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Venezuela: la rivolta dei quartieri residenziali

caracas-venezuela-4La rivolta dei quartieri residenziali di 5 cittá ristagna e non guadagna spazio territoriale né consenso sociale
di Tito Pulsinelli (Caracas)
Il romanziere colombiano William Ospina dice che il Venezuela e’ un Paese assai peculiare, dove si ribellano i giovani dei quartieri residenziali di 5 citta’, mentre tutti gli altri stanno a guardarli, preparandosi per i balli e le feste dell’imminente carnevale.
Risultano politicamente “incomprensibili” le precarie “barricate” con cui la minoranza radicale della gioventù dorata  e delirante, cerca di impedire agli abitanti di quei quartieri le normali attività lavorative. Sbalordisce perché la destra arriva a raccogliere il 90% dei voti in quelle zone.

E’ un conflitto paralizzante tra gli ultras e i moderati che si oppongono al governo bolivariano di Maduro. E’ un vicolo cieco strategico, un non-senso politico questa auto-ghettizzazione della classe media sempre prona e disponibile a un intervento risolutore dall’esterno.

Sono la carne prediletta delle grandi catene mediatiche, disponibili a credere  -al pari del mercato informativo straniero- che é in corso un sovvertimento generale della societá venezuelana. Sono, alla fine, stranieri nel loro stesso Paese, e confondono la vita del quartiere con la realtá nazionale.

Dopo 10 giorni dall’inizio della protesta, da subito sponsorizzata e spinta da tutti i multimedia del pianeta, essa ristagna e non guadagna spazio territoriale né consenso sociale.

Finora sono morte 80 persone, ma la maggior parte di esse sono persone della terza etá a cui é stato impedito di raggiungere gli ospedali o per la proibizione alle ambulanze di circolare nei quartieri-bene.

Vi sono stati anche omicidi politici -pratica estranea alla societá venezuelana- frutto dell’alleanza tra le “squadre colorate” e i narcos-paramilitares colombiani, molto attivi nella regione del Tachira, frontaliera con la Colombia. Sono famosi gli incontri tra l’ultras Leopoldo Lopez (oggi incarcerato), Capriles Radonsky e l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe. Quest’ultimo, é meglio conosciuto come il “narco 82” quando occupava questo posto nella lista dei piú ricercati dalle agenzie anti-droga degli USA.

I sicari di Uribe affiancano i giovani vandali e mettono a segno attacchi a mezzi e sedi delle aziende statali telefoniche, elettricitá, ambulatori, camion che trasportano alimenti, linee urbane di bus e tram ecc.

Ieri hanno ucciso un atleta della squadra nazionale di boxe che era presidente del Movimento per la pace. L’intento é quello di trapiantare in Venezuela la pratica della vendetta interminabile, come preambolo alla disgregazione sociale.

Dai tempi di Curzio Malaparte, la tecnica del colpo di Stato é cambiata profondamente, e oggi la sua componente predominante é l’uso dei monopoli mediatici. In modo intensivo, estensivo al globo terracqueo, con le modalitá che erano proprie alla propaganda militare nei tempi di guerra.

E’ fondamentale resistere alla prima ondata di tempesta mediatica. Oggi il mondo é convinto che in Venezuela ci sia un sovvertimento profondo dell’ordine sociale. In realtá é in atto una grottesca ribellione nei quartieri residenziali di alcune cittá, mal sopportata persino dagli abitanti che sono elettori antichavisti moderati. Pero’ questo non importa molto se è il fine di una escalation per mettere a segno un golpe moderno.

La coesione della societá venezuelana é finora esemplare, sembra vaccinata a queste manovre di guerra combattuta con mezzi non-militari. Non é la prima volta, né sará l’ultima, peró qui non ci sono separatismi storici o fratture profonde di tipo religioso, etnico.

La coesione, l’unione civico-militare e la difesa collettiva della nazione sono baluardi finora inespugnabili per gli USA e la NATO. Tutti sanno decifrare il codice segreto delle dichiarazioni insolenti di John Kerry. Costui apertamente soffia sul fuoco e fa proprie le ragioni dei vandali e dei più estremisti finanziati in incognito da altre istanze degli USA.

E’ una pratica giá applicata altrove, dove foraggiano ogni radicalismo antagovernativo, persino fondamentalisti e alqaedisti in Medioriente e Nordafrica.

Kerry finge di  chiedere dialogo tra le parti in conflitto, in realta’ mette sullo stesso piano governi legittimi e sediziosi e li copre con un riconoscimento diplomatico. Puo’ esserci dialogo con chi ha proclamato che si fermera’ solo quando il governo cadra’?

I diritti umani di Kerry? Sono un ipocrita sinonimo del petrolio, gas, uranio, oro ecc.

Fonte: http://selvasorg.blogspot.it/

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Discussione

3 pensieri su “Venezuela: la rivolta dei quartieri residenziali

  1. IL giorno 27 di febbraio dal municipio Diaz nell’isola di Margarita, dove vivo da molti anni, sono andato in autobus fino a Porlamar, la piú importante cittá dello stato. Orbene a circa un terzo dall’arteria principale si é presentata una coda lunghissima di automobili e automezzi. Poi ho visto dispiegati centinaia di poliziotti e di Guardia Nazionale equipaggiati con strumenti antisommossa. Orbene, condivido completamente l’articolo: non c’erano molti studenti, ma gente prezzolata che sta paralizzando il paese. É un copione che abbiamo vissuto nel 2002 prima con il colpo militare a Chavez, poi con il sabotaggio petrolifero, in mano a una tecnocrazia venduta alle sette sorelle e agli USA.
    É inconcepibile che anche in alcuni giornali italiani si metta sullo stesso piano i rivoluzionari e questa minoranza violenta, ma é invece vero che tra i 75 arrestati ci sono anche 15 agenti della Guardia Nazionale e della polizia bolivariana per aver ecceduto nell’uso della repressione con armi da guerra antisommossa. É la prima volta che succede, poi si dice invece che Maduro é un dittatore, cosa fuori da ogni logica, o meglio é ben comprensibile la logica di chi all’interno e all’estero vuole impadronirsi delle risorse petrolifere e di gas venezuelane. Durante il caracazo che si é celebrato giovedí 27 di febbraio, migliaia di morti, centinaia di “desaparecidos” scomparsi, nessun arresto tra le forze dell’ordine. Valori etici e morali opposti. Certo si puó e si deve criticare il governo bolivariano, e personalmente sono un rivoluzionario critico della gestione del governo. Ma un conto é criticare, otra cosa é uccidere un proprio simile perché non condivide idee e progetti di violenza gratuita e prezzolata.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 01/03/2014, 18:11

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