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Organismo Internazionale del Lavoro

cesdi Tonino D’Orazio
Le richieste della Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc-Csi) agli oltre 2.500 partecipanti al World Economic Forum di Davos, in massima parte amministratori e manager di grandi imprese multinazionali, capi di stato e di governo, rappresentanti delle organizzazioni internazionali sono un elenco ingenuo dei mali, cioè dei danni irreversibili delle politiche neoliberiste e di “libero” mercato. Le vittorie dei ricchi in questa guerra contro i poveri, esposte ad una assemblea retriva e convinta di andare avanti sulla strada disastrosa intrapresa.

Bastano i titoli a dare una idea della relazione, drammatica sì, ma quasi soffici, distaccati, senza responsabilità; un elenco:

Nella UE, mancano quasi 6 milioni di posti di lavoro per tornare alla situazione occupazionale pre-crisi… e nel 2013 la disoccupazione continua a peggiorare nella maggior parte dei paesi.. i lavoratori giovani o poco qualificati sono quelli maggiormente colpiti. L’aumento delle forme atipiche di occupazione riflette probabilmente (notate l’eufemismo) l’incertezza delle imprese rispetto alle prospettive della domanda… Il peggioramento della situazione dell’occupazione ha fatto crescere il rischio di disordini sociali. Secondo le ultime stime preparate per la Riunione Regionale Europea dell’ILO, il rischio di disordini sociali nella UE è aumentato di 12. C’è bisogno di strategie favorevoli all’occupazione.

C’è sempre una vera ambiguità nelle parole. Nel quadro giuridico attuale della perdita dei diritti del mondo del lavoro, nell’aumento dei ritmi e dell’orario, non si capisce se le strategie per l’occupazione continuino a contemplare maggior sfruttamento per la competitività oppure “buona” occupazione e dignità di vita dei lavoratori.

In quanto ai prossimi disordini sociali (già bollati in anticipo come sovvertimento, eversione, terrorismo, anarchia) mi sembra che la formula “per ragioni di sicurezza” sia già abbondantemente sfruttata oggi, sino a diventare quasi una tecnica governativa repressiva e permanente nel mondo intero, con formule diverse che rasentano un vero attacco alla democrazia. Se uno le vuole vedere.

A livello mondiale c’è stagnazione, anzi nessuna ripresa. Vi sono 200 milioni di disoccupati e probabilmente 250 milioni l’anno prossimo. Insomma alta disoccupazione, tagli ai salari, alti livelli di indebitamento delle famiglie, abbattimento delle tutele previdenziali, sociali e del lavoro.

Crescono in modo esponenziale le disuguaglianze e le politiche di austerità stanno disarticolando gli Stati. Parola del FMI. Evviva l’analisi a danno fatto!

Può pentirsi e ravvedersi il Word Economic Forum? Qualcuno cita la ridistribuzione delle ricchezze prodotte, visto che le patrimoniali fanno paura anche alla sinistra riformista?

Forse (non sono sicuri della crescita sempre preannunciata ma della disoccupazione sì) è in atto una “crescita senza occupazione”. Il piano per gli investimenti e l’occupazione, i salari e la protezione sociale, elaborato dall’Ituc per Davos 2014, include: * investimenti infrastrutturali mirati per migliorare il potenziale produttivo nel lungo termine e andare verso un’economia a bassa emissione di carbonio; * aumentare il potere d’acquisto delle famiglie a medio – basso reddito riducendo la disuguaglianza e rafforzando la contrattazione collettiva e il salario minimo; * investire nelle politiche attive del mercato del lavoro per aumentare i livelli di competenze e ridurre la disoccupazione giovanile; * ridurre l’informalità del lavoro e creare lavoro dignitoso nei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Magari anche nel nostro.

Cioè il socialismo minimo di Turati del 1886!  Quel socialismo per cui, sino al suo avvento messianico, è bene cooperare con il capitalismo. La linea di avanguardia del PSE.

Ma chi dovrebbe metterlo in opera questo piano e come? A chi lo sta chiedendo l’organizzazione sindacale mondiale? Al neoliberismo responsabile ideologicamente e programmaticamente proprio della disastrata situazione attuale? All’assemblea del capitalismo becero e avanzato (Papa Francesco dixit) presente al WEC di Davos? A quei politici o amministratori presenti in assemblea che svendono i beni comuni o li distruggono per avere in cambio “meriti, plauso” e buone uscite milionarie?

In realtà si limita a chiedere al lupo presente e gongolante di non mangiare l’agnello dopo aver disposto a vista la carne viva nel suo elenco annuale. Elenco molto simile, e in niente risolutivo, di anno in anno, fin dal 2008. Un po’ come dare i dettagli di una casa “sgarrupata” dalle ruspe voraci e lamentarsi dell’ineluttabilità.

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