Africa, CRISIS, Geopolitica Conflitti Pace

L’umiliazione per le interferenze nella giustizia egiziana e le contraddizioni salafite

di Elisa Ferrero (Il Cairo)
La tempesta causata dal rilascio illegale degli attivisti delle ONG straniere, in particolare americane, non si è placata neanche un po’. Il Parlamento, per una volta compatto, ha ripetutamente espresso il proprio sdegno. Parlamentari di ogni tendenza politica, liberali, islamisti o di sinistra, continuano a esecrare l’accaduto, domandando vigorosamente che si faccia chiarezza. Il paradosso, ora, è che i difensori degli attivisti si ritrovano a dover condannare, al tempo stesso, sia il loro processo sia il loro rilascio. Del resto, di fronte a una tale palese violazione della sovranità egiziana non si può tacere, anche se il processe non si sarebbe dovuto fare per principio.

L’ira del Parlamento, oggi, si è espressa in modo particolare per mezzo della Commissione Difesa.  Uno dei membri, liberale, è giunto a chiedere la rottura diplomatica con gli Stati Uniti. Altri, soprattutto i Fratelli Musulmani, vorrebbero trovare nuove fonti di aiuti finanziari, per poter fare a meno dei soldi-capestro ricevuti dagli Stati Uniti. Un altro parlamentare ha proposto di chiedere il rilascio di tutti i prigionieri egiziani nelle carceri statunitensi.

Ma la bufera si è abbattuta principalmente sul governo Ganzouri, a partire dal Primo Ministro stesso, dalla Ministra per la Cooperazione Internazionale Fayza Abul Naga (la creatrice della crisi delle ONG) e anche dal Ministro della Difesa, che ha consentito all’aereo militare statunitense, usato per rimpatriare gli attivisti stranieri, di atterrare e ripartire senza alcuna autorizzazione (pare che l’aereo abbia anche dovuto pagare una multa).

Intanto, però, la magistratura è sprofondata nella crisi, perché è stata la più toccata dall’ingerenza della politica egiziana e americana. Altro che indipendenza. Il giudice Mohammed Shukry, quello che era incaricato del processo sulle ONG e poi ha abbandonato, adesso vuol scrivere un promemoria ufficiale da inviare al CSM per spiegare le ragioni delle sue dimissioni. Sole che pare stia subendo forti pressioni (di nuovo) affinché non lo faccia. Un’ingerenza nell’ingerenza.  E il giudice Abdel Moezz Ibrahim, presidente della Corte d’Appello e della Suprema Commissione Elettorale, è l’uomo più sotto accusa di tutti, perché è stato lui infatti a rimuovere il divieto di lasciare il paese, imposto agli attivisti stranieri. I Fratelli Musulmani ne stanno chiedendo le dimissioni, proprio ora che stanno per partire le procedure preliminari delle elezioni presidenziali.

A ciò si aggiungono le dichiarazioni di oggi della Germania, paese coinvolto nella crisi, perché una delle ONG incriminate è tedesca: ha dichiarato che dietro la liberazione degli attivisti vi sarebbe un accordo politico. Quale, di grazia?

Un bel caos… Ulteriore dimostrazione, però, di quali siano effettivamente i poteri che contano in Egitto (e in Medio Oriente). Fa ridere pensare che Tantawi ha passato mesi a diffamare gli attivisti del Movimento 6 Aprile, e altri ancora, accusandoli di essere agenti al soldo degli americani. “L’Egitto non s’inginocchierà di fronte a nessun paese straniero!” – tuonava. Si è visto (sempre che ce ne fosse davvero bisogno) chi sono i veri agenti al soldo delle potenze straniere, tanto per cambiare. Anzi, tanto per non cambiare nulla. Poi si accusano gli arabi di essere antiamericani e antioccidentali…

servizio del 4 marzo 2012

 

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7 marzo 2012 – Restano ufficialmente sconosciuti, per ora, i responsabili del rilascio degli attivisti stranieri, indagati per finanziamento illecito alle ONG per le quali lavorano. Ma naturalmente tutti puntano il dito sul Consiglio Militare. Ieri, in Parlamento, sono stati ascoltati due ministri, quello degli interni e quello dell’aviazione civile. Quest’ultimo ha sottolineato che solo i generali avrebbero potuto consentire l’atterraggio di un aereo militare USA, per portare gli attivisti fuori del paese. La ministra per la cooperazione internazionale Fayza Abul Naga, colei che ha dato il via al processo, ha affermato di aver saputo solo dai giornali della rimozione del divieto di lasciare il paese, imposto agli attivisti. Ganzouri, che a sua volta ha riferito in Parlamento, non ha sostanzialmente rivelato un bel niente sulla questione. E i Fratelli Musulmani – indicati dal senatore John McCain come una valida fonte di aiuto per liberare gli attivisti – negano categoricamente ogni coinvolgimento, sostenendo che le parole del senatore sono, in realtà, una vendetta per averlo negato, quell’aiuto. La politica, insomma, tenta di lavarsene le mani, lasciando intendere che il Consiglio Militare è stato il principale attore dietro la liberazione degli attivisti. Ma c’è da stupirsi? Non sono loro che detengono ancora il potere e amministrano tutte le relazioni internazionali?

Nel frattempo, il CSM si è autoincaricato di indagare la faccenda, mentre l’amministrazione americana, per bocca di Victoria Nuland, la portavoce del ministero degli esteri, fa sapere che nella risoluzione della crisi sono stato coinvolti anche altri paesi, dei quali tuttavia non fa il nome.

Ma a parte convocare ministri, che cosa sta facendo il Parlamento? Discute dell’Assemblea Costituente, anzi della Costituzione stessa. Si riscontra un primo conflitto tra salafiti e Fratelli Musulmani a proposito dell’articolo 2 della Costituzione. I primi vorrebbero correggerlo così: “La sharia è la fonte principale delle leggi”. I secondi, invece, insistono per mantenere la formulazione attuale: “I principi della sharia sono la fonte principale delle leggi”, più la postilla sulle leggi dei non-musulmani. Benissimo, però non dovrebbe discuterne la Costituente?

E a proposito, la battaglia sulla composizione della Costituente è sempre aperta. Alcuni politici contestano la decisione del Consiglio Militare di affidarne la scelta alle due Camere riunite: per loro sarebbe stato più corretto chiamare a farne parte i rappresentanti di tutta la società civile, dunque stanno pensando di rivolgersi al tribunale per chiedere l’annullamento della decisione dei generali. Intanto, donne e copti sono sul piede di guerra, per non essere esclusi dalla stesura della Costituzione. Domani è l’8 marzo ed è stata annunciata una nuova marcia delle donne, come l’anno scorso. Sarà interessante vedere che cosa succederà questa volta, a partire dalla partecipazione femminile che un anno fa era stata piuttosto scarsa. Anche le Sorelle Musulmane saranno impegnate: le donne del Partito Libertà e Giustizia, infatti, terrano la loro prima conferenza nazionale.

Negli ultimi giorni, però, la scena è stata invasa dagli scandali e dalle contraddizioni dei salafiti (succede spesso ai fondamentalisti di ogni genere e tipo, anche se questo non li smuove di un millimetro). Ha cominciato il deputato di al-Nour Anwar al-Balkimy, il quale, qualche tempo fa, aveva dichiarato di essere stato aggredito per strada da alcuni sconosciuti che lo avevano anche derubato. Sembrava essere una delle tante aggressioni ai politici accadute di recente… e invece no. I medici di una clinica di Agouza, viste le fotografie di al-Balkimy sui giornali, con il volto coperto da bende, hanno riconosciuto l’uomo e l’hanno smascherato, rivelando che il salafita si era in realtà appena sottoposto a un’operazione di chirurgia estetica al naso. Il bello è che la chirurgia estetica è proibita, secondo la rigida interpretazione dell’islam dei salafiti. Al-Balkimy ha forse inventato la storia dell’aggressione per nascondere il proprio peccato? Adesso c’è mezzo paese che ride a crepapelle. Il partito al-Nour l’ha espulso (dopo un iniziale tentativo di difenderlo), ma al-Balkimy non vuole dimettersi da parlamentare, come gli stanno chiedendo tutti. E perché mai? A me, però, resta un interrogativo: il partito al-Nour l’ha espulso per aver mentito al paese oppure per essersi sottoposto a un’operazione haram?

E per terminare il viaggio nella sconcertante mentalità salafita, uno di loro ha dichiarato oggi che il proprio partito non è assolutamente contrario a uno stato civile, solo che non vuole in nessun modo che la parola “civile” sia inserita nel testo della Costituzione. Logico, no? Poi ci si chiede perché fiorisce l’ironia contro i salafiti, che molti tacciano di razzismo.

 

Nella foto: graffito di Aya Tarek ad Alessandria.

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