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Emigrazione in America Latina: cresce il distacco dall’Italia

italia europa amlatinaMissione Filef in Argentina e Uruguay: crescente distacco tra le comunità, nuova emigrazione, rinnovo dei comites; la questione del voto europeo oltreoceano e fuori dai confini della UE.
Nell’ambito di una missione del coordinatore nazionale della Filef, Rodolfo Ricci, in America Latina, si sono svolti durante il mese di marzo, alcuni incontri organizzativi delle associazioni Filef a Montevideo e a Buenos Aires. Al centro della riflessione, il rilancio della attività della Filef in relazione alla crescita dei nuovi flussi di immigrazione di giovani italiani anche in questi paesi e, più in generale, alla situazione che si è creata a seguito della drastica diminuzione di risorse per le politiche verso i nostri connazionali, della riduzione della capacità di erogare servizi da parte della rete consolare, dell’estremo ritardo nel rinnovo dei Comites e la questione del voto europeo fuori dei confini dealla UE.

Dagli incontri è emerso che va crescendo sensibilmente il distacco delle collettività con l’Italia, conseguenza di una diffusa delusione per quanto in questi ultimi anni è avvenuto: in netto contrasto con quanto viene affermato in occasioni istituzionali, tutto lascia trasparire che la scarsa attenzione verso gli italiani all’estero, già sensibilmente affievolitasi in questi ultimi di crisi, sia  destinata a crescere ulteriormente, se non intervengono immediate novità; la riduzione della rete consolare e la sempre maggiore difficoltà di accedere in tempi decenti ai servizi consolari, (rinnovo passaporti, riconoscimento di cittadinanza, ecc.) creano malessere e sfiducia; analogamente, la consistente mole di attività cresciuta nell’ambito dei corsi di lingua e cultura e di formazione professionale è ormai ridottissima e molte competenze e risorse umane impegnate in questi ambiti si vanno perdendo.

 

Questione del pagamento delle pensioni in valuta locale

La questione del pagamento delle pensioni in valuta locale in Argentina, ha costituito un ulteriore elemento di scontento soprattutto per le persone più anziane. Rispetto a quest’ultima questione, si registra che pur essendo stata modificata la norma che obbligava gli istituti di credito a pagare in Pesos, ad oggi non si assiste a modificazioni, pur possibili, che consentano ai nostri pensionati di riscuotere la propria pensione nella valuta di origine, cioè in Euro. A tal proposito, è emerso con forza nei diversi incontri, il richiamo al Ministero degli Esteri e all’Ambasciata, di procedere ad una verifica con le autorità argentine, per consentire il ristabilimento della situazione precedente.

 

Cala l’attenzione e l’interesse verso i Comites; i problemi del voto per il rinnovo degli organismi

Altra questione molto problematica è costituita dal mancato rinnovo dei Comites (e del CGIE), che si trascina ormai da anni. Ci si trova di fronte al rischio di un calo consistente di interesse intorno al rinnovo di questi organismi; tutto lascia prevedere una forte riduzione di partecipazione alle prossime elezioni, di cui, peraltro,  non si conosce ancora la data, né le reali condizioni di praticabilità, vista la riduzione dello stanziamento che consentiva il voto per corrispondenza e che ora prevedrebbe un combinato disposto, al momento abbastanza misterioso, tra voto nei seggi consolari e voto elettronico anche da postazioni remote, che tecnicamente non sembra di semplice soluzione, soprattutto per questi paesi ove le distanze dai rispettivi consolati sono molto grandi: il voto in remoto, implicherebbe infatti l’acquisizione di un PIN o password che l’elettore sembra dover comunque acquisire recandosi personalmente nei consolati stessi spesso con notevole dispendio di tempo e di mezzi economici. Ciò lascia ipotizzare che ci si trova di fronte ad uno spostamento degli oneri finanziari della pratica democratica del voto, dallo Stato al cittadino. Questo non è in alcun caso accettabile. Anche perché si ritorna in un certo senso, ad un voto determinato o dal censo o dalla casuale residenza nelle vicinanze del consolato di riferimento; in questa situazione, arriviamo al paradosso che sarebbe quasi più democratica l’estrazione a sorte dei membri dei nuovi Comites !!

 

La risorsa mancata

Anche riguardo alla antica e tante volte richiamata funzione potenziale delle nostre collettività quali interfacce di relazioni economiche e culturali tra l’Italia e i paesi di residenza ci si trova di fronte ad alcune iniziative sporadiche, spesso a carattere regionale, talvolta anche significative, ma dalla discutibili efficacia complessiva, mancando un quadro di riferimento generale che possa consentirne un concreto ed ampio sviluppo; si è in attesa di capire se nel recente decreto “Destinazione Italia” siano presenti orientamenti significativi in tal senso.

Nel complesso, questo stato di cose rende sempre meno attrattivo il rapporto con la madrepatria, in particolare per le nuove generazioni che comunque manifestano un rinnovato interesse allo sviluppo di relazioni sociali e culturali; ciò ha causato – e causa – un distacco e un danno rilevante sia alle collettività, sia all’Italia, in molti ambiti. Il grande potenziale della più grande collettività emigrata, non viene affatto valorizzato.

 

Fabbisogni della nuova emigrazione

Quanto ai nuovi flussi di giovani che scelgono l’Argentina o l’Uruguay come meta nella loro ricerca di lavoro, essi necessiterebbero di particolare assistenza e orientamento, cosa che ricade solo sulla autonoma disponibilità delle singole associazioni, come rinnovata cultura delle antiche pratiche di mutuo soccorso tra migranti. Anche in questo caso, la miopia delle nostre istituzioni è grande: si rischia cioè di rendere definitivi i singoli progetti migratori e allo stesso tempo di tagliare definitivamente i ponti con una parte significativa della più importante risorsa di cui il paese dispone, quella umana.

Rispetto alle questioni discusse, nel denunciare gli aspetti negativi che si hanno di fronte, le organizzazioni della Filef ritengono necessario richiamare le diverse istanze istituzionali, sociali e politiche ad una rinnovata attenzione alle collettività e ai nuovi flussi di emigrazione; è indispensabile rilanciare rapidamente le politiche verso gli italiani all’estero, prima che il vincolo che li lega all’Italia si deteriori definitivamente e che con esso si perda una grande opportunità storica.

In questo senso, è auspicabile che il dinamismo del nuovo Governo Renzi possa manifestarsi anche in questo settore, dopo anni di ignavia e di successiva disarticolazione delle già modeste politiche a favore dei nostri connazionali. Lasciare disperdersi la risorsa internazionale e interculturale degli italiani all’estero sarebbe un peccato capitale.

 

Il voto europeo del 25 maggio

Un’ultima questione, di rilievo, emersa durante gli incontri in Argentina e in Uruguay è quella del voto Europeo, anche alla luce delle recenti prese di posizione e lettere di autorevoli membri del Cgie e di esponenti delle collettività in Europa inviate al Governo e ai partiti; la domanda è: i cittadini italiani residenti fuori della UE, sono o non sono anche cittadini europei ? E se sì, hanno o non hanno il diritto di avere le stesse condizioni per esprimere il proprio voto, analogamente ad altri connazionali, come ad esempio, quelli residenti in Svizzera ?

La questione non sembra, almeno fino ad oggi, essere stata sollevata in alcun significativo ambito di rappresentanza, neanche nel CGIE; ma, a fronte della opportunità dei cittadini emigrati nei paesi EU, di poter optare per candidati delle liste locali ed esprimere dunque il proprio voto a prescindere dalla istituzione di seggi italiani nei consolati, non vi è la stessa possibilità per i connazionali oltreoceano.

A fronte dei richiami a evitare l’istituzione di seggi “italiani” in paesi EU, anche per operare dei risparmi significativi (cosa peraltro discutibile anche perché centinaia di migliaia di connazionali sono di recentissima emigrazione e non hanno ancora deciso se stabilirsi o meno nei rispettivi paesi), vi è comunque da garantire la possibilità di votare per coloro che vivono fuori dai paesi UE, almeno istituendo seggi nei singoli consolati.

Se la democrazia non è divisibile e se non siamo già arrivati al punto che le questioni di bilancio vengono prima della democrazia, ci sembra che queste considerazioni siano da accogliere pienamente. Anche su questo punto, l’attivismo del nuovo governo è chiamato ad un significativo cambio di rotta.

E’ dunque urgente, visti i tempi ridotti che ci separano dal voto di fine maggio, un’espressione chiara sia da parte del CGIE che dei partiti e dei comitati per gli italiani all’estero di Camera e Senato. Una questione da porre anche in sede comunitaria, poiché il problema riguarda i nostri connazionali, come quelli di altri paesi europei che hanno consistenti comunità residenti fuori dei confini dell’Unione.

 

FILEF – Coordinamento nazionale – 3 Aprile 2014
Viale di Porta Tiburtina, 36 – 00185 Roma – filefit@gmail.com
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Discussione

4 pensieri su “Emigrazione in America Latina: cresce il distacco dall’Italia

  1. È sempre stato così. Vivo in Venezuela e precisamente a Margarita da circa 20 anni. Dei Comites si sente parlare soltanto quando ci sono i loro rinnovi e allora si precipitano a chiedere voti per un ente inutile e inefficiente. L’Italia, qualsiasi governo di destra o di sinistra si è dimenticato quando le rimesse degli emigrati erano la voce più importante del bilancio italiano. Grazie a Dio e al mio lavoro svolto in Italia, quando ero giovane, non ho bisogno affatto di Comites, e nemmeno del governo italianno

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 04/04/2014, 17:50
  2. Esame e valutazione del problema del “distacco” degli italiani all’estero.

    Le questioni sollevate da Rodolfo Ricci della Filef sono di grande interesse e di notevole importanza per i nostri connazionali in America latina, per il governo in patria e per tutti gli italiani all’estero.
    Al cuore di queste problematiche c’è il problema di questa comunità eterogenea e “straniera” nel senso latino del termine,che pur appartiene all’Italia a pieno titolo. Bisognerebbe riconsiderare tutto il problema dall’inizio e rivedere le modalità di intervento alla luce delle problematiche economiche e sociali, nonché geopolitiche, della questione. Il MAE dovrebbe riaprire il caso, riprendere tutto dall’inizio e valutare tutte le possibilità insieme al CGIE e soprattutto con le associazioni come la Filef che operano sui territori, nonché con delle consultazioni online con i connazionali che più si interessano a queste problematiche identitarie e di appartenenza.
    Non credo che si possa dare una risposta valida e rapida bisognerebbe convocare i rappresentanti degli italiani all’estero in Parlamento, le associazioni, i responsabili dei Comites e della rete consolare per stabilire delle statistiche, dei parametri comuni, laddove ve ne siano e agire sulla base dei risultati dell’inchiesta. Forse quello che emergerà da questo tipo di intervento non sarà facile da accettare perché si dovranno “tagliare” i rami morti o le spese inutili ma sempre partire dal principio che i cittadini italiani all’estero, ovunque essi siano, restano cittadini uguali nei diritti e nei doveri ai cttadini in patria.
    Le soluzioni suggerite da Ricci sono praticabili ma necessitano di un attento studio e esame caso per caso, paese per paese, continente per continente, comunità per comunità. In questo imbrogliato problema si situano anche le personalità dei rappresentanti in Parlamento, la loro azione, i loro atti di governo che andrebbero valutati anche attraverso un referendum fra tutti gli italiani all’estero. Non si capisce ancora la vera posizione del nuovo governo e se l’esecutivo di Renzi intenda “tagliare” anche i seggi dei senatori o considerare le comunità alla stregua delle regioni in Italia.
    L’elezione dei Comites pone il problema della validità, oggi, nel mondo contemporaneo con tutte le sue particolarità, di queste istituzioni. Sulla loro coerenza, pertinenza e con quale risultato fino ad oggi hanno potuto, o no, agire per il bene delle collettività. Stessa cosa per i consolati, gli istituti di cultura. Non credo che basti rivedere le spese degli stipendi degli ambasciatori o di altri alti funzionari, bisogna valutare il loro operato, studiare forse altre forme di intervento, altri scenari e altre figure professionali per seguire l’evoluzione o il cambiamento che il tempo ha portato alle nostre comunità all’estero.
    Invece di riunire fisicamente gli attori di questo fenomeno dalla morfologia in continuo movimento, su cui agiscono tutti gli epifenomeni e i fenomeni della contemporaneità, si potrebbero usare le nuove tecnologie.
    Resta pero’ il problema di fondo della considerazione di cui godono le nostre comunità all’estero in Italia. Il governo italiano vuole “mettere la faccia” anche su questo? Oppure risolvere il problema con manovrine dilatorie e superficiali? Quello che evoca Ricci: disamore, disinteresse, delusione, sfiducia appartengono a tutti noi verso le istituzioni anche se residiamo in patria, anche se viviamo e operiamo in Europa. La sensazione, giustificata forse, di essere stati messi da parte, dimenticati, non considerati sta diventando la pericolosa mistura che spinge buona parte dei cittadiini anche in Europa verso i populisti o meglio i demagoghi della destra o dell’estrema destra, vedi Francia ultime elezioni amministrative, se questo si estenderà verso le comunità all’estero spingerà i nostri connazionali, in più e spesso poco informati per ragioni contingenti e ovvie, verso questi gruppi politici pronti a tutto per raccogliere consersi, anche via le menzogne, le promesse, la super valutazione delle figure arretrate e legate alla retorica dell’italianità ad oltranza, e verso l’indebolimento e la perdita dei valori democratici e di rispetto dell’altro . Valori cardine della nostra centenaria emigrazione: ativa, sensibile, attenta e spesso molto sofferente. Non credo che si possa continuare con lo staus quo attuale, il problema, e Ricci ha fatto benissimo ad occuparsene, deve arrivare fino alle istituzioni senza mediazioni di parte, senza che si dica che senatori e deputati degli italiani all’estero “gonfiano” il problema a causa della loro presenza o rappresentanza nelle istituzioni o del loro futuro… La circolazione delle idee dei problemi, dei pareri deve diventare la norma e la regola se si vuole realmete affrontare questo problema, il controllo delle affermazioni dei parlamentari, la critica, l’elogio, devono assumere forme e contenuti evidenti, non essere trasparenze fantomatiche su giornalini, quotidiani locali, reti sociali,Internet qui e là. Il Ministero e le rappresentanze devono dare delle risposte e subito. Prima che sia troppo tardi per la democrazia.
    Il voto europeo non mi sembra praticabile fra i cittadini “lontanissimi”, nelle Americhe,in Australia… chè diventerebbe merce di scambio per i partiti dalle mani più o meno lunghe. Il voto europeo concerne il Parlamento europeo e un cittadino italiano e venzuelano, faccio un esempio, non mi sembra, ma qui esprimo solo il mio parere, avere l’interesse al voto europeo. Gli europei con doppia nazionalità votino “in situ” e per il Parlamento dove vivono, lavorano etc. Spero che con Cambiaimondo si sia attivata la vena “sensibile” di chi ancora ha a cuore la sorte delle nostre comunità da considerare risorsa e non peso, laboratorio democratico e non dei voti di scambio,vivaio di idee e di proposte anche per i nuovi protagonisti del fenomeno mifratorio che hanno bisogne, oggi più che mai, di “presenza/e” per il loro futuro di cittadini del mondo e di lavoratori nel mondo..

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    Pubblicato da Maria G. Vitali-Volant | 04/04/2014, 18:31

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