Alessandro Volpi: Per una nuova banca pubblica

di Alessandro Volpi

I numeri relativi ai profitti della banche italiane sono sempre più strabilianti. Si tratta di un fenomeno che si ripete ormai da tempo ma che sta acquisendo proporzioni enormi.

Nel primo trimestre del 2026 tali profitti hanno superato i 7,5 miliardi e mezzo di euro, distribuiti per l’80% circa agli azionisti, dunque in dividendi. Una simile situazione suggerisce una considerazione e una proposta.

La considerazione consiste nel fatto che a fronte di risultati così eclatanti è evidente la pressoché assoluta assenza di legami con l’economia reale del nostro paese. Le banche guadagnano 7,5 miliardi in tre mesi e l’economia non cresce affatto, anzi arretra ad un misero 0,4%: il credito non è l’elemento portante dei profitti bancari perché tali profitti non dipendono dall’erogazione di prestiti al sistema produttivo e alle famiglie ma da attività di commissione e di acquisto di titoli finanziari.

Peraltro quando il credito viene erogato i tassi sono decisamente alti e i destinatari attentamente selezionati, lasciando fuori la stragrande maggioranza dei soggetti che hanno bisogno di finanziamenti.

I profitti bancari sono quindi di natura finanziaria e, bisogna aggiungere, pagano un carico fiscale che non è realmente proporzionato a risultati così eclatanti. Il tax rate, l’aliquota reale, è infatti per le banche, anche dopo i timidi interventi del governo Meloni, ferma a poco meno del 34%, beneficiando tuttora della deducibilità degli interessi passivi.

Ora pagare il 33%, che scende al 31% in condizioni ordinarie, nell’ambito di un settore beneficiario, di fatto, di un monopolio per effetto della straordinaria concentrazione consentita dalla normativa e quindi dalla politica, mi pare davvero poco, soprattutto se l’attività bancaria non apporta un reale beneficio all’economia del paese.

E’ chiaro invece chi sono i beneficiari. BlackRock che è il principale azionista di UniCredit e il terzo di Intesa San Paolo, nel 2025 ha guadagnato dal settore bancario italiano 1 miliardo di euro in dividendi, 1,5 miliardi nella rivalutazione delle proprie partecipazioni e quasi 2 miliardi dalla vendita alle banche italiane, di cui è azionista, dei propri prodotti finanziari per un totale, tondo, di oltre 4,5 miliardi in un solo anno. Ma su questo la politica ha ben poco da dire.

La proposta è duplice. In primo luogo è evidente in queste condizioni che l’Italia ha bisogno di una banca pubblica. Per questo sarebbe necessario riportare Cassa Depositi e Prestiti, di cui lo Stato detiene già oltre l’80%, alla originaria funzione di banca pubblica che fa credito ai Comuni e alle piccole e medie imprese, praticando tassi in grado di abbattere il costo del denaro e abbandonando le attuali tendenze immobiliari e finanziarie. Per farlo CDP dispone di circa 350 miliardi di euro di risparmi e può usufruire delle garanzie pubbliche.

Nella stessa logica dovrebbe integrarsi con Poste, nella sua parte bancaria, per costituire davvero un colosso pubblico che, oltre a incidere veramente sull’economia reale, potrebbe assolvere anche alle funzioni di vero regolatore del mercato facendo concorrenza alle grandi banche private.

In tal senso occorrerebbe incentivare anche l’emissione da parte della nuova banca pubblica, nata dall’integrazione tra CDP e Poste, di obbligazioni da destinare ai fondi in cui i risparmiatori italiani mettono le loro risorse, legandole a progetti di investimento produttivo e ambientale nel nostro paese.

Naturalmente è obbligatorio scongiurare la privatizzazione di Poste.

Il secondo aspetto della proposta riguarda la necessità di alcune regole e, soprattutto di controlli veri – come forse non è avvenuto nel caso Mps-Mediobanca – per evitare le concentrazioni delle proprietà bancarie in pochissime mani, presenti peraltro nell’azionariato di istituti che dovrebbero farsi concorrenza, riservando una maggiore attenzione normativa sull’utilizzo dei risparmi italiani.

Penso che in tal modo uno dei temi centrali delle difficoltà italiane potrebbe trovare una soluzione.


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