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“L’Italia espelle diplomatici russi in servile ossequio alla fedeltà atlantica e sulla base di fake news!”

Dal comunicato della Rete NoWar:

“L’Italia espelle diplomatici russi in servile ossequio alla fedeltà atlantica e sulla base di fake news!”

Con l’affare Skripal, la Gran Bretagna aizza la Guerra Fredda. Orchestra una grossolana montatura contro la Russia e poi, all’unisono, quasi tutti i paesi della NATO espellono “per solidarietà” oltre 100 diplomatici russi. Eppure la GB ha emesso un verdetto senza prove, senza inchiesta indipendente, senza far vedere i rilievi del laboratorio. Un linciaggio bell’e buono. Continua a leggere

L’AVVERTIMENTO NUCLEARE DI PUTIN

di Manlio Dinucci (da Il Mnifesto del 9/3/2018)

Il discorso del presidente russo Putin sullo stato della nazione, dedicato alle questioni interne e internazionali, ha suscitato in Italia scarso interesse politico-mediatico e qualche commento ironico. Eppure dovrebbe essere ascoltato con estrema attenzione. Continua a leggere

Una minaccia si aggira per il mondo: E’ il Twit di Putin

di Tonino D’Orazio

Ormai non vi sono elezioni occidentali (le altre sembrano non contare), in cui i perdenti diffidino Putin di aver aiutato, con i suoi Twitter, i loro rivali a farli perdere. Insomma una nuova organizzazione criminale telematica, contro le certezze dei partiti che comandano e che perennemente risorgono, allunga la sua ombra minacciosa sull’occidente. Continua a leggere

Situazioni internazionali in filigrana

di Tonino D’Orazio

Mentre siamo occupati morbosamente da giorni, nel mese di ottobre, dall’indignazione, giusta, contro il produttore-magnate cinematografico, Weinstein, con comportamento immorale verso attrici del bel set, nel mondo avvenivano altri fatti molto importanti. E magari in Italia allo spostamento dei prepensionati lavoratori “usurati” in mano all’Ape, cioè al mutuo bancario, perché la Fornero non si tocca. Continua a leggere

1917. La Rivoluzione russa fu una rivoluzione contro la guerra

di Marinella Correggia

Il centenario della rivoluzione russa dovrebbe essere una celebrazione per la pace.

Infatti una pietra miliare della Rivoluzione d’ottobre (avvenuta in realtà il 7 novembre) fu l’uscita dalla prima guerra mondiale. “La Rivoluzione bolscevica fu una rivoluzione contro la guerra”, ci spiega una trasmissione di Telesur, Empire Files.

La rivoluzione d’Ottobre del 1917 avvenne perché quella borghese di febbraio continuava a sottostare al ricatto delle potenze belligeranti europee e non si ritirava dal macello della Prima guerra mondiale. L’”inutile strage”, la chiamò papa Benedetto XV, nella sua lettera a “tutti i capi dei popoli belligeranti”. Continua a leggere

PUTIN ABBUONA 20 MILIARDI ALL’AFRICA

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

La questione del debito pubblico globale è sempre più scottante. Ovunque la si guardi essa suscita preoccupazione e paura. In generale nei media il debito pubblico è sinonimo di fallimento o di rischio. Non è una valutazione sbagliata poiché nel mondo esso è aumentato da 30 trilioni di dollari del 2007 ai 65 trilioni attuali. È più che raddoppiato in dieci anni. In rapporto al Pil negli Usa il debito pubblico in dieci è passato dal 62,5 al 106%, nell’Eurozona dal 65 al 90%, in Italia dal 100 al 132,5%.

Sono dati che parlano da soli. Ma è sorprendente il silenzio che accompagna le decisioni importanti in merito alla sua riduzione o alla sua cancellazione. È il caso della Russia di Vladimir Putin che ha deciso di cancellare parte del debito contratto dagli Stati africani. Come riportato nella pagina web del Cremlino, durante l’incontro pubblico dello scorso 27 settembre con Alpha Conde, presidente della Guinea Conakry e dell’Unione Africana, Putin ha detto che “la Russia sostiene attivamente gli sforzi della comunità internazionale per promuovere lo sviluppo degli Stati africani. Nell’ambito delle iniziative per aiutare i Paesi poveri molto indebitati, è stato deciso di cancellare oltre 20 miliardi di debiti ai Paesi africani”. Continua a leggere

Sanzioni, sanzioni, sanzioni ! (all’Europa)

di Tonino D’Orazio

E’un’ Europa completamente soggiogata dagli Usa con le mezze e i mezzi busti televisivi ad arrampicarsi sugli specchi contro Trump e contro sé stessi. Le nuove sanzioni provengono dal partito bicefalo degli Usa, repubblican-democratici. E si tratta dal solito doppio gioco. Si colpisce la Russia e si fa pagare all’Europa. Continua a leggere

Il peccato mortale di Trump

di Tito Pulsinelli (Caracas) 

Il vero peccato mortale di Trump è il decreto di dissoluzione del TPP. L’èlite finanziaria non può perdonare il pollice verso al trattato di libero commercio con l’Asia. Non è affar suo se era la fossa comune in cui gettare la sparuta classe media, minoranze che ancora sopravvivono di lavoro salariato e la media industria. Inabissare il TPP è imperdonabile, forse si tratta di crimine neppure espiabile da parte di chi – in aggiunta- vuol riscrivere da cima a fondo il NAFTA (liberismo tra USA-Canadà Messico). E’ leso globalismo. Continua a leggere

I segreti delle elezioni Usa: Julian Assange parla con John Pilger

pilger-assangeL’intervista è stata filmata presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra – dove Julian Assange è rifugiato politico – e mandata in onda il 5 novembre 2016 da RT.

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Esplosive mail della Clinton

hillary-clinton-regina-del-caosdi Manlio Dinucci

Ogni tanto, per fare un po’ di «pulizia morale» a scopo politico-mediatico, l’Occidente tira fuori qualche scheletro dall’armadio. Una commissione del parlamento britannico ha criticato David Cameron per l’intervento militare in Libia quando era premier nel 2011: non lo ha però criticato per la guerra di aggressione che ha demolito uno stato sovrano, ma perché è stata lanciata senza una adeguata «intelligence» né un piano per la «ricostruzione». Continua a leggere

NATO/EXIT, OBIETTIVO VITALE

Nato-Exitdi Manlio Dinucci

Mentre l’attenzione politico-mediatica è concentrata sulla Brexit e su possibili altri scollamenti della Ue, la Nato, nella generale disattenzione, accresce la sua presenza e influenza in Europa.

Il segretario generale Stoltenberg, preso atto che «il popolo britannico ha deciso di lasciare l’Unione europea», assicura che «il Regno Unito continuerà a svolgere il suo ruolo dirigente nella Nato». Sottolinea quindi che, di fronte alla crescente instabilità e incertezza, «la Nato è più importante che mai quale base della cooperazione tra gli alleati europei e tra l’Europa e il Nordamerica». Continua a leggere

VERSO LA TERZA GUERRA DEL GOLFO

verso la 3 guerra del golfodi Antonio Tricarico

Le immagini con relativi commenti sono stati curati da Marco Tremori e Andrea Vento del Coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga). Continua a leggere

Dollaro yuan e oro

orodi Tonino D’Orazio

Da quando Kissinger costruì l’accordo globale del petro-dollaro con l’Arabia Saudita e l’OPEP, nel 1973, il dollaro statunitense è rimasto l’unica valuta di riserva mondiale per quasi 50 anni. Dal 9 giugno 2015 il regno monetario sta traballando, poiché il gigante petrolifero russo Gazprom vende ufficialmente tutto il petrolio e il gas in yuan e in rubli, facendo di fatto del petro-yuan una riserva mondiale comune. La Cina e la Russia, sostenuti dagli altri paesi del Brics, hanno concluso un accordo su un paniere equilibrato e condiviso di valute in funzione dell’oro (Gold Standard) da utilizzare al posto del dollaro. Continua a leggere

WikiLeaks e i Panama Papers: “Il Governo Usa ha finanziato l’attacco a Putin attraverso Usaid. I giornalisti sono bravi ma non certo un modello di onestà”.

fonseca“Se censuri più del 99% dei documenti è chiaro che il tuo giornalismo non supera l’1%”
di Fulvio Scaglione*occhidellaguerra
E così, anche l’organizzazione regina del moderno “giornalismo investigativo”, WikiLeaks, la pensa come noi. Trova cioè che in tutto l’affare dei Panama Papers ci sia una nota stonata, qualcosa che non torna. E l’ha fatto sapere con una serie di tweet al vetriolo che lasciano pochi dubbi sul fatto che il suo giudizio sia simile al nostro: ottimo hackeraggio, pessimo giornalismo. Continua a leggere

E’ iniziata una guerra mondiale. Al momento è una guerra di propaganda, di menzogne e distrazione.

bikinidi John Pilger – 23 marzo 2016*
Ho girato delle riprese nelle Isole Marshall, che si trovano a nord dell’Australia, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Ogni volta che ho raccontato dov’ero stato mi è stato chiesto: “Dov’è quel posto?” Offro un’indicazione citando “Bikini”; mi dicono “Intendi il costume da bagno?”
Pochi sembrano sapere che il costume bikini ha preso il nome dalla celebrazione delle esplosioni nucleari che distrussero l’Isola di Bikini. Nelle Isole Marshall, tra il 1946 e il 1958, furono fatte esplodere dagli Stati Uniti sessantasei bombe atomiche, l’equivalente di 1,6 bombe di Hiroshima al giorno, per dodici anni.
Bikini oggi tace, deformata e contaminata. Le palme crescono in una strana formazione a reticolo. Nulla si muove. Non ci sono uccelli. Le lapidi nel vecchio cimitero brulicano di radiazioni. Le mie scarpe hanno prodotto un segnale di “pericolo” su un contatore Geiger.
In piedi sulla spiaggia ho osservato il verde smeraldo del Pacifico svanire in un vasto buco nero. Era il cratere lasciato dalla bomba all’idrogeno chiamata “Bravo”. L’esplosione ha avvelenato le persone e il loro ambiente per centinaia di miglia, forse per sempre.
Lungo il mio viaggio di ritorno mi sono fermato all’aeroporto di Honolulu e ho notato una rivista statunitense chiamata Women’s Health. Sulla copertina c’era una donna sorridente in bikini e il titolo: “Anche tu puoi avere un corpo da bikini”. Alcuni giorni prima, nelle Isole Marshall, avevo intervistato donne che avevano “corpi da Bikini” diversi; ognuna di loro aveva sofferto di cancro alla tiroide e di altri cancri potenzialmente mortali.
Diversamente dalla donna sorridente della rivista, tutte loro erano impoverite: vittime e cavie da laboratorio di una superpotenza rapace che oggi è più pericolosa che mai.
Riferisco questa esperienza come ammonimento e per interrompere una distrazione che ha consumato così tanti di noi. Il fondatore della propaganda moderna, Edward Bernays, ha descritto questo fenomeno come “la consapevole e intelligente manipolazione delle abitudini e delle opinioni” delle società moderne. L’ha chiamato un “governo invisibile”.
Quanti sono consapevoli che è iniziata una guerra mondiale? Al momento è una guerra di propaganda, di menzogne e distrazione, ma può cambiare istantaneamente con il primo ordine sbagliato, con il primo missile.
Nel 2009 il presidente Obama era di fronte a una folla adorante nel centro di Praga, nel cuore dell’Europa. Se impegnò a rendere “il mondo libero da armi nucleari”. La gente esultava e alcuni piangevano. Dai media è fluito un torrente di stereotipi. Successivamente a Obama è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace.
Era tutto falso. Mentiva.
L’amministrazione Obama ha fabbricato altre armi nucleari, altre testate nucleari, altri sistemi di lancio, altre fabbriche nucleari. La sola spesa in testate nucleari è cresciuta più sotto Obama che sotto qualsiasi presidente statunitense. Il costo in trent’anni è stato superiore a un trilione di dollari.
Ci sono piani per una mini bomba atomica. E’ nota come B61 Model 12. Non c’è mai stato nulla di simile. Il generale James Cartwright, ex vicepresidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti, ha affermato: “Diventando più piccola [l’uso di questa atomica] è più concepibile”.
Negli ultimi diciotto mesi sta avendo luogo il maggior accumulo di forze militari dopo la seconda guerra mondiale – guidato dagli Stati Uniti – lungo la frontiera occidentale della Russia. Da quando Hitler invase l’Unione Sovietica forze straniere non hanno mai costituito una simile minaccia dimostrabile contro la Russia.
L’Ucraina – un tempo parte dell’Unione Sovietica – è diventata un parco a tema della CIA. Avendo orchestrato un colpo di stato a Kiev, Washington controlla efficacemente un regime che è vicino di casa e ostile alla Russia: un regime marcio di nazisti, letteralmente. Eminenti figure parlamentari in Ucraina sono discendenti politiche dei famigerati fascisti dell’OUN e dell’UPA. Lodano apertamente Hitler e chiedono la persecuzione e l’espulsione della minoranza di lingua russa. Ciò fa raramente notizia in occidente, oppure è rovesciato per sopprimere la verità.
In Lettonia, Lituania ed Estonia – a un passo dalla Russia – l’esercito statunitense sta dispiegando truppe da combattimento, carri armati, armi pesanti. Questa provocazione estrema alla seconda potenza nucleare del mondo incontra il silenzio dell’occidente.
Ciò che rende la prospettiva di una guerra nucleare persino più pericolosa è una campagna parallela contro la Cina.
Raramente passa un giorno senza che Cina sia elevata allo status di “minaccia”. Secondo l’ammiraglio Harry Harris, il comandante USA del Pacifico, la Cina “sta costruendo un grande muro di sabbia nel Mar Cinese Meridionale”.
Ciò cui si riferisce è la costruzione cinese di piste d’atterraggio nelle Isole Spratly, che sono oggetto di una disputa con le Filippine; una disputa senza priorità fino a quando Washington non ha esercitato pressioni e corrotto il governo di Manila e il Pentagono ha lanciato una campagna propagandistica chiamata “libertà di navigazione”.
Che cosa significa realmente questo? Significa libertà per le navi da guerra statunitensi di pattugliare e dominare le acque costiere della Cina. Cercate di immaginare la reazione degli Stati Uniti se navi da guerra cinesi facessero lo stesso al largo delle coste della California.
Ho girato un documentario intitolato The War You Don’t See [La guerra che non si vede] in cui ho intervistato giornalisti illustri negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: giornalisti quali Dan Rather della CBS, Rageh Omar della BBC, David Rose dell’Observer.
Tutti loro hanno affermato che se i giornalisti e i commentatori televisivi avessero fatto il loro lavoro e avessero messo in discussione la propaganda che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa, se le bugie di George W. Bush e di Tony Blair non fossero state amplificate ed echeggiate dai giornalisti, l’invasione dell’Iraq nel 2003 non avrebbe avuto luogo e centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sarebbero vivi oggi.
La propaganda che prepara il terreno per una guerra contro la Russia e/o la Cina non è diversa in linea di principio. Per quanto ne so, nessun giornalista della “tendenza dominante” in Occidente – diciamo un equivalente di Dan Rather – chiede perché la Cina stia costruendo piste d’atterraggio nel Mar Cinese Meridionale.
La risposta dovrebbe essere palesemente ovvia. Gli Stati Uniti stanno circondando la Cina con una rete di basi, con missili balistici, gruppi da combattimento, bombardieri carichi di armi atomiche.
Questo arco letale si estende dall’Australia alle isole del Pacifico, le Marianne e le Marshall e Guam, fino alle Filippine, alla Tailandia, a Okinawa, alla Corea e attraverso l’Eurasia fino all’Afghanistan e all’India.

Gli Stati Uniti hanno appeso un cappio attorno al collo della Cina. Questo non fa notizia. Silenzio dei media; guerra mediatica.

Nel 2015, in grande segretezza, gli USA e l’Australia hanno inscenato la più grande esercitazione militare singola aeronavale della storia recente, nota come Talisman Sabre. Lo scopo consisteva nel provare una Piano di Battaglia Aeronavale, bloccando vie marittime, come gli Stretti di Malacca e gli Stretti di Lombok, che tagliano l’accesso della Cina al petrolio, al gas e ad altre materie prime vitali dal Medio Oriente e dall’Africa.
Nel circo noto come campagna presidenziale statunitense Donald Trump è presentato come un matto, un fascista. E’ certamente odioso, ma è anche una figura odiosa mediatica. Questo, da solo, dovrebbe suscitare il nostro scetticismo.
Le idee di Trump sull’immigrazione sono grottesche, ma non più grottesche di quelle di David Cameron. Non è Trump che è il Grande Deportatore dagli Stati Uniti, bensì il Premio Nobel per la Pace Barack Obama.
Secondo un epico commentatore liberale Trump sta “scatenando le forze oscure della violenza” negli Stati Uniti. Le sta scatenando?
Questo è il paese dove gli infanti sparano alle loro madri e la polizia conduce una guerra omicida contro gli statunitensi neri. Questo è il paese che ha attaccato e cercato di sovvertire più di 50 governi, molti di essi democrazie, e ha condotto bombardamenti dall’Asia al Medio Oriente, causando la morte e la spoliazione di milioni di persone.
Nessun paese è in grado di uguagliare questo record sistemico di violenza. La maggior parte delle guerre statunitensi (quasi tutte contro paesi indifesi) è stata scatenata non da presidenti Repubblicani bensì da Democratici liberali: Truman, Kennedy. Johnson, Carter, Clinton, Obama.
Nel 1947 una serie di direttive del Comitato per la Sicurezza Nazionale ha descritto lo scopo fondamentale della politica estera statunitense come “un mondo sostanzialmente fatto a propria immagine [degli Stati Uniti]”. L’ideologia era un americanismo messianico. Siamo tutti statunitensi. O peggio per chi non ci sta. Gli eretici sarebbero convertiti, sovvertiti, comprati, diffamati o schiacciati.
Donald Trump è un sintomo di questo, ma è anche un originale. Dice che l’invasione dell’Iraq è stata un crimine; non vuole entrare in guerra con la Russia e la Cina. Il pericolo per il resto di noi non è Trump, ma Hillary Clinton. Lei non è un’originale. Lei incarna la resistenza e la violenza di un sistema il cui vantato “eccezionalismo” è totalitario con un volto occasionalmente liberale.
Con l’approssimarsi del giorno delle elezioni, la Clinton sarà salutata come il primo presidente femmina, indipendentemente dai suoi crimini e dalle sue bugie, proprio come Barack Obama era stato lodato come il primo presidente nero e i liberali si erano digeriti la sua scempiata riguardo alla “speranza”. E la bava continua.
Descritto dal giornalista del Guardian Owen Jones, come “divertente, affascinante, con una finesse che manca praticamente a ogni altro politico”, Obama l’altro giorno ha mandato droni a massacrare 150 persone in Somalia. Di solito uccide di martedì, secondo il New York Times, quando gli passano la lista dei candidati alla morte per drone. Che finesse!
Nella campagna presidenziale del 2008 Hillary Clinton ha minacciato di “cancellare totalmente” l’Iran con armi nucleari. Da Segretario di Stato sotto Obama ha partecipato al rovesciamento del governo democratico dell’Honduras. Il suo contributo alla distruzione della Libia nel 2011 è stato quasi gioioso. Quando il leader libico, colonnello Gheddafi, è stato pubblicamente sodomizzato con un coltello – un assassinio reso possibile dalla logistica statunitense – ha gongolato per la sua morte: “E’ venuto, ha visto, è morto”.
Una delle alleate più strette della Clinton è Madeleine Albright, ex Segretario di Stato, che ha attaccato giovani donne per il loro mancato sostegno a “Hillary”. E’ la stessa Madeleine Albright che famigeratamente festeggiò in televisione la morte di mezzo milione di bambini iracheni dicendo che ne era “valsa la pena”.
Tra i maggiori sostenitori della Clinton vi sono la lobby israeliana e le industrie delle armi che alimentano la violenza in Medio Oriente. Lei e suo marito hanno ricevuto una fortuna da Wall Street. E tuttavia sta per essere ordinata candidata delle donne, per far fuori il malvagio Trump, il demone ufficiale. Le sue sostenitrici includono eminenti femministe del calibro di Gloria Steinem negli USA e Anne Summers in Australia.
Una generazione fa, un culto post-moderno oggi noto come “politica identitaria” ha impedito a molte persone intelligenti, di idee liberali di esaminare le cause e gli individui che sostenevano: come l’impostura di Obama e Clinton; come movimenti progressisti fasulli quali Syriza in Grecia, che ha tradito il popolo di quel paese e si è alleato con i suoi nemici.
L’egocentrismo, una forma di “me-ismo”, è divenuto il nuovo spirito dell’epoca in società occidentali privilegiate e ha segnalato la caduta dei grandi movimenti collettivi contro la guerra, le ingiustizia sociali, la disuguaglianza, il razzismo e il sessismo.
Oggi il lungo sonno può essere terminato. I giovani si stanno muovendo di nuovo. Gradualmente. Le migliaia che in Gran Bretagna hanno sostenuto Jeremy Corbyn come leader del Partito Laburista fanno parte di questo risveglio, così come quelli che hanno manifestato a sostegno del senatore Bernie Sanders.
In Gran Bretagna la settimana scorsa il più stretto alleato di Jeremy Corbyn, il suo tesoriere ombra John McDonnell, ha impegnato un governo laburista a rimborsare i debiti delle banche piratesche e, in effetti, a continuare la cosiddetta austerità.
Negli USA Bernie Sanders ha promesso di appoggiare la Clinton se o quando sarà nominata. Anche lui ha votato a favore dell’uso statunitense della violenza contro altri paesi quando lui pensa sia “giusto”. Dice che Obama ha fatto “un grande lavoro”.
In Australia c’è una specie di politica da obitorio, in cui si giocano sui media tediose partite parlamentari mentre profughi e indigeni sono perseguitati e cresce la disuguaglianza, accanto al pericolo di una guerra. Il governo di Malcom Turnbull ha appena annunciato un cosiddetto bilancio della difesa da 195 miliardi di dollari che è una spinta alla guerra. Non ci sono stati dibattiti. Silenzio.
Che cosa è successo alla grande tradizione di azione diretta popolare, libera dai partiti? Dove sono il coraggio, l’immaginazione e l’impegno necessari per cominciare il lungo viaggio verso un mondo migliore, giusto e pacifico? Dove sono i dissidente nell’arte, nel cinema, nel teatro, nella letteratura?
Dove sono quelli che spezzeranno il silenzio? O stiamo aspettando che sia lanciato il primo missile nucleare?
Traduzione a cura di Giuseppe Volpe per ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

L’ordine mondiale come lo vede Putin. Video-documentario di Vladimir Soloviev

Vladimir PutinUn lungo video-documentario in 5 parti del giornalista russo Vladimir Soloviev, con interviste a Putin e ad altri rilevanti politici, opinion makers, registi russi, americani, europei; tra questi Assange, Wagenknecht, Lavrov, ecc..

Vi vengono illustrati gli eventi tragici che si sono susseguiti nell’ultimo ventennio a partire dalla guerra in Jugoslavia, in Afghanistan, Iraq, alle primavere arabe e alla guerra in Libia, all’Ucraina, alla Siria e alla guerra all’Isis, con una lettura che è difficile non condividere.

Un documento importante per capire il personaggio Putin e la sua visione del periodo storico che stiamo vivendo e un grande paese che non rinuncia al suo ruolo di protagonista sullo scenario mondiale. Il video è in Russo sottotitolato in Italiano. Continua a leggere

Sergio Romano: «Putin ha ragione, la Nato non ha più senso»

NATO (1)L’ex ambasciatore, oggi editorialista: «L’industria delle armi americana controlla la politica estera dell’Occidente. Schäuble dice bene, serve un esercito europeo, ma non accadrà»

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LE 300 HIROSHIMA DELL’ITALIA

hiroshimadi Manlio Dinucci

La potenza stimata delle nuove bombe nucleari Usa  B61-12, che stanno per essere schierate in Italia al posto delle B-61, equivale a quella di circa 300 bombe di Hiroshima.
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Putin: ‘prepararsi a ogni evenienza’

Chiesa-Moscada Pandora TV. Il Punto di Giulietto Chiesa.

Giulietto Chiesa interviene da Mosca per riferire di un drammatico discorso del presidente russo Vladimir Putin davanti ai principali ufficiali delle forze armate del Paese.
In caso di eventuali minacce alle forze russe in Siria, le forze armate devono “agire molto duramente”, ha affermato Putin. Uno scenario internazionale sempre più teso nei mesi a venire. Continua a leggere

Il missile che ha abbattuto il jet russo era contro il gasdottoTurkish Stream

Turkish-Stream-MAP-2di Manlio Dinucci
Il missile Aim-120 Amraam lanciato dall’F-16 turco (ambedue made in Usa) non era diretto solo al caccia russo impegnato in Siria contro l’Isis, ma a un obiettivo ben più importante: il Turkish Stream, il progettato gasdotto che porterebbe il gas russo in Turchia e, da qui, in Grecia e altri paesi della Ue. Continua a leggere

PUTIN

Vladimir PutinProponiamo questa recente video intervista a Vladimir Putin. A seguire, youtube carica in automatico, altrettanti video interviste o conferenze stampa in cui Putin risponde ad una serie di questioni di politica interna e internazionale. Se avete un pò di tempo, vale la pena ascoltarle. E’ molto interessante notare come le argomentazioni usate da Putin siano rigorosamente logiche, trasparenti, lontane dall’ambiguità a cui siamo abituati; in un certo senso,  Vladimir Putin parla come un pedagogo, un disvelatore di contraddizioni e di menzogne, usando una maieutica formalmente ineccepibile. Il suo argomentare si inscrive nella tradizione dell’illuminismo. E della tradizione occidentale, ivi inclusa quella della dialettica. Non vi è proprio nulla che rimandi a tradizioni “asiatiche” nella loro accezione negativa … che invece ha conquistato buona parte dell’occidente. Continua a leggere

One down, show down. La guerra mondiale conclamata

missili_russi-Siriadi Piotr (da megachip.globalist.it)

Chi avvertiva che si puntava al Caos rischiando di arrivare a uno stato conclamato di guerra mondiale era sbeffeggiato. Ma ora i fatti gli danno ragione [Piotr]

  1. A parte gli incorreggibili ciarlatani (qualcuno in questi giorni si sta correggendo), ormai è cosa nota, perché ormai ammessa, che la cosiddetta “guerra civile siriana” è in realtà un attacco sponsorizzato dagli ex partner dell’accordo Sykes-Picot contratto durante la I Guerra Mondiale, cioè Gran Bretagna e Francia, poi istigato ideologicamente, finanziato e armato dall’Arabia Saudita, dal Qatar, dalla Turchia, col concorso attivo di Israele, e condotto da mercenari e volontari jihadisti provenienti da 83 paesi differenti (se poi qualcuno insiste a chiamarla “guerra civile” almeno spieghi che non sta usando né l’Italiano né il raziocinio, ma qualcos’altro).

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L’ubriacamento guerriero

propaganda di guerradi Tonino D’Orazio
Sotto a chi tocca. Ma i ragionamenti non possono essere solo i bombardamenti. Anche se fino all’intervento russo erano solo finti. L’importanza strategica, come sempre in quell’area, è legata al furto del petrolio, forse non lo diremo mai abbastanza. I giacimenti scoperti in Siria e il passaggio dell’oleodotto russo-iraniano attraverso il Kurdistan, l’Irak curdo e la Siria (eludendo la Turchia-Nato) per raggiungere le coste del Mediterraneo, ovviamente non va bene al cosiddetto occidente rapinatore, quello americano-inglese-francese. Per questo motivo il recalcitrante presidente siriano Assad, inviso alla “democrazia armata occidentale”, deve andare via. Continua a leggere

Fulvio Scaglione (v. direttore Famiglia Cristiana): non c’è stata alcuna guerra occidentale all’ISIS

isisintervista di Alessandro Bianchi (da L’AntiDiplomatico)

Dopo gli attentati di Parigi, a mente più fredda, secondo Lei era possibile prevenire la strage da parte dei servizi francesi?
Credo sia molto difficile per qualunque servizio segreto, soprattutto in una democrazia occidentale che non ha rinunciato al proprio patrimonio di diritti civili, tenere sotto stretto controllo migliaia di persone in un bacino di milioni di persone che potrebbero, almeno in teoria, essere potenziali complici o fiancheggiatori. E cioè, le 5-6 mila persone “attenzionate” dai servizi in Francia, dove ci sono più di 6 milioni di immigrati.
Converrebbe spostare l’attenzione, invece, sui fenomeni di lungo periodo che aiutano la causa e l’azione dei terroristi. Dopo la strage di Parigi è diventato normale segnalare la connessione con il Belgio. Se ne parla, però, come di una cosa nuova mentre già nel 2001, il terrorista kamikaze che si fece saltare insieme con Ahmad Shah Massud, il Leone del Panshir, il capo guerrigliero schierato contro i talebani, aveva studiato in Belgio e aveva passaporto belga. Da molti anni è noto che il Belgio è uno snodo fondamentale, in Europa, per il traffico d’armi. Se c’è una “colpa”, secondo me, va piuttosto ricercata in ciò che non si è fatto (o non si è fatto fino in fondo) su questioni come queste. 

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Paris (après Beirut)

isis3di Raffaele Sciortino
A qualche giorno dai fatti parigini – tra il dolore e lo sconforto dei più, l’ipocrisia ben celata dei pochi – si può tentare, cautamente, un esercizio di verità? Forse. Ma, va detto, solo se si evitano semplificazioni e comunque non senza derogare alpolitically correct. Si tratta al momento solo di un esercizio di analisi, privo di ricadute pratiche, oltretutto per una piccolissima minoranza. Ma neanche va sottovalutata la possibilità che, tra i discorsi deliranti che gioco forza montano in un mondo sofferente e a sua volta delirante, faccia capolino una sensibilità diversa e trasversale in grado (ancora) di porsi qualche domanda di fondo sul luogo storico che ci capita di abitare. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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