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Legge di stabilità o di instabilità: lo vedremo presto

legge di stabilitàdi Alfiero Grandi
La legge di stabilità ha subito rimaneggiamenti fino all’ultimo, tanto è vero che a Bruxelles è andato un testo incompleto. Altri ne subirà prima dell’approvazione definitiva. L’enfasi sulla proposta del Governo è francamente eccessiva. Del resto non si può sostenere contemporaneamente che non ci sono soldi, quindi si fa quello che si può, e nello stesso tempo magnificare la svolta che vi sarebbe contenuta. Non ci sono misure draconiane come con Monti, ma tagli e nuove entrate peseranno e non poco.

Il Governo Letta è prigioniero delle sue priorità. L’insistenza sul rispetto del 3% di deficit, al punto da approvare una manovra una settimana fa per correggere uno sforamento modestissimo dello 0,1% blocca gli spazi di manovra. Non va dimenticato che 600 milioni della manovra correttiva riguardano un incomprensibile mega sconto per i concessionari dei giochi che erano stati condannati dalla Corte dei Conti a pagare 2,4 miliardi di multa (4 volte tanto) per di più questi proventi avrebbero raddrizzato i conti da soli.

L’Italia è l’unico paese che non ha chiesto alla UE di avere più tempo, almeno 2 anni, per rientrare nel 3% di deficit. Altri 6 paesi europei, dalla Francia al Portogallo, l’hanno chiesto ed ottenuto, solo l’Italia no. Eppure l’idiozia di rientrare già nel 2013 nel 3 % era voluta dal Governo Berlusconi-Tremonti. Impegno che Monti ha confermato e dopo di lui Letta, rendendo così incomprensibile quale sia la differenza tra i governi.

Monti aveva puntato tutto sul fondo salva stati, il cui intervento però si è ben guardato dal chiedere quando si è reso conto che avrebbe comportato altri vincoli, ancora più pesanti, per l’Italia. Del fondo salva stati all’Italia resta pro-quota il costo della sua formazione, a carico del nostro debito pubblico. Infatti l’Italia deve contribuire per il 17 %, il che fa aumentare lo stock del debito e, attraverso gli interessi sul maggior debito, il deficit.

Letta ha incassato per eredità del Governo Monti l’uscita dell’Italia dalla sorveglianza europea per deficit eccessivo e ha ribadito il rispetto del 3% con toni quasi religiosi. E’ chiaro che se il 3% è un vincolo rigido gli spazi – pochini – si possono trovare solo aggredendo redditi alti, rendite, evasione, ecc. Altrimenti le possibilità di manovra restano i tagli allo stato sociale. Senza crescita non se ne esce e senza spesa pubblica mirata non ci sarà crescita.

L’IMU è stato il tormentone dei 6 mesi passati. Il Pdl aveva fatto della cancellazione dell’IMU sulla prima casa senza vincoli di reddito una condizione per tenere in piedi il Governo. Il Governo cancellando l’Imu nel 2013 però si è trovato senza risorse e ha lasciato, con mossa sbagliata, aumentare l’IVA dal 21% al 22%. L’argomento che l’aumento dell’IVA era già previsto non vale perché si poteva fermare a condizione di limitare l’intervento sull’IMU, così le risorse per evitare l’aumento dell’IVA c’erano. E’ stata fatta una scelta politica, punto.

Altri aspetti della legge di stabilità. Sgravi sul costo del lavoro. Per la parte lavoratori il conto è presto fatto, bloccando i contratti del pubblico impiego si risparmiano 2,3 miliardi di euro, che ovviamente vengono sottratti alla domanda interna, e di questi ne vengono restituiti 1,6 sotto forma di sgravi fiscali su tutta la platea di lavoratori, non sui pensionati. Bloccare i contratti pubblici e parlare di aumentare la produttività è un controsenso, come continuare con il blocco delle assunzioni. Alla fine c’è un saldo negativo per il mondo del lavoro dipendente, che potrebbe peggiorare se venissero limate le detrazioni.

Pensioni. Dopo anni di blocco delle indicizzazioni per circa 6 milioni di soggetti, ora c’è una rivalutazione ridotta per una parte e il mantenimento del blocco sopra i 3000 euro lordi al mese. Anche qui la domanda interna prenderà un colpo perché una parte dei pensionati avrà meno reddito del previsto. In pratica si riducono le pensioni nel tempo. Il Sole 24 ore ha calcolato un taglio di 1000 euro in un anno. I blocchi vengono sempre messi per un tempo limitato, salvo scoprire in seguito che mancano i soldi per toglierli.

Lo scopo della legge di stabilità è aiutare la ripresa e l’occupazione, almeno così viene detto. Con le risorse disponibili si spingono alcuni investimenti pubblici, mentre il sostegno alle imprese è una diminuzione di costi non un incentivo alle nuove assunzioni, come è nel caso del provvedimento per i giovani, né tanto meno agli investimenti, come è stato il rifinanziamento della legge Sabatini, che pure andrebbe meglio finalizzata a favore di innovazioni mirate. Soldi alle imprese si possono dare, a condizione che siano finalizzati e condizionati. C’è poi un discutibile intervento a favore delle banche, che pure qualche colpa nella crisi attuale ce l’hanno. Il Governo propone di detrarre dalle tasse le perdite per crediti inesigibili in 5 anni anziché in 18 come ora. E’ un regalo alle banche. Perché ? Perché solo alle banche ? Quali sono le contropartite di una simile operazione ?

La cancellazione dell’Imu nel 2013 viene contraddetta dall’introduzione della Tari dal 2014, che la relazione tecnica del Governo stima dare entrate maggiori dell’Imu perché “dimentica” sgravi e franchigie e ha una variabilità cha ha fatto venire non poche preoccupazioni. E’ stata inserita nella legge di stabilità una clausola di salvaguardia che prevede interventi di aumento delle accise o tagli di detrazioni di 3, 7, 10 miliardi nei prossimi 3 anni se i conti non dovessero tornare, catenaccio simile a quello che ha portato all’aumento dell’IVA al 22 %. Sapremo solo alla fine cosa accadrà realmente.

E’ previsto un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte, perché solo sulle pensioni ? Ad esempio i redditi alti  dei manager non debbono essere coinvolti nella solidarietà ? Non era già questa l’osservazione della Corte costituzionale quando ha bocciato un provvedimento analogo ?

Restano punti irrisolti come gli esodati o troppo deboli gli interventi per la povertà e gli immigrati. Certo non ci sono (per ora) i tagli alla sanità, ma farli sarebbe stata un’iniziativa del Governo, di cui avrebbe dovuto assumersi la responsabilità, e non un obbligo derivante da provvedimenti precedenti. Per di più la spesa complessiva dell’Italia per la sanità è al di sotto della media europea e già oggi tanti concittadini rinunciano a curarsi per mancanza di soldi, a meno che non incontrino un ambulatorio di Emergency in Italia.

L’Italia beneficerà nel 2014 degli investimenti cofinanziati dalla UE. Possono essere utili, tranne la Tav, che è inutile e dannosa. Sarebbe bene chiarire quali saranno e come il nostro paese troverà i quattrini da parte sua, perché altrimenti quelli della Ue non arriveranno.

Gira voce di un provvedimento che garantirebbe il pagamento di una sanzione pari alla metà del minimo per i capitali illecitamente esportati che vengano rimpatriati. E’ un condono parziale. Il Governo farebbe bene a rilanciare la lotta all’evasione, è vero che la grancassa a volte copre altro, ma la nuova maggioranza è troppo silenziosa.

Infine va ricordato che dal 2015 entrerà in vigore l’impegno a rientrare in 20 anni al 60 % del debito come previsto dal Fiscal compact. Sono almeno 45 miliardi l’anno, come farà l’Italia a diminuire il debito di tanto ? Se l’Italia crescesse del 3% all’anno, e non è così nemmeno nei sogni più rosei, dovrebbe rinunciare a tutta la crescita per diminuire il debito. Al miglioramento del paese non andrebbe nulla.

Chi ha accettato questa camicia di forza ha pensato probabilmente che tanto ci avrebbe pensato chi veniva dopo. Ormai ci siamo, è meglio pensarci ora, ricontrattando le regole europee, altrimenti dopo avere portato il debito al 135% avremo la crisi finanziaria di un paese ancora più indebolito. Non è forse vero che si sta studiando un ulteriore “salvataggio”, si fa per dire, della Grecia perché malgrado restrizioni da tempi di guerra il debito continua ad essere fuori controllo ?

Attenzione Italia, de te fabula narratur.

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