Settore pubblico sempre più sotto attacco in tutto l’Occidente. Cresce il divario tra risorse pubbliche che si impoveriscono e risorse private che si arricchiscono.La novità della crisi finanziaria globale, ufficialmente apparsa a luglio 2007, è che ci ha indicato quanto il sistema finanziario ormai si lega al destino di tutti i popoli.
In quel senso si abbina al fenomeno della crisi ambientale che non rispetta confini nazionali e politici. La differenza e’ che i paesi del Terzo Mondo subiscono da tempo la crisi finanziaria e la crescente dipendenza su prestiti privati, con il risultato di un crescente e cronico impoverimento.
Ma nonostante vari movimenti critici al sistema (come ad esempio esempio il dialogo Nord-Sud e il Make Poverty History), le misure di austerità applicate ai paesi poveri sono state finora facilmente tollerate. La novità della crisi attuale è che ora sono i paesi dell’Occidente a rischio di una drammatica serie di tagli, con il settore pubblico sempre più povero e un privato mai così ricco. Così il debito dei governi cresce a beneficio del potere del credito privato.
Difatti la risposta alla crisi e’ stata, e non soltanto in Italia e Grecia, quella di affidare la gestione delle finanze a manager e banchieri, con un ruolo ridotto della politica, cioè del pubblico e quindi della democrazia. Tutto questo, quando invece si dovrebbe mettere in discussione la politica della speculazione e dell’uso della crescente ricchezza e produttività che segna il mondo moderno.
















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