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Cuba: Frentes Fríos

Cuba_Barrio_marginaldi Carlo Lambiase
La Habana di getto, online, tra le case umili di uno dei suoi tanti quartieri marginali. Los frentes fríos di gennaio soffiano poco quest’anno. Ci sono il sole e un caldo discreto per essere in inverno. Gli splendori della Quinta Avenida, del Casco Hystorico e del Vedado sono lontani cosi come lo sono le mansioni di Siboney un tempo ampie residenze milionarie ed oggi solo sedi diplomatiche o case di protocollo istituzionali.

Le parole di Obama e di Raul sono scrosciate improvvise su questo piccolo grande mondo come uno dei tanti cicloni a cui i cubani hanno fatto il callo.

Il territorio dove vive la gente si degrada giorno per giorno sotto le inefficienze dei servizi comunali.

Uno dei grandi temi dell’economia metropolitana appare sempre di più quello del ruolo nuovo che devono assumere i poteri locali, i municipi che oggi ricalcano più che altro un ruolo troppo marginale, non sono capaci di captare risorse economiche e di affrontare il ruolo che gli compete. Ciò nell’ambito del riordino e controllo delle attività che coinvolgono la popolazione li dove essa vive.

I mercatini rionali sono il teatro quotidiano della lotta per una sopravvivenza dignitosa nonostante la crisi economica e sociale che Cuba vive sulla propria pelle dalla caduta del muro di Berlino e dell’impero sovietico.

L’agricoltura e’ il futuro della nuova Cuba. Solamente i vecchi sono ancora disponibili al lavoro agricolo. Il tema della mancanza di lavoro sia in agricoltura sia nei servizi e’ legato al bassissimo salario che ancora lo Stato o le Cooperative pagano. Cioè il lavoro c’è e tutti lo cercano ma non lo possono accettare perché si riconosce un trattamento economico almeno cinque volte meno di quello che dovrebbe essere in rapporto alla necessità minima di spesa per ogni famiglia.

Nessun giovane e nessun padre di famiglia oggi a Cuba possono vivere senza un salario che raggiunga almeno il valore di 200 CUC (equivalente o quasi del Dollaro USA) che farebbe al cambio 4.800 Pesos cubani. Un anziano dirigente di una cooperativa agricola con più di quaranta anni di lavoro raggiunge oggi un salario di circa 480 Pesos cubani.

Ne deriva la conclusione che in termini economici il Governo cubano o chiunque voglia confrontarsi con il tema del lavoro a Cuba deve considerare un aumento di salario rispetto a oggi di almeno dieci volte il valore con il quale si ragiona nella situazione presente.

Due temi dunque: l’adeguamento dei poteri locali ai compiti di governo del territorio urbano e l’adeguamento salariale nel paese.

Su queste cose dovrà impegnarsi Cuba se vorrà fronteggiare la sfida che le deriva dall’aver accettato la nuova fase aprendo alle relazioni diplomatiche con il vicino del Nord, l’odiato nemico di un tempo.

Durante tutto il mio viaggio di capodanno nella Habana della povera gente ho continuato a leggere l’economia spiegata con le canzoni dei Beatles, Love di Federico Rampini. Interessante lavoro di uno dei nostri massimi e attenti giornalisti eppure, credetemi, ho cercato con ansia di ritrovare in quest’attenta analisi del mondo che conta qualcosa, pezzi, sprazzi della realtà che vedevo davanti ai miei occhi nell’isola di Fidel…………..pero nada.

Somos todos americanos di Obama sembra un tremendo schiaffo alla realtà in cui Cuba e i suoi abitanti è costretta a vivere.

I cubani sperano tanto nelle nuove relazioni con gli USA ma sanno che il cammino è ancora incerto. Non dipende tutto da loro.

Nella giornata di ieri sono iniziati i negoziati tra gli addetti ai lavori dei due Governi.

Il percorso è tracciato e chi riuscirà a prendere questo treno, lento ma inesorabile, si troverà nella Cuba del futuro.

Purtroppo è vero che la gran parte dei giovani continuano a voler lasciare l’isola in cerca di appassionanti scenari super urbani che somiglino molto a quelle che sognano i giovani di tutto il mondo.

Questi giovani che scappano rischiano di non poter partecipare alla Cuba del futuro e lo fanno consapevolmente.

Questo non è alieno da quanto dicevamo all’inizio come necessità per un cambiamento consapevole attorno al ritorno all’agricoltura e la conquista di salari più adeguati.

Molti giovani non vogliono, come del resto anche in Italia, tornare nei campi, interessarsi delle cose vere che ti può dare la terra e rincorrono, qui come altrove, chimere di un successo dietro l’angolo, a portata di mano, come se tutto il pianeta possa diventare una Silicon Valley.

Questo e tanti temi sono oggi sul tavolo della rinascita economica di Cuba e si aspetta la fine del periodo di freddo, si fa per dire, e che ritorni a splendere il sole sulla rivoluzione cubana.

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