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FRANCIA: LE ELEZIONI LEGISLATIVE DEL 16 GIUGNO e IL PROFILO DEL GOVERNO AYRAULT

di Francesco Capponi (Parigi)
Le elezioni legislative del prossimo 16 Giugno saranno di importanza fondamentale per garantire la vita e l’efficacia operativa del Governo designato da F.Hollande e presieduto da J.M.Ayrault. Per un risultato positivo è decisiva la tenuta dell’unità a sinistra, così da convincere l’elettorato popolare che il Presidente Hollande fa sul serio per rilanciare la crescita, contenere la speculazione e piegare il conservatorismo tedesco. Il profilo del primo ministro Ayrault e de principali ministri.

Anche se il nuovo governo francese sarà confermato soltanto se la sinistra vincerà le elezioni legislative di giugno, la scelta di Jean-Marc Ayrault come primo ministro, ed i nomi degli altri membri del suo gabinetto, lasciano trasparire già alcuni orientamenti di fondo della presidenza Hollande.

Si annuncia infatti un governo dominato dal Partito socialista (PS): contrariamente alla gauche plurielle (sinistra plurale) di Jospin, il cui governo annoverava membri comunisti, verdi, radicali, e chevenèmentisti.

La squadra di Ayrault conta solo un ministro verde (Cecile Duflot), ed un’indipendente vicina al partito al radicale (Christiane Taubira). Questa situazione si spiega attraverso il fatto che i verdi hanno raccolto pochi suffragi alle elezioni presidenziali (2,31%), il Front de gauche di Melenchon aveva espressamente rifiutato di entrare nel governo, ed i radicali di sinistra avevano scelto di rinunciare a presentare un candidato presidenziale in cambio di alcune circoscrizioni elettorali con concrete possibilità di vittoria.

Inoltre, per quanto tutte le correnti del PS siano rappresentate nel nuovo governo, quella hollandiana occupa evidentemente i posti chiave. Stupisce il fatto che il sindaco di Lille e segretaria nazionale del PS, Martine Aubry, in lizza fino all’ultimo per diventare primo ministro, non abbia nessun incarico ministeriale.

Aubry, che rappresenta l’ala «di sinistra» del PS, gode di una certa popolarità presso i simpatizzanti socialisti per essere stata il ministro del lavoro all’epoca della legge sulle 35 ore – ancora oggi, la destra la detesta per questo motivo. Se Hollande avesse scelto Aubry come primo ministro, la linea del governo si sarebbe caratterizzata come maggiormente a sinistra, comunque socialdemocratica, dopotutto, Aubry è la figlia di Jacques Delors, l’ex-presidente della commissione europea ed illustre esponente della deuxième gauche (seconda sinistra).

Ma i rapporti tra Hollande e Aubry sono notoriamente pessimi; per questo motivo, il nuovo presidente ha optato per un «fedele» come Ayrault. Come contropartita, ad Aubry è stato proposto il ministero della cultura, ma la segretaria del PS ha rifiutato.

Sempre in ambito generale, è degno di menzione il fatto che questo governo sia il primo a rispettare la parità numerica tra membri uomini e donne (17 e 17) – anche se alcuni osservatori hanno fatto notare come i ministeri più importanti (economia, esteri, interni, difesa) siano andati agli uomini.

Per meglio comprendere le sensibilità politiche e gli equilibri presenti nel governo socialista è interessante vedere il profilo politico e personale di alcuni fra i principali ministri:

JEAN-MARC AYRAULT. Il nuovo primo ministro, Jean-Marc Ayrault, è stato a lungo capogruppo dei deputati del Partito socialista e sindaco di Nantes dal 1989. Politicamente è molto vicino ad Hollande – si autodefinisce un «reformiste décomplexé» (un riformista senza complessi d’inferiorità). Oltre ai rapporti personali col presidente, nella nomina a Palazzo Matignon, ha contato anche il fatto che Ayrault sia un buon conoscitore degli arcani parlamentari, e che parli bene il tedesco, atout importante per le negoziazioni con Merkel.

PIERRE MOSCOVICI. Come ministro dell’economia è stato scelto Pierre Moscovici, altro socialista vicino ad Hollande, ex-strausskahniano, ed ex-ministro dell’integrazione europea all’epoca del governo Jospin. Si tratta di un «moderato», scelto, aldilà delle qualità personali, per «rassicurare» i mercati internazionali.

LAURENT FABIUS. Il ministro degli affari esteri è l’ex-primo ministro di Mitterrand, Laurent Fabius. Molto intelligente, colto, ma notoriamente arrogante, è stato spesso accusato di avere una linea politica fluttuante, esclusivamente al servizio delle proprie velleità presidenziali – ormai tramontate da tempo. All’inizio degli anni 2000 rappresentava l’ala destra (blairiana) del PS, ma nel 2005, ha creato stupore difendendo, da un giorno all’altro, il «no» al referendum sulla Costituzione europea, che accusava di non essere abbastanza di sinistra. Per il suo temperamento altezzoso e per la spregiudicatezza politica, Fabius fa un po’ pensare ad un Massimo D’Alema francese.

MANUEL VALLS. Il nuovo ministro degli interni si chiama Manuel Valls ed è l’esponente più rappresentativo della «destra» del PS. Anche lui molto ambizioso, ha spesso criticato la dirigenza del PS, che considera troppo vecchia – lui ha solo 50 anni… – difendendo, contro i propri compagni di partito, misure socialmente controverse come l’aumento dell’IVA e l’istituzione della cosidetta règle d’or (regola d’oro), che impone ai governi l’equilibrio di bilancio. Su temi come la sicurezza e l’immigrazione si è costruito una reputazione da «duro». Per fare un altro parallelo, l’equivalente di Valls nella politica italiana potrebbe essere Matteo Renzi.

CHRISTIANE TAUBIRA. Il ministro della giustizia è Christiane Taubira, deputata indipendente della Guiana, ma vicina al partito radicale di sinistra. Ha guadagnato una certa notorietà per aver presentato nel 2001 una legge che definiva il commercio transatlantico degli schiavi neri come un crimine contro l’umanità, e per la sua presenza come candidata radicale alle elezioni presidenziali del 2002, contribuendo a quella dispersione dei voti di sinistra, che è costata l’eliminazione di Jospin al primo turno. Durante le primarie del partito socialista dell’anno scorso, questa deputata, considerata come un «elettrone libero», ha stupito tutti appoggiando la candidatura di Arnaud Montebourg, il «terzo uomo».

Arnaud MONTEBOURG. E veniamo appunto a Montebourg, avvocato e deputato della Saona, nominato ministro del redressement productif, una sorta di ministero della reindustrializzazione. Questa nomina sembra particolarmente azzeccata, in quanto, da anni, Montebourg ha mostrato attenzione al tema della de-industrializzazione. Per rilocalizzare la produzione, il neo-ministro propone la «demondializzazione», cioè un sistema che privilegi gli scambi commerciali tra paesi che rispettano gli standard europei in materia sociale, ambientale, e sanitaria – i prodotti fabbricati in paesi che trasgrediscono questi criteri, vengono sottoposti a dazi doganali più onerosi. Dopo quasi trent’anni di assenza di una politica industriale in Francia, la nomina di Montebourg a questo ministero strategico crea aspettative piuttosto importanti.

AURÉLIE FILIPPETTI. Merita infine un accenno la nomina di Aurélie Filippetti al ministero della cultura, non fosse altro che per la sua storia personale. La Filippetti, professoressa laureata presso la prestigiosa École Normale Supérieure, proviene infatti da una famiglia di minatori comunisti di origine italiana, trasferitasi in Lorena all’epoca del fascismo. Su queste vicende, questa deputata della Mosella ha scritto un libro, Les Derniers Jours de la classe ouvrière.

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LE ELEZIONI LEGISLATIVE DEL 16 GIUGNO: IL SIGNIFICATO COSTUZIONALE DELLE LEGISLATIVE,GLI IMPEGNI POLITICI PRIORITARI E LE FORZE IN CAMPO.

Se i socialisti vinceranno le elezioni legislative di giugno, il governo Ayrault dovrà immediatamente affrontare alcune prove cruciali. Particolarmente significativi saranno gli sviluppi in ambito europeo: se Hollande convincerà i tedeschi sulla necessità di stimolare la crescita, forse l’Europa uscirà dalla crisi sistemica in cui è precipitata da ormai cinque anni. Se fallirà in questo proposito, l’Europa potrebbe sprofonderà definitivamente nel baratro – ed il PS implodere, come il PASOK di Papandreu.

Per questo motivo, ci si deve augurare il successo di Hollande e della sua squadra di governo: da questo dipende l’avvenire dell’Europa intera.

La vittoria alle Presidenziali dello scorso 6 Maggio 2012 rappresenta la prima tappa di un percorso che il PS spera possa essere foriero di successi anche per le imminenti elezioni legislative del 10 e17 Giugno p.v.

Il modello semi presidenziale francese prevede, infatti, il rinnovo dell’Assemblea Nazionale all’indomani dell’elezione del nuovo Presidente. Il presidente, infatti, ha il potere di nominare il Governo e i Ministri facenti parte dell’esecutivo. Tuttavia, quest’ultimo necessita della fiducia del Parlamento per svolgere le proprie funzioni, motivo per cui Hollande e il PS nel suo complesso sperano in una significativa vittoria che sappia dare alla compagine di sinistra una solida maggioranza per portare avanti l’ambizioso programma di riforme votate all’equità, alla crescita e alla redistribuzione.

Circa l’esito delle legislative, il PS – e più in generale la Sinistra francese – si presenta rassicurato da un (cauto) ottimismo, derivante essenzialmente dalla grave frammentazione a destra dello scacchiere politico francese tra UMP e FN da un lato; e, dall’altro, dalla lotta intestina che sta lacerando l’UMP in merito alla leadership del partito dopo l’uscita di scena di Sarkozy.

La frammentazione politica a destra.

L’exploit del Front National di Marine Le Pen in occasione delle elezioni Presidenziali ha dato nuovo slancio al partito di estrema destra francese, il quale spera, per le prossime legislative di replicare il precedente successo sopravanzando l’UMP in numerose circoscrizioni di voto. Se il FN mantiene il risultato delle Presidenziali (18%) sarebbe in grado di andare al II turno in più di 350 circoscrizioni (su 577). Tuttavia, i precedenti non sono, in questo senso, favorevoli al partito della dinastia Le Pen: nell’88, con un risultato pari a 9,8% delle preferenze, il FN non ottenne che un seggio; nel 1997, con circa il 15% nemmeno uno.

Inoltre, l’attesa bassa affluenza alle urne rende ancor più prudenti le attese dei vertici del partito circa la possibilità di raggiungere il 12,5%, necessario per il passaggio al II turno. Ad ogni modo, le prospettive di un triangolare al secondo turno, che veda contrapposti un candidato della sinistra e due, rispettivamente, UMP e FN da un’idea del cauchemar che la destra francese vive in questi giorni di campagna elettorale.

Le lotte intestine al UMP.

La sconfitta di Sarkozy e la sua conseguente decisione di lasciare la vita politica attiva hanno lasciato il movimento politico presieduto dall’ex Presidente privo di direzione e di leadership. Le tensioni all’interno dell’UMP, dunque, sono palpabili e a confrontarsi sono due poids lourds del Movimento: François Fillon (a sinistra), ex Primo Ministro del Presidente Sarkozy e François Copé, Presidente del gruppo UMP all’Assemblea Nazionale e, dal 2010, Segretario Generale dello stesso.

La rivalità tra i due ha caratterizzato l’intero quinquennio della Presidenza Sarkozy e la dipartita di quest’ultimo non ha fatto altro che ravvivare tali tensioni. Sebbene vi fosse un gentlemen’s agreement in seno al partito affinché la lotta per l’investitura a leader avvenisse dopo le legislative così da non intaccare l’unità del movimento, specie dopo la sconfitta alle Presidenziali, Fillon e Copé non hanno resistito al richiamo del potere e giovedì scorso, ai microfoni dell’emittente radiofonica RTL, l’ex Primo Ministro ha dichiarato che “non esiste più leader naturale dopo la dipartita di Sarkozy”.

Infastidito dall’attitudine di comando del suo rivale, il quale, facendo leva sulla sua posizione di Segretario Generale, lo aveva richiamato all’ordine invitandolo a mobilitarsi esclusivamente per le legislative, Fillon ha voluto dare un segno tangibile della sua volontà di lottare per la leadership del partito. Copé ha prontamente risposto adottando un tono offensivo e affermando che “La principale virtù di un responsabile politico è il coraggio”, facendo riferimento al fatto che Fillon, a suo parere, è un condottiero senza truppe.

Il debutto della guerra per la Presidenza del partito ha fatto si che le diverse figure pubbliche del movimento si schierassero ora per l’uno ora per l’altro, amplificando ulteriormente l’immagine di un partito diviso e lacerato dalle tensioni interne.

Il PS e i suoi alleati.

Partendo dai risultati delle Presidenziali, in casa socialista si attende una vague rose per le prossime legislative: i deputati di sinistra (PS, Verdi e Front de Gauche) dovrebbero aggirarsi tra i 310 e i 330; i più ottimisti si spingono ad affermare che il PS avrebbe persino la possibilità di ottenere da solo la maggioranza assoluta (288 seggi) se il numero dei deputati di Sinistra superi i 330, affrancandosi così dall’appoggio, altrimenti necessario, di alleati scomodi quali i Verdi e i Frontisti di Mélanchon.

In merito a questa prospettiva, a sinistra si guarda al fatto che, per le Presidenziali, rispetto al 2007, ben 136 circoscrizioni elettorali hanno virato da destra a sinistra e solo due hanno fatto l’inverso.

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