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Europa, Politica

Voto in Repubblica Ceca: i populisti entrano in parlamento

rep-cecadi Elio Rampino (Praga)
Le elezioni politiche 2013 qui in Repubblica Ceca si ricorderanno per quelle che hanno sdoganato le formazioni politiche anti sistema in Parlamento, anziché per portare i comunisti al governo, come era nelle previsioni.

Altro fatto di rilievo, il ritorno in Parlamento dei cristiano-democratici con un 6,78%. Stabile la partecipazione al voto col 60% circa degli aventi diritto.

L’ingresso delle due formazioni alternative ai partiti tradizionali, “ANO” -che in lingua ceca sta per “Sì” onde evitare facili battute- con il 18,65% e “Usvit” con il 6,88%, ha scompaginato infatti il quadro delle possibili alleanze di destra e di sinistra.

Nel campo della sinistra i socialdemocratici, pur risultando il primo partito con il 20,45%, sono rimasti abbastanza sotto le aspettative e senza i numeri necessari per formare un governo, anche se di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti, come era nelle ipotesi più accreditate.

Nonostante questi ultimi abbiano avuto una buona affermazione con il 14,91%, quasi 4 punti in più rispetto alle scorse politiche.

Nella destra, i partiti della coalizione che ha governato fino ad oggi, hanno pagato il prezzo dello scandalo che ha spazzato via l’esecutivo prematuramente. L’ODS che esprimeva il Premier si è fermata ad un misero 7,72% e la TOP 09 non è andata oltre un 11,99%.

Liquidando velocemente l’Usvit di Tomio Okamura, un ceco-giapponese che predica un non meglio precisato sistema di democrazia diretta raggruppando frange di sostenitori neofascisti, è interessante dare uno sguardo all’altro gruppo che alla sua new entry nell’agone politico, si piazza al secondo posto.

“ANO” è la formazione di Andrej Babiš, secondo uomo più ricco del Paese, imprenditore a capo di “Agrofert” gruppo composto da oltre 200 società nel campo della chimica, agricoltura, energie rinnovabili ecc. con spiccati interessi nel mondo della comunicazione attraverso “Mafra” con cui controlla diversi quotidiani e tv private ceche, in fase espansiva.

Sotto l’aspetto organizzativo e dei rapporti interni, si configura come formazione di tipo aziendalistico-padronale, con un capo assoluto che ha il potere dell’ultima parola.

Fin qui è facile accomunarlo ad una vecchia conoscenza di casa nostra, ma a differenza delle formazioni berlusconiane, questo non si colloca in un’area politica liberale, né di altra natura, lasciandosi campo libero per fare accordi con la destra, con la sinistra o con nessuno a seconda delle convenienze; un po’ come un mix fra Forza Italia e M5S.

Al grido di “giù le mani dei partiti dalle aziende pubbliche” soprattutto dalle televisioni -chissà perché?… -, si è ritagliato uno spazio che ad oggi gli permette di essere il vero ago della bilancia e di condizionare la formazione di qualsiasi futura coalizione.

Pare che la maledizione secondo cui quando tocca alla sinistra di governare, si generi dal nulla qualcosa di nuovo che lo impedisca, funzioni anche qui.

Una curiosità: forse per testare il livello di consapevolezza politica degli elettori di “ANO”, è stato inserito al n° 13 di una lista in cui non era candidato il leader, un altro Andrej Babiš. Indovinate il risultato del test: è arrivato primo ed è entrato inaspettatamente in Parlamento.

Auguri a questo Paese per i prossimi vent’anni.

Praga 27 ottobre 2013

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Discussione

Un pensiero su “Voto in Repubblica Ceca: i populisti entrano in parlamento

  1. Non bisogna farsi illusioni. Non c’è aria buona per la sinistra nell’Europa di oggi. Ci si sarebbe dovuto mettersi di traverso quando si era in tempo a fermare la devastazione sociale prodotta dal neoliberismo. Purtroppo le socialdemocrazie europee l’hanno favorita, invece che contrastarla. Al massimo han detto che le riforme bisognava farle più lentamente rispetto alle accelerazioni della destra, ma non si sono mai opposte ad esse in modo radicale.
    Oggi la crisi e la frantumazione sociale delle classi subalterne produce una guerra tra poveri, a tutto vantaggio delle destre fascio-populiste, che infatti avanzano ovunque. Esse cavalcano in modo reazionario e autoritario le spinte antisistema e antieuropee. Una grande parte della sinistra non viene vista come alternativa, ma come parte dell’establishement europeo, quello che impone ai popoli le politiche di austerity.
    La strada per il recupero a sinistra è dovunque in salita. Occorrerà molto tempo. Non c’è da farsi illusioni.

    Mi piace

    Pubblicato da claudio vito buttazzo | 29/10/2013, 19:14

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