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COVID-19: S.O.S PMI ARGENTINE! Indagine sugli effetti della pandemia sulle PMI in America Latina (2)

di Alejandro Francomano

Intervista ai dirigenti del C.A.M.E. (CONFEDERAZIONE DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA ARGENTINA)

Il C.A.M.E. è un’organizzazione di imprese di terzo livello. Comprende oltre 1.490 tra camere, associazioni, federazioni e centri, soprattutto di PMI e Microimprese. Abbiamo intervistato il signor Ricardo Diab, (secondo Vice Presidente del CAME, Presidente della Rosario Business Association e Console onorario del Brasile a Rosario in Argentina) e il signor Jose Luis Lopetegui, (segretario del settore CAME ESTERO, Presidente di Plande, Camera d’affari regionale della zona nord della provincia di Buenos Aires).

Quali settori delle PMI argentine sono stai maggiormente interessati dagli effetti del COVID-19?

I settori più colpiti dalle restrizioni sul lavoro e dalla quarantena, come sempre, sono i settori con la minor capacità di risposta per la bassa capitalizzazione e il risparmio disponibile. Le piccole e microimprese che hanno bisogno di aumentare o generare reddito giornaliero, sono state duramente colpite dalle restrizioni alla circolazione e dalla possibilità di vendere i loro prodotti o servizi. In questo settore, se parliamo di imprese con dipendenti, la situazione è ovviamente aggravata dal fatto che i salari devono essere pagati e, non avendo reddito, ciò diventa insostenibile. Al punto che dopo 100 giorni di contenimento, molte medie, piccole e micro imprese, (oltre il 30% del totale), non riapriranno, cioè falliranno. E’ un grande danno per il sistema economico. Cosa accadrà? Si gonfierà il numero dei disoccupati e le richieste di sussidi di assistenza allo Stato, sia dei piccoli imprenditori che dei loro dipendenti.

Adesso, in questo contesto, soffrono in particolare le imprese del turismo e dello spettacolo, cioè quelli con maggiore aggregazione pubblica, che non sanno se e quando potranno riaprire. Anche i negozi nei centri delle città e i centri commerciali sono stati colpiti duramente.

Quali configurazioni istituzionali dovrebbero essere rafforzate in futuro, in situazioni di crisi simili?

Noi riteniamo che dovrebbero essere generati organismi pubblico-privati, rappresentanti di settori e attività composte principalmente di PMI, sul tipo di comitati di crisi, che devono essere in grado di affrontare processi decisionali difficili, prioritari e congiunturali in modo da avere il minor effetto negativo sui lavoratori e sulla popolazione in generale, proprio perché sono consapevoli delle difficoltà incontrate dalle micro e piccole imprese. Ciò che è invece difficile vedere dai banchi di governo. Abbiamo sempre detto che i governi o i funzionari governativi hanno tempi diversi rispetto ai piccoli datori di lavoro. Nel caso delle mie PMI questo è decisivo. Perché in questo caso specifico della pandemia e il suo strumento principale, la quarantena e l’isolamento sociale e il divieto delle attività, come avveniva mille anni fa, la voce di questi settori non è stata presa in adeguata considerazione; sono già morte il 20% delle attività nei centri commerciali e nelle gallerie commerciali. Vi sono poi settori che non possono resistere, né ricevere aiuti di Stato perché non sono formalizzati, e questo si vede bene in questa crisi. Crediamo che la rappresentanza di questi settori di fronte al governo sia essenziale. Se il governo non riconosce tale rappresentatività, non può comprendere i problemi di questi settori non rappresentati.

Che cosa sta facendo CAME, come Confederazione per articolare il sostegno o le possibili uscite, in un momento di emergenza nazionale e internazionale?

Came ha raccolto e evidenziato i problemi dei suoi associati in tutto il paese. Dalle camere locali, federazioni provinciali e camere settoriali nazionali. Ricordiamo che una confederazione nazionale prende provvedimenti a livello nazionale, ma quelli associati a Came ricevono supporto e consulenza per collaborare anche con le federazioni e i governi provinciali, per lo sviluppo di misure e proposte di soluzioni, che ritengono possano contribuire a individuare una via di fuga meno sanguinosa dalla crisi. In questo momento, ha presentato al governo un piano globale per il recupero delle PMI e l’assistenza all’occupazione.

Ha proposto modifiche alla legge sul telelavoro, su cui sosteniamo la proposta di creare un quadro che regoli la pratica del lavoro a distanza, ma Came comprende che il progetto che è stato approvato nella Camera bassa, configura uno scenario incerto per questo tipo di lavoro, perché ci sono alcuni elementi difficile da implementare.

Non ha smesso di lavorare in modo proattivo nello sviluppo di attività, oggi duramente colpite, come il turismo, realizzando il XIX Foruum internazionale su città, commercio e turismo, tutto svolto attraverso la piattaforma ZOOM CAME: “Turismo e commercio di fronte alla pandemia: strategie per affrontarlo e sfide che si presentano”.

Quali sono gli attori economici argentini che ritenete dovrebbero lavorare congiuntamente per risolvere i nodi e i rischi della situazione attuale e futura?

Come dicevamo, le crisi devono essere affrontate da tutti gli attori: i governi eletti dai cittadini, i loro organismi e istituzioni. Poi le istituzioni intermedie, rappresentative di “tutti” i settori, compresi quelli non sindacalizzati. I centri accademici, perché le università e le entità accademiche si stanno preparando per affrontare il futuro e quando quel futuro è reso pericoloso dall’incertezza di variabili mai immaginate prima, devono essere presenti, contribuendo con le loro visioni e ipotesi specifiche e qualificate.

La pandemia e il suo contenimento ci hanno costretto ad adottare misure che forse pensavamo di dover affrontare più avanti nel tempo. Abbiamo invece dovuto utilizzare le nuove tecnologie in molti ambiti sociali, istruzione a distanza, telelavoro, commercio elettronico, assistenza sanitaria digitale, ecc.

Abbiamo ripetutamente ascoltato che lo sviluppo tecnologico era finalizzato al benessere dell’essere umano, quindi sono necessari investimenti e protezione di queste attività, ma quello che stiamo vedendo è che la tecnologia attuale, l’intelligenza artificiale, la robotica, l’internet delle cose, sta diventando una minaccia piuttosto che una promessa di benessere. La perdita di posti di lavoro a causa delle macchine o l’intelligenza artificiale non è una previsione terribile per il futuro, è già presente ora. Quindi abbiamo tutti bisogno di in un nuovo modo di affrontare queste questioni, politicamente, economicamente, socialmente, culturalmente. La società futura dovrà essere più inclusiva, concretamente e non a parole. Il mondo non era pronto ad affrontare una pandemia. Chi ci dice che non può succedere di nuovo? E riguardo alla società futura: pensiamo che dovremmo prestare maggiore attenzione all’etica. Abbiamo bisogno di una discussione filosofica su quale società vogliamo.

 

 

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