Annunci
Africa, CRISIS, Geopolitica Conflitti Pace, Politica

LIBIA, LA CIRENAICA SI PROCLAMA “AUTONOMA”. VERSO UNA NUOVA SOMALIA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO.

di Maurizio Matteuzzi e Tommaso Di Francesco *
Alla Tripolitania, la mossa non è piaciuta. Il Cnt parla di «un appello alla fragmentazione». Il leader Mustafa Abdul Jalil minaccia uso forza. Il dopo-Gheddafi mostra le ambiguita’ di una ribellione che non e’ stata una rivoluzione per la democrazia.

La nuova Libia ogni giorno ha la sua pena. Si può anche capire, visto che i 42 anni di Gheddafi si sono lasciati dietro un vuoto istituzionale che la (ex) Jamahiriya (lo Stato delle masse) non è certo servita a coprire.

Però questo non rende la pena quotidiana meno acuta. Quella di ieri è la proclamazione, unilaterale, di una regione (o peggio, di «uno Stato») semi-autonomo. E’ la regione (o lo Stato) di Barqa, nome arabo della Cirenaica, l’est del paese, quella più grande – la metà dell’attuale territorio libico: va da Sirte fino al confine con l’Egitto a est, fino al Ciad e al Sudan a sud – e, guarda un po’, quella che racchiude i due terzi delle colossali risorse petrolifere.

La proclamazione è avvenuta nel corso del «Congresso del popolo della Cirenaica», svoltosi in un hangar fuori Bengasi, con duemila delegati in festa. Fra loro rappresentanti delle principali tribù dell’est – Ubaidat, Mughariba, Awajeer -, comandanti delle milizie che hanno combattuto contro Gheddafi – l’«Esercito di Barqa» che raggruppa 61 «milizie rivoluzionarie» dell’est – e uomini politici della regione – alcuni dei quali membri dello stesso Cnt, il Consiglio nazionale transitorio: come lo stesso Ahmed al Zubair al Senussi, nominato capo del Consiglio di governo provvisorio di Barqa.

Ahmed al Zuabair, quasi ottantenne, è il pronipote dell’ultimo re libico, re Idriss (pupazzo nelle mani degli inglesi rovesciato dal giovane colonnello Gheddafi il primo settembre 1969), ha passato nelle galere gheddafiane 31 anni e nel 2011 ha vinto il premio Sakharov per «aver combattuto per la libertà della Libia». La nuova Libia ha recuperati la vecchia bandiera di re Idriss e ora anche il pronipote.

Al Cnt e all’occidente libico, la Tripolitania, la mossa dei cirenaici non è piaciuta per nulla. Hanno un bel dire che si è trattato solo di una dichiarazione di intenti, che autonomia non vuol dire secessione, che federalismo «non significa divisione ma unità», che le risorse petrolifere, la politica estera e l’esercito nazionale resteranno nelle mani del governo centrale e «federale» di Tripoli. Il Cnt ha parlato di un passo «pericoloso» e di «un evidente appello alla fragmentazione».

Anche perché l’«autonomia» pretesa dalla Cirenaica è molto larga: un proprio parlamento, una propria polizia, delle proprie corti di giustizia, una capitale – Bengasi, la seconda città del paese -, un proprio governo. Anche le elezioni, indette «entro due settimane» per eleggere il proprio esecutivo, suonano come una sfida a quelle che il Cnt ha fissato per giugno, che dovranno eleggere una assemblea nazionale di 200 membri per nominare un nuovo capo di governo e scrivere una nuova costituzione. Sulla base della legge emanata dal Cnt, di quei 200 deputati, la Cirenaica dovrebbe averne 60, contro i 100 della Tripolitania (più popolosa). Troppo pochi dicono a Bengasi, accusando le autorità della «nuova Libia» di proseguire la politica di emarginazione-discriminazione che fu di Gheddafi verso l’est, accusato di essere culla dell’islamismo e dell’opposizione.

Alla «autonomia» e al «federalismo», il Cnt di Mustafa Abdel Jalil e il governo provvisorio del premier Abdel Rahim al-Keib contrappongono una «decentralizzazione» che darebbe ampi poteri ai governi muncipali e locali ma che non prevede l’esistenza di «Stati» così ingombranti. La mossa ieri a Bengasi riporta agli anni fra il 1951 (quando gli inglesi diedero «l’indipendenza») e il ‘63 in cui re Idriss (in realtà il Foreign Office di Londra) divise la Libia in tre Stati: la Tripolitania a ovest, la Cirenaica a est e il Fezzan nel sud-ovest. La «nuova Libia» ha qualche problema.

FONTE: Nena News

*) giornalista de Il Manifesto

————————————–

DEL BOCA: LA LIBIA E’ UNA NUOVA SOMALIA

INTERVISTA ALLO STORICO ITALIANO. «L’autonomia armata dell’Est getta il Paese, già diviso dalle fazioni che hanno deposto Gheddafi, nel caos a tre mesi dal voto di giugno. Per l’Onu i diritti umani sono violati. Interessi italiani a rischio»

TOMMASO DI FRANCESCO*

Roma, 09 marzo 2012, Nena News – Una assemblea delle tribù e delle milizie della Cirenaica riunito a Bengasi due giorni fa ha dato vita al Consiglio provvisorio di Barqa (Cirenaica) chiedendo la piena autonomia della regione da Tripoli. Mustafa Abdel Jalil, presidente del Cnt fino alle prossime elezioni di giugno, ha definito l’iniziativa la «sedizione dell’est» accusando non meglio precisati «paesi arabi» di avere fomentato la «cospirazione» e, ieri, ha minacciato: «Devono sapere che gli infiltrati e i fedelissimi dell’ex regime tentano di utilizzarli e noi siamo pronti a dissuaderli. Anche con la forza». E anche Hamid Al-Hassi, capo militare del Consiglio di Barqa ammonisce: «Siamo pronti a dare battaglia. Siamo dunque a quel rischio di guerra civile che lo stesso Jalil paventava di fronte all’anarchia delle milizie che spadroneggiano in Libia. Ne parliamo con Angelo Del Boca, storico della Libia e del colonialismo.

La Libia sembra diventata quella «nuova Somalia», in preda alle milizie islamiche» che profetizzava Gheddafi, linciato solo nell’ottobre scorso, poche settimane prima della fine della guerra aerea della Nato fatta «per proteggere i civili»…

In un certo senso sì, proprio una nuova Somalia. Per 42 anni Gheddafi era riuscito, più con le cattive che con le buone, a tenere insieme il Paese e a guidarlo in mezzo a burrasche non da poco. Morto lui sembra che tutto vada nel disastro. Perché le milizie non mollano le armi, il governo provvisorio fa di tutto per raccoglierle ma non ce la fa. Siamo arrivati addirittura al pronunciamento da Bengasi per dividere il paese, fatto non in maniera provvisoria, perché a capo di questo fantomatico governo c’è addirittura Ahmed Al Senussi, pronipote d re Idris. Quindi non è solo una divisione amministrativa ma soprattutto politica. Al Senussi è un personaggio poco noto perché sono passati tanti anni dal colpo di stato con cui Gheddafi depose re Idris, è stato per molti anni nelle galere del raìs per avere tentato un golpe contro di lui nel 1970, poi è stato liberato negli anni Ottanta. Ma certo rappresenta almeno la memoria della monarchia libica. Non dimentichiamo che in Cirenaica la rivolta l’hanno fatta con la bandiera dei Senussi, della monarchia. Lì è scoppiata la vera resistenza che ha dato filo da torcere agli italiani e alla fine, quando gli inglesi hanno deciso di consegnare la Libia a un personaggio di rilievo, l’hanno messa nelle mani di Al Senussi, re Idris, nato e vissuto a Tobruq. Inoltre la Senussia oltre ad essere stata una organizzazione politica è anche una confraternita religiosa con più di cento anni di vita.

Che cos’è la Cirenaica quanto a interessi petroliferi della Libia?

Diciamo che i porti più importanti sono proprio in Cirenaica che presenta il più alto numero di giacimenti e di raffinerie, a Ras Lanuf con 220mila barili al giorno, a Marsa el Brega e a Tobruq. Certo ce ne sono anche in Tripolitania e nella Sirte, molti pozzi sono anche in mare, ma la parte principale di queste «oasi del petrolio» sono proprio in Cirenaica. Ricca, non dimentichiamolo, anche di acqua. Il grande progetto di Gheddafi, il famoso River, il fiume sotterraneo – che anche gli insorti chiesero alla Nato di non bombardate – scorre da Kufra fino al mare, prosegue lungo tutta la costa e risale da Tripoli verso Gadames. È costato circa 30 miliardi di dollari e non si sa quanto durerà quest’acqua. È una enorme bolla sotterranea dalla quale attingono tutte le aree vicine, così gigantesco che è stata costruita una fabbrica per allestire manufatti addatti alla canalizzazione. È il rubinetto della Cirenaica e della Libia. Chi lo controlla controlla il Paese. Qundi non ci sono solo gli introiti petroliferi ma questo «rubinetto» di una fonte come l’acqua decisiva quanto s enon più del petrolio. Un’acqua che ha creato una fertilità che da tempo ha dato quasi l’autonomia alimentare alla Libia, trasformando il litorale nell’orto che produce per i sei milioni di abitanti.

Quale «paese arabo» potrebbe esserci «dietro»questo pronunciamento della Cirenaica? Shalgam, l’autorevole ambasciatore all’Onu della Libia, prima con Gheddafi e poi passato agli insorti, ripete che non vuole «una Libia controllata dal Qatar»…

Indubbiamente il Qatar è interessato. C’era un inserto straordinario di Le Monde la scorsa settimana tutto dedicato ai nuovi interessi strategici della petromonarchia del Qatar, sul Medio Oriente, in Africa e nel mondo intero dove ha comprato terre ovunque. Il Qatar punta ad avere riserve di petrodollari enormi. E non dimentichiamo che fra le milizie che combattevano contro Gheddafi c’erano alcune centinaia – migliaia per altre fonti – di militari del Qatar. E hanno anche capacità d’intelligence e di forniture di armi.

L’unico accordo possibile in Libia è sull’Islam, che finirà nella nuova Costituzione. Per il resto, le milizie spadroneggiano in armi e cresce il ruolo degli integralisti islamici con il capo militare di Tripoli Belhadj…

Peggio. Il rapporto dell’Onu conferma le denunce di Amnesty International, le stragi contro i vinti, le carcerazioni arbitarie, con quasi 8.000 i detenuti, la pratica diffusa della tortura contro i civili lealisti. Mi chiedo come in questo enorme disordine si potrà arrivare alle elezioni di giugno, così vicine. E si aprono problemi per l’Italia che sta cercando nuovi scambi industriali e di recuperare investimenti e ruolo. Dopo le mega-promesse di Gheddafi, nulla sarà più facile. E poi c’è la questione della famosa litoranea che dovevamo costruire in 25 anni: adesso i nuovi dirigenti della Libia chiedono che venga fatta in cinque anni e con un esborso enorme di finanziamenti. Nena News

*Il Manifesto

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Annunci

ARCHIVIO

Sostieni CAMBIAILMONDO

Dai un contributo (anche piccolo !) a CAMBIAILMONDO

Per donare vai su www.filef.info e clicca sull'icona "DONATE" nella colonna a destra in alto. La pagina Paypal è: filefit@gmail.com

Inserisci la tua e-mail e clicca sul pulsante Cambiailmondo per ricevere le news

Segui assieme ad altri 1.557 follower

Blog Stats

  • 890.207 hits

LINK consigliati

 
 
 
 
 
 
 
 

cambiailmondo2012@gmail.com

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: