Annunci
archivi

crisi Italia

Questo tag è associato a 718 articoli.

Jean Claude Juncker è stato lucidissimo. Ecco cosa ci aspetta dopo il voto.

di Paolo Ferrero

Di fronte alle dichiarazioni di Jean Claude Juncker qualche commentatore ha sostenuto che erano estemporanee e che hanno spaventato i mercati. In qualche modo Juncker si confermerebbe come un eurocrate con qualche vizietto etilico che ogni tanto fa dichiarazioni improvvide da cui poi torna indietro.

Io penso al contrario che Juncker sia stato lucidissimo e che le sue dichiarazioni straccino il velo delle menzogne che i principali partiti spargono a piene mani nella campagna elettorale. Continua a leggere

Annunci

Euro sì o no? Il dilemma della sinistra in Europa

“ Per il Partie de Gauche (PG) e, indubbiamente, per altri partiti della Sinistra europea, è diventato impossibile venire associati allo stesso movimento di Syriza […] .” È questo il verdetto che il Partie de Gauche di Jean Luc Mélènchon ha emesso, attraverso un comunicato, sul proprio sito web.

di Alexander Damiano Ricci

Il PG ha di fatto chiesto l’espulsione del Partito greco dalla federazione comunitaria dei partiti della sinistra. Perché?

Nel comunicato si legge che il PG esprime il proprio “dispiacere” in relazione alla promozione, da parte di Tsipras, della logica dell’austerità al punto da restringere il diritto di sciopero, “sottomettendosi agli ordini della Commissione europea” (CE). La risposta di Syriza si è fatta tweet: la richiesta di Mélènchon sarebbe “anti-democratica, provocatoria e divisiva.” Continua a leggere

Non c’è potere senza popolo

di Roberto Musacchio

Uno dei sondaggi elettorali per il voto politico del 4 marzo in Italia mostra un dato interessante ed inquietante insieme. Vengono rilevate le propensioni al voto in base alle condizioni sociali e alla età. Ne viene fuori che tra le persone appartenenti alle classi sociali meno abbienti il voto alle destre e ai cinque stelle e’ percentualmente assai più alto di quello medio. Al contrario il PD e Liberi e Ugual registrano una propensione al voto molto più bassa.

Naturalmente i sondaggi in periodi come questi di forte volatilità dei consensi sono molto aleatori. C’è poi da considerare che proprio tra i ceti sociali più disagiati c’è una fortissima tendenza al non voto. Così come tra i giovani, che quando esprimono preferenze si orientano principalmente verso i grillini. Ci sono poi molte altre considerazioni che si possono fare come quella che è difficile allo stato attuale considerare il PD un partito di sinistra. Che le varie coalizioni appaiono quanto mai confuse. Che si tende a non rilevare liste diverse come quella di sinistra radicale di Potere al Popolo. Continua a leggere

IL SERVILISMO DELLA POLITICA ITALIANA NEI CONFRONTI DEL SIONISMO. Ovvero…

OVVERO: PERCHE’ BATTERSI PER I DIRITTI DEI PALESTINESI VUOL DIRE BATTERSI PER I NOSTRI DIRITTI.

di Ugo Giannangeli

Dico “nei confronti del sionismo” e non solo “nei confronti di Israele” perché il diffuso atteggiamento condiscendente e complice riguarda non solo lo Stato ebraico ma il complessivo progetto sionista in corso di realizzazione: non sappiamo fin dove intende espandersi territorialmente; certamente mira a uno Stato esclusivamente ebraico; certamente ambisce  avere l’intera città di Gerusalemme come propria capitale. Continua a leggere

La “sinistra” europea punta sul tema “sicurezza” per tornare a conquistare voti

di Alexander Ricci

Macron annuncia di raggiungere il 2% di spesa sul pil per la Difesa, in Germania l’SPD cerca di recuperare terreno sul tema della sicurezza. Intanto Corbyn accusa Theresa May per i tagli alle forze dell’ordine e in Polonia vengono annunciati 4mila nuovi ingressi nelle forze di polizia

Continua a leggere

L’appello del Coordinamento Democrazia Costituzionale per le elezioni del 4 marzo

Alle candidate e ai candidati alle elezioni del 4 marzo

Alle elettrici e agli elettori del 4 marzo

Roma, 16 febbraio 2018

L’appassionato confronto sui valori e i dettati della Costituzione in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 – al quale abbiamo contribuito sostenendo il No – ha visto partecipare un imponente numero di elettrici e di elettori, pur con scelte difformi, a riprova che le grandi opzioni della politica sono percepite come proprie dai cittadini quando sono messi in grado di scegliere.

Per questo ci rivolgiamo a tutte le candidate e a tutti i candidati di buona volontà con questo accorato e rispettoso appello. Continua a leggere

La sicurezza è di destra o di sinistra?

di Agostino Spataro

…La sicurezza dovrebbe essere un valore fondante della convivenza civile, condiviso da tutte le forze democratiche. Tuttavia, se proprio le si vuol dare una connotazione politica credo che tutelare la sicurezza dei cittadini sia più interesse della sinistra e delle forze progressiste e meno della destra. Se non altro per il fatto che la domanda di sicurezza proviene, prevalentemente, dai ceti medi e meno abbienti i quali si rivolgono allo Stato poiché, a differenza delle classi agiate, non dispongono di mezzi propri per tutelarsi… Continua a leggere

Le Proposte della CGIL per gli italiani all’estero e la nuova emigrazione

Le Proposte della CGIL per gli italiani all’estero e la nuova emigrazione

 

Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 si svolgono in un contesto che è profondamente mutato rispetto alla consultazione elettorale generale precedente:

La presenza delle nostre collettività all’estero è cresciuta nel corso dell’ultimo decennio, da 3,6 a oltre 5 milioni di persone. In particolare, la cosiddetta “nuova emigrazione”, che già manifestava cinque anni fa segnali di crescita consistente, si è sviluppata negli ultimi tre anni avvicinandosi ai 300mila espatri all’anno. Non si tratta più solo di emigrazione giovanile con livelli medio-alti di scolarizzazione, ma anche di famiglie con i figli al seguito.

In Italia perdurano i bassi livelli di crescita causati da politiche economiche restrittive e di austerity, da insufficienti investimenti, dalla precarizzazione del lavoro, dalla riduzione del welfare; è dunque ipotizzabile che i nuovi flussi di espatri continuino a mantenersi nei prossimi anni su queste dimensioni, analoghe, per entità, a quelle dell’emigrazione degli anni ’60 del ‘900.

Si è dunque aperto un nuovo fronte di attenzione e di intervento che riguarda i diritti e le tutele dei nuovi migranti e delle loro famiglie e, parallelamente, la necessità di riproporre la riflessione sui movimenti emigratori in uscita dal nostro paese, come grande questione nazionale, accanto ai fenomeni immigratori, per il loro impatto che hanno nel presente e a medio-lungo termine per le sorti del paese.

In questo contesto, l’attività legislativa dei nuovi eletti – nel loro compito di rappresentanti delle comunità italiane all’Estero e, al tempo stesso, di Parlamentari della Repubblica – a nostro giudizio deve iscriversi in un quadro valoriale centrato su tre cardini fondamentali:

– la piena attuazione del diritto costituzionale al lavoro: un lavoro che sia “dignitoso, contrattualizzato, retribuito, qualificato dalle tutele universali e dalla formazione”. Un lavoro che sia accompagnato da un quadro di tutele che garantiscano il pieno accesso al welfare a tutti, in qualsiasi fase della propria vita. I parlamentari eletti all’estero saranno chiamati anche ad intervenire sulle questioni della riforma del mondo del lavoro e sulle politiche di welfare: chiediamo loro di impegnarsi ad invertire le politiche neo-liberiste e di austerity messe in campo negli ultimi anni, che hanno contribuito a precarizzare ancora di più il lavoro e ad impoverire le tutele a sostegno di giovani, pensionati, disoccupati, studenti e lavoratori;

– il diritto alla libera circolazione delle persone: nel contesto di ripresa massiva della nostra emigrazione e di un diffuso restringimento del diritto di accesso e soggiorno (dal caso, ad esempio, delle “espulsioni” di cittadini italiani in Belgio e in Germania alle condizioni di accesso e permanenza nella Gran Bretagna post Brexit, ecc.), sarà fondamentale che gli eletti alle massime istituzioni democratiche del Paese operino affinché sia garantito il diritto alla libera circolazione. Ciò vale nell’attenzione alle condizioni dei nostri connazionali espatriati e ciò vale, secondo gli stessi principi di eguaglianza, solidarietà ed inclusività, per i cittadini immigrati in Italia, verso i quali non è possibile perpetrare una politica dettata dalla paura e dal respingimento;

– l’esplicita scelta di campo antifascista e contro ogni discriminazione. In un contesto europeo e mondiale che vede il rigurgito di movimenti xenofobi, intolleranti e spesso esplicitamente razzisti e legati alle tragiche esperienze del fascismo e del nazismo, è fondamentale che i rappresentanti nel parlamento italiano, eletti nel collegi esteri, manifestino esplicitamente la loro profonda convinzione valoriale antifascista e contro ogni forma di discriminazione, applicando poi questi valori nella loro azione parlamentare su ogni tema sociale e civile rispetto al quale saranno chiamati a intervenire.

Per il voto del 4 marzo 2018, la CGIL auspica la più ampia partecipazione al voto, fa appello alle istituzioni affinché venga assicurata la necessaria informazione alle elettrici e agli elettori e perché l’esercizio di voto all’estero si svolga nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Costituzione.

 

ALCUNE PROPOSTE DI PROGRAMMA

Per le elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018, la CGIL propone ai candidati nella Circoscrizione Estero alcune proposte programmatiche che auspichiamo vengano sottoscritte e realizzate.

  • svolgimento di una nuova conferenza mondiale dell’emigrazione italiana durante la prossima legislatura. A 18 anni da quella del 2000, appare indispensabile predisporre e approfondire una analisi complessiva della situazione in atto e riformulare un approccio organico alle politiche emigratorie saldando insieme diritti e aspettative della vecchia e della nuova emigrazione;

 

  • adeguare le risorse a disposizione della migrazione: a fronte di un aumento della consistenza delle collettività emigrate di oltre il 50% e dei tassi di sviluppo della nuova emigrazione, le risorse messe a disposizione sono state, quantitativamente e qualitativamente, del tutto inadeguate. Il parziale recupero di risorse dell’ultimo scorcio di legislatura ha stabilizzano la spesa pubblica a livelli minimi con una riduzione che rimane di circa il 70% rispetto a dieci anni or sono;

 

  • rafforzamento della rete consolare e della rappresentanza italiana: i tagli di bilancio hanno inciso gravemente sulla condizione della rete consolare, sull’assistenza diretta ed indiretta, sul funzionamento di Comites e Cgie, sull’informazione, sulla tenuta del tessuto associativo. La questione della tutela e dell’orientamento alla nuova emigrazione non ha visto ad oggi alcun significativo investimento. Restano ampiamente sottovalutate le opportunità di valorizzazione del ruolo delle nostre collettività in riferimento all’internazionalizzazione del sistema paese (formazione professionale, promozione turistica, culturale e imprenditoriale, cooperazione tra l’Italia e i paesi di accoglimento);

 

  • formalizzare il rapporto tra Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Patronati e associazionismo: proprio per l’aumento dell’entità e per le mutate caratteristiche della migrazione italiana, c’è oggi bisogno di uno sforzo congiunto e sinergico delle presenze organizzate all’estero, in particolare sulla questione della nuova emigrazione. E’ necessario che gli impegni presi vengano rapidamente tradotti in concreti programmi definiti con la partecipazione attiva delle rappresentanze sociali degli italiani all’estero. Ciò può costituire una premessa importante per progettare una nuova politica dell’emigrazione che impegni lo Stato sia a livello centrale che regionale e che coinvolga anche la dimensione europea; i flussi di nuova emigrazione sono infatti determinati dalla mancanza di lavoro causata da scelte di politica economica sbagliate assunte sia a livello nazionale che comunitario;

 

  • centri di informazione, orientamento e assistenza per la “nuova emigrazione”: per favorire percorsi di piena integrazione dei nuovi emigrati nei vari Paesi di destinazione e, al tempo stesso, tutelarne i diritti anche nelle fasi di mobilità tra un Paese e l’altro, è urgente l’attuazione di un programma integrato di accompagnamento, orientamento e assistenza della nuova emigrazione, condiviso e partecipato da Associazioni e Patronati, che si avvalga del diffuso tessuto di strutture sociali presenti all’estero, dei Comites e della rete dei Consolati;

 

  • lingua, cultura e formazione: l’insegnamento della lingua italiana costituisce un diritto dei nostri giovani all’estero e, insieme, un’occasione importante di valorizzazione della cultura italiana nel mondo. E’ quindi indispensabile potenziarne le risorse, garantire la tenuta della rete degli enti gestori e una governance pubblica in grado di programmarne lo sviluppo e la qualità. Altrettanto importante e qualificante per la ricostruzione di una politica organica per l’emigrazione è la riattivazione del programma di formazione professionale del Ministero del Lavoro destinato agli italiani residenti in paesi extraeuropei, che costituisce elemento di importante valorizzazione delle competenze interculturali delle nuove generazioni dell’emigrazione nei processi di cooperazione economica e culturale tra Italia e paesi extraeuropei e per il potenziamento del sistema paese.

 

  • associazionismo: la realtà associativa va tutelata e sostenuta istituzionalmente in quanto momento basilare e fondamentale di coesione e di dialogo all’interno delle collettività emigrate, di cittadinanza attiva, di costruzione di reti di solidarietà e di lavoro comune, di rinnovamento e adeguamento ai nuovi contesti, come emerso anche nella recente costituzione del Faim.

 

  • riforma COMITES e CGIE: sul piano delle questioni legate alla rappresentanza va superata ogni ambiguità di sovrapposizione dei momenti di rappresentanza: la presenza dei parlamentari dell’estero non svuota, anzi accresce la necessità di momenti di rappresentanza di base (COMITES) e intermedi (CGIE). Va tutelato il principio ispiratore della legge istitutiva del CGIE secondo il quale esso è il momento di massima rappresentanza delle collettività emigrate che interloquisce, in piena autonomia, con la rappresentanza parlamentare, con i partiti, con le istituzioni dello Stato centrale e delle Regioni;

 

  • Servizio pubblico radiotelevisivo e informazione: Il miglioramento in qualità e diversificazione dell’offerta di informazione della RAI – che ne confermi la valenza di servizio pubblico per gli oltre 5 milioni italiani nel mondo – e il potenziamento delle risorse per la stampa e per l’informazione, anche via web, costituiscono obiettivi importanti da perseguire alla luce dei cambiamenti in atto, della crescente domanda che proviene sia dalle nostre collettività che dal mondo degli oriundi e dalle opportunità di valorizzare, attraverso di esse, l’immagine del nostro paese all’estero;

 

  • Piena e reale tutela ai nostri pensionati residenti all’estero: assegno sociale per i pensionati italiani all’estero in difficoltà economiche; in caso di ritorno in Italia, accesso all’assegno sociale senza obbligo di dieci anni di residenza continuativa; migliorare le condizioni normative e burocratiche (nel rapporto tra INPS e banca erogatrice) per le campagne RED e Certificazione Esistenza in Vita, obblighi annuali dei nostri pensionati all’estero che, spesso, per rispettarli sono messi in estrema difficoltà dalle dinamiche burocratiche; garantire il reale mantenimento del valore della pensione all’estero, dove in molti casi (quali Argentina e Venezuela) la pensione è sottoposta ad un tasso di cambio che ne riduce immensamente il reale valore; riconsiderare l’IMU sulla casa in Italia dei pensionati all’estero; sanatoria degli indebiti pensionistici accumulati senza dolo ma per errore di calcolo dell’INPS;

 

  • Ratifica delle convenzioni internazionali: le Convenzioni internazionali bilaterali servono ai diversi Paesi per regolamentare norme, diritti e prestazioni sociali da erogare ai cittadini migranti di entrambi gli Stati. L’Italia è oggi un Paese sia di emigrazione che di immigrazione e dovrebbe essere dunque estremamente attivo ad attivare convenzioni bilaterali con i Paesi sia di destinazione dei nostri connazionali , sia di provenienza di cittadini stranieri: però l’Italia si sta purtroppo distinguendo per i ritardi, l’approssimazione e la scarsa volontà politica nella ratifica di molte Convenzioni internazionali. E’ invece quanto mai necessario pervenire a una revisione delle convenzioni esistenti, spesso vecchie di decine d’anni e inattuali, e alla stipula di nuove, per offrire alla vecchia e nuova emigrazione, nonché ai cittadini immigrati nel nostro territorio, condizioni e normative utili alla mobilità e ai cambiamenti epocali in corso.

(*) Il presente documento è condiviso con la F.I.E.I.

 

Per adesioni: org.internazionale@cgil.it, europa@cgil.it


Scarica il Documento CGIL in PDF

Immigrazione, quel fallimento della sinistra che viene da lontano.

L’ intervista ad Agostino Spataro, giornalista, già parlamentare del PCI  per tre legislature, autore del libro ‘Immigrazione – La moderna schiavitù’

Sembra ormai retorico associare elezioni, campagna elettorale, immigrazione, sicurezza, ma è, purtroppo, un dato di fatto: non c’è tornata elettorale, di qualsivoglia Paese, soprattutto occidentale, in cui non si faccia riferimento al problema dell’ immigrazione. Così è stato in America dove, nel novembre 2016, è stato eletto Presidente Donald Trump il quale non ha mai nascosto la sua insofferenza nei confronti dell’ immigrazione, arrivando a proporre la costruzione di un vero e proprio muro, lungo centinaia di chilometri, con il Messico; la stessa cosa si è verificata, ad esempio, in Germania, dove, anche a causa delle politiche per far fronte all’ immigrazione, la CDU di Angela Merkel si è trovata indebolita (solo due giorni fa, a quattro mesi dal voto,  è stato raggiunto l’ accordo di Grande Coalizione) mentre cresceva la destra estrema e xenofoba rappresentata dall’ AfD (Alternative fur Deutschland).  Continua a leggere

Che voto a fare? La sinistra e le elezioni italiane

di Sergio Cesaratto

E tu che fai? Ti astieni oppure voti per qualcuno, si domanda il popolo di sinistra in questi giorni. Al di là dell’offerta elettorale, che descriveremo più avanti, c’è un problema di fondo che riguarda la democrazia italiana e quella degli altri Paesi dell’eurozona, con l’esclusione della Germania (e dei suoi satelliti). In democrazia si vota fondamentalmente per due ordini di questioni: le scelte socio-economiche e i diritti civili. Continua a leggere

Il ritorno del fascismo ha molti complici

di Giorgio Cremaschi

Il killer nazifascista di Macerata ha ottenuto un successo travolgente. Il dibattito ufficiale   minimizza la  gravità del suo crimine, ignora le sue vittime e si concentra tutto sul “disagio sociale” provocato dai migranti.  Credo che,  nella Germania dove nasceva il nazismo, verso gli ebrei fosse lo stesso. Le parole più inquietanti non le ha dette il fascista Salvini, ma il ministro Minniti. Egli infatti ha affermato che nessuno debba farsi giustizia da solo. Giustizia?  Sparare a persone individuate solo per il colore della pelle,  per il ministro degli interni sarebbe dunque una forma distorta di giustizia. Che magari dovrebbe essere lasciata allo stato. Continua a leggere

L’Italia tra promesse elettorali e rischio fallimento

L’intesa “europeista” tra Berlino e Parigi non ci salverà

di Enrico Grazzini

Le strabilianti promesse miliardarie di meno tasse e più welfare fatte dai partiti italiani in vista delle elezioni sono poco più di aria fritta perché toccherà a Bruxelles, a Berlino e a Francoforte decidere sui nostri conti. Sono infatti le istituzioni europee e la grande finanza a decidere del destino dei cittadini italiani, mentre le elezioni nazionali e la nostra democrazia parlamentare ormai contano poco. Il problema è che l’Italia è il ventre molle dell’eurozona, in particolare per il suo elevato debito pubblico, e nessuno ci farà degli sconti: l’Unione Europea, e il governo tedesco che comanda la UE germanizzata, ci imporranno sicuramente ancora austerità e sacrifici. La nuova grande speranza dei nostri politici, propagandata dalla fanfara dei media dominanti, è che il nuovo governo tedesco popolar socialista di Merkel-Schulz in via di costituzione accetti la proposta di alleanza “europeista” fatta da Emmanuel Macron e che l’intesa annunciata tra Berlino e Parigi per il rilancio dell’integrazione europea aiuti il nostro paese a ottenere più flessibilità sui conti pubblici, e quindi a uscire dalla crisi. Ma questa è una falsa speranza e una pia illusione. Ai due paesi europei, nostri vicini e concorrenti, può infatti convenire che l’Italia resti nel tunnel della crisi. Continua a leggere

Al netto delle elezioni italiane

Al netto delle elezioni italiane, l’€uropa non ha mai perso e non potrè mai perdere la sua identità (di assediante)

di Quarantotto

1. La prima proposizione che deve essere chiara per non perdere la bussola nel corso di questo estenuante periodo di campagna elettorale, è che ogni cosa che verrà comunicata dal sistema dei big-media, – a partire dal lunare dibattito sulle coperture delle misure fiscali proposte dai vari partiti, e definite sprezzantemente elargitive (dire espansive sarebbe concedergli una chiarezza che non hanno), fino alla telenovela sempre più grottesca delle candidature-, serve a distrarre dalle future certezze e prospettive vincolanti del post-elezioni.

Sappiamo infatti che, a vincolo esterno immutato, l’indirizzo politico (cioè economico, fiscale, industriale, occupazionale, e ovviamente di politica monetaria) è predeterminato a prescindere da qualsiasi esito delle elezioni e da qualsiasi conseguente composizione del parlamentoContinua a leggere

Il bazooka di Draghi è un narcotico pericoloso

di Andrea Del Monaco*

Quando la cancelliera Merkel invoca il “multilateralismo”, invita il presidente Trump a ricordare le lezioni della storia e il tardivo intervento degli Usa nella Prima guerra mondiale, dovrebbe ricordare un altro precedente storico, il trattato di pace di Versailles del 1919. L’allora presidente francese Clemenceau impose alla Germania come paese sconfitto condizioni sui debiti di guerra vessatorie e impossibili da rispettare: esse causarono il revanscismo tedesco e l’avvento del nazismo. Lo intuì già nel 1919 John Maynard Keynes nel suo scritto “Le conseguenze economiche della pace“: qui Keynes dimostrò l’impossibilità per la Germania di pagare i debiti di guerra. Continua a leggere

Potere al popolo: déjà vu o quasi

di Ugo Boghetta (9.1.2018)

Il Natale, il giorno in cui siamo tutti buoni, è andato. Possiamo tornare ad essere cattivi. Tuttavia questo non serve nel commentare il programma di: “Potere al Popolo”. Basta constatare.

Il testo è infatti la solita lista della spesa in perfetto sinistrese. Una lista così lunga dove trova spazio anche la contrarietà all’allevamento intensivo dei maiali nel mantovano! Sembra uno dei vari programmi elettorale delle tante esperienze della sinistra radicale. Tante cose giuste per carità, ma mancano i nodi, i nessi, le gerarchie, un progetto. Non è un programma. Ed è anche un documento tipico di una coalizione: ognuno mette il proprio pezzo per riconoscersi.

In questo modo, negli aspetti principali, ci troviamo inevitabilmente dinnanzi a veri e propri cortocircuiti.

Molto dipende dalla posizione sull’Unione Europea e sull’euro: “… la rottura dell’Unione dei Trattati”, da cui originano approccio e conseguenze. Vale a dire che non si pone il terreno nazionale, l’indipendenza, come luogo prioritario della rottura e del proprio agire.

Cosa vuole dire infatti questa frase? Se si volesse rompere l’Unione non si aggiungerebbe … dei Trattati. Dunque non si vuole rompere l’Unione ma modificarne le politiche come se l’Unione, l’euro, i trattati, il capitalismo liberista fossero cose distinte. Una frase altisonante, dunque, per una politica moderata: il solito massimalismo. Altro, ad esempio, sarebbe voler rompere l’Unione per un’Europa confederale senza, dunque, la moneta unica. Gira e rigira, il nodo è sempre quello. Ma l’euro è un tabù. Non a caso, l’unico trattato che non vogliono modificare è proprio Maastricht (ma non si dice) dove fu deciso l’istituzione della moneta unica e l’architettura che la sorregge: cioè l’Unione. Moneta unica che per costoro sembra essere una moneta internazionalista: unisce i popoli quando invece accade il contrario! È sotto gli occhi di tutti!! Tutto ciò, purtroppo, diseduca il popolo. Non fa comprendere, infatti, che l’assetto politico, monetario, istituzionale sono consustanziali come la Trinità.

Con ciò non si intende affermare che bisognerebbe fare una campagna elettorale per l’uscita dall’euro. È certamente vero che gli italiani sono stati fra quelli che più sono transitati all’euroscetticismo, ma questo non vuol dire che siano pronti al grande passo. Probabilmente in questa fase è necessario concentrarsi sulle necessità del nostro paese: piena occupazione e nuova matrice economico-industriale in primo luogo, la questione della finanza e delle banche, mettere al centro l’interesse nazionale/popolare, porre la questione dello Stato: attuare la Costituzione insomma. E giungere poi, nella pratica, alla critica radicale di un’Unione ed un euro che impediscono questi obiettivi fondamentali. Ovviamente può sempre accadere che si determinino eventi nuovi (in Germania ad esempio, o vessazioni insopportabili dopo le elezioni) che possono rendere necessario un cambiamento di tattica. Quello che però bisogna aver chiaro è che la rottura dell’Unione-euro sono questioni strategiche. Senza la negazione della moneta unica, non c’è nessuna rottura dell’Unione e nessuna possibilità di un inizio di salvezza sociale, politica, democratica. Qui invece i termini sono rovesciati. Per non “tornare” agli stati nazionali (inevitabilmente reazionari) si accetta il finto, ma funzionante, superstato unionista guidato dai governi francesi, tedesco e del capitale finanziario. Con ciò lasciando spazio alla destra. Così crescono i nuovi Tsipras.

Nell’elenco ovviamente c’è il No alla Nato. Non si vuole uscire dall’Unione ma dalla Nato sì! È più facile!? Chi deve uscire dalla Nato l’Unione o l’Italia? Domande inutili: un No alla Nato non si nega a nessuno da 70 anni! È un altro esempio di slogan vuoto.

Negato il superamento dell’Unione tutto il resto non torna. Come si fa infatti ad attuare la Costituzione senza la sovranità sulla moneta, il tasso di sconto, il cambio? La Costituzione, in questo modo, diventa una foglia di fico come per D’Alema-Grasso o Ingroia-Chiesa. Il documento la sì mette al primo posto ma la svuota della sua radicalità. L’acme lo si raggiunge quando si propone la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Che senso ha nazionalizzare la Banca d’Italia senza una moneta di riferimento!? A che serve!? Più in generale, come si fa a realizzare la lista della spesa senza controllare capitali, merci, persone: senza confini!? Si sarebbe preda del dumping altrui e della speculazione. Il fatto è che la realtà e la logica non contano. Contano di più le zavorre ideologiche di questo aggregato.

Il nome della lista è altisonante: Potere al Popolo. È una frase che ha un senso reale oppure è anche questa la solita frase scarlatta? Non c’è dubbio che della seconda si tratta. Tutti parlano di populismo, allora: potere al popolo, lista del popolo. Purtroppo di populismo non c’è nulla.

Come il popolo conquisterebbe il potere? C’è un proliferare di classismo sindacale, di lotte ambientali, per i servizi ( cose sacrosante per carità), ma manca il progetto di conquista dello stato come base per realizzare questi obiettivi, per avviare una transizione. Anche in questo caso, negata la sovranità nazionale e lo stato, il potere al popolo si trasforma negli evanescenti: autogoverno, sovranità popolare, controllo popolare. C’è un’evidente sconnessione. Da una parte abbiamo un lungo elenco di obiettivi che si può realizzare solo attraverso il governo, dall’altra c’è il basismo. Il primo aspetto è mancante di un progetto, il secondo delinea una strategia anarco-movimentista-globalista. Tutto ciò è la rinuncia alla politica. Cosa del resto inevitabile nel momento in cui non si pone la questione dello stato e di qualsiasi transizione.

E l’anticapitalismo! Del Capitale mancano i meccanismi principali. Ovviamnte non c’è nessun socialismo delineato. No socialismo, noanticapitalismo!

Ci si accontenta dell’elenco degli effetti. Ne mancano pure di importanti: l’insicurezza innanzitutto.

Manca anche il riferimento ai concreti comportamenti sociali e politici dei lavoratori, dei cittadini. Non c’è il popolo reale. La stragrande maggioranza del popolo: il 99%, sta altrove. Non c’è alcun accenno ad un potenziale blocco sociale interessato all’attuazione della Costituzione, alla rottura dell’Unione Europea, all’uscita dalla Nato.

Il popolo in questa fase esprime il disagio, il rancore, la rabbia con le elezioni votando il populista più cazzuto o standosene massicciamente a casa. Ma in fondo non serve interrogarsi sui comportamenti del popolo, tanto non ci si presenta alle elezioni per prendere voti. Il risultato è indifferente: dicono. Perché, dunque, il popolo dovrebbe votare questa lista!? Ma quando arriveranno i risultati il popolo lì guarderà: eccome! Del resto, chi pratica il sinistrismo, il minoritarismo, l’autoreferenzialità non è in grado di parlare del popolo, al popolo, per il popolo. E quello che sembra basismo è, al contrario, elitismo.

Perchè, dunque, il risultato non sarebbe importante? Perchè tutto viene giustificato dalla prosopopea del nuovo inizio. Ma un nuovo inizio parte proprio dalle elezioni!? E poi come può un nuovo inizio cominciare con discorsi vecchi!? È dal movimento di Genova che li si ascolta!! Più che un nuovo inizio è un déjà vu.

La differenza, dicono, starebbe nel fatto che si parte dal basso e che in alcune assemblee ci sono tanti giovani. Certo, come tutte le volte, ci sono quelli che 5 anni fa erano minorenni. Ma quelli che gestiscono il percorso sono già ex-giovani. E poi, basta essere giovani per essere nuovi o diversi!?

Dal basso poi? La lista pullula di partiti: Prc, Pci, Rdc, Sinistra Anticapitalista. C’è chi usa la lista per nascondere le proprie debolezze. Chi crede di rosicchiare qualche militante. Chi pensa, come il PRC, di rifarsi una verginità. La base unitaria è la comune ideologia: il sinistrismo. Per alcuni è un l’ennesimo, disperato atto di fede. Per tutti questi motivi Potere al Popolo sarà vista come la terza lista di sinistra dopo il PD e Liberi e Uguali: “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”.

Certamente un programma lo si scrive perchè lo leggano altri, ma spesso è anche lo specchio di chi lo scrive. Questo è lo specchio di una sinistra che non sa rinnovarsi, che non sa fare i conti con la realtà che è cambiata … e di molto. Come più volte ho affermato: è in crisi adattativa.

È con tristezza che scrivo queste cose perchè conosco personalmente tanti compagni e compagne che si prodigheranno ancora una volta in una campagna elettorale senza capo né coda.

Purtroppo, anche il fronte indipendentista costituzionale non sta meglio. Comportamenti opportunistici, ambigui, settari, hanno impedito un’aggregazione tanto necessaria. Così manca la presenza di una forza politica coerentemente noeuro, costituzionale, popolare, democratica, nazionale, classista. Ma il bandolo della matassa non si è ancora trovato. In questo quadro c’è anche eurostop. Esperienza che non è stata in grado ancora di andare oltre i NoUnione, Noeuro, NoNato. Ed che ora rischia di non essere né carne né pesce. Come fallimentare fu Ross@.

Le carenze di questo fronte sono gravi perché per i 5 stelle i contenuti sono una questione di sondaggi. Non più coerente è Salvini con l’alleanza con Berlusconi.

FONTEhttp://www.socialismo2017.it/2018/01/09/potere-al-popolo-deja-vu-quasi/

Conferenza di Programma della CGIL: la relazione introduttiva di Susanna Camusso

“BUON LAVORO”. A MILANO IL LUOGO DEL PENSIERO PER LA CONTRATTAZIONE DEL FUTURO. SUSANNA CAMUSSO APRE LA CONFERENZA DI PROGRAMMA DELLA CGIL

Ha preso il via ieri a Milano, presso il Teatro Dal Verme, la Conferenza di Programma della Cgil “Buon Lavoro. Governare l’innovazione, contrattare la digitalizzazione”. Al centro della due giorni la riflessione sulle grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro.
Misurarsi con la nuova rivoluzione tecnologica, con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, i big data, la robotica. È questo ora il compito del sindacato che ha bisogno di affrontare una sua “rivoluzione culturale” e ripensare le forme della contrattazione. Ed è stata questa la prospettiva indicata dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha aperto ieri i lavori. Continua a leggere

Rapporto OXFAM 2018: Porre fine alla crisi della disuguaglianza. Scarica il rapporto

Ricompensare il lavoro, non la ricchezza. Per porre fine alla crisi della disuguaglianza dobbiamo costruire un’economia a favore dei comuni lavoratori, non dei ricchi e potenti.

Nel corso dell’ultimo anno il numero dei miliardari è aumentato come mai prima: uno in più ogni due giorni. La ricchezza dei miliardari si è accresciuta di 762 miliardi di dollari nell’arco di 12 mesi, un incremento che, a titolo comparativo, rappresenta 7 volte l’ammontare delle risorse necessario per far uscire dallo stato di povertà estrema 789 milioni di persone, Di tutta la ricchezza creata nell’ultimo anno, l’82% è andato all’1% della popolazione, mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento.
Il lavoro pericoloso e scarsamente pagato della maggioranza della popolazione mondiale alimenta l’estrema ricchezza di pochi. Le condizioni di lavoro peggiori spettano alle donne, e quasi tutti i super ricchi sono uomini. I
governi devono creare una società più equa attribuendo priorità ai lavoratori comuni e ai piccoli produttori agricoli anziché ai ricchi e potenti. Continua a leggere

Primo: cancellare il Fiscal Compact

di Roberto Musacchio

Primo: cancellare il Fiscal Compact. La mia proposta è che tutte le forze che in Europa sono contro l’austerita’, il liberismo e i Trattati che li impongono confluiscano subito su questo obbiettivo.

Obbiettivo giusto e possibile. Il Fiscal Compact fu varato ormai cinque anni fa come Trattato intergovernativo in aperto contrasto con le regole comunitarie. Fu voluto per trasformare la crisi finanziaria causata dal sistema delle banche nell’occasione di una ulteriore stretta sociale. Il Fiscal Compact impone una camicia di forza che rappresenta la fine di ogni possibile alternativa economica e politica. Continua a leggere

Bagnai, Deficit in Francia e in Italia: due paroline a Moscovici

di Alberto Bagnai (da Goofynomics)

Le dichiarazioni di Moscovici secondo cui portare il deficit oltre il 3% del Pil “sarebbe un controsenso”, questo perché il tetto del 3% avrebbe un significato preciso, quello di evitare che il debito slitti ulteriormente, e quindi le elezioni italiane provocherebbero un “rischio politico” dato che da noi alcuni partiti si stanno interrogando sulla fondatezza di queste regole, sono non solo inopportune politicamente (come perfino Tajani è stato costretto ad ammettere, dando prova di buon senso e di un minimo di orgoglio nazionale), ma del tutto infondate sotto il profilo economico e anche storico: questo perché prima di fare lezioncine, bisognerebbe verificare di essere stati coerenti con i principi che si sbandierano a beneficio degli altri paesi (ma che in patria ci si è guardati bene dall’applicare). Continua a leggere

Il declino di una sinistra che chiude gli occhi

di Antonio Lettieri

I fallimenti dell’euro hanno imposto un duro prezzo alla maggior parte dei paesi dell’eurozona in termini di crescita, di disoccupazione, di esplosione delle diseguaglianze. E hanno, al tempo stesso, messo in crisi, quando non eliminato dalla scena, la vecchia sinistra di governo. Su questo dovrebbe concentrarsi il dibattito, ma la sinistra italiana non lo fa.

1.   A metà del secolo scorso, la Francia, che sedeva tra le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, decise di promuovere un accordo con la Germania che avrebbe cambiato il senso tragico della storia dei conflitti franco-tedeschi che avevano dominato la prima parte del secolo. Il protagonista politico della svolta fu Robert Schuman. L’occasione fu data dall’accordo sull’uso congiunto del carbone della Ruhr di cui la Francia, impegnata nella pianificazione economica diretta da Jean Monnet, aveva assoluto bisogno. Continua a leggere

TARGET: verso la fine dell’Euro

di Tonino D’Orazio

Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer: TARGET. Cioè, nello statuto dell’Eurosistema figurava l’obiettivo di regolare e agevolare il funzionamento del sistema dei pagamenti interbancari, fra gli intermediari finanziari e creditizi trans europei con l’introduzione della moneta unica, dal 4 gennaio 1999, fino all’entrata in vigore del Target2.  Target dopo aver funzionato per circa dieci anni, tra il 2007 e il 2008 è stato sostituito dalla seconda generazione di Target, il Target 2 (T2). Continua a leggere

NON VOTIAMO CHI E’ CONTRO LA CARTA COSTITUZIONALE

di Alfiero Grandi (Comitato Difesa Costituzionale)

Da Il Fatto Quotidiano del 2 Gennaio 2018

Con lo scioglimento delle Camere si conclude una legislatura da archiviare come una delle peggiori della storia della Repubblica. Ci si sorprende della transumanza di parlamentari da una parte all’altra, se venissero votati dai cittadini e non nominati dall’alto non lo potrebbero fare tanto facilmente.
Dall’entrata in vigore del Porcellum si sono succedute tre legislature, una peggio dell’altra. Continua a leggere

La sfida per la sinistra è rompere con l’Europa dei muri e dell’austerità. In Europa

di Tiziana Barillà (da Il Salto.it)

“Rompere con l’Unione europea dei trattati, dei muri e dell’austerità”. Ma come, e con chi? Tutte le sinistre nel nostro tempo si trovano, prima o poi, a porsi questa domanda. Anche Potere al popolo – così come Podemos, La France Insoumise e altre formazioni europee – dovrà trovare il suo modo di stare in Europa, fare i conti con il rompicapo dell’euroscetticismo e con le diverse posizioni che le sinistre hanno imparato ad assumere in questi anni di austerità e irrigidimento della frontiere, di sempre maggiore libertà di circolazione per beni e capitali (leggi Ttip e Ceta) e sempre meno per le persone (leggi Regolamento Dublino). Continua a leggere

NATALE, Alex Zanotelli: Migranti, non c’è posto per loro!

NON C’E’ POSTO PER LORO!

Questo Natale vede milioni di migranti in fuga da fame e da guerre, che bussano alla porta dell’Europa, ma non c’è posto per loro, restano fuori. Proprio come in quel primo Natale, quando per quei due poveri migranti, ‘non c’era posto nella locanda’: Gesù nasce fuori. Così oggi i migranti, la ‘carne di Cristo’ come ama chiamarli Papa Francesco, restano fuori. Continua a leggere

Il Bitcoin e lo scontro ideologico intorno alla moneta

di Tonino D’Orazio

Da un lato vi sono le banche, dall’altro il tentativo di liberarsene, per quanto possibile. Tutti i mass media nostrani sono chiamati a raccolta per definire questa moneta virtuale, il Bitcoin: una nuova bolla speculativa. Può darsi, ma è sicuramente equivalente a quella reale, e non terminata, del sistema bancario mondiale gestito  da quello americano. Ovviamente, che sia un bene o un male, il Bitcoin sconvolge una serie di “valori totalitari” del sistema attuale sul valore della moneta e sul suo utilizzo, visto che è nata per questo, ma anche sul suo possesso, che per la prima volta ridiventa personale (e di nessun altro), se non dell’ algoritmo che lo crea. Continua a leggere

Annunci

Sostieni CAMBIAILMONDO

Dai un contributo (anche piccolo !) a CAMBIAILMONDO

Per donare vai su www.filef.info e clicca sull'icona "DONATE" nella colonna a destra in alto. La pagina Paypal è: filefit@gmail.com

Restituire la sovranità agli elettori: firma la petizione

Inserisci la tua e-mail e clicca sul pulsante Cambiailmondo per ricevere le news

Segui assieme ad altri 1.465 follower

LINK consigliati

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Blog Stats

  • 782,709 hits

ARCHIVIO

Annunci