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Spagna, la svolta del governo rosso-viola

di Elena Marisol Brandolini

Il programma messo a punto da Psoe e Unidas Podemos ha connotati apertamente progressisti e va dalla crescita occupazionale al recupero dei diritti sociali, dalla difesa della memoria storica alla lotta al cambiamento climatico, alle politiche femministe

Con l’elezione a presidente di Pedro Sánchez all’inizio di questo 2020 prende avvio la prima esperienza di governo nella democrazia spagnola post-franchista di una coalizione di partiti. L’intesa tra Psoe e Unidas Podemos per la formazione di un esecutivo progressista, e la conseguente ricerca del consenso parlamentare necessario, era stata raggiunta all’indomani delle elezioni dello scorso novembre, che aveva visto il parziale arretramento delle sinistre e la crescita tumultuosa della destra neo-franchista di Vox. La mossa successiva, pochi giorni prima della sessione d’investitura, avvenuta lo scorso 7 gennaio, si è concretizzata con la presentazione da parte di Pedro Sánchez e Pablo Iglesias del programma di governo, che sarà alla base della prossima legge di bilancio.

Il programma ha connotati schiettamente progressisti e abbraccia le aree della creazione e crescita dell’occupazione, del recupero dei diritti sociali e del loro ampliamento, della difesa della “memoria storica”, della lotta al cambiamento climatico, dell’impulso ai settori produttivi, delle politiche femministe, delle politiche di bilancio, della coesione territoriale, dell’Europa e dell’immigrazione. Particolarmente corposi i capitoli dedicati al consolidamento e alla creazione dell’occupazione di qualità e alla difesa e all’ampliamento dei diritti sociali.

Il programma prevede la deroga della riforma del lavoro Rajoy nei suoi aspetti più odiosi, come quelli relativi alla possibilità di licenziamento per assenteismo causato da assenze per malattia e alla priorità dei contratti aziendali su quelli di categoria. Promette un’ulteriore crescita del salario minimo interprofessionale fino al 60% del salario medio, attraverso il dialogo sociale, che si vuole riattivare anche per l’elaborazione di un nuovo Statuto dei lavoratori. Sostiene la promozione di un patto sociale e politico per la razionalizzazione degli orari e per una migliore conciliazione dei tempi di vita delle persone.

Per quanto riguarda il campo dei diritti sociali, il programma annuncia la deroga della legge di riforma del sistema educativo del governo popolare (Lomce), l’elaborazione di un piano contro l’abbandono scolastico, la volontarietà dell’ora di religione con effetti nulli sulla valutazione del profitto; la diminuzione delle tasse universitarie e l’incremento della spesa in ricerca scientifica; l’eliminazione dei ticket sanitari; l’indicizzazione delle pensioni al costo della vita reale attraverso una legge di carattere permanente e l’aumento delle pensioni minime e di quelle non contributive; la riduzione del divario previdenziale di genere e la revisione dell’assegno di vedovanza; la protezione delle famiglie vulnerabili in situazione di povertà energetica e la promozione dei diritti per l’infanzia. Per quel che concerne la politica abitativa, la coalizione si impegna a promuovere le misure normative utili a frenare la crescita speculativa dei prezzi dell’affitto, abilitando le Comunità autonome e i Comuni a individuare le aree urbane maggiormente soggette ad aumenti abusivi, per poterne regolare il prezzo.

Relativamente alla creazione di nuovi diritti, il programma indica la necessità di una legge sul fine vita e la regolamentazione dell’eutanasia, così come il riconoscimento della pluralità di modelli familiari; la deroga della cosiddetta “Ley mordaza”, legge bavaglio, in materia di ordine pubblico; l’approvazione di una legge contro la discriminazione delle persone Lgtb. In relazione al recupero della “memoria storica”, vengono dichiarate due date per il riconoscimento delle vittime della Guerra Civil e del franchismo: il 31 ottobre, giorno in memoria delle vittime del franchismo, e l’8 maggio per le vittime dell’esilio.

Denso anche il capitolo delle politiche femministe, che interviene su diversi ambiti: sull’eguaglianza tra donne e uomini nel lavoro, prevedendo una legge sull’eguaglianza retributiva tra i sessi, l’equiparazione per legge dei permessi di paternità e maternità e la presenza equilibrata tra uomini e donne nei consigli di amministrazione delle società; sulla violenza di genere, con lo sviluppo di un piano di Stato dedicato, la riparazione e il recupero dell’autonomia delle donne, la riforma del codice penale per garantire che “solo sì è sì”; sulla garanzia dei diritti sessuali e riproduttivi per una maternità libera e consapevole, favorendo l’accesso alla contraccezione e all’interruzione volontaria della gravidanza; intervenendo contro le agenzie che operano nel campo della maternità surrogata, proibita nell’ordinamento spagnolo.

Sul capitolo fiscale il programma prevede un contributo minimo del 15% per le grandi compagnie e fino al 18% per le entità finanziarie; l’aumento di 2 punti di aliquota per i redditi superiori ai 130 mila euro e 4 punti per la parte eccedente i 300 mila; l’incremento di 4 punti percentuali sulle rendite di capitale superiori ai 140 mila euro.

Infine, sul versante del riscaldamento globale, si propone l’approvazione di una legge sul cambiamento climatico e la transizione energetica, con l’obiettivo di arrivare al 2050 con una generazione di elettricità da fonti rinnovabili al 100%. Perciò, sulla base del principio della “transizione giusta”, verranno attivati piani di azione a sostegno delle zone in cui si chiudano centrali a carbone o nucleari.

 

FONTE: https://www.rassegna.it/articoli/spagna-la-svolta-del-governo-rosso-viola

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