolge da solo un lavoro che prima era compiuto dal lavoratore” continua Camusso. Per arrivare, poi, alle grandi piattaforme tecnologiche fondate sugli algoritmi: “Come si discute con un algoritmo? Come si passa dall’oggettività alla soggettività? Le grandi piattaforme, oggi, hanno un potere più forte degli Stati, e la leva fiscale con cui le si affronta non tocca i nodi della democrazia. Dobbiamo quindi interrogarci su come si esercita il ruolo del sindacato confederale se l’intermediario è un’app o una piattaforma”.

Non si può star fuori dall’innovazione, secondo Camusso, anzi bisogna “accelerare gli investimenti in ricerca”, ma non soltanto incentivando gli investimenti privati, ma puntando sull’investimento pubblico, anche “per riequilibrare il sistema produttivo privato”. Sono questi “i nodi per diffondere e accelerare l’innovazione, con infrastrutture sociali diffuse che guardano ai temi dell’invecchiamento e dell’ambiente. La sostenibilità non deve essere considerata esclusivamente sul fronte economico, ma deve confrontarsi con il lavoro. Per questo non si può far altro che scegliere il futuro e l’innovazione”.

Ma la digitalizzazione appare anche una sfida “per il rilancio delle aree interne, contro lo spopolamento” e per il Mezzogiorno, “per non creare un nuovo gap tecnologico che si sommi alle disuguaglianze già in atto”. Ecco perché l’innovazione “non può essere lasciata alle imprese, perché si affermerebbe dove c’è già, aumentando le differenze”. La digitalizzazione, insomma, è “talmente pervasiva da permeare tutti i campi”: per questo, secondo il segretario generale della Cgil, può permettere di “progettare una società più giusta che riduca le differenze, bisogna proporre una nuova visione del paese”.

Centrale resta dunque la contrattazione, perché permette alla Cgil di ricominciare a discutere sugli investimenti a ogni livello: “Dobbiamo puntare a una dinamica qualitativa che veda e risponda ai bisogni del lavoro e del territorio, contrattare lucidamente, comprendendo gli effetti dell’innovazione per ricostruire le risposte”. Ripensare la contrattazione, però, permette anche di “governare le nuove flessibilità, che impattano con le condizioni reali delle persone e gestire nuove professionalità che cambiano il lavoro”. C’è bisogno delle risposte delle politica, certo, ma il sindacato per Camusso deve “muoversi autonomamente nell’ambito della contrattazione”, per far crescere qualità e volumi degli investimenti, e così facendo “non rimanere passivi di fronte ai cambiamenti”.

Serve, insomma, anche nel sindacato “una rivoluzione culturale”,tenendo però ben saldi “i principi dei diritti universali, sanciti nella Carta della Cgil”. L’obiettivo dell’azione contrattuale resta in ogni caso “l’inclusione”, che è “il tema centrale della nostra Confederazione ed è fondamentale per combattere i populismi e i corporativismi in crescita”.

Camusso non nasconde “gli scricchiolii e le crepe nel sindacato” che i processi di trasformazione in atto “possono trasformare in voragini”, ma rivendica anche delle “esperienze positive”, come quella della 199 sul caporalato. Contrattare l’algoritmo, dunque, non è un’immagine ma è “sostanza e non riguarda solo le piattaforme web”. Una prima risposta da dare sta nella formazione, “un diritto individuale e collettivo che deve essere al centro della nostra azione, per dare un senso al lavoro per tutti”. Basta, però, “con gli investimenti a pioggia, con i tirocini, con l’alternanza scuola lavoro, che deve essere un percorso didattico e non un periodo di prova non retribuito”. Servono invece “una formazione duale e una nuova alfabetizzazione di massa, perché non ci può essere una frattura tra l’istruzione e la digitalizzazione. Serve la contrattazione e un governo contrattato del tempo di lavoro, con una riduzione e una redistribuzione dell’orario quando la tecnologia uccide il lavoro”.

Il nostro obiettivo – conclude Camusso – è riunificare il lavoro e opporci alla frammentazione. Al centro c’è, come sempre, la contrattazione. Non abbiamo tutte le risposte, ma alcune certezze: c’è una grande domanda di uguaglianza e di sindacato. Quella che ci aspetta è una sfida grande e appassionante contro il corporativismo, per esercitare il ruolo di sindacato generale che è nelle nostre radici e nel nostro lavoro”.

 


Le Conclusioni di Susanna Camusso alla Conferenza di Programma della Cgil

Il segretario della Cgil Susanna Camusso chiude la due giorni di Milano: “La tecnologia può sostenere la qualità e il valore del lavoro, ma bisogna muoversi nel perimetro dell’universalità dei diritti. Ci aspetta una stagione di ricostruzione dei valori”

31 gennaio 2018

“Nell’economia mondiale c’è una distanza enorme tra ciò che si predica e ciò che si pratica. Germania e Stati Uniti, i Paesi che hanno raccontato per anni al mondo la necessità del liberismo sfrenato, erogavano contemporaneamente risorse pubbliche per determinare il primato della loro economia. Queste contraddizioni, però, ci dicono che l’investimento pubblico è oggi possibile, soprattutto nella logica dell’innovazione”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, chiudendo la Conferenza di programma della Cgil “Buon lavoro. Governare l’innovazione, contrattare la digitalizzazione.”

Investire nel pubblico – ha continuato – si può fare nell’ottica del cambiamento e della sostenibilità. Per questo le nostre rivendicazioni possono trovare spazio nei processi di trasformazione e di digitalizzazione in atto. Spesso ci disegnano come coloro che parlano un linguaggio antico e che non si misurano con le differenze. La realtà è che noi abbiamo ancora bisogno di quelle parole, ma dobbiamo coniugarle con la realtà di oggi. Per far ciò bisogna disegnare un perimetro all’interno del quale provare a governare la trasformazione dei processi produttivi determinata dalla tecnologia. Il tema della democrazia, un tema fondamentale per il nostro sindacato, può e deve essere il centro intorno al quale muoversi”.

In un’epoca in cui “la politica si riduce a slogan senza ragionamento”, la Cgil vuole quindi “mettere in fila le ragioni della complessità”. Non è un caso, secondo il leader Cgil, che un recente sondaggio certifichi una crescita dell’8% nella fiducia che gli italiani ripongono nei sindacati. “Questa crescita – ha detto – non è certo figlia di slogan, ma del complicato lavoro di costruzione di un orizzonte che abbiamo intrapreso. I cittadini non hanno bisogno di slogan ma di analisi complesse della loro condizione di vita”.

L’obiettivo della Cgil, quindi, dev’essere “integrare il contrasto ai provvedimenti sbagliati del legislatore con la progettazione della nostra iniziativa”. La Carta dei diritti universali del lavoro resta la “vera risposta”. Perché “bisogna governare l’innovazione nel perimetro dei diritti universali in capo ai lavoratori”. Solo così la tecnologia può diventare “un elemento di sostegno alla qualità e al valore del lavoro.”

È in questo straordinario cambiamento sociale che la Cgil deve porsi il problema delle alleanze. “Se non riusciamo a ricomporre la nostra dualità tra l’essere lavoratori e l’essere consumatori non riusciremo a trovare le soluzioni adatte”, ha detto ancora Camusso. “Abbiamo dei vuoti di rappresentanza, è vero, e li abbiamo soprattutto dove più si marginalizza la prestazione a causa della velocità permessa dalle tecnologie”. È un problema del sindacato, ma “è anche una delle contraddizioni di questa epoca”.

Il tema della confederalità deve essere declinato in quest’ottica. Non c’è una questione “categorie contro confederazioni” (come accennato dal segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, nel suo intervento), e non esistono “soluzioni verticali”: “Non come un dibattito organizzativo interno, ma sui valori. Per tanti lavoratori non c’è un’identità di settore ma una richiesta di aiuto, quindi dobbiamo mettere in secondo piano il tema dell’organizzazione interna e cercare di rispondere alle loro esigenze”.

TUTTE LE NOTIZIE SULLA CONFERENZA NELLO SPECIALE DI RASSEGNA

Dentro al tema della democrazia – ha proseguito Camusso – è centrale “l’uso dei dati: può diventare un elemento di condizionamento della nostra vita”, può influire su “welfare, consumi, servizi”. “Per tornare ad avere un welfare universalistico – spiega il leader della Cgil – dobbiamo cambiare l’affermazione in base alla quale il welfare è una misura di sostenibilità economica. Nell’ultimo Def del governo italiano è scritto che l’obiettivo è che il fondo sanitario non superi il 6,5% del Pil”. Anche se il paese ha ricominciato a crescere. “L’idea è che hai stabilizzato la risposta sanitaria a quel livello”, e che non si va oltre quel livello. La conseguenza è poi “quello che ci raccontano tanti rapporti”, ossia che sempre più “persone hanno rinunciato a curarsi”. L’unica misura che conta “non è mai la condizione sociale e ambientale, ma la certezza e stabilità economica rispetto a parametri dati”. Si chiede Camusso: “La domanda è: ma la nostra contrattazione prova a entrare in questo tema? Il tema dell’universalità del welfare e di come agisce sulla contrattazione ha bisogno di essere rimesso in fila”, dev’essere riordinato dai sindacati.

Un altro nodo centrale è il rapporto tra sindacato e aziende, quando il sindacato è chiamato a contrattare l’innovazione. “Se un’azienda ci dice che il suo investimento è sui metodi di controllo e sugli algoritmi, si torna nel controllo delle persone e della prestazione”. “Ma se io non propongo la tracciabilità del lavoro – incalza il segretario generale della confederazione –, avrò il miglior prodotto eppure, lungo la catena, non eviterò forme sempre più schiavizzate di prestazione, anche nelle catene di qualità”, non solo nelle campagne e nelle raccolte dei pomodori. “Nei contratti uno dei temi che devo proporre è la tracciabilità. Devo condizionare come si forma la filiera di quell’azienda. Devo provare a ricondurre a una dimensione di filiera ciò che è esternalizzazione, terziarizzazione, produzione al ribasso”.

“Troppo spesso per noi prestazione corrisponde all’idea che stai parlando di ritmi e tempi di lavoro, e di turnazione. Dentro la prestazione di lavoro però c’è un grande tema all’origine della nostra contrattazione aziendale: il lavoro, anche quando è parcellizzato e prestato da un operaio manuale, è acquisizione di sapere”. Qui Camusso cita la riflessione e l’insegnamento sindacale di Bruno Trentin. E chiede alla platea: “Se l’innovazione che abbiamo dinanzi a noi è innanzitutto capacità di relazionarsi con le nuove tecnologie, il sapere è tutto dell’azienda o si deve redistribuire e riconoscere? La produzione dei saperi riguarda i nuovi diritti intellettuali e il riconoscimento del lavoro”. Ma il riconoscimento delle professionalità, la ricomposizione delle mansioni, il non marginalizzare “sono tutti temi che, se rimangono nella contrattazione collettiva, li difendi, se invece li lasci all’azienda, il divario e l’emarginazione aumentano”, ha sottolineato Camusso.

Il segretario generale ha poi ricordato che nei processi di innovazione devono essere “le macchine che si adattano agli uomini”, non il contrario. Non devono essere lavoratrici e lavoratori ad adattarsi ai processi di automazione. “Altrimenti l’unico produttore di valore per l’impresa diventa la macchina. La catena del valore si sposta”. E bisogna evitarlo. Ma non è affatto scontato.

Orari di lavoro e tempo di vita non devono essere in negazione uno dell’altro, sono invece aspetti di un problema unico che dobbiamo affrontare”, prosegue Camusso. Il segretario Cgil dà ragione a Anna Maria Furlan, che nel suo intervento ha ricordato che siamo entrati nel “tempo della velocità”. “Non c’è dubbio che è così. Ma sul piano dei rapporti unitari e della contrattazione ci limitiamo a dire che dobbiamo essere veloci?”, chiede Camusso al leader della Cisl.

Bisogna essere capaci di agire velocemente, è giusto. Ma servono anche regole certe e definite. Velocità è mettersi in condizioni di avere regole che agiscono nel processo democratico. Le regole non sono un portato del Novecento ma una delle condizioni che permettono di salvaguardare le persone”. Camusso ha però invitato la Cgil a non nascondersi dietro “l’alibi” dell’articolo 39 sulla certificazione della rappresentanza. I sindacati devono trovare un accordo tra di loro sulle regole, e poi esercitarle.

Il salario, in ogni caso, “è e resta una questione importante”. Per Camusso, c’è una nuova questione salariale, “determinata dal fatto che le retribuzioni non permettono condizioni di vita dignitose alle persone”. Per questo la Cgil non può “intavolare discussioni che non prevedano un aumento dei salari”. È questo il terreno sul quale Confindustria “deve ragionare con noi nella discussione sulla contrattazione”. Prima, però, i sindacati “devono smetterla di rimbalzarsi tra loro il problema del welfare contrattuale”. La Cgil continua a pensare che non “ci possa essere uno scambio tra welfare integrativo e salario”. Bisognerebbe prima ottenere la non defiscalizzaZione del welfare, “spiegando ai lavoratori che il welfare aziendale “è un beneficio a breve ma un danno a lungo termine sul welfare nazionale”. Il welfare, d’altronde è un importante pezzo della digitalizzazione che stiamo vivendo: “Il governo della trasformazione deve permettere di avere effetti positivi soprattutto su chi è in difficoltà. È l’opportunità che abbiamo davanti. Ma servono risorse e innovazione pubblica per dare risposte alla marginalità”. Se si lasciano gli investimenti al privato, infatti, “le disuguaglianze aumenteranno. Ed è quello che sta succedendo nella sanità”. Tutto ciò che porta inclusione, però, “deve essere presente nel perimetro del contratto nazionale”.

“Questa – ha concluso Camusso – è la nostra risposta anche ai populismi e ai fascismi crescenti nel nostro Paese .Qualunque politica fondata sulle paure è un idea che colpisce e marginalizza il mondo del lavoro. Per questo abbiamo dinanzi una stagione di ricostruzione valoriale. Dobbiamo ricostruire nei territori una battaglia di civiltà, di riconoscimento delle diversità, a partire dalla campagna di tesseramento dell’Anpi del 3 e 4 febbraio, e prima ancora con la presentazione dell’appello “Mai più fascismi”.

FONTE: Rassegna Sindacale

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