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Russia

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Fulvio Scaglione (v. direttore Famiglia Cristiana): non c’è stata alcuna guerra occidentale all’ISIS

isisintervista di Alessandro Bianchi (da L’AntiDiplomatico)

Dopo gli attentati di Parigi, a mente più fredda, secondo Lei era possibile prevenire la strage da parte dei servizi francesi?
Credo sia molto difficile per qualunque servizio segreto, soprattutto in una democrazia occidentale che non ha rinunciato al proprio patrimonio di diritti civili, tenere sotto stretto controllo migliaia di persone in un bacino di milioni di persone che potrebbero, almeno in teoria, essere potenziali complici o fiancheggiatori. E cioè, le 5-6 mila persone “attenzionate” dai servizi in Francia, dove ci sono più di 6 milioni di immigrati.
Converrebbe spostare l’attenzione, invece, sui fenomeni di lungo periodo che aiutano la causa e l’azione dei terroristi. Dopo la strage di Parigi è diventato normale segnalare la connessione con il Belgio. Se ne parla, però, come di una cosa nuova mentre già nel 2001, il terrorista kamikaze che si fece saltare insieme con Ahmad Shah Massud, il Leone del Panshir, il capo guerrigliero schierato contro i talebani, aveva studiato in Belgio e aveva passaporto belga. Da molti anni è noto che il Belgio è uno snodo fondamentale, in Europa, per il traffico d’armi. Se c’è una “colpa”, secondo me, va piuttosto ricercata in ciò che non si è fatto (o non si è fatto fino in fondo) su questioni come queste. 

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Paris (après Beirut)

isis3di Raffaele Sciortino
A qualche giorno dai fatti parigini – tra il dolore e lo sconforto dei più, l’ipocrisia ben celata dei pochi – si può tentare, cautamente, un esercizio di verità? Forse. Ma, va detto, solo se si evitano semplificazioni e comunque non senza derogare alpolitically correct. Si tratta al momento solo di un esercizio di analisi, privo di ricadute pratiche, oltretutto per una piccolissima minoranza. Ma neanche va sottovalutata la possibilità che, tra i discorsi deliranti che gioco forza montano in un mondo sofferente e a sua volta delirante, faccia capolino una sensibilità diversa e trasversale in grado (ancora) di porsi qualche domanda di fondo sul luogo storico che ci capita di abitare. Continua a leggere

Fuori dall’Euro c’è l’Europa (e la democrazia)

euro crollo1di Rodolfo Ricci
Per tentare di comprendere meglio cosa stia accadendo con la questione greca e quindi le reali sfide che abbiamo di fronte, è necessario tornare all’introduzione dell’Euro; e su alcuni elementi che negli eventi convulsi degli ultimi giorni rischiano di perdersi in un rumore di fondo fatto di tifoserie varie che rende difficile una valutazione razionale; di essa abbiamo invece fortemente bisogno se non si vogliono fare passi falsi o attardarsi su posizioni moralmente accettabili, ma fuori tempo massimo, in un momento decisivo per l’Europa e per l’Italia. Continua a leggere

GRECIA: Europa, non Unione Europea, please!

EUROPA-DEAdi Tito Pulsinelli  (Caracas)
C’é vita lontano dalla Troika, c’é miglior vita fuori dell’UE e al riparo dei suoi deliri totalitari. Cosí la pensano gli abitanti della Grecia e l’hanno espresso in un referendum vinto agevolmente. C’é una miglior vita, e non si tratta solo della “sacralitá” dell’urna, ma della storia contemporanea dell’Argentina e dell’Ecuador. Dopo che costrinsero alla fuga una dozzina di Presidenti liberisti designati o sponsorizzati dal FMI, semplicemente sospesero i pagamenti degli interessi sul debito odioso e impagabile, e rivendicarono la riduzione del debito globale. Continua a leggere

Roberto Musacchio: Dalla UE alla “EuroGermania” ?

enigmadi Roberto Musacchio
E’ cominciato il conto alla rovescia per la fine della UE? La domanda è tutt’altro che campata in aria se si pensa che nel 2017 si terrà il referendum promesso da Cameron, e decisivo per la sua vittoria elettorale, sulla permanenza della Gran Bretagna nella Unione. Due anni sono niente e infatti le grandi manovre sono già cominciate. Sul Guardian esce una lettera che un alto funzionario della Banca d’Inghilterra avrebbe inviata “per sbaglio” e in cui si parla dei preparativi per una eventuale uscita dalla UE. Sempre sul Guardian e su Le Monde escono articoli in cui si parla di una “trattativa” tra il duo Merkel-Hollande e lo stesso Cameron. Oggetto: la rinegoziazione della presenza della Gran Bretagna. Continua a leggere

Nessuno vuole la guerra.

di Vittorio Stano (Hannover)
Nessuno vuole la guerra ma Stati Uniti d´America, Unione Europea e Russia se non escono dalla perversa spirale di minacce e controminacce, andranno inevitabilmente verso la catastrofe. Continua a leggere

La geo-strategia USA, secondo George Friedman: un documento inquietante e chiarificatore

George Friedman

“Gli USA hanno un interesse fondamentale: ora controllano tutti gli oceani del mondo. Nessuna potenza si è mai nemmeno avvicinata a farlo”. Secondo Friedman, l’ISIS non sembra una preoccupazione per gli USA. Anzi, pare rispondere pienamente alle logiche del divide et impera che hanno contraddistinto l’azione nord americana nel medio oriente e in altri scenari da decenni. Sono ben altre le questioni che preoccupano Washington: essenzialmente la Russia e il potenziale rapporto con la Germania e l’Europa. Continua a leggere

Fronte del Nord (Europa): Neonazismo e russofobia in Lettonia

nazisti lettoniCosa sta succedendo nei paesi baltici? Chi sta preparando lo scontro? Ma a quanto pare la russofobia non paga. Un documentario esclusivo dai risvolti sorprendenti prodotto da Pandora TV. Continua a leggere

EUROPA: la pingue preda o il terzo polo dello sviluppo mondiale?

eurasia-map1di Agostino Spataro
L’U.E. del dirigismo neo-liberista ha un futuro? L’Europa riuscirà a superare la crisi (non solo economica) che l’attanaglia o diventerà la preda di un espansionismo strisciante di varia provenienza? Continua a leggere

Perchè l’avanzata del fascismo (USA) è nuovamente il problema

Maidan-Obamadi John Pilger (*)
Il recente 70° anniversario della liberazione di Auschwitz ci ha ricordato quale grande crimine sia il fascismo, la cui iconografia nazista è radicata nelle nostre coscienze. Il fascismo è conservato come storia, come tremolanti riprese di camicie nere che marciano al passo dell’oca, la loro criminalità terribile e chiara. Eppure, nelle stesse società liberali le cui belligeranti élite ci impongono di non dimenticare mai, del crescente pericolo di un moderno tipo di fascismo non si parla, perché è il loro fascismo. Continua a leggere

Ucraina in fiamme, reportage dalla provincia ribelle di Lugansk

Lugansk

Putin: Chi è l’aggressore? (Video con sottotitoli in Italiano della conferenza stampa del 18 dicembre)


 

 

Un’analisi italiana sulla maxi conferenza stampa di Putin 2014

(da La Voce della Russia)

Migliaia di giornalisti e più di tre ore di domande. L’attesissima maxi conferenza di fine anno del presidente Putin ha visto al suo centro la questione della crisi del rublo e della tensione nei rapporti con i partner occidentali. “Si tratta veramente di una nuova guerra fredda?”. Questa una delle domande più frequenti poste al presidente.

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Il mondo rischia una guerra nucleare per le azioni degli Usa contro la Russia e i media rovesciano la verità

media-embeddeddi John Pilger
La guerra secondo i media  e il trionfo della propaganda – Perché così tanto giornalismo si è arreso alla propaganda? Perché la censura e l’alterazione delle notizie sono una pratica normale?  Perché la BBC  un portavoce del potere rapace? Perché il New York Times e il Washington Post ingannano i loro lettori? Continua a leggere

Crisi Ucraina: il boomerang delle sanzioni europee

Ucraian-boomerangdi Andrea Vento (Gruppo insegnanti di Geografia Autorganizzati – Pisa)

Crisi ucraina: l’impervia via d’uscita ‘finlandese’ – I governi europei, dopo aver assecondato la spregiudicata strategia di Obama dell’allargamento della Nato sino ai confini della Russia, provocando un’escalation della tensione intereuropea come non accadeva dai tempi della Guerra Fredda, si trovano ora in difficoltà di fronte all’empasse di Washington che in questa fase sembra volgere le proprie attenzioni alle complesse questioni mediorientali. Continua a leggere

L’inizio del nuovo ordine mondiale: Asiacentrismo

Chinadi Raùl Zibechi (Montevideo) – Tradotto da  Daniela Trollio
Il movimento tellurico è più grande di Ucraina e ISIS: nasce un nuovo ordine mondiale post-USA centrato in Asia, sulla base della triplice alleanza Cina-Russia-India – Nonostante le crisi in Medio Oriente ed in Ucraina si rubino a vicenda i titoli sui media, esse sono solo le punte emergenti di un movimento tellurico molto più grande: la nascita di un nuovo ordine mondiale post-statunitense centrato in Asia, sulla base della triplice alleanza Cina-Russia-India.

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UCRAINA: La sconfitta di Poroshenko e i prossimi scenari internazionali

poroshenko-putindi G.Z. Karl
Dopo alcuni mesi di battaglia, la guerra in Ucraina è finalmente conclusa. È dunque giunto il momento di un’analisi su ciò che è successo, in particolare di un’analisi sulla sconfitta delle forze governative ucraine e sugli scenari internazionali che si aprono inevitabilmente a seguito di questo successo delle forze filorusse. Continua a leggere

Terza guerra mondiale: così la vedono in Russia (video)

Il vertice NATO di Newport secondo Giulietto Chiesa

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=Ih4svTAhbN0#t=542]

Strangolare economia e finanza russa. Se non basta, procedere oltre

Paul Roderick Gregorydi Giulietto Chiesa
L’autore di questi concetti è un professore americano, che è parte del board dei consiglieri internazionali della Scuola Economica di Kiev. Il suo nome è inessenziale. Lo chiamerò Dottor Stranamore perché rappresenta bene la strategia, la tattica, le intenzioni dei gruppineocon americani e di una parte importante di quelli europei.
Per la precisione, si chiama Paul Roderick Gregory e l’articolo è apparso su Forbes. Continua a leggere

Guerra in Europa: c’è chi è pronto e chi no

trappola europeadi Pino Cabras (da Maegachip.info)
Consiglio a tutti i lettori la visione della conferenza stampa tenuta il 24 agosto scorso dai capi dei territori ribelli dell’Ucraina orientale. Per chi vorrà capire davvero chi è pronto alla guerra e chi non lo è, sarà una mezz’ora ben spesa. Continua a leggere

USA-RUSSIA: l’Unione Europea, campione di autogol

RUSSIA Y Bases-de-la-OTANUE sembra rimasta  al 1990 – Aiuta gli USA a combattere un’altra guerra sul territorio europeo – Autolesionismo strategico a tutto campo

di Tito Pulsinelli (Caracas) – Il polo europeo, sotto la battuta ultraliberista del direttoriodi Bruxelles, ha una straordinaria capacità di fare autogol in serie, per ingigantire il risultato a favore degli Stati Uniti. Attualmente “l’entità europea” (UE) ha meno sovranità e autonomia di quella che nel 1945 seppero conservare i De Gaulle, Adenauer e i De Gasperi, all’indomani di una guerra perduta. Dopo Yalta e nonostante la NATO, i popoli e le nazioni dell’Europa occidentale erano più indipendenti, conservarono preziosi margini di iniziativa geopolitica nel Mediterraneo e capacità di strutturare economie positive per le maggioranze. Continua a leggere

Boeing Malaysia Airlanes: non vogliono dirci la verità che hanno scoperto

boeing maleysiadi Giulietto Chiesa e Pino Cabras.
Le chiavi del mistero della «Ustica ucraina» sono saldamente nelle mani del governo di Kiev, che potrà decidere se tenerle per sé. I risultati delle indagini sui resti del Boeing della Malaysia Airlines abbattuto il 17 luglio 2014 sul quadrante sudorientale dello spazio aereo ucraino sono segreti e potranno rimanere tali a discrezione di alcuni paesi interessati, tra cui la stessa Ucraina.

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Chi parla di terza guerra mondiale?

Putin-Obama-1di Giulietto Chiesa
Della crisi ucraina ho già scritto a più riprese. La prima cosa che mi colpì, nel momento in cui Viktor Yanukovic fu rovesciato da un colpo di stato plateale, appoggiato patentemente dagli Stati Uniti (meglio dire da loro promosso) con l’attiva partecipazione della Polonia, della Lituania e dell’Estonia, e dei fantocci al potere a Bruxelles, fu la sua apparente inutilità. Perché mettere in atto un golpe se Yanukovic poteva essere tranquillamente tolto di mezzo tra un anno con regolari elezioni? Continua a leggere

E se l’aereo malese l’avessero abbattuto i nazisti ucraini?

aereo malese“L’MH17 è stato colpito da un aereo”. Lo scrive la stampa della Malaysia citando analisti Usa – La Stampa, 12 agosto 2014 – di Maria Grazia Bruzzone
“Analisti Usa concludono che l’MH 17 è stato buttato giù da un aereo”: così titola un articolo a firma Haris Hussain apparso il 7 agosto sul News Straits Times Online, non un blog ma il primo giornale in lingua inglese della Malaysia e il principale del sud est asiatico. Dato lo stretto controllo sui media, l’articolo sembrerebbe avere l’avallo del governo che peraltro, nello stesso giorno, attraverso il ministro dei Trasporti Liow Tion Lai annunciava che un report preliminare sul disastro del 17 luglio scorso in cui sono morte 298 persone dovrebbe uscire in settimana.

“Analisti dell’ intelligence degli Stati Uniti hanno già concluso che il volo MH17 è stato abbattuto da un missile aria-aria e che il governo ucraino ha a che vedere con la faccenda. Ciò corrobora la teoria che va emergendo tra gli investigatori locali secondo la quale il Boeing 777-200 è stato colpito da un missile aria-aria e poi e finito con il cannone di bordo di un caccia che gli stava dietro”, esordisce il post. Che continua: “L’esercito russo ha presentato immagini e dati dettagliati che mostrano un caccia Sukhoi-25 in coda al Boeing MH 17 prima del crash. Il regime di Kiev tuttavia nega che vi fossero caccia in volo”.

Un’accusa netta nei confronti di Kiev, e una versione che contraddice in pieno la narrazione dei media occidentali che, sull’onda delle dichiarazioni dell’amministrazione americana, hanno quasi immediatamente parlato di un missile terra-aria lanciato dai “ribelli” separatisti dell’Est Ucraina e accusato senza mezzi termini il presidente russo Valadimir Putin, pur senza presentare alcuna prova. Anzi.

La sollecitazione di Mosca del 20 luglio di un’inchiesta internazionale con la supervisione dell’ICAO – International Civil Aviation Organization – è stata lasciata cadere. Né ha avuto risposta la pubblica richiesta fatta agli americani dai militari russi di mostrare le foto e i dati di un loro satellite, che quel fatidico pomeriggio transitava proprio su quell’area parte, a quanto risulta.

Da parte loro i militari russi già il 21 luglio mostravano immagini satellitari e tracciati radar che provano la presenza di almeno un caccia ucraino Sukhoi-25 in volo a 3-5 km di distanza dal MH17. Presenza che può essere confermata dai video del centro di controllo di Rostov, sostenevano.

Un’evidenza che oggi verrebbe comprovata, secondo il giornale di Singapore. Che cita una serie di fonti.

1. Una è la testimonianza di un monitor dell’OSCE canadese-ucraino, Michael Bociurkiw che, grazie anche al fatto di parlare ucraino e russo, è riuscito ad essere tra i primissimi investigatori ad arrivare sul luogo del disastro, dove i rottami del relitto “erano ancora fumanti”, spiegava la giornalista presentandolo alla tv canadese CBC il 29 luglio (anche qui youtube). Secondo l’intervistato:

“C’erano due o tre pezzi di fusoliera letteralmente crivellati da quel che sembra essere il fuoco di una mitragliatrice, un fuoco di mitragliatrice molto molto forte” .

2. Le sue parole sono sembrate confermare le affermazioni del tedesco Peter Haisenko, pilota della Lufthansa in pensione, che ha analizzato con molta attenzione le fotografie del relitto cercate pazientemente sul web subito dopo il crash. Concludendo che i pannelli della cabina di pilotaggio sono stati attraversati da proiettili di mitragliatrice provenienti sia da destra che da sinistra, come proverebbero i fori di entrata e uscita su entrambi i lati. Un’osservazione che nessun altro aveva fatto prima di lui e che porta ad escludere un missile sparato dal basso – riferisce il giornale malaysiano.

Nel post in inglese del blog The Slog su Haisenko (qui l’originale in tedesco/inglese, del 24/7) – che ha twittato subito le sue “scoperte” – si cita anche la testimonianza di Berdn Biederman, colonnello in pensione originario della Germania Est, specialista di missili, familiare con la tecnologia russa e sovietica. “Il boeing non può essere stato abbattuto da un missile terra-aria”. Si sarebbe incendiato immediatamente in volo, perché anche solo una singola scheggia di quel tipo di missile contiene una quantità di energia cinetica enorme (sintetizziamo aprossimativamente), mentre l’MH17 ha preso fuoco toccando il suolo entrando in contatto col combustibile. Alla fine il post osserva che sul web cominciano ad apparire articoli controcorrente, effetto del “malumore (e della stanchezza) di Angela Merkel per l’incessante propaganda Usa nei confronti dell’agenda energetica tedesca…e del tentativo di creare un blocco alternativo a quello americano”. Sarà vero?

I fori sul relitto sarebbero compatibili con le mitragliatrici da 30mm di cui sono dotati i Su-25 ma il fatto che sembrino essere entrati e usciti da entrambi i lati farebbero pensare a due jet – non uno solo – alle costole del Boeing 777-200 malaysiano. Come del resto ha raccontato a caldo un controllore di volo spagnolo ma al lavoro all’aeroporto di Kiev. Sollevato dall’incarico subito dopo il crash, così come le registrazioni radar, ha raccontato, sarebbero state immediatamente requisite. Vedi questo post del sito canadese Global Research , che a tutte le tappe della vicenda ha dedicato vari articoli , in calce l’elenco.

Lo stesso post – firmato dallo storico-investigativo (sic) Eric Zuesse riferisce che secondo il Financial Times quelle foto – qui dei campioni in rete – sarebbero al contrario compatibili con un missile terra-aria.

Ma precisa che le foto del frammento di carlinga tirate giù dal web da Haisenko – una in particolare – è stata poi rimossa da Internet. Così come sono state subito sequestrate le registrazioni della torre di controllo. Lo ricorda anche il giornale di Singapore, che ha intervistato l’ambasciatore ucraino in Malaysia Igor Humenniy, che ha risposto: “ Non ci sono prove che i nastri sono stati confiscati dallo SBU – i Servizi di Kiev. L’ho letto sul giornale”. Dopo di che ha detto di non sapere dove siano quei nastri, se sono stati consegnati o meno agli autori dell’indagine tecnica sul disastro.

3. La terza citazione del News Straits Times è un interessante articolo postato il 3 agosto su ConsortiumNews.com da Robert Parry, noto giornalista investigativo americano già reporter dell’Associated Press che ha avuto modo di sentire direttamente esponenti della Intelligence Community, sia pure sotto anonimato.
Secondo Parry, “ Al contrario di quanto afferma pubblicamente l’amministrazione Obama, alcuni analisti dell’Intelligence americana hanno concluso che i ribelli e la Russia non possano verosimilmente essere incolpati e che la colpa sia invece da attribuire a forze del governo ucraino – secondo la fonte sentita su questi temi” .

“Questo giudizio è basato largamente sull’assenza di prove da parte del governo americano che la Russia abbia fornito ai ribelli il sistema missilistico anti aereo Buk, indispensabile per colpire un aereo civile a 33.000 piedi, ha spiegato la fonte”, aggiunge Parry, che si era già occupato della vicenda in un post del 20 luglio, tre giorni dopo il fatto, e poi ancora il 22. Già allora sorpreso dalla mancanza di prove di cui nessun collega sembrava curarsi.

“Nessun giornalista domanda cosa mostrano le immagini satellitari” di fronte alla crescente “isteria” contro i ribelli russo-ucraini e Putin – osservava nel primo post – biasimando la stessa “assenza di sano scetticismo professionale riscontrata sull’Irak, la Siria e altrove”. “Ci saranno anche dei limiti a quel che i satelliti vedono, ma i missili del sistema Buk sono lunghi 16 piedi (circa 5 metri), le batterie sono montate su un camion, e quel pomeriggio la visibilità era ottima”.

Di qui la cautela dell’intelligence, a cui non fa riscontro la stessa prudenza da parte dell’amministrazione Obama, del segretario di stato Kerry e dello stesso presidente, aggiunge Parry.

Se gli analisti dell’intelligence hanno ragione e non sono da incolpare ribelli e Russia, il sospetto non può che cadere sui militari del governo Ucraino, i soli a possedere le batterie di Buk – come risulta all’intelligence.

“L’ipotesi di lavoro degli analisti Usa, riferisce Parry, è che una batteria Buk di missili SA-11 e uno o più aerei militari abbiano potuto operare insieme andando a caccia di quello che credevano fosse un aereo russo, forse addirittura l’aereo presidenziale che riportava in patria Putin dal Sud America, secondo una fonte” (in effetti Putin ritornava da un incontro coi paesi BRICS Belo Horizonte, la coincidenza è sottolineata anche da Haisenko).

La fonte dell’Intelligence “non punta il dito sui vertici del governo di Kiev, il presidente Poroshenko o il primo ministro Yatsenyuk”, precisa Parry. Suggerisce che “ l’attacco può essere stato il lavoro di fazioni estremiste, magari di uno degli oligarchi ucraini con un approccio particolarmente aggressivo verso i ribelli dell’est” . Timoshenko aveva pubblicamente espresso il desiderio di uccidere Putin, ricorda il giornalista.

Il Boeing della Malaysian Airlines che volava da Amsterdam a Kuala Lumpur del resto non avrebbe dovuto essere su quella rotta sopra l’est dell’Ucraina al confine con la Russia, vi era stato dirottato per sfuggire al maltempo.

Sia l’idea di un errore involontario, ventilata inizialmente, sia quella di un disertore – emersa quando si parlava di immagini satellitari di uomini in divisa intorno alle batterie di missili SA-11 – sono state abbandonate. L’intelligence è oggi su un’altra pista, quella di un attacco volontario, anche se non sa o non dice di chi.

Parry nei suoi post avanza indirettamente l’ipotesi che le “fazioni estremiste” indicate dall’Intelligence Community siano i neo nazisti di Pravy Sector – “che derivano direttamente dai gruppi che affiancarono le SS di Hitler”, ricorda. In particolare cita Andrei Parubiy, promosso dal nuovo governo ucraino da capo di miliziani decisivi nel buttar giù Yanukovich a segretario dell’importante Consiglio per la Sicurezza e la Difesa.

E se fosse stato davvero Parubiy a organizzare l’attacco a Putin, tramutatosi in tragedia civile? Parry non lo scrive, ma lascia immaginare che uno come lui di una “bravata” del genere sarebbe stato capace. Ed è un fatto che pochi giorni dopo il crash il primo ministro Yatseniuk – il banchiere, faccia rispettabile del governo di Kiev, fortemente spinto dall’assistente del segretario di Stato Kerry, il “falco” neocon Victoria Nuland – ha improvvisamente e inspiegabilmente annunciato le sue dimissioni.

Ma alla fine a dimettersi è stato, pochi giorni fa, proprio Parubiy.

Potrebbe essere che Yatseniuk non volesse in alcun modo essere messo di mezzo, ma il governo abbia “coperto” la cosa.

Parry dubita che si verrà mai a capo della faccenda: troppo avanti si è spinta la politica americana nelle sue accuse alla Russia per smentirsi. E, al contrario di quando gli Stati Uniti accusarono il regime di Assad dell’attacco chimico alla periferia di Damasco, minacciando un intervento in Siria, questa volta non c’è un Putin “moderato” in grado di proporre una via di uscita, come fece il presidente russo offrendo l’arsenale chimico della Siria per disinnescare la miccia.

(Qualcuno dice anzi che proprio quella mossa del Kremlino e l’enorme popolarità che dette al presidente russo, arrivato ad apparire sul NewYorkTimes, avrebbe indispettito una parte dell’ establishment americano, provocando una netta svolta politica, a cui assistiamo).

Negli Stati Uniti si moltiplicano le voci che chiedono chiarezza: dai Veterani dell’Intelligence che hanno rivolto al presidente Obama un memorandum-appello a presentare le prove di un coinvolgimento della Russia. All’anziano senatore Ron Paul, repubblicano libertario noto per le sue idee estreme e scandalose (e per questo mai ripreso dai media), che sul suo sito ha apertamente dichiarato che “gli Stati Uniti stanno nascondendo la verità”. Prontamente ripreso dal sito russo di news RT dove è diventato virale.
E il fatto che la Comunità di Intelligence faccia filtrare certe informazioni che contrastano quelle ufficiali ha un significato, una specie di “avviso” al governo statunitense.
Il giornalista che a suo tempo svelò tante trame, a cominciare dall’affare Iran-Contras, non è tuttavia ottimista. Critica i comportamenti della politica e ancor più del giornalismo, a suo dire appiattito su quel che i politici vogliono far passare, la “narrazione mainstream”. E avvisa:

“In passato questo giornalismo sciatto ha condotto al mattatoio di massa dell’Irak e contribuito alle guerre in Siria e Iran. Oggi la posta è molto più alta. Se può essere divertente accumulare disprezzo verso dei “cattivi” designati come Saddam Hussein, Bashar al Hassad , Ali Khamenei, Vladimir Putin, questa avventatezza sta oggi conducendo il mondo verso un momento molto pericoloso, forse l’ultimo”.

 

Fonte: http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=13769

 

GUARDA IL VIDEO della dimostrazione russa dell’evento dell’abbattimento:

http://www.attivo.tv/player/attivismo/quello-che-in-italia-non-faranno-mai-vedere-in-tv-perche-noi-dobbiamo-credere-altre-cose.html

Il caos nel mondo è alimentato dall’imperialismo

James_PetrasIntervista a James Petras (da petras.lahaine.org) – un’analisi di James Petras, su Radio Centenario da Montevideo (Uruguay), www.radio36.com.uy di lunedì 21 luglio 2014.

Efraín Chury Iribarne: Se ti pare, Petras, cominciamo con la caduta dell’aereo della Malaysia Airlines in Ucrania e le sue conseguenze.

JP: In primo luogo, molti media non hanno trattato un tema molto importante e centrale in tutto ciò: il fatto che i responsabili a Kiev, i controllori aerei, hanno permesso o diretto l’aereo verso una zona di guerra dove l’artiglieria anti-aerea è feroce. La domanda sarebbe: perché le autorità di Kiev si sono prese la responsabilità di dirigere un aereo civile in una zona dove i missili stanno passando da tutti i lati? Continua a leggere

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