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Scomparso Renato Nicolini, un’icona sul crinale degli anni ’70

Si è spento ieri Renato Nicolini dopo una difficile malattia. Per lungo tempo protagonista delle amministrazioni romane della sinistra. Un grande innovatore della politica e in particolare della cultura come risorsa di tutti e per tutti. Fu l’inventore dell’Estate Romana, con il cinema a Massenzio (1978) e l’indimenticabile evento del Festival dei Poeti sulla spiaggia di Castelporziano (1979) (Vedi in in fondo all’articolo lo straordinario docu-film di Andrea Andermann). Un stagione di grande innovazione civile, sul crinale del riflusso degli anni ’70 e dell’inizio della globalizzazione neoliberista. Il Re dell'”effimero”, come si autodefinì, prima dell’avvento dell’impero del “banale”, come oggi lo ricorda Vauro.

L’ultimo intervento pubblico di Renato Nicolini

Cambiamo Roma, sono Pronto

di Renato Nicolini (il manifesto 28/06/2012)

Confesso di restarci un po’ male quando vedo che nessun giornale o gruppo associa a sinistra il mio nome alle ormai prossime elezioni per il sindaco di Roma. Oltre a Nicola Zingaretti ed all’incredibile Patrizia Prestipino (per me sarà sempre la Presidente del XII Municipio che, inseguendo il miraggio dei soldi delle opere di urbanizzazione per interrare la Cristoforo Colombo nel tratto monumentale dell’Eur, ha retto il sacco ad Eur Spa, condannando alla dinamite il Velodromo ed alla chiusura le Torri di Cesare Ligini), circolano i nomi di Sandro Medici, Paolo Berdini, persino dell’ex ministro Alessandro Bianchi che ha presentato un Progetto Roma. Eppure il trentennale della morte di Luigi Petroselli (nonostante il Pd romano abbia pensato bene di farlo commemorare dall’ex Dc Nicola Signorello – detto Pennacchione – quello che sconfisse Ugo Vetere nell’ ’85 ponendo fine all’esperienza delle Giunte Rosse) ci ha ricordato prepotentemente l’attualità politica della sua esperienza di sindaco. Due concetti erano alla base dell’idea per Roma di Petroselli. L’importanza della cultura, della risorsa immateriale per eccellenza, per il governo della la città. Qualcosa di complesso, che passa per il sentimento di cittadinanza e di appartenenza (piuttosto che d’immobile identità) messo in moto dall’estate romana; ma anche per il valore economico-politico-simbolico della competizione sul terreno culturale nell’epoca del mondo globale. Non ci sono solo le squadre di calcio e le Olimpiadi; si compete anche con il significato residuo dei luoghi e delle città, con i musei e i monumenti, con il paesaggio e con la storia, con la formazione la ricerca e la creatività, con l’immaginazione, con il piacere di vivere. L’autonomia della cultura, in un mondo sempre più servile ed etero diretto, è un valore inestimabile, ed a Roma c’è ancora cinema, teatro, televisione, arte, produzione di immaginario più che in qualsiasi altra parte d’Italia.


Il secondo concetto è la necessità di rompere con un’idea che associava invece la crescita economica di Roma soprattutto all’edilizia, tradizionale volano. Se questo fosse mai stato vero, in questi tempi duri per il keynesismo primitivo non lo è più. Non bastano più i lavori inutili. C’è un nuovo campo per l’impresa edilizia, che non è quello della costruzione di immobili di lusso destinati a rimanere invenduti; ma è quello della rottamazione e del risanamento, della ristrutturazione e del restauro, del recupero del paesaggio e dei valori immateriali, della capacità di dare consistenza di sistema aperto all’offerta culturale, dai Musei d’arte contemporanea, alla Festa del Cinema, al Sistema delle biblioteche, ai teatri ed agli spazi di spettacolo. C’è necessità di restituire regole e possibilità di controllo a ciò che è stato incautamente liberalizzato a partire da Rutelli finendo per trasformare la zona più delicata di Roma, il suo centro storico, in uno shopping mall a cielo aperto. Occorre recuperare in ogni direzione la capacità di progetto.


Apprezzo particolarmente in questo senso il tono dell’appello di Paolo Berdini. È vero, non è più possibile tacere. Non è possibile non dire che il piano regolatore di Morassut e Veltroni è il peggiore piano regolatore della storia di Roma capitale, che le ha appeso nel cielo giganteschi cubi di cemento non localizzati pronti a bombardarla con violenza. Se non vogliamo che l’economia romana sia a breve travolta dal prevedibile scoppio di una gigantesca bolla immobiliare, bisogna fare macchina indietro e piazza pulita. Roma non ha bisogno di illusioni. Di immaginazione sì, ma l’immaginazione è innanzi tutto riconquista di autonomia intellettuale, senza subordinazione ai declinanti miti della finanza… Sarebbe paradossale restare subordinati a quelli caserecci della banda dei quattro interna al Pci al tornante degli anni ’70, contro i quali l’Isveur e Petroselli cominciarono ad intervenire. Strano! Oggi si tenta di esercitare la damnatio memoriae contro Corviale e Torbellamonaca, non contro la speculazione di Caltagirone, Toti, Mezzaroma.
Se vogliamo che Roma esca dal nauseante pantano di Alemanno, non basta un sindaco di un segno politico diverso, occorre un sindaco che rompa con le cause del male, che affronti la sfida del suo mandato per la via giusta del programma, e non quella sbagliata degli accordicchi elettorali.


Essendo nato il primo marzo del 1942, dieci anni esatti dopo Petroselli, ho sempre pensato con una parte di me di essere destinato a succedergli. Per questo anche mi candidai a sindaco nel ’93 contro Rutelli (forse sarei dovuto uscire allo scoperto subito dopo la morte di Luigi). Non ho avuto occasione di pentirmene, al contrario. Ma proprio l’esperienza di allora mi ha insegnato che non si vince da soli, ma con gli alleati e con gli alleati giusti. Il mio obiettivo, per essere chiaro, non è il Campidoglio, ma la convinzione della necessità di una svolta nel progetto politico per amministrarlo. Non basta vincere: occorre cambiare, e per questo bisogna dichiarare di voler cambiare anche rispetto ai quindici anni di Rutelli e Veltroni. Sono disponibile a partecipare a ogni squadra che si proponga quest’obiettivo, ragioniamone insieme.

Discussione

4 pensieri su “Scomparso Renato Nicolini, un’icona sul crinale degli anni ’70

  1. "Mi piace"

    Pubblicato da cambiailmondo | 05/08/2012, 11:18
  2. Caro Renato addio, anche tu hai raggiunto il reame delle ombre care. Ti offro carne e sangue come Ulisse nel suo viaggio nella memoria. Sono un testimone, controvoglia. Il tempo presente mi tira dalla sua parte ma io voglio ricordarti.: abbiamo partecipato agli anni dell’effimero a Roma e io ero una dei protagonisti,, piccole tessere del mosaico di un “Gioco” politico ben chiaro che prendeva spunto da Lang in Francia dai socialisti e dalla loro cultura politica, non certo da quella di Pasolini….Tu hai partecipato, ne sei stato il protagonista maggiore in quegli anni durissimi di catastrofi annunciate e poi vissute in pieno. Estate romana, rumore, effimero movimento di corpi e di anime in cerca di identità in una città che faceva rivivere le sue ombre millenarie, solo per poco chè strutture non c’erano e questa era la nostra critica, noi “operatori culturali” spediti nelle circoscrizioni a proporre spettacoli, biblioteche, animazione come colombe nel cielo d’agosto, senza nido nè colombai su cui posarsi e far schiudere i risultati. Un distrastro. Ma che bel disastro!!!!Accidenti, scrivero’ un libro, ci provero’ promesso Renato e ci sarai anche tu come Cosimo di Rondo’ dall’albero.Allora ero una stupida battagliera e giravo per tombe etrusche alla ricerca dei misteri della vita. Non ne ho risolto nessuno se non queste parole. Parole nostre dure in quei tempi anche rivolte a Petroselli, il nostro amato eroe di speranze caduche. Roma non è cambiata forse ma noi l’abbiamo resa vivente con le sue ombre e non è poco. Amavo molto la tua “allure” erano forse altri tempi ma c’eravamo e ci credevamo tu eri il nostro “capo” anche contestato ma sempre il nostro “capo” non voglio naufragare nei rimpianti ma andare avanti anche se trovo che ci sia il deserto andare avanti ancora un po’ e capire, che la tua ombra ci aiuti a capire ancora come allora. Sempre l’Ade serve a questo. Sei stato bravo, sei naufragato e mi ricordo del naufrago su un autobus un giorno di tanto tempo fa,dopo gli splendori dell’Estate romana che non ha visto mai autunni rossi,.sparlavi, eri altrove.Non ho avuto il coraggio di dirti ciao, mi facevi paura, cosi’ altrove. Hai pagato un caro prezzo e anche l’abbandono. Io mi ricordo di te giovanissimo a Italia Nostra quando eri ancora l’allievo del grande storico dell’arte. Ancora eri alle soglie del potere. Un potere che non riuscivi a dominare.Neanche dopo, ci sei riuscito. Era troppo era tanto e pieno di veleni…I veleni della nostra generazione, distillati da mani esperte per annientare, soffocare, far languire l’energia. Per sapere com’eri bisognava conoscerti, io non ti conoscevo come amico. Mi eri molto simpatico cosi’ strampalato e lungo. Eri fragile, di questo sono sicura. Anche tu. Poi hai trovato altre strade, un caro ricordo perchè con te se ne va un’altra tessera della mia vita. Quella d’oro dell’egida della giovinezza.
    Maria G. Vitali-Volant Francia

    "Mi piace"

    Pubblicato da Maria Vitali-Volant | 01/09/2012, 14:58

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