Ezio Mauro: le levatrici del fascismo del XXI° secolo

Nella peggiore tradizione storica del liberalismo che si professa scrigno dei valori dell’occidente (democrazia e libertà), l’editoriale di Ezio Mauro dell’8 agosto 26, ci consente di recuperare un po’ di memoria storica: come nel ‘22 (del ‘900) il fascismo arrivò al potere grazie ai liberali (terrorizzati dal pericolo socialista), oggi, a distanza di 104 anni da allora, i neoliberisti (custodi dei valori fondanti dell’occidente, sempre di democrazia e di libertà si tratterebbe), mostrano di nuovo la loro connaturata natura golpista, la quale si manifesta ad ogni passaggio storico in cui qualcuno, anche senza accorgersene, ne mette in discussione la primazia. Loro se ne accorgono immediatamente.

Questa volta il fatto decisivo è stato la proposta di Conte, in prospettiva delle primarie di coalizione, di mettere in discussione la continuazione dell’invio di armi all’Ucraina e le connesse politiche di riarmo in ambito Nato e UE e di riaprire quanto prima canali di dialogo con la Russia per arrivare ad un compromesso.

La proposta arrivava dopo la discussa intervista di Elly Schlein al Foglio nella quale la leader del PD, al corrente di manovre neanche troppo sotterranee, affermava che su questi temi non vi erano possibilità di mediazione.

Si deve ringraziare Ezio Mauro per aver fatto chiarezza: Giuseppe Conte e il suo movimento vengono additati come il maggior pericolo per l’Italia e per l’Europa.

La sua proposta è di isolarlo politicamente, alla stregua di Vannacci che va isolato a destra, in modo che si formi un aggregato politico che tenga insieme il PD fino ai Fratelli D’Italia, consentendo o un governo di larghe intese o un governo tecnico che garantisca l’adesione piena ai valori atlantici, alla Nato, all’Europa di Maastricht, alla guerra infinita alla Russia e quindi la permanenza al governo delle attuali élite dell’occidente forgiate dai valori della democrazia e della libertà.

Ezio Mauro va anche ringraziato per averci ricordato cos’è stato, per mezzo secolo, il giornale che ha a lungo diretto: La Repubblica. Non un semplice giornale, ma un vero e proprio partito, sempre pronto a scendere in campo nei momenti topici della politica nazionale, in grado di ammonire dirigenti di sinistra recalcitranti al percorso definito dalla sua confraternita (dalla Scala Mobile in poi nel corso di tutti gli anni ‘80 e ‘90) per dar vita infine, a quell’ectoplasma mutuato dalla tradizione politica Usa e denominato esplicitamente Partito Democratico, definito dalla sua vocazione maggioritaria, dal bipolarismo formale, le cui scarse segreterie e i cui organi rispondevano più alla direzione del giornale che ai militanti.

Ciò è durato a lungo; finché l’egemonia occidentale non è stata messa in crisi dal suo stesso agire; un agire fondato sul progressismo generico in politica e a base di libera concorrenza (monopolistica), di finanziarizzazione, privatizzazione e delocalizzazione finalizzata al profitto crescente dei suoi attori strutturali (gli aggregati multinazionali), in economia.

Gli stati nazionali ridotti a cultori del rigore e al pareggio di bilancio, di una competitività basata sull’aggressione al lavoro, insomma a meri esecutori delle direttive di FMI e Banche centrali, senza alcuna possibilità di programmazione se non quella definita dai miseri spazi lasciati aperti dai “vincoli esterni”.

Il risultato è quello visibile a tutti: la concentrazione di potere e di ricchezze in sempre meno mani; la devastazione sociale e ambientale; la deindustrializzazione di grandi paesi; e infine l’ascesa al potere negli Usa – e dovunque in occidente – del nuovo fascismo del XXI° secolo: un fascismo che ha il compito precipuo di contenere in anticipo le spinte centrifughe e le sollevazioni popolari sempre più probabili.

La deriva e il crollo incipiente del Nuovo Secolo Americano inaugurato solo un quarto di secolo fa ha messo al lavoro schiere di tink tank, parlamentari, media – finanziati dalle concentrazioni multinazionali – che stanno verificando in tempo reale i rischi e programmando modalità e strategie molteplici di contenimento, di volta in volta sperimentate ed attuate nei contesti locali e globali.

Si tratta di una fase decisiva della guerra di classe planetaria accompagnata dai terrificanti epifenomeni costituiti dalle guerre tra eserciti in diversi scenari. E in cui non vi sono limiti, tanto meno morali, perché per le élite si tratta di una questione esistenziale.

E’ in questo contesto esistenziale (fatto del terrore di dover tornare a spartire il potere con gli altri) che si avanza la creatività di un Ezio Mauro. Per il quale, Giuseppe Conte, un modesto avvocato di provincia, di cultura democristiana (che però considera Aldo Moro tra i suoi maestri) viene considerato alla stregua di un Vannacci.

La proposta è la seguente: facciamo fuori entrambi e costruiamo un campo super-largo di cui possono far parte tutti coloro che si sono distinti per fedeltà alla élite euro-atlantiche e che lo confermano. Quelle connotate da strutturale razzismo verso chi è fuori dal perimetro, siano essi a sud che ad est, e che non hanno neanche proferito parola di fronte al genocidio. Il nuovo arco costituzionale (che azzera la Costituzione, ma che è neo costituente) andrebbe appunto, dal residuo PD a Fratelli d’Italia.

Ognuno dei componenti dovrebbe espungere tutte le male piante che hanno posto o pongono dubbi all’adesione convinta al progetto, ma comunque ci sarebbero i numeri per gestire la fase, decisamente complessa, di contenimento e ovviamente di repressione del dissenso. Innanzitutto alla guerra e di conseguenza, a tutti i suoi effetti sulla società.

Ecco: il nuovo fascismo del XXI° secolo trova in questa proposta gli elementi più puri di ciò che è il neoliberismo: la levatrice del nuovo fascismo. Come è sempre accaduto in passato.

E non è neanche detto che, in corso d’opera, non possa accedervi anche lo stesso Vannacci. Uomo forgiato nei meandri della Nato e in sintonia con molti di questi obiettivi.

Lo spettro, non è ovviamente Vannaci, è Conte e ciò che può aggregarsi o simpatizzare con lui.

Negli anni ‘20 del ‘900, c’erano imponenti movimenti socialisti. Oggi non ce n’è traccia. Ma l’avanzata tecnologia politica basata sugli algoritmi che controllano i social, fa prefigurare una certa probabilità di evoluzione, peraltro già confermata da sondaggi in Italia e in diversi paesi.

E’ bene giocare d’anticipo, come in Minority Report. Chi colpisce per primo ha sempre un vantaggio.

Bisognerà ridefinire molti termini: i reazionari vedono la loro migliore opportunità nell’orientare e guidare le rivoluzioni passive.

E’ proprio in questo, che si vedrà se i liberalfascisti, sono i migliori.

Ed è in questo che si vedrà se esiste una sinistra.

(R.R.)


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